Capitolo 1: introduzione all'economia
Il termine "economia" deriva dal greco e significa “chi si occupa della famiglia”. Anche se appare strano, in realtà, famiglie e sistemi economici hanno molto in comune. In famiglia si prendono molte decisioni, si dividono i compiti, ecc. Anche la società deve affrontare molte decisioni, deve stabilire chi e come deve occuparsi delle cose, fruirne di altre, ecc. Il comune denominatore è gestire le scarse risorse a disposizione. L’economia in sostanza indica i modi in cui la società gestisce le proprie risorse scarse.
Dieci principi dell'economia
Lo studio dell’economia presenta diverse sfaccettature unite però da alcuni concetti fondamentali che possiamo intravedere nei seguenti “dieci principi dell’economia”.
Le decisioni individuali
- Gli individui devono affrontare scelte alternative: “non si mangia gratis” per ottenere qualcosa che ci piace, di solito, dobbiamo rinunciare a qualcos’altro. Prendere decisioni significa scegliere. Un'altra alternativa che la società deve affrontare è quella fra efficienza ed equità, laddove l’efficienza è ciò che permette alla società di ottenere il massimo risultato possibile dalle risorse di cui dispone e l’equità è ciò che le permette di ripartire in parti uguali tra i propri membri i benefici che derivano dalle risorse.
- Il costo di qualcosa è ciò a cui si deve rinunciare per ottenerla: per scegliere correttamente, gli individui devono confrontare i costi e i benefici di comportamenti alternativi. Il costo di un determinato comportamento, però, non è così ovvio come potrebbe apparire poiché ai costi più comunemente individuabili, occorre aggiungere anche ciò a cui si deve rinunciare per sostenere quanto si è deciso di portare avanti. Nel prendere qualsiasi decisione, è necessario valutare il costo-opportunità, cioè l’incidenza di ciò che siamo disposti a rinunciare per possedere un determinato bene.
- Gli individui razionali pensano al margine: le scelte quotidiane sono raramente tra bianco e nero; di solito sono tra diverse tonalità di grigio. Quando si avvicina un esame, la scelta non è tra studiare ventiquattrore al giorno o abbandonare gli studi, ma tra un’ora di ripasso in più o rilassarsi in qualche modo. Queste variazioni incrementali rispetto a un piano di azione già definito vengono descritte dagli economisti come variazioni marginali laddove il margine sta per limite.
- Gli individui rispondono agli incentivi: poiché gli individui decidono sulla base del confronto tra costi e benefici, il loro comportamento potrà cambiare al variare dei costi e dei benefici stessi.
L'interazione tra individui
I primi quattro principi descrivono il processo decisionale individuale. Una decisione, tuttavia, non influisce solo su chi la prende, ma anche sugli altri. I seguenti tre principi riguardano l’interazione fra individui:
- Lo scambio può essere vantaggioso per tutti: i mercati sono di solito uno strumento efficace per organizzare l’attività economica.
- Questo principio distingue gli effetti di un'economia pianificata, caratterizzata da piani che decidono quali e quanti beni e servizi produrre, chi dovrebbe farlo e chi consumarli, rispetto a un’economia di mercato. Quest'ultima è attualmente in fase di assoluto sviluppo presso la maggior parte dei paesi, dove intervengono milioni di decisioni da parte di individui e di imprese. Le imprese decidono chi assumere, cosa produrre, ecc. Imprese e individui interagiscono in un mercato fondando le proprie decisioni su prezzi e interesse personale. La mano invisibile è il conduttore più efficace che agevola il coordinamento di milioni di individui e imprese e consente ai prezzi di adeguarsi naturalmente alle pressioni della domanda e dell’offerta.
Il ruolo dello Stato
A volte l’intervento dello Stato può migliorare il risultato del mercato: la “mano invisibile” non ha poteri miracolosi ma ha bisogno di un governo che la protegga. I mercati funzionano correttamente solo se i diritti di proprietà vengono fatti rispettare. Sebbene i mercati siano di solito un ottimo modo per organizzare l’attività economica, questa regola ha alcune importanti eccezioni. Due sono le ragioni per cui lo Stato può intervenire nell’economia: per promuovere l’efficienza e per promuovere l’equità. In altre parole, gli interventi di politica economica devono sempre tendere a ingrandire la “torta” dell’economia o a cambiare il modo in cui viene divisa. La mano invisibile di solito porta il mercato ad allocare le risorse in maniera efficiente, ma in determinate situazioni non riesce a farlo. Tale situazione viene indicata dagli economisti come fallimento di mercato. Una delle cause possibili di ciò sono le esternalità, cioè gli effetti di un’azione sul benessere di un individuo non direttamente coinvolto (es. inquinamento).