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Gli orientamenti della politica di prezzo sono:

Penetrazione del mercato: l'impresa mira ad acquisire immediatamente una larga fascia di clientela mediante la

fissazione di un prezzo minimo che le consenta di recuperare, in termini di profitto globale, il minor margine unitario.

La politica di penetrazione è consigliabile quando è possibile ottenere economie di scala e quando la differenziazione

del prodotto è annullabile in tempi brevi.

Scrematura del mercato : La politica di scrematura si fa preferire quando il prodotto gode di una protezione diffusa nel

tempo, non si presta ad essere accolto immediatamente da larghe fasce di clientela. In questo caso l investimento appare

meno rischioso perchè il prodotto può essere inizialmente immesso in quantità ridotte e gli ampli margini unitari di

vendita permettono di autofinanziare l' investimento globale.

Le barriere alla concorrenza

Nella definizione della strategia competittiva fondamentale, dunque, è l analisi delle <barriere alla concorrenza>

Le barriere si differenziano in esterne o interne: esterne quando impediscono l' ingresso di nuovi competitori; interne

quando tutelano la posizione di ciascun produttore nei confronti delle azioni espansive degli altri produttori presenti nel

mercato. Per valutare le possibilità di superare tali barriere , occorre conoscere se esse si colleghino ; alle economie

ottenibili nelle funzioni di gestione, alla disponibilità di brevetti o know-how, alla scarza disponibilità di fattori

produttivi essenziali e alla differenziazione di prodotti.

Barriere all' entrata

Sono fattori che rendono complesso l'ingresso di nuovi competitors nel mercato. Per le barriere all' etrata la definizione

più nota e generale è quella proposta da stigler, secondo cui esse sono un costo che deve essere sopportato da un

impresa che vorrebbe entrare in un certo settore industriale ma che non è sopportato dalle imprese gia operanti all'

interno di tale settore.

Queste si collegano:

Alle economie ottenibili nella funzione di gestione

Le economie ottenibili nella funzione di gestione possono distinguersi in:

Economie di scala: diminuzione dei costi nitari di produzione e di vendita all'aumentare delle quantità prodotte. In

alcuni mercati, la dimensione minima delle operazioni è elevata, perché se non si raggiungono certi volumi produttivi;

non si possono avere costi competitivi e assumere una sufficiente quota di mercato; dunque il competitore incontrerà

delle barriere all'ingresso poiché deve organizzare inizialmente la sua attività su un elevato livello dimensionale

Economie di apprendimento: maturano attraverso l'esperienza acquisita dall'impresa. Il produttore che intende inserirsi

in un nuovo mercato si trova in condizioni di inferiorità rispetto agli altri produttori già presenti da tempo nel mercato,

rappresentando così un ostacolo all'ingresso;

Economie di scopo: sono i vantaggi che derivano da chi svolge più attività e produce più prodotti continuamente;

Economie di relazioni: sono i vantaggi che un'impresa può avere e consente di instaurare rapporti di fiducia con clienti

e fornitori che contribuiscono a migliorare le posizioni di mercato.

Alla disponibilità di brevetti e know-how

Le barriere, in alcune situazioni, possono esistere perché il patrimonio tecnologico si concentra nelle mani di uno o di

pochi imprenditori. Il possesso di brevetti o know-how impedisce l'entrata di concorrenti fin quando non sia possibile

sfruttare tali diritti intangibili.

Alla scarsezza di fattori produttivi essenziali

Se si considerano i diritti fra i fattori produzione, si può includere questo tipo di barriera fra quelle dipendenti dalla

scarsezza di risorse essenziali. Il monopolio di fattori produttivi essenziali da parte dei produttori presenti, finisce per

elevare una barriera all'ingresso nel mercato di noi competitori.

Alla differenzazione dei prodotti

Il fattore differenziazione si può congiungere con quello della concentrazione e generare degli ostacoli all'ingresso del

mercato. Questo consentirà a ciscun produttore di isolarsi rispetto agli altri concorrenti: più forte sarà la differenzazione

del prodotto, più sarà maggiore il grado di isolamento e di indipendenza dalla concorrenza.

La gestione finanziaria

Nell' impresa industriale la gestioen finanziaria deve correttamente assumere un ruolo strumentale nei confronti della

gestione caratteristica.

Nella funzione finanziaria si comprende il complesso di decisioni e di operazioni volte a reperire ed ad impiegare i

fondi aziendali. In tal senso essa occupa una posizione centrale nella programmazione di lungo periodo poichè la

definizione del piano degli investimenti si pone quale aspetto prioritario della strategia d' impresa.

