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sociale (welfare state) che ha come obiettivo l’equità tra persone e

generazioni.

STABILIZZAZIONE

Teoria degli effetti macroeconomici della spesa pubblica e della tassazione a

sostegno del ciclo economico e dell’occupazione, la disoccupazione

rappresenta un fallimento del mercato.

La teoria del debito pubblico :

1) onere del debito, oggi impegno a maggiori imposte domani l’onere viene

trasferito tra le generazioni (D.Ricardo) forma di tassazione differita nel tempo

2) Limiti del debito, collasso debito pubblico / pil capire perché anche in periodi

di pace il debito pubblico può essere comunque elevato.

MICROECONOMIA RICHIAMI

Il consumatore razionale massimizza una funzione di utilità, dato un vincolo di

bilancio.

Funzione di utilità U=U(x ,x …x ) dove le x rappresentano i beni consumati e

1 2 n

U(.) è una funzione matematica che descrive come il consumo di questi si

converte in utilità. La forma della funzione U(.) dipende dalle preferenze del

consumatore.

Possiamo rappresentare le preferenze del consumatore con una curva

d’indifferenza: l’insieme di tutti i panieri di beni che danno al consumatore un

uguale livello d’utilità, tra i quali egli è indifferente. Il soggetto si comporta

come un homo economicus, l’utilità dipende solo dal proprio consumo.

Utilità marginale è l’incremento d’utilità ottenuto consumando un’unità

aggiuntiva di bene

Δu/∆x derivata parziale della funzione d’utilità rispetto ad x , tenendo costanti

1 1

le quantità di tutti gli altri beni. Al numeratore c’è la nuova utilità meno la

precedente diviso la variazione del consumo. L’utilità marginale di un bene si

ipotizza sia sempre decrescente: il consumo di ogni unità addizionale di un

bene da un incremento di utilità inferiore a quello dell’unità precedente.

Es. u(x ,x ) = √x *x = √x / 2√x

1 2 1 2 2 1

Le curve d’indifferenza hanno due caratteristiche :

• I consumatori preferiscono curve d’indifferenza più alte

• Sono sempre inclinate negativamente

U=U(x ,x ) lungo la curva d’indifferenza l’utilità con cambia dx /dx = SMS è

1 2 2 1 1,2

il prezzo “psicologico” che misura la disponibilità di scambiare un bene con

l’altro a parità di benessere quante unità in più di x per rinunciare ad una unità

2

di x . Il SMS è la pendenza della curva d’indifferenza: misura il tasso a cui un

1

consumatore è disposto a cambiare un bene con l’altro. Il SMS è decrescente

spostandosi sulla stessa curva d’indifferenza da sinistra verso destra.

I due elementi fondamentali alla base della scelta razionale del consumatore

sono il vincolo di bilancio e la struttura delle preferenze.

Le preferenze derivano dalla psicologia, il vincolo di bilancio è dato dal mercato

(prezzi e reddito), le variabili esogene nel modello sono prezzi e reddito mentre

quelle endogene le quantità di beni da consumare.

Y=P X + P X per trovare il paniere che massimizzi l’utilità occorre conoscere

1 1 2 2

anche il vincolo di bilancio

X = Y/P – P /P X dove P /P rappresenta la pendenza del vincolo di bilancio

2 2 1 2 1 1 2

ovvero il prezzo relativo di un bene rispetto all’altro. Nel punto di ottimo, la

curva di indifferenza è tangente al vincolo di bilancio e quindi tutto il reddito

viene speso: nel punto di ottimo si ha SMS = P /P

1,2 1 2

Se il prezzo di un bene cambia si hanno due effetti :

• Sostituzione modifica del paniere di consumo perché sono cambiati i

prezzi relativi, vi è una competitività fra i beni dagli stimoli del mercato

• Reddito modifico il paniere perché a parità di reddito monetario, è

cambiato il potere d’acquisto e sono diventato più ricco o povero

Beni normali sono quei beni la cui domanda aumenta se il reddito aumenta, se

aumenta il prezzo quindi di un bene normale la relativa domanda si riduce in

quanto si ha minore potere d’acquisto.

