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Educazione mediale

Introduzione

La scuola non è training professionale, ma spazio di elaborazione della cultura. Nello specifico delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT), non si tratta di “insegnare Office” o di far ottenere a tutti l'ECDL, ma di capire che l'ICT è una cultura e che alla scuola si richiedono competenze di riflessione critica sui contenuti e sui processi.

A livello europeo, l'educazione tecnologica propone lo sviluppo di attitudine al pensiero critico, è declinazione della tecnologia come possibilità di accesso selettivo e consapevole all'informazione, è certezza che buona parte dell'educazione alla cittadinanza attiva implica oggi la maturazione di quadri di uso responsabile della tecnologia.

La scuola italiana ha bisogno di serietà e questo significa non perdere di vista la cura delle competenze linguistiche e matematiche: come indicano le indagini OCSE, significa garantire agli studenti di oggi che saranno professionisti di domani delle opportunità lavorative migliori. I media e le ICT non sono solo strumenti: sono cultura, e sono la cultura in cui i giovani oggi vivono. Compito della scuola è essere presente proprio dentro questa cultura con la sua capacità formativa e culturale.

Capitolo 1: Media education ed education technology

1. Media e tecnologie, didattica ed educazione

Il termine media vive di un'ambiguità semantica costitutiva. Anzitutto allude al medium in quanto mezzo e strumento, cioè come veicolo per comunicare ad altri quel che stiamo pensando. La stessa idea è implicita nell'elaborazione di McLuhan e di De Kerckhove quando si riferiscono ai media come protesi del corpo umano, riferendosi a questi media come dei veicoli, a degli strumenti grazie ai quali trasferire contenuti e/o riceverli anche a grande distanza.

Ma il termine “media” fa anche riferimento a ciò che sta in mezzo, che è mediano. Il medium, il mezzo di comunicazione come strumento è inteso come spazio di negoziazione dei significati, come un'arena simbolica in cui si giocano le interpretazioni, i tentativi di manipolazione ideologica, i percorsi educativi e didattici. Sia la radio che la televisione, come il PC, oltre ad essere media sono anche tecnologie.

Tecnologie è espressione contratta che rinvia alla forma estesa “tecnologie dell'informazione e della comunicazione” (TIC, o secondo la forma inglese ITC=Information and Communication Technologies). Con essa si fa riferimento al computer e a Internet sia per quanto attiene alla produzione, alla ricerca e alla gestione delle informazioni, sia per quanto riguarda le possibilità di comunicazione garantite da servizi (come la posta elettronica, i forum, le chat, o i sistemi di instant messaging e il videoconferencing).

Mentre il computer come anche il cellulare o la televisione funzionano come medium. Gli applicativi che tramite esso sono disponibili (Internet), si lasciano descrivere in termini di “tecnologie” perché si preferisce definire “media digitali” il cellulare (gli smart phone con accesso Internet) o il lettore MP3, mentre si parla di “tecnologie del Web 2.0” a proposito di blog, wiki e ambienti tridimensionali multiutente come Second Life. Le tecnologie sono servizi più che strumenti.

Sia i media che le tecnologie si prestano a funzionare come oggetto che come supporto per l'intervento educativo e didattico. L'educazione fa riferimento a un processo che dura tutta la vita e che prevedendo momenti auto (ci si educa anche da soli) ed etero-diretti (in relazione a maestri, genitori, adulti), formali (l'istruzione) e informali (spazi quotidiani di socializzazione), favorisce la crescita umana del soggetto nonché la sua socializzazione ai valori e ai comportamenti che sono caratteristici di una determinata cultura.

La didattica costituisce l'insieme dei metodi e degli strumenti attraverso cui l'educazione, nei suoi momenti formali, viene condotta. Nei suoi momenti formali perché la didattica implica sempre un'intenzionalità e un'organizzazione che è difficile immaginare proprie dell'educazione informale.

I media, attraverso la teoria e la sperimentazione, hanno sia una relazione con l'educazione (educazione mediale) sia con la didattica (didattica mediale).

