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ECONOMIA POLITICA E DEL LAVORO

INTRODUZIONE: microeconomia, macroeconomia, politica economica e economia politica

La materia economica può essere ripartita in 2 grandi ambiti: la microeconomia e la macroeconomia.

Microeconomia:

• studia il funzionamento dei mercati: esistono varie tipologie di mercato con esito differente per i 2

soggetti principali della microeconomia (singolo consumatore/famiglia e impresa);

• →dimensione

si focalizza sul comportamento/scelte del singolo soggetto individuale

In Italia 60 milioni di persone svolgono attività di consumo. Il bene di consumo esaurisce la sua funzione/ruolo

invece, incrementa l’utilità. Si sottovaluta l’importanza

quando soddisfa un bisogno. Il bene di investimento,

delle scelte di consumo: determinano la produzione del bene/condizionano le scelte dei produttori. Sono quindi

→sovranità

fondamentali del consumatore.

L’imprenditore governa il lato dell’offerta, decide le scelte produttive. In totale, con diversa importanza, le

imprese italiane/imprenditori sono 5 milioni. Il nucleo più importante è costituito da 30mila imprese che

esportano prodotti del settore tessile, abbigliamento, calzature, alimentare, mobiliare. I settori tradizionali

dell’economia italiano non sono tecnologici.

Macroeconomia:

• studia le grandezze aggregate/economiche riferite alla collettività

Esempio: il PIL misura la ricchezza prodotta in un anno in un paese. Nel 2019 il PIL mondiale era di 84mila

miliardi di dollari. I paesi più ricchi decidono le sorti economiche della collettività: USA (1/4 della ricchezza

mondiale), Unione Europea (composta da 27 paesi, tra i quali il più ricco è la Germania), Cina. I paesi del G7

(producono l’80% della ricchezza) stipulano accordi per le scelte economico-finanziarie.

Asse economico di riferimento: Inghilterra, USA, Cina (gigante demografico, 6,7% tasso di crescita annuo,

cioè il doppio degli USA).

Altri esempi: tasso di disoccupazione, tasso di inflazione (misura l’andamento generale del costo della vita),

→Lussemburgo, Svizzera, l’Irlanda supera tutti i paesi

PIL pro capite (tenore di vita medio; PIL/n. abitanti

europei ed è centro di multinazionali, Cina.

La macroeconomia nasce con KEYNES (‘800), definito l’inventore della macroeconomia e delle sue

teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta.

grandezze fondamentali, e la sua Keynes

reinterpreta la crisi economica americana del 1929 (crollo della borsa di Wall Street) con una diversa

impostazione economica. La nuova teoria economica è nata con l’intenzione di ridurre la disoccupazione.

Negli anni ‘30 sono state elaborate le politiche Keynesiane.

Politica economica: insieme degli strumenti che lo Stato ha disposizione per incentivare/influenzare le

relazioni economiche. Il termine “politica” fa riferimento alla dimensione pubblica (=si occupa di

problematiche che riguardano la collettività).

Economia politica: teoria positiva, atteggiamento naturalistico. Spiega i fenomeni economici così come sono.

L’intervento statale è minimo e i singoli agiscono senza interferenze dello stato. Ad esempio, il prezzo è

determinato da variabili oggettive e soggettive.

Quando nasce l’economia politica? La prima riflessione sulle risorse e ricchezza. ADAM SMITH (seconda

metà del ‘700), Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni (1776). Spiegazione del valore

valore d’uso

di scambio dei beni (=prezzo), distinguendolo dal (=utilità, dimensione etica), che non ha alcuna

rilevanza in economia. L’economia non è più studiata in ambito morale. Non ci si domanda più se il prezzo è

“giusto” perché esso è determinato da due forze, cioè la domanda e l’offerta.

San Tommaso (Medioevo): il mezzo di scambio economico/prezzo doveva essere caratterizzato da un

requisito etico, cioè l’equità. La teologia è contraria e considera ingiusto il tasso d’interesse (=compenso per

il tempo che passa, sorge nelle operazioni di debito/credito). Ratio: il tempo è di Dio. Nella finanza islamica

ancora oggi è proibito.

MICROECONOMIA

LA TEORIA DELLA DOMANDA DEL CONSUMATORE: UTILITA’

Curva della domanda: relazione inversa tra prezzo (=sacrificio monetario massico che il consumatore è

disposto a pagare) e quantità.

