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Economia politica - oggetto e metodo

Appunti di Economia politica sull'oggetto e il metodo. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: definizione e strumenti di analisi, pendenza ed elasticità, modelli economici, applicazioni, equilibrio di mercato, comportamento del consumatore, beni inferiori, le decisioni individuali di consumo.

Esame di Economia politica docente Prof. -. Non

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I :

L FLUSSO CIRCOLARE DEL REDDITO IL METODO DEI PRODOTTI FINALI E IL

METODO DEI COSTI

In virtù del modo in cui si definisce il profitto come residuo, si può fare corrisponde-

re la misura del PNL come flusso di costi o come flusso di prodotti.

Il metodo del flusso di costi usa le remunerazioni dei fattori, calcolando accurata-

mente i valori aggiunti per eliminare il doppio computo dei prodotti intermedi. E,

dopo aver sommato (al lordo delle imposte) tutti i salari, gli interessi, le rendite, gli

ammortamenti e i profitti, aggiunge a questo totale il costo di tutte le imposte indiret-

te. Il metodo del flusso di prodotti considera il flusso monetario totale annuo delle

spese per beni finali. Le due misure devono essere sempre identiche.

IL SISTEMA KEYNESIANO

L A FUNZIONE AGGREGATA DEL CONSUMO E DEL RISPARMIO

Il reddito è un’importante determinante del consumo e del risparmio. La funzione

del consumo pone in relazione il consumo totale con il reddito totale. Poiché ogni lira

di reddito viene risparmiata o consumata, la funzione del risparmio è l’immagine

speculare della funzione di consumo. Sommando tra loro le funzioni del consumo

individuali, si ottiene la funzione del consumo nazionale, la quale, nella sua forma

più semplice, esprime le spese in consumi totali in funzione del reddito disponibile.

Anche altre variabili influenzano il consumo: la ricchezza e le aspettative riguardo al

reddito futuro hanno mostrato una chiara influenza sulle modalità di consumo.

L E DETERMINANTI DEGLI INVESTIMENTI

La principale motivazione che sta alla base dell’investimento è ricavare un profitto

netto, cioè investire dove i ricavi aspettati, presenti e futuri, sono maggiori dei costi

aspettati, presenti e futuri. Le principali forze economiche che determinano gli inve-

stimenti sono perciò i ricavi prodotti dagli investimenti stessi (influenzati principal-

mente dallo stato del ciclo economico), il costo degli investimenti (determinato dai

tassi di interesse e dalla politica fiscale), e lo stato delle aspettative riguardo al futuro.

Poiché le determinanti degli investimenti dipendono da eventi futuri altamente im-

prevedibili, gli investimenti sono la più volatile componente della spesa aggregata.

I L MOLTIPLICATORE E LE SUE APPLICAZIONI

Nel modello keynesiano del moltiplicatore, un aumento degli investimenti privati

determinerà un’espansione della produzione e dell’occupazione, mentre una dimi-

nuzione degli investimenti ne determinerà la contrazione. Questa semplice analisi

keynesiana della determinazione della produzione mostra che un aumento degli in-

vestimenti farà aumentare il PNL di una quantità amplificata o moltiplicata, cioè di

una quantità maggiore di se stessa: la spesa per investimenti è una spesa di grande

potenza. Questo effetto amplificato degli investimenti sulla produzione viene detto

moltiplicatore. Lo stesso termine viene usato per indicare il coefficiente numerico che

indica l’entità dell’aumento della produzione determinato da ogni aumento unitario

degli investimenti. In altre parole il moltiplicatore è il numero per cui si deve molti-

plicare la variazione degli investimenti per determinare la risultante della produzio-

ne totale.

I IS-LM

L MODELLO

L’analisi IS-LM rappresenta l’equilibrio tra investimenti e risparmio mediante la cur-

va IS e l’equilibrio del mercato monetario mediante la curva LM.

La curva IS rappresenta le combinazioni di tassi di interesse e PNL reale in corri-

spondenza delle quali il risparmio programmato è uguale agli investimenti pro-

grammati. La curva LM rappresenta le combinazioni in corrispondenza delle quali la

domanda e l’offerta di moneta sono uguali. Il punto in cui sia i beni sia i mercati mo-

netari sono in equilibrio è l’intersezione tra la curva IS e la curva LM. Perciò nel pun-

to di intersezione la domanda e l’offerta di moneta sono uguali e il risparmio pro-

grammato è uguale agli investimenti programmati. Quindi, il punto di intersezione

rappresenta i livelli di equilibrio macroeconomico della produzione e dei tassi di in-

teresse (v. pag. 357 manuale).

