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uguale a CM (perché è per quella quantità che si massimizzano i profitti), CM sarà uguale A

CmeT. Dunque le imprese operano alla propria dimensione efficiente. Quindi se c’è libertà e

di uscita dal mercato un solo livello di prezzo è coerente con il profitto nullo, il prezzo del

costo medio totale. La curva di offerta di mercato sarà perfettamente elastica, perché la

quantità offerta per ogni dato livello di prezzo le imprese presenti sul mercato sono disposte

a fornire qualsiasi quantità di bene.

Se cresce la domanda di un bene, la curva di domanda si sposta verso destra. Nel breve

• periodo l’equilibrio del mercato sarà tale che P’’ > P’ e Q’’ > Q’; dal momento che il prezzo

è superiore al CmeT le imprese realizzano profitti. Nel lungo periodo nuove imprese entrano

nel mercato la curva di offerta nel breve periodo si sposta verso destra, il prezzo torna al

valore iniziale per cui eguaglia il CmeT. I profitti sono nulli: nel lungo periodo al livello di

prezzo iniziale corrisponde una quantità prodotta maggiore.

La curva di offerta può presentare una inclinazione verso l’alto, e quindi una minore

• elasticità, o perché le risorse sono limitate e per la circostanza che le imprese hanno costi

differenti.

Capitolo 15

Monopolio: una situazione in cui un’unica impresa vende beni privi di sostituti.

• Monopolio legale: l’amministrazione concede licenze per la produzione di un bene solo a

• taluni soggetti, in funzione del pubblico interesse in base ad una analisi costi-benefici.

Monopolio naturale: il monopolio che sorge perché una sola impresa è in grado di fornire

• all’intero mercato un bene o un servizio a costi più bassi di quelli che dovrebbero affrontare

due o più imprese (Es: l’impresa che gestisce un acquedotto).

Monopolio delle risorse: una risorsa chiave è detenuta da un’unica impresa.

• Diversamente dall’impresa concorrenziale, il monopolista non deve prendere il prezzo come

• dato, ma può collocarsi in un punto a sua scelta sulla curva di domanda, inclinata verso il

basso. Per via di tale inclinazione il RM del monopolista è inferiore al prezzo del bene.

RM<P (Effetto produzione, effetto prezzo): per aumentare la Q venduta il monopolista deve

ridurre il P di ogni unità venduta.

Q ottimale: l’eguaglianza tra ricavo marginale e costo marginale alla Q che garantisce la

• massimizzazione del profitto vale sia per l’impresa concorrenziale che per quella

monopolistica; diverso è il rapporto tra P, RM, CM. Tale Q, indicata dalla intersezione della

curva del RM e di quella del CM, individua sulla curva della domanda il P di monopolio.

Il profitto del monopolista: RT-CT = (RT/Q - CT/Q)xQ = (P – CmeT)xQ.

• Il monopolio è desiderabile per il monopolista poiché genera un profitto positivo attraverso

• l’imposizione di un P > CM.

Il mercato monopolistico è inefficiente perché il P di monopolio è superiore al P che

• massimizza il benessere del mercato, determinato dall’intersezione della curva di domanda e

di quella del CM. Questo fenomeno infatti genera una perdita secca. Dunque il monopolista

fornisce una Q inferiore a quella ottimale a un P superiore.

Approcci di politica economica per risolvere i problemi originati dal monopolio:

• 1. Antitrust: contra: è costoso; difficile l’analisi costi-benefici.

2. Regolamentazione: tariffe legali. Contra: ostano il CmeT fisiologicamente decrescente

dei monopoli naturali: CM<CmeT => il P sarebbe inferiore al CmeT, e l’impresa in

perdita. Il legislatore potrebbe allora sussidiare il monopolista o consentirgli

l’imposizione di un P>CM e =CmeT. Ma ciò elimirebbe l’incentivo alla riduzione del

CmeT. Non resta che consentire al monopolista di ritenere i benefici prodotti da una

riduzione del CmeT, in forza di maggiori profitti.