• Se il prezzo di un bene è basso, la quantità venduta di quest’ultimo è alta, e viceversa.

La teoria della domanda del consumatore permette di comprendere come mai

PREZZO la curva abbia questo andamento.

Consumo: atto economico che permette di soddisfare un bisogno

L’economia positiva era caratterizzata dall’autoconsumo; quella moderna dallo

scambio: i bisogni sono soddisfatti attraverso gli altri.

QUANTITA’

Principio della divisione/specializzazione del lavoro (già in rilievo con Smith): suddividere il lavoro in

piccole parti aumenta la produttività.

La cooperazione monetaria è alla base del mercato.

I consumatori sono sottoposti a 2 forze:

1. Il desiderio di soddisfare un bisogno

I vincoli economici (prezzo del bene, reddito del consumatore). L’economia esiste perché le risorse

2. sono scarse. momento d’equilibrio tra queste forze che spingono l’azione del consumatore in senso

Scelta del consumo:

opposto.

Per soddisfare i propri bisogni l’individuo deve procurarsi determinate quantità di beni economici, mediante

qualche rinuncia o costo. Deve distribuire le proprie risorse fra i vari beni in modo che la somma delle utilità

totali sia al più elevato livello raggiungibile. Ogni bene economico presenta per il soggetto un grado iniziale

d’utilità, in relazione alle intensità iniziali dei bisogni che è in grado di soddisfare; ne segue che le dosi

successive di ciascun bene hanno un grado di utilità decrescente.

Teoria dell’utilità economica: nel pensiero economico classico il valore del bene è determinato dalla quantità

di ore di lavoro necessario a produrlo. Gli studio della Scuola Neoclassica (XIX sec.) specificano che il tale

valore dipenda dall’utilità assegnata dal soggetto a quel bene/servizio in virtù della sua attitudine a soddisfare

un bisogno.

Regola dei bisogni saziabili: il bisogno decresce all’aumentare delle disponibilità dei mezzi adatti a soddisfarlo.

In termini economici la soddisfazione è l’utilità, ovvero la capacità di un bene di soddisfare un determinato

bisogno.

Definizione di utilità: si identifica il concetto di utilità con la soddisfazione, dal momento che l’utilità è

l’attitudine reale o presunta di un bene o di un servizio a soddisfare determinati bisogni. Non rappresenta

una qualità intrinseca al bene, ma nasce dal rapporto di dipendenza/necessità che l’individuo ha con quel

bene.

Ogni dose/quantità del bene è utile a lenire una parte del bisogno e assume la valenza misurata dal grado di

bisogno che essa va ad annullare.

Utilità dosale: utilità di ogni dose di un bene (è decrescente all’aumentare della quantità disponibile del

bene). Utilità totale: somma delle singole utilità dosali. Utilità iniziale e marginale: utilità della prima e

dell’ultima dose. Utilità marginale ponderata: utilità marginale rapportata al prezzo del bene.

Utilità totale. L’evidenza empirica indica che incrementando le quantità disponibili di un bene aumenta la

soddisfazione complessiva che si ricava da esso. L’utilità totale è crescente al crescere della quantità del bene

a disposizione, ma questa regola non vale all’infinito, sussistendo la saturazione del bisogno. Punto di

saturazione: soglia oltre la quale la disponibilità del bene crea più svantaggio che vantaggio. Se il bisogno

→l’utilità

viene totalmente soddisfatto, un’ulteriore dose può arrecare un danno totale cresce all’aumentare

delle dosi di un bene, ma quando il bisogno viene completamente soddisfatto l’utilità è massima e ulteriori

dosi acquisite la farebbero decrescere.

L’utilità totale aumenta con un saggio di variazione sempre minore, intendendo con quest’ultimo il rapporto

fra l’incremento di utilità totale e l’aumento del bene (rapporto fra l’altezza e la base degli scalini considerati).

Il ritmo di variazione è espresso dai diversi saggi di variazione misurati in corrispondenza di ciascun

incremento della variabile da cui il fenomeno dipende.

S: punto di saturazione ci stufiamo di consumare quantità dello stesso bene.

UTILITA’

TOTALE Raggiunta l’utilità massima tende a diminuire.