Beni inferiori sono quei beni la cui domanda diminuisce se il reddito aumenta,

un aumento del prezzo produce quindi un aumento della domanda per effetto

del reddito, mentre l’aumento del prezzo produce una diminuzione della

domanda per l’effetto della sostituzione, l’effetto complessivo è incerto.

Beni giffen hanno pendenza positiva (es.patate in carestia) all’aumentare del

prezzo aumenta la domanda perciò l’effetto di reddito più che compensa quello

di sostituzione.

L’elasticità è il rapporto tra la variazione percentuale della domanda e la

variazione del prezzo:

ἐ = (∆Q /Q ) / (∆P/P)

D D D

L’elasticità della domanda al prezzo è di solito negativa (salvo beni Giffen), non

è costante lungo una curva di domanda lineare. Se la curva di domanda è

lineare l’elasticità è 0 e la quantità non varia al variare del prezzo (domanda

perfettamente inelastica), se la curva di domanda è orizzontale, l’elasticità è

infinito e cambia infinitamente anche per una piccola variazione di prezzo

(domanda perfettamente elastica).

C’=w/PML il costo marginale sarà più elevato quanto più bassa sarà la

produttività marginale del lavoro, la curva di costo marginale ha quindi

pendenza positiva rispetto a Q.

L’impresa massimizza il profitto quando è massima la differenza tra ricavo

totale e costo totale R’=C’, in un mercato di concorrenza perfetta l’impresa

prende il prezzo come dato, la condizione di massimo profitto diventa quindi

p=C’ e la curva di costo marginale è la curva d’offerta dell’impresa.

Per trovare l’equilibrio di mercato se p>p*, offerta > domanda il prezzo deve

diminuire ; se p<p* offerta < domanda il prezzo deve aumentare.

Il benessere sociale rappresenta il guadagno netto che la società ottiene da

tutti gli scambi in un mercato e si compone di :

• Surplus consumatori il beneficio che i consumatori ottengono dal

consumo di un bene, eccedente il prezzo pagato. E’ l’area tra la curva di

domanda e il prezzo di mercato.

• Surplus produttori il beneficio che i produttori ottengono dalla vendita di

un bene, eccedente il costo di produzione. E’ l’area tra il prezzo di

mercato e la curva di offerta.

Passando da un’analisi di equilibrio parziale ad EEG si osserva lo studio della

scatola di Edgeworth perché variazioni del prezzo di un bene determinano

variazioni nella domanda di altri beni complementari o sostituti. L’impiego di

input nella produzione di un determinato output sottrae per definizione

l’impiego di quelli stessi input per produrre altri output. I mercati sono quindi

interconnessi. La scatola di Edgeworth è caratterizzata da un’economia di puro

scambio a due beni e due consumatori, gli scambi avvengono per

massimizzare l’utilità rispetto alla dotazione iniziale di risorse. I due

consumatori possono o consumare le dotazioni oppure scambiare i beni a loro

disposizione, lo scambio è sempre volontario quindi se avviene aumenta

sempre la propria utilità senza svantaggiare l’altro. Una volta disegnata la

mappa d’indifferenza dei due soggetti gli insiemi di punti (panieri di consumo)

che rappresentano un guadagno d’utilità per ciascun consumatore sono dati

dai punti che stanno su curve d’indifferenza più alte. Se esiste un insieme

comune a entrambi, c’è incentivo a scambiare perché lo scambio è

reciprocamente vantaggioso ossia aumenta l’utilità d’entrambi spostandosi in

un punto interno alla lente che si forma dall’intersezione delle due curve

A B

d’indifferenza. Se SMS ≠ SMS c’è spazio per la contrattazione e per uno

scambio vantaggioso per entrambi. Lo scambio non sarà più conveniente

quando A e B giungono in un punto della scatola in cui le rispettive curve

A B

d’indifferenza sono tangenti tra loro ovvero SMS = SMS . In tale punto non c’è

incentivo a scambiare in quanto il guadagno d’utilità di un consumatore

comporta la perdita d’utilità dell’altro. In ogni scatola di Edgeworth esistono più

