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Introduzione e frontiera della produzione (lez. n°1)

In questa lezione verrà introdotta la definizione di economia politica, trattando anche il circuito economico, la distinzione tra microeconomia e macroeconomia e la frontiera della produzione.

Definizione di economia politica

L'economia politica è la materia che studia il funzionamento di un sistema economico moderno di tipo "occidentale". Moderno perché il riferimento è ai mercati ed all’apparato organizzativo dei paesi dell’era moderna. Di tipo occidentale perché il modello preso in considerazione è quello capitalistico della libera iniziativa produttiva e della proprietà privata dei mezzi di produzione, in contrapposizione al modello di tipo “collettivista”, caratterizzato dalla proprietà statale degli stessi mezzi. Anzi, attualmente questo criterio distintivo tra le due filosofie economiche è superato. Si parla più correttamente di economie con centri di decisione decentralizzati, per riferirsi ai paesi capitalistici, e di economie con una scelta centralizzata, per identificare i paesi socialisti.

Rimane da analizzare il concetto di sistema economico per completare la definizione di economia. Un sistema economico è un insieme di soggetti e istituzioni, facenti parte di una collettività, nell’ambito della quale si manifestano determinati fenomeni economici. È appunto il funzionamento di questi meccanismi, dei flussi e delle regole di comportamento di alcune grandezze (economiche), all’interno di una collettività, che l’economia politica cerca di spiegare.

Il circuito economico

Qualsiasi collettività (sia essa una nazione o un insieme di nazioni, come la comunità internazionale) per sopravvivere e raggiungere i suoi scopi ha la necessità di soddisfare dei bisogni. Questi bisogni possono essere soddisfatti attraverso la disponibilità di determinati beni (risorse naturali o beni frutto della produzione), che siano appunto adatti ad eliminare i bisogni per i quali vengono utilizzati, cioè che abbiano la caratteristica dell’utilità (intesa come capacità di soddisfare i bisogni).

Il problema economico fondamentale è questo: mentre i bisogni sono per loro natura potenzialmente illimitati, i beni dotati di utilità economica (cioè i beni in grado di soddisfare questi bisogni) sono necessariamente limitati. Infatti, sia le risorse esistenti in natura, sia i beni producibili dall’uomo, sono in quantità limitata e non infinita. Se un bene fosse infinito (come l’aria che respiriamo) non sarebbe un bene economico.

È da questa contrapposizione tra illimitatezza dei bisogni e scarsità dei beni economici che nasce e si giustifica lo studio dell’economia politica.

Il sistema economico, qualunque esso sia, per temperare la suddetta contrapposizione e cercare di soddisfare il maggior numero di bisogni possibile (oppure, il che è lo stesso, per rendere disponibile ai suoi partecipanti il maggior numero di beni economici possibile), è quindi costretto ad organizzare il proprio apparato produttivo e distributivo in modo ottimale (efficiente), tale cioè da realizzare la migliore allocazione delle risorse.

Questa ricerca dell’ottimizzazione comporterà una serie di scelte riguardo:

  • Cosa produrre
  • Quanto produrre
  • Come produrre
  • Per chi produrre

L’economia politica studia appunto le regole che guidano e i meccanismi che si producono da queste decisioni produttive e distributive.

Per quanto detto finora un sistema economico, con i relativi flussi monetari e di beni e servizi, si può rappresentare, in forma elementare, come in figura:

Ci sono solamente due soggetti economici: le famiglie e le imprese (inseriremo più in là altri soggetti, come il sistema bancario, l’apparato pubblico ed il settore estero). Le famiglie, da un lato (mercato dei beni di consumo), domandano beni e servizi alle imprese pagandoli in moneta, dall’altro (mercato dei fattori produttivi) offrono esse stesse alle imprese le risorse, come il lavoro umano e gli altri servizi produttivi, necessarie per la produzione e distribuzione dei beni, ricevendo in cambio salari ed altri redditi monetari.

Il funzionamento della domanda e offerta da parte delle famiglie e delle imprese, sia sul mercato finale dei beni di consumo, sia sul mercato dei servizi produttivi, è quello che ci proponiamo di studiare nelle prossime lezioni.

