Economia e politica industriale
Corso avanzato 6 CFU, 2013/14.
Presupposti: concorrenza perfetta, monopolio e altre forme di mercato, i fallimenti del mercato.
Corso: intervento pubblico nell’economia, interventi microeconomici, cioè rivolti a modificare il comportamento degli agenti economici sul mercato. La prima parte del corso tratta gli interventi di regolamentazione sul mercato, la seconda parte degli interventi sulla concorrenza.
Esame: opportunità di fare esoneri, solo per frequentanti. Primo esonero a metà corso. Una volta!
Legenda: in blu corsivo ho scritto le considerazioni personali, in blu stampatello le cose da chiarire, da rendere più semplici e comprensibili o non capite.
Indice
Parte I: introduzione alla regolazione
CAPITOLO 1. Quando e perché regolare
Regolazione economica
- Quando regolare
- Perché regolare
- Conclusioni
CAPITOLO 2. Come regolare
La regolazione come problema di agenzia
- Alcuni problemi di disegno istituzionale
- Regolazione e tutela della concorrenza
- La regolazione come sistema evolutivo
- Cenni sull’esperienza italiana
- Conclusioni
CAPITOLO 3. Regolazione e monopolio
Monopolio naturale
- Benefici della regolazione
- Costi della regolazione
- Una soluzione alternativa: la concorrenza per il mercato
- Conclusioni
Parte II: teoria della regolazione
CAPITOLO 4. La regolazione del livello e della struttura dei prezzi
Prezzi ottimi e discriminazione
- Prezzi ottimi e imprese multiprodotto
- Tariffe non lineari
- Prezzi di picco
- Sussidi incrociati
- Conclusioni
CAPITOLO 5. La regolazione della dinamica dei prezzi
Regolazione del saggio di rendimento del capitale
- Problemi derivanti da asimmetrie informative
- «Price cap»
- Regolazione con «profit sharing»
- Regolazione con «yardstick competition»
- Effetti derivanti dalla variazione dei prezzi
- Conclusioni
CAPITOLO 6. La regolazione dell’interconnessione
Accesso e reti
- Teoria dei prezzi per l’accesso e per l’interconnessione
- Regolazione della dinamica dei prezzi di accesso
- Regolazione dell’accesso ed evoluzione del contesto competitivo
- Conclusioni
CAPITOLO 7. Il servizio universale
Obblighi di servizio universale
- Conclusioni
Parte III: problemi applicativi
CAPITOLO 9. Costi e regolazione
Categorie di costo
- Contabilità regolatoria
- Conclusioni
GLOSSARIO
Parte I: introduzione alla regolazione
Capitolo 1. Quando e perché regolare
1. Regolazione economica
Si parla di intervento pubblico nell’economia. Perché lo Stato ha l’esigenza di intervenire nel funzionamento dei mercati? Se fossero perfetti l’intervento pubblico non sarebbe necessario.
Quindi questo intervento è giustificato dai fallimenti del mercato il cui effetto è quello di rendere il meccanismo di allocazione privato delle risorse inefficiente. Questa giustificazione già ci porta a dire che sicuramente una delle finalità dell’intervento pubblico è ripristinare le condizioni di efficienza nei mercati.
Ma la realtà è sempre un po’ più complessa, infatti accade sovente che l’intervento regolatorio abbia anche finalità redistributive o di sviluppo (in termini formali le finalità redistributive sarebbero compito più di un intervento fiscale che microeconomico). Queste finalità non sono proprie dell’intervento regolatorio ma può accadere che il Regolatore voglia favorire il consumo di determinati beni e servizi o favorire un certo sviluppo del mercato (si pensi ai dibattiti sul tema delle liberalizzazioni, che passano anche per interventi regolatori microeconomici, che favoriscono l’apertura del mercato).
L’obiettivo principale dell’intervento regolatorio resta comunque ripristinare l’efficienza del mercato.
Ma che cos’è l’intervento regolatorio? Si dice intervento regolatorio l’intervento pubblico che, attraverso una serie di misure, modificando o imponendo regole agli agenti economici, modifica di fatto la struttura del mercato, nonché le caratteristiche delle transazioni e i termini contrattuali delle relazioni tra gli agenti economici (principalmente acquirenti e venditori).
