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La pendenza del vincolo di bilancio rappresenta un prezzo relativo di un periodo rispetto all’altro.

Se rinunciamo a un euro oggi domani possiamo consumare (1+r) ovvero otteniamo un premio per la

nostra pazienza dato dai mercati finanziari. −1 1+r)

=−(

1 /(1+r )

In P e solo in P vale – (1+r) = SMS

1) IMPOSTA PROPORZIONALE SUL REDDITO (aliquota costante t)

t : C = R (1-t) - S

1 1 1

t : C = (R + rS) (1-t) + S

2 2 2

r’ = (1-t) r tasso al netto dell’aliquota d’imposta

[ ]

C R

9

2 2

C R

+ = + (1−t )

1 1

1+ r ' 1+r ' 1−t)

( ) ( )(

(1−t )

La nostra pazienza è meno remunerata in quanto viene decurtato il tasso r. Il risparmio è meno

remunerato che senza imposta in quanto paghiamo l’imposta anche sugli interessi. Si può

dimostrare che le intercette del nuovo vincolo di bilancio sono più basse di quelle precedenti in

quanto la loro pendenza sarà pari a – (1+r’) < - (1+r)

2) IMPOSTA PROPORZIONALE SULLA SPESA

t : C = (1-t) (R – S)

1 1 1

t : C = (1-t) [R + S (1+r)]

2 2 2

C R

2 2

C 1−t R

=( )

+ ( + )

1 1 1+ r

( )

(1+r )

La pendenza del vincolo è pari a –(1+r) che è una retta parallela al vincolo di bilancio iniziale,

un’imposta così lascia inalterato il prezzo relativo e risulta quindi meno discorsiva.

L’imposta sul reddito ha effetti di reddito e sostituzione mentre quella sulla spesa ha solo effetto di

reddito. I due effetti hanno segno opposto perché l’imposta proporzionale al reddito riduce il valore

del risparmio incentivando il consumo. L’effetto di reddito più che compensa quello di sostituzione

alla fine. Dipende dall’entità dell’effetto di sostituzione se produce distorsioni rilevanti o

trascurabili in base alla funzione adotatta.

PROBLEMI DI DISEGNO DELL’IMPOSTA PERSONALE SUL REDDITO: LA SCELTA

DELLA BASE IMPONIBILE

L’IRPEF assorbe circa l’11-12% del PIL ed è un imposta personale sul reddito il reddito entrata è un

raffinamento del reddito prodotto ovvero con una base imponibile più ampia. Il reddito-spesa è un

modello particolare senza applicazioni nella realtà e sostenuto da vari economisti, l’imposta grava

solo sul reddito consumato esentando il risparmio. Il reddito è la manifestazione più immediata

della capacità contributiva :

FONTI

Da lavoro (dipendente e autonomo)

1. Da capitale ( immobile e finanziario)

2. Plusvalenze / Minusvalenze

3. Entrate occasionali (straordinarie)

4. REDDITO PRODOTTO

n

RP= Y i

i=1

Redditi ricavati a fronte della partecipazione a un attività produttiva. Teoria classica: terra, lavoro e

capitale somma dei fattori produzione ovvero salari, profitti e rendite secondo la teoria capitalista.

Coincide con il valore aggiunto di un’economia, adottato da tutti gli Stati avanzati tra il 1850 e la

fine della prima guerra mondiale. Il problema è che esclude le fonti di reddito 3) e 4) in quanto non

fanno parte dell’attività produttiva, la base imponibile non è abbastanza ampia.

REDDITO ENTRATA

n

∑ Y CG+ AE

ℜ= +

i

i=1

Definizioni reddito-entrata:

• Simon ammontare massimo di risorse che può essere potenzialmente consumato in un dato

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periodo di tempo garantendo alla fine del periodo la stessa situazione patrimoniale

dell’inizio periodo (massimo consumo potenziale)

• La somma del consumo e la variazione del valore patrimoniale in un dato periodo di tempo

ℜ=C+(W −W ) consumo effettivo + risparmio al tempo t

t−1

La differenza tra le due definizioni anche se sembrano uguali sta tra il consumo potenziale e quello

effettivo.

Problemi applicativi del modello Reddito Entrata

L’ambizione all’includere tutte le fonti richiede come imputare al contribuente le plusvalenze nette

in quanto sono di difficile imputazione essendo consumo potenziale. Quantificare le plusvalenze

significa tener conto anche delle plusvalenze maturate oltre che quelle realizzate (es. immobile non

venduto di proprietà che ha raddoppiato il proprio valore). Per Simon bisogna tassare anche le

plusvalenze maturate ma è difficile quantificarle in momenti diversi dall’acquisto, il legislatore ha

fatto una via di mezzo in quanto ha valutato le plusvalenze nette all’interno dell’IRPEF solo al

momento del loro realizzo. REDDITO SPESA

Si contrappone il reddito entrata in quanto distingue il reddito in base agli usi. Questo modello

critica l’inclusione nella base imponibile del risparmio in quanto la migliore base imponibile è data

dalla quota di reddito effettivamente consumata (J.S.Mil; I.Fisher, L.Enaudi, N.Kaldor, J.Meade).

