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1. Questa affermazione è falsa dal momento che l’impresa monopolista

massimizza il profitto quando il prezzo è più elevato del CMa, in quanto

maggiori quantità di prodotto possono essere vendute solo a prezzi unitari

decrescenti; quindi al contrario di quanto avviene nella concorrenza perfetta,

dove abbiamo P=CMa, in questo caso P>CMa. Questo avviene perché il

monopolio è una forma di mercato dove un unico venditore offre un prodotto

o un servizio per il quale non esistono sostituti; il monopolista può variare il

prezzo del prodotto, è “price maker”, e quindi, senza perdere clienti proprio

perché tale prodotto non è offerto da nessun altro, sceglie i livelli di prezzo o

di output che massimizzano il suo profitto. Il ricavo marginale non è dunque

uguale al prezzo, ma è anche esso decrescente. Inoltre un aumento delle

vendite comporta una diminuzione del prezzo non solo per l’ultima unità

venduta, ma anche per quelle che avevano un prezzo più alto; ne segue che

il ricavo marginale decresce più rapidamente del prezzo. L’impresa

raggiunge l’equilibrio quando CMa e RMa sono uguali, con CMa < P. se il

RMa fosse inferiore al CMa all’impresa converrebbe ridurre la produzione in

quanto la riduzione di ricavo sarebbe compensata dal risparmio sui costi

marginali di produzione. Nel breve periodo l’extraprofitto sarà individuato

dal rettangolo PABC in cui il punto di incontro tra RMa e CMa indica la

quantità di prodotto che consente il profitto massimo a cui corrisponde un

prezzo e un profitto dato dalla formula π= Q(P-CMe). Nel lungo periodo la

situazione non cambia, anche se il punto di equilibrio dell’impresa non è

Pareto ottimale, in quanto in quel punto BMaS e CMaS sono diversi (il

monopolio è infatti un esempio di fallimento di mercato). In corrispondenza

del punto che garantisce all’impresa il massimo profitto il BMaS, che coincide

con la curva di domanda, è maggiore del CMaS, che coincide con la curva del

costo marginale. In quel punto infatti il prezzo di mercato è maggiore del

prezzo ombra e la quantità prodotta dal monopolista è minore della quantità

pareto ottimale. L’allocazione pareto ottimale sarebbe un’ altra, che però

non verrebbe mai scelta dal monopolista in quanto non gli permetterebbe di

ottenere extraprofitti. Egli non cambierà mai la sua scelta a meno che non

sia invogliato a farlo, il che può avvenire in diversi modi 1) consumatori e

impresa potrebbero fare un contratto con il quale i primi si impegnano a

tassarsi con il fine di far ottenere all’impresa un somma pari al profitto che

otterrebbe se vendesse la merce al prezzo di partenza. Questa soluzione di

mercato non è reale sia perché far accordare i “tanti” e “piccoli” consumatori

risulterebbe alquanto complicato, sia a causa del fenomeno del free riding;

2) lo Stato potrebbe vietare il formarsi di monopoli, oppure imporre che la

merce non possa essere venduta a un prezzo superiore al prezzo ombra

oppure potrebbe nazionalizzare l’impresa e vendere il prodotto al prezzo

ombra. Tutte queste ipotesi sono teoricamente possibili, ma la loro

realizzazione incontra numerosi problemi.

Illustrare le caratteristiche dell'oligopolio e spiegare cosa si intende per

interdipendenza strategica.

2. L’oligopolio è una forma di mercato caratterizzata da poche imprese di

dimensioni intermedie rispetto al mercato; il prodotto può essere sia

omogeneo che differenziato, da qui la distinzione tra oligopolio puro o

differenziato. Infine vi è la possibilità di ingresso di nuove imprese nel

mercato, ostacolata dalla presenza di barriere all’entrata, quale per esempio

una scala minima efficiente molto grande, ma non impedita come nel

monopolio. Il fatto che le imprese siano poche e grandi comporta che il

comportamento di una singola impresa influenzi il profitto delle altre,

determinando la cosi detta “interdipendenza strategica”: la singola impresa

nel prendere le decisioni non può prescindere da quello che fanno le altre ed

è per questo motivo che l’impresa definisce una propria strategia, che le

serve come guida per le scelte che dovrà fare. L’interdipendenza strategica

fa ricorso alla teoria dei giochi, distinguendo giochi cooperativi e non.

