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Prezzi e strumenti di coordinamento di domanda e offerta

I prezzi sono quelli dell'equilibrio walrasiano: se in un mercato c'è un eccesso di domanda, in un altro c'è un eccesso di offerta.

Dupuit e Hotelling

Per massimizzare il surplus del consumatore, il prezzo deve essere uguale al costo marginale.

Critiche di Coase

  • P = CM non soddisfa la condizione per cui la disponibilità dei consumatori a pagare il bene deve eguagliare almeno il costo di produzione, al fine di considerare il bene meritevole di essere prodotto dal settore pubblico.
  • I sussidi a impresa impliciti nella regola del P = CM disincentivano l'efficienza interna (l'asimmetria informativa potrebbe indurre da sola a inefficienza interna o produttiva anche in assenza di trasferimenti).
  • La raccolta con imposte generali dei fondi necessari al finanziamento di sussidi dà luogo a un'ingiustificata redistribuzione di reddito tra contribuenti e consumatori, quando i due gruppi non coincidono.

In mercati competitivi, i prezzi ombra coincidono con quelli di mercato, mentre in mercati distorti è il valore del bene considerato al netto delle distorsioni del mercato (imposte, IVA).

Boiteux e la variabilità della domanda

Boiteux fa riferimento alla variabilità della domanda ponendo il problema della tariffazione in condizioni di incertezza. P = CM è ottimo solo se le imposte usate per finanziare il sostegno alle imprese sono non distorsive; in caso contrario, bisogna praticare prezzi alla Ramsey (distorsione delle imposte limitata tassando di più beni a domanda rigida).

Monopolio privato e distorsione allocativa

  • Sostituzione con impresa monopolistica pubblica con prezzi pari al costo marginale (vincolo profitti nulli + sussidi a copertura costi).
  • Griglia regolamentativa a cui sottoporre tale monopolio privato (no sussidi + pareggio bilancio).

Nuova teoria della regolamentazione di Laffont e Tirole

Laffont e Tirole propongono di superare l'idea di un settore pubblico benevolente in cui c'è informazione perfetta e minimizzazione dei costi. Al contrario, bisogna introdurre meccanismi di incentivazione o rimborso per raggiungere comportamenti efficienti anche nel pubblico, data l'asimmetria informativa. Secondo Laffont, con la tariffazione si incide sull'allocazione efficiente, con il rimborso dei costi sostenuti sull'efficienza produttiva. Al tradizionale trade-off tra equità ed efficienza produttiva si aggiunge quello tra estrazione della rendita informativa e incentivazione alla minimizzazione dei costi.

Imprese produttrici di pubblica utilità in Europa

Le imprese produttrici di servizi di pubblica utilità furono in Europa prima nazionalizzate per garantire la fruizione del servizio a tutti e rese monopoli naturali, poi liberalizzate tramite la privatizzazione. Lo stato, prima produttore diretto, non poteva massimizzare le rendite monopolistiche e l'autorità di governo stabiliva tariffe e modalità di esercizio dell'impresa, trasferendo le eventuali perdite a carico dell'erario. Così facendo, l'impresa pubblica non si pone obiettivi di efficienza attraverso la minimizzazione dei costi, ma assume come obiettivo il sussidio pubblico compensativo delle maggiori spese sostenute.

A questa concezione se ne è opposta una, incentrata sull'analisi dell'effettiva accessibilità dei mercati. Secondo questa teoria, un monopolista sarebbe indotto a comportarsi come se fosse in un mercato concorrenziale: se i costi fissi necessari per lo svolgimento dell'attività sono recuperabili e riutilizzabili anche in altre attività. In questo caso, ogniqualvolta il monopolista intendesse alzare i prezzi al di sopra di un livello competitivo, l'entrata, anche temporanea, di nuovi concorrenti regolerebbe la sua azione.

A partire da questa nuova prospettiva, sono state avviate in tutti i paesi politiche di privatizzazione, volte non tanto a cedere la proprietà delle imprese pubbliche quanto a porre il monopolista in concorrenza con altri operatori attraverso la deregolamentazione delle attività erogatrici di pubblici servizi. Oggi esso è regolatore della produzione privata per risanare bilanci pubblici tramite fissazione prezzi.

Problemi di pricing nel monopolio

Se il monopolista fissasse il prezzo pari al costo marginale (first best), i consumatori avrebbero quantità di bene superiore a un prezzo inferiore, massimizzando il loro surplus. Ma il costo marginale, essendo inferiore al costo medio, farebbe subire all'impresa perdite in quanto non riuscirebbe a coprire i costi fissi.

