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Economia politica - diapositive prima lezione Appunti scolastici Premium

Appunti di Economia politica comprendenti le diapositive della prima lezione. Nello specifico gli argomenti trattati sono: semplificazioni, definizioni e variabili chiave della macroeconomia, uno sguardo alle principali economie mondiali, due tipi di variabili, le semplificazioni della macro.

Esame di Economia politica docente Prof. -. Non

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Prezzo reale degli indici azionari

R.Capolupo- Economia 2 44

(2006-07)

Prezzi reali degli indici azionari

• Dal 1977, i prezzi reali degli indici azionari

hanno superato ampiamente la loro

valutazione convenzionale standard di 15

volte l’utile. Gli economisti si chiedono se

questo fenomeno sia dovuto: (a) a una

mania speculativa irrazionale, (b) a un

aumento della tolleranza verso il rischio,

(c) oppure alle aspettative di una crescita

economica rapida nel futuro da parte degli

investitori R.Capolupo- Economia 2 45

(2006-07)

Tasso di cambio

La sesta e ultima grandezza è il tasso di cambio.

• Il tasso di cambio nominale è semplicemente il prezzo al quale le

valute di differenti paesi possono essere scambiate l’una con l’altra..

• Il tasso di cambio reale è invece il prezzo al quale i beni e i servizi

prodotti in differenti paesi vengono scambiati l’uno con l’altro

• Ad eccezione dei paesi europei che hanno deciso di adottare una

moneta comune, ogni paese ha una propria valuta. Gli scambi tra

l’Europa e il resto del mondo coinvolgono problemi che riguardano il

mercato delle valute

• Il mercato delle valute è il mercato internazionale nel quale ogni

valuta si scambia con un’altra. Il prezzo che si forma in questo

mercato è il tasso di cambio nominale o semplicemente cambio

R.Capolupo- Economia 2 46

(2006-07)

Tasso di cambio (2)

• E’ molto importante definire con precisione il

tasso di cambio. Quando bisognava stabilire il

tasso di cambio della lira rispetto alle altre

monete occorreva indicare le unità ( incerte) di

valuta nazionale necessarie per ottenere una

unità di valuta estera.

• Gli unici paesi a quotare il certo per l’incerto

erano USA e GB.

• Con l’introduzione dell’EURO si utilizza il metodo

USA e quindi indichiamo le unità di valuta estera

necessarie per acquistare 1 euro

R.Capolupo- Economia 2 47

(2006-07)

Tasso di cambio:

• Per un cittadino europeo un tasso di cambio dell’EURO

(dollaro euro) pari a 0,90 dollari indica l’ammontare di

dollari necessari per acquistare 1 euro. Esiste un tasso

di cambio sterlina/ euro; yen / euro etc.

• Apprezzamento nominale della valuta nazionale si

verifica quando la valuta nazionale aumenta di valore

rispetto alla valuta estera (occorrono più dollari per

acquistare un euro, quindi il tasso di cambio nominale

aumenta).

• Deprezzamento nominale della valuta nazionale si

verifica quando la valuta nazionale diminuisce di valore

rispetto a quella estera (occorrono meno dollari per

acquistare un euro, il tasso di cambio nominale

diminuisce). R.Capolupo- Economia 2 48

(2006-07)

esempio

• Se il cambio dollaro /euro che leggiamo sui giornali è

1.20, significa che occorrono 1.20 $ per 1 Euro.

Definendo in questo modo il tasso di cambio dell’euro

risulta che qualsiasi aumento della quantità di valuta

estera necessaria ad acquistare 1€ si traduce in un

apprezzamento dell’euro e in un deprezzamento del

dollaro. Si ricordi però che il ragionamento deve valere

anche se vogliamo determinare il tasso di cambio

dell’euro nei confronti del dollaro. Il tasso di cambio euro/

$= 1/1.20=0.83 si legge in modo diverso

• Infatti in questo caso se il tasso di cambio euro / dollaro

aumenta da 0.83 a 0.90 significa che occorrono più euro

per acquistare 1$ e ciò corrisponde a un deprezzamento

dell’euro e un apprezzamento del dollaro

R.Capolupo- Economia 2 49

(2006-07)