James Meade negli anni ’70 presidiò in Inghilterra una commissione per installare questo modello

ma non fu mai recepito dal legislatore (1978) RS = C t

Per i teorici del reddito spesa si ritiene che la miglior base imponibile sia il consumo effettivo, per il

reddito entrata invece è il consumo potenziale. Ciò implica un giudizio di valore il risparmio

potrebbe essere visto come un atto virtuoso e quindi non soggetto a tassazione, dovrebbe essere

tassato il contributo alla distruzione di risorse e non alla creazione di patrimonio.

Problemi applicativi del modello Reddito-Spesa

Per tassare il consumo si potrebbe tenere tutti gli “scontrini” per determinare l’importo della base

imponibile ma il monitoraggio di ogni singola spesa per il consumo di ogni contribuente risulta

impossibile da attuare. (W-W ) + C = ∑Y + CG

t-1

(W-W ) + C = RP + CG

t-1

C = RP + CG - (W-W )

t-1

Se teniamo conto che RP – C = S

C = RP – S

Questa espressione ci permette di fare un’osservazione importante: invece che tenere gli “scontrini”

basta monitorare il risparmio e poi sottrarlo al reddito totale prodotto. L’idea di Meade era proprio

quella della creazione di “conti registrati di risparmio” per monitorarlo in modo da poter tassare il

consumo, per fare ciò però era necessario che tutto il risparmio degli individui fosse classificato e

registrato in un conto. Risultò di difficile realizzazione ma a livello teorico è lampante registrare il

risparmio in quanto è ogni volta che il soggetto si astiene di consumare il reddito, il prelievo per

consumo deve essere registrato in modo che il saldo netto definisca il risparmio. Il modello tassa le

plusvalenze solo quando queste vengono consumate e bypassa il problema del modello reddito

entrata.

Tassare il reddito entrata alla Simon produceva un fenomeno di doppia tassazione del risparmio

(L.Einaudi) in una prospettiva di ciclo di vita il modello reddito spesa è preferibile al modello

reddito prodotto-entrata perché non soffre del problema della doppia tassazione del risparmio. Il

modello RP e RE discriminano il soggetto risparmiatore in quanto viene tassato due volte : nel

periodo in cui produce il risparmio e in futuro nel periodo in cui i frutti sono sottoposti a tassazione

come redditi da capitale. Il consumo nel ciclo di vita dell’individuo parsimonioso implica una

doppia tassazione e si ha quindi un trattamento privilegiato per chi consuma.

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In valore attuale i due soggetti pagano d’imposta nel ciclo di vita:

P

t=0,2 r=0,05 Y=100 T = 20

Scialacquatore = 20 + 0 = 20

Parsimonioso = 20 + (0,8/1,05) = 20,7

Chi risparmia nel ciclo di vita ha un trattamento penalizzante rispetto a colui che risparmia meno.

Questa affermazione però è valida solo in base alle ipotesi che si assumono come orizzonte

temporale, nel ciclo di vita ha ragione Einaudi ma non è ragionevole prendere una prospettiva

temporale così lunga. Ragionando per singoli periodi (anno) è giusto che chi percepisce un reddito

paghi un’imposta a differenza di chi non ne ha affatto, per tanto è giusto che il soggetto

parsimonioso paghi più imposte nel secondo periodo e quindi in totale nel ciclo di vita. Il modello

RP e RS sono coincidenti se si esenta dalla tassazione il risparmio oppure se si esenta dalla

tassazione i redditi da capitale si ha il medesimo trattamento fiscale T=20 per entrambi i soggetti. I

due modelli coincidono se nell’ipotesi di RP i redditi da capitale sono esenti da tassazione quindi

vengono tassati solo i redditi da lavoro.

Critiche fondamentali al modello reddito-spesa:

1) il modello reddito spesa viola la discriminazione qualitativa dei redditi in quanto i redditi da

lavoro dovrebbero avere un peso fiscale minore in quanto è più faticoso ottenerli. I redditi da lavoro

sono frutto di un capitale che non possiamo lasciare in eredità e hanno quindi carattere temporaneo.

2) il modello reddito spesa comporta una distribuzione strana sul ciclo di vita dell’onere

dell’imposta in quanto graverebbe sul contribuente nelle prime fasi di vita e da anziano proprio

quando è più fragile, il profilo intertemporale non è soddisfacente in quanto grava sul contribuente

nella sua fase di maggior bisogno.

Per questi motivi il modello RS non ha mai trovato applicazione e ci si è ispirati sempre al modello

RP-RE.

