Università degli Studi di Firenze - Facoltà di Economia
Corso di studi in sviluppo economico e cooperazione internazionale
Materia di studio: Economia politica
Docente: Prof. Nicolò Bellanca
Appunti delle lezioni
Avvertenza: Questi appunti risalgono all’anno accademico 2002-03.
Indice delle lezioni
- Parte 1: Presentazione
- Modalità del corso e dell'esame; Programma delle lezioni; Problemi didattici
- Parte 2-3: Introduzione
- Sistemi economici alternativi
- Parte 4: Introduzione
- Definizione formale e sostantiva dell'economia
- Parte 5: Introduzione
- Economie di scala e specializzazione
- Parte 6: Introduzione
- Marginalismo, keynesismo e loro variegate eredità
- Parte 7: Introduzione
- Il metodo dell'indagine
- Parte 8-9: Come funzionano i mercati
- Il meccanismo di mercato: la domanda
- Parte 10: Come funzionano i mercati
- Il meccanismo di mercato: l'offerta
- Parte 11: Come funzionano i mercati
- L'equilibrio del mercato
- Parte 12: Come funzionano i mercati
- Il caso del mercato degli appartamenti
- Parte 13: Come funzionano i mercati
- Analisi di politica economica
- Parte 14-15: Scelta
- Dietro la curva di domanda: la teoria delle scelte del consumatore
- Parte 16: Mercati e benessere
- Il surplus del consumatore e del produttore
- Parte 17: Mercati e benessere
- Un'applicazione pratica: il costo dell'imposizione fiscale
- Parte 18: Mercati e benessere
- Il commercio internazionale
- Parte 19-20: Comportamento delle imprese e organizzazione dei settori industriali
- Dietro la curva di offerta: l'impresa in concorrenza perfetta
- Parte 21: Comportamento delle imprese e organizzazione dei settori industriali
- Il monopolio
- Parte 22-23: Comportamento delle imprese e organizzazione dei settori industriali
- L'oligopolio e la concorrenza monopolistica
- Parte 24: Economia dei mercati di lavoro
- I mercati dei fattori
- Parte 25: Economia dei mercati di lavoro
- Le fonti dei differenziali retributivi
- Parte 26: Economia dei mercati di lavoro
- Modelli di discriminazione
- Parte 27: Economia dei mercati di lavoro
- La distribuzione del reddito e della povertà
- Parte 28: Come funzionano i mercati
- Efficienza dei mercati competitivi
- Parte 29-30: Bilancio problematico della microeconomia
- Razionalità ottimizzante; Efficienza dei mercati competitivi
- Parte 31-32: Economia delle istituzioni
- Giochi di strategia; Istituzioni, organizzazioni, agenti
- Parte 33-34: Economia delle istituzioni
- Un modello della genesi delle istituzioni
- Parte 35: Economia delle istituzioni
- Incertezza e teoria dell'agenzia
- Parte 36: Economia delle istituzioni
- Aspettative
- Parte 37: Economia delle istituzioni
- Informazione e incentivi
- Parte 38: Economia delle istituzioni
- Equilibri e divisione delle conoscenze nella società
- Parte 39: Economia delle istituzioni
- Esternalità, costi di transazione, contratti
- Parte 40: Economia delle istituzioni
- La formazione delle imprese
- Parte 41: Economia delle istituzioni
- La scelta tra diversi tipi di organizzazioni
- Parte 42: Economia delle istituzioni
- La struttura interna delle organizzazioni
- Parte 43: Economia delle istituzioni
- Fallimenti del mercato e del governo
- Parte 44: Economia delle istituzioni
- La logica dell'azione collettiva e del potere
- Parte 45: Economia delle istituzioni
- Dalla fiducia al capitale sociale
- Parte 46: Economia delle istituzioni
- Competizione posizionale e organizzazioni nonprofit
- Parte 47: Economia delle istituzioni
- Limiti e struttura della grande impresa
- Parte 48: Economia delle istituzioni
- Specializzazione flessibile e integrazione flessibile
- Parte 49: Economia delle istituzioni
- L'economia digitale e immateriale
- Parte 50-51: I dati macroeconomici
- Conti economici nazionali e indicatori macroeconomici
- Parte 52: Reddito e prezzi
- Moneta: aspetti istituzionali e teorici
- Parte 53: Reddito e prezzi
- La macroeconomia prekeynesiana
- Parte 54-55: Reddito e prezzi
- La Teoria generale di Keynes
- Parte 56: Reddito e prezzi
- Confronto tra la macroeconomia classica e quella keynesiana
