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Economia - politica economica europea - Appunti Appunti scolastici Premium

Appunti di Economia sulla politica economica europea. nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: teoria del Mercato Unico, come costruire un grafico, la teoria dei vantaggi comparati, costi congiunturali, costi strutturali, sviluppo sostenibile e bilanciato, integrazione.

Esame di Politica Economica Europea docente Prof. P. Scienze Sociali

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- Tariffa Comune Esterna e politica commerciale comune,

- Eliminazione degli ostacoli alla libera circolazione dei fattori per la costruzione di un mercato unico,

- Politiche settoriali comuni nel settore dell’agricoltura e dei trasporti: quest’ultima mai attuata,

- Fair Competition nel mercato comune: garantire una competizione libera, ma regolata senza trovarsi in situazioni dove il

più forte è destinato a vincere,

- Coordinamento delle politiche economiche e contenimento degli squilibri delle bilance dei pagamenti: ciascun Paese

rinuncia alla sovranità sulla politica economica e lavorando sulle 3 componenti della domanda aggregata si spinge la

bilancia dei pagamenti in equilibrio,

- Armonizzazione delle legislazioni nazionali inerenti al mercato comune,

- Banca europea degli investimenti,

- Associazioni colonie ed ex-colonie: considerate territori d’oltremare, godono degli stessi diritti per favorire lo sviluppo

economico e sociale;

tale Trattato punta ad un’unione economica e monetaria completa.

Teoria dell’Unione Doganale: È lo smantellamento di ogni ostacolo alla libera circolazione delle merci, non prevede alcun dazio o

altra barriera al commercio tra Paesi membri e armonizza le politiche commerciali verso il resto del mondo, la ragione teorica che

ne sta alla base è il miglioramento dell’efficienza allocativa delle risorse produttive per generare un movimento verso posizioni di

first best, il rischio è rappresentato dal fatto che le risorse non si vanno ad allocare in modo efficiente, quindi si verifica un effetto

“trade diversional”, si ottiene un’Unione Doganale in linea con i principi del GATT quando essa crea commercio e quando provoca

una divisione dei flussi commerciali.

Unione Doganale che crea flussi commerciali:

Si tratta di un’analisi di equilibrio economico parziale e prende in considerazione un singolo settore produttivo, ove concorrono:

- produttori nazionali: rappresentati dalla curva di offerta Sx, inclinata positivamente poiché un aumento di P, comporta un

aumento di Q;

- consumatori nazionali: rappresentati dalla curva di domanda Dx, inclinata negativamente perché se si riduce P aumenta Q;

assunzione importante del grafico è che analizza il comportamento dei produttori e dei consumatori del Paese in un’economia aperta,

quindi la curva S1 rappresenta graficamente l’offerta mondiale del bene X, e inoltre che questo sia un piccolo consumatore, in una

situazione di CP, poiché i suoi livelli offerti e domandati sono modesti sulla scala mondiale, tali da non influenzare il prezzo

mondiale, ciò è rappresentato dalla curva S1, parallela all’asse delle ascisse e quindi perfettamente elastica; pertanto il punto di

equilibrio E è irrilevante, poiché rappresenta l’equilibrio in una situazione di autarchia; il fatto che il Paese operi in un’economia

aperta importa che produttori e consumatori nazionali si confrontano con il prezzo mondiale, formulando le oro decisioni in base a

questo; nel grafico in corrispondenza di questo la quantità offerta dai produttori interni è pari a 10, mentre la quantità domandata è

pari a 70, quindi le importazioni del Paese sono pari a 60; tale situazione prevede l’assenza di politiche protezionistiche.

Il protezionismo: Le sue ragioni possono essere:

- industria nascente,

- protezione della salute pubblica

- proteggere la bilancia dei pagamenti,

- ecc…

nel caso in questione il Paese lo realizza con l’imposizione di un dazio, ossia una tassa che grava su ogni unità di prodotto che si

vuole far entrare nel Paese, in il prezzo che vige su mercato di questo è dato dal prezzo di offerta dei produttori mondiali più il dazio

(S +T); l’effetto più immediato di ciò è, sul mercato interno, i:

1 - produttori: in base all’elasticità della curva di offerta rispetto al prezzo, possono salire lungo la loro curva fino a

Cma(prezzo) = Rma(curva di offerta),

- consumatori: produce l’effetto opposto,

per l’impatto sui consumatori occorre rifarsi al concetto di surplus del consumatore, ossia l’integrale che sta sotto la curva di

domanda e al di sopra del prezzo corrente, rappresenta il beneficio che il consumatore trae dalla differenza di quanto egli sarebbe

disposto a pagare la prima unità di prodotto e di quanto paga realmente, quindi a diminuzioni del prezzo conseguono aumenti del

surplus del consumatore e viceversa, perciò dopo l’imposizione di un dazio il consumatore perde una parte di surplus pari al trapezio

AGHB.

