Teoria degli Stakeholder
Il concetto di Stakeholder, originariamente ristretto solo a coloro che avevano degli interessi diretti nella vita dell'
impresa, si è ampliato per ricomprendere anche coloro che sono in grado di esercitare un' influenza sulle decisioni
aziendali o, che pur non partecipando alla sua vita, possono essere influenzati da esse.
I primi sono dunque i lavoratori, i fornitori, i finanziatori ecc, vale a dire chi si collega con l' impresa mediante contratti
e che quindi è interessato alla conclusione e al rispetto dei contratti stessi.
I secondi sono invece le istituzioni, gli ambientalisti, le associazioni dei consumatori ecc. Da cio l' ampliamento del
gruppo degli stakeholder nell' ambito del quale è opportuno distinquere tra stakeholder primari e stakeholder secondari:
i primi destinati ad esercitare un ruolo più diretto e immediato nella gestione aziendale; i secondi in grado di inflenzare i
comportamenti di lungo termine.
L' imprenditore si qualifica in realtà come il primo degli stakeholder sul quale ricade la responsabilità di valutare i vari
rapporti con gli altri interlocutori aziendali e di definire dei comportamenti che consentono di accrescere la convergenza
degli interessi nei confronti dell' impresa.
L' individuazione degli stakeholder e la valutazione del grado di importanza e l' influenza esercitabile sulla gestione
dell' impresa puoò essere guidata da alcuni criteri: forza, attualità, legittimazione.
Gli stakeholder sono stati classificati in quattro gruppi: stakeholder amichevoli, stakeholder non orientati, stakeholder
marginali, stakeholder avversari.
La gestione strategica. La gestione può essere intesa come un complesso di decisioni e di attività svolte dall' impresa
per raggiungere gli obiettivi dei soggetti coinvolti.
Le strategie aziendali si ordinano secondo una gerarchia che vede al vertice le strategie complessive o corporate , al
centro le strategie competitive, e alla base le strategie funzionali. Gli organi di governo devono scegliere i cambi o le
aree d' affari in cui operare secondo una strategia complessiva che può essere di sviluppo o di mantenimento delle sue
posizioni, ma anche stabilire i comportamenti da assumere nei confronti della concorrenza. Le strategie competitive,
definiscono gli obiettivi e le politiche da adottare nper fronteggiare la concorrenza e acquisire la clientela puntando sui
fantaggi competitivi conseguibili.Al livello sottostante si pongono le strategie funzionali, che devono essere strumentali
rispetto alle strategie competitive. Le strategie funzionali si dividono in strategie di produzione di vendita e di finanza.
L' impresa definisce le modalità di realizzazione delle funzioni di gestione.
Il Modello di Porter
Il modello di Porter è uno dei più noti schemi di analisi di settore comunemente noto come schema delle cinque forze o
della concorrenza allargata e fa riferimento al paradigma strutturalista (struttura -condotta -performance) perchè parte
dall' analisi della struttura per delineare la strategia competitiva mirata al più appropriato posizionamento di mercato.
Secondo Porter , la scelta di un mercato( inteso mercato servito) è guidato non solo dalla relativa attrattività, cioè dalle
tendenze espanzive della domanda e dai margini lucrabili , ma anche dalla posizione competitiva che' l azienda potra
assumere , cioè dalle situazioni di vantaggio che sarà in grado di acquisire rispetto alla concorrenza e che le
assicureranno la conquista di una soddisfacente quota di mercato . La scelta sarà sempre in funzione di componenti
oggettivi o settoriali e soggettivi o aziendali perchè si fondera sulla capacità di assumere un vantaggio competitivo
durevole nel tempo nel mercato prescelto. L' attrattività di un settore potra essere cioè valutata analizzando cinque forze
che interagiscono e determinano, in generale, condizioni di minore o maggiore attrattività. Le cinque forze competitive
sono : la rivalità tra i concorrenti presenti, l entrata di nuovi concorrenti, la minaccia dei sostituti dei prodotti, il potere
contrattuale dei clienti, il potere contrattuale dei fornitori.
Abell
E' un modello di analisi del mercato rappresentato dalla definizione del business ossia della porzione di mercato in cui l
azienda intende operare. La definizione di business può avvenire, secondo Abell, sulla base di tre elementi principali: i
gruppi di consumatori cui rivolgersi, le funzioni d' uso da soddisfare e le modalità( le tecnologie) secondo cui tale
funzioni sono assolte. In effetti, Abell osserva che uno stesso prodotto può rispondere a differenti funzioni d' uso e che
queste ultime possono essere soddisfatte medianti tecnologie differenti, per cui l obiettivo di mercato può essere
chiaramente definito in rapporto a questo schema tridimenzionale.
Catena del valore di Porter
La formulazione della strategia competitiva può fondarsi sulla catena del valore. Porter sostenne infatti che l azienza
crea un valore per il cliente, valore che è misurato dal prezzo che questi paga o che sarebbe disposto a pagare per il
prodotto. Il concetto di catena del valore aiuta a comprendere quali solo le fonti del vantaggio competitivo, pervenendo
ad una distinzione delle funzioni di gestione in due gruppi: le attività primarie e le attività di supporto.