- Parte 57: Reddito e prezzi
- I modelli reddito-spesa e perdite-immissioni
- Parte 58: Reddito e prezzi
- Il modello IS-LM
- Parte 59: Reddito e prezzi
- Introduzione alla politica economica
- Parte 60: Reddito e prezzi
- Il modello di domanda e offerta aggregate
- Parte 61: Reddito e prezzi
- Monetarismo e nuova macroeconomia classica
- Parte 62: Reddito e prezzi
- Il rapporto tra inflazione e disoccupazione
- Parte 63: Reddito e prezzi
- Le fluttuazioni economiche
- Parte 64: Reddito e prezzi
- Riassunto: keynesiani e non keynesiani
- Parte 65-66: La macroeconomia di un sistema aperto
- Introduzione all'economia aperta
- Parte 67: Approfondimenti
- Consumo
- Parte 68: Approfondimenti
- Debito pubblico
- Parte 69: Approfondimenti
- Ancora su inflazione e disoccupazione
- Parte 70: Approfondimenti
- Finanza e speculazione
- Parte 71-72: L'economia reale nel lungo periodo
- Modelli neoclassici di crescita
- Parte 73: L'economia reale nel lungo periodo
- Un modello keynesiano di crescita
- Parte 74: L'economia reale nel lungo periodo
- Sui limiti dello sviluppo
- Parte 75: In conclusione
- Ulteriori letture e siti di consultazione
Modulo di microeconomia
Lezioni: 6-29 e 49
Modulo di economia delle istituzioni
Lezioni: 2-5, 7, 25-27, 31-49
Modulo di macroeconomia
Lezioni: 6-7, 25-27, 50-74 (senza 65-66)
Presentazione
Modalità del corso e dell'esame: Programma delle lezioni; Problemi didattici
Indirizzo e-mail: nicolo'.bellanca@cce.unifi.it.
Telefono ufficio: 055-2710.418
Testi adottati
Qualunque manuale introduttivo Micro-Macro va ugualmente bene, purché consultato in un'edizione recente. Tra i migliori segnalo, in ordine alfabetico:
- A. Balestrino - E. Chiappero Martinetti, Manuale di economia politica, Edizioni Simone, Milano.
- R.G. Lipsey - K.A. Chrystal, Principi di economia, Zanichelli, Bologna.
- N.G. Mankiw, Principi di economia, Zanichelli, Bologna.
- P.A. Samuelson - W.D. Nordhaus, Economia XVII edizione, McGraw-Hill, Milano.
- J.E. Stiglitz, Economia, Bollati Boringhieri, Torino.
Al libro lo studente può affiancare gli appunti delle lezioni, disponibili gratuitamente alla voce "materiali didattici" del sito della Facoltà di Economia dell'Università di Firenze. Poiché non ho seguito da vicino alcun libro, e poiché chiederò (ai frequentanti) in sede di esame soltanto ciò che ho spiegato a lezione, gli appunti dovrebbero costituire un utile riferimento.
Avverto peraltro che non sempre ogni pagina degli appunti sarà svolta in aula (è probabile, in particolare, che manchi il tempo di spiegare le appendici ad alcune lezioni). Lo studente dovrà studiare soltanto ciò che è stato esposto in aula.
Suddividerò le circa 70 ore di spiegazione in tre moduli: uno di microeconomia; uno di macroeconomia; uno di economia delle istituzioni e delle organizzazioni. Il superamento con esame di ciascuno dei tre moduli assegna allo studente 3 crediti (che però non possono essere concessi autonomamente). I tre moduli sono così composti:
- Modulo di microeconomia (3 crediti): lezioni 6-29 e 49.
- Modulo di economia delle istituzioni (3 crediti): lezioni 2-5, 7, 25-27, 31-49.
- Modulo di macroeconomia (3 crediti): lezioni 6-7, 25-27, 50-74 (senza 65-66).
La parte prevalente dei temi del secondo modulo non sono trattati nei testi sopra indicati. Debbono essere ascoltati a lezione, anche giovandosi degli "appunti stenografici" costituiti dai lucidi a disposizione.
Lo studente che non può o non vuole seguire le lezioni integrerà lo studio di un manuale con la lettura di uno tra i seguenti testi:
- D.C. North, Istituzioni, cambiamento istituzionale, evoluzione dell'economia, Il Mulino, Bologna.
- H.A. Simon, Scienza economica e comportamento umano, Edizioni di Comunità, Milano.
- A. Mutti, Capitale sociale e sviluppo, Il Mulino, Bologna.
- P. Steiner, Economia, mercati, società, Il Mulino, Bologna.
Per "lettura" si intende una comprensione attenta dell'argomentazione del libro, così da poter dialogare attivamente in sede di interrogazione orale su di esso.
