Capitolo 1. Il settore pubblico come sistema di allocazione delle risorse
L'oggetto di studio dell'economia pubblica, o scienza delle finanze, è il settore pubblico che si identifica con lo Stato nazionale il quale, secondo le teorie politiche ancora prevalenti, si caratterizza per il monopolio della forza, cioè per la capacità di attuare con la coazione sul suo territorio le decisioni prese. Seguendo quest'impostazione, il settore pubblico è un meccanismo di allocazione (distribuzione) delle risorse non di mercato in grado di imporre con la coazione l'applicazione delle regole stabilite. La coazione non è però la caratteristica distintiva del settore pubblico. Gli Stati, soprattutto quelli democratici, non vogliono e non possono imporre le loro decisioni con la sola forza. L'attenzione è invece posta sulla ricerca del consenso, cioè sul tentativo a indurre i cittadini ad attuare spontaneamente i comportamenti che si desiderano.
Le dimensioni del settore pubblico possono essere misurate in diversi modi. L'indicatore più usato è il rapporto fra la spesa pubblica (G) e il prodotto interno lordo (PIL). Generalmente l'importanza del settore pubblico è correlata alla ricchezza dei Paesi. Di conseguenza nei paesi in via di sviluppo il peso del settore pubblico è più contenuto che nei paesi ricchi. Sono tre i più rilevanti settori di spesa: difesa, salute e istruzione.
Il settore pubblico presenta una struttura molto complessa e nella maggior parte dei Paesi è articolato in diversi livelli di governo. In Italia ad esempio in:
- Governo, o Stato centrale;
- Regioni;
- Enti locali, a loro volta articolati in Provincie e Comuni.
Ogni livello di governo è a sua volta formato da diversi tipi di organizzazione. Le funzioni del settore pubblico sono tre: stabilizzazione, allocazione e redistribuzione.
La funzione di stabilizzazione è collegata all'attenuazione delle fluttuazioni del reddito nazionale e può essere attuata attraverso il bilancio pubblico, cioè attraverso manovre di entrate e di spese. La funzione di allocazione riguarda l'utilizzo delle risorse e consiste o nella produzione e messa a disposizione dei cittadini di beni e servizi, quali difesa, giustizia e ordine pubblico, ad opera di enti di governo a carattere generale quali i ministeri e le agenzie pubbliche, oppure nella regolamentazione dei mercati. Con la regolamentazione il settore pubblico detta le regole alle quali le imprese e le persone devono attenersi. La funzione allocativa è indubbiamente la più importante: infatti, gli apparati e le burocrazie pubbliche si sono sviluppate soprattutto a questo fine.
La funzione di redistribuzione è invece volta a correggere la distribuzione del reddito e della ricchezza dei cittadini. L'esistenza di uno Stato o, più in generale, di un'organizzazione pubblica obbliga allo svolgimento di alcune funzioni essenziali: i servizi pubblici di tipo istituzionale. Quando il settore pubblico si limita a fornire questi servizi, che sono le attività necessarie per garantire la difesa dell'organizzazione politica contro le aggressioni esterne, contro le insurrezioni e i disordini interni, attività volte alla protezione dei contratti e della distribuzione esistente dei diritti individuali e di proprietà, e attività necessarie per la protezione dei cittadini contro le calamità naturali, abbiamo lo “Stato minimo”.
Lo “Stato di mezzo”, invece, fornisce, in aggiunta a quelli forniti dallo Stato minimo, anche servizi essenziali per il benessere dei cittadini, come l'istruzione e la salute. E nella funzione redistributiva interviene garantendo protezione alle famiglie povere e creando reti di assistenza alle fasce più deboli e a rischio. Vi è poi lo “Stato interventista”, che si guadagna questa qualificazione per l'ampliamento della gamma di funzioni prestate.
Il funzionamento efficiente del mercato presuppone costi di transizione ridotti, un livello sufficiente di concorrenza tra le imprese, assenza di esternalità e adeguata informazione e prontezza degli operatori nell'adeguarsi alle nuove situazioni. Quando questi presupposti non ci sono, o ci sono in modo inadeguato, cioè quando il mercato non funziona o, come dicono gli economisti, fallisce, è necessario l'intervento pubblico volto alla correzione del mercato. In Italia il settore pubblico è piuttosto ampio. La percentuale attuale della spesa pubblica sul PIL situa l'Italia al di sopra sia della media europea che di quella dei Paesi OCSE, cioè dei Paesi industrializzati. L'Italia ha accumulato nel corso degli anni, ma soprattutto a partire dagli anni '80, un enorme debito pubblico, poiché è aumentata la spesa senza fare aumentare in maniera corrispondente le entrate tributarie. In Italia si spende relativamente poco per la difesa e l'ordine pubblico, mentre si spende tanto per le pensioni. Siamo infine allineati agli altri Paesi europei per le spese riguardanti l'istruzione e la sanità.