Effetti negativi del protezionismo: Essi sono:

- il danno che sostengono i consumatori interni per l’abbassamento del loro livello di benessere, con il conseguente danno

dei produttori mondiale che vendono meno sul mercato del dato Paesi,

- siccome occorre produrre fino al punto in cui Cma = Rma i produttori, dopo l’imposizione del dazio, dovranno muoversi

lungo la curva di offerta per produrre di più, ma se il sistema è in piena occupazione, per procurarsi i fattori produttivi

dovranno pagarli di più, spostandoli in una situazione d’impiego inefficiente, poiché pagati oltre il loro costo, che viene ora

rappresentato dal trapezio JCMVU, dove il triangolo JCM rappresenta il costo aggiuntivo che bisogna sostenere per lo

spostamento delle risorse; ma per i produttori, aumentando la loro produzione, aumenta anche il loro ricavo da 0AMU a

0GJU, creando per loro un beneficio pari all’area AGJC;

pertanto la caduta di benessere generale è rappresentata dal triangolo HNB, che individua il costo sociale del protezionismo, se in

tutti i settori si applicasse il protezionismo il triangolo HNB rappresenterebbe la perdita netta di benessere complessivo dell’intero

Paese; l’UD viene fatta con il Paese che può offrire il prodotto ad un prezzo più basso, quindi eliminando tutte le restrizioni si ritorna

alla posizione di partenza; per stabilire se c’è stato il movimento verso l’ottimo paretiano, bisogna verificare se si recuperano le

situazioni di inefficienza e la parte di benessere che era stata persa dai consumatori interni in seguito all’apposizione del dazio,

mentre, graficamente, si verifica se si riesce a recuperare i valori monetari pari ai triangoli JCM e NHB; una volta attuata l’unione

doganale si creano due flussi commerciali:

- il Paese in questione non produce più quantitativo 10-20, ma lo importa e tale quantitativo si configura come creazione di

commercio ed il segmento VU è creazione di commercio ed il triangolo JCM è il miglioramento di benessere,

- il prezzo spinge i consumatori a richiedere 70 unità del bene X, il che significa importare 20 unità aggiuntive dal Paese più

efficiente e rappresentano al seconda creazione di commercio, graficamente di commercio è rappresentata dal segmento

ZW, a questa seconda creazione di commercio si associa il triangolo NHB che è il recupero di benessere;

perciò a due creazioni di commercio corrispondono i due triangoli che rappresentano la creazione di benessere, per questo motivo

un’UD fatta con una Paese più efficiente è in armonia con il principio del GATT.

Unione doganale che provoca divisione nei flussi commerciali:

in questa UD viene aggiunto un Paese meno efficiente la cui curva di offerta è S , potendo notare che:

3

- prima si applicava una politica protezionistica verso tutti i Paesi, acquistando il prodotto, anche se gravato da dazio, da altri

che lo offrivano a prezzo più bassi,

- ora è acquistato dal Paese meno efficiente che è dentro l’UD, per cui non si aggiunge nessuna tassa, perciò prevale sul

commercio interno posizionandosi in una situazione di vantaggio rispetto a chi rimane fuori;

circa le aree di interesse:

- prima si compravano 30 unità al cui costo si aggiungeva il dazio,

- ora si acquista dal Paese meno efficiente a cui non si aggiunge nulla, ma dato che in tale situazione le importazioni sono di

45, le restanti 15:

- 5 unità: si comprano dal Paese meno efficiente, con una prima creazione di commercio

- 10 unità: si comprano dal Paese meno efficiente e corrispondono all’aumento dei consumi, con una seconda

creazione di commercio;

tutto ciò causa anche una divisione di commercio, ossia quel flusso commerciale spostato sul Paese meno efficiente, quindi per trade

divisional s’intende spostare i flussi commerciali in modo inefficiente, quindi l’aumento del costo d’importazione è rappresentato dal