Regola semplice

• se il tasso di cambio è definito come dollaro/euro

allora un aumento del cambio nominale

corrisponde a:

• un apprezzamento nominale dell’euro

• un deprezzamento nominale del dollaro

• Nel caso opposto in cui il tasso di cambio è euro/

dollaro vale la regola secondo la quale un

aumento del tasso di cambio equivale a

• Un deprezzamento nominale dell’euro

• Un apprezzamento nominale del dollaro

• I due metodi sono equivalenti

R.Capolupo- Economia 2 50

(2006-07)

Tasso di cambio reale

• Il tasso di cambio reale, che indichiamo con è un

ε

valore relativo che indica il prezzo dei beni esteri in

termini di beni nazionali valutati in una stessa moneta.

• Dove e è il cambio nominale $/euro, P* l’indice dei

prezzi di beni e servizi finali esteri e P è l’indice dei

prezzi nazionali.

• Il numeratore esprime il prezzo in $ dei beni europei e il

denominatore il prezzo in $ dei beni statunitensi

R.Capolupo- Economia 2 51

(2006-07)

E se esprimiamo tutto in euro?

• Il tasso di cambio reale, che indichiamo con se vogliamo

ε

esprimerlo in una stessa moneta, in questo caso in valuta

nazionale (euro) sarà pari a:

• Dove e è il cambio nominale euro/dollaro, P* l’indice dei prezzi di

beni e servizi finali esteri e P è l’indice dei prezzi nazionali.

• Il numeratore esprime il prezzo in euro dei beni statunitensi e il

denominatore il prezzo in euro dei beni europei.

R.Capolupo- Economia 2 52

(2006-07)

In generale:

• Apprezzamento reale si verifica quando i beni

esteri diminuiscono di prezzo rispetto ai beni

nazionali (ε aumenta). I beni esteri sono

relativamente meno costosi e le merci europee

sono meno competitive

• Deprezzamento reale si verifica quando i beni

esteri aumentano di prezzo rispetto ai beni

nazionali (ε diminuisce). I beni esteri sono

relativamente più costosi .

• Le determinanti del tasso di cambio reale sono

dunque: il tasso di cambio nominale, il prezzo

dei beni esteri, il prezzo dei beni nazionali

R.Capolupo- Economia 2 53

(2006-07)

Ipotesi di prezzi costanti interni e

internazionali

• Assumiamo che P e P* restino costanti ,

l’apprezzamento e il deprezzamento reali

dipenderanno esclusivamente dal tasso di

cambio nominale e

• Un apprezzamento del tasso di cambio nominale, e

(aumento se definito come dollari/euro o riduzione in

caso di euro/dollari) provoca un aumento di e quindi

ε

un apprezzamento reale. I beni esteri sono relativamente

meno costosi e vengono favorite le importazioni

• Un deprezzamento di e (riduzione o aumento a seconda

della definizione) invece provoca un deprezzamento

reale che favorisce le esportazioni

R.Capolupo- Economia 2 54

(2006-07)

Tassi di cambio fissi

• In un regime di tassi di cambio fissi, le autorità monetarie

stabiliscono il tasso con il quale la valuta nazionale si scambia con

tutte le altre valute internazionali. Per mantenere il tasso di cambio

fisso il governo tramite le autorità monetarie interviene nel mercato

delle valute con operazioni di acquisto e vendita di valute.

• Supponiamo che, per una qualche ragione, il tasso di cambio euro/

dollaro aumenti (o il che è lo stesso il cambio dollaro/euro

diminuisca) Ciò equivale a un deprezzamento nominale dell’euro.

Sono necessari più euro per acquistare 1 dollaro. C’è un eccesso di

domanda di dollari sul mercato (e un eccesso di offerta di euro).

Poiché il tasso di cambio euro-dollaro deve rimanere fisso, le

autorità monetarie sono costrette a intervenire, attingendo alle loro

riserve valutarie, vendendo i dollari che sono richiesti.

