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combinazione abbiamo un punto e la curva che unisce tutti questi punti è

l’isoquanto che corrisponde alla quantità di prodotto data. L’isocosto è invece la

retta che indica tutte le combinazioni dei due input che costano la stessa

somma e l’equazione è CT= Pm*M+W*N dove le due intercette sono CT/Pm

sulle ordinate e CT/W sulle ascisse. L’inclinazione della curva dell’isoquanto è

data dal saggio marginale di sostituzione tecnica che misura di quanto può

essere ridotto o accresciuto l’impiego dell’input M quando si accresce o riduce

di una unità l’impiego dell’input N, ed è uguale a PMaN/PMaM. l’inclinazione

dell’isocosto e invece rappresentata da W/Pm, il prezzo relativo dei due input,

quindi quante unità di M servono per aumentare di una unità N. la tecnica che

costa meno è nel punto di quell’isoquanto cui corrisponde l’isocosto con

l’intercetta più bassa. L’isocosto più basso è quello tangente all’isoquanto.

Perciò in corrispondenza della tecnica scelta, isoquanto e isocosto hanno la

stessa inclinazione, data da SMaST = W/Pm; il primo termine indica

l’equivalenza tecnica tra i due input (quante unità di M l’impresa può ridurre

quando vuole mantenere Q al livello Q0 aggiungendo un’unità di N); il secondo

misura l’equivalenza economica tra i due input (quanto costa sostituire un’unità

di M con un’unità di N). il punto di tangenza individua quindi quella

combinazione di M e N che permette all’impresa di produrre la quantità data

supportando il minor costo possibile ed utilizzando tutti gli input a disposizione.

Dare la definizione di investimento. Illustrare la relazione tra investimento e

tasso d'interesse.

3. La definizione di investimento è data dalla formula I= I-bi, dove I è

l’investimento autonomo e b la reattività dell’investimento a seguito di

variazioni del tasso di interesse i. un elevato valore di b indica che anche

piccole variazioni dell’interesse determinano grandi variazioni dell’investimento.

Tra I e i esiste infatti una relazione inversa: tanto più è maggiore i, tanto meno

le imprese saranno incentivate ad effettuare nuovi investimenti. Il calcolo di

convenienza nell’acquisto di un impianto I, e quindi nell’investimento, consiste

nel confrontare i profitti futuri attesi con il prezzo da pagare per comprare

l’impianto. Il tasso di rendimento dell’impianto è ρ, dato da R-PI/PI. Per sapere

se l’investimento è conveniente bisogna porre a confronto ρ con i, dove i indica

il costo opportunità. Se ρ>i allora l’investimento è conveniente.

Con l'aiuto di un grafico, in un contesto di IS-LM illustrare gli effetti di una

politica fiscale espansiva. Che cosa si intende per retroazione monetaria?

4. La politica fiscale può operare attraverso due variabili: G, spesa pubblica, e T,

tassazione al netto dei trasferimenti. Un esempio di politica fiscale restrittiva

si ha con la riduzione della spesa pubblica G. La riduzione di G riduce la

domanda aggregata e quindi il reddito attraverso il meccanismo del

moltiplicatore. La riduzione del reddito induce una riduzione della domanda di

moneta. Poiché l’offerta di moneta non è cambiata, il ristabilimento

dell’equilibrio sul mercato monetario richiede una riduzione del tasso di

interesse. La diminuzione di i comporta infine un aumento degli investimenti, e

perciò della domanda aggregata, e quindi del reddito. Dunque la diminuzione di

reddito è minore del moltiplicatore applicato alla contrazione della spesa

pubblica. Graficamente la diminuzione di G sposta la curva IS in basso. Dato il

tasso di interesse iniziale, il mercato dei beni può tornare in equilibrio solo se

diminuisce anche il reddito. Ma d’altra parte il tasso di interesse non può

rimanere invariato perché quando il reddito si riduce, si riduce anche la

domanda di moneta, e ciò implica una riduzione di i affinché il mercato della

moneta torni in equilibrio. La diminuzione del tasso di interesse impedisce che il