3. Proprietà pubblica: è potenzialmente in grado di fornire i beni a un P=CmeT, ma non ne

incentiva la riduzione. 7

4. Non agire.

Discriminazione dei prezzi: la pratica di applicare un prezzo diverso a diversi compratori del

• medesimo bene. E’ una strategia razionale che fa aumentare il benessere economico

riducendo la perdita secca, ma è possibile solo in costanza di una suddivisione dei

consumatori in base alla loro disponibilità a pagare.

Capitolo 16

L’oligopolio è una struttura di mercato nella quale sono presenti pochi venditori che offrono

• prodotti tra loro molto simili o identici.

La collusione è un accordo tra imprese che operano sul medesimo mercato volto a

• determinare le Q prodotte o il P di applicare.

Il cartello è un gruppo di imprese che agisce in maniera coordinata.

• In assenza di collusione (es. per via dell’antitrust) ciascun oligopolista cerca di produrre di

• più a un prezzo minore per avere una quota più grande di mercato

(P <P <P ); (Q > Q > Q ).

concorrenziale oligopolio monopolio concorrenziale oligopolio monopolio

L’equilibrio di Nash è una situazione nella quale soggetti economici interagiscono

• reciprocamente in modo da scegliere la propria strategia ottimale, date quelle scelte da altri

soggetti. Esso conduce le parti a optare per la strategia dominante, sebbene non pareto-

efficiente (vedi sotto).

Effetti della dimensione dell’oligopolio sul risultato del mercato: aumentando il numero

• degli oligopolisti diminuiscono le probabilità della formazione di un cartello. Ogni

oligopolista continua ad aumentare la propria produzione finché l’effetto quantità non

compensi l’effetto prezzo. Con l’aumentare del numero dei partecipanti il mercato

oligopolistico tende ad assomigliare sempre più a un mercato concorrenziale. Il P si avvicina

progressivamente a CM e la Q prodotta al livello socialmente efficiente.

La teoria dei giochi è lo studio delle modalità secondo le quali gli individui agiscono in

• situazioni strategiche, quelle in cui ogni individuo nel decidere quali azioni intraprendere

deve prendere in considerazione le reazioni altrui alla sua decisione.

Dilemma del prigioniero: Un gioco tra due prigionieri che mostra la difficoltà di mantenere

• la cooperazione ancorché mutuamente vantaggiosa: ciascun soggetto, in assenza di accordo,

o diffidando dell’altrui adempimento, opterà per la strategia dominante: quella ottimale per

un giocatore indipendentemente da quella degli altri giocatori.

Il profitto del monopolista per l’oligopolista è congiuntamente razionale per ogni impresa

• ma individualmente irrazionale. Ogni oligopolista, infatti, ha un incentivo a trasgredire.

Gli individui riescono più facilmente a cooperare quando giocano ripetutamente per un

• numero indefinito di volte: la ripetizione minimizza i vantaggi della strategia dominante

disincentivando la trasgressione degli accordi.

Soluzioni all’oligopolio: normativa antitrust; divieto di accordo per la fissazione di un

• prezzo.

Il prezzo di vendita imposto non limita la concorrenza e risolve il problema dei free riders,

• evitando che distributori concedano sconti in cambio di un servizio peggiore.

Le vendite a pacchetto consentono una discriminazione dei prezzi.

Capitolo 17

La concorrenza monopolistica è una struttura di mercato dove sono presenti molto

• imprenditori che offrono un prodotto simile ma non identico.

Nel breve periodo il comportamento di un’impresa su un mercato a concorrenza

• monopolistica è identico a quello del monopolista.

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Nel lungo periodo, se le imprese presenti sul mercato a concorrenza monopolistica

• realizzano profitti (P>CmeT), esiste un incentivo all’entrata di nuove imprese sul mercato;

se esse realizzano perdite (P<CmeT), esiste un incentivo all’uscita delle imprese dal

mercato; tali processi si ripercuotono sulla curva di domanda delle imprese, che nella

situazione di equilibrio sarà tangente a quella del CmeT. Dunque P>CM (come in un

mercato monopolistico); P=CmeT (come in un mercato perfettamente concorrenziale).

Capacità produttiva in eccesso: dal momento che l’impresa in concorrenza monopolistica si

• colloca nella porzione discendente della curva del costo medio totale, è al di sotto della

propria dimensione efficiente.