Microeconomia e macroeconomia

A questo punto una precisazione è doverosa. L’economia politica si divide in due grandi filoni, a seconda dell’ottica con cui viene analizzata l’ottima ed efficiente allocazione delle risorse di cui abbiamo detto:

  • Microeconomia
  • Macroeconomia

La microeconomia studia le scelte dei singoli operatori economici nei singoli mercati (p.es. nel mercato del pesce, nel mercato televisivo, dell’acciaio, ecc.), arrivando ad individuare delle modalità secondo le quali il mercato reagisce e si muove.

La macroeconomia fa la stessa cosa ma a livello di aggregati economici, cioè considerando un unico mercato, quello del sistema economico, come la sommatoria di tutti i mercati che ne fanno parte. Pertanto le grandezze economiche prese in considerazione sono le quantità aggregate del sistema, come la produzione complessiva di un paese, il livello generale dei prezzi, il tasso di inflazione, di disoccupazione, ecc..

Mentre la macroeconomia può essere approcciata da diverse teorie economiche (da quella classica, la quale riteneva che per raggiungere l’efficienza economica basta lasciar fare al mercato, senza nessun intervento di politica economica da parte dello Stato, alla teoria della domanda e offerta globale, passando per Keynes ed i nuovi macroeconomisti classici), di tutte le quali cercheremo di dare le più complete informazioni, la microeconomia può esser vista solamente sotto due aspetti:

  • Quello dell’equilibrio economico generale (della scuola di Losanna), dove si tiene conto, nella ricerca dell’equilibrio su di un mercato, dei riflessi che la minima variazione di una qualsiasi grandezza può causare. Si ottiene quindi un equilibrio generale che considera tutti i cambiamenti di tutte le variabili che entrano in gioco. È il metodo sicuramente più esatto, visto che ormai viviamo in un villaggio globale, dove qualsiasi avvenimento produce reazioni e contro-reazioni in tutto il mondo, ma è anche un metodo che alla fine si riduce allo studio di un modello puramente matematico, composto da un numero elevato di equazioni e disequazioni, che fa perdere di vista i concetti fondamentali dell’economia, cioè la domanda e offerta di un bene.
  • Quello dell’equilibrio economico parziale di Alfred Marshall (della scuola di Cambridge), dove lo studio dell’equilibrio su di un mercato è portato avanti tenendo ferme tutte le variabili che non c’entrano con quel mercato (cosiddetta regola del coeteris paribus, a parità di altre condizioni). È sicuramente il metodo meno verosimile, perché in realtà le altre condizioni che per opportunità si tengono costanti non lo sono affatto, ma è un metodo che permette di meglio comprendere le regole fondamentali che determinano l’equilibrio di prezzo e quantità prodotta in un mercato qualsiasi.

È quest’ultimo il metodo che utilizzeremo nelle lezioni successive per studiare come si arriva all’equilibrio microeconomico di un mercato.

La frontiera della produzione: scarsità ed efficienza

Riprendiamo adesso il discorso sulla illimitatezza dei bisogni e sulla scarsità delle risorse disponibili. Esso impone delle scelte di produzione e dà origine al problema economico dell’efficiente allocazione delle risorse. Una rappresentazione grafica, che permette di cogliere gli aspetti salienti di questi concetti, è quella della frontiera di produzione di un paese.

Ipotizziamo che un sistema economico produca solamente due beni (bene A e bene B) e poniamo la quantità prodotta del bene A sull’asse delle ordinate e quella del bene B sull’asse delle ascisse. Dato che la quantità di risorse, necessaria per la produzione di questi due beni, è limitata, le combinazioni possibili di produzione dei beni sono tutti i punti del grafico al di sotto della curva di frontiera o coincidenti con essa. Il nostro sistema può infatti decidere di produrre solo il bene B e in questo caso il punto di produzione si troverà sull’asse delle ascisse, oppure produrre solo il bene A e in questo caso il punto che individua il sistema produttivo si troverà sull’asse delle ordinate. Oppure può più intelligentemente produrre entrambi i beni e in questo caso la combinazione possibile di produzione di una certa quantità di A e di una certa quantità di B, date le risorse disponibili, sarà un punto qualsiasi del grafico, non superiore alla frontiera.