punti pareto-efficienti il cui insieme individua la curva dei contratti su cui

A B

SMS =SMS , su tale curva i consumatori firmano lo scambio e consumano ciò

che hanno. Il punto d’arrivo sulla curva dei contratti (allocazione pareto

efficiente) dipende dalle dotazioni iniziali e dalle capacità contrattuali dei due

consumatori. L’efficienza non implica l’equità in quanto vi potrebbe essere in

base alle dotazioni iniziali un’allocazione efficiente ma che determina un

soggetto molto ricco e uno molto povero. Nell’economia 2x2 lo scambio

avviene sottoforma del baratto, non esistono quindi moneta, prezzo di mercato

e mercato stesso. Si può immaginare però un’economia di puro scambio che

abbia un riferimento istituzionale: il mercato di concorrenza perfetta. Lo

scambio ha carattere impersonale, ciascun consumatore dispone di un certo

reddito iniziale e ha di fronte prezzi dati dai beni di consumo. Dati i prezzi

sceglie di impiegare il reddito per massimizzare la propria utilità. Si può quindi

dimostrare che se valgono certe ipotesi, un mercato di concorrenza perfetta è

efficiente in senso di Pareto. Quando si parla di equilibrio economico e

implichiamo certe condizioni si ipotizza che le azioni di ciascun agente

economico siano sempre compatibili tra loro (se qualcuno vuole comprare, ci

deve essere qualcuno che vuole vendere). Nel caso di concorrenza perfetta si

parla di equilibrio economico parametrico perché la scelta di un singolo

agente non influisce e non è influenzata dalla scelta dell’altro.

ECONOMIA DEL BENESSERE

Studi sull’intervento pubblico nell’economia, obiettivi equità ed efficienza del

sistema con l’intervento dello Stato. Studi sviluppati a inizio del ‘900 in Regno

Unito. Negli anni ’30 L.Robbins avvia il filone degli studi e nel 1950 K.Arrow e

G.Debreu danno la spiegazione matematica.

Teoria positiva spiega le cause di un fenomeno economico, cerca di capire

perché la realtà è fatta in un certo modo. Nell’economia pubblica prova a

rispondere a domande come perché spese particolari sono gestite dallo stato?

Quali sono le cause della crescita del debito pubblico?

Teoria normativa individua gli obiettivi di politica economica e gli strumenti

idonei per il loro raggiungimento, l’analisi dello studio passa a come “dovrebbe

essere” la realtà introducendo problemi di carattere etico. Vengono cercati gli

strumenti più adatti per raggiungere la situazione idealmente desiderabile. Per

poter avanzare la teoria normativa occorre possedere la teoria positiva del

fenomeno (normativa presuppone la positiva) e basarsi su giudizi etici o di

valore. Robbins riteneva che la scienza si dovesse limitare a studiare aspetti di

mera efficienza esulando l’aspetto dell’equità in quanto esistono diverse visioni

di giustizia ed equità e quindi suggeriva di escludere i giudizi di valore (oggi

posizione minoritaria).

L’economia del benessere studia quali condizioni devono essere rispettate

affinché la società raggiunga il massimo benessere collettivo conseguendo un

ottimo sociale. Partendo da una data distribuzione iniziale di risorse e

accettando giudizi di valore minimali si individua un solo ottimo fra gli ottimi

grazie a un principio di equità.

L’economia del benessere si basa su alcuni presupposti filosofici :

• Individualismo metodologico : gli individui scelgono cosa è meglio per sé

secondo criteri egoistici (homo economicus)

• Visione non organicistica della società: visione del sistema dove società e

individui sono un tutt’uno e non esiste la società (M.Tatcher)

• Principio ottimo paretiano: c’è un miglioramento del benessere solo se

almeno un individuo migliora e nessuno peggiora.