Incremento sul costo marginale: poiché il P>CM, ma il profitto è nullo dacché P=CmeT, tale

• impresa ambisce nuovi clienti, per aumentare i profitti.

Benessere: l’incremento sul CM è causa di inefficienza poiché è sacrificata la potenziale

• rendita di quei consumatori che attribuiscono al bene un valore superiore al CM ma inferiore

al P, il che genera una perdita secca; né si potrebbe imporre un P di vendita minore, ché

nell’impresa a concorrenza monopolistica, all’equilibrio, P = CmeT; salvo a sussidiarla, ove

in intenzione conveniente (raramente, invero).

L’entrata in un mercato a concorrenza monopolistica di una nuova impresa genera

• esternalità negative (per le imprese che si vedono sottratte quote di mercato) ed esternalità

positive (per i consumatori che vedono aumentare la diversificazione del prodotto).

I critici sostengono che la pubblicità sia uno spreco ed ostacoli la concorrenza esagerando la

• differenza tra i prodotti. Altri sostiene che stimoli la concorrenza e l’abbassamento dei

prezzi. E’ indice di qualità una campagna pubblicitaria che comporti alti investimenti

indipendentemente dal contenuto.

Il marchio è indice di qualità del prodotto. Permette al consumatore il risparmio del costo di

• ricerca di un prodotto con qualità specifiche. I marchi hanno durata illimitata poiché

incoraggiano la competizione e non generano costi transattivi.

Il mercato delle regole

Capitolo 1

Efficienza produttiva: è raggiunta da un processo produttivo ove non sia possibile produrre

• lo stesso ammontare di prodotto usando una combinazione a costi minori di fattori di

produzione, oppure non è possibile un maggiore ammontare di prodotto usando la medesima

combinazione di fattori di produzione.

Efficienza paretiana: una situazione è Pareto-ottimale se è impossibile cambiarla in maniera

• tale da far stare meglio almeno una persona senza che qualcun altro stia peggio.

La funzione di utilità è un modo di descrivere la classificazione delle preferenze di un

• consumatore, individuando l’utilità che questi ottiene dalle differenti combinazioni di due

beni e di due servizi. Essa è visualizzata dalla mappa d’indifferenza: ogni curva di

indifferenza individua tutte le combinazioni beni e servizi che danno al consumatore lo

stesso ammontare di utilità.

Il consumatore raggiunge l’ottimo economico (CM=BM) attraverso variazioni marginali.

• Gli asset sono risorse che generano un flusso di reddito. I flussi di reddito futuro possono

• essere convertititi in una somma globale odierna calcolando il valore attuale scontato del

flusso futuro di redditi netti.

Il miglioramento potenzialmente paretiano (efficienza di Kaldor-Hicks) permette

• cambiamenti nei quali ci sono sia vincitori che vinti, purché chi vince guadagni più di quanto

non ci rimetta chi perde. 9

L’incertezza primaria o dell’evento riguarda eventi futuri cruciali non conosciuti o non

• conoscibili. L’incertezza secondaria o di mercato riguarda eventi le informazioni circa i

quali sono conosciute solo da taluni soggetti economici (asimmetria informativa).

Il valore (monetario) atteso è la somma della probabilità di ciascun possibile risultato

• moltiplicato per il valore di tali risultati (VA= P R + P R +...). Non sempre è possibile

1 1 2 2

conoscere esattamente la probabilità.

I soggetti sono tendenzialmente riluttanti alle scommesse: cercano di massimizzare l’utilità

• attesa tosto che il valore monetario atteso. In un grafico del tipo x = reddito; y = utilità, una

curva di utilità marginale decrescente del reddito indica tale attitudine di avversione al

rischio.

Chi è neutrale al rischio ha una utilità marginale costante del reddito, e quindi è indifferente

• tra una prospettiva certa di reddito e una prospettiva incerta del medesimo valore monetario

atteso (organizzazioni commerciali).

Chi è amante del rischio ha una utilità marginale crescente, e quindi preferisce una

• prospettiva incerta di reddito rispetto a una prospettiva certa di uguale valore monetario

atteso.