Conseguenza di ciò è che non esiste un unico comportamento ottimale per

l’impresa, ma più di uno: comportamento predatorio, collusivo e non

cooperativo. Quando queste scelte sono compatibili fra loro il mercato si

trova in equilibrio.

Si consideri il modello macroeconomico reddito-spesa con prezzi fissi e

investimenti esogeni. Quale è l'effetto di un aumento dell'investimento ΔI>0

sul livello di equilibrio del reddito? Illistrare la risposta con un grafico.

3. Nel caso in cui si verifichi un aumento della variabile esogena I, ne consegue

un aumento della domanda autonoma A, essendo I è una delle componenti

esogene della domanda autonoma. L’aumento della domanda autonoma, in

seguito all’aumento di I, incentiva le imprese ad accrescere la produzione

nella stessa misura dell’incremento di A. maggior prodotto significa maggior

reddito per le famiglie, speso nell’acquisto di beni di consumi, accrescendo

ulteriormente la domanda aggregata. Ciò incentiva ancora la produzione, e

perciò il reddito e il consumo. Questo processo continua in definitivamente

anche se l’incremento della domanda diviene via via minore perché viene

spesa in consumi solo una frazione dell’aumento dei reddito. Gli aumenti di

reddito diventano via via più piccoli, fino a diventare un’entità trascurabile,

in quanto per ipotesi c<1. L’incremento di reddito complessivo sarà

ΔY=ΔA(1+c+c1+c2+c3+…) dove il limite dei termini in parentesi è 1/1-c,

che rappresenta il moltiplicatore. La produzione di equilibrio risulta infatti

essere un multiplo del livello delle componenti autonome della domanda.

(grafico pagina 325)

Illustrare i tre moventi che determinano la domanda di moneta e le variabili

macroeconomiche da cui essa dipende.

4. Per domanda di moneta si intende la quantità di moneta che gli operatori

come famiglie e imprese decidono di mantenere nei propri portafogli e vi

sono tre motivi che spingono gli operatori a domandare moneta. Il primo è il

movente delle transazioni, per cui la moneta viene trattenuta al fine di

effettuare con regolarità i propri acquisti. Infatti, dal momento che tra incassi