reddito possa diminuire di un ammontare pari al moltiplicatore applicato alla

variazione della spesa pubblica, perché incentiva gli investimenti privati e

quindi la domanda aggregata. Ogni aumento di spesa autonoma ΔA produce un

aumento di reddito pari a 1/1-c(1-t) che moltiplica ΔA, dove 1/1-c(1-t)

rappresenta la distanza tra IS e IS’. La spesa autonoma è una componente della

domanda aggregata AD che non dipende dal reddito. Nella formula del reddito

Y= 1/1-c che moltiplica la spesa autonoma, il moltiplicatore 1/1-c indica di

quanto aumenta Y al variare della spesa autonoma, a sua volta causato dal

variare delle componenti esogene I o G. La politica fiscale espansiva è data da

una riduzione delle imposte o da un aumento della spesa pubblica, che genera

un aumento del reddito disponibile che, a sua volta, aumenta la domanda di

beni. Attraverso il moltiplicatore la produzione e il reddito aumentano, con

conseguente aumentare del tasso di interesse che fa diminuire gli investimenti.

L’effetto spiazzamento, altrimenti detto retroazione monetaria, è il fenomeno

per cui la spesa pubblica si sostituisce, spiazza, gli investimenti privati ed è

determinato da una diminuzione degli investimenti in seguito ad un aumento

del tasso di interesse. Questa diminuzione fa si che l’aumento reale di reddito

sia minore all’aumento iniziale di reddito, questa differenza determina lo

spiazzamento. Lo spiazzamento può essere evitato se la politica fiscale

espansiva viene accompagnata da una politica monetaria espansiva

accomodante, che aumenta M per far rimanere costante i, spostando in basso la

LM.

Nel modello IS-LM una variazione della spesa autonoma influenza l’equilibrio del

prodotto. L’effetto è positivo ma è minore che nel modello reddito-spesa. ΔG>0 sposta

la IS di un ammontare pari a mΔG, ma sale anche il tasso di interesse, che riduce il

livello di I. questa è la retroazione monetaria.

Retroazione monetaria: La retroazione monetaria si ha in presenza di una politica

fiscale espansiva, ad esempio per un aumento di G, questo farà aumentare la

domanda transitiva di moneta che porterà ad un eccesso di moneta. A questo punto la

BC inizierà a vendere titoli che faranno calare il prezzo di quest'ultimi. Quando il

prezzo scende il tasso d'interesse sale e quindi c'è una contrazione degli investimenti.

5 luglio 2012 compito A

“L'impresa monopolista massimizza il profitto quando il prezzo è uguale al

costo marginale” Dire se questa affermazione è vera o falsa e spiegarne il

perché.

1. Questa affermazione è falsa dal momento che l’impresa monopolista

massimizza il profitto quando il prezzo è più elevato del CMa, in quanto

maggiori quantità di prodotto possono essere vendute solo a prezzi unitari

decrescenti; quindi al contrario di quanto avviene nella concorrenza perfetta,

dove abbiamo P=CMa, in questo caso P>CMa. Questo avviene perché il

monopolio è una forma di mercato dove un unico venditore offre un prodotto

o un servizio per il quale non esistono sostituti; il monopolista può variare il

prezzo del prodotto, è “price maker”, e quindi, senza perdere clienti proprio

perché tale prodotto non è offerto da nessun altro, sceglie i livelli di prezzo o

