Macroeconomia
Contabilità nazionale
La contabilità nazionale utilizza metodi per misurare le grandezze della produzione e della domanda di beni e servizi. Nella microeconomia abbiamo studiato il singolo mercato, quando è efficiente o meno, nella macroeconomia non siamo interessati al singolo mercato ma al sistema economico nel suo complesso, non alla sua efficienza ma quanto il sistema economico è in grado di soddisfare le esigenze dei cittadini in termini di occupazione e reddito.
Flusso circolare del reddito
In macroeconomia i protagonisti sono le famiglie, le imprese, lo stato e l’estero, che intrecciano scambi. Le famiglie vendono lavoro e servizi allo stato al quale pagano imposte e contributi e ricevono dallo stato servizi pubblici; le famiglie vendono lavoro e servizi alle imprese e dalle imprese acquistano beni di consumo e servizi. Le imprese vendono beni e servizi allo stato oltre a pagare imposte e contributi e dallo stato ricevono servizi pubblici. Le famiglie cedono all’estero beni, lavoro e servizi e acquistano dall’estero e ricevono beni e servizi. Le imprese vendono all’estero beni e servizi e ricevono dall’estero beni e servizi.
Questo schema di scambi è uno strumento poco efficiente per un’analisi accurata del sistema economico. Una rappresentazione più utile per l’analisi del sistema economico è fornita dalla tavola degli scambi proposta da Wassily Leontief, un economista russo che ha ricevuto un Nobel per l’economia.
Lo schema della contabilità intersettoriale
Consideriamo un’economia semplice in cui sono presenti 3 settori produttivi: agricoltura, industria e servizi. Questi settori vendono parte della propria produzione agli altri settori produttivi che la utilizzano per produrre, per esempio l’agricoltura può vendere 50 euro di prodotti agricoli oppure venderne 100 all’industria e nulla ai servizi, o l’industria potrebbe venderne qualcuno all’agricoltura per produrre o utilizzarli per se stessa per produrre o ai servizi; i servizi potrebbero vendere 20 euro all’agricoltura e altri all’industria e 100 per produrre servizi.
Ciascun settore produttivo non vende solo agli altri settori produttivi ma parte della sua produzione è volta a soddisfare la domanda finale, ossia stato, imprese, famiglie e estero. La produzione complessiva sarà pari a 220 per l’agricoltura, 550 per la produzione dell’industria, 300 la produzione dei servizi che vendono 200 agli altri settori produttivi e 100 alla domanda finale. Per fare la produzione non è sufficiente acquistare prodotti dagli altri settori produttivi ma è necessario acquistare i servizi dei lavoratori e imprenditori. L’agricoltura, ad esempio, acquisterà 50 + 100 + 20 dagli altri settori produttivi ma per produrre i 220 per la domanda finale l’agricoltura avrà comprato anche 50 euro di stipendi e profitti ossia lavoratori e imprenditori; l’industria per produrre 550 avrà acquistato 170 di salari e profitti oltre ai 250 di acquisti di altri settori produttivi; infine i servizi hanno pagato 150 di stipendi e profitti.
Ogni settore per produrre ciò che produce acquista beni da altri settori e acquista lavoro e servizi di imprenditori ossia salari e profitti che vanno a costituire il valore aggiunto di ogni specifico settore.
Schema riassuntivo del valore aggiunto
- Il valore aggiunto che si genera all’interno di ogni settore produttivo fa parte della retribuzione lorda del dipendente (paga netta + imposte sul reddito + contributi previdenziali che sono quelli per la pensione e quelli pagati dalle imprese). La differenza tra i redditi del lavoro dipendente e la paga netta ricevuta dal lavoratore costituisce il cosiddetto cuneo fiscale.
- Nell’ambito del valore aggiunto va considerato anche il risultato netto di gestione dell’impresa che è dato dalla differenza tra i ricavi e costi dell’impresa, se al risultato netto di gestione di impresa aggiungiamo gli ammortamenti (cioè la quota del capitale dell’impresa che nel corso di periodo di gestione l’impresa è riuscita a pagare) abbiamo il risultato lordo di gestione ottenuto dall’impresa. Sommando il risultato lordo di gestione ai redditi da lavoro ottenuti dai lavoratori abbiamo il valore aggiunto al costo dei fattori (fattori della produzione).
- Consideriamo poi le imposte indirette pagate dalle imprese al netto dei contributi alla produzione che le imprese ricevono dallo stato. La differenza tra imposte – contributi alla produzione = imposte indirette nette, sommando le imposte indirette nette al valore aggiunto al costo dei fattori otteniamo il valore aggiunto ai prezzi del mercato.
