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In cui il particolare andamento ad “U” della curva di CM si spiega con il fatto che, per livelli bassi di

produzione, prevale la componente dei costi fissi. Mentre da un certo punto in poi della quantità

prodotta, sarà la componente dei costi variabili a prendere il sopravvento e spingere il CM in alto verso

l’infinito.

Quest’andamento ad “U” del CM è riscontrabile in tutte le produzioni e ci serve per calcolare l’equilibrio

nel mercato, dal alto dell’offerta.

Ora una precisazione. Si è detto che i costi fissi non esistono nel lungo periodo, per cui si potrebbe

pensare che l’andamento ad “U” del CM non si riscontra (appunto per l’assenza della componente di CF,

che fa abbassare la curva per produzioni basse) se realizziamo un grafico di lungo periodo. Invece è

dimostrato che, anche se consideriamo il lungo termine, il CM ha la stessa forma del breve periodo,

anzi esso è la somma dei CM di breve termine.

Perché dunque nel lungo termine il CM ha un andamento decrescente nel primo tratto di produzione

(cioè per livelli bassi di Q)?

La risposta a questa domanda ci porta a considerare le economie di scala. Queste ultime sono

rappresentate dai vantaggi economici che caratterizzano un certo settore produttivo quando le imprese

di questo settore non arrivano a produrre quantità rilevanti di prodotto, oppure quando non

raggiungono dimensioni elevate. In altre parole le economie di scala sono quei vantaggi economici,

presenti in determinati settori produttivi, causati dal fatto che i rendimenti marginali della produzione

sono crescenti, e non decrescenti, quando la quantità prodotta si mantiene al di sotto di una certa

soglia minima. Le economie di scala si identificano quindi con le economie gestionali e sono la

condizione normale delle moderne economie. Le ragioni che spiegano queste economie di gestione

sono le seguenti:

• Indivisibilità degli impianti

• Specializzazione e divisione del lavoro

• Economie tecnico-impiantistiche

Superata la soglia minima di produzione e quindi raggiunta una dimensione aziendale di rilevante

entità, le economie di scala cessano, perché sorgono diseconomie legate alla burocratizzazione

dell’organizzazione (diseconomie organizzative). E’ a questo punto della produzione che la curva CM di

lungo periodo inizia a crescere e va verso l’infinito.

Per concludere, qualche chiarimento sulla relazione che lega il Cm ai costi medi (CM e CMV).

In particolare si può vedere che:

• Quando i costi medi sono decrescenti, il Cm è inferiore ai costi medi (totali e variabili)

• Quando i costi medi sono crescenti, il Cm è superiore ai costi medi

• Il Cm interseca la curva dei costi medi nel loro punto di minimo

Tutto ciò si piega facilmente se si pensa che il Cm non è altro che il costo dell’ultima unità prodotta, per

cui se esso è più basso del costo medio tende ad abbassare la media, mentre se esso è più alto del

costo medio tende a far aumentare la media. In parole più semplici, se si aggiunge un valore inferiore

alla media, la media si abbassa, se si aggiunge un valore superiore alla media, la media si alza

necessariamente. Ne consegue che l’unico punto in cui Cm = CM (o CMV) è quello corrispondente al

punto di minimo della curva dei costi medi.

Il mercato in concorrenza perfetta ed il suo equilibrio

La caratteristica principale che contraddistingue un mercato in concorrenza perfetta è il fatto che i

venditori non hanno la possibilità di influenzare il prezzo.

Accanto a questa verità principale, ci sono altre condizioni che devono sussistere affinché si possa

parlare di concorrenza perfetta:

• Molteplicità di imprese sul mercato, ciascuna delle quali costituisce una parte irrilevante della

produzione

• Libero accesso nel mercato da parte delle nuove imprese

• Il bene prodotto nel mercato è uguale per tutte le imprese e senza apprezzanti differenziazioni

• L’informazione sulle condizioni di mercato è diffusa tra tutti gli operatori

Come si può desumere dalle precedenti condizioni, il mercato di concorrenza perfetta esiste solo sui

libri di economia politica. E’ difficilissimo trovarne qualcuno nella realtà economica. Il mercato che più

si avvicina al mercato in condizioni di perfetta concorrenza è quello dei titoli quotati in Borsa valori,

perché nella Borsa molte delle suddette condizioni sono rispettate.