La riluttanza al rischio dei soggetti li induce a convertire un risultato incerto in un risultato

• certo. Soluzioni: stipulare un’assicurazione, auto-assicurazione, ridurre il prezzo che si è

disposti a pagare per un bene.

La legge dei grandi numeri consente alle compagine assicurative di massimizzare i profitti,

• poiché gli eventi imprevedibili per il singolo sono prevedibili all’interno di grandi gruppi di

individui.

L’azzardo morale consiste nel cambiamento del comportamento dell’assicurato in seguito

• alla stipulazione dell’assicurazione, talché la probabilità del danno o il suo ammontare

aumentino. Soluzioni: la coassicurazione, l’assicuratore sopporta una percentuale fissa della

perdita; franchigia, l’assicuratore paga solo quella quota di perdita superiore a una certa

soglia.

La selezione avversa consiste nel problema distinguere gli assicurati ad alto e basso rischio,

• onde adeguare i premi assicurativi.

Capitolo II Teoria economica della proprietà

La teoria cooperativa è il fondamento della teoria economica della proprietà. Le parti

• possono tutte trarre benefici dal cooperare.

Il surplus cooperativo è il valore creato dal movimento di una risorsa verso un uso

• maggiormente valutato.Talora osta alla cooperazione il fatto che le parti debbano decidere

come dividere tale valore.

Anche la soluzione non cooperativa garantisce un livello di benessere corrispondente ai

• valori limite. In un accordo volontario ciascun giocatore deve ricevere almeno il valore

limite, o non vi saranno vantaggi alla cooperazione.

Le 3 fasi della teoria cooperativa: individuazione del valore limite, calcolo del surplus

• cooperativo, suddivisione dello stesso.

Un esperimento mentale mostra come attraverso processi continui una società possa

• giungere a delineare diritti di proprietà garantiti da un sistema giudiziario centrale, onde

incoraggiare la produzione, scoraggiare i furti, ridurre i costi per la protezione dei beni,

creando un surplus cooperativo.

L’assunto fondamentale della teoria economica della proprietà è che il diritto non è

• necessario né desiderabile quando allorquando la negoziazione ha successo, è necessario e

desiderabile se la contrattazione fallisce.

Un allevatore arreca danni ad un agricoltore. La negoziazione o il diritto possono decidere

• chi ne sopporti i costi. Giuridicamente sono possibili due opposte soluzioni. Il diritto

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risponde con la regola della causalità del danno, Coase si concentra sull’efficienza, che

richiede l’allocazione del diritto soggettivo presso chi lo valuta di più.

Teorema di Coase: quando i costi transattivi sono zero, la negoziazione privata conduce a un

• efficiente uso delle risorse, indipendentemente dalla conformazione dei diritti posta in essere

dall’ordinamento giuridico.

Corollario: quando i costi transattivi sono alti a sufficienza da impedire la negoziazione,

• l’uso efficiente delle risorse dipende dall’allocazione dei diritti operata dall’ordinamento

giuridico.

I costi transattivi includono quelli sostenuti per la ricerca di un partner, per la negoziazione

• con questi, per dare esecuzione all’accordo. Oltre un valore critico di tali costi, la

negoziazione è destinata a fallire, sicché i diritti di proprietà incidono sull’efficienza.

Esistono punti di vista diversi circa l’estensione del ruolo da concedere alla libera

negoziazione.

Coase suggerisce che il diritto lubrifichi le negoziazioni diminuendo il livello dei costi

• transattivi, in primis attraverso una definizione chiara e semplice dei diritti di proprietà.

Teorema normativo di Coase: il diritto deve essere strutturato in modo tale da rimuovere gli

• impedimenti agli accordi privati.

Teorema normativo di Hobbes (poco fiducioso nella razionalità cooperativa): il diritto deve

• essere strutturato in maniera tale da minimizzare i danni causati dai fallimenti negli accordi

privati (allocando in ogni caso il diritto alla parte che lo valuta di più, eliminando peraltro

così in radice i costi di transazione)

La rappresentazione grafica di questi teoremi si realizza esprimendo il surplus cooperativo

• in funzione dei costi di transazione. Una retta che passi per l’origine inclinata di 45° divide

l’area ove si realizzano gli scambi da quella in cui non si realizzano: per questi punti la

lubrificazione (Coase) consentirebbe il valico della retta; l’allocazione iniziale efficiente

(Hobbes) renderebbe superfluo lo scambio.