1 1

triangolo J H MN, in termini di benessere:

1 1

- l’area JC J è il miglioramento di benessere dovuto al risparmio

1 1

- il triangolo H HB rappresenta il recupero di benessere dovuto all’UD col Paese meno efficiente;

la diversione di commercio ha aumentato il commercio e l’interscambio generando un aumento di benessere, inoltre i consumatori

1 1 1 1

consumano 10 unità in più, recuperando l’area H-H -B , ma la diversione ha generato un costo pari all’area J H MN che rappresenta

1 1 1 1 1

la perdita di benessere, poiché l’area J H MN è maggiore dell’area C J J + H-H -B; pertanto questa UD:

- non è compatibile con i principi del GATT,

- ha generato una perdita di benessere,

- ha peggiorato la situazione dei paesi che prima potevano importare,

ha peggiorato il benessere su scala mondiale.

-

UD e condizioni per creazioni di commercio e aumento di benessere:

la base del rettangolo BDHI rappresenta la perdita di benessere ed è funzione della:

- inclinazione delle curve,

- livello di protezionismo iniziale,

l’altezza dipende dal differenziale di prezzo di efficienza tra il Paese con cui si fa l’UD e quello che ne resta fuori, quanto più ampia è

1 3

la differenza tra S e S , più alto è il livello di inefficienza del Paese con cui si è fatta l’UD; nel caso in cui le dimensioni dei triangoli

acb e fde prevalessero sul rettangolo si avrebbe:

quindi l’altezza del triangolo di dipende dal:

- livello delle barriere doganali prima dell’UD, poiché maggiore è il livello di protezionismo prima, maggiore sarà il

benessere dopo, infatti con protezionismo pari al 200% l’area del peggioramento risulta minore della somme delle aree

degli aumenti di bnessere, 3 1

- se dopo l’UD si determina una TCE ridotta del 50% l’effetto sarebbe che S e S possono vendere entrambi il bene al Paese

2 allo stesso prezzo, quindi il consumatore dovrebbe scegliere da chi acquistare, se sceglie il Paese con cui si è fatta l’UD si

avrebbe un danno poiché le risorse produttive sono state allocate in maniere inefficiente, mentre se acquista dal mercato

estero si avrebbe un’efficiente allocazione delle risorse, lo Stato incasserebbe un’entrata tariffaria e si avvantaggerebbe

anche il produttore, scambiando con Paesi di maggiore efficienza, quindi si annulla l’effetto diversione e si crea

commercio, avendo una effetto netto positivo;

- l’integrazione europea si è mossa con un processo di allargamento progressivo, in modo da ottenendo solo creazione di

commercio e aumento del benessere;

- quanto più concorrenziali sono le economie, più aumentano le opportunità di specializzazione e creazione di commercio;

- più vicini geograficamente sono i Paesi, minore è l’impatto dei costi di trasporto sulla creazione di commercio,

- più forti erano le relazioni commerciali prima dell’UD e maggiori saranno gli effetti della rimozione delle barriere

tariffarie.

Effetti statici di un’UD: Può essere:

- positivo: risparmi in campo amministrativo, anche in caso di diversione

- negativo: se crea diversione si ha:

- riduzione del benessere,

- caduta della domanda d’importazioni,

- depressione dei prezzi,

- depressione della produzione interna,

- riduzione della capacità di esportazioni,

l’effetto netto della caduta delle esportazioni determina un miglioramento della ragione di scambio, ossia del rapporto:

Effetti dinamici connessi ad un’UD: Essi sono:

- aumento della concorrenza: i produttori di ogni Paese sono costretti a diventare più efficienti, generando 2 tipi di

concorrenze, fra:

- imprese: questa sfida inventiva a ricercare maggiori livelli di efficienza economica,

- sistemi territoriali: all’atto di entrare in un’UD, dovrà riorganizzarsi tutto il territorio,

- economie di scala: un’apertura consente un aggiustamento in termini di maggiori economie di scala,

- incentivi all’investimento: l’aumento delle dimensioni del mercato stimola le imprese a fare investimenti allo scopo di

migliorare l’efficienza;

ulteriori effetti possono classificarsi in:

- diretti immediati: riduzione dei costi di produzione legata o meno alla riduzione dei costi di distribuzione,

- diretti differiti: aumento di concorrenza ed economie di scala generano una riduzione dei margini di profitto e dei costi di

produzione, determinando effetti positivi anche sul consumatore, aggiungendovi anche effetti non di prezzo, che

interessano fattori diversi dal prezzo;

- indiretti dinamici: miglioramento dell’efficienza e della produzione, con cambiamenti nella competitività intra-CEE e

rispetto ai Paesi extra-CEE. Le fasi del processo di internazionalizzazione

Summit dell’Aja: Nel 1969 i Capi di Stato e Governo dei 6 Paesi membri della CEE vollero rilanciare il processo d’integrazione,

avviando l’istituzione di un’Unione economica, le 2 potenze più forti erano Francia e Germania, che puntarono su 3 linee d’azione:

- allargamento dell’UE,

- completamento del processo d’integrazione,

- approfondimento del processo d’integrazione;

con il processo di allargamento si passa da un’Europa a 6 ad una a 9, quando uno Stato entra nell’Unione c’è sempre una fase di

transizione in cui nascono protocolli d’intesa con i quali aggiustare i sistemi economici di tali Paesi; il processo di completamento

prevede 3 aspetti:

- creazione di risorse proprie: di cui la CEE non era fornita, ma che è stato necessario prevedere con:

- dazi doganali,

- prelievi variabili: si applicano sui prodotti agricoli calcolati come differenza tra un valore prestabilito e il

prezzo corrente, contribuendo a stabilizzare i prezzi dei prodotti importati e costituivano un’entrata nella misura

in cui su disponeva di un modesto grado di auto-approvvigionamento,

- percentuale IVA: gli Stati devono versare alle comunità le somme necessarie a coprire i costi eccedenti i dazi,

la percentuale sottratta non può essere superiore all’1% delle entrate IVA,

- aumento dei poteri del Parlamento: il suo unico reale potere è quello dell’approvazione del bilancio comunitario,

- armonizzazione dell’imposizione indiretta: diventa una fonte di entrata fissa nel modo in cui una quota dell’1% delle

entrate IVA deve andare alle casse comunitarie, mentre un’altra a completamento del fabbisogno scoperto di entrate in

merito all’approfondimento.

Tappe intermedie per la realizzazione dell’UEM: Esse sono:

- serpente monetario: fase di armonizzazione delle politiche di gestione dei tassi di cambio all’interno dei Paesi dell’Unione,

immaginando di andare verso l’UM, arrivando alla moneta unica e che ci sarà un momento in cui bisognerà arrivare a un

sistema di cambi fissi,

- Fondo europeo di cooperazione monetaria: per sostenere le banche nazionali,

- decisione del Consiglio   di realizzare un grado di convergenza nella Comunità,

- Fondo Regionale: per ridurre gli squilibri in molte regioni europee, introdotto per rispondere alle esigenze del Regno Unito.

- istituzione del Sistema Monetario Europeo e dell’ECU, che è un numerario di riferimento, ossia una moneta di riferimento

virtuale rispetto a cui si fissano le parità delle singole monete nazionali e il termine di riferimento per tutte le transazioni,

ciascuna moneta aveva un tasso di cambio di riferimento con questo numerario che diventava una sorta di moneta paniere e

succedeva che l’ECU acquistava un valore dovuto alle percentuali,

- secondo forte aumento dei prezzi del petrolio: generò una crisi economica che portò ad una caduta delle performance e del

benessere all’interno dell’UE, effetti dell’aumento:

- ristagno della produzione,

- forte disoccupazione,

- riduzione degli scambi commerciali mondiali.

SME e Atto Unico Europeo: Dal 1983 si registra un’inversione del ciclo economico che determina una ripresa delle iniziative per

rilanciare il processo d’integrazione europea, infatti:

- si fisso per il 1992 il completamento del MUE,

- nella strategia dell’UE furono introdotte nuove priorità,

- lancio del programma strategico per la ricerca e lo sviluppo della tecnologia informatica, ed anche del progetto RACE,

BRITE, EUREKA,

la cooperazione europea si spostò verso altre aree, ponendo l’accento sulle politiche che sappiano dare impulso alla competitività e

all’efficienza produttiva; nel campo della politica economica si realizza una crescente convergenza delle politiche macroeconomiche

verso valori omogenei, con attenzione all’inflazione e ai tassi di cambio, ponendo in essere:

- politiche monetarie restrittive: per non creare un’area di’integrazione economica con alta inflazione,

- stabilità dei tassi di cambio: per non giungere al punto finale con una moneta debole,

- riduzione del debito pubblico: secondo la teoria economica se la spesa pubblica è in disavanzo c’è un effetto spiazzamento

del debito pubblico che scoraggia gli investimenti,

- maggiore flessibilità nei mercati del lavoro.

