Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

CAPITOLO 1

Principi di contabilità nazionale

La contabilità nazionale è un metodo per misurare in modo sistematico le grandezze aggregate della

produzione e della domanda di beni e servizi riferite generalmente al periodo di un anno.

La contabilità nazionale è elaborata dall’istat mentre la banca d’Italia si limita a fornire dati

monetari e finanziari di completamento;l’eurostat è l’ufficio statistico dell’unione europea, il quale

sovraintede alla corretta applicazione delle norme contabili di tutti i paesi europei.

Nei conti nazionali sono inclusi i seguenti fenomeni: la produzioni di beni e servizi, la

distribuzione del reddito tra i partecipanti del reddito alla produzione, l’utilizzo del reddito e infine

la domanda di beni e servizi. Gli operatori sono 4 che sono: le famiglie (persone fisiche che poi

danno luogo al consumo), le imprese (persone giuridiche che producono beni e servizi), lo stato e il

resto del mondo (estero,economie diverse dalla nostra).

La contabilità intersettoriale

Consideriamo un’economia che non ha scambi con l’estero ossia un’economia chiusa; pensiamo ora

al sistema produttivo come formato da imprese raggruppate in settori le quali producono i loro beni

e servizi sostenendo dei costi e vendono tali beni e servizi agli utilizzatori; si introduce in questo

modo un concetto fondamentale che è quello della macroeconomia, ossia ciò che i settori produttivi

offrono, non sempre è venduti, può succedere che la domanda sia superiore o inferiore a quanto i

settori hanno prodotto cioè alla loro offerta. Quando l’offerta è superiore alla domanda l’impresa si

trova ad avere un magazzino dove mette la merce non venduta, quando invece le imprese hanno

prodotto troppo poco rispetto alla domanda si trovano a non poter soddisfare l’utilizzatore, queste

variazioni dell’ammontare delle merci prende il nome delle variazioni delle scorte.

Un ulteriore concetto da tenere presente è la distinzione fra flussi e stock; il flusso è un ammontare

che scorre durante l’anno e che alla fine dell’anno è scomparso da qualche parte;lo stock è un

oggetto la cui consistenza può essere misurata solo in riferimento a un istante di tempo determinato.

Esempi importanti di stock sono: lo stock dei capitali detti durevoli (vedi le attrezzature, gli

edifici) oppure i magazzini stessi. La variazione del primo stock è causata dal flusso chiamato

investimenti fissi, mentre la variazione del magazzino non è altro che causata dal flusso delle scorte.

Il modo di valutare la produzione da parte della contabilità nazionale è di due tipi: a prezzi di

mercato o a prezzi base che sono pari alla valutazione dei prezzi di mercato al netto. Riguardo ai

costi sostenuti da un settore ci sono costi intermedi (x), che sono costi per acquistare da altri settori

produttivi (spese telefoniche); dall’altra parte vi è il pagamento di rediti alle persone fisiche o

giuridiche che collaborano alla produzione.

La somma di questi rediti da il valore aggiunto che non è altro che la differenza tra il valore della

produzione e la somma dei costi intermedi .

Ribadiamo che i costi intermedi includono solo quelli per l’acquisto di beni o servizi utilizzabili nel

corso dell’anno. Il valore aggiunto si compone di due voci: i rediti da lavoro dipendente più il

risultato lordo di gestione. Il risultato lordo di gestione è dato dai rediti diversi da quelli da lavoro

dipendente ossia dai rediti di lavoro autonomo, dai dividendi della società e dagli interessi pagati ai

vari finanziatori.

Risultato lordo di gestione = risultato netto di gestione più l’ammortamento

L’ammortamento: in economia si chiamano quote di ammortamento quelle somme che ogni

impresa mette annualmente nel bilancio per costituire un fondo necessario per l’acquisto di

macchinari o per rinnovare gli impianti.

Imposte indirette:gravano sulle imprese le quali pagano traendo le risorse dal valore aggiunto.

Queste imposte sono caricate sull’attività di produzione o di vendita, a differenza delle imposte

dirette le quali sono a carico del redito personale del soggetto

I.V.A.: è un’imposta indiretta in quanto grava su atti come il consumo e la produzione e non su

persone fisiche o giuridiche; essa grava sui clienti, ossia le imprese quando emettono la fattura

caricano il 20% sul valore della produzione, a titolo di iva, che viene appunto pagata dai clienti. È

chiaro poi che le imprese sono debitrici nei confronti dell’erario della differenza tra l’iva incassata e

l’iva pagata sugli acquisti (iva non deducibile)

IVA, significa per esteso imposta sul valore aggiunto, il valore aggiunto è dato dalla differenza tra

il valore della produzione e i costi intermedi. Da sottolineare che l’iva non costituisce un aggravio

netto per le imprese, infatti esse la possono versare all’erario proprio perché ne hanno incassata di

più (dai loro clienti) rispetto a quella che hanno pagato ai loro fornitori.

Detto questo il vero pagatore dell’iva sono le famiglie.