Quest’ultima identifica tutte le combinazioni possibili di produzione in cui le risorse a disposizione sono completamente sfruttate, cioè quelle combinazioni produttive dei due beni (o di un unico bene, se ci poniamo sopra i due punti di intercetta A segnato e B segnato) che permettono una produzione senza sprechi di risorse. La curva di frontiera, in altre parole, rappresenta il limite massimo di produzione, oltre il quale non si può andare, per mancanza di risorse disponibili: ogni punto su quella curva definisce una possibile scelta di produzione caratterizzata dal pieno impiego delle risorse a disposizione del sistema economico.

Questa semplice raffigurazione del sistema, ci permette di fare le seguenti importanti considerazioni:

  • Anche se è possibile optare per una produzione combinata del bene A e del bene B rappresentata da un punto al di sotto della frontiera, questa scelta sarebbe sicuramente inefficiente. Infatti, una produzione siffatta determinerebbe uno spreco di risorse (cioè una situazione non di pieno impiego delle risorse), perché si potrebbe aumentare la produzione del bene A senza dover rinunciare, in termini di diminuzione della quantità prodotta, al bene B e viceversa. Anzi, sarebbe possibile aumentare la quantità prodotta di entrambi i beni e dunque soddisfare maggiormente i bisogni della collettività.
  • Solamente le scelte di produzione dei beni che si trovano sopra la frontiera sono efficienti. Ogni punto della frontiera determina una combinazione di produzione dei 2 beni di pieno impiego, perché permette di avere la massima produzione possibile con una quantità data di risorse (materie prime) disponibili.
  • I punti che stanno oltre la frontiera sono irraggiungibili, perché necessitano di un utilizzo di risorse superiore a quello a disposizione. Per cui questi punti, pur essendo ambiti dal sistema (il bisogno di beni è sempre infinito), sono impossibili da raggiungere e quindi evidenziano la scarsità delle risorse che condiziona tutti i sistemi economici e impone delle drastiche scelte di produzione.
  • Inoltre, un’altra osservazione che è possibile trarre dalla nostra figura è questa: ogni scelta che si effettua comporta sempre un sacrificio in termini di minor quantità prodotta di un bene. Se si decide di produrre più quantità del bene A si dovrà necessariamente rinunciare ad una certa quantità del bene B e viceversa. La limitatezza delle risorse impone sempre un trade-off, cioè un’alternativa, tra la decisione di produrre un bene piuttosto che altri e questo determina in ogni caso dei costi-opportunità.
  • Abbiamo detto che l’economia politica trae origine proprio dal fatto che la scarsità delle materie prime impone delle scelte produttive, scelte che sono appunto oggetto di studio della nostra materia. In particolare, se è pacifico che l’allocazione ottimale delle risorse debba situarsi sulla frontiera di produzione, perché solo quelle combinazioni sono efficienti, non è chiaro quale dei tanti punti che si trovano sulla frontiera è il più ottimale, quello cioè in grado di realizzare meglio l’efficiente allocazione delle risorse disponibili. È a questo punto che interviene l’economia che, con le sue regole ed i suoi meccanismi, verifica quale sia la scelta di produzione più efficiente, tra tutte quelle possibili.
  • Per concludere un’ultima osservazione. Un sistema economico non può e non deve accontentarsi di raggiungere la sua frontiera di produzione, ma deve cercare di spostare questa frontiera il più possibile verso l’esterno, in modo di aumentare la produzione di tutti i beni e quindi accontentare il maggior numero di componenti della collettività, soddisfacendo meglio i loro crescenti bisogni. La crescita della frontiera è possibile con il “progresso”, al quale un paese deve sempre tendere. Questo progresso è alimentato dall’aumento delle attrezzature produttive, dall’incremento della produttività dei lavoratori e anche dal miglioramento delle conoscenze culturali e tecniche.

