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CAP 1: AMBIENTE E MERCATO

L’impresa opera all’interno di un ambiente più vasto con il quale scambia risorse e crea ricchezze.

L’ambiente può essere convenzionalmente scomposto in due contesti:

- Il micro-ambiente (scambi in entrata e in uscita): cioè il sistema di mercati con i quali l’impresa

attiva lo scambio di risorse. Esso si suddivide in ambiente transazionale (scambi in entrata) e

ambiente competitivo (scambi in uscita).

- Il macro-ambiente: cioè il sistema di vincoli e condizioni in cui si verificano gli scambi di risorse.

In termini economici si ha un mercato in tutti i casi in cui vi siano due o più contraenti disposti a scambiare

tra loro i beni rispettivamente posseduti.

L’impressa si collegherà con:

- Il mercato del lavoro, offerta di risorse umane.

- Il mercato della produzione, i produttori di materie prime.

- Il mercato finanziario, rappresentato dalle Borse Valori, intermediari finanziari ed altri prestatori di

capitale.

- Il mercato di vendita, potenziali acquirenti.

L’ambiente può essere quindi inteso come il contesto socio-economico all’interno del quale le imprese

svolgono le loro funzioni. In termini teorici l’ambiente può essere scomposto in quattro sub-sitemi:

- Sistema politico – istituzionale, è rappresentato dalle forme di governo e dall’ordinamento

legislativo.

- Sistema culturale – tecnologico, tradizioni, costumi, valori, sviluppo tecnologico e innovazione.

- Sistema socio – demografico, è definito dalla struttura della popolazione residente e dalle relazioni

fra gli individui e gruppi che la compongono.

- Sistema economico, rappresenta il sistema generale dell’economia, che regola la vita della

collettività. I profili più importanti riguardano la regolazione della vita economica (economia di

mercato e di piano) e la proprietà dei mezzi di produzione (economie liberiste e collettiviste).

Le economie di mercato sono regolate dalle leggi di mercato; le economie di piano sono regolate

dai piani governativi nazionali. Le economie liberiste si hanno quando prevale la libera iniziativa e

la proprietà privata dei mezzi di produzione; le economie collettiviste si hanno quando tutto è

regolato dal piano e quasi tutto è proprietà della collettività.

L’ambiente determina quindi il sistema di vincoli – opportunità all’interno del quale avviene la gestione

aziendale. Le stesse imprese però esercitano influenze verso l’ambiente in cui vivono.

I fili conduttori dei rapporti tra impresa e ambiente: il progresso tecnologico e la stabilità politico

internazionale.

La complessità dell’ambiente dipende dalla internazionalizzazione dell’economia e dalla globalizzazione

del mercato.

CAP 2: L’IMPRESA COME SISTEMA

L’impresa è un’organizzazione economica che, mediante un complesso differenziato di risorse, svolge

processi di acquisizione e produzione di beni o servizi, da scambiare con entità esterne al fine di conseguire

un reddito. Quindi elementi distintivi dell’impresa sono:

- La presenza di un’organizzazione

- Lo svolgimento di processi di produzione

- Lo scambio con entità esterne

- La finalità di conseguire un reddito

L’impresa può essere considerata un sistema che opera in stretta relazione con sistemi più ampi (mercato e

ambiente). Il carattere fondamentale di un sistema è quello di essere costituito da un complesso interrelato

di parti, cioè da un insieme di parti interdipendenti rispetto ad un obiettivo comune da raggiungere. E’ un

sistema di tipo dinamico.

L’impresa può essere definita come un sistema sociale di tipo aperto:

- Sistema in quanto è costituita da un insieme di parti od organi, ognuno dei quali svolge una funzione

per il raggiungimento di un obiettivo comune.

- Aperto perché per operare deve intrattenere continue relazioni di scambio con sistemi o entità

esterne: input (approvvigionamento); output (uscita e cessione a terzi).

L’impresa è anche definita come un sistema aperto di tipo socio – tecnico:

- Sociale in quanto il suo funzionamento dipende dall’operare coordinato di una molteplicità di

gruppi, interne o esterni all’organizzazione.

- Tecnico perché il suo funzionamento necessita di strumenti che incorporano tecnologie.