In Italia è oggi vigente una forma ibrida in quanto si esenta il risparmio previdenziale obbligatorio

(contributi sociali versati all’INPS) e una parte di reddito che non rientra nella base imponibile

IRPEF. L’aliquota contributiva è circa del 32-33% e in parte è data dal lavoratore e in parte dal

datore di lavoro. Il modello RS ha comunque influenzato le scelte del legislatore in quanto il

risparmio viene tassato solo quando si trasforma in consumo, vi è anche una forma di esenzione

per il risparmio privato (fondo pensione) che possono essere portati in detrazione dall’IRPEF in

una certa quota.

Evoluzione storica:

Il reddito spesa non ha mai trovato attuazione. I sistemi europei hanno adottato il modello RP negli

anni ’50-’60 per poi trasformarlo verso il modello RE negli anni ’70-’80 secondo la regola aurea di

abbassare le aliquote e il numero di scaglioni e allargare le basi imponibili in direzione del modello

reddito entrata, si è riusciti a ridurre aliquote e scaglioni ma non si hanno avuti grandi risultati.

Negli anni ’90 alcuni paesi scandinavi sono passi a forme di tassazione del reddito duale adottando

concetti dal modello reddito spesa tassando i redditi da capitale ad un’unica aliquota marginale che

risulta essere la più bassa di quelle dei redditi da lavoro trattando quindi il risparmio in modo più

agevolato, ciò fu attuato per evitare la fuga di capitali verso l’estero. Si tassano meno le fonti di

reddito più mobili per evitare effetti distorsivi, si è quindi guardato più all’efficienza che all’equità,

in Italia i redditi da capitale possono essere tassati ad aliquote diverse a seconda del tipo di capitale

(c/c 20%, Bot 12,5%). TRATTAMENTO FISCALE DELLA FAMIGLIA

Studio del problema della scelta dell’unità impositiva della tassazione se l’individuo o la famiglia

secondo criteri di valutazione d’equità ed efficienza.

Gli obiettivi dell’imposta dovrebbero essere :

• Neutralità nei confronti delle scelte matrimoniali

• Neutralità nei confronti delle decisioni in materia di offerta di lavoro, si hanno comunque

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effetti distorsivi ma dovrebbero essere limitati al massimo

Ugual trattamento alle famiglie con ugual capacità contributiva (equità orizzontale)

In ambito Europeo si hanno scelte confuse: in Germania è stato adottato un regime opzionale, in

USA e Francia si tassa la famiglia ma la maggior parte dei paesi OCSE tassano l’individuo. Italia ha

avuto l’oscillazione del policy maker dapprima verso la famiglia 1974 per poi adottare una

tassazione individuale (1976) nell’IRPEF, l’evidenza empirica non ci da comunque una soluzione

chiara in quanto il problema fondamentale nel confronto tra le due unità è dato dalla progressività

dell’imposta. scaglioni t m

0-15 19%

15-30 27%

30-60 34%

60 < 40%

I) tassazione individuale

Y = 25 Y = 40 se A e B si sposano e la tassazione è individuale

A B

T = 0,19(15) + 0.27(10) = 5,55

A

T = 0,19(15) + 0.27(15) + 0,34 (10) = 10,3

B

T + T = 15,85 t = 15,85 / 65 = 24,38%

A B a

Se A e B avessero deciso di non sposarsi l’imposta pagata sarebbe stata la stessa, tassare l’individuo

è neutrale nei confronti delle scelte matrimoniali.

II) Se invece si fosse tassata la famiglia si deve adottare il principio del cumulo dei redditi :

Y = 65

A+B

T = 0,19(15) + 0.27(15) + 0,34 (30) + 0,40(5) = 19,10 t = 19,10/65 = 29,38%

A+B a

In questo caso A e B avrebbero avuto convenienza a non sposarsi in quanto pagano di più a causa

della cumulazione dei loro redditi e dell’imposta progressiva rispetto a quanto avrebbero pagato se

non fossero stati sposati. Tassare la famiglia disincentiva il matrimonio (marridge tax) se l’imposta

fosse proporzionale al reddito il problema non esisterebbe.

2) A e B si sposano il reddito di A incrementa di 5 ∆Y = 5, Anna potrebbe lavorare di più, in caso

A

di tassazione individuale Anna con reddito pari a 30 pagherà 27% mentre nel caso di tassazione

famigliare il reddito pari 70 verrà tassato al 40%. Tassare la famiglia comporta un maggior

disincentivo all’offerta di lavoro. Tra le due unità impositive quella preferibile è l’individuale se

vogliamo incentivare l’offerta di lavoro femminile è meglio tassare l’individuo in quanto la donna

rappresenta l’offerta di lavoro al margine.

3) Si considerino tre famiglie con ugual reddito ma distribuzione diversa.