di output che massimizzano il suo profitto. Il ricavo marginale non è dunque

uguale al prezzo, ma è anche esso decrescente. Inoltre un aumento delle

vendite comporta una diminuzione del prezzo non solo per l’ultima unità

venduta, ma anche per quelle che avevano un prezzo più alto; ne segue che

il ricavo marginale decresce più rapidamente del prezzo. L’impresa

raggiunge l’equilibrio quando CMa e RMa sono uguali, con CMa < P. se il

RMa fosse inferiore al CMa all’impresa converrebbe ridurre la produzione in

quanto la riduzione di ricavo sarebbe compensata dal risparmio sui costi

marginali di produzione. Nel breve periodo l’extraprofitto sarà individuato

dal rettangolo PABC in cui il punto di incontro tra RMa e CMa indica la

quantità di prodotto che consente il profitto massimo a cui corrisponde un

prezzo e un profitto dato dalla formula π= Q(P-CMe). Nel lungo periodo la

situazione non cambia, anche se il punto di equilibrio dell’impresa non è

Pareto ottimale, in quanto in quel punto BMaS e CMaS sono diversi (il

monopolio è infatti un esempio di fallimento di mercato). In corrispondenza

del punto che garantisce all’impresa il massimo profitto il BMaS, che coincide

con la curva di domanda, è maggiore del CMaS, che coincide con la curva del

costo marginale. In quel punto infatti il prezzo di mercato è maggiore del

prezzo ombra e la quantità prodotta dal monopolista è minore della quantità

pareto ottimale. L’allocazione pareto ottimale sarebbe un’ altra, che però

non verrebbe mai scelta dal monopolista in quanto non gli permetterebbe di

ottenere extraprofitti. Egli non cambierà mai la sua scelta a meno che non

sia invogliato a farlo, il che può avvenire in diversi modi 1) consumatori e

impresa potrebbero fare un contratto con il quale i primi si impegnano a

tassarsi con il fine di far ottenere all’impresa un somma pari al profitto che

otterrebbe se vendesse la merce al prezzo di partenza. Questa soluzione di

mercato non è reale sia perché far accordare i “tanti” e “piccoli” consumatori

risulterebbe alquanto complicato, sia a causa del fenomeno del free riding;

2) lo Stato potrebbe vietare il formarsi di monopoli, oppure imporre che la

merce non possa essere venduta a un prezzo superiore al prezzo ombra

oppure potrebbe nazionalizzare l’impresa e vendere il prodotto al prezzo

ombra. Tutte queste ipotesi sono teoricamente possibili, ma la loro

realizzazione incontra numerosi problemi.

Illustrare le caratteristiche dell'oligopolio e spiegare cosa si intende per

interdipendenza strategica.

2. L’oligopolio è una forma di mercato caratterizzata da poche imprese di

dimensioni intermedie rispetto al mercato; il prodotto può essere sia

omogeneo che differenziato, da qui la distinzione tra oligopolio puro o

differenziato. Infine vi è la possibilità di ingresso di nuove imprese nel

mercato, ostacolata dalla presenza di barriere all’entrata, quale per esempio

una scala minima efficiente molto grande, ma non impedita come nel

monopolio. Il fatto che le imprese siano poche e grandi comporta che il

comportamento di una singola impresa influenzi il profitto delle altre,

determinando la cosi detta “interdipendenza strategica”: la singola impresa

nel prendere le decisioni non può prescindere da quello che fanno le altre ed

è per questo motivo che l’impresa definisce una propria strategia, che le

serve come guida per le scelte che dovrà fare. L’interdipendenza strategica

fa ricorso alla teoria dei giochi, distinguendo giochi cooperativi e non.

Conseguenza di ciò è che non esiste un unico comportamento ottimale per

l’impresa, ma più di uno: comportamento predatorio, collusivo e non

cooperativo. Quando queste scelte sono compatibili fra loro il mercato si

trova in equilibrio.

Si consideri il modello macroeconomico reddito-spesa con prezzi fissi e

investimenti esogeni. Quale è l'effetto di un aumento dell'investimento ΔI>0

sul livello di equilibrio del reddito? Illistrare la risposta con un grafico.

3. Nel caso in cui si verifichi un aumento della variabile esogena I, ne consegue

un aumento della domanda autonoma A, essendo I è una delle componenti

esogene della domanda autonoma. L’aumento della domanda autonoma, in

seguito all’aumento di I, incentiva le imprese ad accrescere la produzione

nella stessa misura dell’incremento di A. maggior prodotto significa maggior

reddito per le famiglie, speso nell’acquisto di beni di consumi, accrescendo

ulteriormente la domanda aggregata. Ciò incentiva ancora la produzione, e

perciò il reddito e il consumo. Questo processo continua in definitivamente

anche se l’incremento della domanda diviene via via minore perché viene

spesa in consumi solo una frazione dell’aumento dei reddito. Gli aumenti di

reddito diventano via via più piccoli, fino a diventare un’entità trascurabile,

in quanto per ipotesi c<1. L’incremento di reddito complessivo sarà

ΔY=ΔA(1+c+c1+c2+c3+…) dove il limite dei termini in parentesi è 1/1-c,

che rappresenta il moltiplicatore. La produzione di equilibrio risulta infatti

essere un multiplo del livello delle componenti autonome della domanda.

