D ’
EFINIZIONI DELL ECONOMIA POLITICA
Argomento di studio della scienza economica è l’analisi del comportamento umano
di fronte al problema di soddisfare bisogni individuali, potenzialmente illimitati e
sempre nuovi, con risorse naturali limitate. L’economia è quindi lo studio del modo in
cui si sceglie di utilizzare risorse produttive scarse, suscettibili di impieghi alternativi, per
produrre vari tipi di beni.
G LI STRUMENTI DI ANALISI
Diagrammi cartesiani
I diagrammi sono rappresentazioni schematiche delle relazioni intercorrenti fra due o
più insiemi di dati o di variabili. La loro potenza scaturisce dal fatto che permettono
di riunire in un piccolo spazio un grande numero di dati e di comprenderli facilmen-
te.
Pendenza ed elasticità
La relazione quantitativa tra le due variabili rappresentata da una curva è data dalla
sua pendenza (o coefficiente angolare), la quale è, per definizione, il “sollevamento
fratto il percorso”, cioè le unità di incremento di y per ogni unità di incremento di x.
La pendenza indica come le due variabili sono legate: se è positiva, la relazione fra le
due variabili è diretta (o positiva o di concordanza), cioè esse sono o entrambe cre-
scenti o entrambe decrescenti; se è negativa, la relazione fra le due variabili è inversa
(o negativa o di discordanza), cioè esse sono o una crescente e l’altra decrescente o
viceversa.
L’elasticità denota la sensibilità di una variabile alle variazioni di un’altra variabile.
Per esempio, l’elasticità di x rispetto ad y significa la variazione percentuale di x per
ogni variazione di y pari all’1%
Modelli economici
I modelli economici sono schemi formali usati per rappresentare le caratteristiche ba-
silari di un sistema complesso mediante un piccolo numero di relazioni essenziali. I
modelli assumono la forma di diagrammi, equazioni matematiche o programmi di
elaboratore.
F RONTIERA DELLE POSSIBILITÀ DI PRODUZIONE E SUE APPLICAZIONI
La frontiera delle possibilità di produzione è un diagramma che rappresenta
l’insieme di beni che possono essere prodotti da un sistema economico. Indica cioè
in quale misura un bene può venire trasformato nell’altro mediante il trasferimento
di risorse dalla produzione del primo a quella del secondo. In un caso semplice citato
frequentemente la scelta è ridotta a due beni, burro e cannoni. I punti all’esterno del-
la frontiera delle possibilità di produzione sono irraggiungibili. I punti all’esterno sa-
rebbero inefficienti poiché le risorse non vengono impiegate completamente, non
vengono utilizzate correttamente, o vengono utilizzate tecniche produttive superate.
DOMANDA ED OFFERTA
La domanda è la quantità di merce che i consumatori desiderano e sono effettiva-
mente in grado di acquistare ad un determinato prezzo e in una determinata unità di
tempo. L’offerta è la quantità di un bene o di un servizio che i produttori sono dispo-
sti a cedere ad un determinato prezzo e in una determinata unità di tempo.
S POSTAMENTI DELLE CURVE E SPOSTAMENTI LUNGO LE CURVE
Un errore comune di chi si avvicina per la prima volta allo studio dell’economia, è
quello di confondere lo spostamento di una curva con lo spostamento lungo una cur-
va. Ad esempio, lo spostamento della curva di domanda verso destra denota un au-
mento della domanda; uno spostamento verso destra lungo la curva di domanda de-
nota invece un aumento della quantità domandata. Riassumendo:
aumento della domanda = spostamento dell’intera curva di domanda verso destra
• aumento della quantità domandata = spostamento verso destra lungo la curva di
• domanda.
A :
PPLICAZIONI GLI EFFETTI DELLA TASSAZIONE
L’introduzione di un’imposta sposterà l’equilibrio tra domanda ed offerta. Il fatto che
siano i compratori oppure i venditori a sostenere in definitiva l’onere dell’imposta
dipenderà dalle elasticità relative della domanda e dell’offerta. In generale,
un’imposta si sposta in avanti gravando sui consumatori se la domanda è anelastica
rispetto all’offerta, mentre si sposta all’indietro gravando sui produttori se l’offerta è
relativamente più anelastica della domanda.