Le attività primarie sono suddivise nella logistica interna, nell' attività di trasformazione, nella logistica dei rapporti
con l' esterno, nel marketing e vendite e nei servizi ( soprattutto di assistenza post-vendita). In altri termini, le attività
primarie riguardano il ciclo produzione-vendita con terminali a monte nella logistica interna e a valle nei servizi alla
clientela.
Le attività di supporto , così chiamate perchè intese a fornire le basi per la concreta realizzazione delle attività primarie ,
sono invece costituite dall' approvviggionamento, dallo sviluppo delle tecnologie, dalla gestione delle risorse umane e
dalle attività infratrutturali dell' impresa.
I modelli di struttura organizzativa
struttura semplice/introduzione
Tra i modelli organizzativi adottati nelle piccole imprese si possono riscontrare delle strutture molto elementari,
caratterizzate dall' accentraento del governo aziendale in una sola persona o in un ristretto gruppo di persone
( i proprietari dellì impresa), dalla divisione di responsabilità prevalentemente operative per aree funzionali
fondamentali ( ad esempio produzione vendita) e dalla ridotta formalizzazione sia dell' assetto organizzativo sia delle
procedure operative ed informative. Al crescere delle dimensiodi dell' organico e al complicarsi dei problemi di
coordinamento del lavoro, si imporrà l adozione di una struttura formale che stabilisca in modo chiaro l assetto delle
funzioni, dei poteri e delle responsabilita all' interno dell' impresa.
Le modalità tradizionali adottate in pratica prevedono la ripartizione per funzioni o per divisioni, intendendo con le
prime gruppi di compiti aggrecabili ed affidabili ad un solo respondabile e con le seconde particolari segmenti di
gestione ( famiglie o gruppi di prodotti, regioni geografiche, classi di clienti, ecc ) meritevoli di una cura distinta per l '
importanza rivestita in termini di impatto sui risultati aziendali.
Modello funzionale
Il modello funzionale si caratterizza per la suddivisione delle aree di responsabilità per gruppi di compiti, cioè per la
ripartizione delle competenze di elevato livello direzionale in termini di funzioni primarie della gestione.
Per funzione deve intendersi un insieme di compiti o mansioni complementari e interdipendenti rispetto ad un fine,
risulta chiaro che nell' azienda le funzioni si collegano secondo un sistema articolato su piu livelli. Nel primo si
collocano le funzioni cosiddette organiche, cioè quelle che assicurano l' operatività del sistema e che si caratterizzano in
base a quattro criteri: universalità, essenzialità, la possibilità di suddivisione, l impossibilità di aggregazione.
Questo modello a cagione della sua semplicità è il più diffuso in tutte le aziende poco diversificate per tecnologie,
prodotti e mercati.
L' inconveniente che però si può riscontrare in tali strutture, è il minore cordinamento tra le diverse aree di
responsabilità e una minore spinta all' innovazione.
Il modello funzionale sembra più adatto ad imprese caratterizzate da maggiore stabilità operativa.
Lo scopo principale dell' adozione di strutture funzionali e dunque quello di focalizzare l' attenzione sui compiti.
Modello di struttura divisionale
Nell ipotesi di aziende diversificate e più dinamiche nei comportamenti imprenditoriali appare più congeniale il
modello di struttura divisionale. Questa più spesso si concreta nella ripartizione della responsabilità di direzione per
qruppi o famiglie diverse di prodotti, ciascuna affidata ad un direttore responsabile dei risultati economci ed operativi
della divisione diretta.
Il modello divisionale comporta il frazionamento dell' azienda in più parti, ciascuna delle quali potrebbe rappresentare
un' imrpesa a se stante e costituire, quindi, un <centro di profitto> affidato alle cure di un diverso capo.
Una struttura divisionale si presta meglio al controllo organizzativo perchè le divisioni sono comunemente considerate
dei centri di profitto, e in quanto tali, assoggettabili a precise valutazioni di rendimento.
Il criterio generale è quello di decentrare le funzioni che possono ritrarre i maggiori benefici dalla specializzazione e di
accentrare quelle che richiedono un più elevato cordinamento sul piano aziendale, (come la finanza) o che consentono
maggiori economie di scala o di interrelazione( come gli appovviggionamenti e la ricerca e svilippo)
Lo scopo principale dell' adozione di strutture multidivisionali è dunque quello di focalizzare l' attenzione sui risultati.
Modello di struttura matriciale
L' organizzazione per matrice rappresenta, l' istituzionalizzazione di quella per progetto in quanto la struttura aziendale
assume un carattere reticolare con un intreccio di competenze funzionali e per progetto. Nel modello matriciale è
presente un interconnessione tra cambi di responsabilità orizzontali ( prodotto alfa, prodotto beta, ecc.. ) e campi di
specializzazione verticale ( funzioni di produzione, funzione commerciale, ecc..) con la creazione di un duplice rapporto
di autorità. Ogni responsabile si ritroverà alle dipendenze del direttore di linea( produzione, vendita, ecc..) e del
direttore di prodotto, con una situazione organizzativa del tutto anomala ( dipendenza da due superiori)
Tecniche di programmazione e controllo delle scorte
Le tecniche di programmazione e controllo delle scorte sono relative alle scorte di materie prime, prodotti finiti e
semilavorati.Con riferimento alla scorte di materie, possiamo ora descrivere due differenti impostazioni di gestione<
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