Le imposte dirette sono: irpef (imposta su persone fisiche), irpeg (imposta su persone giuridiche),

irap (imposta regionale sulle attività produttive), ires (imposta sul reddito delle società), ici (imposta

comunale sugli immobili);oltre a queste ci sono le imposte di successione e sulle donazioni

NB: la somma dei redditi da lavoro dipendente e la somma del risultato lordo di gestione costituisce

il volore aggiunto ai prezzi base, mentre l’aggiunta delle imposte indirette (iva) da luogo al valore

aggiunto ai prezzi di mercato.

Passando adesso alle vendite finali (sempre ipotizzando un’economia chiusa),sono date dalla

differenza tra il totale della produzione venduta e le vendite intermedie.

Consumi finali: spese delle famiglie più spesa dell’amministrazione pubblica = consumi finali,

mentre i consumi finali più gli investimenti lordi danno la domanda finale.

Dalla contabilità intersettoriale alla contabilità del redito)

Se vogliamo considerare l’economia nazionale come un settore che produce un singolo prodotto,

dobbiamo sommare tutti i settori produttivi in un unico settore, cioè a dire dobbiamo sommare i

settori dell’agricoltura, dell’industria e dei servizi.

Il valore aggiunto ai prezzi di mercato di ogni settore si compone, in larga parte dei redditi

distribuiti alle persone fisiche e giuridiche che partecipano alla produzione. Il primo tipo di reddito

riferito alle persone fisiche è dato dai redditi da lavoro dipendente, il secondo riferito alle persone

giuridiche è il risultato lordo di gestione. I redditi da lavoro dipendente costituiscono le spese

che le imprese devono sostenere per il fatto di avere lavoratori dipendenti (costo del lavoro), questi

redditi sono scomposti in due parti: le retribuzioni lorde del lavoro dipendente e i contributi sociali

(a carico dell’impresa). Le retribuzioni sono definite lorde perché valutate al lordo

dell’imposizione diretta, ossia delle imposte sui redditi dei dipendenti.

La seconda voce importante del valore aggiunto è il risultato lordo di gestione: si tratta di tutti i

redditi questa volta diversi da quelli da lavoro dipendente, che l’istat raggruppa in una voce unica.

Questa voce contempla i redditi da lavoro autonomo, i dividendi delle imprese e gli interessi pagati

ai vari finanziatori. perchè attribuiamo l’aggettivo lordo al risultato di gestione: le imprese

utilizzano dei capitali fissi che col tempo perdono valore , per questa ragione in teoria occorrerebbe

ogni anno destinare una quota del risultato di gestione per rimpiazzare quella parte di capitale che si

è usurata, questa quota si chiama ammortamento. Gli ammortamenti non sono facilmente

calcolabili da parte dell’istat ed è per questo che vengono spesse volte scorporati dal risultato

lordo di gestione; quando questo scorporo è possibile il risultato di gestione è netto!!!

Sulle imprese gravano le imposte indirette sui loro prodotti

Entrate e uscite pubbliche

Il grosso delle entrate pubbliche è costituito da imposte dirette e indirette e contributi sociali a

carico dell’impresa versati per il fatto di impiegare lavoro dipendente.

I contributi sociali servono principalmente a garantire ai dipendenti le assicurazioni contro

infortuni, malattie oltre che alla pensione. Nel linguaggio comune le entrate pubbliche sono

chiamate tasse anche se più precisa è la dizione entrate tributarie, che non sono altro che la somma

tra imposte dirette e indirette. Le uscite pubbliche, sono date dalle spese delle amministrazioni

pubbliche e dagli investimenti pubblici; dobbiamo altresì considerare le spese previdenziali

(pensioni) ed assistenziali, entrambe queste spese sono da considerare redistribuzione del reddito

alle famiglie. Due concetti da tenere in considerazione sono: il saldo del bilancio pubblico che è

dato dalla differenza tra tutte le entrate e tutte le uscite, e il disavanzo pubblico che si verifica tutte

le volte che le uscite superano le entrate.

Economia aperta

È l’economia che ha scambi con l’estero, questi scambi sono chiamati transazioni tra residenti e non

residenti nel territorio geografico-economico nazionale. Non è residente un turista è invece

residente colui che rimane nella nazione almeno un anni per svolgere un attività economica.

La contabilità nazionale misura il fenomeno della produzione di beni e servizi e della seguente

domanda che può essere o su base interna o su base nazionale. Su base interna significa che la

contabilità nazionale misura l’insieme di tutte le attività produttive sul territorio geografico

nazionale. Su base nazionale significa che la contabilità nazionale passa misurare le grandezze

soltanto riferendosi ai residenti. Detto ciò avremo consumi finali interni nel primo caso e

consumi finali nazionali nel secondo. Lo stesso dicasi per il prodotto (reddito) che si è realizzato

sul territorio nazionale il PIL (prodotto interno lordo); PIL che è stato distribuito agli utilizzatori

indipendentemente dalla loro residenza, oppure non sarà più PIL ma sarà il reddito interno lordo

quando si tratterà di redditi percepiti dai soli residenti.

Gli scambi con l’estero sono scambi di beni e servizi. Le vendite di beni e servizi verso l’estero

sono le esportazioni, mentre gli acquisti di beni e servizi dall’estero sono le importazioni.