L'educazione mediale ha tradizionalmente individuato due principali spazi di intervento:

  • L'educazione ai media, intesa come introduzione in scuola di quelli che già negli anni Settanta si chiamavano i “nuovi alfabeti”, ovvero come insegnamento/apprendimento dei linguaggi dell'immagine.
  • L'educazione intorno ai media, ovvero la produzione di riflessione critica circa i loro messaggi, le logiche della produzione e del consumo che sottendono.

La didattica mediale indica lo spazio di progettazione che si apre per ogni disciplina scolastica nel momento in cui scopre di poter utilizzare i media e i loro prodotti come supporti per l'insegnamento e l'apprendimento: in tal senso, l'introduzione di strumenti di rappresentazione della conoscenza sempre più efficaci e l'utilizzo di film e altri contenuti audiovisivi e multimediali per mediare la trasmissione/condivisione di contenuti simbolici.

La stessa differenza tra educazione e didattica, che funziona nel caso dei media, non pare funzionare nel caso delle tecnologie. Termini come “tecnologie educative” o “tecnologie didattiche” definiscono lo stesso spazio di intervento dove il primato viene riconosciuto proprio al didattico, mentre l'educativo passa in secondo piano.

Nel nostro paese, l'introduzione delle tecnologie didattiche (educative) in scuola è coinciso lungo gli anni Novanta, in maniera sempre più decisa con l'impiego dei servizi telematici e con l'e-learning. Le tecnologie hanno consentito di integrare metodologie di insegnamento e di apprendimento che già la ricerca aveva individuato prima dell'avvento del computer.

I contenuti dei media sono stati subito individuati come educativi o diseducativi, nel caso delle tecnologie è stato necessario aspettare che i soggetti le riempissero di contenuti e comportamenti.

2. La media education: definizione, caratteri, approcci

Il termine inglese “Media Education” indica una vasta area di pratiche educative, didattiche e di ricerca riconducibili all'educazione con (teaching with) e ai (teaching about) media. Nel mondo anglosassone, la Media Education, si avvale anche di altre due definizioni: Media Literacy e Media Awareness. Essi designano lo stesso tipo di intervento educativo, con due sfumature diverse: nella Media Literacy l'attenzione va ai linguaggi; nella Media Awareness invece, sottolinea l'obiettivo di sviluppare consapevolezza rispetto alle sue pratiche di consumo.

In Italia, l'adozione del termine inglese ha prodotto un acceso dibattito, si sono profilati due orientamenti: chi preferisce parlare di “educazione mediale” e chi opta per l'espressione “pedagogia dei media”. La prima area (educazione con) si riferisce alla didattica mediale: essa raccoglie metodi e strumenti per integrare i media nelle pratiche di insegnamento delle singole discipline aggiornandone e rendendone più efficace l'impatto sugli apprendimenti.

La seconda area (educazione ai) fa riferimento all'educazione mediale: i media in questo caso divengono oggetto dell'intervento educativo; sono i loro messaggi a interessare gli educatori che applicano ad essi metodologie e tecniche per promuovere una comprensione critica da parte degli allievi. Delle due accezioni, è soprattutto la seconda che ha finito per individuare lo specifico della Media Education, legandola ai temi della difesa del minore, della sua capacità di sviluppare senso critico di fronte ai messaggi dei media, della qualità dei programmi, della responsabilità delle emittenti.

Tale orientamento critico, dal 1978 (data del primo Report dell'UNESCO in cui compare il termine) ad oggi, ha subito un graduale spostamento dal moralismo degli esordi all'idea sempre più netta della partecipazione attiva del consumatore alla costruzione dei significati fatti circolare attraverso i media. La Media Education ha subito individuato nella scuola il proprio territorio di elezione.

I modelli di integrazione curricolare che si sono fissati nel tempo sono soprattutto due: quello disciplinare e quello trasversale. Il modello disciplinare prevede l'integrazione della Media Education nei curricoli come materia scolastica al pari delle altre. Il vantaggio principale è quello della riconoscibilità: se la Media Education è una disciplina ha un docente specializzato, uno spazio orario nella settimana, un voto. Ma proprio questo apparente elemento di forza costituisce anche un limite di questa ipotesi: come tutte le materie scolastiche anche la Media Education finirebbe per scolasticizzarsi perdendo la propria valenza educativa e i docenti delle altre discipline si sentirebbero autorizzati a delegare l'intervento sui media al collega specialista senza porsi il problema di coniugarlo con la propria.

