Teoria del mercato unico
Il grafico evidenzia le conseguenze derivanti dalla libera circolazione del fattore lavoro e capitale, ipotizzando che il MU venga realizzato tra 2 Paesi. Le curve rappresentano il valore del prodotto marginale del capitale, inclinate negativamente perché all’aumentare delle dotazioni di capitale decresce il rendimento e data la sua remunerazione, il resto del PIL va agli altri fattori della produzione:
Paese 1
- Dotazione di capitale: 0A
- Remunerazione capitale: 0C
- Remunerazione capitalisti: rettangolo 0CGA
- Remunerazione altri fattori: triangolo CFG
- PIL totale: area 0FGA
Paese 2
- Dotazione di capitale: A0 1
- Remunerazione capitale: 0 H1
- Remunerazione capitalisti: rettangolo A0 HM1
- Remunerazione altri fattori: triangolo HMJ
- PIL totale: area JMA0 1
Attraverso il MU si consente al capitale di collocarsi dove la remunerazione è più conveniente, iniziando un flusso di K dal Paese 1 al 2, il di cui rendimento tenderà a decrescere fino al punto in cui sarà uguale a quello del Paese 1 e ciò accade nel punto E, che rappresenta l’equilibrio nella libera circolazione di capitale.
Costituito il MU, ai Paesi interesserà il PIL dell’intero MU, ossia l’integrale che si trova sotto le curve, per stabilire se il PIL dell’intero mercato è maggiore o minore della situazione precedente occorrerà confrontare il PIL che era prima nei 2 Paesi, facendo la differenza tra le rispettive aree e sarà data dal triangolo EMG, quindi esso sarà maggiore. La teoria economica afferma che se in uno dei 2 Paesi il tasso di remunerazione del capitale è maggiore, si avrà uno spostamento di capitale da un Paese all’altro, ma occorrerà verificare se il differenziale dei tassi d’interesse, ma anche il differenziale del tasso d’inflazione e il costo del lavoro, gli investimenti sono agevolati da un mercato del lavoro flessibile, quindi la crescita del PIL è vera a parità di condizioni degli altri fattori.
La fuga di capitali dal Paese 1 al 2 ha assottigliato la remunerazione dei lavoratori e detentori di terra, quindi che la liberalizzazione dei movimenti di capitale c’è una resistenza sociale, pertanto il punto 3 del “pacchetto Delors” riguarda l’incentivazione delle politiche redistributive.
Analizzando il grafico si può desumere chi goda dell’aumento del PIL:
- I lavoratori del Paese 2 poiché con il nuovo capitale aumenta la produttività di tale fattore, di conseguenza l’incremento netto dei capitalisti viene ad essere EMR, sempre vero a parità di condizioni
- Ai capitalisti del Paese 1 che ora guadagnano 0NRA
Quindi il MU ha generato anche una diversa allocazione del benessere tra fattori della produzione e strati sociali. Pertanto vi sono alcuni punti fermi:
- I fattori della produzione tenderebbero ad un miglioramento del benessere
- Con lo spostamento dei fattori ci possono essere strati sociali e sistemi territoriali che perdono competitività, capitali e i migliori lavoratori
L’UE ha messo in atto politiche finalizzate al rafforzamento della coesione economica e sociale tra i vari membri ed ad evitare comportamenti scorretti da parte di alcuni.
Come costruire il grafico
I passaggi sono:
- Tracciare gli assi contrapposti
- Sull’asse delle ascisse mettere il fattore
- Indicare sull’asse delle ordinate di sinistra il Paese 1 e su quello di destra il Paese 2, ed anche il valore del PMK
- Intersecare l’asse delle ordinate di sin. in un punto qualunque e disegnare la prima curva di domanda del Paese 1, spiegando cosa rappresenta
- Fare la stessa operazione sull’altro grafico
- Una volta intersecate dire che tale grafico rappresenta 2 paesi che vogliono creare un mercato unico e sono chiusi al resto del mondo, la cui dotazione complessiva di K è data dalla somma della dotazione dei Paesi
- Scegliere un punto sull’asse delle ascisse che è sul lato destro del punto d’incontro
- Posto 0A, rappresenta la dotazione di K del Paese 1, che ha un’altissima dotazione, contrariamente al Paese 2
- Per determinare il tasso di remunerazione del capitale 1, partire dal punto scelto, tracciare la perpendicolare fino ad intersecare la curva nel punto più basso (G)
- Segnato G tirare la parallela fino all’asse delle ordinate per misurare il rendimento del capitale del Paese 2
- Tale dotazione di capitale proiettata sulla curva interseca il punto G, che proiettato sull’asse della ordinate identifica il punto C, quindi 0C è la remunerazione di K nel Paese 1
- Stabilita la remunerazione di K, prendere tutta la dotazione di 1 (0A) e moltiplicarla per 0C ottenendo il rettangolo AGC0 che rappresenta la remunerazione dei capitalisti, mentre il triangolo CFG è la remunerazione del resto dei fattori, e 0FGA è il PIL del Paese 1 prima del MU
- Il Paese 2, con dotazione di K modesta, proiettata sulla curva interseca il punto M, che proiettata sull’asse delle ordinate dice che nel Paese 2 il punto 0 H rappresenta la remunerazione del K del Paese 2
- Moltiplicando la dotazione A0 per 0 H si avrà il rettangolo HMA0 che rappresenta la remunerazione dei capitalisti nel Paese 2, mentre il triangolo JHM quella degli altri fattori, infine JMA0 rappresenta il PIL prima del MU nel Paese 2
Questo è il momento in cui occorre parlare dell’implicazione di un MU.