• Il processo di vendita di dollari deve continuare fino a quando il

tasso di cambio euro/ dollaro non abbia raggiunto il valore prefissato

(es di di 1). R.Capolupo- Economia 2 55

(2006-07)

Come si mantiene fisso il tasso di

cambio?

• Se la domanda di euro dovesse subire continui

spostamenti verso il basso ( il che vorrebbe dire

che nessuno richiede merci europee) la BCE

esaurirebbe ben presto le proprie riserve di

valuta estera. In queste circostanze non

potrebbe mantenere il tasso di cambio fisso E

0

ma l’euro dovrebbe essere svalutato. A meno

che la domanda di euro non aumenti l’euro

avrebbe un valore troppo alto rispetto al livello di

equilibrio di lungo periodo e richiederebbe la

svalutazione.

• La svalutazione (rivalutazione) consiste in una

R.Capolupo- Economia 2 56

riduzione (aumento) del tasso di cambio che il

(2006-07)

paese si era impegnato a mantenere

Tassi di cambio flessibili

• In un regime di tassi di cambio flessibili il tasso di cambio

è determinato dal mercato senza alcun intervento delle

autorità monetarie.

• Quando si riduce la domanda di una valuta o aumenta

l’offerta di una valuta si hanno variazioni del tasso di

cambio. Il cambio si modifica a seconda degli eccessi di

domanda o di offerta sul mercato delle valute

• Esistono regimi di cambio che non sono né

perfettamente fissi né perfettamente flessibili (regimi

misti)

• In tali casi le banche centrali possono intervenire per

guidare il tasso di cambio verso certi livelli soprattutto

quando ci sono ampie variazioni nella domanda e

nell’offerta di una valuta (cambio amministrato)

R.Capolupo- Economia 2 57

(2006-07)

Apprezzamento del $ negli anni

‘80

• Le più rilevanti fluttuazioni del tasso di

cambio statunitense si verificarono

durante il grande deprezzamento delle

valute estere all’inizio e alla metà degli

anni Ottanta del secolo scorso. Negli Stati

Uniti, nel 1985, i beni di produzione estera,

rispetto ai beni di produzione statunitense,

costavano i 2/3 di quanto costavano

all’inizio del decennio.

R.Capolupo- Economia 2 58

(2006-07) gli

La situazione macroeconomica attuale:

USA

• Economia in crescita durante gli anni ’90. I motivi vanno ricercati:

- le politiche di rientro del deficit di bilancio dell’amm.zione Clinton,

- la riduzione delle barriere al commercio internazionale

- l’intensificazione nell’utilizzo delle tecnologie informatiche (ICT)

che hanno determinato forti incrementi della produttività

• Recessione con l’attacco terroristico dell’11 settembre 2001.

• l’attacco terroristico impresse un grande shock negativo alla fiducia

dei consumatori e delle imprese che rinviarono i loro piani di

investimento

• La Federal Reserve era preoccupata di non essere in grado di poter

ridurre i tassi di interesse a livelli tali da stimolare i piani di

investimento delle imprese.

• Il declino dell’attività economica fu qualificato come recessione

R.Capolupo- Economia 2 59

(2006-07)

Gli USA

• Dal 2001 l’economia 1960- 1992- 2000 2001 2006

2000 2000

USA continua ad

espandersi anche se a un

tasso più basso rispetto

agli anni ’90. 1.1

4.1 3.5

3.5 3.7

g

• Il profilo macroeconomico

è sisntetizzato dalle cifre

del tasso di crescita , 4.0 4.8 5.1

6.1 5.4

u

disoccupazione e

inflazione

• I dati sono tratti 2.3 2.1 3.8

5.1 1.7

π

dall’Economist dic.2006

R.Capolupo- Economia 2 60

(2006-07)

Gli eventi dell’11settembre, 2001

• Quando divenne chiaro che l’economia US A sarebbe caduta in

recessione sia la politica monetaria sia quella fiscale sono state

utilizzate per evitare la recessione

• Politica monetaria: Alan Greenspan chairman della FED diminuì il

tasso di interesse sui fondi federali ( il tasso di interesse che

controlla più facilmente ) dal 6.5 % a meno del 2% nel dicembre

2001

• Politica fiscale : Il surplus di bilancio uguale al 2.5% del PILera stato

il più alto dell’ultimo decennio. Che cosa avrebbe duvuto fare il

governo? Continuare a perseguire surplus di bilancio o a ridurre le

tasse (politica espansiva)? Quando l’amministrazione Bush andò al

potere nel 2001 per evitare il rischio di recessione ridusse le tasse in

modo consistente

• Con queste due politiche la recessione fu evitata

• La questione oggi è durerà questa fase di crescita?