Questi principi però sono stati oggetto di forte critiche :

Non sempre siamo razionali e agiamo su un orizzonte temporale a

 medio/lungo termine, a volte ci sono anche asimmetrie informative e si

prende distanza quindi dall’economia del benessere. Lo stato inoltre

potrebbe interferire sulle preferenze individuali prevalendo su queste.

Bene merito la collettività ritiene che debba essere consumato prevale

sulle scelte individuali

Protezione ambientale e valori comunitari su questi aspetti si da la

 precedenza alla comunità rispetto all’individuo.

Principio di carattere conservativo non vengono ammessi spostamenti di

 ricchezza se uno sta peggio anche se ricchissimo legittima lo status quo.

Le condizioni che conducono a un ottimo paretiano sono l’efficienza nella

produzione dei beni, nello scambio e del sistema (globale) rendendo compatibili

produzione e scambio.

Date le tecniche produttive la produzione efficiente si ha quando non esiste

alcuna alternativa per produrre con un determinato ammontare di input un

maggiore output. Non ci sono mai sprechi di risorse, la produzione efficiente è

compatibile con una molteplicità di combinazione di prodotti.

Lo scambio efficiente riguarda la distribuzione tra i consumatori di una data

combinazione di produzione: si ha quando non è possibile nessun altro scambio

che aumenti il benessere di un individuo a scapito di quello di un altro.

L’efficienza globale è la condizione che richiede la compatibilità tra efficienza

della produzione e dello scambio, per una data distribuzione iniziale di risorse,

da ciò si raggiunge una situazione di ottimo paretiano.

Un ottimo paretiano è una situazione in cui non è possibile, attraverso

modificazioni delle condizioni di produzione e scambio, migliorare il benessere

di un agente economico senza diminuire quello di un altro. Poiché le possibili

allocazioni iniziali sono infinite esistono infiniti punti ottimo-paretiani uno per

ogni allocazione iniziale che possono essere rappresentanti sulla frontiera

d’utilità che non è altro che una trasposizione della scatola di Edgeworth nello

spazio delle utilità. Qualunque punto della frontiera (first best) rappresenta

distribuzioni d’utilità che hanno caratteristiche di ottimalità in senso di pareto.

Un punto sulla frontiera dell’utilità non equivale all’altro, l’ottimo sociale può

essere definito se si fa ricorso a una funzione di benessere sociale.

W=W(U ,U ) rappresenta i giudizi di valore di una società sulla distribuzione

1 2

delle utilità e quindi rimanda alla teoria della giustizia distributiva. L’ottimo

paretiano è caratterizzato da : efficienza nella produzione e scambio,

accettazione del principio di Pareto, quello sociale : presupposti di valore (etica,

giustizia).

PRIMO TEOREMA DELL’ECONOMIA DEL BENESSERE (efficienza)

Date certe ipotesi (assenza di monopolio, esternalità, beni pubblici e

asimmetrie informative) un equilibrio di concorrenza perfetta è pareto-ottimale.

Da ciò è possibile spiegare la presenza della mano invisibile e l’intervento dello

Stato nell’economia nel caso si verifichino le ipotesi escluse.

Efficienza

Se il mercato non è perfettamente concorrenziale, l’intervento dello Stato è

giustificato per correggere l’esito del mercato e avvicinarlo alle condizioni di

concorrenza perfetta. Il mercato non è perfettamente concorrenziale in

presenza dei fallimenti del mercato.

Equità

L’efficienza paretiana è desiderabile, ma è un requisito debole in quanto apre lo

spazio a policy per una maggiore equità tra gli individui. Per trovare l’ottimo

sociale si deve utilizzare la funzione del benessere sociale che sintetizza le

preferenze dei singoli individui in una funzione comune con caratteristiche

cardinali o ordinali.