Resta il problema della difficoltà per il legislatore (o per il giudice) di individuare chi valuti

• di più un bene: ciò presenta costi di informazione, che sarà opportuno affrontare solo ove

inferiori agli eventuali costi di transazione.

Dati due soggetti, l’uno autore l’altro vittima di esternalità negative, la soluzione efficiente è

• quella che permette la massimizzazione dei profitti aggregati. Essa può essere raggiunta in

due modi: con l’adozione da parte del sistema giuridico di una regola che renda la soluzione

non cooperativa efficiente (H), ovvero con la cooperazione delle parti, in grado di sanare

qualsivoglia inefficiente assegnazione iniziale dei diritti (C).

La tutela inibitoria concorre alla chiarezza dell’attribuzione del diritto di proprietà, più di

• quanto non faccia quella risarcitoria, poiché è difficile prevedere la determinazione

dell’ammontare dovuto ad opera della corte. Dunque ove sussistano alti costi transattivi il

rimedio più efficiente consiste nel risarcimento del danno; ove vi siano pochi ostacoli alla

cooperazione, nella tutela inibitoria contro le interferenze del convenuto sulla proprietà

dell’attore. Sicché, nella zona di assenza di scambio il rimedio più efficiente è il

risarcimento, la tutela inibitoria nella zona di scambio. Nella pratica, ai fini della scelta tra i

due rimedi rileva fondamentalmente il numero dei soggetti che partecipano all’accordo.

La negoziazione privata può non riuscire a risolvere il problema delle esternalità diffuse a

• causa del free-riding, il che rende necessario l’intervento pubblico; di contro, il problema

delle esternalità a carattere privato può essere risolto attraverso accordi privati.

A fini redistributivi, operare sui diritti di proprietà è una soluzione peggiore di quella fiscale,

• poiché coinvolge in maniera casuale ricchi e poveri, ha effetti imprevisti, costa di più, ha

effetti distorsivi.

Capitolo III Problemi in materia di proprietà 11

Per l’acquisto a titolo originario della proprietà fuggitiva si pone l’alternativa tra

• l’occupazione e l’accessione. Lo svantaggio della prima è la creazione di un incentivo ad

effettuare investimenti inefficienti per ottenere la proprietà prevenendo altri onde

accaparrarsi produttività e corrispettivo futuro. Il principio dell’accessione impone costi

amministrativi perché impone il problema di verificare la titolarità della proprietà.

Non occorre privatizzare una risorsa non sovrautilizzata e dal costoso mantenimento dei

• confini, se non quando il prezzo del costo del sovrautilizzo sarà superiore a quello necessario

per il mantenimento dei confini.

Il problema della non appropriabilità dell’informazione, non rivale e non escludibile,

• consiste nella sua costosa produzione ma facile ed economica trasmissione. Soluzioni: 1)

produzione da parte dello stato; 2) sussidi 3) diritti di proprietà sull’informazione.

La proprietà intellettuale (diritto di proprietà esclusivo sull’idea) è un incentivo alla

• produzione di idee, crea un monopolio temporizzato per limitarne il costo sociale.

L’ampiezza del brevetto determina il grado di somiglianza che due invenzioni possono avere

• senza che la successiva violi il brevetto dell’ideatore della precedente. Un brevetto ampio

incoraggia ricerche rapide e duplicative (ricerca di base) uno ristretto ricerche più lente e

complementari.

La dottrina degli equivalenti, elaborata dalla giurisprudenza americana, pone l’accento sul

• valore commerciale anche del mero miglioramento. Ma ciò disincentiva la ricerca di base.

Idealmente occorrerebbe uno sviluppo congiunto di ricerca di base e sviluppo commerciale.

Tale problema è risolvibile con la negoziazione in caso di costi transattivi bassi; con la

lubrificazione o con un’allocazione efficiente in caso di costi transattivi alti.

L’ampiezza efficiente di un brevetto dovrebbe essere notevole per le invenzioni con scarso

• valore autonomo, circoscritta per quella con grande valore autonomo.