Le imprese sono rette da uomini che operano al fine di soddisfare bisogni umani, partecipando in senso lato

alla vita dell’ambiente circostante. La loro funzione non può quindi limitarsi alla produzione di beni o servizi

e al conseguimento di un reddito, ma deve estendersi al miglioramento della qualità della vita nel contesto in

cui operano. La responsabilità sociale d’impresa (Corporate Social Responsability) è il contratto sociale

che l’impresa stipula con il contesto esterno al fine di definirne gli obblighi e i diritti connessi al proprio

funzionamento. L’impresa mediante un continuo scambio di risolse influenza, in maniera anche rilevante, la

condizione di vita della collettività, rendendosi responsabile del contributo prodotto. L’impresa non può

quindi essere considerata solo da un punto di vista imprenditoriale volta al conseguimento di obbiettivi

economici dell’investitore-proprietario, ma come un sistema sociale ed economico in cui la pluralità degli

attori che ne fanno parte devono essere gestiti, al fine di ottenere un equilibrio tra responsabilità sociale e

obbiettivi economici.

Ogni azienda può essere vista come:

- Organizzazione economica, ha come scopo il soddisfacimento dei bisogni umani mediante la messa

a frutto di risorse reperibili in natura in maniera limitata.

- Sistema sociale, è strumento per la distribuzione di valori verso tutti i gruppi sociali con cui è

contatto.

- Struttura patrimoniale, cioè come complesso di beni organizzati e retto per lo svolgimento di

processi produttivi finalizzati alla produzione di reddito.

Queste tre funzioni sono complementari e rispondono a necessità via via più limitate: da quelle della

collettività nel suo complesso (organizzazione economica), a quelle dei partecipanti all’organizzazione

(sistema sociale), a quelle del solo imprenditore (struttura patrimoniale).

La ricchezza di un’impresa non deriva solo da elementi materiali e tangibili, ma anche da elementi intangibili

come la conoscenza, che si sono sedimentati nell’organizzazione o nella mente di coloro che operano

nell’organizzazione. Quindi l’impresa come sistema cognitiva è un insieme di conoscenze atte a produrre

nuove conoscenze. L’impresa deve essere in grado di produrre innovazione in base alle capacità di

apprendimento e di acquisizione di conoscenze tramite l’esperienza (learning by doing).

Gli aspetti tipici dell’impresa sono:

- L’impresa è un sistema aperto in quanto vive in simbiosi con un ambiente esterno.

- L’impresa è un’organizzazione economica e sociale.

- L’impresa deve svolgere una triplice funzione in rapporto al suo essere organizzazione economica,

sistema sociale e struttura patrimoniale.

- L’impresa in quanto sistema cognitivo deve produrre conoscenza per promuovere l’innovazione.

- L’impresa come sistema cooperativo - conflittuale, deve gestire al meglio i rapporti evitando

situazioni di conflitto.

CAP 3: STAKEHOLDER

Per imprenditore si intende il soggetto economico che decide di rischiare i propri capitali e di dedicare le

sue capacità professionali alla produzione di beni o servizi da cedere a terzi.

Secondo Schumpter, il focus dell’imprenditorialità è da rinvenire nella promozione all’innovazione.

Le qualità dell’imprenditore sono:

- Capacità di previsione, intuito e razionalità consapevole.

- Spirito d’iniziativa, forte volontà e libertà intellettuale.

- Autorevolezza e capacità di leadership nei confronti dei collaboratori.

Per imprenditorialità si intende l’attitudine ad assumere decisioni rischiose finalizzate all’innovazione dei

comportamenti aziendali. L’efficacia è il valore proprio dell’imprenditorialità e riguarda la bontà delle

decisioni; può essere intesa come l’intuizione decisionale di chi governa a livello più elevato il sistema

aziendale.

Per managerialità si intende la capacità di sviluppare decisioni imprenditoriali e di attuarle in modo

razionale. L’efficienza è il valore proprio della managerialità e riguarda il rendimento dell’uso delle risorse;

può essere intesa come l’attitudine a realizzare il massimo rendimento nella fase di attuazione delle scelte

aziendali.

Organi deliberanti, si dividono in tre gruppi: azionisti, organi di amministrazione e organi di direzione.

Esercitano prevalentemente attività decisionale. Si differenziano per l’ampio potere discrezionale esercitato

nel compimento della loro attività.