L’equilibrio nel mercato si realizza, per la teoria marginalistica, quando i 2 valori marginali sono uguali

fra loro. Questo è vero anche per il ns. mercato, perché l’equilibrio si avrà quando il costo marginale

sarà uguale al ricavo marginale Cm = Rm, dove il Rm è dato da (incremento RT) / (incremento Q).

Infatti, solo quando il costo dell’ultima unità prodotta sarà uguale al ricavo dell’ultima unità prodotta, la

produzione si fermerà e la quantità corrispondente all’uguaglianza costituirà la Q* d’equilibrio del

mercato. Qualsiasi altro livello produttivo, che si allontani da questa Q*, comporterà un peggioramento

del Profitto, inteso come differenza fra Ricavo totale (RM x Q) e Costo totale (CM x Q).

Profitto = RT – CT.

Il massimo profitto si realizza quindi quando Cm = Rm

Il fatto che in concorrenza perfetta nessun venditore ha la capacità di influenzare il prezzo, si traduce

graficamente in una domanda orizzontale rispetto all’asse delle ascisse. Infatti, in questo mercato

ciascun venditore-offerente si trova davanti una domanda sulla quale non è in grado di incidere, di

conseguenza il prezzo è già formato dal mercato ed è un dato costante (per la singola impresa, la

domanda dei beni è infinitamente elastica).

Dire che il P è un dato costante equivale a dire che esso è uguale al Rm (ed anche al ricavo medio RM),

cioè P = Rm = RM.

Di conseguenza, nel mercato in concorrenza perfetta l’uguaglianza d’equilibrio di cui sopra si avrà

quando: P = Rm = Cm, cioè P = Cm.

L’equilibrio è in E (dove P = Cm), cui corrisponde una quantità d’equilibrio pari a Q*.

Qualsiasi altro livello produttivo, come p. es. QA o QB, comporta una caduta del profitto

imprenditoriale, perché non realizza l’uguaglianza tra P e Cm.

Le varie situazioni d’equilibrio nel mercato in concorrenza perfetta

L’equilibrio nel mercato in concorrenza perfetta non assicura necessariamente un profitto. Infatti,

quest’equilibrio potrebbe originare una perdita per l’impresa, che sarà comunque, in virtù

dell’equilibrio, la perdita minima cui essa può andare incontro.

Prima di analizzare le varie situazioni che l’equilibrio può generare, ricordiamo che:

Profitto = RT – CT

dove RT = RM x Q mentre CT = CM x Q

Il ricavo totale RT è uguale al ricavo medio RM (ricavo per ogni unità prodotta) moltiplicato per la

quantità prodotta Q. Graficamente il RT è l’area che sta sotto il prezzo P (perché in concorrenza

perfetta RM = P) fino alla quantità Q, cioè P x Q.

Il costo totale CT è uguale al costo medio CM (costo per ogni unità prodotta) moltiplicato per la

quantità prodotta Q. Graficamente il CT è l’area che sta sotto il costo medio CM fino alla quantità Q,

cioè CM x Q.

Adesso abbiamo gli strumenti per comprendere le varie situazioni d’equilibrio.

Cominciamo dall’equilibrio con profitto.

Il profitto nella situazione d’equilibrio è l’area tratteggiata, data dalla differenza fra il RT (area sotto il

prezzo, PEQ*0) ed il CT (area sotto il CM, BAQ*0).


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DETTAGLI
Esame: Microeconomia
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Microeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Mantovi Andrea.

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