Durata: Il dilemma è tra l’incentivo alla creatività e il freno alla diffusione. La durata

• ottimale è quella determinata dall’intersezione della curva dei costi e quella dei benefici

sociali. In concreto dovrebbe essere differente per ogni invenzione.

Il diritto d’autore è uguale al diritto di proprietà intellettuale, ma non abbisogna di

• registrazione. La sua ampiezza è determinata dagli usi possibili senza utilizzazione. La

durata ottimale va valutata alla luce dei costi sopportati per rintracciare l’autore.

La verifica della titolarità attraverso mezzi formali riduce le incertezze, ma presenta costi

• elevati. Il diritto alloca il rischio che beni rubati siano acquistati in buonafede accollando la

responsabilità in capo alla parte che può verificare la titolarità con il minor costo.

L’efficienza dell’usucapione è dovuta al suo contributo di chiarezza relativa al titolo,

• all’abbassamento dei costi relativi alla prova della titolarità, all’incentivo all’utilizzazione

delle risorse. Comporta il costo della sorveglianza.

Le disposizioni sui ritrovamenti intendono disincentivare i furti, producendo chiarezza,

• produttività e abbassamento dei costi di ricerca.

Le norme che restringono la possibilità di disporre causano costi inefficienti sostenuti per

• eluderle e disincentivano la massimizzazione del valore della proprietà. Razionalità della

rule against perpetuities.

La regola italiana in materia di stato di necessità è in parte inefficiente perché l’indennizzo è

• inferiore al valore di mercato del bene danneggiato, non compensando integralmente

l’esternalità negativa prodotta.

In linea di principio l’inalienabilità di taluni beni ad opera del diritto è inefficiente, è frutto

• di un atteggiamento fobico irrazionale.

La presenza nella funzione di utilità di un consumatore di una variabile con l’indice di un

• 3a

altro consumatore (del tipo f(b)= […], x ) denota una esternalità.

Un’esternalità pubblica negativa per definizione non è risolvibile attraverso la negoziazione;

• e purtuttavia occorre monetizzarla per internalizzarla: soccorre la tutela risarcitoria,

temporanea o permanente (che copre anche i danni futuri, salva detrazione dello sconto): la

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prima sarà efficiente in caso di facile misurazione dei danni e rapida innovazione

tecnologica, la seconda nell’ipotesi opposta. Tale tecnica disincentiva altresì ulteriori

abbassamenti della soglia di esternalità. L’art.844 sembrerebbe prevedere in ogni caso

l’inibitoria per le immissioni che superino la normale tollerabilità; ma un’interpretazione

elastica del secondo comma, avallata dalla Cassazione, consente di tutelare più

efficacemente le esigenze della produzione piuttosto attraverso lo strumento risarcitorio.

La rappresentazione in un grafico del tipo x=Q; y=P del fenomeno in parola mostra come

• l’impresa, che in assenza di una regolamentazione giuridica sopporta solo una parte del costo

sociale determinato dal suo livello di produzione, è incentivata all’adozione di nuove

tecnologie attraverso l’introduzione del risarcimento temporaneo, che internalizza

l’esternalità attribuendone il costo all’impresa stessa.

La differenza tra proprietà pubblica e privata importa una differenza nella struttura della

• negoziazione. In caso di esternalità private la proprietà pubblica rappresenta un costoso

errore poiché non consente una negoziazione potenzialmente efficiente.

Le imposte sono uno strumento di finanziamento dello stato più efficiente delle

• espropriazioni perché distorcono meno il sistema degli incentivi, nello stesso in modo in cui

è più facile evitare tasse a stretta base impositiva tosto che tasse a larga base impositiva.

Tuttavia il potere di espropriare impedisce comportamenti opportunistici da parte di

venditori altrimenti dotati di eccessivo potere contrattuale: il ricorso ad essa andrebbe

limitato ai casi di costi transattivi tali da ostacolare l’acquisto. Da una parte l’obbligo di

indennizzo riduce l’impatto sul comportamento degli individui; dall’altra il vincolo della

pubblica utilità esclude gli abusi politici.

La regolamentazione restringe il fascio di poteri del proprietario senza espropriarne il titolo.