Il modello trasversale prevede che ogni disciplina maturi un'attenzione alla Media Education e che ogni scuola costruisca un “curriculum across the curriculum”, ovvero che si individuino nello specifico delle singole discipline i contenuti e le metodologie che possono essere funzionali ad un'integrazione della Media Education. In questo modo si ottiene che collegialmente tutti gli insegnanti si occupino dei media, ma di certo la costruzione del curricolo trasversale richiede un'attività di progettazione lunga e articolata, la mancanza di uno spazio disciplinare dedicato rischia di rimettere tutto alla volontà di fare o alle competenze dei singoli rendendo difficile la messa a sistema del modello.

Rivoltella ha individuato coppie di termini che definiscono lo specifico dell'intervento educativo e didattico:

  • Teoria e pratica: l'importante per la Media Education è di non unilateralizzare né il momento della riflessione e della modellizzazione teorica né quello dell'esperienza sul campo (fra i vari momenti è presente la dialettica).
  • Analisi e produzione: le due grandi metodologie che la Media Education ha sviluppato didatticamente: l'analisi, attraverso il ricorso all'astrumentalizzazione della semiotica consente di scomporre e ricomporre i contenuti dei media interpretandone a vari livelli i meccanismi di produzione dei significati; la produzione, attraverso l'applicazione delle regole di composizione e di montaggio favorisce l'approccio espressivo ai linguaggi utilizzandoli in funzione della produzione di senso.
  • Creatività e cultura: nella misura in cui questi media si presentano a una prospettiva di user generated content (i loro contenuti, cioè, non sono prodotti dalle emittenti ma dagli utenti), essi sono anche lo spazio entro cui la libera espressività dei singoli trova sede.

Un ultimo cenno va fatto al rapporto tra la Media Education con la ricerca. Due sono le linee di lavoro:

  • La ricerca sul rapporto tra media e minori, con particolare riferimento allo studio dei comportamenti di consumo e al rapporto dei media con gli altri ambiti di socializzazione per quanto attiene a questo target.
  • La ricerca sullo studio e la valutazione dei progetti di Media Education realizzati nei diversi contesti, scolastici e non; coincide con la realizzazione stessa dei progetti.

3. Education technology: temi e tendenze

Per indicare lo spazio delle tecnologie a scuola si ricorre ad espressioni differenti: tecnologie didattiche, tecnologie dell'educazione, tecnologie dell'istruzione e dell'apprendimento. Quest'ultima denominazione è più comune all'insegnamento universitario, nelle Facoltà di Scienze della Formazione, facendo riferimento a tecnologie di supporto sia all'insegnamento che all'apprendimento. Sull'espressione “tecnologie dell'educazione”, la pedagogia tradizionale ha sempre fatto resistenza: quel che non si accetta è che si possa riconoscere alla tecnologia la capacità di educare, così spesso si parla di “tecnologie didattiche”.

È difficile pensare che si possa implementare tecnologia nella didattica senza presupposti teorici e di ricerca. Che la pedagogia obietti sul primo e concordi sul secondo indica quanto ancora forte sia il presupposto gentiliano che, sulla base delle ancillarità della didattica rispetto alla pedagogia.

Il termine “Education Technology” identifica tanto la disciplina che a livello universitario si occupa di studiare le applicazioni educative della tecnologia, quanto i metodi e gli strumenti operativi attraverso i quali tali applicazioni vengono operate. Se per tecnologia educativa/didattica si intende qualsiasi strumento/ambiente grazie al quale la comunicazione didattica possa essere sostenuta e rinforzata, allora risulta chiaro che la storia dell'Education Technology dovrebbe coincidere con quella della stessa didattica: in tale prospettiva occorrerebbe riconoscere lo statuto di tecnologia già alla voce, alla carta, alla matita, a gesso e lavagna.

