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Sfruttamento minorile

La situazione attuale

Nonostante gli interessi contro i maltrattamenti, gli abusi e i disagi, purtroppo ancora centinaia di migliaia di minori in tutto il mondo sono privati dei loro diritti, vivono in condizioni di disagio fisico e/o psicologico, non conoscono l’affetto di una famiglia, non sanno cosa sia l’educazione; tutto questo come conseguenza della povertà, dell’abbandono, dello sfruttamento nel lavoro, dei maltrattamenti o dei traumi di una guerra.

La “Dichiarazione dei Diritti” ha da poco compiuto 56 anni eppure milioni di bambini sono ancora privati di un diritto fondamentale: il diritto all’infanzia; per loro vivere, crescere, giocare, rimangono un sogno e il futuro rappresenta un’incognita da temere. Occorre che queste leggi diventino realtà, ma per fare questo è indispensabile l’impegno di tutti i cittadini e di tutti i governi.

Le tipologie di lavoro minorile sono estremamente eterogenee tra di loro: si passa dai lavori per così dire leggeri, alle peggiori forme di impiego in cui vediamo adibiti i minori che in quanto tali rappresentano uno sfruttamento inaccettabile del minore; si pensi ad esempio alla prostituzione o all’arruolamento dei minori in guerra.

Le diverse tipologie di sfruttamento minorile

  • Lavoro familiare e lavoro domestico: In questo caso i lavori svolti dai minori possono essere i più svariati: si passa dallo svolgimento dei lavori domestici, al lavoro vero e proprio nel contesto di piccole unità produttive a conduzione familiare, al lavoro nei campi di proprietà dei genitori e nei contesti rurali; le attività svolte nel contesto della famiglia vengono ritenute per lo più formative, ma devono essere rispettate alcune condizioni di base: prima di tutto relative alle mansioni svolte dal minore che non devono essere eccessivamente pesanti, poi l’orario di lavoro deve permettere al ragazzo la frequenza scolastica e deve lasciargli il tempo libero da dedicare allo svago e al gioco. Purtroppo in molti contesti il lavoro domestico rischia troppo spesso di trasformarsi in schiavitù.
  • Lavoro di strada: È diffuso soprattutto nei contesti urbani delle grandi metropoli dei Paesi in via di sviluppo; i minori lavoratori di strada svolgono le più svariate attività: dalla vendita di cibi e bevande, alla distribuzione di giornali, alla lucidatura delle scarpe… La strada è per i bambini un ambiente estremamente pericoloso e i rischi a cui sono sottoposti sono continui; di fatto la strada rappresenta il contesto più favorevole per far sì che i minori vengano coinvolti in attività che rientrano nelle peggiori forme di lavoro minorile come il traffico di droga o la prostituzione. Molti minori che lavorano in strada inoltre spesso non hanno neanche una casa dove ripararsi o perché sono fuggiti o al contrario sono stati abbandonati o sono rimasti orfani; questi sono bambini che hanno anche solo 5-6 anni e lavorano soprattutto per sopravvivere sniffando addirittura colla per attenuare i crampi della fame, commettono piccoli furti e si prostituiscono. Importante è vedere i contesti in cui vivono questi ragazzi, ad esempio, a Bucarest, in Romania, altre 5000 bambini vivono nelle fogne perché queste rappresentano l’unico modo di ripararsi dai freddi inverni.
  • Lavoro nel settore industriale: I minori vengono impiegati in particolare nel contesto di attività estensive come le piantagioni ma non mancano bambini assunti nel settore minerario dove devono sottostare a condizioni lavorative pessime causate dall’ambiente insalubre in cui si svolgono le mansioni a cui sono stati adibiti; spesso molti bambini vengono addirittura impiegati per il posizionamento di esplosivi nelle cave minerarie! Altro settore in cui poi i bambini vengono impiegati è quello del turismo che li vede assumere i ruoli di camerieri, lavapiatti e simili. Oggi numerose multinazionali inoltre (Chicco, Adidas, Nike, Nestlé) sono sotto accusa per aver subappaltato la produzione dei loro lavori ad industrie che sfruttano minori (la Nike ha, ad esempio, 6700 bambini che producono circa 2000 scarpe ogni ora!!). Mujiyanti è una ragazza Indonesiana di 14 anni addetta alla spalmatura di mastice sulle scarpe: l’aria è satura di esalazioni emanate dalle vernici e la temperatura è di 40°; per ogni paio di scarpe la Hasi riceve 13.64 euro ma la Nike le rivende al grossista a 28.92 euro e nei negozi a 57.85 euro. Mujiyanti riceve 180.76 euro all’anno.