MONETA, BANCHE COMMERCIALI, MOLTIPLI-

CATORE DEI DEPOSITI E BANCA CENTRALE

La moneta, insieme alla politica fiscale, è un’importante determinante della produ-

zione, della disoccupazione e dell’inflazione in un moderno sistema economico. La

moneta influenza il sistema economico in tre tappe logiche:

1. le variazioni dell’offerta di moneta influenzano i tassi di interesse,

l’ammontare e i termini del credito;

2. i tassi di interesse e le condizioni del credito influenzano le voci della spesa

che sono sensibili al tasso di interesse;

3. le variazioni della domanda aggregata determinano variazioni della produ-

zione e dei prezzi di equilibrio.

Le banche sono imprese commerciali presenti negli affari per ottenere profitti per i

loro proprietari. Un’importante funzione delle banche è quella di fornire conti cor-

renti ai loro clienti. Le banche moderne si sono evolute gradualmente dalle antiche

botteghe di orafo in cui venivano custoditi denaro e preziosi. Alla fine divenne prati-

ca generale detenere riserve inferiori al 100% a fronte dei depositi, il resto venendo

investito in titoli e prestiti per produrre interessi: nacque così il sistema bancario con

riserve parziali. Se le banche detenessero il 100% di riserve in contanti a fronte di tutti

i depositi, non ci sarebbe alcuna creazione multipla di moneta quando venissero im-

messe nel sistema nuove riserve ad alto potenziale da parte della banca centrale. Ci

sarebbe soltanto lo scambio, nel rapporto di 1 a 1, di un tipo di moneta con un altro

tipo di moneta. Le banche moderne sono obbligate, dalla banca centrale, a detenere

riserve legali sui loro depositi a vista, secondo l’ammontare dei depositi stessi. Le ri-

serve possono essere detenute in denaro liquido o in depositi infruttiferi presso la

banca centrale. Ogni piccola banca ha una capacità limitata di espandere i propri pre-

stiti e investimenti: non può prestare o investire più di quanto ha ricevuto dai deposi-

tanti; ammettendo a titolo di esempio una riserva obbligatoria del 10%, può prestare

soltanto circa nove decimi del ricevuto. Però, mentre nessuna banca da sola può e-

spandere le proprie riserve nel rapporto di 10 a 1, il sistema bancario nel suo com-

plesso può farlo. La prima banca individuale che riceve un nuovo milione di lire di

depositi spende in prestiti e investimenti i nove decimi del contante che ha appena

acquisito. Ciò fornisce ad un secondo gruppo di banche i nove decimi di un milione

di lire in nuovi depositi. Le seconde banche a loro volta mantengono un decimo di ri-

serve e spendono il resto e così via. I limiti dell’espansione dei depositi saranno rag-

giunti soltanto quando ogni lira delle nuove riserve conservate nel sistema bancario

finirà con il sostenere 10 lire di depositi in qualche banca del sistema. A questo punto

il sistema ha raggiunto il tetto degli impieghi e non può creare altri depositi finché

non riceve altre riserve. Il rapporto di 10 a 1 tra l’aumentata moneta bancaria e le

aumentate riserve è detto moltiplicatore dell’offerta di moneta.

La banca centrale è una “banca delle banche”. Ha la funzione di controllare

l’ammontare delle riserve bancarie, determinando così l’offerta di moneta della na-

zione. Se la banca centrale volesse rallentare il sistema economico, la successione di

cinque tappe si svolgerebbe così:

1. la banca centrale contrae le riserve bancarie;

2. ciò determina contrazioni multiple del totale dei depositi che fanno parte di M

(moneta);

3. ciò fa salire i tassi di interesse, rende il credito difficile da ottenere e riduce il

valore di mercato della ricchezza;

4. tutto ciò deprime la spesa in investimenti pubblici e privati;

5. ciò infine, dopo una diminuzione moltiplicata della domanda aggregata, frena

la produzione e i prezzi.

I principali strumenti della politica della banca centrale sono i seguenti:

1. operazioni sul mercato aperto;

2. il tasso di sconto sui finanziamenti alle aziende di credito;

3. gli obblighi di riserva.

Usando questi tre strumenti, la banca centrale può raggiungere obiettivi intermedi: il

livello delle riserve bancarie, i tassi di interesse di mercato e l’offerta di moneta. Tutte

queste operazioni sono rivolte verso gli obiettivi finali della politica monetaria, per

raggiungere (nella massima misura possibile) una bassa inflazione, una bassa disoc-

cupazione e una rapida crescita del PNL reale.