Y = Y = 35 / Y =20; Y = 50 / Y =0 Y =70

A B A B A B

Se reputiamo che queste tre famiglie abbiano la stessa capacità contributiva vorremmo che

pagassero uguali imposte.

Tassazione individuale : 1) 17,2 ; 2) 17,9; 3) 21,1

Tassazione familiare: 1) = 2) = 3) = 21,1

In caso di tassazione individuale la famiglia monoreddito è svantaggiata rispetto alla famiglia bi

reddito (distorsione familiare) per cui vengono penalizzate le famiglie in cui il reddito è più

concentrato in un soggetto. Con la tassazione familiare conseguiamo l’obiettivo di equità

orizzontale.

Come è possibile correggere il problema della famiglia monoreddito nell’IRPEF?

Prevedendo detrazioni per il coniuge a carico per evitare la distorsione familiare e tenere conto

delle caratteristiche della famiglia ricorrendo a deduzioni e detrazioni.

Quanto dovrebbe essere l’importo della detrazione ?

C’è spazio per qualunque posizione in quanto la famiglia bi reddito deve acquistare servizi sul

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mercato (pulizia, mangiare) e quindi si accolla di spesa che la famiglia monoreddito non deve

sostenere in quanto non ha un soggetto che si faccia carico delle faccende domestiche. Occorre poi

anche interrogarsi se Anna non lavori per scelta oppure perché è in una zona geografica con

elevata disoccupazione e vorrebbe lavorare. Non è semplice risolvere il problema, risulta difficile

quindi dire che le due famiglie abbiano la stessa capacità contributiva nonostante abbiano lo

stesso reddito.

Come trattare fiscalmente in modo equo famiglie di differente numerosità a parità di reddito

familiare ?

Sorge quindi un problema di distorsione demografica a cui possono essere posti però correttivi

come: 

Tassazione individuale detrazioni per figli a carico

1. 

Tassazione familiare splitting o quoziente familiare

2.

I figli sono dei beni di consumo privati e quindi non ha natura di bene pubblico, per questo si

ritenga che se voluto va mantenuto e la scelta segnala un’ottimalità secondo razionalità in quanto

da un maggior benessere; in questo caso la detrazione dovrebbe essere pari a 0. Se invece si crede

che il figlio sia un bene pubblico per la collettività anche per chi non ce l’ha allora al società

giustifica le detrazioni, in base quindi alle ipotesi di base che diamo arriviamo a conclusioni

differenti. SPLITTING (USA)

Serve per correggere la marridge tax e distorsione demografica in modo relativo, sia lo splitting che

il quoziente familiare fanno capo a una formula generale:

Y +Y

A B

T =q(T )

FAM q

Per lo splitting q=2 si divide il reddito familiare correggendo la marridge tax e la distorsione

geografica si focalizza sul problema sigle e coppie non tiene conto di eventuali figli.

Y +Y

A B

T =2T ( )

FAM 2

Con lo splitting la famiglia che ha fabbisogni maggiori del single paga meno abbattendo la

progressività dell’imposta. QUOZIENTE FAMILIARE (FRANCIA)

Per tenere conto della presenza di figli in Francia e in Lussemburgo è vigente il quoziente familiare

che abbatte la distorsione familiare fortemente attribuendo agli adulti valore 1 e ai minori valore 0,5

traducendo quindi q in numero di adulti in bisogni. Il reddito familiare viene quindi diviso per q,

risulta decisiva la scelta dei valori dei pesi adulti e minori in quanto tanto è più basso il rapporto

tanto più è depotenziata la progressività dell’imposta.

In Italia si assiste al dibattito da quasi 20 anni, nel 1992 venne concessa la facoltà al governo di

passare al quoziente familiare grazie a legge delega ma questa fu fatta decadere. Ci furono molti

altri momenti con diverse campagne elettorali di partiti di centro-destra facendo capo alla

presenza dei figli ma il quoziente non è mai stato implementato per due motivi:

1) molte situazioni mettono in evidenza la perdita di gettito fiscale in quantità consistenti

2) il quoziente familiare va a vantaggio delle famiglie medio-ricche e non contrasta la povertà ma

un solo incentivo a fare più figli. Va a vantaggio delle famiglie ricche perché viene abbattuta di

molto la progressività, la famiglia povera non vede abbassarsi l’aliquota media e marginale perché

non ne esistono di più basse e quindi si ha un effetto nullo e quindi non può essere considerato

come strumento al contrasto della povertà.

• Si deve considerare che assumere la famiglia come unità implica la massima coesione nelle

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decisioni di consumo e risparmio dettate da un “dittatore benevolente” tanto più la

condizione della famiglia è agiata.