E : M W
QUILIBRIO DI MERCATO METODO DI ARSHALL E DI ALRAS
L’equilibrio del prezzo di mercato si realizza a quel prezzo e a quella quantità in cor-
rispondenza dei quali le forze agenti nel mercato si bilanciano. In corrispondenza di
tale prezzo e di tale quantità, la quantità che gli acquirenti sono disposti ad acquista-
re è esattamente uguale alla quantità che di venditori sono disposti a vendere: il
prezzo o la quantità non presentano alcuna tendenza a variare (salvo che qualcosa
non sposti le curve di domanda o d’offerta).
Marshall e Walras non sono gli inventori dell’equilibrio economico ma sono stati i
primi a dare a tale concetto una veste rigorosa. Vediamo quindi le differenze fra i due
economisti. Anzitutto mentre Walras concepiva un sistema di mercati interdipenden-
ti tali che ogni variazione di uno di esso si ripercuoteva necessariamente sugli altri,
Marshall parte dal presupposto che occorre adottare il principio del ceteris paribus (=a
parità di tutte le altre condizioni). Vi è anche una profonda differenza fra i due autori
nel modo in cui trattano il riequilibrio del mercato: Walras sosteneva che quantità
domandate ed offerte dipendono dai prezzi (metodo dei “prezzi gridati a caso”),
mentre per Marshall sono i prezzi di domanda e di offerta a dipendere dalle quantità
del bene. Ma la differenza fra le due impostazioni non si limita alla meccanica del
processo di riequilibrio ma anche alla concezione stessa degli operatori economici: in
Walras sono dei “ricevitori di prezzi”, che si limitano ad adeguarsi alle variazioni in
un processo governato dal banditore; in Marshall vi è un raffronto fra le aspettative
degli operatori e l’andamento del mercato.
IL COMPORTAMENTO DEL CONSUMATORE
U TILITÀ TOTALE E MARGINALE
Per utilità economica di un bene si intende l’attitudine reale o presunta a soddisfare
un bisogno. L’utilità totale, ovvero la soddisfazione totale derivante dal consumo di
un certo bene, aumenta all’aumentare del consumo ma con un tasso decrescente.
Questo perché l’utilità marginale – cioè l’utilità addizionale aggiunta da ciascuna ul-
tima unità addizionale del bene – sarà decrescente.
V INCOLO DI BILANCIO
Nella ricerca della massima utilità, il consumatore non può prescindere dal vincolo di
bilancio. Questo è determinato dai prezzi dei vari beni, dal livello del suo reddito e in
particolare da quella parte di reddito che egli ha deciso di destinare al consumo. Gra-
ficamente il vincolo di bilancio si rappresenta con una retta i cui punti indicano per
quali quantità del bene x (sull’asse delle ascisse) e del bene y (sull’asse delle ordinate)
la spesa è uguale. In tal modo, sovrapponendo tale grafico alla famiglia di curve di
indifferenza (v. infra), il consumatore sarà in grado di individuare la combinazione
di beni ottimale da cui può trarre la massima soddisfazione impiegando tutto il red-
dito che ha deciso di destinare al consumo. Tale punto di equilibrio coincide con il
punto di tangenza della retta del vincolo di bilancio con una delle curve di indiffe-
renza.
E FFETTO DI REDDITO E DI SOSTITUZIONE
Una variazione del reddito del consumatore si rifletterà, naturalmente, sul suo com-
portamento economico. Tralasciando in questa sede l’influenza delle variazioni di
reddito sul rapporto consumo – risparmio, vediamo cosa accade al “piano” del con-
sumatore. Nel caso di un aumento del reddito disponibile possono essenzialmente
accadere due cose: a) il consumatore aumenta la propria domanda; b) il consumatore
sostituisce un certo bene con uno più costoso che adesso può permettersi (es. caffè in-
vece di tè). Analogamente, in caso di una riduzione del reddito, il consumatore oltre
a ridurre probabilmente la sua domanda, potrà indirizzare la stessa su beni surrogati
o comunque alternativi che possano garantirgli una soddisfazione analoga ad un mi-
nor prezzo.
L E CURVE DI INDIFFERENZA
La curva di indifferenza costituisce il luogo geometrico delle varie possibili combina-
zioni di due diversi beni che garantiscono al consumatore la medesima soddisfazio-
ne. Solitamente si studia non una sola curva ma una famiglia di curve di indifferenza.
Quelle più esterne rappresentano le combinazioni via via di maggior soddisfazione.
In tal modo, sovrapponendo tale diagramma con la retta del vincolo di bilancio (v.
supra) il consumatore sarà in grado di individuare la combinazione di massima sod-
disfazione.