Per i frequentanti, l'esame sarà composto da tre esercitazioni scritte in aula (ognuna riguardante un modulo) più un colloquio facoltativo. Il voto massimo che darò sugli elaborati scritti sarà di 28/30. Coloro che nelle tre prove scritte avranno ottenuto un voto medio di almeno 26/30, potranno sostenere una prova addizionale allo scopo di superare i 28/30. Questa esercitazione facoltativa sarà svolta in forma scritta o orale e consisterà nello scegliere un tema da approfondire per proprio conto. Tale tema può essere o studiato su uno dei saggi che proporrò durante le lezioni (anche se qualche "dettaglio tecnico" potrà sfuggirvi, l'argomentazione dovrebbe apparirvi chiara), o essere elaborato sulla base di commenti di economisti a fatti di attualità (tratti dai siti www.lavoce.info; www.economist.com; nonché da siti di quotidiani), o infine discutendo un capitolo (scelto tra i capitoli da 1 a 6) del libro: Amartya Sen, Lo sviluppo è libertà, Oscar Mondadori, Milano, euro 8,26.
L'esercitazione non deve limitarsi a riassumere le letture fatte, bensì deve tentare di trarne fuori un "filo rosso" di ragionamento, sul quale svolgere qualche commento personale. L'obiettivo della "eccellenza" (il "30 e lode") richiede infatti, a mio parere, una capacità di rielaborazione e di critica, che vada oltre la mera intelligente comprensione della materia.
Didattica e abitudine all'astrazione
Everything should be made as simple as possible, but not simpler - Albert Einstein
Good questions outrank easy answers - Proverbio americano
Prima domanda: È possibile insegnare "divertendo"?
Riferiamoci a due fra i tanti significati del termine "gioco".
- Gioco come attività piacevole stimolata da curiosità spontanee. Con l'età adulta, le curiosità restano ma diventano selettive. In questo senso, appare poco plausibile che ogni tema del contenuto specialistico di una materia susciti "curiosità spontanee" in noi.
- Gioco come attività piacevole fine a sé stessa. Si pensi all'enigmistica: alcune persone provano piacere intellettuale nel solo risolvere rompicapi. In questo senso, alcune parti del corso potranno apparire a quelle persone come un gioco: esercizi logici sottili, che conferiscono soddisfazione in quanto tali. Ma si tratterà comunque di talune parti.
La risposta è dunque che, nel complesso, non tutto l'insegnamento sarà divertente.
Seconda domanda: È possibile insegnare "interessando"?
Al riguardo si può dare, ritengo, una risposta affermativa, alla condizione che lo studente abbia abitudine all'astrazione. L'astrazione è una facoltà intellettuale che, se esercitata, consente di:
- Ricondurre l'esame di casi specifici a schemi di spiegazione via via più generali. Esempio: l'andamento dell'economia filippina negli ultimi 5 anni, mi appare interessante come applicazione della teoria del commercio internazionale.
- Ricondurre l'indagine di casi particolari a indagini di totalità. Esempio: l'analisi del funzionamento dei mercati mi appare interessante in quanto i mercati sono ai miei occhi una parte (un aspetto particolare) dell'assetto sociale in cui vivo.
L'abilità di passare dallo specifico al generale, o viceversa, e di passare dal particolare all'universale (o alla totalità), o viceversa, costituiscono ciò che otteniamo usando il nostro potere di astrazione.
Lo studente che accede all'Università spesso non è stato abituato all'astrazione. Ora, lo studio della storia e delle scienze sociali mette a fuoco tematiche e questioni che stimolano soltanto colui che sia provvisto di un esercizio all'astrazione. Un certo avvenimento appare muto in sé, mentre risulta istruttivo se considerato come l'esemplare di una specie di eventi che giudichiamo rilevante, oppure come la parte di un sistema che ci riguarda.
Se lo studente post-adolescente non ha ancora acquisito l'uso del potere di astrazione, sarà arduo coinvolgerlo in una qualsivoglia ricognizione storica o di discipline sociali. Fin qui prevale una sorta di pessimismo della ragione. Esso non implica, tuttavia, che ogni tipo d'insegnamento sia equivalente. Lezioni dedicate all'economia delle istituzioni e delle organizzazioni, possono "catturare l'attenzione" di più studenti, rispetto a lezioni di microeconomia tradizionale; e una lezione consacrata, poniamo, alla teoria dell'istruzione vi riesce in misura ancora maggiore. Ciò sia in quanto il livello di astrazione è, nei casi menzionati, meno rarefatto ed elevato, ma soprattutto in quanto quei casi discorrono in prevalenza di contesti specificamente attuali.
Se quel che precede è ragionevolmente corretto, ne discende che non giova abbassare il livello dell'insegnamento, come alcuni interpreti della recente riforma universitaria sembrano suggerire. Anzi, poiché lo scopo didattico cruciale risiede - come modalità di apprendimento di determinati contenuti - appunto nell'addestrare il giovane all'uso dei concetti astratti, ogni "volgarizzazione" che riduca il grado di astrazione dei concetti rema nella direzione sbagliata.