Capitolo 2. I beni pubblici e i problemi dell'azione collettiva
È possibile classificare i beni in base a due caratteristiche: la rivalità/non rivalità e l'escudibilità/non escudibilità. La prima caratteristica fa riferimento all'impossibilità o possibilità da parte di più persone di consumare contemporaneamente lo stesso bene. Es: una caramella è un bene rivale poiché il consumo da parte di una persona preclude il consumo di altri. Un segnale televisivo è invece un bene non rivale poiché l'uso di una persona non preclude l'utilizzo da parte di altre. Di conseguenza, quando c'è rivalità, l'aggiunta di uno o più consumatori comporta un aumento del costo nella produzione del bene in questione, mentre, se non c'è rivalità l'aggiunta di uno o più consumatori è irrilevante sul costo di produzione.
X = X + X + X + … + X se il bene è rivale1 2 3 n
X = X = X = X = … = X se il bene non è rivale1 2 3 n
Dove X è la quantità totale disponibile di un certo bene e Xn sono le quantità consumate da n individui.
La seconda caratteristica, la non escudibilità, si sostanzia nella difficoltà o impossibilità per il produttore di un bene di escludere gli altri dai benefici di tale produzione. Combinando queste due caratteristiche, rivalità/non rivalità ed escludibilità/non escludibilità, otteniamo quattro gruppi di beni: i beni pubblici, i beni di club, i beni di proprietà comune e i beni privati.
Beni pubblici
Quando un bene è caratterizzato dalla non rivalità nel consumo e dalla non escludibilità dai benefici, esso viene definito bene pubblico e non vi è la possibilità che venga prodotto da un'impresa privata. La sua produzione avviene infatti tramite il settore pubblico. Tramite, cioè, un'organizzazione che ha la forza di coazione che permetta di far pagare con prelievi di tipo obbligatorio il costo di produzione e di distribuzione dei beni pubblici.
I beni privati
I beni privati, contrariamente a quelli pubblici, sono rivali ed escludibili e di norma sono prodotti dal settore privato. Solo in casi particolari vengono prodotti dal settore pubblico.
I beni di club
I beni di club sono beni escludibili e caratterizzati da un certo grado di rivalità. Ad esempio il consumo da parte di una persona di uno stadio o di un teatro riduce di poco il consumo da parte di altri individui. Sono beni che possono essere prodotti da privati, e quindi gestiti da clubs, come ad esempio una piscina o uno stadio, o dal settore pubblico, come nel caso delle scuole e degli ospedali.
I beni di proprietà comune
Sono beni, che caratterizzati dalla rivalità e dalla non escludibilità, vengono utilizzati da più individui, rispetto ai quali si registrano difficoltà di esclusione e il cui consumo da parte di un attore riduce la possibilità di fruizione da parte di altri.
Ci sono poi i beni pubblici globali o regionali, che riguardano raggruppamenti di Stati che coprono varie aree del mondo. Questi beni sono prodotti dagli Stati nazionali. Le interazioni fra Stati relative alla produzione di questo tipo di beni sono diverse rispetto a quelle tra individui per la produzione dei beni pubblici nazionali. Per studiare queste interazioni, la teoria economica ha sviluppato lo studio di una caratteristica molto importante dei beni pubblici: la tecnologia dell'aggregazione. Si tratta di una caratteristica che vale soprattutto per i beni pubblici globali, che fa riferimento alla cooperazione tra gli agenti.
Tradizionalmente l'economia assume che ci sia una sola tecnologia, denominata della somma, secondo cui il contributo di un agente, sia esso un individuo o uno Stato, è perfettamente sostituibile con quello di qualsiasi altro e quindi la quantità del bene disponibile per il consumo è la somma semplice dei contributi individuali. Un esempio può essere la riduzione della quantità di CO2 emessa nell'atmosfera. La riduzione delle emissioni di un'unità da parte di un agente riduce la quantità totale di CO2 esattamente di un'unità. In simboli: Q = qi, dove Q è la quantità totale del bene pubblico e q sono i contributi individuali.
Nella tecnologia della somma ponderata, invece, non vi è sostituibilità completa fra gli agenti. Non si possono dunque sommare i contributi individuali. Per uno Stato i, in simboli, possiamo rappresentare la tecnologia della somma ponderata nel seguente modo: Qi = aijqj, dove Qi è la quantità del bene pubblico che viene fornito allo Stato i, aij è la quantità del bene pubblico prodotto dallo Stato j che è messo a disposizione dello Stato i, e qj è la quantità del bene pubblico prodotto dallo stato j.
