La cancellazione del debito dei paesi poveri
G. de Blasio, A. Dalmazzo
Negli ultimi anni la questione dell’indebitamento dei paesi poveri è un tema di grande interesse e tenuto aperto dalle campagne di sensibilizzazione da parte di ONG, gruppi religiosi e associazioni culturali e politiche e personalità di spicco. Secondo il senso comune, si è orientativamente portati a pensare che il debito dipenda dal dominio del ricco sul povero, che chi non paga i debiti non sia mai pienamente sovrano e che cancellarli sia una buona azione morale.
I fatti sono però più complessi e sono da chiarire alcuni punti: l’indebitamento non dipende solo dal dominio di paesi più ricchi e potenti, i paesi poveri non sempre sanno gestire la propria economia, spesso si approfittano delle politiche degli aiuti internazionali, problemi di tipo geografico talvolta non permettono un buono sviluppo dell’agricoltura, mentre problemi di tipo sociale e politico come le guerre internazionali e locali hanno devastato totalmente alcune aree del pianeta (Africa in primis, dove casualmente si trova la maggior parte dei paesi indebitati).
La comunità internazionale mette a punto una serie di strumenti per intervenire sui paesi indebitati e innalzare il loro livello di benessere, ma le soluzioni – bisogna dirlo – non sono mai a buon mercato. Cancellare il debito è infatti una forma d’aiuto, cioè di trasferimento di risorse da un paese ricco ad uno povero.
L’efficacia degli aiuti internazionali
Aiuti internazionali e sviluppo economico
L’esperienza storica sull’incisività degli aiuti internazionali è varia. Da una parte, il contributo allo sviluppo economico è stato determinante per alcuni paesi: è il caso di Botswana e Rep. Coreana negli anni ’60, di Bolivia e Ghana negli ’80, di Uganda e Vietnam nei ’90. Gli aiuti hanno permesso l’ammodernamento di economie arretrate, di servizi ed infrastrutture di base, la trasformazione di settori fondamentali come l’agricoltura.
Dall’altra, ci sono stati anche alcuni fallimenti: è il caso di Zaire e Tanzania, dove i finanziamenti esteri non hanno lasciato traccia di progresso a causa di cattive politiche interne. In base a questi risultati, gli studi più recenti dell’economia dello sviluppo dimostrano che incentivi economici che possono avere effetti benefici in alcune circostanze, possono non averli in altre.
L’approccio meccanicistico
Secondo tale approccio, risalente agli anni ’60 fino agli ’80, gli aiuti internazionali sono in grado sempre di generare sviluppo, ma la realtà ha mostrato che non è sempre così.
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