Schema riassuntivo della domanda finale
Consideriamo com’è fatta la domanda finale di un’economia che non ha rapporti con l’estero. La domanda finale sarà costituita dalla domanda per beni di consumo generata dalle famiglie e dallo stato, a questa domanda sarà aggiunta la domanda per investimenti fissi ossia la domanda per beni che verranno acquistati per essere utilizzati anno dopo anno per produrre altri beni, se a questa domanda poi aggiungiamo l’ammontare degli ammortamenti abbiamo gli investimenti fissi lordi.
All’inizio di ogni anno nei magazzini delle imprese la quantità dei beni presenti darà diversa dalla quantità di beni che vi sono alla fine, tale differenza è chiamata variazione delle scorte, quindi se agli investimenti fissi lordi aggiungiamo la variazione delle scorte abbiamo gli investimenti lordi. Se sommiamo gli investimenti lordi ai consumi otteniamo la domanda finale interna.
Identità della contabilità nazionale
Consideriamo alcuni aspetti della contabilità nazionale:
- Produzione delle imprese - valore acquisti intermedi per usi produttivi delle imprese = otteniamo il valore aggiunto
- Produzione delle imprese - vendite intermedie imprese per beni utilizzati a scopi produttivi = Consumi privati + Consumi pubblici + Investimenti fissi privati + Investimenti fissi pubblici + Variazione delle scorte
Acquisti intermedi e vendite intermedie sono due aspetti dello stesso fenomeno. Valore aggiunto sarà uguale a :
- Consumi privati
- Consumi pubblici
- Investimenti fissi privati
- Investimenti fissi pubblici
- Variazione delle scorte
Reddito = Prodotto Il valore aggiunto prodotto dalle imprese sarà uguale al reddito, mentre qua vediamo il prodotto delle imprese. Quindi il reddito generale nell’economia sarà uguale al prodotto generato nell’economia.
Economia chiusa
Offerta = Y
Domanda
- Consumo privato esercitato dalle famiglie = C
- Investimento privato esercitato dalle imprese = I
- Consumo e investimento pubblico esercitato dallo stato = G
Y = C + I + G
Economia chiusa cioè che non ha rapporti con l’estero.
Sarà sempre vera la formula sopra ossia l’offerta di beni risulterà uguale alla domanda di beni alla fine del periodo considerato. Questo avviene se consideriamo la fine di un periodo considerato in cui l’offerta risulta superiore alla domanda e significa che in questo periodo rimangono presso le imprese una quantità invenduta di beni cioè una variazione positiva delle scorte che sarà contabilizzata come un investimento dalle imprese quindi alla fine del periodo considerato l’offerta di beni sarà uguale alla domanda per beni di consumo + domanda investimento comprensiva della variazione positiva delle scorte + investimenti pubblici.
Se invece consideriamo un periodo alla fine del quale l’offerta dei beni risulta inferiore alla domanda significa che la domanda di beni è stata soddisfatta in parte prelevando merci dai magazzino delle imprese e condurrà ad una variazione negativa delle scorte contabilizzata come un disinvestimento delle imprese e alla fine del periodo l’offerta sarà uguale alla domanda avendo come prima la somma completa di variazione invece che positiva sarà negativa.
Economia aperta
Offerta = Y
Domanda
- Consumo privato esercitato dalle famiglie = C
- Investimento privato esercitato dalle imprese = I
- Consumo e investimento pubblico esercitato dallo stato = G
- Esportazioni = X
- Importazioni = Z
Y + Z = C + I + G + X
Se consideriamo un’economia aperta, cioè che ha scambi con l’estero, si raggiunge un’identità contabile analoga a quella di prima. Si aggiungono le esportazioni che sono la domanda estera per beni di produzione nazionale e da importazioni che rappresenta l’offerta di importazioni dall’estero di prodotti. Si avrà lo stesso discorso le variazioni delle scorte. La domanda è rappresentata anche dalle esportazioni.
Impieghi del reddito
Reddito dei cittadini ossia il valore del prodotto = Y
Consumo dei cittadini = C
Tasse pagate dai cittadini = T
Risparmio dei cittadini = S
Y = C + T + S
Se si considerano gli impieghi del reddito decisi dai cittadini. Il reddito dei cittadini sarà usato per pagare i consumi, le imposte oppure dato ai risparmi personali dei cittadini.
