Microeconomia - L’offerta nel mercato in concorrenza perfetta: teoria della produzione e scelte d’impresa (lez. n° 4)
Introduzione
Dopo aver costruito, nella lezione precedente, la domanda nel mercato dei beni di consumo, passiamo ora ad analizzare l’offerta nello stesso mercato. Fatto questo, rimane solo da vedere la costruzione della domanda e dell’offerta nel mercato dei fattori produttivi ed in particolare nel mercato del lavoro. Argomenti questi ultimi che concluderanno la parte di microeconomia del nostro corso.
Ritornando all’offerta, ricordiamo che essa ha un andamento crescente (inclinazione positiva), perché esprime una relazione diretta fra P e Q: all’aumentare del prezzo aumenta la quantità offerta dai venditori e viceversa, in caso di diminuzione del prezzo.
A differenza della domanda, che segue la stessa logica economica in tutti i mercati dei beni di consumo, per quanto riguarda la costruzione dell’offerta sorge una piccola complicazione. Essa, infatti, non può essere costruita in modo univoco per tutti i mercati, perché i mercati dell’offerta di beni di consumo possono essere molto diversi fra di loro. Bisognerà, quindi, fare delle distinzioni ed analizzare tante curve d’offerta quanti sono i tipi di mercato.
I diversi regimi di mercato, che si possono incontrare in un sistema economico di tipo occidentale, sono i seguenti:
- Concorrenza perfetta (più teorica che reale)
- Concorrenza monopolistica (la più diffusa)
- Oligopolio (cioè pochi venditori)
- Monopolio (cioè un unico venditore)
Inizieremo a definire l’offerta, nonché a giustificarne il suo andamento crescente, nel mercato della concorrenza perfetta, per poi passare ad analizzare le offerte in tutti gli altri tipi di mercato. Ma prima di tutto questo, forniamo alcune importanti informazioni sui costi d’impresa, valevoli per qualsiasi regime di mercato, e necessarie per arrivare a stabilire l’equilibrio nelle scelte d’impresa.
I costi di produzione dell’impresa
I costi di produzione di un’impresa qualsiasi si distinguono, nel breve periodo, in costi fissi (CF) e costi variabili (CV). La loro somma dà i costi totali (CT) di quel processo produttivo.
CT = CF + CV
Definiamo queste variabili. I CF sono quei costi che sono indipendenti dalla quantità prodotta (cioè non aumentano, né diminuiscono, al variare della Q prodotta), entro certi limiti. I CV sono quei costi che aumentano all’aumentare della quantità prodotta. Graficamente quanto detto può essere così rappresentato.
Un esempio di CV sono le materie prime, i combustibili, il consumo di energia elettrica, cioè tutti quei costi che sono tanto più elevati, quanto più è grande la produzione. Un esempio di CF è l’affitto del capannone industriale in cui avviene il processo produttivo. L’affitto deve essere comunque pagato nella misura stabilita, indipendentemente dalla quantità prodotta, ed anzi va pagato anche se per qualsiasi motivo non c’è produzione (quantità prodotta zero)!
Abbiamo detto che questa distinzione vale solo per il breve periodo, perché nel lungo periodo l’impresa non conosce costi fissi, in quanto tutti i costi possono essere modificati secondo le esigenze della gestione (è per questo che abbiamo aggiunto, nella definizione di CF, la dicitura entro certi limiti). Per esempio, nell’ipotesi precedente dell’affitto di un capannone, l’impresa nel lungo termine può decidere di disdire il contratto d’affitto e stipularne un altro per un capannone più grande. Per cui nel lungo periodo i CT dell’impresa tendono a coincidere con i CV e sono crescenti all’aumentare della quantità prodotta.
Adesso introduciamo altri due tipi di costi, che sono diretta conseguenza di quelli appena visti: il costo medio ed il costo marginale. Il costo medio (CM) non è altro (come dice il nome) che la media del costo per unità di prodotto, ottenuto...