La Banca Centrale Europea
Il meccanismo che collega le banche centrali all’economia può essere compreso considerando tre bilanci: quello della banca centrale, quello delle banche commerciali e quello delle famiglie e delle imprese. Se la banca centrale accresce il proprio bilancio, concedendo maggiori finanziamenti alle banche commerciali, crescono anche i crediti che queste ultime offrono ai propri clienti: famiglie e imprese, disponendo di maggiore liquidità, consumano, investono e producono di più.
Il Trattato di Maastricht non menziona la BCE tra le istituzioni comunitarie, ma le riconosce personalità giuridica e la più ampia capacità d’azione per perseguire i suoi obiettivi. Il modello che è stato scelto per la BCE è quello di una banca indipendente, con il fine primario della stabilità dei prezzi. I timori circa un deterioramento delle altre variabili economiche, a causa della scelta di un modello di banca non sottoposto al controllo del potere esecutivo, si sono rivelati infondati. D’altra parte, un controllo politico sulla banca centrale potrebbe indurre il governo a finanziare il deficit pubblico creando moneta, operazione rischiosa nel medio periodo. Per lo stesso motivo la BCE e le banche centrali nazionali non possono concedere crediti a soggetti pubblici, comunitari o nazionali. Sempre a tutela della loro indipendenza, le banche centrali godono di autonomia finanziaria, attraverso il cosiddetto signoraggio.
La BCE è un’istituzione sindacabile: il suo operato, che deve essere coerente con le finalità previste dal Trattato, viene valutato dagli organi nazionali e comunitari. Presenta una relazione annuale al Parlamento, al Consiglio e alla Commissione europei. Il Presidente e gli altri membri del comitato esecutivo possono essere sentiti dalle commissioni competenti dello stesso Parlamento europeo.
Il Sistema Europeo di Banche Centrali (SEBC)
Il Sistema Europeo di banche centrali è formato dalla BCE, dalle banche centrali degli Stati che hanno adottato l’euro e da quelle degli Stati che hanno ancora la propria valuta nazionale. La BCE più gli Stati dell’area euro formano l’Eurosistema. Il modello istituzionale utilizzato per il SEBC è ricalcato su quello di Stati federali come gli USA, con un centro decisionale e un decentramento operativo; si differenzia dai sistemi simili per un più accentuato decentramento delle funzioni di analisi e di quelle operative. Le funzioni di analisi sono di supporto alle decisioni e le banche centrali nazionali sono dotate di ampi servizi di ricerca.
Tutte le banche centrali sono in condizioni di parità nel loro operare, tenendo conto delle dimensioni di ciascuna. Gradualmente si sta affermando un modello più avanzato, basato sulla specializzazione: ogni banca centrale concentra la propria azione su alcune funzioni. Per i collegamenti attraverso reti telematiche, che permettono di annullare le distanze e quindi velocizzare e rendere più efficienti i lavori del SEBC, si è scelta una configurazione a raggiera: le informazioni si muovono dalla periferia verso il centro e viceversa.
Come detto, l’obiettivo primario affidato dal Trattato alla BCE è la stabilità dei prezzi. Il prezzo di una qualsiasi moneta può essere espresso in tre modi diversi: rispetto ad un’altra moneta, sotto forma di tasso di cambio; rispetto a se stesso in un momento diverso del tempo, sotto forma di tasso di interesse; rispetto a beni e servizi prodotti, sotto forma di potere d’acquisto. Avere unificato le monete europee significa che il loro prezzo è diventato identico in tutte e tre le definizioni.
La BCE ha chiarito che per stabilità dei prezzi deve intendersi un tasso annuo di aumento dell’indice generale dei prezzi al consumo prossimo al 2%: l’esperienza del passato ha insegnato che un alto tasso di inflazione è di ostacolo alla crescita economica. D’altro canto, l’indice generale dei prezzi si è dimostrato difficile da misurare con precisione: alcuni studi hanno mostrato una sua sovrastima dell’1-2% su base annua. Quindi, se l’indice dei prezzi presentasse un aumento pari a zero, questo potrebbe essere sintomo di una fase di deflazione (diminuzione dei prezzi), un fenomeno negativo quanto se non più di un’alta inflazione. Per questo la BCE ha fissato l’obiettivo del 2% di inflazione annua.
La politica del cambio è materia che la BCE condivide con il governo, essendo parte della politica economica generale. A questo proposito bisogna distinguere due ipotesi: le relazioni di cambio dell’euro con le monete di altri paesi possono influenzare la politica interna ed estera.
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