Il più importante strumento della politica monetaria è costituito dalle operazioni di

mercato aperto. La vendita, da parte della banca centrale, di titoli pubblici nel merca-

to aperto riduce le attività e le passività della banca centrale stessa, riducendo così le

riserve delle banche commerciali. Ciò ha l’effetto di ridurre la base di riserve delle

banche per i depositi. La gente alla fine si ritrova con meno M e più titoli pubblici. Gli

acquisti di mercato aperto hanno l’effetto opposto, espandendo in definitiva M me-

diante un aumento delle riserve delle banche.

CICLI ECONOMICI E DISOCCUPAZIONE

L’ OFFERTA AGGREGATA

L’offerta aggregata deriva dalla capacità del sistema economico di produrre, cioè dal

suo prodotto potenziale. Per il breve periodo, possiamo considerare che la curva OA

sia relativamente orizzontale fino al livello del prodotto potenziale, poi si avvicini

nettamente alla verticale per più alti livelli di produzione. Gli aumenti del prodotto

potenziale, a costi invariati, spostano la curva OA verso destra; gli aumenti dei costi

(per esempio di quelli dei salari) spostano la curva OA verso l’alto.

Le principali determinanti della crescita del prodotto potenziale sono gli aumenti dei

fattori produttivi capitale e lavoro e il miglioramento dello stato della conoscenza e

della tecnologia. Nei lunghi periodi, la crescita del prodotto potenziale tende ad esse-

re piuttosto regolare.

C ICLI ECONOMICI

I cicli economici sono fluttuazioni dell’attività economica globale, caratterizzata dalla

simultanea espansione o contrazione della produzione nella maggior parte delle in-

dustrie. Nel linguaggio economico moderno, i cicli economici si producono quando il

PNL reale aumenta rispetto al PNL potenziale (espansione) o diminuisce (contrazio-

ne o recessione). Per comprendere meglio i cicli, si può considerarli come movimenti

della domanda aggregata, che rispecchiano spostamenti C+I+G.

L O

EGGE DI KUN

Esiste un evidente collegamento tra i movimenti della produzione e il tasso di disoc-

cupazione durante il ciclo. Secondo la legge di Okun, per ogni punto percentuale di

cui il PNL reale scende ad disotto del PNL potenziale, il tasso di disoccupazione sale

di mezzo punto percentuale ad disopra del tasso naturale di disoccupazione. Tale re-

gola è utile per tradurre i movimenti ciclici del PNL nei loro effetti sulla disoccupa-

zione (ma funziona meglio negli USA che in Italia).

C I

ENNI SUL MERCATO DEL LAVORO IN TALIA IN RAFFRONTO CON QUELLO

USA

Un attento esame delle statistiche sulla disoccupazione rivela parecchi fatti sorpren-

denti. Le recessioni colpiscono tutti i gruppi in modo grossolanamente proporziona-

le; cioè, tutti i gruppi vedono oscillare i loro tassi di disoccupazione quasi proporzio-

nalmente al tasso generale di disoccupazione. In Italia, però, la disoccupazione gio-

vanile tende ad oscillare un po’ meno di quella degli adulti. Negli Stati Uniti la mag-

gior parte della disoccupazione è di brevissimo periodo: negli anni di bassa disoccu-

pazione (come il 1973), più del 90% dei lavoratori disoccupati rimane disoccupato

meno di sei mesi. In Italia, viceversa, circa tre quarti della disoccupazione è di lunga

durata. La durata media della disoccupazione, in particolare il numero di disoccupati

di lunghissimo periodo, aumenta nettamente nelle recessioni profonde e prolungate.

Negli Stati Uniti una parte notevole della disoccupazione è semplice disoccupazione

frizionale dovuta alla mobilità, che comprende le persone che entrano per la prima

volta nelle forze di lavoro o vi rientrano: soltanto nelle recessioni l’insieme dei disoc-

cupati è costituito principalmente da individui che hanno perso il posto di lavoro. In

Italia invece la disoccupazione frizionale sembra trascurabile, e prevale quella strut-

turale, particolarmente tra i giovani.

INFLAZIONE: DEFINIZIONE ED EFFETTI

Nel suo significato più generale, il termine inflazione sta ad indicare l’aumento persi-

stente del livello generale dei prezzi e la conseguente diminuzione del potere di ac-

quisto della moneta. Tale fenomeno coinvolge tutti i meccanismi dell’economia di

una nazione e le condizioni di vita dei suoi abitanti; ed inoltre, se assume proporzio-

ni notevoli, causa sovente danni allo sviluppo creando del malessere nella società.

Il tasso di inflazione è l’aumento annuo percentuale di un livello generale di prezzi,

misurato comunemente dall’indice dei prezzi al consumo o da qualche analogo indi-

ce dei prezzi. L’iperinflazione è un inflazione così grave, pari a 1000%, 1.000.000% o

persino 1.000.000.000% annuo, che la gente tenta di liberarsi del proprio denaro pri-

ma che i prezzi siano saliti ulteriormente rendendo il denaro privo di valore.