  • Bambini soldato: Anche negli ultimi anni i bambini hanno continuato ad essere impiegati come soldati, questo fenomeno è una caratteristica tanto delle guerre già in corso, quanto di quelle scoppiate negli ultimi anni; è stata formata, per arginare tale fenomeno, una “Coalizione Stop all’uso dei bambini soldato” in occasione del dibattito del Consiglio di Sicurezza su bambini e conflitti armati. Dati recenti citano 18 Paesi e contesti in Asia, Africa, America Latina e Medio Oriente in cui le questioni legate all’uso dei bambini soldato costituiscono la parte più rilevante degli abusi dei diritti umani connessi durante i conflitti armati o nei periodi successivi; i rapporti denunciano inoltre il massiccio incremento nell’impiego dei bambini soldato registrato nel corso del 2004 in vari Paesi, tra cui Afghanistan, Burundi, Somalia, Costa d’Avorio, Liberia e parte della Repubblica del Congo. Proprio da quest’ultimo Paese sono giunti racconti di bambini costretti a commettere atrocità, stupri e torture sessuali. In Colombia, secondo recenti notizie, il numero dei bambini utilizzati da gruppi armati risulta salito a circa 11.000 unità: bambini anche di 12 anni vengono addestrati e mandati a combattere usando armi, esplosivi e munizioni. Nello Sri Lanka, nonostante gli impegni presi pubblicamente, l’opposizione armata delle Tigri Tamil per la liberazione dell’Elam ha continuato ad arruolare bambini tra le proprie fila. “Adottare risoluzioni periodiche che non ottengono il risultato prefisso, ovvero la protezione di bambini dai conflitti armati, ha alimentato lo scoraggiamento dei governi e un diffuso cinismo nell’opinione pubblica” - ha dichiarato Cavazza. “Le Nazioni Unite devono aumentare i propri sforzi per chiamare i governi e i gruppi armati a rendere conto del proprio operato. Il Consiglio di Sicurezza deve agire per fermare il flusso di armi e applicare sanzioni mirate nei confronti di tutti coloro che non cessano di usare bambini soldato.”
  • Sfruttamento sessuale: L’industria sessuale è in continua crescita e l’età dei bambini coinvolti diminuisce regolarmente; prostituzione, abusi sessuali, traffico di bambini, utilizzo per uso pornografico: queste sono solo alcune, forse le più evidenti, forme di sfruttamento sessuale dei minori. Il commercio sessuale è un’industria da molti miliardi di dollari, fondata sull’avidità e che prospera a scapito delle persone più deboli. In molti Paesi l’industria del sesso alimenta l’espansione dell’industria turistica ed è una consistente fonte di guadagni in valuta estera. Secondo l’Unicef sono circa un milione i bambini che ogni anno vengono introdotti nel commercio sessuale. Nepal: 50000 ragazze mandate in India a lavorare; Repubblica Dominicana: 25000 bambini, Africa Occidentale: 35000 bambini, Lituania: 20-50% delle prostitute sono minori; Stati Uniti: un bambino su cinque è avvicinato in internet da sconosciuti a scopo sessuale; Paesi industrializzati: 3500 bambini minorenni muoiono a causa di abusi nei loro confronti.
  • La tratta: Il rapporto Unicef parla anche del flagello della tratta dei bambini e delle bambine e riporta una stima di fonte inedita: la Cia stima che ogni anno vengano avvitati illegalmente verso gli Stati Uniti da 45000 a 50000 donne e bambini, legati all’industria del sesso, o destinati a fabbriche ed altri lavori in condizioni disumane. La povertà, l’ignoranza, la condizione di inferiorità delle donne sono alla base della tratta. Dalla caduta del comunismo l’Albania è divenuta uno dei principali Paesi che alimentano la tratta dei bambini negli Stati Europei vicini; i trafficanti controllano i piccoli costantemente, di solito raccogliendo i loro guadagni, sebbene talvolta inviino denaro a casa ai genitori. I bambini tra i 4 e i 7 anni sono particolarmente valutati perché sono quelli che riescono a raccogliere più denaro, i trafficanti arrivano addirittura ad “affittare” neonati per le mendicanti. Si calcola che almeno 3000 bambini siano stati portati in Grecia e in Italia per chiedere l’elemosina.