Politica economica europea
È una politica di integrazione economica, ad essa collegate ci sono la:
- Politica di coesione economica e sociale
- Politica di attenzione alle tematiche ambientali
- Globalizzazione
- Politica di cooperazione allo sviluppo dei PVS
Un Paese sovrano nel portare avanti la sua politica ha una serie di obiettivi; con integrazione s’intende che più Paesi, per raggiungere gli stessi obiettivi, sono convinti che siano meglio raggiungibili collaborando e valorizzando alcune tematiche fondamentali. Un Paese, convinto che la globalizzazione sia la strada giusta per raggiungere e ridistribuire meglio nel mondo alcuni benefici e consapevole dei rischi che l’integrazione può comportare, può iniziare una politica di coesione economica e sociale, che comporta 2 obiettivi, con riguardo a:
- Paesi: tenere coesi gli stessi
- Regioni: bisogna far sì che convergano verso il livello ottimale di reddito medio, basando l’azione dei fondi strumentali su quelle più lontane da tale reddito
La teoria dei vantaggi comparati: Se c’è una divisione internazionale del lavoro e delle competenze, la produzione di beni i cui vantaggi comparati sono maggiori, contribuisce al benessere complessivo. Quando vi è un’integrazione tra più Paesi, ognuno allarga l’area all’interno della quale può migliorare il proprio benessere. Quando poi giungerà al punto di saturazione, inizierà la ricerca di nuovi mercati solvibili, affinché possa mantenere, nel lungo periodo, una possibilità di crescita economica deve essere consapevole che non è possibile sfruttare le risorse ambientali fino al punto in cui il proprio sviluppo venga bloccato dal fatto che l’ambiente non sarà più in grado di sostenere tali potenzialità.
Con il consolidarsi di un processo d’integrazione i governi nazionali sono passati da una situazione dove, stando alla curva di Phillips, ognuno, quando è sovrano, sceglie un proprio percorso per raggiungere il livello di piena occupazione. Mentre con il passaggio all’UM, viene sottratto l’ultimo grado di libertà nella politica economica di un Paese.
Gli obiettivi fondamentali della PEE sono:
- Aumento del benessere
- Ottimo paretiano
Esistono diversi indicatori del livello di benessere di un paese:
- PIL/procapite: indicatore della ricchezza prodotta in un Paese, imputabile a ciascun abitante
- Sviluppo umano: indica la ricchezza in termini materiali
- Sviluppo economico sostenibile: occorre verificare se l’aumento della ricchezza di un Paese si sostenibile nel tempo, l’impatto ambientale, la sostenibilità sociale e territoriale
La PEE ha l’obiettivo dell’aumento del benessere e anche dello sviluppo economico sostenibile. In base alla teoria dei vantaggi comparati, il primo passaggio in un processo d’integrazione deve essere fare in modo che le risorse si possano localizzare dov’è più alta la specializzazione produttiva. Ciò viene consentito dalla libera circolazione dei beni e dei servizi.
La teoria dell’UD spiega che l’Unione Doganale ottiene un movimento verso l’efficienza allocativa, ma non sufficiente a consentire che i prodotti all’interno del territorio si specializzino nel settore con più alti vantaggi competitivi. Quando i Paesi iniziano ad integrarsi, valuteranno la necessità del passaggio successivo, ossia il Mercato Unico. Ma se ogni Paese resta libero di scegliere la propria politica monetaria, si avrebbe un’utilizzazione distorta dei vantaggi, non procedendo verso il massimo livello di benessere, e si dovrà quindi procedere verso il successivo passaggio, ossia l’Unione Monetaria, attribuendo poi ad un’entità soprannazionale il controllo della politica di bilancio; oggi l’UE non ha ancora compiuto tale passo, ma vi sono paletti affinché la gestione di tale politica dei governi nazionali, non si discosti dagli obiettivi congiunti dei vari paesi. Un Paese, quindi, rinuncia a parte della sua sovranità poiché considera la sommatoria dei benefici derivanti da tale delega complessivamente più ampia dei costi.
Costi congiunturali
Sono determinati dall’integrazione regionale, e pongono il problema dell’impatto di breve periodo sul fattore lavoro, poiché entrare con più forza in alcuni settori, uscendo da quelli tradizionali, impone ai lavoratori o una disoccupazione funzionale o una riqualificazione. Tale effetto deve essere affrontato con una politica adeguata. Altro problema è quello del fattore capitale, per cui l’attuazione del mercato comune, con un Paese più competitivo, comporterà una competizione che renderà obsoleti i capitali investiti, imponendone quindi la riconversione, provocando così una perdita di competitività nella fase di assestamento. Tale fase congiunturale richiede una politica di stabilizzazione all’interno della PEE, approntando degli stabilizzatori economici capaci di farsi carico del passaggio, senza frenare lo sviluppo.