• Ciascun membro della famiglia adulto può decidere la destinazione delle risorse che entrano

nel reddito familiare

IRPEF (IMPOSTA SUI REDDITI DELLE PERSONE FISICHE)

È un’imposta personale e progressiva che colpisce i redditi delle persone fisiche, le viene affidato il

compito di realizzare la progressività nel sistema tributario italiano dalla Costituzione. L’Irpef è un

modello ibrido in quanto è a metà tra una nozione di reddito prodotto e reddito entrata (plusvalenze

e entrate straordinarie sono incluse limitatamente), sono inoltre presenti elementi di tassazione del

reddito spesa (risparmio previdenziale, redditi da capitale). L’unità impositiva è l’individuo e sono

soggetti passivi d’imposta i residenti per i redditi di fonte interna e di fonte esterna e i non residenti

per i redditi di fonte interna. Il presupposto dell’imposta è il possesso di redditi in denaro o natura

rientranti nelle categorie previste dalla legge.

BASE IMPONIBILE : Reddito complessivo – Deduzioni (oneri deducibili) = Reddito imponibile

Sono esclusi dalla base imponibile i redditi assoggettati a regimi sostitutivi (attività finanziarie), a

tassazione separata (arretrati stipendi, Tfr), e i redditi esenti (pensioni sociali, assegni familiari,

borse di studio)

Il reddito complessivo si determina sommando i redditi di sei differenti categorie, i redditi di

ciascuna categoria sono determinati distintamente secondo regole proprie.

Categorie redditi:

A) fondiari; B) da capitale; C) da lavoro dipendente; D) da lavoro autonomo; E) d’impresa; F)

diversi

N.B non tutti i redditi che a pieno titolo rientrano nelle sei categorie precedenti rientrano

effettivamente tra quelli che concorrono a formare la base imponibile Irpef, alcuni sono infatti

soggetti a regimi sostitutivi

1) redditi fondiari

- redditi da terreni :

a) dominicale (fondiario);

b) agricolo (imprenditore agricolo)

– redditi da fabbricati

a) non locati (rendita aumentata di 1/3); 15

b) locati (deduzione forfettaria -15% canone), (-30% per contratti convenzionati) in alternativa il

contribuente può optare per una cedolare secca sui redditi da locazione con aliquota 21%, 15% se

convenzionato, risulta conveniente per i contribuenti che hanno un alta aliquota marginale

dell’Irpef.

Devono essere iscritti al catasto, con attribuzione di una rendita. Sono esclusi quelli che concorrono

a formare il reddito d’impresa in quanto confluiscono nel reddito d’impresa stesso. Entrambi questi

redditi sono determinati sulla base delle rendite catastali è un reddito normale (figurativo), le rendite

catastali vengono aggiornate raramente e non riflettono quindi il valore di mercato si ha quindi un

erosione della base imponibile.

2) redditi da capitale

Sono i redditi derivanti dall’impiego di capitale finanziario, diversi da quelli conseguiti

nell’esercizio dell’impresa. Se percepiti da persone fisiche, non vanno quasi mai a far parte della

base imponibile Irpef ma sono assoggettate a imposta sostitutiva con aliquota 12,5% o 27%. L’unica

eccezione è data dai dividendi distribuiti dalle società di capitali se si detiene una partecipazione

qualificata.

3) redditi da lavoro dipendente

Sono tutti i compensi in denaro e in natura percepiti nel periodo d’imposta in dipendenza del

rapporto di lavoro (al netto dei contributi obbligatori). La definizione del reddito è molto ampia,

sono equiparati ai redditi da lavoro le pensioni di ogni genere e gli assegni equiparati alle pensioni.

Gli assegni al nucleo familiare non vengono tassati nell’Irpef, i redditi assimilati a quello di lavoro

dipendente sono: compensi co.co.co, compensi attività professionale intra-muraria, rendite da fondi

pensioni e rendite in dipendenza di contratti di assicurazioni sulla vita. Il reddito da lavoro

dipendete è un reddito effettivo di cassa è al lordo delle spese di produzione, si tiene conto di queste

favorendo una detrazione più alta rispetto a lavoro autonomo o reddito da pensione. I datori da

lavoro e gli enti previdenziali agiscono come sostituti d’imposta effettuando un prelievo alla fonte e

scongiurando l’evasione fiscale.

4) reddito lavoro autonomo

Sono redditi che derivano dall’esercizio di arti e professioni, per professione abituale, anche se non

esclusiva e redditi derivanti dalla utilizzazione economica di opere d’ingegno, brevetti industriali

ecc… Il reddito di lavoro autonomo è un reddito effettivo di cassa, al netto delle spese di

produzione è dato dai compensi percepiti nel periodo d’imposta meno le spese sostenute nello

stesso periodo. Il legislatore ha attuato molte regole per la determinazioni dei costi al fine di evitare

elusioni. Imprese, lavoratori autonomi e amministratori di condominio, al momento del pagamento

di compensi a loro favore operano una ritenuta alla fonte con obbligo di rivalsa, questa è una

ritenuta alla fonte a titolo d’acconto nella misura fissa del 20%.