Funzione del benessere sociale

Permette di individuare un ottimo sociale sulla curva dei contratti forzando la

distribuzione iniziale delle risorse, esistono varie funzioni del benessere sociale:

Benthamiana (utilitarista) W=U +U , il benessere è dato dalla somma

• 1 2

delle utilità “la massima felicità per il maggior numero” secondo questa

funzione non c’è spazio per l’avversione alla disuguaglianza in quanto si

rileva solo le dimensioni del benessere e non la divisione (efficienza)

Ugualitaria U = U

• 1 2

Rawlsiana il benessere collettivo è massimo quando è massimo il

• benessere dell’individuo che sta peggio W = Min (U ) è una posizione

i

più vicina a quella ugualitaria, J.Rawls non ha mai parlato di funzione del

benessere sociale, è stato sintetizzata la sua teoria dagli economisti

dando importanza a chi sta in fondo alla scala dei patrimoni, l’utilità

dell’ultimo determina quindi il benessere della società “modello

dittatoriale”.

Per ogni funzione è possibile definire una mappa di curve d’indifferenza sociali

ovvero di allocazioni d’utilità che producono lo stesso livello di benessere.

Benthamiana rappresentata da una retta, fascio di rette con stesso coefficiente

angolare (45°), a parità di isoquanto si ha lo stesso benessere sociale, non

rileva la distribuzione dell’equità ma solo la somma. Per questa funzione però

una redistribuzione del reddito dal ricco al povero determina un guadagno di

benessere per la collettività in quanto la perdita del ricco è più che compensata

dal guadagno del povero.

Ugualitaria non ha una mappa di isoquanti ma è punti forme lungo la bisettrice,

ogni distribuzione al di fuori della bisettrice è inferiore anche se ha livelli di

utilità maggiori, viene accantonato il criterio di pareto-ottimalità basandosi solo

sull’equità e non sull’efficienza.

Rawlsiana filoso politico (Harvard) letteratura della giustizia distributiva :

• Contratto sociale pensiero anglosassone regole per stabilire la civile

convivenza all’interno di un’anarchia (Locks-Hobbs) per la società viene

prima la libertà poi la differenza

• Velo dell’ignoranza ciascuno quando firma il contratto sociale è sotto un

velo d’ignoranza in quanto nessuno sa chi sarà, si assume un

atteggiamento imparziale

• Avversione al rischio nello stilare il contratto tutti hanno un infinita

avversione al rischio di finire in fondo alla scala sociale.

• Principio della Libertà la massima libertà possibile per essere uguale agli

altri, libertà di base (voto, parole politica)

• Principio della Differenza in un sistema economico le differenze sono

ammissibili solo se vanno a vantaggio di chi sta peggio

Gli isoquanti sono fatti a forma di L che permette di rappresentare la regola del

max-min, quando questa teoria nel 1971 fu pubblica venne scambiata come

manifesto dell’ugualitarismo ma così si da un peso anche all’efficienza.

Oltre all’economia del benessere vi sono però anche altre teorie quali :

Commodity egualitarianism (egualitarismo specifico): questo principio

 afferma che la società dovrebbe assicurare che gli individui godano di un

insieme di soddisfazione di bisogno di base (diritti) ma oltre quel punto

non c’è necessità di redistribuzione.

Eguaglianza delle opportunità: la società dovrebbe assicurare che tutte le

 persone abbiano uguali opportunità di realizzazione, gli esiti finali sono

invece irrilevanti. Questa visione ha fatto molto breccia nel pensiero

politico (Tony Blair, laburisti U.K.)

Per individuare l’ottimo sociale bisogna cercare l’allocazione in cui la frontiera

delle utilità è tangente alla più elevata curva d’indifferenza sociale

raggiungibile. L’ottimo sociale soddisfa due criteri :

a. Efficienza economica: si trova sulla frontiera delle utilità, quindi

rappresenta il massimo benessere ottenibile da ciascun individuo dato il

benessere dell’altro

b. Un criterio d’equità, incorporato nella FBS adottata.