L E DECISIONI INDIVIDUALI DI CONSUMO
Il consumatore, come abbiamo già avuto modo di osservare, non ha la possibilità di
soddisfare completamente ogni suo desiderio data la naturale limitatezza del suo
reddito (pur grande che sia): dovrà quindi comportarsi razionalmente cercando di ot-
timizzare il proprio “piano” di spesa. A tal proposito abbiamo già visto come il vin-
colo di bilancio coordinatamente alle curve di indifferenza possa indicare la migliore
combinazione possibile fra due beni e come la sostituzione di un bene analogo ma
dal diverso rapporto prezzo/utilità concorra allo scopo.
B ENI INFERIORI
I beni inferiori sono quei beni che possono surrogare altri beni di maggior pregio ma
di prezzo maggiore (come l’orzo rispetto al caffè). Naturalmente non si tratta di una
classificazione oggettiva (certe persone potrebbero preferire l’orzo al caffè a prescin-
dere dal suo prezzo e potendosi permettere l’uno e l’altro).
M ETODI PER DERIVARE LA CURVA DI DOMANDA
La domanda di un bene, dal punto di vista dinamico, è funzione (cioè dipende) non
soltanto dal prezzo del bene stesso, ma anche di altri elementi quali: i prezzi di altri
beni, il reddito del consumatore, i gusti e le preferenze del consumatore.
L’ OFFERTA DI LAVORO E LA SCELTA FRA LAVORO E TEMPO LIBERO
L’offerta di lavoro ha quattro dimensioni: ammontare della popolazione, percentuale
degli individui con una occupazione retribuita, numero medio di ore lavorate, quali-
tà dello sforzo produttivo. All’aumentare dei salari, sull’offerta di lavoro si esercitano
due effetti opposti: l’effetto di sostituzione spinge ogni lavoratore a lavorare più a lun-
go grazie alla maggiore retribuzione di ciascuna ora di lavoro; l’effetto reddito esercita
un’influenza nel verso opposto, in quanto salari più alti significano che ora i lavora-
tori possono permettersi più tempo libero, insieme ad una maggiore quantità di mer-
ci. In corrispondenza di un certo salario critico, la curva di offerta può piegarsi
all’indietro. L’offerta di lavoro di persone eccezionali, assai dotate, è perfettamente
anelastica: le loro retribuzioni sono in gran parte “rendita economica pura”.
LA TEORIA DELLA PRODUZIONE
R ,
ELAZIONI FRA IL PRODOTTO TOTALE MEDIO E MARGINALE
La funzione della produzione è la relazione tecnica tra la quantità massima di pro-
dotto che si può ottenere da ciascun insieme di fattori di produzione e l’insieme stes-
so. Essa è definita per un dato stato delle conoscenze tecniche.
Il prodotto totale aumenta per gradini via via decrescenti. Il prodotto marginale di
un fattore di produzione è la quantità addizionale di prodotto che si ottiene impie-
gando una unità addizionale di tale fattore, ferma restando la quantità impiegata di
tutti gli altri fattori (ha un’andatura decrescente).
G LI ISOQUANTI DELLA PRODUZIONE E GLI ISOCOSTI
L’isoquanto, o curva di eguale prodotto, è il luogo geometrico di tutte le combinazio-
ni tecnicamente possibili dalle quali si può ricavare la stessa quantità di prodotto. Po-
tremmo anche chiamarlo curva di indifferenza della produzione per analogia con la cur-
va di indifferenza del consumatore. L’isocosto è il luogo geometrico delle varie com-
binazioni acquistabili di due fattori produttivi dati i prezzi di questi ultimi e una cer-
ta somma di denaro da impiegare per l’acquisto degli stessi.
Mentre la curva dell’isoquanto fa conoscere preventivamente all’imprenditore le
combinazioni possibili fra due fattori produttivi, ritenendo costante la quantità di
prodotto finale che si vuole ottenere, l’isocosto gli fa conoscere preventivamente le
diverse combinazioni acquistabili di due fattori produttivi.
Il punto di tangenza tra la curva dell’isoquanto e la retta dell’isocosto determina la
combinazione dei fattori produttivi di equilibrio (ottima combinazione dei fattori
produttivi), ovvero le quantità dei due fattori necessarie per ottenere, data una certa
somma a disposizione, la massima quantità possibile di prodotto.
I COSTI DI IMPRESA
I costi d’impresa sono tutte quelle spese che deve sostenere un’impresa per ottenere
una certa quantità di prodotto finale.
