Macroeconomia
Modelli macroeconomici
La macroeconomia è un ramo dell'economia politica che studia i comportamenti a livello aggregato del sistema economico. Si studia dal 1936 con J.M. Keynes.
Modello neoclassico
Tra il 1870 e il XX secolo, il modello neoclassico afferma che un eccesso d'offerta abbassa il prezzo, l'economia da sola raggiunge la massima occupazione e lo stato non è attivo. Più aumenta la moneta, più aumenta il prezzo. Concettualmente, il mercato in maniera autonoma raggiunge l'equilibrio. La legge di Say è un punto centrale: ogni offerta crea la propria domanda. L'economia da sola tende alla piena occupazione (corollario).
Il modello si compone di 6 equazioni e 6 incognite, condizione necessaria per l'esistenza di una soluzione. La soluzione è significativa se tutto è positivo. Le equazioni riguardano:
- Profitto
- Offerta
- Produzione
- Domanda aggregata
- Disoccupazione
Quando diminuisce il salario, aumenta la domanda di lavoro perché le imprese chiedono più lavoro in quanto costa meno e possono usare tecniche con più forza lavoro.
In conclusione, il modello neoclassico prevede:
- Piena occupazione
- Produzione di pieno impiego
- Reddito disponibile al consumo
- Restante al risparmio
Modello IS-LM
Lo schema IS-LM determina la produzione e il tasso di interesse nel breve periodo. È semplice ma efficace e si basa sul modello di J.M. Keynes - 1936 - Teoria Generale. Nel grafico IS-LM, l'equilibrio è sia bene/finanziario che beni.
L'equilibrio beni rappresenta l'uguaglianza tra offerta e domanda aggregata, influenzato da fattori come il livello delle vendite e il tasso di interesse. L'equilibrio della moneta si verifica quando il tasso di interesse eguaglia la domanda e offerta di moneta, ovvero la quantità che gli operatori decidono di trattenere.
La trappola della liquidità è una situazione tipicamente keynesiana dove la politica monetaria non influenza più la domanda e, di conseguenza, l'economia.
L'equilibrio macroeconomico di breve periodo si manifesta in un equilibrio simultaneo tra beni e moneta, evidenziando l'effetto reale della politica economica.
Ad esempio, l'intervento di stato e/o banca centrale europea può comportare:
- Variazione dei tassi sui prestiti di moneta
- Variazione delle imposte sul reddito
La politica fiscale
Effettuata dal governo, modifica tasse e/o spesa pubblica. Una politica restrittiva comporta aumento delle masse e diminuzione della spesa pubblica, mentre una espansiva riduce le tasse/imposte e aumenta la spesa pubblica.
La politica fiscale provoca spiazzamento di tre tipi:
- Più alto tasso interesse, minor investimento.
- Diretto: intervento statale.
- Finanziario: lo stato emette titoli per finanziare la spesa pubblica.
Non è escluso un riscontro positivo.
Politica monetaria macroeconomica
La manovra della Banca Centrale Europea può essere espansiva quando aumenta l'offerta aggregata di moneta. Anche in questo caso può essere espansiva o restrittiva, tramite:
- Vendita di titoli
- Riduzione offerta di moneta
A confronto con la politica fiscale, la politica monetaria mostra lentezza nei meccanismi di aggiustamento, mentre i meccanismi di aggiustamento della politica monetaria sono più veloci. Le proiezioni future riguardano il mercato del lavoro.
Il mercato del lavoro
Il mercato del lavoro si compone di occupati (15 anni e oltre che lavorano) e disoccupati (15 anni e oltre privi di lavoro e in cerca). Questi costituiscono la forza lavoro, mentre i restanti sono divisi in base a tempo/tipo:
- Disoccupati frizionali: in cerca del primo lavoro o che stanno cambiando, con periodi lunghi 3-4% della popolazione.
- Disoccupati strutturali: non c'è corrispondenza tra domanda e offerta di lavoro, non adatti a lavori disponibili.
- Disoccupati ciclici: variano in base al mercato, ad esempio aumentano in recessione e diminuiscono in espansione.
Lo stato interviene con uffici di collocamento.
Determinazione dei salari
I salari si sistemano col tempo. La domanda genera più produzione e quindi più occupazione e salari. Gli elementi comuni dei salari includono:
- Un salario superiore al salario di riserva (minimo)
- Dipendenza dal mercato del lavoro
- Forza contrattuale dei lavoratori
- Le imprese pagano un buon salario per trattenere un lavoratore
Il salario nominale aggregato dipende da tre fattori:
- Livello atteso dei prezzi
- Tasso di disoccupazione
- Livello dei sussidi di disoccupazione
Determinazione dei prezzi
I prezzi dipendono dai costi, che a loro volta dipendono dai fattori della produzione combinati. In concorrenza perfetta, il prezzo è uguale al costo marginale di produzione, ma in realtà i prezzi possono essere ricaricati.
Equilibrio nel mercato del lavoro
Il salario determinato dai salari deve essere uguale al salario determinato dai prezzi, garantito dal tasso naturale di disoccupazione, ovvero il tasso di disoccupazione di equilibrio. Con leggi antitrust meno restrittive, le imprese hanno maggiore potere di mercato, che porta a prezzi più alti e salari reali più bassi.
Legge di Okun
Le variazioni della produzione si riflettono sulle variazioni dell'occupazione. La forza lavoro è costante, quindi un aumento del tasso di occupazione implica sempre una diminuzione della disoccupazione. C'è una relazione inversa tra tasso di disoccupazione e crescita economica. Il PIL deve crescere per ridurre la disoccupazione.
Curva di Phillips
La curva di Phillips mostra la relazione tra inflazione e disoccupazione. Un grafico per il tasso di inflazione in base al tasso di disoccupazione nel Regno Unito dal 1861 al 1957 evidenzia una correlazione negativa. Samuelson e Solow hanno osservato la stessa relazione negli Stati Uniti dal 1930 al 1960. Negli anni '70, la validità della curva di Phillips è stata messa in dubbio, e una nuova versione dal 1970 ha corretto la curva per le aspettative. Durante i periodi di recessione, i sindacati sono più forti e il numero di disoccupati è maggiore.
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