Forma concava: funzione crescente della quantità consumata

*L’utilità totale aumenta in maniera sempre più piccola. L’incremento

di utilità (ΔU) tende a diminuire: nell’asse delle le rette distano l’una

x

dall’altra alla stessa distanza (2 cm); nell’asse delle y la loro distanza è

QUANTITA’ CONSUMATA via via sempre più piccola.

UTILITA’ Utilità marginale/incrementale è l’incremento dell’utilità. E’

MARGINALE L’utilità marginale può

caratterizzata da un aumento decrescente.

essere positiva, nulla o negativa.

QUANTITA’ CONSUMATA

Il ragionamento è inverso per l’utilità marginale: questa varia in relazione inversa al quantitativo disponibile

del bene (quanto maggiore è la quantità disponibile del bene, tanto minore è l'utilità marginale). L'utilità

marginale è funzione decrescente della quantità di bene ed è ricavata dalla funzione dell'utilità totale. Prima

legge di Gossen: al crescere della quantità del bene a disposizione, l'utilità marginale decresce.

L'utilità marginale è definita come la differenza tra le due utilità totali, rapportata alla variazione della quantità

del bene. ()

′ → numeratore: aumento dell’utilità totale; denominatore: incremento

()

= quantitativo del bene

′ ′

() ()

> 0

: derivata prima maggiore; utilità marginale. solo quando la derivata prima è positiva. La

derivata seconda è sempre negativa (funzione concava).

A tale impostazione, nel corso del tempo, sono mosse delle critiche. L'utilità marginale non sempre è

decrescente (economia dei beni artistico-letterali/musicali). Inoltre, i beni non sono sempre divisibili, quindi

è difficile misurarne l'utilità dosale. d’utilità

L'utilità marginale definita come l'incremento che deriva da una piccola variazione di quantità.

Esiste una stretta relazione tra l'utilità totale e marginale: per trovare il massimo d'utilità è necessario osservare

→ogni

l'utilità marginale perché atto economico è un atto di scelta e nella scelta la prima cosa che teniamo in

considerazione è l'utilità marginale (=funzione decrescente della quantità).

L'economia è basata sulla psicologia. L'utilità non è una grandezza oggettiva e fisica. Ognuno di noi ha una

L’utilità è

scala di utilità. una grandezza soggettiva (= appartiene alla sfera personale).

L'utilità non è una proprietà fisica dei beni, ma una grandezza soggettiva e psicologica, per cui non è possibile

misurarla. Il consumatore sceglie di confrontare diverse scelte alternative di consumo, esprimendo delle

preferenze, cioè compiendo una scelta precisa.

Zona in cui U’ è superiore al prezzo: zona d’acquisto

1. (=compro

UTILITA’ maggiori quantità del bene)

MARGINALE 2. Zona in cui riduco il consumo

3. Il punto di divisione è quello in cui stabilisco la mia scelta (=scelta

PREZZO ottima)

QUANTITA’

1 2

Prezzo: sacrificio monetario connesso ad una scelta. Valore di scambio in termini di moneta (=misura il valore

dei beni).

In economia profonda influenza della filosofia utilitaristica: ciascuno di noi cerca di massimizzare il suo

interesse tenendo conto del vantaggio e dei costi. Ogni azione provoca un'utile ma è necessario un costo.

Se il prezzo diminuisce, si verifica un aumento del consumo (= maggiore

UTILITA’ zona d'acquisto)

MARGINALE Prezzo

QUANTITA’

1 2

L'utilità marginale spiega il paradosso dell'acqua e del diamante di Adam Smith: l'acqua, elemento

fondamentale della vita, ha un costo così basso, mentre i diamanti, oggetti inutili, raggiungono prezzi

→l’acqua è

elevatissimi abbondante e l'utilità marginale del consumo dell'ultima quantità di acqua è

bassissima.

FUNZIONE D’UTILITA’

La dipende da tanti beni

U = f (x, y, z) Restringiamo lo studio a 2 beni: U = f (x, y) → +

Vincolo di bilancio: somma della spesa per il bene x più quella per il bene y R =

Il reddito, quindi, è uguale al prezzo del bene x moltiplicato per x + il prezzo del bene y moltiplicato per y. Il

reddito e i prezzi sono un dato ESOGENO (il soggetto non può modificarli).

GRAFICO DEL VINCOLO DI BILANCIO

Se il reddito è noto, l’equazione è una RETTA.