Rilancio del processo di integrazione e il problema britannico: L’Inghilterra mise in evidenza il problema finanziario, in quanto

gli Stati partecipano pro-quota al bilancio comunitario attraverso:

- IVA

- dazi

- quota zucchero e prelievi agricoli,

uno dei principi base dell’integrazione è quello della solidarietà finanziaria, in quegli anni la spesa principale dell’UE era

rappresentata dall’agricoltura, quindi i paesi agricoli potevano beneficiare di maggiori sostegni a differenza dell’Inghilterra, che

perciò si opponeva a nuove iniziative di ampliamento della Comunità favorevoli alla sua fisionomia economica che richiedevano

nuove risorse di bilancio; la soluzione del “problema britannico” passava attraverso una decisione di tipo strutturale rispetto a:

- indennizzo dell’Inghilterra,

- risoluzione dell’impatto della PAC sulle spese del bilancio CEE,

solo a tali condizioni l’Inghilterra avrebbe accettato l’ampliamento delle entrate comunitarie.

Summit di Fontainbleau: È uno dei passaggi fondamentali del processo d’integrazione europea, furono apportate al Bilancio

Comunitario maggiori risorse finanziarie e prese nuove misure circa la spesa agricola comunitaria, il pacchetto che ne derivò vide un

accordo su una politica di controllo delle spese in tema di agricoltura, la creazione di risorse aggiuntive proprie per il Bilancio

Comunitario, passando all’1,4% del PIL, l’Inghilterra ebbe un indennizzo a copertura della differenza strutturale; nel ’92 il Rapporto

Cecchini, detto Il costo della Non Europa, quantificò gli effetti attesi della costruzione di un processo economico regionale:

- aumento del PIL: 4-5%

- riduzione dei prezzi: 6%

- aumento dell’occupazione: di 1,7 milioni

- riduzione del deficit: 2,25%

- riduzione del saldo commerciale: dell’1%.

Libro bianco di Delors

Venne varato al Consiglio D’Europa di Milano, dal titolo “Completamento del mercato interno”, dove

furono prese importanti decisioni tra cui:

- convocazione di una conferenza intergovernativa,

- prima riforma istituzionale: con l’estensione del voto a maggioranza,

l’obbiettivo fu quello di trovare una strada nuova sotto il profilo tecnico, ma cercare comunque di snellire le

procedure per l’approvazione delle decisioni, gli elementi chiave furono:

- stabilire le tappe del processo d’integrazione successive al 1985,

- 8 obbiettivi prioritari da raggiungere per la rimozione delle barriere non tariffarie,

- il principio del mutuo riconoscimento e dell’armonizzazione minima, in ambito di salute e sicurezza;

gli 8 obbiettivi fondamentali sono:

- eliminazione dei controlli effettuati alla frontiera,

- libertà di movimento e soggiorno per le persone e lavoratori specie dove vi erano sbalzi di

occupazione,

- definizione degli standard tecnici per l’applicazione del principio di mutuo riconoscimento,

- apertura di appalti pubblici a tutte le imprese dei Paesi membri,

- liberalizzazione dei servizi,

- liberalizzazione del mercato dei capitali,

- armonizzazione del diritto societario,

- armonizzazione delle politiche fiscali,

la realizzazione del mercato unico prevedeva quindi anche l’abolizione delle barriere non tariffarie, ossia

barriere:

- tecniche: considerate una garanzia per il consumatore e una regola per il produttore,

- fisiche: rappresentate dalla presenza delle dogane alla frontiera,

- fiscali: diversità di sistemi all’interno degli Stati, soprattutto per la tassazione indiretta, imposte sul

reddito e sul capitale;