5) redditi d’impresa

Redditi che derivano dall’esercizio dell’impresa commerciale, ai fini Irpef ha valenza solo il reddito

prodotto da imprenditori individuali o società di persone, la base imponibile è costituito dall’utile

netto risultante dal conto economico. A differenza dei redditi da lavoro, i reddito imponibile

d’impresa è misurato con riferimento a un criterio di competenza e non di cassa.

6) redditi diversi

Comprendono categorie di redditi non riconducibili alle categorie precedentemente esaminate, è

importante distinguere tra:

a) plusvalenze derivanti dall’impiego di capitale finanziario e proventi dei prodotti derivati (che

sono in genere tassati)

b) altre plusvalenze (tassati solo in casi specificati dal legislatore)

N.B le plusvalenze e gli altri redditi diversi che derivano dall’impiego di capitale finanziario nono

sono sottoposti ad Irpef ma a regimi sostitutivi nell’ambito della tassazione delle attività finanziarie

Nella categoria a) rientrano:

- plusvalenze relative a partecipazioni sociali solo quelle qualificate parzialmente incluse

- plusvalenze relative a titoli non partecipativi, valute e metalli preziosi

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- redditi conseguiti mediante contratti derivati ed altri contratti a termine

Reddito complessivo –

Deduzioni

= Reddito Imponibile

Applicazione della scala delle aliquote

= Imposta Lorda –

Detrazioni

= Imposta Netta

Deduzioni tradizionali

- Contributi previdenziali e assistenziali obbligatori (versati a fondo pensione da lavoratori

autonomi) sono coerenti con un modello di tassazione reddito spesa. In un modello di tassazione di

tipo reddito entrata (RE) sono tax expenditures

- rendita catastale immobile adibito ad abitazione principale

- liberalità (entro limiti stabili per legge)

- spese mediche e di assistenza specifica per portatori di handicap, assegni al coniuge, oneri

contributi obbligatori per domestici e servizi di cura

Tutte queste deduzioni permetto la personalizzazione dell’imposta

Scala delle aliquote

La riduzione del numero di scaglioni e delle aliquote marginali più elevate, la progressività è stata

recuperata attraverso il riconoscimento di più elevate detrazioni e deduzioni (modello flat-rate

1974 32 scaglioni (t 10-82%)

m

1983 Riduzione a 9 scaglioni

1989 Riduzione t max a 50%

m

2002 5 scaglioni (t 18-45%)

m

2007 5 scaglioni (t 23-43%)

m

Scaglioni in € Aliquota marginale (%)

0-15.000 23,0

15.000 – 28.000 27,0

28.000 – 55.000 38,0

55.000 – 75.000 41,0

Oltre 75.000 43,0

rivisto). Le detrazioni sono diverse a seconda della tipologia di reddito (tre diverse scale di

progressività) e in ragione dell’età per aiutare i soggetti in situazioni di necessità e maggior bisogno.

Le aliquote non comprendono l’addizionale regionale obbligatoria dello 0,9% e regioni e comuni

possono introdurre addizionali Irpef entro limiti stabiliti dalla legge.

L’imposta netta è nulla se le detrazioni spettanti superano l’imposta lorda, dal 2008 in alcuni casi la

detrazione non fruita è rimborsata (detrazione per nuclei familiari con almeno 4 minori e canoni di

locazione).

Detrazioni

a) detrazioni per fonte di reddito

Scaglioni in € t (%) t eff.(%)

m m

0-8 23 0

8-15 23 30,17

15-28 27 30,35

28-55 38 41,35

55-75 41 41

>75 43 43

hanno come finalità la discriminazione qualitativa dei redditi, contribuire al disegno della

progressività, tenere conto delle spese di produzione del reddito e presumono l’evasione fiscale

sono decrescenti al crescere del reddito complessivo, il livello max della detrazione definisce una

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no tax area per ciascuna categoria di contribuente : 8.000 euro lavoratore dipendente, 7.500

pensionato (7.750 ultra 75enne), 4.800 per lavoratore autonomo. Le detrazioni per fonti di reddito

non sono cumulabili, si può definire una scala di aliquote marginali effettive al netto delle

detrazioni.

b) detrazioni per carichi di famiglia

Personalizzazione dell’imposta per equità orizzontale tenendo conto del coniuge a carico e figli a

carico (o altre persone), sono decrescenti al crescere del reddito in modo da garantire anche l’equità

verticale. La detrazione per il coniuge a carico si esaurisce a 80.000 euro, nel caso dei figli minori

sono articolate in base all’età e numero, si esauriscono tra i 90.000 – 120.000 euro a seconda del

numero dei figli. Per i nuclei con almeno 4 minori è prevista un ulteriore detrazione di 1.200 euro

indipendentemente dal reddito, da dividere al 50% tra i coniugi e pienamente rimborsabile.