Microeconomia - L’equilibrio di prezzo e quantità nel mercato di un singolo bene (lez. n°2)

La teoria del prezzo di mercato (domanda e offerta di un bene)

Abbiamo accennato nella lezione precedente che il metodo di studio che utilizzeremo in microeconomia è quello dell’equilibrio economico parziale, sviluppato dall’economista Alfred Marshall, detto metodo della scuola di Cambridge. È opportuno ricordare che questo metodo si basa sul presupposto che nell’analisi di un mercato rimangano costanti tutte le variabili che stanno al di fuori di quel mercato. In particolare la teoria del prezzo di mercato determina il prezzo (P) e la quantità (Q) di equilibrio di un mercato, a parità di tutte le altre condizioni, cioè tenendo ferme tutte quelle grandezze economiche che non siano il prezzo e la quantità scambiata con riferimento a quel mercato (quindi P e Q di altri mercati, ma anche i salari dello stesso mercato, tasso di interesse, disoccupazione, ecc.).

È questa una premessa che non va mai dimenticata.

La teoria del prezzo considera la domanda dei consumatori come una curva decrescente posta su un grafico i cui valori sono il prezzo (P) e la (Q). Questo significa che la domanda di un determinato bene, qualunque esso sia, è una funzione inversa del prezzo alla quantità Q = f(P). In altre parole la condizione che è alla base del ragionamento è che la quantità domandata diminuisce all’aumentare del prezzo e aumenta al diminuire del prezzo. Questa relazione inversa è rappresentata graficamente da una curva decrescente e, da un punto di vista matematico, dal segno negativo di una delle 2 variabili Q = f(-P). Al crescere di una variabile l’altra diminuisce e viceversa.

Il ragionamento che porta ad una domanda inclinata negativamente è abbastanza intuitivo: è infatti verosimile ritenere che i consumatori riducano la quantità domandata di un certo bene se il prezzo di questo aumenta, mentre sono portati a domandarne di più se il prezzo si riduce. Purtroppo però in economia il ragionamento che porta ad una determinata conclusione non può limitarsi ad essere intuitivo e quindi nella lezione successiva (la nr. 3) vedremo qual è la teoria economica che “sta sotto” alla curva di domanda e ne giustifica l’andamento decrescente. Per adesso è sufficiente affermare che la curva di domanda esprime una relazione inversamente proporzionale tra P e Q.

Quanto abbiamo detto a proposito della domanda possiamo ripetere per l’offerta da parte delle imprese di un certo prodotto, qualunque esso sia. Qui però notiamo che l’andamento della curva di offerta è crescente, perché esprime una relazione diretta tra la quantità offerta dai produttori e prezzo del bene. Più aumenta il P e più i venditori sono incentivati ad aumentare la quantità offerta sul mercato e viceversa. Anche questo è un ragionamento abbastanza intuitivo, perché il produttore che vede salire il P del suo bene è stimolato ad offrirne di più sul mercato, per aumentare il suo guadagno e viceversa in caso di diminuzione del P. Pure in questo caso però l’andamento crescente della curva d’offerta è spiegato da una teoria economica, che vedremo nella lezione nr. 4. Da un punto di vista strettamente matematico la relazione diretta tra P e Q nell’offerta di un bene è espressa dalla funzione Q = g(+P).

A questo punto per giungere alla situazione di equilibrio del mercato è sufficiente mettere insieme le 2 curve di domanda e offerta nello stesso grafico, ma prima definiamo il concetto di equilibrio di un mercato qualsiasi. Secondo questa teoria della domanda e dell’offerta, un mercato è in equilibrio quando si determinano un P ed una Q scambiata che sono stabili, cioè destinati a perdurare nel tempo. Ogni altro valore, non di equilibrio, di queste 2 variabili (P e Q) comporta un’instabilità del sistema, perché le forze di mercato spingeranno sempre P e Q verso i valori di equilibrio.

Vediamo ora in concreto come si forma l’equilibrio di mercato. Nella figura vediamo sia la funzione di domanda (decrescente), sia la funzione d’offerta (crescente). Ricordiamo che i punti sopra la curva di domanda indicano le quantità domandate dai consumatori, in quel mercato, per ogni livello di prezzo del bene, mentre i punti sulla curva d’offerta individuano, per ogni prezzo, le quantità che i venditori sarebbero disposti ad offrire. Ebbene, si dimostra, che la situazione di equilibrio si realizza nell’unico punto del grafico (E) dove la quantità domandata dai consumatori è la stessa quantità offerta dai venditori a parità di prezzo.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia Politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Leoncini Riccardo.
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