Vi è infine un'ultima tecnologia, quella dell'anello più debole, il cui operare conduce gli agenti a contribuire in equilibrio. In tale tecnologia è l'agente che dà il contributo minimo che determina il livello di bene pubblico disponibile per la collettività. In simboli: Q = min (q1, …, qn). Questa tecnologia conduce nel lungo periodo a un impegno e quindi a contributi uguali da parte degli agenti. Effetti opposti ha la tecnologia del tiro ottimo. In questa situazione il livello di fornitura del bene collettivo dipende dall'agente che esercita lo sforzo più elevato. In simboli: Q = max (q1, …, qn). Un esempio tipico di questo tipo di tecnologia è dato dalla ricerca contro le malattie. Presumibilmente, infatti, il Paese che eserciterà lo sforzo massimo per finanziare la ricerca sarà quello che otterrà i risultati migliori.
L'azione collettiva
Un'azione collettiva è un'azione legale condotta da più soggetti che, membri di una stessa classe, chiedono che la soluzione di una questione comune avvenga con effetti ultra partes per tutti i componenti presenti e futuri della classe. La soluzione collettiva si impone quasi sempre sotto un profilo di convenienza economica. C'è tuttavia la possibilità, e ciò avviene molto spesso, che un certo numero di membri dichiari di non essere interessato alla soluzione collettiva e quindi di non voler pagare il contributo, beneficiando ugualmente dell'operazione. Questo è ciò che si chiama comportamento strategico. Comportarsi strategicamente vuol dire tener conto del comportamento e delle decisioni degli altri prima di effettuare una scelta. Poiché tutti i membri della classe possono essere tentati di comportarsi in tal modo, il risultato è che verrà intrapresa l'azione individuale. Questo è il classico problema dell'azione collettiva, cioè la contraddizione insita in un comportamento che conduce ad una sconfitta dal punto di vista collettivo poiché la soluzione migliore non è adottata.
In pratica, prende forma il cosiddetto equilibrio di Nash: ognuno segue la strategia ottimale, cioè quella che massimizza il proprio risultato, dato il comportamento dell'altro. Purtroppo, e qui sta il problema dell'azione collettiva, così facendo gli individui raggiungono un risultato che è di per sé il peggiore. Secondo l'equilibrio di Nash, infatti, nessun giocatore ha interesse ad essere l'unico a cambiare. Però, nel caso in cui la cooperazione tra individui si ripeti si è soliti seguire la strategia del tit-for-tat. Essa è una strategia di collaborazione condizionata: si inizia con un tentativo di cooperazione e poi nelle occasioni successive si fa quello che ha fatto l'altro la prima volta.
Un fattore importante nell'assicurare la cooperazione fra due o più parti nella vita di tutti i giorni è l'azione di una terza parte, ovvero dello Stato. Ci si rende subito conto che nelle società moderne di mercato il problema del ruolo della terza parte nel fare applicare i contratti è fondamentale. L'economia può funzionare correttamente se i contratti sono dapprima stipulati, cioè la gente decide di comprare e vendere beni e servizi, di assicurarsi e assicurare, di prendere e dare a prestito. Per facilitare tutto ciò la presenza di una terza parte, che possiamo chiamare istituzioni pubbliche, è essenziale. Ci vogliono leggi, tribunali, registri di commercio, istituzioni di arbitrato, avvocati e consulenti vari. Sono necessari apparati di polizia e giudici che funzionino in maniera efficiente. È necessario che queste terze parti non siano corrotte e non operino secondo pregiudizi. Queste istituzioni sono assai più deboli quanto più la gente non coopera e nell'insieme la società non può avvalersi dei benefici della cooperazione. Vediamo infine la possibilità che l'azione collettiva venga effettuata anche qualora non tutti i membri di una stessa classe siano d'accordo, ma più semplicemente deve essere d'accordo un dato numero q detto quorum. Più si riduce il quorum, più diminuiscono le probabilità dell'azione collettiva. Il comportamento degli individui dipende quindi dalle dimensioni di q.
Capitolo 3. Alcuni concetti essenziali dell'economia pubblica normativa: efficienza ed equità
L'efficienza paretiana. Secondo Pareto l'efficienza va affrontata in termini di benessere degli individui. L'allocazione delle risorse di una data società è efficiente se non è possibile, mediante una sua modificazione, aumentare il benessere di almeno un individuo senza diminuire il benessere di qualcun altro. L'inefficienza è uno spreco: un sistema economico inefficiente non soddisfa come potrebbe le necessità degli individui. Per Pareto l'efficienza è costruita sulla base di due postulati:
- Il primo è l'individualismo. In base ad esso l'individuo è considerato essere il miglior giudice di se stesso e quindi la classificazione degli stati del mondo è effettuata in base alla classificazione effettuata dagli individui;
- Il secondo postulato concerne l'aggregazione, cioè la considerazione congiunta, delle preferenze individuali.
Il principio paretiano presenta tuttavia dei limiti. Ovvero non consente di valutare alcuna politica redistributiva. Il principio non accetta di giudicare il risultato di togliere un euro a un individuo ricco per darlo ad uno povero che muore di fame.
Il principio di compensazione di Kaldor-Hicks. Uno stato del mondo, o il risultato di una politica, A, può essere giudicato preferibile ad uno s...
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