In generale l’ottimo sociale varia in base alla visione di FBS adottata.

Per arrivare all’ottimo sociale occorre introdurre il secondo teorema

fondamentale.

SECONDO TEOREMA DELL’ECONOMIA DEL BENESSERE (equità)

Ogni allocazione Pareto-efficiente può essere raggiunta con un equilibrio

concorrenziale mediante il ricorso a imposte o trasferimenti in somma fissa

(lump sum) che modificano le dotazioni iniziali degli individui e poi lasciando

operare liberamente i mercati. Le imposte lump sum non alterano il

comportamento degli agenti sul mercato. Il secondo teorema giustifica quindi

l’intervento pubblico per meri motivi di equità.

Le lump sum (imposte a somma fissa) sono imposte sul cui ammontare il

contribuente non può influire modificando i propri comportamenti, è un imposta

non discorsiva che quindi non fa perdere efficienza all’economia. Non ha effetti

di sostituzione ma solo effetti di reddito quindi non modifica i prezzi relativi. Un

esempio è dato dalla Pool Tax in U.K pagata sia da ricchi e poveri e non poteva

essere elusa.

Se valgono entrambi i teoremi fondamentali dell’Economia del Benessere non

c’è conflitto tra efficienza ed equità, la concorrenza genera quindi una

situazione di first best (ottimo paretiano) che utilizzando imposte/trasferimenti

in somma fissa passa a ottimo sociale realizzando la distribuzione desiderata

del benessere degli individui.

Nella realtà però non esiste un sistema di imposte/trasferimenti in somma fissa

in grado di svolgere i compiti redistributivi richiesti dal Secondo teorema

perché richiede informazioni troppo elevate e un’imposta fissa sarebbe iniqua.

Bisogna quindi commisurare le imposte al reddito o ad altri componenti

osservabili e misurabili che introducono distorsioni sui comportamenti

individuali provocando perdita di benessere. Così facendo tentativi di

correggere la distribuzione pareto efficiente producono inefficienza e si arriva a

soluzioni second best in cui c’è trade-off tra equità ed efficienza.

Esempi:

1) Se si introduce un’imposta molto progressiva sul reddito, i ricchi possono

reagire lavorando meno, riducendo il reddito nazionale o evadendo di più,

si riduce l’efficienza nel sistema.

2) Se si introduce una forte imposta indiretta sui beni di lusso la gente può

smettere di comprarli, chiudono le industrie che le producono e lo Stato

finisce per incassare un gettito fiscale minore di prima.

3) Sussidi contro la povertà possono ridurre l’offerta di lavoro dei poveri, il

sussidio cala all’aumentare del reddito

4) Aliquote d’imposta sui redditi da capitale possono scoraggiare l’offerta di

risparmio e quindi gli investimenti.

Le deviazioni dall’ottimo paretiano sono spesso imputabili alla presenza di

condizioni che modificano i prezzi relativi che emergono dall’equilibrio di

concorrenza perfetta. Quasi sempre le imposte o la regolamentazione pubblica

producono distorsioni nei prezzi relativi. Il trade off tra equità ed efficienza

nasce perché siamo in un mondo second best e abbiamo visioni alternative

dell’equità sociale, e utilizziamo strumenti discorsivi nel tentativo di migliorare

la situazione iniziale.

A.Okun “The big tradeoff” 1975 le società redistribuiscono reddito dal ricco al

povero in un secchio bucato dove durante il passaggio una parte del denaro va

perduto così. Per il trasferimento di 1€ dal ricco al povero quanti centesimi

siamo disposti a sprecare ?

Friedman: pochi centesimi, perché l’efficienza è prioritaria

Rawls: anche 99 centesimi, perché l’equità è prioritaria

Okun: fino a 60 centesimi

Non è sempre detto però che vi sia trade off tra equità ed efficienza infatti in

alcuni casi l’eguaglianza può influenzare positivamente l’efficienza :

• Eguaglianza e investimento in capitale umano: una distribuzione più

equa di reddito permette a un numero più alto di famiglie d’investire

sull’istruzione dei figli, aumentando il capitale umano nazionale e quindi

causando crescita economica.