Le esportazioni vanno viste come una domanda do beni finali prodotti dalle imprese che operano

nell’economia, questa domanda degli operatori esteri si somma alla domanda degli operatori interni.

Importazioni sono l’esatto contrario, ossia va interpretata come offerta di risorse prodotte all’estero

e rese disponibili alla nostra economia. Questo meccanismo si potrà dire equilibrato quando

originerà la seguente equazione: Y+Z=CF+IL+X cioè quando il reddito (y) + l’importazione (z) è

uguale ai consumi finali + gli investimenti lordi + la produzione totale dell’economa (x)

Le grandezze nominali, l’inflazione e le grandezze reali

Le grandezze (ricchezze) devono essere ridotte ad un metro di misura comune che è il metro

monetari; questo significa che le grandezze devono essere valutate in euro.

La contabilità nazionale viene compilata e pubblicata con lo scopo di seguire l’andamento delle

principali grandezze economiche nel tempo. Non è detto che esse crescano nello stesso modo.

Ora le grandezze macroeconomiche abbiamo detto che sono espresse in valore (euro), ebbene non è

detto che un loro incremento da un anno all’altro sia sintomatico di un aumento dei livelli di attività

e pertanto di benessere. Potrebbe darsi infatti che la grandezza sia aumentata solo per il fatto che ne

è aumentato il prezzo e non la produzione. Il fenomeno per cui i prezzi aumentano nel tempo si

chiama inflazione (tasso di inflazione= percentuale d’aumento di prezzi da un anno all’altro).

Facciamo cenno alla deflazione, essa si verifica quando gli investimenti eccedono i risparmi, va da

se che nel caso contrario abbiamo l’inflazione.

CAPITOLO 2 DOMANDA E REDDITO DI EQUILIBRIO IN UNA ECONONIA SEMPLICE

Principio della domanda efettiva

La domanda di beni e servizi comporta la variazione delle scorte, questa variazione indica che

qualcosa non va: o le imprese hanno prodotto troppo oppure troppo poco rispetto alla domanda

effettiva degli utilizzatori. Questo accade perché non vi è equilibrio tra l’offerta e la domanda

effettiva di beni e servizi. Chiamiamo domanda aggregata (DA) il totale della domanda

intenzionale (effettiva) di beni e servizi che le imprese devono soddisfare. Pertanto la condizione di

equilibrio tra offerta e domanda si esprime con l’uguaglianza Y=DA; dove Y è il reddito che

rappresenta il valore dell’offerta. Ora se questa condizione di equilibrio è soddisfatta vuol dire che

le imprese hanno prodotto una quantità adeguata alla domanda e pertanto la variazione delle scorte

è pari a 0. A questo punto come reagisce il sistema agli squilibri?

Teoria macroeconomica che fa riferimento a keines. La teoria precedente che definiamo

classica, riteneva che il sistema avesse una sola posizione di equilibrio, che corrisponde alla piena

occupazione di tutti i lavoratori; questa teoria è anche detta offertista , perché pone l’accento solo

sul lato dell’offerta (in questo caso di lavoro). Secondo questa teoria classica qualsiasi cosa accada

alla domanda di beni, non può incidere in modo permanente sul livello dell’occupazione.

L’opinione di keines era che non è vero che i risparmi si traducono autonomamente in

investimenti, perché le due grandezze (risparmi e investimenti) dipendono da comportamenti

indipendenti di operatori separati che sono le famiglie e le imprese. Altro punto fondamentale

secondo l’opinione di keines è che non è vero che la domanda dipende dall’offerta, semai dice

keines è vero il contrario, ossia le imprese per decidere quanto produrre guardano al livello della

domanda e poi al livello dell’occupazione, quest’ultimo dipende strettamente da quanto le imprese

producono. È questo il principio della domanda effettiva, che non è altro dell’adeguamento

dell’offerta alla domanda.

La condizione di equilibrio nei diversi tipi di economia

La domanda di beni e servizi si compone di diverse voci: reddito (y),il reddito in contabilità

nazionale è il PIL; il consumo delle famiglie (c), è la spesa delle famiglie per l’acquisto di beni di

consumi; investimenti privati (I), è l’acquisto di beni da parte di imprenditori privati; la spesa

pubblica (g), sono le spese che sostiene lo stato per fornire servizi e per gli investimenti pubblici; le

tassazioni (t), sono le somme che lo stato preleva a titolo di contributo dai redditi dei privati; il

reddito disponibile (Yd), è il reddito al netto della tassazione; le esportazioni (X), è l’acquisto da

parte dei non residenti di beni o servizi nostri; le importazioni (Z), è sono l’acquisto da parte dei

residenti di prodotti esteri; il risparmio (s), è un reddito disponibile che se è di privato ci fa quello

che vuole, se è dello stato lo investe.

Come abbiamo già visto, il concetto di equilibrio del mercato di beni richiede che la domanda

effettiva sia pari all’offerta (keines), cioè a dire pari al reddito prodotto nell’economia nazionale.