Dati statistici in chiave

  • 246 milioni di bambini sono costretti a lavorare.
  • 73 milioni dei quali hanno meno di 10 anni.
  • Nessun Paese ne è immune: si stimano in 2,5 milioni i bambini che lavorano nei Paesi sviluppati e in 2,5 milioni quelli che lavorano nei Paesi in transizione quali gli Stati dell’ex Unione Sovietica.
  • Muoiono ogni anno 22000 bambini a causa di incidenti sul lavoro.
  • La maggior parte – ca. 127 milioni – dei bambini di età inferiore ai 14 anni costretti a lavorare, vive nella regione dell’Asia e del Pacifico.
  • La proporzione più alta di bambini costretti a lavorare si osserva in Africa subsahariana, dove lavora quasi un terzo – 48 milioni – dei bambini di età inferiore ai 14 anni.
  • Nel Mondo la maggior parte dei bambini che lavorano sono impiegati nel settore informale dove non sono tutelati da nessuna protezione legale o regolamentare:
    • Il 70% è attivo nell’agricoltura, la caccia e la pesca industriali o l’industria del legno;
    • l’8% lavora nelle industrie manifatturiere;
    • l’8% è attivo nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, la restaurazione e il settore alberghiero;
    • il 7% lavora nei servizi comunitari, sociali e personali quali ad esempio i lavori domestici.
  • 8,4 milioni di bambini sono nella trappola della schiavitù, del traffico di esseri umani, dell’asservimento di figli per ripagare i debiti, della prostituzione, della pornografia e altre attività illecite.
  • Fra questi ultimi, sono 1,2 milioni i bambini vittime del traffico di esseri umani.

L'abuso all'infanzia

Con il termine abuso si intendono le percosse, le violenze e le lesioni volontarie e involontarie sui minori. Questo purtroppo è un fenomeno in crescita non solo nei Pesi meno sviluppati ma anche nella nostra realtà locale e nazionale che non conosciamo a fondo, di conseguenza non riusciamo ad affrontare tali problemi correttamente; inoltre sempre più spesso gli abusi sono circoscritti all’ambiente familiare e proprio per questo motivo non vengono denunciati.

In quale maniera reagiscono i bambini vittime di abusi?

Il bambino raramente esprime il disagio arrecato dall’abuso e mette in atto meccanismi di difesa per superare la rabbia, l’angoscia, la vergogna, la pena e la depressione; dentro di lui si annida un senso di colpa che lo porta a pensare di essere stato lui il responsabile dell’abuso subito da parte dell’adulto e cerca di rimuovere tali sensazioni con la negazione, la scissione, la proiezione e il congelamento delle emozioni.

  • Processo di scissione: Il bambino nega che il proprio genitore è un violento, anzi, lo idealizza come una figura buona e al contrario, il mondo diventa simbolo di pericolosità;
  • Processo di identificazione: Ci si può identificare con l’aggressore (il bambino si conforma al comportamento dell’abusante per non soffrire), con la vittima (che consiste nello scaricarsi del senso di colpa e andare alla ricerca di figure carismatiche da imitare) o con l’ombra (il bambino assume tutti i valori negativi con cui è entrato in contatto).

Metodologie di intervento

Di fronte ad una realtà così desolante la prima cosa da fare è far prendere coscienza del fenomeno. Bisogna diffondere conoscenze e proporre una lettura...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Cigno Alessandro.
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