In generale la gestione deve rispettare i tre tipi di equilibri fondamentali, diversi ma interdipendenti tra loro. Innannzi

tutto deve puntare all' equilibrio e conomico tra costi e ricavi; equilibrio da tradursi in un divario positivo per la

formazione del profitto. In secondo luogo deve mirare all' equilibrio finanziario, vale a dire al bilanciamento tra

impieghi di capitale e fonti di provvista delle stesso; e in terzo luogo, nel tempo breve deve preservare la liquidità, cioè l

equilibrio monetario tra entrate ed uscite di cassa.

A differena delle funzioni di produzione e di vendita, la finanza si caratterizza infatti per un maggiore accentramento al

vertice dell' organizzazione e per la delega di responsabilità di carattere meramente operativo a piani più bassi della

struttura organizzativa. Data tuttavia la complessità dei compiti che ricadono in questa area , è sempre più frequeste il

loro accentramento nell' ambito di una direzione fianziaria che definisce cosi per avere delle competenze esclusive e per

partecipare, insieme con le altre direzioni di funzioni, alla definizione delle strategie e delle politiche generali di

gestione.

Volendo comunque restringere i confini della funzione alle sole decisioni di programmazione finanziaria, cioè tenendo

da parte la scelta degli investiemnti, potremmo individuare tra i suoi compiti fondamentali: la programmazione

finanziaria a lungo, breve, brevissimo termine; la gestione del piano finanziario, il governo della liquidità.

La gestione finanziaria per altro deve essere inquadrata non solo sotto il profilo strategico ma anche sotto quello tattico

ed operativo . Mentre nel primo si considerano le decisioni finanziarie di lungo periodo, intese ad ottimizzare l' impiego

e la raccolta dei fondi, nel secondo si includono i compiti di attuazione e di controllo delle decisioni prese

Al livello strategico la gestione finanziaria si concreta, in sostanza, nell' assunzione e nell' attuazione delle scelte che

incidono sul fabbisogno e sulle vie di copertura. Essa è orientata da alcuni obiettivi o politiche generali tese ad

assicurare l' omogeneità, la flessibilita, l' elasticità e l' economicità della struttura finanziaria aziendale.

Una delle prime regole della gestione finanziaria suggerisce di impiegare capitali omogenei rispetto al tipo di

fabbisogno da coprire: cio vuol dire che, nell' ipotesi del finanziamento di immobbilizazioni, dovrebbero essere attinti

mezzi finanziari a lungo termine, mentre nel caso di fabbisogno di esercizio sarebbe opportuno farvi fronte con mezzi a

breve.

La caratteristica dell' omogeneità si lega a quella della flessibilità, cioè alla possibilità di modificare la struttura

finanziaria in rapporto all' evoluzione del fabbisogno. La possibilità di modificare la struttura si traduce nell' opportunità

di migliorare il risultato finanziario, liberando o attraendo fondi in funzione delle prospettve di ritorno economico.

Anche l attribbuto dell' elasticità si lega ai primi due in particolare a quello della flessibilità, concretandosi nell'

opportunità di dilatare l' area di manovra delle scelte finanziarie.

Una struttura finanziaria ,infatti è tanto più elastica quanto maggiori sono le possibilità quali-quantitative di espanderla.

Cio significa che i responsabili avanno piu scelte disponibili per incrementare i fondi aziendali e potranno ottimizzare il

processo di copertura del fabbisogno.

Una strutta è tanto più flessibile quanto è più in gradi di modellarsi in rapporto alle esigenze della gestione; ed è tanto

più elastica quanto più facilemnte può essere epansa.

La programmazione finanziaria deve essere orientata dagli obiettivi precedenti, vale a dire scegliere fonti omogenei al

fabbisogno e in grado di preservare o migliorare la flessibilità e l' elasticità della struttura finanziaria nel so complesso.a

questi attrubbuti qualitativi deve poi necessariaemnte accompagnarsi quello dell' economicità in quanto l' ottimazione

delle scelte fiannziarie riposa sulla massimizzazione dei differenziali tra rendimento dell' invetimento e costosità del

capitale.