Tra le voci che abbiamo adesso elencato, alcune non costituiscono una domanda rivolta alle

imprese, sono piuttosto assenti da domanda, ci riferiamo alla tassazione in primis al risparmio,

perché il risparmio costituisce quella parte di reddito disponibile che non viene spesa ora per

consumi. L’economia della quale noi stiamo parlando è un’economia chiusa, senza scambi con

l’estero e nella quale non ci sono interventi pubblici ( reddito= consumi più investimento). Se

invece ci occupiamo di un’economia che ha interveti pubblici, è chiaro che la domanda aggregata

include anche la spesa pubblica ( reddito = consumi +investimenti privati+ spesa pubblica). Infine

possiamo avere un’economia aperta con intervento pubblico dove il reddito è uguale a

consumi+investimenti privati+spesa pubblica+ esportazioni- le importazioni.

La funzione del consumo

Il consumo dipende dal reddito, se una famiglia incrementa il proprio reddito avrà

tendenzialmente la reazione di aumentare la propria spesa. Questo significa che se il reddito

aggregato dell’economia aumenta, anche il consumo aggregato aumenta; il modo più semplice

di rappresenta la relazione crescente tra reddito e consumo, quella che noi chiamiamo funzione del

consumo è quello di usare il grafico. Questo meccanismo da luogo a quella che possiamo definire la

ricchezza, che si deve intendere in due sensi: come cumolo di risparmi o come tasso di interesse.

Il Co viene chiamato consumo autonomo, cioè indipendente dal reddito; accanto al consumo

autonomo c’è il consumo indotto, che il consumo che cresce col crescere del reddito.

Per analogia anche gli investimenti si chiamano autonomi quando non dipendono dal reddito. Per

finire l’ intera domanda aggregata si divide in una parte di domanda autonoma e in una parte

indotta.

Il reddito di equilibrio

In un’economia chiusa senza intervento pubblico la condizione di equilibrio sul mercato dei beni è

data dalla relazione Y = C+I (investimenti intenzionali). Non è detto che il mercato sia sempre in

equilibrio, più corretto è dire che tende all’equilibri, infatti le imprese adattano prontamente il

reddito alla domanda aggregata. Dato quello che abbiamo visto sinora sulla funzione del consumo

possiamo dire che la condizione di equilibrio è la seguente: reddito = consumo di base + la

domanda indotta + l’investimento intenzionale. Cerchiamo di dare un valore al reddito, reddito che

rappresenta l’offerta, in modo tale che la domanda aggregata indotta dal reddito sia uguale

all’offerta. Questo valore si chiama reddito di equilibrio. Al variare del reddito di equilibrio

accade che la domanda varia, varia in corrispondenza del reddito di equilibrio.

Il principio della domanda effettiva ci dice che nel caso in cui l’economia fosse fuori dal punto di

equilibrio (Y*), in questo caso l’offerta cambierebbe per adeguarsi alla domanda. Sappiamo che la

domanda a sua volta dipende dal reddito, in questo caso si verificherebbe una specie di

inseguimento del reddito nei confronti della domanda: quando la domanda varia il reddito è

costretto ad adeguarsi (processo che si ripete perché la variazione del reddito provoca un’altra

variazione della domanda). Il reddito di equilibrio aumenta per un aumento della domanda

autonoma. L’aumento degli investimenti all’inizio provoca uno squilibrio cioè un eccesso di

domanda, ma le imprese a questo punto aumentano la produzione, cioè a dire il reddito

ristabilendo l’equilibrio. Dovremmo aver imparato a questo punto che ad un aumento della

domanda autonoma, l’economia raggiunge un livello di equilibrio. Dobbiamo comprendere che la

maggiore produzione altro non significa che aumento di reddito, è chiaro che in seguito a questo

aumento del reddito, il consumo indotto deve aumentare. Questo consumo indotto non è altro che

una nuova domanda che le imprese dovranno soddisfare aumentando la produzione. Questo

meccanismo potrà mai fermarsi? La risposta è si. Abbiamo imparato a questo punto che se la

domanda autonoma aumenta di un tot allora il reddito di equilibrio tende ad aumentare di più di

quel tot. Il rapporto tra l’aumento del reddito e quello della domanda prende il nome di

MOLTIPLICATORE KEINESIANO. Il moltiplicatore keinesiano è sempre maggiore di 1

Riassumendo quando la domanda autonoma varia anche il reddito di equilibrio varia e il rapporto

che si istaura tra loro è dato dal moltiplicatore keinesiano.

Il risparmio (S)

Il risparmio è la parte del reddito non spesa per i consumi delle famiglie e delle imprese.

In un’economia chiusa senza intervento pubblico ( non c’è tassazione), l’equilibrio sul mercato di

beni e servizi si ha solo se il risparmio è uguale all’investimento intenzionale. Quanto abbiamo

affermato, non significa che il risparmio determina determina l’investimento infatti una volta che il

reddito è noto possiamo calcolare quanto vale il consumo e pertanto anche il risparmio: il

risparmio dipende dal reddito ma anche dalla domanda autonoma e dal moltiplicatore.

In base al principio della domanda effettiva è ovvio che prima dobbiamo conoscere

l’ammontare della domanda che include l’investimento, e solo dopo calcoliamo il risparmio.