e pagamenti si ha una sfasatura temporale, gli operatori sono portati a

trattenere moneta in vista dei pagamenti futuri. Quanto più è elevato il

reddito incassato a inizio mese e con esso il valore delle transazioni che si

andranno ad effettuare, tanto più è elevato l’ammontare della moneta

trattenuta. Il secondo movente è quello precauzionale che consiste nel

trattenere moneta per fronteggiare imprevisti, come il sorgere di improvvise

spese. Anche in questo caso tanto più elevato è il reddito tanto più

l’operatore potrà trattenere moneta. Il terzo e ultimo movente è quello

speculativo, che riguarda la moneta come attività finanziaria alternativa ai

titoli e non più come mezzo di scambio. Si trattiene moneta se si scommette

sulla diminuzione a breve del prezzo dei titoli e, viceversa, si trattengono

titoli se si scommette su un rialzo del prezzo. In questo caso quindi la scelta

di mantenere moneta nel proprio portafoglio è dettata dall’obiettivo di

guadagnare sulla variazione del prezzo dei titoli. La speculazione è al rialzo

se si compra in attesa che il prezzo salga, mentre è al ribasso se si vende in

attesa che il prezzo scenda. In questo contesto si può verificare che la

domanda di moneta speculativa sia infinitamente elastica, dato un tasso di

interesse più basso di qualsiasi aspettativa. Ciò comporta che tutti tengono

moneta nei loro portafogli anziché detenere titoli, infatti qualsiasi eventuale

aumento della moneta degli operatori non verrà utilizzato per comprare titoli

ma rimarrà nel portafoglio. Questo si verifica perché a quel tasso di

interesse nessuno è disposto a domandare titoli, il loro prezzo non può quindi

salire e il tasso di interesse non può scendere. Parliamo in questo caso di

trappola della liquidità. Le variabili macroeconomiche da cui dipende la

domanda di moneta si possono così sintetizzare; in primo luogo vediamo che

è il reddito ad influenzare la domanda di moneta, sia per quanto riguarda il

movente precauzionale che quello transattivo. Come abbiamo già detto

infatti quanto più è elevato il reddito incassato, tanto sarà più elevata la

quantità di moneta che l’individuo trattiene, sia per fronteggiare imprevisti

sia per l’acquisto di beni e servizi. Inoltre per quanto riguarda il movente

precauzionale, la domanda di moneta dipende anche dal tasso di interesse,

nel caso in cui l’operatore detenga titoli da liquidare nel momento in cui

avesse bisogno di moneta; Infatti in questo caso potrebbe ricorrere in rischi

di perdite in conto capitale, in cui non incorrerebbe se detenesse moneta.

Dato il grado di incertezza di incassi e pagamenti e dato il costo connesso

alla liquidazione di titoli in caso di bisogno, la scelta di tenere titoli invece

che moneta per fini precauzionali dipenderà dal tasso di interesse, in quanto

costo opportunità del detenere moneta. Per quanto riguarda il movente

speculativo la domanda di moneta dipende negativamente dal tasso di

interesse perché detenere moneta comporta un costo opportunità,

consistente alla rinuncia all’interesse che si potrebbe avere acquistando

titoli. 5 luglio 2012 compito B

Illustrare la scelta del consumatore con riguardo al consumo di beni e

all'offerta di lavoro.

1. Il consumatore può integrare il proprio reddito offrendo lavoro sul

mercato. Oltre al reddito non da lavoro le sue risorse possono essere

accresciute dal salario derivante dalla vendita del proprio lavoro. L’offerta

del lavoro è misurata in ore. Il vincolo di bilancio è quindi P*Q=R+W*N. q

è la quantità di consumo, P il suo prezzo, W il salario orario espresso in

euro e N il numero di ore di lavoro offerte. Il vincolo esprime che si può

spendere per consuno una cifra P*Q pari al reddito non da lavoro R più

quello da lavoro W*N. il consumatore deve quindi scegliere tra un bene

utile, il consumo, e uno disutile, il lavoro. Disutile perché il lavoro implica

la diminuzione del tempo libero cosicché è meglio guardare il problema

della scelta consumo e tempo libero, che sono entrambi beni utili. Il

vincolo diventa P*Q=R+W(El-Tl).

Con l'aiuto di un grafico spiegare il processo di massimizzazione del profitto

in concorrenza perfetta nel breve e nel lungo periodo.

2. La condizione in cui l’impresa realizza il massimo profitto è rappresentata

dall’eguaglianza RMa=CMa. Questa condizione può essere ottenuta

matematicamente mediante la massimizzazione della funzione di profitto

π= RT-CT, tenendo conto del fatto che sia RT che CT sono funzioni della

quantità Q, cosicché si può scrivere π= RT(Q)-CT(Q). Derivandola rispetto

a Q e uguagliando a zero la derivata si ottiene che il rapporto tra le

derivate di RT e Q è uguale al rapporto delle derivate di CT e Q, quindi

appunto che RMa=CMa. Nel lungo periodo con l’ingresso di nuove

imprese nel mercato e il conseguente aumento della produzione, il prezzo

tende a scendere. Finche le imprese conseguono extraprofitti continuerà

l’afflusso di nuove imprese sul mercato. Il processo si arresterà quando

l’ultima impresa entrata farà scendere il prezzo fino al punto in cui questo

eguaglia il ricavo medio, annullando cosi l’extraprofitto. Infatti

π=Q(P-CMe)=0 P=CMe Graficamente l’extraprofitto è nullo quando la

curva del CMe e del RMa sono tangenti.