(grafico pagina 325)

Illustrare i tre moventi che determinano la domanda di moneta e le variabili

macroeconomiche da cui essa dipende.

4. Per domanda di moneta si intende la quantità di moneta che gli operatori

come famiglie e imprese decidono di mantenere nei propri portafogli e vi

sono tre motivi che spingono gli operatori a domandare moneta. Il primo è il

movente delle transazioni, per cui la moneta viene trattenuta al fine di

effettuare con regolarità i propri acquisti. Infatti, dal momento che tra incassi

e pagamenti si ha una sfasatura temporale, gli operatori sono portati a

trattenere moneta in vista dei pagamenti futuri. Quanto più è elevato il

reddito incassato a inizio mese e con esso il valore delle transazioni che si

andranno ad effettuare, tanto più è elevato l’ammontare della moneta

trattenuta. Il secondo movente è quello precauzionale che consiste nel

trattenere moneta per fronteggiare imprevisti, come il sorgere di improvvise

spese. Anche in questo caso tanto più elevato è il reddito tanto più

l’operatore potrà trattenere moneta. Il terzo e ultimo movente è quello

speculativo, che riguarda la moneta come attività finanziaria alternativa ai

titoli e non più come mezzo di scambio. Si trattiene moneta se si scommette

sulla diminuzione a breve del prezzo dei titoli e, viceversa, si trattengono

titoli se si scommette su un rialzo del prezzo. In questo caso quindi la scelta

di mantenere moneta nel proprio portafoglio è dettata dall’obiettivo di

guadagnare sulla variazione del prezzo dei titoli. La speculazione è al rialzo

se si compra in attesa che il prezzo salga, mentre è al ribasso se si vende in

attesa che il prezzo scenda. In questo contesto si può verificare che la

domanda di moneta speculativa sia infinitamente elastica, dato un tasso di

interesse più basso di qualsiasi aspettativa. Ciò comporta che tutti tengono

moneta nei loro portafogli anziché detenere titoli, infatti qualsiasi eventuale

aumento della moneta degli operatori non verrà utilizzato per comprare titoli

ma rimarrà nel portafoglio. Questo si verifica perché a quel tasso di

interesse nessuno è disposto a domandare titoli, il loro prezzo non può quindi

salire e il tasso di interesse non può scendere. Parliamo in questo caso di

trappola della liquidità. Le variabili macroeconomiche da cui dipende la

domanda di moneta si possono così sintetizzare; in primo luogo vediamo che

è il reddito ad influenzare la domanda di moneta, sia per quanto riguarda il

movente precauzionale che quello transattivo. Come abbiamo già detto

infatti quanto più è elevato il reddito incassato, tanto sarà più elevata la

quantità di moneta che l’individuo trattiene, sia per fronteggiare imprevisti

sia per l’acquisto di beni e servizi. Inoltre per quanto riguarda il movente

precauzionale, la domanda di moneta dipende anche dal tasso di interesse,

nel caso in cui l’operatore detenga titoli da liquidare nel momento in cui

avesse bisogno di moneta; Infatti in questo caso potrebbe ricorrere in rischi

di perdite in conto capitale, in cui non incorrerebbe se detenesse moneta.

Dato il grado di incertezza di incassi e pagamenti e dato il costo connesso

alla liquidazione di titoli in caso di bisogno, la scelta di tenere titoli invece

che moneta per fini precauzionali dipenderà dal tasso di interesse, in quanto

costo opportunità del detenere moneta. Per quanto riguarda il movente

speculativo la domanda di moneta dipende negativamente dal tasso di

interesse perché detenere moneta comporta un costo opportunità,

consistente alla rinuncia all’interesse che si potrebbe avere acquistando

titoli. 5 luglio 2012 compito B

Illustrare la scelta del consumatore con riguardo al consumo di beni e

all'offerta di lavoro.

1. Il consumatore può integrare il proprio reddito offrendo lavoro sul

mercato. Oltre al reddito non da lavoro le sue risorse possono essere

accresciute dal salario derivante dalla vendita del proprio lavoro. L’offerta


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Maraudon

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Maraudon di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Tilli Riccardo.

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