Secondo le analisi empiriche, il costo di un figlio aumenta con l’età e il costo dei successivi figli è

via a via decrescente grazie alle economie di scala familiari, l’articolazione Irpef non si uniforma a

nessuno dei due criteri. Gli obiettivi impliciti sono l’incentivo alla natalità e la compresenza

dell’assegno per nucleo familiare e assegno per tre figli a carico rende difficile una valutazione

dell’intervento complessivo tax-benefit a sostegno delle responsabilità familiari e del contrasto alla

povertà. RC

det=( d 1−

)

+a 95.000+15.000 (n.figli−1)

Con d=800 se figlio ha più di 3 anni e non ci sono più di 2 figli

d=900 se ha fino a tre anni e non ci sono più di 2 figli

a = 200 per ciascun figlio se ce ne sono più di 3 altrimenti a=0

Si figura però un problema d’incapienza in quanto per i soggetti il cui redito imponibile rientra nella

no tax area, i benefici delle detrazioni sono inesistenti. Una politica in favore degli incapienti può

essere realizzata solo dal lato della spesa con concessione di assegni per il nucleo familiare o

nell’ambito dell’imposizione personale prevedendo un meccanismo d’imposta negativa.

c) detrazioni per oneri personali (pari al 19% della spesa)

Hanno diverse finalità e tetti diversi personalizzazione del prelievo, tax expenditures. Non rendono

progressiva l’imposta svolgono una funzione redistributiva opposta.

d) detrazioni per canoni di locazione e mutui per la prima casa

detrazioni a favore degli inquilini per il canone di locazione differenziata a seconda della tipologia

contrattuale e dell’ammontare del reddito complessivo del contribuente: contratti normali (300 o

150 euro) contratti convenzionati (496 e 248 euro) in base al limite di reddito. Sono detraibili gli

interessi passivi per l’acquisto della prima casa al 19%.

e) detrazioni con finalità incentivanti

Per ristrutturazioni edilizie (36% non superiore a 48.000), finalizzate a favorire il risparmio

energetico (55%) o per incentivare la mobilità dei lavoratori dipendenti

In presenza di deduzioni/detrazioni, la valutazione dell’onere dell’imposta che grava sui

contribuenti non può basarsi solo sulle aliquote marginali legali. Occorre distinguere tra aliquote

legali, aliquote medie (T/RC) e aliquote marginali effettive (∆T/∆RC). La presenza di detrazioni

decrescenti e di aliquote progressive genera diverse scale di progressività, le principali sono quelle

relative a lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi e percettori di altri redditi.

L’Irpef viene versata con ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente mensilmente (più del

70% è versata così) per avvicinare il momento del pagamento al momento della percezione del

reddito anche per le altre categorie di redditi sono previsti acconti 99% dell’imposta viene versata

l’anno precedente entro l’anno successivo si effettua il versamento a saldo.

Fiscal drag da inflazione Irpef

Fenomeno realizzatosi in Italia tra il 1974 e 1993, negli anni ’80 l’inflazione era parti a circa il 22%

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oggi al 2,5% oggi è un fenomeno di drenaggio fiscale non più rilevante per la policy rappresenta un

meccanismo attraverso il quale lo Stato incassa gettito in modo poco trasparente si tratta di un

fenomeno automatico.

Con un’imposta progressiva un aumento reale o nominale della base imponibile si traduce

comunque in un aumento reale del debito d’imposta (aumento aliquota media)

2010

Reddito 30.000

Irpef 6.833,75

Aliquota 22,5%

2011 (inflazione 2%)

Reddito indicizzato 30.600

Irpef dovuta 7.131,82

Aliquota media 23,31%

Incremento imposta 248.07

L’incremento dell’imposta è dato per 228 euro (0,38x600) all’effetto aliquota marginale

sull’incremento del reddito nominale e per 20,07 euro alla diminuzione della detrazione per lavoro

dipendente.

Nel 1975 in Italia Agnelli – Lama (CGIL) rappresentanti confindustria e sindacati introdussero il

meccanismo d’indennità di contingenza “scala mobile” con il quale si sanciva che se l’inflazione

aumentava del 2% i salari venivano reflazionati della stessa misura.

Il fiscal drag da inflazione ha però il problema che mantiene deduzioni e detrazioni espresse in

termini nominali e non vengono indicizzate, ciò comportano un risparmio d’imposta il cui valore

reale decresce al crescere dei prezzi. Possibili correttivi del fiscal drag sono:

1) automatica indicizzazione dei limiti degli scaglioni di reddito, delle deduzioni e detrazioni

2) discrezionale come ad esempio rimodulare la scala delle aliquote aumentando detrazioni e

deduzioni.