Per rimediare a tale perdita si deve ricorrere a sussidi o trasferimenti in somma fissa (imposte non distorsive). Nel caso in cui il finanziamento del sussidio fosse distorsivo, bisogna creare situazioni di monopolio legale mediante il pagamento di una licenza il cui ricavato è usato per ridurre tassazione distorsiva necessaria a finanziare il sussidio. In una soluzione di first best, il profitto (o extra profitto) dell'impresa nel lungo periodo è nullo. Profitti positivi o negativi in mercati senza barriere all'entrata indurrebbero nuove imprese a entrare o uscire dal mercato, facendo diminuire i prezzi e di conseguenza gli extra profitti, fino a realizzare profitti normali.

L'assenza di profitti economici non vuol dire che non c'è remunerazione dei fattori produttivi, ma questa avviene a prezzi normali di mercato.

Profitto in senso proprio

  • Superiore al profitto normale e dovuto a una particolare situazione di monopolio od oligopolio.

Profitto Normale: è dato dal reddito minimo che induce l'imprenditore a svolgere la propria attività ed è considerato un reddito complesso, composto da:

  • La retribuzione per il lavoro svolto dall'imprenditore
  • L'interesse per il capitale proprio investito nell'impresa
  • Il premio per il rischio che l'imprenditore assume nel gestire l'impresa

Soluzione alternativa di second best

Con perdita di surplus per il consumatore si avrebbe fissando un prezzo pari al costo medio (uguale a quello marginale in assenza di costi fissi) con il vincolo del pareggio di bilancio (profitti nulli perché ricavi pari a costi), in assenza di sussidi statali. Tale vincolo è più frequente in caso di monopoli privati regolamentati che nel caso la proprietà dell'impresa monopolistica sia pubblica. Anche second best richiede intervento pubblico se non abbiamo mercato contendibile o un'asta.

Adottando una regola di fissazione del prezzo al costo marginale e rimborso dei costi fissi, la riduzione di questi non comporta una variazione dei prezzi, ma si traduce in una diminuzione del rimborso, e quindi gli incentivi alla riduzione sarebbero minimi. Con il pareggio di bilancio, la riduzione dei costi fissi si tradurrebbe in una riduzione dei prezzi. A favore del pareggio di bilancio e di un prezzo pari al costo medio c'è il fatto che in questo modo si può risolvere il problema che si avrebbe quando la domanda per un bene non è sufficiente a giustificare la produzione dello stesso.

In un sistema di second best, il grado di efficienza raggiungibile dipende dalla capacità del monopolista di realizzare una discriminazione di prezzo nei confronti degli utenti. A tal proposito, il risultato cambia a seconda che egli possa applicare o meno prezzi non lineari e che possa differenziare diverse categorie di utenti.

Obiettivo regolamentazione

Massimizzare la somma ponderata tra surplus consumatori e profitto, con il vincolo che il monopolista non subisca perdite, tutto ciò in un'ottica di efficienza allocativa ed equità distributiva. Spesso, per finanziare i sussidi pubblici alle imprese utili a coprire i costi, si finisce con il ridurre il benessere sociale, determinando la perdita secca (distorsione della domanda a seguito di un incremento di prezzo): tanto maggiore quanto maggiore è l'elasticità della domanda al prezzo. Essendo l'elasticità la misura della sensibilità della domanda e dell'offerta a variazioni di prezzo, se queste hanno molta sensibilità risentiranno di più dell'aumento di imposte, che riducendo i vantaggi degli scambi diminuiscono il benessere.

Attività di rent seeking

Costo sociale al pari di perdita secca causato dal voler mantenere una certa posizione di monopolio da parte dell'impresa. Per Schumpeter, l'innovazione è favorita dal potere di mercato perché solo in tal caso l'innovatore è in grado di sfruttare il vantaggio ottenuto da innovazione. Arrow afferma che il maggior incentivo a innovare si ha in un'impresa in condizioni di concorrenza perché l'incremento nei profitti conseguente all'innovazione è maggiore se il punto di partenza è una condizione di profitti nulli, e non positivi come in un monopolio.

Monopolio naturale

Situazione in cui il numero ottimale di imprese sul mercato è uno, presenza di sub...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bilancino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia pubblica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Politecnica delle Marche - Ancona o del prof Fiorillo Fabio.
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