R.Capolupo- Economia 2 61

(2006-07)

Altri US indicatori (2006)

Money supply - 0.6

Interest rate 3.mt 5.31 (3.85 in 2005)

( mercato monetario)

Interest rate 2yr 4.86

government bonds

10 yr gov. bonds 4.78

10 yr corporate bonds 5.71

R.Capolupo- Economia 2 62

(2006-07) Other US

Altri US indicatori recenti (2006)

• Bilancia commerciale -850 $bn

• Deficit bilancio -3.6% GDP

• S&P500 -10.5 (+9.6 nel2005)

• Nasdaq -53.8 (+5.9 nel dic. 2005)

• Tasso di cambio$ per £ 1.91; per € 1.28

R.Capolupo- Economia 2 63

(2006-07)

politiche per superare la

recessione

• Riduzioni ampie e prolungate dei tassi di interesse produssero i loro

effetti : il tasso di interesse nominale (del mercato azionario) che era stato

pari al 6.74% all’anno, nel 2000 fu portato all’1.73% all’anno

• Riduzione delle imposte (amm.zione Bush) che aumentarono il reddito

disponibile e fecero aumentare i consumi

• Introduzione di dazi sull’importazione di acciaio che faceva temere un

arresto nel processo di integrazione economica mondiale

• Incremento della spesa pubblica G per la difesa e la sicurezza che

impresse un ulteriore impulso alla domanda (ma vista con timore dopo il

rientro del deficit dell’amministrazione precedente)

• Le aspettative del pubblico che la politica di riduzione dei tassi di interesse

da parte della FR sarebbe stata durevole e prolungata impresse ulteriore

fiducia e non innescò aspettative di inflazione.

• Gli effetti di queste politiche sono state:

- Aumento della fiducia dei consumatori

- Aumento della fiducia delle imprrese

- Deprezzamento del dollaro che ha stimolato le esportazioni di merci

americane R.Capolupo- Economia 2 64

(2006-07)

L’UE

• Nel 1957 i sei paesi (Belgio , Francia, Germania , Italia,

Lussemburgo, Olanda ) formarono il Mercato Comune Europeo

• Da allora 9 paesi nei vari processi di allargamento sono entrati a

far parte dell’UE (Austria, Danimarca, Finlandia , Grecia, Portogallo

Spagna Svezia e UK) formando l’UE 15

• Nel maggio 2004 altri 10 Central and Eastern European countries

(Czech rep, Estonia, Hungary, Latvia, Lithuania, Polonia Slovakia,

Slovenia, Cipro e Malta hanno aderito all’UE che è diventata

(EU25)

• Il primo gennaio 2007 Romania e Bulgaria sono entrati nell’UE27

• Fino a qualche anno fa il nome ufficiale era Comunità Europea ora

il nome ufficiale è Unione Europea.

• Da non confondere con il gruppo di paesi (attualmente 13 dopo

l’entrata della Slovenia) che adottano l’EURO e seguono una

politica monetaria comune (attule Eurozona o Eurolandia)

R.Capolupo- Economia 2 65

(2006-07)

Indicatori area Euro :

1960-2 1992-2 2000 2002 2003 2004 2005 2006

000 000

GDP 3.1 2.1 3.7 0.9 0.6 1.8 1.2 2.5

growth

U rate 6.5 9.9 8.4 8.4 8.9 8.9 9.0 7.9

Inflation 5.6 1.7 2.8 2.6 2.2 2.0 1.9 2.2

rate

Labor 3.0 2.2 1.4 0.5 0.5 1.1 0.6 0.8

productiv

ity

growth R.Capolupo- Economia 2 66

(2006-07)