- istituzionali: preferenza nazionale per le commesse pubbliche, aiuti statali, differenti legislazioni

societarie, etc…

Atto Unico Europeo (1986): Rappresenta la prima sostanziale modifica del Trattato di Roma, gli obbiettivi

sono:

- realizzare il MU,

- ridurre il deficit democratico,

- aumentare l’efficacia del Consiglio Europeo,

- tutto quanto era stato previsto nel Libro bianco di Delors diventa legge;

gli strumenti riguardano:

- per le materie inerenti la realizzazione del MU, il Consiglio vota a maggioranza qualificata,

- introduce la procedura la procedura di cooperazione e di parere conforme,

- istituisce nuove deleghe alla Commissione;

le conseguenze sono:

- la votazione a maggioranza qualificata velocizza le decisioni,

- salvaguardia della minoranze in Consiglio a garanzia della democrazia,

- solo dove la votazione è ancora all’unanimità i progressi sono scarsi, poiché le minoranze non hanno

voce in capitolo.

Pacchetto Delors – Summit di Bruxelles (1988): Si adottano misure per consentire il completamento del

MU, riguardanti:

- creazione di nuove risorse di bilancio,

- riforma della PAC,

- rafforzamento delle politiche redistributive per evitare un aumento degli squilibri,

- non vi sono stati altri ingressi prima del 1993, ad eccezione della Germania, poiché nel 1989 è

crollato il “Muro di Berlino”. Unione Economica e Monetaria

Trattato di Maastricht (1992): Gli obbiettivi fondamentali sono:

- sviluppo armonioso ed equilibrato: per evitare che potessero esistere delle differenze trai i Paesi membri

ed evitare che il MU possa essere fonte di lacerazioni interne tra i Paesi,

- crescita sostenibile: deve essere tale in termini ambientali, sociali ed etici,

- crescita non inflazionistica: è compito del Governo della BCE,

- alto grado di convergenza delle performance economiche: è fondamentale per tutti i governatori, e se

nel Trattato non ci fosse stato questo obbiettivo non si sarebbe creata un’Unione dirompente in tutti i

ampi economici, perciò al 1-01-1999 entreranno all’interno dell’UEM solo i Paesi in grado di

convergere intorno ad alcuni valori fondamentali;

le linee d’azione che consentono di raggiungere tali obbiettivi sono:

- instaurazione di un MU,

- UEM,

- Rafforzamento dell’integrazione economica,

- attribuzione di nuove aree di competenza,

- fissazione dei criteri di convergenza,

- consolidamento ed ampliamento di competenze.

Fasi dell’Unione Economica e Monetaria: Esse sono:

- prima (1990-1993): si dà avvio ad un progressivo avvicinamento alla moneta unica

- completa liberalizzazione dei movimenti di capitale,

- inclusione di tutte le valute nella fascia ristretta dell’ERM, con la quale la parità viene fissata e

la moneta può oscillare entro una certa banda di oscillazione, e consentiva di ridurre il margine

di libertà alla politica monetaria dei diversi Stati,

- avvio della convergenza economica attraverso programmi pluriennali da discutere nel contesto

globale.

- seconda (1994-1998): creazione dell’Istituto Monetario Europeo i di cui compiti sono:

- preparare la strada per la BCE che avrà potere in merito alla manovra del tasso di interesse,

- rafforzare il coordinamento delle politiche monetarie nazionali.

- terza (1999): Attraverso la quale si giungerà a:

- irrevocabile flessibilità dei tassi di cambio: si fissa in modo definitivo l’ammontare di una certa

valuta nazionale rispetto alla moneta unica,

- adozione di una valuta singola,

- creazione di un sistema europeo di Banche Centrali, di cui la BCE è il perno centrale.

Rafforzamento delle politiche già in atto (politiche comuni):

- politica estera e di sicurezza comune: affermazione di un’identità europea a livello internazionale e

predisposizione a lungo termine di una politica di difesa comune,

- rafforzare la tutela dei diritti dei cittadini di tutti gli Stati membri partecipanti attraverso

l’introduzione di una cittadinanza dell’Unione che fissi i diritti e le modalità in cui gli Stati devono

implementarli e realizzando una politica sociale comunitaria,

- settore giustizia e politica interna: s’intensifica la cooperazione tra gli Stati.

Attribuzione alla Comunità di nuove aree di competenza: Per


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in relazioni economiche internazionali
SSD:
A.A.: 2009-2010

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