L’inflazione galoppante è un tasso di inflazione pari al 50-200% annuo. L’inflazione

moderata è un aumento del livello dei prezzi che non distorce gravemente i prezzi o i

redditi relativi.

L P

A CURVA DI HILLIPS E I SUOI SVILUPPI

La curva di Phillips è uno strumento per mostrare come l’inflazione inerziale e gli

shock influenzano il sistema economico. Nel breve periodo, il sistema economico ha

una possibilità di “permuta” fra disoccupazione e inflazione, derivante da una rela-

zione inversa tra queste due grandezze. Supponiamo che, in un dato anno, il tasso

inerziale di inflazione sia il 4% e che il tasso naturale di disoccupazione sia il 6%. Al-

lora, se la disoccupazione scende al disotto del tasso naturale, l’inflazione sale al di-

sopra del tasso inerziale, ad un tasso di inflazione del 5% o 6% o più. Analogamente,

se la disoccupazione sale al disopra del tasso naturale (come ha fatto negli USA nel

periodo ’80-’84), l’inflazione tende a scendere al disotto del tasso inerziale.

Ma le possibilità di scelta non rimangono invariate. Se l’inflazione persiste al disopra

o al disotto del tasso inerziale incorporato, allora le aspettative della gente cambiano

e cambia lo stesso tasso inerziale di inflazione. Oggi è opinione generale che il tasso

inerziale di inflazione si adatterà interamente alla mutevole esperienza storica e per-

ciò non c’è una permanente relazione inversa tra disoccupazione e inflazione. Se i po-

litici tentano di mantenere il tasso di disoccupazione al disotto del tasso naturale per

un lungo periodo, l’inflazione cresce vertiginosamente. Perciò la curva di Phillips di

lungo periodo tende ad essere verticale.

L E POLITICHE MONETARIE E FISCALI DI STABILIZZAZIONE

Un problema fondamentale per i politici è conoscere l’entità del danno che si deve

arrecare alla produzione e all’occupazione per ridurre una refrattaria inflazione in-

corporata, cioè quali siano i costi della disinflazione: tali costi si sono rivelati essere

una profonda recessione. Un costo così grande fa esitare chi prende in considerazio-

ne la possibilità di indurre una recessione per contenere una moderata inflazione.

Poiché la riduzione dell’inflazione attraverso le recessioni implica costi così alti, le

nazioni sono spesso ricorse ad altri metodi, e cioè a politiche dei redditi come i con-

trolli dei salari e dei prezzi e i criteri-guida indicativi. Molti ricorrerebbero a

un’intensificazione delle forze di mercato. Un metodo più recente è quello delle poli-

tiche dei redditi basate sulle imposte che userebbero il sistema fiscale per scoraggiare

l’inflazione, all’incirca come oggi si applicano imposte indirette per ridurre il consu-

mo di alcool o tabacco.

Gli strumenti di politica economica adatti per il controllo dell’inflazione sono vari e

diversi a secondo del tipo di inflazione.

Quando l’inflazione è determinata da un aumento eccessivo della quantità di

• moneta il rimedio consiste nel ridurne l’espansione. Tale provvedimento ha

però conseguenze politico-sociali (es. tagli alle spese, stipendi statali ecc.)

Nel caso di una situazione di inflazione da domanda gli strumenti tradizionali

• sono la politica monetaria, la politica fiscale e la riduzione della spesa pubbli-

ca. Tuttavia gli inasprimenti fiscali sono poco graditi agli elettori e alcune spe-

se pubbliche sono incomprimibili: in tal caso i governi ricorrono al conteni-

mento dell’eccesso di domanda di moneta mediante la manovra restrittiva del-

la liquidità. L’offerta di moneta e di credito può essere ristretta con la politica

monetaria attraverso tre tipi principali di strumenti: il primo consiste

nell’aumentare la quota di riserve obbligatorie presso la banca centrale; il se-

condo nell’aumentare il tasso di sconto; infine, il terzo tipo, nella vendita di ti-

toli governativi da parte della banca centrale.

Diverse sono le politiche rivolte al controllo dell’inflazione dovute ad una

• spinta autonoma dei costi. Nel caso di aumenti salariali in misura maggiore

della produttività del lavoro, che procuri processi inflazionistici, è considerata

come una possibile via di soluzione la politica dei redditi. Essa consiste in un

accordo (patto sociale) fra le parti sociali.