• La circostanza che non le si accompagni un indennizzo ha causato abusi censurati dalla

Consulta (c.d. espropriazione sostanziale).

L’assenza di compensazione per la perdita del valore degli investimenti causata da un’azione

• amministrativa incerta produce incentivi per investimenti privati efficienti, al contrario la

compensazione ne produce per investimenti eccessivi. Ma d’altra parte la non

compensabilità delle regolamentazioni incentiva la sovraregolamentazione, mentre

l’indennizzabilità dell’espropriazione fa sì che l’amministrazione ne internalizzi i costi.

Insieme, questi dati integrano il paradosso delle compensazione.

La separazione spaziale si caratterizza per l’obbligo imposto dalla pianificazione, che può

• soccorrere a una peculiare fattispecie di fallimento del mercato, nel caso in cui a un aumento

del prezzo di un bene occorrerebbe facesse riscontro una diminuzione dell’offerta. È il caso

di una curva delle possibilità di produzione non – convessa, che fisiologicamente porta verso

una soluzione d’angolo tosto che una interna. Tale allocazione dei fattori produzione

potrebbe non essere quella socialmente più utile. La pianificazione potrebbe migliorare la

situazione, pur nei limiti costituiti dal carattere eminentemente politico della decisione

suddetta.

Capitolo IV – Contratto e teoria economica

Il diritto dei contratti tendenzialmente ne asseconda la vocazione efficientistica.

• Le promesse riguardano scambi differiti nel tempo. La loro azionabilità in giudizio,

• eliminando le incertezze e i rischi relativi alla loro esecuzione, incoraggia lo scambio.

Il primo scopo del diritto dei contratti è appunto quello di mettere i soggetti in grado di

• cooperare, trasformando giochi a soluzione non cooperativa in giochi a soluzione

cooperativa.

Dal momento che la cooperazione è l’unica soluzione produttiva di guadagno netto, il primo

• scopo del diritto dei contratti è anche quello di mettere i soggetti in grado di trasformare

giochi con soluzioni inefficienti in giochi con soluzioni efficienti, dacché un impegno

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vincolante preclude un’opportunità, quella dell’appropriazione attraverso l’alto costo della

responsabilità.

Il secondo scopo del diritto dei contratti è di assicurare l’impegno ottimale all’adempimento.

• Affinché il promittente sia incentivato all’adempimento efficiente è necessario che la misura

• della sua responsabilità per inadempimento eguagli il beneficio ricevuto dal promissorio

dall’avvenuta esecuzione, ovvero quando la responsabilità internalizza i costi

dell’inadempimento. I danni ad aspettativa perfetti (che includono sia il danno emergente e il

lucro cessante) creano incentivi per l’adempimento e per l’inadempimento.

I risarcimenti accordati dai giudici spesso sono imperfetti per via della difficoltà pratiche a

• procurarsi informazioni private. Un risarcimento danni di importo inferiore al livello

ottimale incentivano l’inadempimento del promettente, rendendo il promissorio riluttante a

concludere il contratto.

L’affidamento riposto in una promessa è un a scommessa che incrementa tanto il guadagno

• derivante dalla prestazione, quanto la perdita derivante dall’inadempimento. Il terzo scopo

del diritto dei contratti è di assicurare l’affidamento ottimale.

Guadagno atteso = incremento del valore della prestazione x la probabilità

• Perdita attesa = perdita da inadempimento moltiplicato per la sua probabilità.

• L’efficienza richiede maggiore affidamento se il guadagno atteso supera la perdita attesa,

• minore affidamento se la perdita attesa è superiore al guadagno atteso. L’efficienza richiede

altresì la massimizzazione dei guadagni per tutte le parti in causa. L’affidamento ottimale è

elevato quanto l’adempimento è certo, basso quando l’adempimento è incerto.

Il risarcimento perfetto riporta il promissario nella situazione in cui si sarebbe trovato se la

• promessa fosse stata mantenuta e l’affidamento fosse stato ottimale, non compensandolo per

il sovraffidamento, quindi disincentivato. Al fine di scoraggiare il sovraffidamento, il nostro

ordinamento fa riferimento al concetto di prevedibilità del danno.

