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Dall'educazione civica all'educazione civile

Presenza/assenza dell'educazione civica

La frequenza con cui i media riportano fenomeni di bullismo e di violenza a scuola, in cui le vittime sono sia studenti sia insegnanti, e anche spesso gli stessi edifici scolastici, suscita periodicamente nell’opinione pubblica richieste di maggiore severità da un lato e maggiore educazione dall’altro. Sul banco degli accusati sono quasi sempre i giovani. I giovani sono però solo un segnale di una situazione di degrado della convivenza civile che non riguarda soltanto loro, ma anche, e soprattutto, la società degli adulti. Tra le varie richieste si sente spesso nominare una maggiore attenzione all’educazione civica nelle scuole.

Salvo rare eccezioni, l’educazione civica nel nostro paese non è entrata come componente esplicita e consolidata delle pratiche di insegnamento-apprendimento. Appendice dell’insegnamento di storia, la presenza dell’educazione civica si limita quasi sempre a qualche capitolo finale dei manuali di storia che trattano dei principi della costituzione repubblicana e che però spesso non c’è tempo per poter affrontare. Si potrebbe cercare di spiegare come mai l’insegnamento dell’educazione civica ha subito questo non esaltante destino. Ci sono certamente tante buone (e anche “cattive”) ragioni per dare ragione di questo sostanziale fallimento. La ragione di fondo credo sia da ricercare nelle profonde spaccature che hanno caratterizzato la cultura politica alla fine del regime fascista e della guerra mondiale, spaccature che hanno fortemente ridotto l’area di consenso sui valori e le regole comuni e reso l’arena politica il teatro di una sorta di guerra di religione tra ideologie opposte. Ma non è di questo che voglio trattare in questa sede. Se si vuole riprendere l’argomento dell’educazione civica credo non abbia senso cercare di rivitalizzare un’esperienza che non ha avuto esiti positivi e che è forse meglio lasciare riposare negli archivi.

Bisogna partire da altri presupposti e cioè: 1. L’educazione civica non deve essere una “materia scolastica”, ma deve informare di sé tutti i momenti della vita della scuola; 2. Se si vuole suscitare la motivazione e l’interesse degli allievi e delle allieve, i principi della costituzione repubblicana sono un punto di arrivo e non un punto di partenza. Vediamo di approfondire questi due presupposti.

Una materia in più?

L’educazione civile (preferisco l’aggettivo “civile” a “civico” per le ragioni che risulteranno subito chiare) non può essere messa accanto alla matematica, alla storia, alla chimica, alla geografia o anche alla religione. In altre parole, non può essere delegata ad un insegnante specializzato in modo che tutti gli altri insegnanti si sentano, per così dire, esentati dall’affrontarne le tematiche. Non si tratta semplicemente di apprendere cose che non si sanno ancora, quanto piuttosto di fare propri valori e assumere atteggiamenti. Questo è un primo punto fermo: l’educazione civile ha a che fare con la sfera dei valori, cioè con la sfera etica che tratta dei criteri per distinguere il bene e il male, il buono e il cattivo.

Molti avanzeranno subito una prima obiezione: i giudizi etici hanno in ultima istanza un fondamento soggettivo, la scuola di tutti non deve trasmettere/inculcare valori che per la loro soggettività sono inevitabilmente fonte di controversie. Altri avanzeranno una seconda obiezione: la sfera dell’etica pubblica può interferire con la sfera della religione col rischio di intaccare la laicità della scuola pubblica. A queste obiezioni si può rispondere che non si tratta di inculcare valori o credenze, ma di creare uno spazio di confronto dove le scelte di valore e le credenze possano essere argomentate e approfondite. Una scuola che per mantenere una neutralità formale escludesse dall’aula il discorso etico e/o religioso sarebbe condannata a rinunciare alla sua funzione educativa.

Per chiarire come l’educazione civile (dalla quale discende l’etica pubblica) non debba essere una materia scolastica e prerogativa di un insegnante “specializzato” basta riflettere su alcuni aspetti/problemi quotidiani della vita scolastica che riguardano trasversalmente tutte le materie di insegnamento e costituiscono questioni centrali di educazione civile. Esaminiamone alcuni.

Le regole della discussione pubblica

In classe, a prescindere dalla materia insegnata, devono esserci degli spazi di discussione in cui la comunicazione non sia soltanto a una direzione (la lezione “frontale” in cui l’insegnante parla e gli allievi ascoltano), ma interattiva: tutti devono potere esprimersi e tutti devono poter ascoltare. Dai dibattiti televisivi gli alunni apprendono un modello “incivile” di discussione: tutti quelli che non fanno parte del pubblico si sentono legittimati a interrompere chi parla, tutti vogliono dire la loro, le voci si sovrappongono, ognuno alza la voce per tacitare quella degli altri, nessuno è più in grado di ascoltare nessun altro in una sorta di hobbesiana guerra di tutti contro tutti. I dibattiti televisivi sono una scuola di prevaricazione, di prepotenza, di confusione, senza distinzione riguardo alle opinioni politiche del conduttore. Più che a un salotto di persone educate, gli studi televisivi appaiono come l’arena di un circo, dove si battono dei gladiatori di fronte a un pubblico assetato di spettacolo e di emozioni. Il modello viene spesso replicato nelle assemblee di condominio e anche nelle aule parlamentari.

A scuola si può imparare e fare proprio un modello diverso e contrapposto di discussione pubblica che segua una serie di regole. Prima regola, tutti hanno il diritto (non l’obbligo) di parola e il moderatore, invece di gettare benzina sul fu...

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof losito gianni.
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