IL COMMERCIO INTERNAZIONALE

L A TEORIA DEI VANTAGGI COMPARATI

Non appena all’interno di un paese si creano differenze di produttività, la specializ-

zazione e lo scambio diventano vantaggiosi. Lo stesso vale tra un paese e l’altro. Gli

scambi internazionali permettono un efficiente grado di specializzazione e divisione

del lavoro: più efficiente del ricorso esclusivo alla produzione interna.

E’ facile capire che il commercio è mutuamente vantaggioso, ad esempio, tra le re-

gioni tropicali e le zone temperate. Ma occorre l’importante principio ricardiano del

vantaggio comparato per vedere che il commercio tra due paesi non è meno mutua-

mente vantaggioso anche quando uno di essi è più efficiente in assoluto dell’altro in

ogni industria. Finché esiste una differenza di efficienza relativa, ogni paese deve a-

vere sia un vantaggio comparato, scambiandoli con i beni cui l’altro paese ha un van-

taggio comparato. Detto più semplicemente, il commercio internazionale permette di

ottenere merci che sarebbe possibile ottenere all’interno ad un costo minore di quello

sopportato all’estero, ma alla cui produzione conviene sostituire la produzione di un

altro bene che può essere ottenuto all’interno ad un costo ancora più basso di quello

necessario per ottenere in via diretta la merce importata.

La legge del vantaggio comparato non si limita a prevedere la distribuzione geografi-

ca della specializzazione e la direzione del commercio. Essa dimostra anche che en-

trambi i paesi vengono a trovarsi in una posizione migliore e che i salari reali miglio-

rano grazie al commercio e al risultante aumento del totale della produzione mondia-

le. I contingenti e i dazi doganali proibitivi che sono destinati a proteggere i lavorato-

ri e le industrie nuocciono spesso ai salari reali e ai rendimenti totali dei fattori, anzi-

ché favorirli. GLOSSARIO

Acceleratore Il principio di accelerazione è una teoria delle determinanti dell’investimento. Esso stabi-

lisce che il capitale necessario alla società, sia esso costituito da scorte o attrezzature, dipende princi-

palmente dal livello di produzione: le aggiunte al capitale, gli investimenti netti, avverranno soltanto

quando la produzione sta crescendo.

Cicli economici Fluttuazioni dell’attività economica globale, caratterizzata dalla simultanea espansio-

ne o contrazione della produzione nella maggior parte delle industrie. Nel linguaggio economico mo-

derno, i cicli economici si producono quando il PNL reale aumenta rispetto al PNL potenziale (espan-

sione) o diminuisce (contrazione o recessione).

Concorrenza monopolistica Struttura di mercato in cui è presente un gran numero di venditori che of-

frono beni che sono succedanei stretti ma non perfetti. In tale mercato, ciascuna impresa può esercitare

un certo effetto sul suo prezzo.

Concorrenza perfetta Si ha concorrenza perfetta quando nessun produttore è in grado di influenzare il

prezzo di mercato. Ciascuno subisce il prezzo nel senso che deve vendere al prezzo di mercato preva-

lente. Tutto ciò è possibile quando è presente un grande numero di piccole imprese, ciascuna delle qua-

li produce un identico prodotto e ciascuna delle quali è troppo piccola per influenzare il prezzo di mer-

cato. In regime di concorrenza perfetta, ciascun produttore ha di fronte una curva di domanda perfet-

tamente orizzontale.

Costo fisso Il costo fisso rappresenta la spesa totale, in lire, che occorre sostenere anche quando la

quantità prodotta è nulla. E’ un costo che non varia affatto al variare della quantità prodotta.

Costo marginale L’aumento del costo totale necessario per produrre una unità in più di prodotto (o la

diminuzione del costo totale dovuta alla produzione di una unità in meno). Il costo marginale nel breve

periodo e il costo marginale nel lungo periodo sono associati, rispettivamente, al costo totale nel breve

periodo e al costo totale nel lungo periodo.

Costo totale Il costo totale rappresenta la minima spesa totale, in lire, necessaria per produrre ciascun

livello di produzione q ed è dato dalla somma del costo fisso e del costo variabile. Il costo totale cresce

al crescere della quantità prodotta.

Costo variabile Il costo variabile rappresenta tutte le voci del costo totale che non rientrano nel costo

fisso, come le materie prime, i salari, il combustibile ecc.

Curva di indifferenza Curva tracciata su un diagramma i cui due assi misurano quantità di beni con-

sumati. Tutti i punti di tale curva (indicanti combinazioni dei due beni) forniscono esattamente lo stes-

so livello di soddisfazione per quel consumatore.