Ci sono due tipi di regolazione:
- Della domanda, volta ad influenzare i comportamenti dei consumatori;
- Dell’offerta, volta ad influenzare i comportamenti dei produttori.
Quelli dal lato della domanda essendo molto settoriali verranno tralasciati nel corso, ci occuperemo quindi esclusivamente della regolazione dal lato dell’offerta. Tuttavia non è detto che la regolazione dell’offerta non possa influenzare la domanda e viceversa. Si pensi, ad esempio, all’imposizione di standard qualitativi che forniscono maggiori informazioni per i consumatori consentendogli livelli maggiori di utilità.
Altra distinzione nell’ambito della regolazione è tra:
- Regolazione ex ante. Si ha quando l’intervento regolatorio è volto ad orientare le decisioni degli operatori economici, quindi avviene prima che questi interagiscano tra loro;
- Regolazione ex post. Si ha quando il Regolatore interviene successivamente nel rapporto tra operatori economici con la finalità, stavolta, non di orientarne i comportamenti, ma piuttosto di sanzionarli per correggerne le pratiche anticoncorrenziali tenute in violazione della legge. Il fine ultimo è quello di svolgere un’attività di deterrenza, quindi evitare il procrastinarsi di tali comportamenti elusivi, Antitrust.
Va anche detto tuttavia che di norma, soprattutto nei settori strategici come quelli dei servizi dove è presente una certa infrastruttura, le due forme di regolazione coesistono. In linea astratta c’è questa distinzione di regolazione, ma la tutela della concorrenza è presente su tutti i mercati. La regolazione dell’offerta del mercato invece non è detto che sia presente su tutti i mercati.
2. Quando regolare
Fino agli anni settanta le teorie economiche preponderanti sulle quali si basavano gli interventi regolatori erano quella dell’interesse pubblico e la teoria dell’economia del benessere. Lo Stato era considerato come massimizzatore del benessere sociale, pertanto interveniva ogni qual volta sul mercato si presentavano delle inefficienze, dei fallimenti, che determinavano il venir meno dell’equilibrio economico.
Oggi, invece, i fallimenti del mercato giustificano solo una parte degli interventi pubblici nell’economia, sempre più spesso infatti a questi si affiancano anche motivazioni extra-economiche (equità sociale e beni meritori).
2.1. L’equilibrio competitivo
Quindi la ragione tradizionale che giustifica l’intervento del Regolatore nell’economia è l’inefficienza del mercato. Inefficienza che scaturisce dal venir meno dell’equilibrio competitivo tipico di un mercato in concorrenza perfetta, in cui il prezzo di vendita dei prodotti è uguale ai costi marginali per produrli.
L’uguaglianza tra prezzo e costo marginale viene definita punto di ottimo e, sulla base del primo teorema dell’economia del benessere, punto di efficienza paretiana. Il primo teorema dell’economia del benessere ci dice che se il mercato è perfettamente concorrenziale allora sarà anche Pareto efficiente, cioè consente di raggiungere contemporaneamente l’efficienza produttiva1 (impiego ottimale dei fattori produttivi da parte dell’impresa minimizzando i costi di produzione) e l’efficienza allocativa2 (non è possibile passare ad un’altra allocazione delle risorse senza che peggiori la situazione di qualcuno).
1 Prezzo di vendita: rappresenta la disponibilità a pagare, ad acquistare, dei consumatori, quindi sintetizza l’utilità che ne traggono dall’acquisto.
2 Costo marginale: è il costo per produrre una unità aggiuntiva di output.
Vi è la migliore allocazione delle risorse sul mercato. In tal caso non saranno quindi necessari interventi dello Stato, infatti non è possibile migliorare il benessere di qualcuno senza peggiorare quello di qualcun altro.