Costi strutturali
- Riallocazione delle attività economiche: ogni Paese deve riallocare le risorse produttive soltanto nei settori dove è messo in competizione con altri senza protezionismo
- Cambiamenti nella composizione settoriale in un sistema economico e gruppi di lavoratori connessi: la vasta gamma di prodotti è un vantaggio per il consumatore però nel mercato europeo il consumatore si trova in una situazione di asimmetria informativa, poiché non è perfettamente concorrenziale e il consumatore che si trova in un mercato vastissimo può non essere messo in condizione di avere una perfetta conoscenza dei processi produttivi
- Riflessi sui consumatori: la concorrenza spinge i consumatori a cercare prodotti a basso prezzo e quindi la concorrenza si fonda sul prezzo più basso che nasconde un abbassamento del livello di qualità, di conseguenza la competizione può non avvantaggiare l’utilizzatore finale
La strategia dell’UE persegue il miglioramento del benessere tramite l’integrazione economica regionale, attraverso una politica di stabilizzazione e di ridistribuzione affinché non venga bloccato il processo di integrazione europea. La politica economica deve perseguire l’aumento del benessere stabilizzando l’economia, ossia mantenendo una stabilità monetaria, controllando i prezzi, e far crescere il reddito nazionale per arrivare ad una crescita reale che porti ad una redistribuzione equa nel rispetto dei diversi detentori del reddito. Inoltre, tale obiettivo dell’UE diventerà uno sviluppo sostenibile e bilanciato, ossia cercando di portare insieme tutte le componenti, quindi classi sociali, regioni e Paesi.
Sviluppo sostenibile e bilanciato
Consiste in un progresso bilanciato ad UD e UEM e dev’essere:
- Economicamente valido
- Socialmente equo
- Compatibile con l’ambiente
La sostenibilità può essere:
- Economica dello sviluppo: l’integrazione mira all’aumento del benessere attraverso un miglioramento dell’efficienza allocativa delle risorse in un contesto di crescita stabile, l’efficienza si raggiunge attraverso il MU, mentre la stabilità attraverso politiche macro e monetarie, quindi nel tempo deve mantenersi un flusso adeguato di capitali per mantenere la capacità produttiva tale da far crescere il sistema
- Sociale: è quello che mantiene la società coesa e capace di sostenere i suoi membri nel collaborare per raggiungere obiettivi comuni, parallelamente al sostenimento dei bisogni individuali, mentre l’equità si raggiunge mediante politiche ridistributive
- Ambientale: sostenibilità a livello ambientale vuol dire usare le risorse:
- Rinnovabili: su livelli che ne consentano la rigenerazione, mantenendo l’equilibrio degli ecosistemi
- Non rinnovabili: ad un livello che consenta di sviluppare alternative rinnovabili
- Regolare le emissioni di rifiuti: su livelli che consentano il completo assorbimento all’interno dei cicli naturali in modo che sia sempre disponibile anche per le generazioni future
Integrazione
Ricercare il maggiore grado di efficienza allocativa in un quadro di stabilità, equità, eco-compatibilità; il processo d’integrazione regionale si articola in 4 ambiti:
- Spazio economico e sociale: le risorse devono collocarsi in una dimensione più ampia possibile, dove sono maggiori i vantaggi competitivi
- Integrazione tra Paesi: è necessario che al processo partecipi un numero crescente di Paesi, aumentando lo spazio economico e sociale
- Integrazione istituzionali: è necessario che i poteri decisionali siano trasferiti in capo ad organismi sovrannazionali che devono essere flessibili per consentire ingresso e nascita di nuove istituzioni
- Dotazione di risorse finanziarie: con l’aumento dei Paesi membri è necessario aumentare la dotazione finanziaria
Lo spazio economico e sociale deve essere in linea con lo sviluppo sostenibile e gli strumenti di cui si serve l’UE sono:
- Efficienza: bisogna fare in modo che ogni Paese si specializzi dove più alti sono i vantaggi competitivi e ciò è possibile solo con la costituzione di un Mercato Unico dove il consumatore diviene un consumatore comunitario che ha a disposizione un mercato unico aperto per cui l’impresa specializzandosi avrà maggiori possibilità di essere efficiente e vendere al più basso prezzo possibile
- Stabilità: perché la crescita del benessere va raggiunta in una condizione di stabilità economica e per far ciò l’UE deve dotarsi di una serie di strumenti di politica economica che consentano il controllo della stabilità e della crescita
- Politiche macro-economiche e monetarie: bisogna mettere insieme la politica commerciale, gli strumenti del protezionismo, la politica di bilancio, che se gestiti insieme e integrati con altre politiche possono condurre ad una maggiore efficienza