• Eguaglianza e mercato di capitali: in società diseguali, ai poveri può

essere negato l’accesso al credito perché mancano garanzie. Se il credito

serve per intraprendere un’attività commerciale la mancanza di credito

rallenta la crescita.

• Eguaglianza e difesa della proprietà privata: lottare contro la povertà e

l’esclusione sociale può portare a ridurre la criminalità e quindi ad

aumentare il benessere e i costi per la difesa della difesa della proprietà

privata

• Agevolazioni alle imprese e mercati creditizi: agevolare con sussidi

un’impresa è discorsivo, ma può consentire maggior crescita nel medio

periodo allentando le inefficienze dei mercati finanziari (es. nel

reperimento dei capitali se di piccole dimensioni).

La somma dei surplus nel mercato è quindi massima solo in corrispondenza del

prezzo d’equilibrio della concorrenza.

L’adozione di un punto di vista individualistico, tipico dell’Economia del

Benessere, non permette di spiegare alcune forme d’intervento pubblico:

bene di merito (Musgrave 1959) bene di consumo per il quale lo stato

sovrappone paternalisticamente il proprio punto di vista a quello individuale,

imponendo comportamenti ispirati al desiderio di fare il bene del destinatario,

anche se questo non ne è persuaso. Si potrebbe quindi arrivare a teorizzare lo

Stato etico in cui tutti i cittadini devono obbedienza e che storicamente è stato

supporto ideologico a dittature (G.Orwell 1984). Ma i pericoli non devono

scoraggiare: la presenza d’ interferenze nelle preferenze individuali è

fatalmente diffusa nella vita sociale e diffuso anche nei rapporti di mercato,

non solo quando si discute dell’intervento pubblico nell’economia, basti

pensare al ruolo della pubblicità in grado di indurre a comportamenti strani

consumo e risparmio. FALLIMENTI DI MERCATO

Il mercato fallisce per :

• Difficoltà di realizzare un accordo potenzialmente vantaggioso per tutti

• Mancanza di controllo pieno sui beni e sul modo di utilizzarli

• Mancanza o incompletezza delle informazioni necessarie per lo scambio

BENI PUBBLICI

1800-1900 teoria dei beni pubblici, nasce da economisti italiani, francesi e

tedeschi. Ricca Salerno e Mazzola. Nel 1890 ne vengono definite le

caratteristiche e le modalità di fornitura efficiente da Dupuit e Sax (tedeschi).

Moderna teoria dei beni pubblici P.Samuelson sono beni non rivali che

possono essere consumati simultaneamente da più soggetti, se cambia la

tecnologia un bene non rivale potrebbe diventare rivale, dipende dalla

tecnologia presente nel sistema nel periodo. Se viene introdotta una modalità

che impedisce l’accesso a un soggetto rispetto a un altro si perde la non

rivalità (es. abbonamento Pay TV Sky). La quantità complessiva dei beni privati

è data dalla somma delle domande manifestate dai consumatori, per il bene

non rivale X=X =X si ha un’offerta congiunta e viene consumato da tutti nella

A B

stessa misura.

Nel 1940 Bowen procede ad un’analisi grafica comparata tra bene pubblico e

bene privato.

Bene rivale

La curva di domanda di mercato è data dalla somma orizzontale della quantità

dato un certo prezzo. Con p=0 la quantità è data da q +q , sopra alla domanda

A B

di A solo B domanda il bene, la curva di mercato parte dal prezzo max fino

all’altro prezzo max che è disposto a pagare A, dopo diventa domanda

congiunta sommando orizzontalmente le domande di A e B.