Tuttavia le ipotesi in presenza delle quali siamo in un mercato perfettamente concorrenziale sono molto stringenti e nella realtà è praticamente impossibile che si verifichino congiuntamente, quindi i fattori che determinano il fallimento del mercato sono i seguenti:
- Non completezza del mercato ed esternalità;
- Bassa numerosità degli operatori;
- Asimmetria informativa;
- Barriere all’entrata e all’uscita nel/dal mercato;
- Non omogeneità dei prodotti (prodotti non perfettamente sostituibili, ciò può determinare potere di mercato).
Basta che una sola di queste condizioni venga meno e il mercato non sarà più perfettamente concorrenziale. Il problema risiede nel fatto che finché il mercato è perfettamente concorrenziale allora tutti gli operatori economici sono price taker, cioè prendono il prezzo che viene determinato automaticamente dal gioco di mercato; se siamo in presenza anche di un solo fallimento di mercato allora significa che si possono creare i presupposti per determinare un certo potere di mercato in capo ad uno o pochi operatori economici, i quali saranno quindi in grado di influenzare i prezzi finali.
In quest’ultimo caso avremo uno, o pochi, price maker. In altri termini il sistema dei prezzi si posiziona al di sopra del livello dei costi marginali. L’ottimo paretiano invece prevede che i prezzi siano uguali ai costi marginali.
Il potere di mercato deriva in particolare da:
- Interazioni strategiche tra operatori sul mercato, causate da asimmetrie informative;
- Situazioni strutturali come barriere all’entrata, barriere tecnologiche (economie di scala);
- Incompletezza dei mercati, cioè pochi operatori e quindi possibilità di collusione.
La diretta conseguenza del potere di mercato è che le quantità prodotte sono minori di quelle ritenute socialmente ottime, mentre i prezzi sono maggiori di quelli di concorrenza. In altre parole avremo inefficienza allocativa e produttiva. La conseguenza è una netta riduzione del benessere sociale.
Quindi, l’intervento del Regolatore, quando è necessario? Ogni volta che il mercato è inefficiente o, in altre parole, ogni qual volta un operatore di mercato possiede potere di mercato determinando così un’allocazione inefficiente delle risorse, nonché per finalità distributive.
Si noti come simili condizioni siano tipiche dei monopoli naturali3, che si presentano generalmente nella produzione e fornitura di servizi infrastrutturali (servizi la cui produzione e fornitura richiede ingenti investimenti di capitale).
3 Si rammenti, inoltre, che bisogna distinguere il monopolio tout court dal monopolio naturale. Quest’ultimo, infatti, ha un’origine diversa dal tradizionale monopolio (tout court), derivando da aspetti strutturali del mercato in questione, si tratta di settori che per loro natura non possono essere competitivi (si pensi alle economie di scala).
Riassumendo: l’intervento pubblico è fondamentalmente improntato all’efficienza ed ha il fine di correggere situazioni per le quali il prezzo è eccessivo (supera i costi marginali), perché ogni volta che ciò accade c’è una perdita di benessere sociale. È proprio questa perdita di benessere a giustificare l’intervento pubblico. Quindi la tradizionale ragione è questa, cioè correggere l’eccessivo potere di mercato.
Tuttavia ricordiamo che l’intervento può essere giustificato anche da obiettivi sociali, come garantire l’offerta di determinati beni e servizi considerati essenziali (beni meritori) o ridurre i prezzi di offerta per specifiche categorie di utenti (interventi redistributivi). Molto presente nella regolamentazione è anche l’obiettivo di sviluppo del mercato, cioè la transizione ad un mercato più idoneo rispetto a quello attuale.
Si pensi allo scorporo della Telecom, da una parte il fine è quello di migliorare il sistema grazie ad un operatore privato (la storia economica e la teoria economica ci insegnano che il privato è più efficiente del pubblico), dall’altro per far cassa (lo Stato fa cassa).
Tuttavia negli ultimi vent’anni nuove teorie si sono diffuse e l’evidenza empirica ha dimostrato come la sola presenza di monopolio naturale non sia condizione sufficiente a giustificare l’intervento del Regolatore, comportando spesso inefficienze maggiori di quelle che intendeva curare con il suo intervento (nonostante intervenisse nell’interesse della collettività).