Curva di Lorenz E’ un diagramma (che rappresenta la percentuale cumulativa di popolazione sull’asse

orizzontale e la percentuale cumulativa di reddito ricevuto sull’asse verticale) usato per rappresentare il

grado di eguaglianza o disuguaglianza nella distribuzione del reddito. Quanto maggiore è lo scosta-

mento della curva di Lorenz dalla retta a 45° (che rappresenta l’uguaglianza assoluta), tanto maggiore è

la disuguaglianza nella distribuzione del reddito.

Curva di Phillips E’ un diagramma che rappresenta la relazione tra disoccupazione e inflazione. La

concezione che trasse origine dall’opera di Phillips era che, quanto più basso è il tasso di disoccupazio-

ne, tanto più alto è il tasso di inflazione. Nella moderna macroeconomia dominante, la curva di Phillips

con pendenza negativa è considerata generalmente valida solo nel breve periodo; nel lungo periodo, la

curva di Phillips è verticale al tasso naturale di disoccupazione.

Disoccupazione ciclica Riguarda i lavoratori licenziati quando il sistema economico generale è colpito

da una recessione.

Disoccupazione frizionale E’ quella dei lavoratori che semplicemente si trasferiscono da un posto di

lavoro ad un altro.

Disoccupazione strutturale E’ quella che riguarda i lavoratori che si trovano in regioni o in industrie

che sono in persistente recessione, o che comunque non hanno le caratteristiche richieste dai posti di-

sponibili.

Domanda La domanda è la quantità di merce che i consumatori desiderano e sono effettivamente in

grado di acquistare ad un determinato prezzo e in una determinata unità di tempo. Il termine piani di

domanda denota una tabella che indica le varie quantità di un bene che la gente vorrà comperare a ogni

diverso prezzo, in un periodo dato e a parità di ogni altra cosa. Questa relazione, rappresentata grafi-

camente in un diagramma di Q in funzione di P, costituisce la curva di domanda, DD.

Domanda aggregata La domanda aggregata è determinata dalla spesa totale che, in un sistema eco-

nomico, viene compiuta da famiglie, imprese e settore pubblico e rappresenta la produzione reale totale

che viene acquistata in corrispondenza di ogni livello dei prezzi.

Elasticità dell’offerta L’elasticità dell’offerta misura la reattività (o sensibilità) percentuale della pro-

duzione offerta dai produttori quando il prezzo di mercato viene aumentato di una data percentuale.

Elasticità della domanda L’elasticità della domanda dipende da ciò che accade al ricavo totale quando

il prezzo diminuisce. La domanda è elastica, anelastica o a elasticità unitaria secondo che una riduzione

del prezzo aumenti, diminuisca o lasci invariato il ricavo totale. Il coefficiente numerico di elasticità del-

la domanda è, per definizione, il rapporto tra l’aumento percentuale della quantità domandata e la di-

minuzione percentuale del prezzo. Secondo che l’aumento percentuale di Q sia maggiore o minore del-

la diminuzione percentuale di P, si ha che E >1 oppure E >1, con E =1 tra i due casi. L’elasticità è un

d d d

numero puro che implica percentuali; non deve essere confusa con la pendenza assoluta, come possono

mostrare le tabelle numeriche e i diagrammi.

Equilibrio concorrenziale E’ l’equilibrio della domanda e dell’offerta in un mercato o in un sistema

economico caratterizzati da concorrenza perfetta. Poiché i venditori e gli acquirenti perfettamente con-

correnziali non sono in grado di influenzare il mercato, il prezzo si sposterà fino al punto in cui egua-

glia il costo marginale e l’utilità marginale.

Equilibrio concorrenziale L’equilibrio della domanda e dell’offerta in un mercato o in un sistema eco-

nomico caratterizzati da concorrenza perfetta. Poiché i venditori e gli acquirenti non sono in grado di

influenzare il mercato, il prezzo si sposterà fino al punto in cui uguaglia il costo marginale e l’utilità

marginale.

Equilibrio dell’impresa E’ quella situazione o quel livello di produzione in cui l’impresa massimizza il

proprio profitto, entro i limiti imposti dai vincoli che essa fronteggia, e perciò non ha alcun incentivo a

variare la propria produzione o il proprio livello dei prezzi. Nella teoria standard dell’impresa, ciò si-

gnifica che essa ha scelto una produzione in corrispondenza della quale il ricavo marginale è esatta-

mente uguale al costo marginale, con quest’ultimo crescente.

Esternalità E’ un’attività che ne influenza altre in meglio o in peggio, senza che queste ultime paghino

o siano pagate per quell’attività. Esistono esternalità quando i costi o i benefici privati non uguagliano i

costi o i benefici sociali. I due tipi principali sono le economie esterne e le diseconomie esterne.