BENE Y →x

y = 25 D Esempio: 100 = 2x + 4y = 50; y = 25

A Il vincolo di bilancio dipende dal reddito e dal prezzo

C

B BENE X

x = 50

Ogni punto interno al triangolo rappresenta una certa combinazione di beni che posso comprare senza esaurire

tutto il reddito.

Nei punti sulla retta (C) il consumatore acquista combinazioni di beni esaurendo tutto il suo reddito. Il punto

D è al di fuori dell’insieme delle possibilità.

Il vincolo di bilancio suddivide il quadrante in tre parti:

• insieme dei beni che posso comprare (A, B)

• insieme dei beni che posso comprare ma che esauriscono reddito (C)

• insieme dei beni che non posso comprare (D)

Linea di bilancio del consumatore: retta che rappresenta tutte le combinazioni possibili tra i due beni che il

consumatore può acquistare a determinati prezzi, spendendo interamente il proprio reddito. I punti

localizzati a destra della retta rappresentano combinazioni di bene che eccedono le possibilità finanziarie del

consumatore; i punti a sinistra, cioè interni all'area individuata dagli assi e dalla linea di bilancio, esprimono

combinazioni possibili che non comportano l'intero utilizzo del reddito disponibile. Diviene importante

individuare la combinazione di beni sulla linea di bilancio che esprime il maggior livello di utilità per il

consumatore. → →

Se il prezzo di x raddoppia: 100 = 4x + 4y y = 25; x = 25 il vincolo di bilancio si restringe

Bene y 1: y = 25; x = 50

2: y = 25; x = 25

2 1 Bene x

• Se il prezzo aumenta, diminuiscono le possibilità d'acquisto e il grafico ruota all'interno

• Se il prezzo si riduce, ruota all'esterno

• varia la pendenza del grafico

→ →

Se il reddito raddoppia: 200 = 2x + 4 y = 50; x = 100 il vincolo di bilancio si sposta in maniera parallela

→movimenti

a sé stesso paralleli derivano da variazione del reddito

Bene y 1: y = 50; x = 100

2: y = 25; x = 50

1

2 Bene x

EQUAZIONE GENERALE DEL VINCOLO DI BILANCIO

= ( )(y) - Sei prezzi aumentano della stessa proporzione in cui aumenta il reddito, il vincolo di

bilancio non cambia (proprietà di neutralità).

= saggio marginale di trasformazione indica come il mercato trasforma un bene in un altro.

U = f (x, y) il grafico di una funzione con due variabili è caratterizzato da tre dimensioni (lunghezza,

L’utilità è la variabile in

larghezza, altezza). altezza.

GRAFICO DELLE CURVE DI LIVELLO

Mappa delle curve di livello:

• Piani che sezionano la superficie U = f (x, y) proiettati sul piano x, y

• Chiamate anche curve d'indifferenza perché tutte le combinazioni dei beni sulla

→su

curva danno la stessa utilità ogni curva il livello di utilità totale è costante

• Esempio: U = (x)(y) curve di indifferenza che passano per A (3;4)

Utilità paniere A: U = 3X4 = 12 tutti i panieri danno U = 12

12 = (x)(y) →curve

y = 12 : x (iperbole equilatera) di indifferenza

Quando il consumatore manifesta indifferenza nei confronti di alcune combinazioni di beni, gli attribuisce la

medesima utilità. Unendo i punti che rappresentano combinazioni di beni il cui livello di utilità totale

complessiva è il medesimo, si ottiene una curva di indifferenza. La curva di indifferenza è il luogo geometrico

dei punti rappresentativi delle diverse combinazioni di due beni in grado di procurare al consumatore la

medesima soddisfazione (utilità totale complessiva). Quanto più una curva di indifferenza si allontana

dall'origine, tanto maggiore risulta l'utilità delle combinazioni di beni che essa rappresenta.

La curva ha pendenza negativa in quanto la rinuncia ad una certa quantità di uno dei due beni deve essere

compensata dall'acquisizione di una certa quantità dell'altro bene, affinché il livello di soddisfazione resti

identico. La natura delle curve di indifferenza è tale per cui non si intersecano mai.

La scelta del consumatore. Il consumatore tende a ottenere la massima soddisfazione dei suoi bisogni e

quindi a conseguire il ma

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DanielaCaldon16 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Pomini Mario.
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