Il fiscal drag si manifesta sempre quando c’è crescita reale dell’economia e viene generata

inflazione. TASSAZIONE REDDITI DA ATTIVITA’ FINANZIARIE

Quasi tutti i redditi da attività finanziarie percepiti da persone fisiche, al di fuori dell’esercizio

dell’impresa, sfuggono alla tassazione progressiva. Sono esclusi dalla base imponibile Irpef e

assoggettati a regimi sostitutivi (ISOS) di tipo proporzionale e caratterizzati da aliquote contenute

rispetto a quelle Irpef. Vi è una duplice tassazione dei dividendi: in capo al socio sono sottoposti a

ritenuta a titolo d’imposta (cedolare secca) ad esclusione di quelli derivanti dal possesso di

partecipazioni qualificate che rientrano per circa la metà del loro ammontare nella base imponibile

Irpef. Gli interessi sono esclusi dall’imposta progressiva fin dall’introduzione dell’Irpef (1974).

Fino alla riforma Visco del 1998 le plusvalenze sono state per lo più escluse dall’imposta, oggi sono

tassate secondo regole coerenti previsti per gli altri regimi finanziari. Le regole che disciplinano la

tassazione dei redditi da capitale e dei redditi diversi sono differenziate.

Redditi da capitale

Per quanto riguarda i dividendi la tassazione è diversa a seconda del percettore:

- società di persone / impresa individuale sono inclusi nella base imponibile Irpef

- persona fisica: prelievo sostitutivo del 20% (cedolare secca) si tratta di una forma di tassazione

reale.

Per quanto riguarda gli interessi sono assoggettati a ritenuta alla fonte da parte del soggetto

emittente:

- a titolo d’acconto se chi percepisce interessi è un’impresa

- a titolo d’imposta se il percettore è una persona fisica, vi sono due aliquote 12,5% per bot e 20%

per conti correnti e depositi

In presenza della libertà di detenere valute, depositi, obbligazioni ecc.. in altri paesi

(liberalizzazione valutaria post anni ’90) il disegno della tassazione dei redditi finanziari pone due

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problemi :

• Accertamento e controllo dei redditi ottenuti all’estero da propri residenti

• Rischio di doppia imposizione (sia nel paese fonte che nel paese di residenza)

Si sono proposti a soluzione due modelli di tassazione alternativi fra loro:

1) principio di residenza il reddito è tassato nel paese di residenza

2) principio della fonte il reddito è tassato nel paese in cui viene prodotto

La scelta fra i due modelli viene effettuata tenendo conto di criteri di: efficienza allocativa, equità,

ripartizione del gettito tra paesi e realizzazione pratica.

Principio di residenza

a) Efficienza allocativa: garantisce la capital export neutralità in quanto ovunque il soggetto decida

d’investire verrà tassato secondo le aliquote del proprio paese.

b) Equità: rende possibile una tassazione dei redditi da capitale coerente con un sistema di

tassazione personale tipo RE (base imponibile più ampia possibile)

c) Ripartizione del gettito: tutto il gettito affluisce al paese di residenza

d) Realizzabilità pratica: scarsa, richiede al paese di residenza capacità di accertamento e controllo

dei redditi prodotti all’estero

Principio della fonte

a) Efficienza allocativa : assicura il capital import neutralità perché soggetti che investono in uno

stesso paese subiscono la stessa tassazione

b) Equità: è una tassazione di tipo reale, non coordinabile con il prelievo che il paese di residenza

effettua sulle fonti di reddito diverse da quelle di capitali

c) Ripartizione del gettito: tutto il gettito rimane nel paese fonte

d) Realizzabilità pratica: elevata si tratta di un prelievo in forma anonima con ritenuta alla fonte

Sul piano teorico vi è un ampio consenso a favore del principio di residenza sia per ragioni d’equità

che di efficienza ma richiede un sistema di controlli irrealizzabile. L’adozione del principio della

fonte permette di aggirare il problema perché la tassazione può essere operata in forma anonima con

il rischio però di concorrenza tra paesi e paradisi fiscali che hanno come esito la detassazione dei

redditi da capitale.

Direttiva UE 2005: tassazione interessi Stato membro a persone fisiche di un altro Stato membro è

resa possibile tramite lo scambio automatico d’informazioni tra gli Stati circa l’entità del

percettore e degli interessi, scelta finalizzata a ripristinare il principio della residenza. Per

prevenire la concorrenza con paesi terzi, l’UE ha stipulato accordi con Svizzera, Andorra, Monaco

ecc.. che si sono impegnati ad applicare misure identiche o equivalenti a quelle previste dalla

direttiva. DEBITO PUBBLICO

Teorema di Haavelmo anni ‘30

Disoccupazione intorno al 20-25% studio su come le politiche fiscali possano influenzare la

disoccupazione. Una manovra di bilancio pubblico anche se in pareggio produce effetti non neutrali

(positivi) sul livello dell’attività economica. Le politiche di deficit spending negli anni ’30 e ’40


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher paolo.imola93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia pubblica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Toso Stefano.

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