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Introduzione alla politica dell'economia positiva

L’economia si identifica come l’insieme di quelle norme che mirano a spiegare il funzionamento del sistema economico.

Politica economica e economia normativa

La politica economica si identifica come l'economia normativa.

Elementi di microeconomia

Capitolo I: La teoria dell'utilità

Reddito monetario è il flusso delle entrate di cui un individuo dispone in un determinato periodo di tempo; con questo reddito egli può acquistare beni e servizi, e la quantità che l’individuo si procura con il reddito monetario rappresenta il reddito reale.

L'utilità è la sensazione di appagamento che soddisfa il consumatore fornita da un determinato bene. L'utilità totale, indicata con y=f(x), è una “funzione crescente” della quantità consumata del bene, ossia il piacere che l’individuo trae dal consumo di una data quantità di bene. L'utilità marginale, anch'essa indicata con y=f(x), è una “funzione decrescente” della quantità consumata del bene, rappresentando il piacere derivato dall’ultima dose di un bene.

Quando i prezzi sono uguali tra di loro, il consumatore distribuisce il suo reddito nell'acquisto dei diversi beni in modo che ogni bene acquistato abbia per lui la stessa utilità marginale; solo in questo caso ottiene la massima utilità totale.

Curva di indifferenza

La curva di indifferenza è il luogo geometrico dei punti che indicano le combinazioni delle preferenze dei consumatori (ad esempio, la combinazione tra il consumo di carne e formaggio), dove la diminuzione del consumo di un determinato bene, ad esempio il formaggio, determinerà un aumento del consumo dell’altro bene come la carne.

Il saggio marginale di sostituzione è il rapporto tra la diminuzione di una unità del bene X1 e l’aumento di X2 necessario a compensare l’individuo di tale diminuzione.

Vincolo di bilancio: La retta r è una linea che esprime il reddito dell’individuo, uguale alla somma delle quantità consumate dei due beni, ciascuna moltiplicata per il rispettivo prezzo.

La compravendita è uno scambio in cui un individuo (il venditore) vende un bene a un altro individuo (il compratore); questi gli dà in cambio (cioè in pagamento) della moneta. Il prezzo di un bene è la quantità di moneta che il compratore del bene dà al venditore in cambio del bene stesso. Il presupposto dello scambio è che ognuno dei due individui attribuisca al bene posseduto dall’altro un’utilità maggiore rispetto al proprio.

L'equilibrio dello scambio avviene quando lo scambio si arresta e gli individui non traggono più vantaggio da esso, cioè quando, per ciascuno degli individui, l’utilità marginale del bene ceduto è uguale all’utilità marginale che l’individuo riceve.

Capitolo II: La teoria della domanda individuale

La quantità di un bene domandata da un individuo (ovvero la domanda individuale) è una funzione crescente del reddito. Secondo la legge di Engel, un individuo, all’aumentare del reddito, abbandona gradualmente i beni inferiori per aumentare la domanda di beni primari e secondari. Anche se aumenterà la quota percentuale di reddito destinata all’acquisto dei beni secondari, ovvero quelli definiti di "lusso" (come automobili, gioielli, ecc.), e diminuisce quella destinata all’acquisto dei beni primari (come i generi alimentari).

Ma la quantità domandata di un bene da parte di un individuo è anche una funzione decrescente del prezzo del bene stesso; di fatti, un individuo spenderà più del suo reddito all’acquisto di pesce che di carne se il prezzo del pesce scenderà rispetto a quello della carne, quindi i suoi gusti saranno influenzati dalla discesa dei prezzi.

La curva di domanda individuale è una funzione decrescente che esprime la relazione tra la quantità di un bene domandata da un individuo e il prezzo del bene. Anche se, secondo un’indagine empirica condotta dall’economista Giffen, si arrivò a spiegare l’eccezione secondo cui gli individui, anche se il prezzo del pesce diminuisce, potrebbero consumare più carne che pesce, nonostante il prezzo della carne sia superiore a quello del pesce.