Profilo macroeconomico

dell’Europa

• Nella primavera del 2002, immediatamente dopo l’introduzione

dell’euro nella circolazione monetaria l’economia europea era in

recessione

• Bassa crescita del PIl reale a un tasso dello 0.6% annuo

• Alto tasso di disoccupazione (dell’8.5% )

• Crescita dei prezzi al consumo a un tasso del 2.3% all’anno

• Difficoltà di interpretare le azioni che sarebbero state intraprese

dalla BCE

• Grande ritardo rispetto agli USA (di circa un quinquennio)

nell’introduzione e nell’intensificazione dell’uso delle tecnologie della

comunicazione e dell’informazione (ICT)

• Unica nota positiva degli osservatori economici internazionali: le

riforme tendenti a rendere più flessibile il mercato del lavoro che

dovrebbe condurre a una riduzione della disoccupazione

R.Capolupo- Economia 2 67

(2006-07)

Quali le cause?

• Consumi e grado di fiducia molto basso (probabilmente per le

incertezze sul mercato del lavoro, precarizzazione)

• Mercati azionari in rialzo , alti tassi di profitto ma deboli investimenti

produttivi da parte delle imprese

• Alti prezzi del petrolio

• La perdita di ciascun paese dello strumento della politica monetaria

per combattere shock esogeni

• Impossibilità di usare la politica fiscale in senso espansivo dati i

vincoli del Maastricht Treaty e dello Stability and Growth Pact

(SGP)

• Impossibilità di usare lo strumento del tasso di cambio per stimolare

le domanda di esportazioni

• Bassa competitività per l’alto costo del lavoro

R.Capolupo- Economia 2 68

(2006-07)

Perché le imprese non investono di

più? 1981 1991 2003 2005

-90 -00

• La distribuzione è

stata a favore dei Euro 21.7 21.0 19.8 20.3

area

profitti ma le imprese

non investono France 21.7 19.4 19.2 19.9

• Nella tavola

l’investimento /PIL Germ 20.9 22.4 17.8 17.8

any

per alcuni paesi Italy 22.2 19.0 19.2 19.6

R.Capolupo- Economia 2 69

(2006-07)

Investimenti esteri (IDE)

• Nel periodo 1999-2004 gli investimenti

diretti esteri ( IDE O FDI) dall’area EURO

verso gli altri paesi sono stati pari al 17%

degli investimenti fissi

• Ma :

• gli IDE dall’estero verso l’Europa

dell’EURO nello stesso periodo sono stati

soltanto il 12.5%

R.Capolupo- Economia 2 70

(2006-07)

L’Italia e la crisi

• GDP growth

2000 2001 2003 2005 2006

Italy 3.2 1.7 0.4 -0.6 1.5

Euro 3.7 1.7 0.6 1.2 2.7

area R.Capolupo- Economia 2 71

(2006-07)

Perchè?

• Perdita di competitività. La produttività in Italia è inferiore

a quella dell’area EURO (1.1 contro 0.2)

• La crescita dei salari maggiore dell’area euro (3.2 contro

1.7)

• Problemi di specializzazione della struttura produttivia

italiana in cui le esportazioni sono concentrate in settori

in cui la domanda diminuisce (settore tradizionale)

• Molti prodotti sono similari a quelli cinesi (tessile e

abbigliamento)

• Bassa produttività nel settore dei servizi

R.Capolupo- Economia 2 72

(2006-07)

GIAPPONE

• Dopo il crollo della bubble economy che ha visto una profonda caduta del mercato

azionario e del mercato immobiliare , il Giappone è entrato in una profonda fase

recessiva che dura ormai da circa 10 anni, caratterizzata da :

• una fase di deflazione. Il livello generale dei prezzi si riduce di circa l’1% all’anno

• Riduzione del Pil ( nel 2002 il Pil reale è diminuito di circa il 2%)

• Tasso di disoccupazione molto elevato rispetto ai valori standard giapponesi

(superiore al 5.3%)