Secondo questi argomenti il risparmio è un dato esogeno, significa che se ce poco risparmio gli

investimenti sono bassi, mentre se abbiamo molto risparmio abbiamo più investimenti. Il risparmio

non ha solo un ruolo passivo anche se non si può dire che le scelte del risparmio non condizionano

un’economia. Supponiamo che le famiglie decidano di risparmiare di più diventando caute nelle

spese, perché impauriti di avere un reddito futuro più basso di adesso, noi sappiamo che il risparmio

non è altro che una diminuzione del consumo; ma poiché il consumo fa parte della domanda

aggregata, una diminuzione di questa, provoca inevitabilmente una diminuzione del reddito.

Dunque se il risparmio autonomo aumenta è chiaro che il reddito diminuisce.

CAPITOLO 3 BILANCIO DELLO STATO ED ECONOMIA

Entrate, uscite e bilancio pubblico

Lo stato ha un suo bilancio, pertanto ha entrate e uscite. Le entrate si ottengono attraverso quella

che si chiama la tassazione, le uscite sono le spese che lo stato affronta a titolo redistributivo, per

esempio il pagamento di pensioni e sussidi. Questi pagamenti sono pagamenti a persone ma non

risultano da una prestazione lavorativa o da cessioni di beni, sono piuttosto trasferimenti; questi

trasferimenti vanno inclusi nelle voci nelle voci negative delle entrate pubbliche.

Queste entrate pubbliche vanno interpretate come entrate pubbliche nette; sono formate dalle voci

delle imposte dirette, indirette e dei contributi sociali, voci positive nel bilancio dello stato e dalle

voci negative dei trasferimenti alle famiglie. Ricordiamo che le imposte dirette sono quelle che

fanno carico sulle persone fisiche o giuridiche, per il fatto che queste persone hanno redditi (irpef,

ipeg, ici, ires) , mentre le imposte indirette (IVA) grava su un atto economico, tale è il consumo o la

produzione. Infine i contributi sociali sono dei prelievi degli enti pubblici che servono per

finanziare le assicurazioni sociali. Le imposte dirette e i contributi sociali sono misurati in base

ai redditi distribuiti; le imposte indirette sono misurate in base ai consumi o alla produzione.

I trasferimenti che lo stato fa ai cittadini non dipendono dal reddito della nazione, infatti le pensioni

dipendono: dal numero dei pensionati e dai redditi che hanno versato in passato; perciò se il reddito

diminuisce o aumenta non ha nessun effetto. Il parametro della tassazione è l’aliquota.

L’aliquota deve essere inferiore a uno, nel senso che non puoi prelevare in tasse ciò che non

hai nel reddito. Il saldo del bilancio pubblico è dato da entrate meno uscite. Il saldo del bilancio

pubblico non dipende solo dalle decisioni del governo, perché le variazioni del reddito possono

dipendere anche dalle decisioni dei privati (variazione degli investimenti e del consumo). Dunque

va da se che il bilancio dello stato migliora quando il reddito aumenta.

Bilancio pubblico e reddito di equilibrio

A proposito della spesa pubblica, questa svolge un ruolo di domanda nel mercato dei beni, infatti o

si tratta di acquisto di beni o servizi da parte dell’amministrazione pubblica oppure di pagamento di

redditi ai dipendenti pubblici, redditi che poi si traducono in consumi.

La tassazione invece svolge un ruolo opposto, nel senso che ogni aumento di tassazione fa

diminuire la domanda, infatti aumentando la tassazione il reddito a disposizione delle famiglie

diminuisce e pertanto anche i consumi. È bene ricordare che stimo parlando di un’economia chiusa

in presenza di intervento pubblico. Avevamo già visto che la condizione di equilibrio nell’economia

chiusa con intervento pubblico è data da questa uguaglianza: reddito = consumo + investimenti

intenzionali + la spesa pubblica. Poniamo l’accento sul consumo delle famiglie; il consumo delle

famiglie, dipende dal reddito disponibili (Yd) dopo la tassazione, cioè a dire che il reddito

delle famiglie è quello che risulta al netto dei prelievi dello stato.

Sia la spesa pubblica che la tassazione,sono incluse nella tassazione; è chiaro però che sia la

tassazione che la spesa pubblica hanno sulla domanda effetti opposti: se la spesa pubblica aumenta,

aumenta anche la domanda dei beni, mentre un aumento della tassazione comporta una diminuzione

della domanda di beni e servizi.

In questo modo abbiamo appreso dell’esistenza di due fenomeni importanti: se la tassazione

aumenta, accade che il reddito diminuisce, invece se la spesa pubblica o i trasferimenti alle

famiglie aumentano, aumenta anche il reddito di equilibrio. Sono questi gli effetti sul reddito di

equilibrio delle variazioni di quelle voci che sono incluse nel bilancio dello stato. Da questo deriva

che un miglioramento del bilancio dello stato a un effetto depressivo sul reddito, mentre se

abbiamo un peggioramento del bilancio dello stato a un effetto espansivo, il che è come dire

che se aumenta il deficit pubblico non si lamenta nessuno.