PROVA DI ESAME PER CROCETTE

1) Il "payback" period varia in funzione : (C)

A. Del numero di anni

B. Del flusso degli esborsi e del numero degli anni

C. Del flusso degli esborsi e degli incassi

2) Quali tra i seguenti soggetti non fa parte dell ambiente competitivo: (A)

A. Il mercato della produzione

B. Le imprese concorenti

C. I clienti serviti.

3) La strategia di svilippo polisettoriale prevede: ( B )

A. L' integrazione orizzontale

B. La Diversificazione laterale

C. Lo Svilippo multinazionale della gestione

4) Quali tra le seguenti non è una barriera all uscita: ( A)

A. Le economie di relazioni

B. I vincoli sociali

C. Le Difficoltà di disinvestimento

5) Il ciclo di produzione continuo si adatta alla produzione: ( B )

A. Di Beni per unità distinte

B. Di prodotti di massa standardizzati

C. In entrambi i casi

6)Date le seguenti informazioni calcolate il VAN:

ANNO ESBORSI INCASSI

0 1.000 1.200

1 500 1.600

2 500 1.600

Costo del capitale 23%

7) La matrice della BCG prende in considerazione due variabili: ( B )

A. Il tasso di sviluppo annuo del mercato e la posizione competititva

B. Il tasso di sviluppo annuo del mercato e la quota di mercato relativa

C. La quota di mercato relativa e la posizione competitiva

8) L' Imprsa Alfa vende un prodotto i cui costi variabili unitari ammontano a euro 20.000, i costi fissi sono di 15

milioni. Qual è il break even point se il prezzo è di 35.000 euro?

A. 1.000

B. 10.000

C. 100

9) Secondo la teoria di Herzberg, i fattori motivanti : ( A )

A. Sono connessi al lavoro

B. Sono connessi al contesto

C. Se assenti generano insoddisfazioni

10) Gli organi di staff sono :

A. Organi di comando che anno l' autorità e la priorità nelle decisioni ( C )

B. organi di controllo

C.organi di assistenza, che non hanno potere di influenza autoritarià

11) La Strategia di massa consiste nel: ( A )

A. Raggiungere tutti i segmenti con la stessa offerta

B. Raggiungere un solo tipo di clientela

C. Raggiungere tutti o quasi tutti con offerte differenziate

12) Quali tra le seguenti non è una regola della gestione finanziaria: ( A )

A. La razionalizzazione

B. L' omogeneità

C. L' elestacità

13) L' impresa Acme vende un prodotto i cui costi variabili unitari ammontano a euro 40.000, i costi fissi sono di 20

milioni. Qual è il break even point se il prezzo è di 30.000?

A. 285

B. 2000

C. Non si può calcolare

14) Quale tra le suguenti non è una barriera all' uscita: ( A )

A. Le economie di produzione

B. I vincoli sociali

C. Le difficoltà di disinvestimento

15) Quali delle seguenti non è una tecnica di motivazioni a produrre ( C )

A. Job rotation

B. Job enrichment

C. Job positioning

16) Nella gestione delle scorte basata sul Material Requirements Planning:

A. Si aquistano i materiali in funzione delle vendite

B. La gestione è a scorta zero

C. Il livello di riordino è a tempo fisso

17) La regola dell' elasticità nella gestione finanziaria si riferisce: ( A )

A. Alla capacità di modellarsi in rapporto alle esigenze della gestione

B. Alla capacità di espandere la struttura finanziaria

C. Massimizzazione della differenza tra rendimento dell' investimento e costosità

18) Il Prospetto delle fonti è utile per :

A. Valutare l' equilibrio tra il fabbisogno finanziario e le possibili fonti di finanziamento

B. Valutare l' equilibrio economico

C. Verificare che nella gestione finanziaria venga rispettato il principio dell' omogeneità

19) L' area strategica di affari si definisce attraverso: ( A )

A. Le funzioni d' uso, i gruppi di clientela ed il posizionamento competitivo

B. I gruppi di clientela, la tecnologia ed il settore

C. Le funzioni d' uso, i gruppi di clientela e la tecnologia.

20) Quali tra i seguenti non è un sistema che fa parte del macro-ambiente ( A )

A. Il Sistema concorrenziale

B. Il Sistema socio-demografico

C. Il Sistema economico

21)Date le seguenti informazioni calcolare il ROI e il ROE

Reddito operativo 130.000

Ccapitale investito 2.000.000

Utile netto 50.000

Capitale netto 250.000

Ricavi 2.900.000

21) Nella funzione organizzativa l' aspetto strutturale fa riferimento a:

A. Rapporti interpersonali

B. Ordinamento di compito e responsabilità

C. Ha gli aspetti dimanici dell' organizzazione

22) La diversificazione conglomerale è relativa:

A. All' espanzione verso aree d' affari verso le quali sussistono collegamenti tecnologici o di marketing

B. All' espanzione verso aree d' affari verso le quali non sussistono collegamenti tecnologici o di marketing

C. Entrambi i casi


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satteo

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale e bancaria
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher satteo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Maria SS. Assunta - Lumsa o del prof Michelini Laura.

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