A questo punto verrebbe smentita la legge della domanda che non sarebbe più una funzione decrescente del prezzo ma una funzione crescente del prezzo. I beni per i quali, al diminuire del prezzo, si verifica una diminuzione della domanda, sono chiamati beni di Giffen dal nome dell’economista inglese.

La diminuzione del prezzo del pesce produce un effetto sulla domanda di pesce da parte dell’individuo considerato, chiamato effetto di prezzo. La diminuzione del prezzo del pesce produce nell’individuo un duplice stimolo: da un lato lo spinge a domandare una quantità maggiore di pesce, chiamato effetto di sostituzione, perché l’individuo è spinto a sostituire il pesce agli altri beni dato che ora il pesce costa relativamente di meno; dall’altro lato, la diminuzione del prezzo del pesce farà aumentare il reddito reale dell’individuo, chiamato effetto di reddito; questi, ora, con lo stesso reddito monetario, cioè con la stessa somma di denaro, può acquistare una maggiore quantità di beni.

L’effetto di prezzo è dato dalla somma dell’effetto di sostituzione e dell’effetto di reddito. Se l’effetto di reddito è minore dell’effetto di sostituzione, la domanda di pesce aumenta. Se l’effetto di reddito è maggiore dell’effetto di sostituzione, la domanda di pesce diminuisce; in questo caso il pesce sarebbe un bene di Giffen e si verificherebbe che una diminuzione del prezzo del bene stesso determina una diminuzione della domanda. Pertanto, la curva di domanda individuale per il pesce e per gli altri beni di Giffen sarebbe una funzione crescente e non decrescente.

L’elasticità della domanda di un bene rispetto al prezzo si può definire come il rapporto tra la variazione percentuale della quantità domandata del bene e la variazione percentuale del prezzo dello stesso. L’elasticità della domanda rispetto al prezzo è sempre negativa in quanto a un aumento del prezzo corrisponde una diminuzione della quantità domandata e viceversa, tranne che per i beni di Giffen.

Capitolo III: La teoria della produzione

La produzione consiste nelle operazioni che trasformano le materie prime (fornite dalla natura) nei prodotti finiti. La produzione avviene nell’impresa, definita come il centro organizzatore della produzione. Una caratteristica fondamentale della funzione imprenditoriale nelle società capitalistiche è il rischio.

L’impresa produce i beni combinando i fattori produttivi che vengono raggruppati in terra, capitale e lavoro. La funzione di produzione della singola impresa è una funzione microeconomica Y=f(x), che esprime la relazione intercorrente tra quantità di prodotto e quantità impiegate dei fattori della produzione.

Se impieghiamo maggiori quantità di tutti i fattori della produzione, la quantità di prodotto aumenta, ovvero aumenta la produzione. Ad esempio, se accresciamo il numero delle ore di lavoro, la quantità di terra lavorata, i concimi, i trattori, ecc.; la quantità di grano prodotta aumenterà.

Il prodotto totale è il prodotto ottenuto dall’impiego di tutti i fattori produttivi. La produttività è il rapporto fra il prodotto ottenuto dal processo produttivo ed i fattori della produzione impiegati. Il prodotto totale è quindi crescente.

La produttività marginale di un fattore è l’incremento che il prodotto totale subisce quando si impiega un’unità in più del fattore della produzione considerato, ferme restando le quantità impiegate degli altri fattori. La produttività marginale è quindi decrescente.

La curva di isoquanto (sono curve decrescenti che hanno le stesse proprietà delle curve di indifferenza) è la combinazione tra i fattori della produzione con cui si produce la stessa quantità di prodotto, ad esempio tra la terra e i lavoratori. La retta di isocosto è il luogo geometrico dei punti che indicano le combinazioni delle quantità impiegate dei due fattori che implicano lo stesso costo.

Il punto di ottimo per il produttore è il punto di contatto o di tangenza tra l’isocosto e l’isoquanto più alto; dove si raggiunge l’equilibrio del produttore o dell’impresa, ovvero l’ottima combinazione dei fattori della produzione.

Capitolo IV: La teoria del costo

Il costo totale Y=f(x) è una funzione crescente della produzione: al crescere di x, y aumenta dapprima in misura via via minore e da un certo punto in poi in misura via via sempre maggiore. Quando il costo aumenta in misura costante è una retta r.