In senso proprio, tuttavia, la tecnologia cui facciamo riferimento è quella informatica e telematica. In questa prospettiva, la storia dell'Education Technology si colloca nella seconda metà del secolo scorso ed è scandita dall'affermazione di tre grandi paradigmi teorici:

  • Il comportamentismo: supporta il modello della Teaching Machine che guida tutta la prima fase dell'introduzione della tecnologia nei processi educativi. L'idea è che grazie alla tecnologia si possano riorganizzare i processi e allo stesso tempo si possa liberare l'uomo dalla parte più routinaria degli stessi (dove però è chiaro il limite di tutta l'operazione, improntata a standard difficilmente rispettosi delle differenze individuali e costruita su una concezione passiva dell'apprendimento).
  • Il funzionalismo: con la diffusione dei computer, i soggetti devono essere in grado di accedere e di comprendere le informazioni visualizzate sugli schemi, di analizzare e riutilizzare queste informazioni, di trasferirle da un contesto all'altro impiegandole per risolvere problemi. Si fa strada l'idea che introdurre la tecnologia a scuola possa preparare alla vita adulta.
  • Il costruttivismo: l'idea base è che la tecnologia fornisca un setting particolarmente adeguato a quelli che il costruttivismo ritiene essere i caratteri distintivi dell'apprendimento.

Quali sono le attività didattiche che attraverso l'Education Technology è possibile immaginare di realizzare in classe?

  • Attività di rappresentazione: dalle attività più semplici, incluse nelle abilità informatiche di base a quelle più complesse.
  • Attività di comunicazione: uso del videoconferencing e dei sistemi di comunicazione sincrona e asincrona via Web (posta elettronica, forum, chat). Non si devono dimenticare, le diverse forme di orientamento on line, o di sportello telematico.
  • Attività di condivisione: l'impiego di una piattaforma e-learning o di un blog per la condivisione degli appunti di una lezione, i materiali di un progetto o altri documenti.
  • Attività di costruzione: costituire blog di classe o siti web scolastici, ma anche il monitoraggio fotografico e audio-video, produzione di podcast.

4. Verso una convergenza? La new media education

La digitalizzazione e l'informatizzazione hanno investito il mondo della comunicazione mediata, innescando spinte al mutamento che non interessano esclusivamente l'uno o l'altro medium bensì tutto il campo dei media. Questo nuovo paradigma dei media ci pone di fronte al superamento del rapporto tradizionale tra il contenuto e il medium.

Queste caratteristiche tecnologiche stanno offrendo ai più giovani delle opportunità prima sconosciute di consumo: pensiamo in particolare a come la tecnologia si vada personalizzando e delocalizzando. Si tratta di comportamenti che negli ultimi tempi si sono spesso declinati in senso deviante. Questa doppia istanza, di carattere tecnologico (il nuovo paradigma dei media preparato dalla convergenza digitale) e pedagogico (il riemergere della preoccupazione educativa a margine delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione), spinge al superamento della differenza tra Media Education ed Education Technology.

4.1 Il framework concettuale della new media education

La base, del framework concettuale della New Media Education è la percezione delle nuove sfide e delle nuove opportunità, educative e didattiche, che il nuovo paradigma dei media apre. Quanto alle sfide vanno registrati:

  • Una maggiore difficoltà di controllo/governo delle pratiche di consumo dei ragazzi da parte degli adulti.
  • La necessità di pervenire alla definizione di una nuova etica economica.
  • La necessità di sviluppare nei ragazzi criteri e competenze di selezione utili a orizzontarsi nella vastità e pluralismo dell'offerta.
  • Il disallineamento dell'adulto e del minore rispetto alla conoscenza e alle pratiche relative alla tecnologia.
  • La difficoltà per l'adulto a conservare il proprio ruolo modellizzante nella relazione educativa.
  • La ridefinizione delle pratiche didattiche laboratoriali.
  • La ridefinizione del ruolo del docente e dello studente.

A fronte di queste sfide, vanno registrate anche le opportunità, che il nuovo paradigma dei media apre all'educazione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/04 Pedagogia sperimentale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marilunica di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Educazione mediale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Salerno o del prof Faiella Filomena.
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