I contratti includono una componente di rischi, che in una certa misura sono distribuiti tra le

• parti, ma presentano anche lacune, volontarie o meno, ossia eventi non regolati

esplicitamente nel contratto che incidono sulle obbligazioni assunte.

Le lacune razionali sono quelle lasciate deliberatamente dalle parti sulla base della maggiore

• onerosità del costo dell’allocazione del rischio rispetto al costo transattivo atteso per il caso

che l’evento di verifichi, calcolato come prodotto della probabilità che l’evento si verifichi

per il costo dell’allocazione della perdita.

Le regole legali di default entrano in gioco in assenza di clausole espresse di contenuto

• contrario. Quelle efficienti consentono alle parti di lasciare lacune nei contratti e, così

facendo, di minimizzare i costi transattivi. Quelle inefficienti impongono alle parti

un’alternativa tra costi transattivi e sopportazione del rischio. Dunque il quarto scopo del

diritto dei contratti è quello di minimizzare i costi della negoziazione contrattuale fornendo

regole di default efficienti.

Il contratto ipotetico consiste nelle clausole che le parti avrebbero redatto se avessero

• colmato le lacune del contratto attraverso una negoziazione diretta. Il giudice dovrebbe far

fronte alla lacune del contratto allocando le relative obbligazioni in maniera efficiente ed

adeguando ragionevolmente il prezzo, cioè accollando il rischio al soggetto in grado si

sopportarlo al minor costo ed includendo perciò un compenso. Nella ripartizione dei rischi il

promettente deve sopportare i costi usuali dell’inadempimento, mentre il promissario deve

sopportare i costi da inadempimento non usuali.

La legge regola i contratti quando non ne considera la clausole o le muta. Il quinto scopo del

• diritto dei contratti è correggere i fallimenti del mercato regolando le clausole contrattuali. Il

contratto perfetto, realizzabile quando i costi transattivi sono uguali a zero (Coase), è

completo (ogni possibile contingenza è prevista), efficiente (alloca i diritti alla parte che li

valuta di più; alloca i rischi presso la parte che può affrontarli al minor costo; esaurisce le

possibilità di guadagno cooperativo). 14

L’incapacità, lo stato di pericolo, la violenza morale impediscono all’individuo di districarsi

• razionalmente tra le scelte alternative.

Salvo il caso di contrarietà all’ordine pubblico, le esternalità causate dai contratti sono

• internalizzate da branche del diritto diverse dal diritto dei contratti.

I costi transattivi possono aumentare in caso di difficoltà ad assumere informazioni circa un

• determinato bene.

Un’informazione errata del promettente può integrare la fattispecie del dolo, una omissione

• la culpa in contrahendo, un’erronea informazione comune a entrambe le parti la

presupposizione.

Il monopolio può essere causa di contratti troppo vantaggiosi per il monopolista, anche se

• raramente è apprestata una tutela nei confronti della parte debole.

Nelle economie di lungo periodo spesso si ricorre a mezzi diversi dalla tutela giudiziaria per

• ottenere un adempimento corretto costante nel tempo.

Un contratto di lungo periodo in cui il comportamento di un contraente in una fase

• condiziona il comportamento dell’altro contraente nella fase suggestiva, facendo tendere

entrambi alla cooperazione onde massimizzare i profitti presenti e successivi, è un buon

modi di ottenere un adempimento costante nel tempo diverso dalla tutela giudiziaria.

Un gioco cooperativo non funziona nella fase finale, perché in assenza di contratto le parti

• non hanno un incentivo a cooperare.

Gli agent possono scegliere tra due strategie: un rapporto di lungo periodo con benefici

• costanti derivanti dalla cooperazione, e uno di breve periodo con benefici alti derivanti

dall’appropriazione. La scelta tra queste due opzioni è determinata dalla scelta operata dal

diritto dei contratti, che può incentivare uno o l’altro dei due comportamenti.

Il sesto scopo del diritto dei contratti è di alimentare rapporti di durata che risolvano il

• problema della cooperazione senza bisogno di affidarsi ai contratti.

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DETTAGLI
Esame: Microeconomia
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
Università: Pavia - Unipv
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Microeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pavia - Unipv o del prof Rampa Giorgio.

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