I costi comprendono ciò che l’impresa spende per la produzione. Il costo totale o il costo di produzione per l’impresa è la somma che l’impresa spende per l’acquisto e per la remunerazione (per la ricompensazione) dei fattori necessari a produrre una data quantità di prodotto. Il costo totale è costituito da una parte fissa e da un’altra variabile:

  • I costi fissi sono quelli che non variano al variare della produzione, ad esempio gli affitti per i locali delle imprese.
  • I costi variabili sono: ad esempio le materie prime, i salari, ecc.; quelli che variano al variare della produzione.

Costo medio: è il rapporto tra il costo totale e il numero delle unità prodotte del bene.

Costo marginale: è il costo che l’impresa si assume quando aumenta di una unità la produzione.

Costo totale: comprende i costi fissi e quelli variabili.

Capitolo V: L'equilibrio del mercato

Quando a un piccolo aumento del prezzo di un bene corrisponde una grande diminuzione della quantità domandata, diciamo che quel bene è a domanda elastica; nel caso opposto diciamo che è un bene a domanda rigida.

La rendita del consumatore è la differenza tra la somma che il consumatore sarebbe disposto a pagare e quella che effettivamente paga.

Le quantità che un venditore offre in corrispondenza dei diversi prezzi costituiscono la scheda di offerta individuale.

Capitolo VI: L'equilibrio del mercato in regime di concorrenza pura

1) Atomizzazione del mercato: esistono molte imprese.

2) Omogeneità del prodotto: producono tutte lo stesso bene.

3) Libertà di entrata nel mercato per le altre imprese.

In regime di concorrenza pura: il ricavo marginale, il ricavo medio e il prezzo sono uguali. Pertanto, la curva di domanda per l’impresa in regime di concorrenza pura è una retta r, parallela all’asse delle ascisse (x) ed esprime la relazione tra la quantità del bene domandata alla singola impresa da tutti gli individui e il prezzo del bene. Il profitto totale dell’impresa è uguale alla differenza tra ricavo totale e costo totale (P=R-C).

Il profitto è massimo per l’impresa quando costo marginale e ricavo marginale sono uguali. Si possono verificare tre diverse situazioni (considerando il breve periodo, ovvero pochi mesi di produzione):

  • L’impresa marginale ha solo il profitto normale, nel caso in cui i costi eguagliano la produzione, per cui il costo medio minimo è uguale al prezzo di vendita e al costo marginale.
  • L’impresa che realizza extraprofitti ha i costi di produzione inferiori al profitto, pertanto il prezzo di vendita è superiore al costo medio e quindi realizza profitti superiori al profitto normale (in questo caso si stabilisce l’equilibrio in cui prezzo è uguale al costo marginale).
  • L’impresa produce in perdita nel caso in cui il costo medio minimo è più alto del prezzo di vendita, e quindi questo tipo di impresa non può sopravvivere ed è destinata al fallimento.

Finora abbiamo parlato di equilibrio dell’impresa in concorrenza pura, ora vediamo l’equilibrio del mercato in regime di concorrenza pura che avviene intersecando la curva di offerta del mercato e quella di domanda di mercato, determinando il prezzo di equilibrio.

La curva di domanda del mercato è una funzione decrescente come la domanda individuale della quantità totale di bene (a differenza della domanda per l’impresa che è una retta). Poiché in concorrenza pura l’equilibrio dell’impresa comporta il prezzo uguale al costo marginale, la curva di offerta dell’impresa non sarà altro che il tratto della curva del costo marginale che giace al di sopra della curva del costo medio.

Il monopolio

È la situazione opposta alla concorrenza pura: di fatti è una forma di mercato in cui una merce di cui non esistono sostituti è prodotta da una sola impresa. Pertanto, la curva di domanda per l’impresa in regime di monopolio è decrescente. Ricavo medio e ricavo marginale sono diversi. Nel monopolio, in cui vi è una sola impresa che produce: il ricavo marginale è uguale al costo marginale.

