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1- L’EFFICACIA DEGLI AIUTI INTERNAZIONALI

L’approccio meccanicistico

Idea che investimenti in infrastrutture e macchinari finanziati dagli aiuti internazionali potessero

generare una crescita economica duratura e stabile. (Lewis e Rostow)

Secondo questa impostazione vi è relazione meccanica tra gli investimenti e la crescita del PIL.

All’aumentare delle risorse destinate all’attività dell’investimento si realizza un incremento della

crescita economica. Risorse destinabili all’investimento possono derivare da due fonti: risparmio

interno e aiuti internazionali. Dato il risparmio che un paese riesce a generare al suo interno, un

incremento di aiuti si traduce in un incremento degli investimenti e della crescita.

Economisti usavano questo schema per determinare l’ammontare degli aiuti, calcolo: per ogni paese

veniva stimata una misura dell’efficienza degli investimenti, denominata rapporto incrementale

capitale-prodotto.

Tasso di crescita calcolato dividendo la quota di spesa in investimenti sul PIL per il rapporto

incrementale capitale-prodotto.

Convergenza o trappola della povertà

Jeffrey Sachs: ipotesi che vi sarebbe tendenza “naturale” dei paesi più poveri a convergere verso livelli

di benessere dei paesi più ricchi è sbagliata.

Idea della trappola della povertà: che vi sia una soglia minima di attività economica al di sotto della

quale il paese non riesce ad avviare un processo di crescita in grado di autosostenersi. Solo un

intervento esterno può spingere il paese al di fuori della trappola attraverso un percorso di crescita.

Due problemi:

- Difficoltà nel quantificare l’ammontare degli aiuti necessari

- Indebitamento elevato potrebbe generare notevoli inconvenienti

Verifiche empiriche

Difficoltà nella valutazione dell’approccio meccanicistico dipendeva dalla mancanza di dati. Con la

disponibilità dei dati le analisi dimostrarono che il modello teorico forniva previsioni che non

corrispondevano alla realtà.

Boone: mostra che non vi è correlazione tra l’ammontare degli aiuti ricevuti, l’attività degli investimenti

e i tassi di crescita del prodotto. Egli inoltre dimostra che l’effetto degli aiuti era quello di aumentare la

spesa per consumi del governo del paese ricevente.

Easterly: mette in relazione aiuti e investimenti trovando che vi è un effetto positivo degli aiuti sugli

investimenti solo per 6 paesi su 88. Analizza poi la relazione tra investimenti e tassi di crescita e anche

in questo caso si smentisce l’approccio meccanicistico.

Importanza degli assetti di policy

Anni ’90: nuovo orientamento: sia politiche economiche adeguate che buone istituzioni sono cruciali

nel processo di crescita economica. Occorrerebbero:

- Disciplina della politica fiscale

- Disciplina della politica monetaria

- Rimozione degli impedimenti al commercio internazionale

Consenso non unanime tra gli economisti. In particolare lo studio di Burniside e Dollar aprì nuovi

interessanti orizzonti per l’analisi dell’efficacia degli aiuti internazionali. Studio include alcune misure

della bontà delle politiche economiche che viene misurata in base a tre indicatori:

1- Deficit di bilancio dello stato

2- Tasso di inflazione

3- Indicatore di apertura al commercio internazionale.

Essi dimostrano che per i paesi con un assetto macroeconomico stabile e aperto al commercio estero,

una quota di aiuti internazionali pari all’1% del PIL si traduce in una crescita duratura dell’economia

dell’ordine dello 0,5%.

Il fattore cruciale nello spiegare l’efficacia degli aiuti sta nella capacità del paese di riformare il proprio

assetto di policy, cioè il modo di governo dell’economia.

Per il caso di paesi privi di adeguato assetto di policy le modalità di aiuto devono essere sotto forma di

idee, consulenze tecniche, training. Non condivisibile da tutti gli economisti.

Si tratta di risultati affidabili?

Risultati non hanno validità generale.

Easterly: questo lavoro prende in esame le tre misure centrali del lavoro di B e D. Mostra che non

appena vengono adottate grandezze alternative i risultati di B e D svaniscono.

Rajan e Subramanian: concludono che gli aiuti internazionali non abbiano avuto alcun effetto rilevante

sulla crescita dei paesi che li hanno ricevuti. Tale conclusione non dipende dalla qualità delle politiche e

delle istituzioni del paese.

Cosa rende inefficaci gli aiuti internazionali?

Rajan e Subramanian: due possibili fattori attraverso cui gli aiuti potrebbero sviluppare effetti negativi:

1- Di tipo politico: aiuti potrebbero creare sorta di dipendenza

2- Di tipo economico: “sindrome olandese”: aiuti internazionali tendono a ridurre competitività

internazionale dei prodotti del paese, ciò danneggia il settore manifatturiero.

Crescita e povertà

Generalmente efficacia degli aiuti viene valutata in riferimento alla crescita economica del paese che li

riceve, tuttavia si potrebbe argomentare che la valutazione degli aiuti dovrebbe essere fondata sul loro

impatto sul benessere delle fasce più disagiate della popolazione.

Es. movimenti no global sostengono che crescita economica dovuta alla globalizzazione non si traduce

in benefici per tutta la popolazione.

Dollar e Kraay dimostrano che il reddito dei più poveri cresce nella stessa proporzione di quello medio

della popolazione Dimostrano che l’apertura al commercio ha un effetto positivo sulla crescita

economica senza generare effetti collaterali sulla distribuzione del reddito.

Le intenzioni dei donatori sono sempre pure?

Alesina e Dollar: motivazioni politico-strategiche, ad esempio Ex colonia con regime non democratico

riceve il doppio degli aiuti di una democrazia con un passato non coloniale.

Un’occhiata allo stato dell’arte

Gg nostri: crescente attenzione alle diversità istituzionali, culturali e sociali dei Pvs. Due innovazioni:

- Maggiore attenzione alla “causalità” cioè di quali siano le vere determinanti di un certo fenomeno

- Maggiore uso di informazioni di carattere microeconomico relative ai comportamenti delle famiglie

e delle imprese.

Acemoglu, Johnson e Robinson mediante studi derivano una teoria dell’origine delle istituzioni : nei

territori con bassi tassi di mortalità, i coloni europei si insidiarono in maniera stabile e svilupparono

istituzioni simili a quelle europee che stimolavano l’attività economica -> le istituzioni sono la causa

dello sviluppo economico.

Altri studi sostengono che il ruolo delle condizioni geografiche abbia anche effetti diretti.

Presbitero: contrappone la tesi “istituzionalista” a quella che attribuisce un ruolo maggiore alle

condizioni geografiche.

2- PERCHE’ CANCELLARE IL DEBITO?

Debito e crescita

Riduzione del debito: modalità di trasferimento di risorse da un paese ricco a uno povero.

Teoria dell’indebitamento eccessivo (krugman)

Bassi livelli di debito hanno un effetto positivo sulla crescita economica. Livelli troppo elevati di debito

hanno un effetto negativo: l’indebitamento ostacola anziché promuovere la crescita economica.

Oltre un certo livello critico al crescere ulteriore dell’indebitamento diminuirà il prodotto. Alla

diminuzione de

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher consy90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Tedeschi Jardena.
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