Deficit, debito e tasso di interesse

Se il governo opera in deficit significa semplicemente che spende cifre superiori alle proprie

entrate. Per fare ciò il governo si deve indebitare, indebitarsi significa chiedere denaro a prestito;

denaro che il governo dovrà restituire alla data patuita più il pagamento di interesse come qualsiasi

debitore. Il mercato sul quale vengono trattati i titoli che impegnano il governo alla restituzione del

prestito viene chiamato mercato primario dei titoli. Se alla scadenza il governo non ha risorse per

la restituzione, allora emetterà nuovi titoli per ottenere il denaro necessario alla restituzione. Le

persone a cui deve essere restituita la somma presa in prestito, possono essere diversi da quelle che

avevano comprato il titolo emesso. Infatti esiste un mercato secondario dei titoli, che è la borsa

sul quale chi vuole può vendere i titoli in suo possesso anche prima della scadenza, sempre che trovi

qualche privato che lo voglia comprare. Ogni deficit annuo da luogo ad un nuovo

indebitamento, che va coperto con l’emissione di nuovi titoli. La somma di tutti gli

indebitamenti degli anni passati costituisce lo stock complessivo dell’indebitamento pubblico

(debito pubblico). È chiaro che ad ogni indebitamento il debito si incrementa, ossia si incrementa il

deficit. Sino a che esistono deficit annui il debito continuerà ad aumentare ed il governo sarà

costretto a trovare nuovi sottoscrittori per i titoli che emette.

Il problema a questo punto è che i possessori di questi titoli del debito pubblico, possono

preoccuparsi e dubitare che il governo sia in grado di restituire quanto è dovuto alla scadenza e di

conseguenza potrebbero essere indotti a liberarsi dei titoli, oppure se non li hanno ancora possono

rifiutarsi di sottoscriverli. Quando tutti vogliono liberarsi dei titoli e nessuno li vuol comprare il loro

prezzo si abbassa e chi li possiede inevitabilmente ci rimette. Una situazione di questo tipo provoca

una corsa alla vendita dei titoli e un crollo dei prezzi. Il governo se opera in deficit, non solo non

ha le entrate sufficienti per restituire i debiti, ma non le ha nemmeno per pagare gli interessi

annui, dunque anche a causa di questo il governo si indebiterà ulteriormente. Conviene

studiare la questione del debito pubblico separando il deficit pubblico in due parti: la prima parte la

chiamiamo spesa primaria; si tratta della spesa che un governo vuole o deve sostenere

normalmente: acquisto di beni e servizi, investimenti pubblici in generale, il pagamento dei

dipendenti dello stato. La seconda parte è il deficit primario che è la differenza tra la spesa

primaria e il totale delle entrate.

DEFICIT = DEFICIT PRIMARIO + INTERESSI.

Gli interessi pagati sui titoli in un dato anno sono semplicemente il prodotto tra il debito che

esisteva prima più il tasso di interesse che vige durante l’anno. Pertanto il tasso di interesse si può

interpretare come il tasso di crescita del capitale da restituire. Questa progressione del debito è

esponenziale, cioè a dire che il debito pubblico se non si provvede tende ad esplodere nel tempo.

D’altra parte la disponibilità dei privati a sottoscrivere titoli del debito pubblico dipende dalla loro

ricchezza; se la ricchezza è significativa è ovvio che i soggetti privati sono disposti a tenere in

portafoglio anche tantissimi titoli. Pertanto il concetto di ricchezza finanziaria è in qualche modo

legato al reddito nazionale. Ne consegue che un valido indicatore della gravità del debito pubblico è

il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo.

CAPITOLO 4 INVESTIMENTO , L’EQUILIBRIO DI MERCATO DEI BENI

La teoria keinesiana dell’investimento

Il concetto di investimento è una voce importante della domanda aggregata, ha la caratteristica di

essere instabile; l’investimento di solito è pari ad almeno il 15% del PIL, ma in periodi più dinamici

può costituire oltre ¼ del reddito nazionale. L’investimento ha la caratteristica di essere

un’operazione economica che comporta un costo iniziale e da dei rendimenti per più periodi di

tempo futuro. Due sono le situazioni che si verificano: la prima è che i rendimenti futuri non

sono mai conosciuti con certezza, mentre il costo iniziale è sempre conosciuto; la seconda

conseguenza è che per poter valutare questi rendimenti e confrontarli con il costo iniziale per

poter decidere se vale la pena investire, occorre rendere tutte le grandezze omogenee dal

punto di vista finanziario, il termine esatto in economia è attualizzare le grandezze.

Quanto al primo punto, i rendimenti futuri, in quanto sempre incerti, non si possono avere su di loro

che aspettative (speranze). Inoltre consideriamo che il modo in cui gli accadimenti economici

influenzano le aspettative è davvero particolare; per esempio se le aspettative sui profitti futuri sono

ottimistiche le imprese sono incentivate a investire; ma l’investimento fa aumentare anche il reddito

e i consumi, ossia fa aumentare la domanda aggregata. La stessa cosa può accadere nell’altra

direzione: aspettative questa volta pessimistiche, queste aspettative incidono sulla domanda e

tendono a far diminuire gli investimenti. Quanto al secondo punto, ipotizziamo che un’impresa

consideri la possibilità di mettere in atto un certo progetto di investimento. Poniamo che tale

investimento abbia la durata di un certo numero di anni e cominci a dare frutti a partire dall’anno

prossimo; supponiamo che l’impresa abbia già formulato le sue aspettative di rendimento. Il costo

iniziale dell’investimento dell’impresa è noto con certezza perché è una grandezza odierna.