Avvertenze
I materiali didattici contenuti nelle lezioni seguenti sono un cocktail la cui ricetta è all'incirca:
- 15% elaborazioni mie
- 55% tratto da vari manuali di economia
- 30% tratto da materiali didattici gentilmente trasmessimi da altri docenti (ringrazio in particolare il prof. S. Perri, nonché i proff. V. Gioia, P. L. Sacco e P. Tani). Segnalo che parte della lezione 28 è tratta da Gioia - Perri, Corso di Istituzioni di economia (parte I), Manni editore, Lecce, 2002, così come l'Appendice alla lezione 46; parte della lezione 46 è tratta invece da appunti di Sacco.
Ho cercato di miscelare gli ingredienti dando loro una certa coerenza e un'impronta personale. Ogni inesattezza è mia. Questi materiali hanno un'esclusiva circolazione privata e sono gratuitamente destinati agli studenti del Corso di laurea SECI dell'Università di Firenze. Qualsiasi riproduzione che sia rivolta ad altri utenti e che avvenga a pagamento non è da me autorizzata e avviene sotto la responsabilità di chi la effettua.
Appendice
Funzioni
Una funzione è una regola che descrive una relazione tra numeri, tale da associare a ciascun numero X un unico numero Y. Una funzione può così essere descritta designando la regola di calcolo, ad esempio "si prenda un numero e lo si elevi al quadrato", Y = X2, oppure "si prenda un numero e lo si moltiplichi per 3", Y = 3X, e così via. Talvolta vogliamo indicare che qualche variabile Y dipende da qualche altra variabile X, senza precisare la specifica relazione algebrica tra le due variabili. Scriviamo allora Y = f(X), che significa che la variabile Y dipende da X secondo la regola f.
Data una funzione Y = f(X), il numero X è chiamato variabile indipendente e Y variabile dipendente: ciò segnala che il valore di Y dipende da quello di X. Qualche variabile Y può dipendere da diverse variabili X1, X2, ecc. In questo caso scriviamo Y = f(X1, X2), per indicare che entrambe le variabili determinano il valore di Y.
Funzioni inverse
Si è ricordato che una funzione è una relazione che associa a ciascun valore di X un unico valore di Y. Se la funzione è monotona (costantemente crescente o decrescente), allora vi sarà un unico valore di X associato a ciascun valore di Y. Essa è detta funzione inversa. Se è noto il valore di Y in funzione di X, è possibile calcolare la funzione inversa risolvendo per X in funzione di Y.
Funzioni lineari
Una funzione lineare è del tipo: Y = aX + b, dove a e b sono costanti. Esempi sono: Y = 2X + 3; Y = X - 99. (A rigore, una funzione del tipo Y = aX + b è chiamata "affine", mentre sono lineari quelle del tipo Y = aX). Le funzioni lineari possono anche essere espresse in forma implicita come aX + bY = c. In tal caso, possono essere convertite nella forma usuale risolvendo per Y in funzione di X:
\( Y = \frac{c}{b} - \frac{a}{b}X \)
La lettura dei grafici
Un grafico di una funzione ne rappresenta l'andamento. Normalmente gli economisti, al contrario dei matematici, pongono la variabile indipendente sull'asse verticale, e quella dipendente sull'asse orizzontale. Nelle due figure mostriamo una relazione tra due variabili, X e Y. Sull'asse verticale misuriamo X e sull'asse orizzontale Y. La curva Y = f(X) illustra una relazione a linea retta o lineare tale che ad ogni valore di X corrisponde un particolare valore di Y che può essere letto sul diagramma.
Una retta è descritta da due caratteristiche: l'intercetta e la pendenza. L'intercetta è il punto di partenza della retta sull'asse verticale, cioè dove essa incrocia (interseca) l'asse verticale. La pendenza misura invece l'inclinazione della retta, ossia di quanto aumenta Y per ogni incremento unitario di X. Una pendenza forte suggerisce che all'aumentare di X, Y cresce molto. Una retta piatta indica al contrario che Y cresce poco all'aumentare di X.
Incontreremo spesso due casi particolari. Uno è il caso estremo di una retta verticale avente pendenza infinita. L'altro estremo è rappresentato da una retta piatta parallela all'asse orizzontale e avente inclinazione nulla o pari a zero. (Infatti, non essendoci alcun incremento della variabile misurata sull'asse verticale, non è rilevante l'entità della variazione di quella misurata sull'asse orizzontale).
Nella figura sopra a sinistra la relazione tra X e Y è diretta o positiva: valori più alti di una variabile comportano valori più alti dell'altra variabile.
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Economia politica
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Macroeconomia, Economia politica II
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Microeconomia - Economia politica I
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Economia politica - macroeconomia