2.2. I fallimenti del mercato
I fallimenti del mercato rilevanti per la regolazione dei servizi infrastrutturali sono essenzialmente quattro:
- Potere di mercato. L’efficienza produttiva e allocativa, quindi in generale l’efficienza del mercato, esiste solo se imprese (produttori) e utenti (consumatori) sono price takers, cioè se non possono influenzare direttamente i prezzi di mercato in quanto è il mercato stesso a determinarli. Tuttavia non sempre il prezzo viene fissato dal mercato, ci sono casi in cui l’impresa è price maker, cioè fa il prezzo. Ciò accade, in particolare, in presenza di monopolio tout court o monopolio naturale, ma anche in situazioni di oligopolio (quando viene meno la numerosità degli operatori economici). In tutti questi casi c’è potere di mercato e l’impresa, o le poche imprese presenti sul mercato, potrà massimizzare i propri profitti producendo una quantità di beni o servizi inferiore a quella di concorrenza e fissando un prezzo al di sopra del costo marginale.
Il potere di mercato può essere contrastato: ex ante, cioè con interventi regolatori atti a fissare i prezzi e le quantità fornite; ex post, attraverso sanzioni dell’autorità antitrust (in Italia AGCM, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato); - Esternalità.4 Requisito per l’efficienza del mercato è l’indipendenza delle azioni degli agenti economici. Tuttavia nella realtà è facile che il comportamento di un agente economico venga influenzato dal comportamento di un altro e viceversa. Si genera così una interdipendenza che altera il meccanismo di mercato in quanto impedisce al prezzo di sintetizzare tutte le informazioni rilevanti per concludere correttamente lo scambio (asimmetria informativa). Praticamente vi sarà divergenza tra costi e benefici, marginali, privati e costi e benefici, marginali, sociali. In altri termini l’utilità e il costo del produttore divergono da quelli del consumatore.
In termini microeconomici non c’è uguaglianza tra prezzi e costi marginali in quanto c’è una utilità o un costo che non entrano nel bilancio, cioè per i quali nessuno paga o riceve alcunché. È come se ci fossero beni e servizi forniti senza alcun corrispettivo e questo va contro il primo teorema dell’economia del benessere secondo il quale, ai fini dell’efficienza del mercato, è necessario che ogni bene abbia un prezzo (completezza dei mercati) e che questo sia uguale al costo marginale.
Si parla nello specifico di esternalità negative (o diseconomie esterne) con riferimento ai casi in cui un agente economico produce effetti negativi verso altri agenti senza pagare alcun costo, in tal caso si avrà un eccesso di produzione o consumo del bene in quanto l’agente che lo produce o lo consuma ne trae anche una maggiore utilità. Si parla di esternalità positive (o economie esterne) nel caso opposto, cioè quando un agente economico con il suo comportamento arreca vantaggi ad altri senza riceverne un corrispettivo, in questo caso si avrà una sottoproduzione o sub-consumo rispetto a quello socialmente desiderabile. Sono questi gli effetti economici delle esternalità (che comunque dipendono dai punti di vista), che quindi determinano una produzione e un consumo diversi da quelli ottimi.
Si pensa di rimediare alle esternalità con le imposte piguwiane (intervento fiscale), le quali sono volte a disinnescare quel cuneo tra le quantità prodotte. Se l’esternalità abbassa i prezzi di produzione le imposte piguwiane li alzano portandoli ai livelli efficienti, in modo da riportare il sistema all’equilibrio. Tuttavia è un discorso più teorico che pratico in quanto le imposte andrebbero aggiornate in continuazione. Ci sono allora interventi microeconomici come l’introduzione dei contratti. In linea di massima l’intervento del regolatore è volto ad incentivare quelle attività che generano economie esterne e disincentivare le diseconomie esterne.
4 Le esternalità possono essere generate sia dai consumatori che dai produttori. Nel primo caso il comportamento del consumatore influenza le scelte e l’utilità di altri consumatori. Nel secondo caso, invece, le scelte/comportamenti produttivi di un operatore economico influenzano le scelte e i benefici di altre imprese e/o dei consumatori.
- Incompletezza dei mercati. Il primo teorema dell’economia del benessere sancisce la presenza di ogni mercato per ciascun bene e servizio prodotto (quindi anche per le esterna
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