Siccome i rendimenti futuri vanno confrontati con il costo attuale per prendere una decisione

adesso, bisogna attualizzare i rendimenti futuri e confrontarli con il costo dell’investimento.

Ogni progetto di investimento disponibile per le imprese è caratterizzato da costi iniziali e da

aspettative di futuri rendimenti; esempio supponiamo che, dati il costo iniziale, i rendimenti sperati

e il tasso di interesse, un certo progetto sia conveniente; supponiamo ora che il tasso di interesse

aumenti. Cosa accade ora? Avviene che i singoli progetti di investimento vengono scartati man

mano che il tasso di interesse cresce. Abbiamo dunque una teoria secondo cui l’investimento

diminuisce quando aumenta il tasso di interesse oppure aumenta quando il tasso diminuisce.

Le imprese per effettuare questi investimenti, sempre se opportuni possono disporre di risorse

finanziarie proprie oppure nell’ipotesi in cui non le abbiano devono prendere a prestito le risorse

necessarie. Da tutto ciò deriva che l’investimento aggregato aumenta quando le aspettative delle

imprese circa la domanda futura, migliorano. Dunque gli investimenti aggregati sono una

funzione crescente delle aspettative di domanda futura e funzione decrescente del tasso di

interesse.

Equilibrio di mercato e curva IS

Sappiamo che l’investimento diminuisce all’aumentare del tasso di interesse, da ciò deduciamo che

esiste una relazione tra il tasso di interesse e il reddito di equilibrio: un aumento del tasso di

interesse fa diminuire l’investimento e questo provoca una riduzione del reddito di equilibrio (è

vero anche l’esatto contrario).

Ora dobbiamo porre l’accento sulla curva IS, questa curva rappresenta tutte le combinazioni

del tasso di interesse e del relativo reddito di equilibrio. Possiamo rappresentarla con un grafico,

porteremo per comodità il reddito indicato con Y in ascissa, mentre il tasso di interesse, indicato

con la lettera I in ordinata. La curva IS è decrescente, in quanto al crescere del tasso di interesse il

reddito di equilibrio diminuisce perché diminuiscono gli investimenti.

È fondamentale l’equilibrio del mercato, che noi troviamo descritto perfettamente nella curva IS

CAPITOLO 5 IL MERCATO DELLA MONETA E IL SUO ECQUILIBRIO

Concetto di moneta

Moneta: è tutto ciò che viene accettato da chiunque nel sistema economico come mezzo di

pagamento; in sistemi sviluppati garantisce il buon funzionamento del sistema monetario, sono

sufficienti foglietti o dischetti metallici privi di valore intrinseco, che siano certificati dalle

istituzioni monetarie stesse. La moneta non è costituita solo da banconote,emesse dalla banca

centrale, ma abbiamo anche la moneta detenuta nei forzieri delle banche private;che sono

controllate dalle istituzioni (banche centrali), che vigilano sul buon comportamento sia dei clienti e

delle banche private. L’insieme degli oggetti utilizzati come moneta, emessi e garantiti dalle

autorità si chiamano moneta legale o circolante). Non necessariamente tutto il circolante è

garantito dalla banca centrale, per esempio sino al 2001 era lo stato a emettere moneta; ma ciò

poteva causare poca credibilità sul sistema monetario, perché lo stato poteva continuare a produrre

moneta per coprire i deficit; per tale ragione le banche centrali sono indipendenti dal governo e non

sempre ne coprono i deficit. La banca centrale può emettere nuovo circolante.

Carattere fiduciario della moneta dei sistemi monetari: io accetto moneta da qualcuno perché

confido che qualcuno a sua l’accetti da me, se non fosse così il sistema crollerebbe;perciò sorge

l’importanza di avere una buona banca centrale che mantenga la fiducia del sistema esistente.

Le banche centrali sono inoltre impegnate ad evitare elevate inflazioni (aumenti dei prezzi dei beni

e servizi che fanno perdere valore alla moneta. Le autorità monetarie possono essere aiutate da altre

autorità nel compito di mantenere la fiducia del sistema monetario, come per esempio il governo.

Se lo stato si impegna per primo ad accettare la moneta, questo è un segnale forte anche per i

privati. Per il pagamento di un debito si accetta moneta legale, ma non si accettano titoli o beni

durevoli, perché potrebbero richiedere costi per convertirli in moneta;inoltre questi stock hanno un

valore che cambia nel tempo e perciò si potrebbe subire perdite accettandoli; questi stock vengono

accettati dal creditore solo in casi particolari come per esempio il fallimento, dove piuttosto che

non prendere niente accetta quelli.

La caratteristica della moneta di essere accettata da chiunque perché è uno strumento finanziario

abbastanza sicuro, si chiama liquidità. Gli operatori accettano come mezzo di pagamento anche

assegni (garantiti da banche private credibili, e che possono essere staccati solo se esiste un

rapporto in conto corrente, cioè un conto dal quale il cliente può prelevare senza preavviso e

senza costi) e carte bancarie, appoggiate su un conto corrente.