Bene non rivale

La curva di domanda aggregata è data da una quantità fissa e dalla somma

verticale dei prezzi che i consumatori sono disposti a pagare. Nell’equilibrio si

ha la stessa quantità consumata a prezzi differenziati, non viene considerato

l’intervento dello Stato il mercato di concorrenza perfetta dovrebbe funzionare

così per essere efficiente. C’=p=Vm + Vm

A B

La valutazione marginale del bene dipende dal SMS dei consumatori dato il

vincolo di bilancio e corrisponde al prezzo che sono disposti a pagare per

consumare il bene non rivale.

Un bene di consumo è non escludibile quando non è impossibile impedire a

un soggetto il consumo di un bene, si basa su un fondamento tecnologico un

bene per essere pubblico deve avere le caratteristiche di non rivale e non

escludibile. Il bene è rivale ?

Sì No

Beni tariffabili

Bene è Sì Beni privati (Pay TV)

escludibile ? N Beni comuni (pesci del Beni pubblici

o mare)

Beni privati: rivale perché il consumo impedisce ad un altro di consumare lo

stesso bene, è anche escludibile perché è facile escludere con un prezzo altri

dal consumo.

Beni tariffabili: non rivale perché una volta superato il meccanismo

d’esclusione aggiungere uno spettatore davanti alla TV non costa nulla, è ad

esclusione però perché occorre pagare l’abbonamento.

Beni comuni: perché il consumo non può essere simultaneo ma tutti possono

usufruire di quel bene

Dall’analisi dell’equilibrio di mercato in presenza di un bene pubblico quanto è

maggiore il beneficio che il consumatore dichiara tanto maggiore sarà il prezzo

personalizzato a suo carico. Si ha quindi un incentivo a sotto dichiarare la

propria preferenza per il bene pubblico attraverso un comportamento

opportunistico free rider, il mercato fallisce perché si produce una quantità di

bene pubblico minore di quella che massimizza il benessere sociale.

Il free riding è causato dalla non escludibilità perché gli individui non hanno

interesse a rivelare la proprie valutazioni marginali dei beni, se il bene fosse

escludibile non vi sarebbe il problema del free riding, quindi non ci può essere

per beni privati.

L’intervento dello Stato richiede la determinazione dell’offerta efficiente

attraverso il meccanismo del voto a maggioranza che è però un meccanismo

molto imperfetto e può portare anche ad un equilibrio non efficiente.

ESTERNALITÀ

Costituiscono una tipologia di fallimento del mercato che deriva dalla

mancanza di controllo pieno sulle risorse.

Si genera una esternalità se il profitto di un produttore o l’utilità di un

consumatore sono direttamente influenzati dalla decisione di produzione o di

consumo di un altro soggetto e tale effetto non è valutato o compensato. Non

ha quindi un prezzo di mercato, l’esternalità può avere un valore positivo o

negativo.

Se l’output dell’impresa A inquina il processo di produzione dell’impresa B:

C =C (Q ,Q )

B B B A

Al crescere dell’output dell’impresa A crescono i costi di B, si crea quindi un

costo marginale esterno (CMAE) sul mercato concorrenziale in cui il prezzo è

dato. Secondo le condizioni di Pareto-efficienza se un bene produce effetti

negativi, il B’ è dato dal prezzo, mentre il costo marginale sociale (totale) è

dato dalla somma del costo marginale interno sostenuto dal produttore e dal

costo marginale esterno subito dal soggetto inquinato, diventa quindi efficiente

la quantità che eguaglia il B’ sociale con C’ sociale.

B’ = C’ +C’

int est

Se l’impresa A interna lizza l’effetto esterno si individua una nuova funzione di

costo che porta a una quantità d’equilibrio inferiore. Se l’impresa non

internalizzasse i costi ci sarebbe un eccesso di produzione, per l’economista è

sufficiente dare un prezzo all’inquinamento anche se questo rimane.

Per fronteggiare le esternalità sono stati avanzati diversi rimedi sia di carattere

pubblico che privato:

• Produzione pubblica

• Fusione delle imprese

• Diritti d’inquinamento trasferibili

• Regolamentazione (quantità)


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher paolo.imola93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia pubblica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Toso Stefano.

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