Frontiera delle possibilità di produzione La frontiera delle possibilità di produzione è un diagramma

che rappresenta l’insieme di beni che possono essere prodotti da un sistema economico. Indica cioè in

quale misura un bene può venire trasformato nell’altro mediante il trasferimento di risorse dalla pro-

duzione del primo a quella del secondo.

Funzione del consumo Una curva che rappresenta la relazione tra il consumo totale e il livello di red-

dito. La misura di reddito usata potrebbe essere il reddito disponibile o, nel caso della funzione del

consumo nazionale, il PNL. Anche il patrimonio totale o altre variabili possono frequentemente in-

fluenzare il consumo.

Inflazione Il tasso di inflazione è l’aumento annuo percentuale di un livello generale di prezzi, misura-

to comunemente dall’indice dei prezzi al consumo o da qualche analogo indice dei prezzi.

L’iperinflazione è un inflazione così grave, pari a 1000%, 1.000.000% o persino 1.000.000.000% annuo,

che la gente tenta di liberarsi del proprio denaro prima che i prezzi siano saliti ulteriormente rendendo

il denaro privo di valore. L’inflazione galoppante è un tasso di inflazione pari al 50-200% annuo.

L’inflazione moderata è un aumento del livello dei prezzi che non distorce gravemente i prezzi o i red-

diti relativi.

Inflazione da costi Si ha quando i prezzi dei fattori produttivi aumentano e tali aumenti successiva-

mente si ripercuotono sui prezzi dei beni.

Inflazione da domanda Si verifica quando la domanda globale supera le capacità produttive del si-

stema, cioè in condizioni di piena occupazione delle risorse disponibili. In tale situazione, poiché

all’aumento di domanda deve corrispondere un adeguamento dal lato dell’offerta, e dato che

quest’ultimo non può avvenire nel senso di un aumento della produzione, la soluzione sarà un aumen-

to dei prezzi.

Isocosti della produzione Indica le diverse combinazioni acquistabili di due fattori produttivi dati i

loro prezzi e una certa somma disponibile da investire nel loro acquisto.

Isoquanti della produzione E’ il luogo geometrico di tutte le combinazioni tecnicamente possibili dalle

quali si può ricavare la stessa quantità di prodotto.

Legge dei costi relativi crescenti E’ in vigore quando, per ottenere uguali quantità supplementari di

un bene, la società deve sacrificare quantità via via crescenti dell’altro bene. La concavità rivolta verso il

basso della frontiera delle possibilità di produzione raffigura la legge dei costi relativi crescenti.

Legge dei rendimenti costanti di scala Contrariamente al caso dei rendimenti decrescenti, si parla di

rendimenti costanti di scala quando, raddoppiando tutti i fattori produttivi, si raddoppia di conseguen-

za il prodotto.

Legge dei rendimenti crescenti di scala Riguardano l’aumento di produzione che ottiene una grande

industria aumentando la “scala delle operazioni produttive”. Cioè, aumentando tutti i fattori produttivi

è probabile che una grande industria riesca ad aumentarli in una proporzione maggiore rispetto ai ren-

dimenti costanti di scala. Ciò può essere dovuto, ad esempio, all’impiego di fonti di energia alternative

(energia eolica) o robot al posto del lavoro umano.

Legge dei rendimenti decrescenti Riguarda le quantità successivamente minori di prodotto supple-

mentare che si ottengono combinando incrementi uguali di un fattore produttivo variabile con una

quantità costante di un fattore produttivo fisso.

Legge di Okun Relazione scoperta da Arthur Okun, tra movimenti ciclici del PNL e disoccupazione.

Questa legge dice che quando il PNL effettivo diminuisce – per esempio – del 2% rispetto al PNL po-

tenziale, il tasso di disoccupazione aumenta di circa l’1% (secondo stime precedenti, questo rapporto

era pari a 3 a 1).

Modello IS-LM L’analisi IS-LM rappresenta l’equilibrio tra investimenti e risparmio mediante la cur-

va IS e l’equilibrio del mercato monetario mediante la curva LM. La curva IS rappresenta le combina-

zioni di tassi di interesse e PNL reale in corrispondenza delle quali il risparmio programmato è uguale

agli investimenti programmati. La curva LM rappresenta le combinazioni in corrispondenza delle quali

la domanda e l’offerta di moneta sono uguali. Il punto in cui sia i beni sia i mercati monetari sono in

equilibrio è l’intersezione tra la curva IS e la curva LM. Perciò nel punto di intersezione la domanda e

l’offerta di moneta sono uguali e il risparmio programmato è uguale agli investimenti programmati.

Quindi, il punto di intersezione rappresenta i livelli di equilibrio macroeconomico della produzione e

dei tassi di interesse.