Il conto corrente è essenziale per effettuare pagamenti credibili senza usare banconote; è un conto

costituito presso una banca e da esso si può prelevare senza preavviso e senza costi di

prelevamento; non tutti i conti correnti costituiscono per il cliente della banca denaro liquidità per

esempio un deposito vincolato (ogni prelevamento richiede preavviso o un’autorizzazione) .

I conti correnti possono essere costituiti in 2 modi: da una parte un cliente deposita dei fondi in

quel conto e perciò può prelevare senza preavviso senza che i fondi non si esauriscono; dall’altra

parte la banca può concedere un fido a un cliente di cui si fida, grazie al quale il cliente può operare

allo scoperto. Possiamo dire perciò che assegni e carte bancarie, funzionano da moneta.

Nel caso di un fido il cliente può disporre di liquidità anche senza aver precedentemente versato

denaro nel suo controcorrente, perciò le banche private possono creare nuova moneta.

Fido: disponibilità di liquido a cui non corrisponde un precedente versamento monetario da parte

del cliente. Esistono perciò due forme di moneta: il circolante e il conto corrente.

Caratteristiche della moneta

La moneta è fondo di valore,mezzo di scambio e unità di conto.

La moneta è fondo di valore cioè:essa mantiene il suo valore, cioè può trasferire ricchezza nel

tempo e nello spazio, la moneta ha un valore piuttosto stabile (nel tempo limiti di inflazioni;nello

spazio, un paese che voglia rendersi credibile internazionalmente deve puntare alla stabilità della

propria moneta nei confronti delle altre). La proprietà di essere mezzo di scambio è specifica

della sola moneta, solo in casi eccezionali altri oggetti vengono accettati come mezzi di pagamento.

Dire che una moneta svolge la funzione di unità di conto significa dire che tutti i calcoli economici

sono espressi in quella unità. Le tre proprietà della moneta costituiscono la caratteristica principale

della moneta cioè la liquidità, il modo più sicuro di detenere valore.

Moneta, stock finanziari e speculazione

La moneta a livello macroeconomico è uno stock finanziario, la moneta è solo il mezzo con il quale

l’erogatore paga il reddito al percettore; ma non si deve confondere il reddito con la moneta.

Può sembrare che per la famiglia la moneta sia un flusso, ma le cose cambiano quando

consideriamo congiuntamente le imprese e le famiglie. Il fatto che una grandezza sia uno stock,

significa semplicemente che è possibile misurarne la consistenza solo in un dato istante. Gli stock

finanziari (moneta),si contrappongono a quelli reali (abitazioni, edifici, terreni), perché il valore dei

primi non dipende dalle loro caratteristiche fisiche intrinseche; il valore degli stock finanziari

dipende da rapporti di fiducia tra gli operatori che rendono credibili certe frasi sui fogliettini che

rappresentano quello stock. Caratteristiche di quasi tutti gli stock è che il prezzo di uno stock è

variabile nel tempo, ma si modifica piuttosto lentamente, o no si modifica affatto.

La moneta ha un valore stabile, essa è il punto di riferimento di tutti i valori che sono appunto

denominati in moneta. La relativa stabilità della moneta e la possibile variabilità del prezzo degli

altri stock,specie finanziari,causa la speculazione. Si dice speculazione l’attività che consiste nel

tentativo di ottenere guadagni in conto capitale sulle compravendite di stock, si cerca di acquistare

quando il prezzo è ritenuto basso e di vendere quando il prezzo è ritenuto alto, il contrario accade

quando ci si convince di una prossima discesa del prezzo; perciò le operazioni sui mercati

speculativi producono importanti oscillazioni dei prezzi degli stock.

La cosa importante per uno speculatore è non rimanere tra gli ultimi a credere che il prezzo

continuerà a salire o scendere; non appena una quota significativa di speculatori si convincono che

la fase ascendente sta per finire, essi cominciano a vendere, facendo invertire la fase.

Anche sul mercato finanziario abbiamo le aspettative sugli interessi che tendono a autorealizzarsi,

ciò provoca instabilità dei prezzi degli stock; lo speculatore professionista non aspetta mai l’ultimo

momento per incominciare a vendere o a comprare, in un certo senso stabilizza il mercato, un

mercato può essere più efficiente e più stabile se partecipano più speculatori professionisti.

La compravendita di stock finanziari avviene nei mercati finanziari o borse, tali operazioni sono

scambi di titoli contro moneta. I diversi titoli finanziari (azioni, obbligazioni) sono emessi sul


ACQUISTATO

24 volte

PAGINE

21

PESO

172.01 KB

AUTORE

flaviael

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Economia Politica, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Principi di Macroeconomia, Rampa. Si analizzano i seguenti argomenti: i principi di contabilità nazionale, la contabilità intersettoriale, il valore aggiunto ai prezzi di mercato di ogni settore, la condizione di equilibrio nei diversi tipi di economia.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurista dell'imprese e dell'amministrazione
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Lavanda Italo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!