Elementi di macroeconomia

Capitolo VII: Il reddito nazionale e la sua struttura

Il prodotto nazionale lordo (PNL), ovvero il PNL, che è uguale al reddito nazionale lordo (RNL), è costituito dalla somma di tutti i beni e servizi finali prodotti in un dato Paese nel periodo considerato, normalmente in un anno. Il PNL contiene i redditi dei residenti in Italia derivanti dall’attività che essi hanno svolto in Italia o all’estero.

Il PIL (prodotto interno lordo) invece contiene i redditi dei residenti e dei non residenti che essi hanno svolto solo in Italia. Il valore del prodotto finale è uguale alla somma dei valori aggiunti. Possiamo definire il valore aggiunto di un’impresa come la differenza tra il valore dei beni che vende (cioè il fatturato dell’impresa) e quello dei beni (materie prime e semilavorati) che ha comperato dalle altre imprese (prezzo del pane meno quello della farina).

Quindi il PNL può essere calcolato come somma dei prodotti finali o come somma dei valori aggiunti delle imprese. Il reddito nazionale lordo (RNL) è costituito dalla somma di tutti i redditi percepiti dai soggetti che hanno partecipato al processo produttivo nell’anno considerato ed è sempre uguale al PNL; per redditi si intendono: rendite, interessi, salari, imposte, profitti.

Dal punto di vista della sua utilità sociale, l'impresa deve produrre beni o servizi che abbiano un valore più alto delle componenti esterne utilizzate. In altri termini, il suo fine sociale è quello di produrre valore aggiunto. Per avere un'idea del significato di valore aggiunto, immaginiamo l'impresa come una scatola nera (quindi per il momento non ci occupiamo di quello che c'è dentro). Questa scatola nera, opportunamente alimentata da quelli che potremmo chiamare fattori di ingresso, produce beni o servizi. La differenza tra il valore dei beni o servizi prodotti e il valore dei fattori di ingresso utilizzati si chiama valore aggiunto. L'impresa ha l'obiettivo di aggiungere valore ai fattori di ingresso; tale valore dovrà essere il massimo possibile. In altri termini, l'azienda produce ricchezza in quanto trasforma delle cose che hanno un valore A (fattori di ingresso) in altre che hanno un valore B più alto (beni o servizi).

Capitolo VIII: La determinazione del livello del reddito di equilibrio

Il consumo (C=cy+b) è una funzione crescente del reddito dove c è la propensione marginale al consumo.

1) Nel lungo periodo, la funzione del consumo è una curva, il consumo cresce in misura sempre minore (all’aumentare del reddito, il consumo cresce in misura via via minore).

2) Nel breve periodo, la funzione del consumo è una retta, il consumo aumenta in maniera costante all’aumentare del reddito.

Il risparmio è il reddito meno il consumo (S=Y-C): S=sy-b.

Il prezzo dei titoli aumenta o diminuisce in base al saggio di interesse: se diminuisce il tasso di interesse, il prezzo dei titoli aumenta; se il prezzo dei titoli diminuisce, aumenta.

Le azioni sono titoli a reddito variabile, perché variano al variare dei profitti delle imprese. Le obbligazioni sono titoli a reddito fisso con un tasso di interesse fisso.

I fondi comuni di investimento sono delle azioni diversificate gestite da società (holding), finanziarie o banche che acquistano azioni di molte imprese garantendo una minima percentuale di rischio; dato che se le azioni di un’impresa fruttano bassi dividendi, quelle di un’altra frutteranno alti dividendi, in tal modo una compensazione tra bassi guadagni e alti guadagni.

Il pensiero economico dei classici e prekeynesiani

Il modello classico prevedeva:

1) Dicotomia (mancanza di collegamento) tra settore reale e finanziario per la Moneta. I classici considerano solo il denaro moneta a scopo transazionale: utilizzato per far fronte agli sfasamenti temporali tra i flussi delle loro entrate e delle loro uscite e tenuta per far fronte ad improvvisi mutamenti nella situazione economica degli individui o dell’intera nazione.

Ignoravano quindi ogni esistenza della domanda di moneta a scopo precauzionale e della domanda di moneta speculativa.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Martucci Isabella.
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