Moltiplicatore Termine usato in macroeconomia per denotare la variazione di una variabile indotta

(PNL, offerta di moneta, importazioni) per unità di variazione di una variabile esterna (spesa pubblica,

aliquote fiscali, o riserve bancarie).

Moltiplicatore degli investimenti Denota l’aumento finale del PNL che è prodotto da un aumento di

una lira degli investimenti. Nel modello del moltiplicatore semplice, il moltiplicatore degli investimenti

(o della spesa pubblica) è maggiore di 1 poiché l’aumento della spesa iniziale determina una serie di ul-

teriori aumenti “indotti” dalla spesa. La distinzione tra variazioni esterne e variazioni indotte è critica

per comprendere come opera questo processo del moltiplicatore.

Monopolio Struttura di mercato in cui un bene viene offerto da una sola impresa.

Offerta L’offerta è la quantità di un bene o di un servizio che i produttori sono disposti a cedere ad un

determinato prezzo e in una determinata unità di tempo. La curva di offerta rappresenta la relazione tra i

prezzi e le quantità di un bene che i produttori sono disposti a vendere, a parità di ogni altra circostan-

za.

Offerta aggregata L’offerta aggregata descrive quanto PNL reale viene prodotto dalle imprese dati i

prezzi, i costi e le condizioni di mercato.

Oligopolio Situazione di concorrenza imperfetta in cui un’industria è dominata da un piccolo gruppo

di fornitori.

Ottimo paretiano Si ha ottimo paretiano (detto anche efficienza allocativa) quando non è possibile al-

cuna riorganizzazione della produzione che migliori le condizioni di tutti. In tale situazione, l’utilità di

una persona può essere aumentata soltanto da una diminuzione dell’utilità di qualcun altro.

PIL Il Prodotto Interno Lordo, a differenza del PNL, si riferisce al prodotto interno della nazione sia

prodotto questo da italiani che da stranieri. Il PNL al contrario si riferisce al prodotto degli italiani sia in

Italia che all’estero.

PNL nominale Il valore, ai prezzi di mercato attuali, di tutti i beni e servizi finali prodotti durante un

dato periodo da un paese.

PNL potenziale Il massimo livello sostenibile di PNL per un dato stato di tecnologia e ammontare del-

la popolazione; è detto talvolta “produzione ad alta occupazione”. Oggi è considerato generalmente

equivalente al livello di produzione corrispondente al tasso naturale di disoccupazione.

PNL reale PNL nominale corretto per l’inflazione. E’ uguale al PNL nominale ridotto di una quantità

esattamente sufficiente a compensare gli aumenti dei prezzi a partire dall’anno base. Perciò un aumen-

to del PNL reale indica un aumento del volume finanziario della produzione per quel periodo ed e-

sclude l’aumento dei prezzi.

PNN E’ il PNL meno l’ammortamento dei beni capitali.

Propensione marginale al consumo La propensione marginale al consumo (PCM) è la quantità di con-

sumo addizionale generata da una lira addizionale di reddito. Graficamente è data dalla pendenza del-

la funzione del consumo: se tale pendenza è grande, la PMC è grande e viceversa.

Propensione marginale al risparmio La propensione marginale al risparmio (PMR) è il risparmio ad-

dizionale generato da una lira addizionale di reddito ed è data graficamente dalla pendenza della fun-

zione del risparmio. Poiché quella parte di ogni lira che non viene consumata viene necessariamente

risparmiata, PMR=-PMC.

Rendita del consumatore Dato che paghiamo per ogni unità di bene ciò che vale l’ultima unità (data la

legge dell’utilità marginale), ogni dose “precedente” avrà un valore maggiore del suo prezzo. Tale dif-

ferenza di valore è la rendita del consumatore.

Teoria dei vantaggi comparati Secondo tale principio, un paese (o una persona) può aumentare il pro-

prio tenore di vita e il proprio reddito reale specializzandosi nella produzione di quei beni in cui ha la

massima produttività.

Utilità L’utilità economica è l’attitudine reale o presunta dei beni a soddisfare i bisogni. L’utilità totale

– ovvero la soddisfazione totale derivante dal consumo di beni – aumenta all’aumentare del consumo

ma con un tasso decrescente. Questo perché l’utilità marginale – cioè l’utilità addizionale aggiunta da

ciascuna ultima unità addizionale del bene – sarà decrescente.

Vincolo di bilancio Indica le varie possibilità di consumo in capo ad un consumatore dato un reddito

fisso. Il vincolo di bilancio si rappresenta graficamente come una retta di scambio la cui pendenza asso-

luta è uguale al rapporto fra il prezzo di un bene A e il prezzo di un bene B.


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AUTORE

luca d.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
Docente: Non --
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Non --.

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