Se Y + Z = C + I + G + X e Y = C + T + S allora C + T + S + Z = C + I + G + X cioè T + S + Z = I + G + X
(T - G) + (S - I) = (X - Z)
L’offerta di beni di produzione nazionale + importazione = consumo + investimento + spesa pubblica + esportazione; poi come viene utilizzato il reddito; Considerando queste due espressioni sostituendo al reddito (Y) abbiamo consumo + imposte + risparmi + importazione = consumi + investimenti + spesa pubblica + esportazioni. Togliendo il riferimento ai consumi da entrambi le parti abbiamo la quarta espressione. Infine avremo le imposte meno la spesa pubblica, più risparmi meno investimento, che sarà uguale alle esportazioni meno le importazioni ossia gli scambi con l’estero. Considerando l’offerta e la domanda di beni, abbiamo imparato che l’offerta per beni di produzioni nazionale + importazioni sarà uguale alla domanda per beni di consumo, investimento, spesa pubblica ed esportazioni. Abbiamo visto come si spende il reddito. Arriviamo all’espressione finale per cui il bilancio dello stato (imposte – spesa pubblica) + bilancio privato (risparmi – investimenti) = saranno uguali al bilancio con l’estero ossia esportazioni – importazioni.
Reddito di equilibrio
La macroeconomia nasce negli anni ’30 grazie a John Maynard Keynes che si pone il problema di cosa determini il reddito di un paese e quindi il livello di occupazione di un paese.
Il principio della domanda effettiva
In contrasto con il pensiero economico del periodo sostiene che l’occupazione dipende dalla domanda, se la domanda è inferiore all’offerta presso le imprese si accumula produzione invenduta che accresce le scorte indesiderate e le imprese diminuiscono la produzione, se la domanda superiore è all’offerta si fa luogo alle scorte che diminuiscono e le imprese aumentano la produzione; se la domanda è uguale all’offerta le scorte rimangono uguali e la produzione rimarrà invariata, quindi il livello della produzione della occupazione dipendono dalla relazione di domanda e offerta ossia livello di produzione occupazione saranno tanto più alte tanto quanto l’aumento della domanda rivolto alle imprese.
Cosa succede se la domanda è uguale all’offerta?
Le scorte e la produzione non cambiano.
In questo grafico vi è la domanda da parte del pubblico e l’offerta di beni da parte delle imprese. I punti sul segmento sono equidistanti rispetto agli assi, cioè questi punti rappresentano situazioni in cui la domanda è uguale all’offerta, es, pt. A rappresenta D1 (domanda) e Y1 (offerta), sono situazioni di equilibrio, in quanto la domanda è uguale all’offerta, le scorte sono quelle desiderate e l’offerta da parte delle imprese non cambia.
Cosa succede se la domanda è superiore all’offerta?
Le scorte diminuiscono e la produzione aumenta.
Se la domanda è superiore all’offerta le imprese hanno dovuto soddisfare la domanda ricorrendo alla scorte del magazzino, quindi aumentano la produzione per costituire le scorte e l’offerta di beni da Y1 diventa Y2.
Cosa succede se la domanda è inferiore all’offerta?
Le scorte aumentano e la produzione diminuisce.
Se la domanda è inferiore all’offerta, le imprese offrono una quantità di beni superiore a quella domandata e quindi vi sono scorte nel magazzino indesiderate e quindi diminuiscono la produzione fino all’equilibrio.
Un’economia chiusa senza intervento pubblico
Questo processo attraverso il quale si determina il livello del prodotto e del reddito, se tale processo si sviluppa in un’economia chiusa senza intervento, si hanno le seguenti caratteristiche:
- Un solo bene: il prodotto nazionale
- Un solo prezzo, che non cambia
- Un solo salario, che non cambia
- Non c’è spesa pubblica
- Non ci sono imposte
- Non ci sono esportazioni, no rapporti con estero
- Non ci sono importazioni
Un’economia chiusa senza intervento pubblico, il consumo e l’investimento determinano il reddito. In questa economia chiusa e senza intervento dello stato, la domanda finale sarà determinata dalla domanda di beni investimenti delle imprese e la domanda di consumo dei consumatori. Per la domanda di beni di consumo supponiamo si componga da una domanda autonoma che non dipende dal reddito e da una domanda che dipende dal reddito e aumenta al crescere del reddito. Domanda per beni di investimento e domanda per beni di consumo determinano il reddito, dato il reddito si avrà il consumo indotto che alimenta la domanda e produce stimolo alla crescita del reddito che determina nuova domanda per beni di consumo e così via.
Il consumo in parte è autonomo e in parte dipende dal reddito. La stessa storia può essere raccontata in modo differente, il consumo può essere in parte autonomo e in parte dipendere dal reddito. Mano a mano che il reddito cresce cresce anche il consumo, il consumo indotto &egr
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