Organi di controllo, sono preposti al controllo dell’attività aziendale.

Organi esecutivi, hanno il compito di dare attuazione alle disposizioni provenienti dagli organi deliberanti.

Per l’esercizio effettivo dei poteri decisori ed organizzativi è necessaria non solo l’autorità formale ma

anche l’autorità sostanziale, che deriva da:

- abilita professionale;

- disponibilità delle informazioni;

- capacità di controllo delle decisioni assunte.

L’impresa si pone al centro di una serie di rapporti con differenti gruppi sociali, rispetto ai quali attiva

relazioni di scambio, di informazione, di rappresentanza. Questi gruppi rappresentano dei veri e propri

interlocutore o stakeholder, cioè portatori di interesse, che influenzano le decisioni aziendali e sono

influenzati dall’attività dell’impresa.

Gli stakeholder primari sono coloro che hanno un interesse diretto nella vita dell’impresa e sono collegati

ad essa mediante contratti e quindi interessati alla conclusione e al rispetto dei contratti stessi, dai quali

deriva il raggiungimento di un proprio specifico interesse.

Gli stakeholder secondari sono coloro che possono incidere soprattutto sul clima sociale delle relazioni

aziendali, influenzando i comportamenti di lungo termine.

Il governo dei rapporti con gli stakeholder è una responsabilità primaria per l’imprenditore, perché influenza

i risultati della gestione: individuare gli stakeholder, stabilirne il peso relativo, valutarne gli interessi e

orientare la missione aziendale anche tenendo conto di questi ultimi.

Definizione di impresa alla luce della Teoria degli Stakeholder: l’impresa è un’organizzazione

economica, legata ad un complesso d’interlocutori interni ed esterni, che, mediante la combinazione di

risorse differenziate, svolge processi d’acquisizione e di produzione di beni e servizi allo scopo di creare e

distribuire valore tra di essi.

Criteri per l’individuazione e la valutazione degli stakeholder:

- La forza ovvero il potere da essi detenuto in virtù del ruolo ricoperto nella società.

- La legittimazione ossia il riconoscimento ufficiale della loro funzione di rappresentanza di

particolari interessi o soggetti economici, sociali e politici.

- L’attualità dell’interesse difeso, ovvero la criticità di fornire una risposta.

Gli stakeholder sono stati classificati in quattro gruppi:

- Amichevoli, dai quali si può ottenere un sostegno decisivo per l’attività dell’impresa. Strategia:

coinvolgimento. Minaccia bassa, collaborazione alta.

- Avversari, dai quali potrebbero generarsi difficoltà sostanziali per l’attività aziendale. Strategia:

difesa. Minaccia alta, coinvolgimento basso.

- Non orientati, da cui si potrà avere, a seconda dei casi, un atteggiamento positivo o negativo.

Strategia: collaborazione. Minaccia alta, collaborazione alta.

- Marginali, il cui peso sull’impresa risulterà del tutto modesto. Strategia: monitoraggio. Minaccia

bassa, collaborazione bassa.

In caso di separazione tra proprietà e governo dell’impresa (quando l’imprenditore-proprietario delega la

gestione a un manager professionista), l’imprenditore-proprietario (stockholder) è anche uno stakeholder,

costituendo uno degli interlocutori primari del management. Tuttavia, a differenza di quanto avviene per gli

altri stakeholder primari, la cui remunerazione è contrattualmente garantita, la remunerazione

dell’imprenditore-proprietario avrà carattere residuale.

La teoria dell’agenzia: il manager è l’agente che amministra l’azienda su incarico del principal (cioè della

proprietà). Si crea una relazione singolare tra agent e principal che tende a ridurre, se non ad annullare, il

carattere residuale della remunerazione della proprietà. Il rischio è che l’agente, dopo aver soddisfatto gli

altri stakeholder, per assicurare comunque una congrua remunerazione alla proprietà, giunga a

depatrimonializzare l’azienda - distribuendo non il reddito creato ma la ricchezza accumulata (patrimonio) -

o comunque sacrifichi gli obiettivi di lungo termine (investimenti di sviluppo).

CAP 4: TEORIE

Una azienda è l’espressione della volontà imprenditoriale, tesa all’ottenimento di una determinata finalità. Il

punto di partenza nello studio della gestione aziendale deve essere rappresentato dagli scopi che spingono

certi soggetti (gruppo imprenditoriale) ad organizzare e governare un’attività produttiva.