C , ,
OSTI FISSI VARIABILI TOTALI E UNITARI
I costi d’impresa si dividono in costi fissi e costi variabili. I costi fissi sono quei costi
che l’impresa deve sostenere a prescindere dalla quantità di prodotto che riuscirà a
realizzare in quanto riguardano le spese fisse per mantenere in piedi l’impianto pro-
duttivo: ad esempio l’affitto dei locali, il salario degli amministratori ecc. I costi va-
riabili al contrario dipendono direttamente dalla quantità di prodotto che l’impresa
vuole realizzare: le spese ad esempio per le materie prime e per i salari dei lavoratori.
Il costo totale (CT) è dato dalla somma dei costi fissi (CF) e dei costi variabili (CV). Il
costo unitario medio (CU) è dato dal rapporto fra il costo totale e il numero di unità
prodotte (CU=CT/q).
I L COSTO MARGINALE
Il costo marginale è il costo di ogni unità di prodotto ottenuta in più (cioè addiziona-
le), mediante l’applicazione di ulteriori dosi di fattori produttivi ad un impianto la-
sciato immutato: è il rapporto fra l’incremento di spesa ed il numero di unità di pro-
dotto ottenuto in più, grazie all’incremento di spesa.
L’ ’
EQUILIBRIO DELL IMPRESA NEL BREVE E LUNGO PERIODO
Un’impresa perfettamente concorrenziale è, per definizione, un’impresa in grado di
vendere tutto ciò che vuole al prezzo di mercato. Per massimizzare il proprio profit-
to, essa si muoverà lungo la propria curva di domanda (orizzontale) finché non rag-
giunge la propria curva crescente del costo marginale (cioè l’imprenditore spingerà la
produzione fino al punto in cui il costo dell’ultima unità prodotta (costo unitario
marginale) uguaglia il prezzo di mercato). In corrispondenza di questo punto di in-
tersezione, CM=P, l’impresa massimizza il proprio profitto (o minimizza le proprie
perdite di breve periodo). La curva di offerta dell’industria si ricava sommando oriz-
zontalmente le curve del costo marginale di tutte le imprese che costituiscono
l’industria. Nel determinare il punto di chiusura di breve periodo di un’impresa si
deve tenere conto dei costi variabili. Al di sotto di un certo prezzo critico P, l’impresa
non riuscirà neppure a coprire con i propri ricavi il costo variabile che potrebbe ri-
sparmiare completamente se chiudesse; quindi, piuttosto che incorrere in una perdita
maggiore di quella rappresentata dal suo costo fisso, l’impresa chiuderà e non pro-
durrà alcunché quando il prezzo scende al disotto del prezzo di chiusura.
Nel lungo periodo la libera entrata di potenziali imprese concorrenti elimina, attra-
verso la concorrenza, qualunque eccesso di profitto ottenuto dalle imprese esistenti
in questa industria. Così, esattamente come la libera uscita significa che il prezzo non
può scendere al disotto del punto di chiusura, la libera entrata significa che il prezzo
non può persistere al disopra di quel punto nell’equilibrio di lungo periodo. Quando
un’industria è in grado di espandersi riproducendosi senza fare salire i prezzi di al-
cun fattore peculiare per l’industria stessa o usato da essa in percentuali particolar-
mente grandi, la risultante curva di offerta di lungo periodo sarà orizzontale. Con
maggiore probabilità, qualsiasi industria, tranne le più piccole, userà generalmente
alcuni fattori produttivi in quantità tanto grandi quanto basta per far salire legger-
mente i propri prezzi. Di conseguenza, la curva di offerta di lungo periodo di
un’industria concorrenziale sarà inclinata verso l’alto, almeno lievemente.
LA CONCORRENZA PERFETTA E LE FORME DI
MERCATO IMPERFETTO
La maggior parte delle situazioni di mercato nel mondo reale può essere collocata su
una linea congiungente i casi limite della concorrenza perfetta e del monopolio com-
pleto. La concorrenza imperfetta implica un certo controllo da parte di ciascuna im-
presa sul proprio prezzo, in virtù del fatto che non esiste un numero molto grande di
rivali che vendano un prodotto assolutamente identico.
Le tendenze verso costi decrescenti hanno un effetto distruttivo sulla concorrenza
perfetta, perché allora una o alcune società si sbarazzeranno dei numerosi venditori
necessari per il modello concorrenziale. Quando le dimensioni efficienti minime de-
gli impianti sono grandi rispetto al mercato nazionale o regionale, allora le condizio-
ni dei costi spingono le strutture di mercato verso la concorrenza imperfetta.
Oltre c
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