In che modo la Banca Centrale può variare l'offerta di moneta? Illustrare gli

effetti di una politica monetaria restrittiva nell'ambito del modello IS-LM

3. La Banca Centrale varia l’offerta di moneta annunciando il tasso di

interesse a cui è disposta ad offrire la base monetaria H. Quando acquista

titoli emette base monetaria per pagare le banche, aumentando la

liquidità monetaria. Viceversa quando li compra. La politica monetaria

restrittiva, attualizzata quindi attraverso la compravendita dei titoli da

parte delle banche centrali, è finalizzata a ridurre l’offerta di moneta

rendendo meno conveniente investire e produrre, attraverso l’aumento

dei tassi di interesse. L’obiettivo delle politiche monetarie restrittive è

quello di ridurre l’inflazione o far calare il disavanzo pubblico, facendo

rallentare la crescita economica. Nel modello IS-LM la LM si sposta a

sinistra.

4. Vedi grafico 7 Giugno 2012 compito B

Spiegare perché il consumatore sceglie, tra tutte le possibilità,

quella identificata dal punto di tangenza tra la retta del bilancio e la

curva di indifferenza.

1. Per l’ipotesi di razionalità il consumatore sceglie il paniere preferito tra

quelli che può permettersi di acquistare. I panieri acquistabili sono

identificati dalla retta del vincolo di bilancio R=Pa*Qa+Pb*Qb. Sulle

curve di indifferenza sono invece indicati i panieri tra loro equivalenti

e tra questi, quelli preferiti dal consumatore, si trovano sulle curve di

indifferenza più alte. La scelta del consumatore ricadrà su quel

paniere della retta del bilancio che si trova sulla curva di indifferenza

più alta. Il paniere cosi individuato si trova sul punto di tangenza delle

due curve. In questo punto le inclinazioni delle due rette sono uguali:

Pa/Pb = SMS, dove Pa/Pb rappresenta il prezzo relativo, ovvero quante

unità del bene B occorrono per acquistare una unità del bene A,quindi

l’equivalenza dei beni per il mercato; il SMS è il saggio marginale di

sostituzione che misura quanto il consumatore è disposto a rinunciare

del bene B ricevendo una unità in più del bene A, restando

indifferente, quindi l’equivalenza dei beni per il consumatore. Il SMS è

anche il rapporto tra la variazione di Qb e la variazione di Qa. Il SMS si

può scrivere anche come il rapporto tra le utilità marginali dei due

beni .

Spiegare cosa sono i fallimenti del mercato e illustrarne in dettaglio uno a

scelta.

2. Con l’espressione fallimento del mercato (market failure) si intende

una situazione in cui l’allocazione realizzata dal mercato non è

Pareto-ottimale. Ricordiamo che il criterio di Pareto afferma che

un’allocazione A è pareto superiore a un’altra allocazione B, se almeno

un soggetto preferisce A a B e nessuno preferisce B ad A. secondo il

criterio di Pareto un’allocazione è ottima quando non ci sono

allocazioni superiori, ovvero quando non è possibile far star meglio un

soggetto senza far star peggio un altro. I principali casi di fallimento

sono: la concorrenza imperfetta, esternalità e beni pubblici. La

concorrenza imperfetta è una forma di mercato identificata dalla

mancanza di uno dei sei requisiti previsti per la concorrenza perfetta

(imprese numerose e di piccole dimensioni, prodotto omogeneo,

assenza di barriere all’entrata, tanti e piccoli acquirenti, informazione

completa e trasparente) e si distingue in monopolio (una sola e

grande impresa e barriere che impediscono l’ingresso di altre imprese

nel mercato), concorrenza monopolistica (come la concorrenza

perfetta ma prodotto non omogeneo), oligopolio (poche e grandi

imprese, il prodotto può non essere omogeneo e possono esserci

barriere). Soffermandoci sulle esternalità si può dire che c’è un’

esternalità ogni qual volta che una decisione economica di un

soggetto influenza l’utilità o il profitto di un altro soggetto per una via

diversa da quelle del mercato. Le esternalità possono essere positive


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Maraudon

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Maraudon di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Tilli Riccardo.

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