Sulle finalità del soggetto economico (cioè colui che materialmente controlla l’azienda) bisogna distinguere

le finalità dell’imprenditore di tipo classico (imprenditoria pubblica e privata) da quelle dell’imprenditore di

tipo delegato (manager professionista) che detiene il potere di gestione senza la proprietà.

Teoria della massimizzazione del profitto:

Il profitto è un’entità composita in cui rientrano:

- Il compenso che spetta all’imprenditore per l’organizzazione dei fattori produttivi;

- La quota destinata a ripagare il rischio corso nell’attività aziendale;

- Il premio che spetta a colui che promuove l’innovazione;

- Il risultato dell’imperfezione del mercato da cui deriva l’acquisizione di posizioni monopolistiche.

Sul piano teorico, i comportamenti degli imprenditori sarebbero orientati al conseguimento del maggior

divario possibile tra i ricavi e costi di gestione. La logica delle scelte sarebbe quella di massimizzare il

risultato reddituale ottenibile dall’attività aziendale (produrre il maggior reddito).

E’ però necessario introdurre due fattori:

- Il fattore tempo: l’imprenditore tende a massimizzare il risultato della gestione nel lungo periodo, al

limite della gestione esplicata durante tutta la vita dell’impresa. Forse il limite maggiore nella teoria

consiste nell’indeterminatezza del concetto di tempo lungo. Per questo è accettabile la definizione

che lo fa corrispondere alla vita intera dell’impresa.

- Il fattore rischio: l’imprenditore tende a condizionare le sue aspirazioni reddituali ad un determinato

grado di rischiosità globale della gestione.

Teoria dello sviluppo e della sopravvivenza aziendale:

Il fine del gruppo imprenditoriale è quello di assicurare la continuità dell’organismo aziendale: il profitto

è il mezzo per irrobustire la struttura patrimoniale dell’impresa, rifiutando attività gestionali con coefficienti

di rischio che possano porre in pericolo la vita dell’organizzazione.

P. Drucker ha proposto di misurare il raggiungimento di tale finalità mediante i cinque seguenti indicatori:

- posizione occupata nel mercato

- innovazioni

- risorse umane

- risorse finanziarie

- redditività

Teoria della creazione e diffusione del valore:

L’obiettivo è accrescere il valore economico dell’impresa. Quello che deve essere massimizzato sono le

potenzialità reddituali dell’impresa, ossia la sua capacità di produrre risultati sempre migliori.

Nella pratica nord-americana questa teoria, riferita alle public company (società a capitale fortemente

frazionato, retta da un manager professionale), postula la massimizzazione del valore del capitale azionario

(capitalizzazione in base al corso dell’azione).

Nei casi di proprietà concentrata il valore è determinato anche sulla base della longevità e dalla redditività

di lungo termine e non sulla massimizzazione dei vantaggi per gli azionisti.

Teoria manageriale dello sviluppo dimensionale:

I manager sono maggiormente interessati all’espansione dell’impresa, perché quest’ultima si traduce

sempre in un irrobustimento dell’organizzazione, nell’assunzione di una maggiore forza nei confronti della

concorrenza e nell’incremento delle retribuzioni ai livelli più elevati di direzione, nonché nel miglioramento

delle relazioni con banche, fornitori e personale (Baumol):

- massimizzare le vendite dei prodotti (il fatturato) rispettando il vincolo di un livello minimo di

profitto.

- realizzare il flusso di profitti che consente di finanziare il massimo sviluppo delle vendite nel lungo

periodo.

Teorie dei limiti sociali alla massimizzazione del profitto:

La massimizzazione del profitto implica l’accrescimento dei ricavi, la riduzione dei costi o entrambe le

manovre.

Le possibilità effettive di manovrare queste variabili economiche sono però limitate dai condizionamenti

esercitati dai gruppi sociali sottesi dietro ciascuna delle componenti in cui possono essere suddivisi i costi e

i ricavi.

I gruppi sociali in relazione diretta con l’impresa sono:

- Consumatori

- Concorrenti

- Lavoratori

- Fornitori

- Finanziatori

- Distributori

- Pubblica amministrazio

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eleonora.porena di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di economia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Esposito De Falco Salvatore.
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