• I commentatori economici ritengono che il Giappone sia di fronte a una crisi

strutturale che richiede cambiamenti profondi nel campo delle politiche atte a

ripristinare la crescita : ristrutturazione del sistema finanziario e deregolamentare

gran parte dell’economia

• La politica economica della Banca centrale è considerata inefficace e si ricorda che la

riduzione del tasso di interesse nominale a valori prossimi allo zero non aiutò gli USA

a uscire dalla Grande depressione né fece aumentare gli investimenti

• Ciò che conta nello stimolare l’economia non è il tasso a breve sui titoli sicuri ma il

tasso di interesse a lungo termine che deve restare basso soprattutto quando:

- Gli obbligazionisti si aspettano che la politica dei bassi tassi di interesse non durerà a

lungo (trappola della liquidità) R.Capolupo- Economia 2 73

- Molte imprese possono fallire e non rimborsare il denaro che hanno preso a prestito

(2006-07)

Variabili chiave Giappone

1960-20 1992-2 2000 2001 2002 2006

00 000

Growth 5.5 1.2 1.5 -0.7 -1.2 +2.5

rate

U rate 2.0 3.0 4.7 5.0 5.5 4.3

Inflation 4.5 -0.1 -1.6 -1.6 -1.4 +0.9

rate R.Capolupo- Economia 2 74

(2006-07)

Economie emergenti

• Per economie emergenti si devono intendere le economie in fase di forte

sviluppo che stanno sperimentando alti tassi di crescita del reddito reale

pro-capite

• Una battuta d’arresto nella loro crescita queste economie (quelle del Sud

Est Asiatico) la sperimentarono nel 1997 con la grave crisi finanziaria che

le colpì. Sebbene oggi la crisi sia ormai superata, impose costi molto alti

provocando un rallentamento della crescita, alti tassi di interesse, diffusi

fallimenti, alta disoccupazione

• la causa che provocò la crisi è da attribuire al venir meno della fiducia da

parte degli investitori finanziari internazionali e la fuga di capitali che ne

conseguì.

• Oggi pare che gli investitori abbiano riacquistato fiducia e hanno ripreso gli

investimenti in quei paesi. Si prevede che la Cina e l’ India continueranno a

crescere a tassi molto elevati (8 e 6% rispettivamente). Si ricordi che in

questi due paesi vive il 40% della popolazione mondiale.

• In realtà i fattori destabilizzanti dell’economia mondiale sono ancora

presenti come dimostra la recente crisi dell’economia argentina. In questo

paese ( e nel Sud Est asiatico e prima ancora in Messico) pare che la causa

principale della fuga di capitali sia da ricercare nella possibilità che hanno i

governi di svalutare il tasso di cambio, nonostante che le autorità argentine

avessero affidato a un’autorità indipendente (currency board) la gestione

R.Capolupo- Economia 2 75

valutaria (2006-07)

Asian economies (data from The Economist november

2006)

%change GDP inflation Trade balance Foreign

reserve($bn)

CHINA +11.3 +1.3 +143.6 954.5

Hong Kong +5.2 +2.5 -14.9 130.3

India +8.9 +6.3 -41.8 158.3

Malaysia +5.9 +3.3 +28.0 79.0

Pakistan +6.6 +8.9 -12.6 11.3

Singapore +7.1 +0.7 +32.6 129.4

Philippines +5.5 +5.7 -4.1 18.8

South Korea +5.3 +2.4 +15.7 227.0

Taiwan +4.6 -1.2 +20.3 261.6

R.Capolupo- Economia 2 76

Indonesia +5.2 +14.5 +36.4 40.8

(2006-07)

commenti

• Nel 2001 la crisi finanziaria in East Asia era

sulla via della ripresa

• Il panico iniziò nel 1997 da parte degli investitori

finanziari esteri nei mercati di New York,

Francoforte Londra e Tokio che provocò il ritiro

dei capitali dai mercati emergenti. Ciò impose

altissimi costi: massive fallimenti, alti tassi di

interesse , disoccupazione, e caduta della

produzione industriale.

• Tuttavia gli investitori finanziari riguadagnarono

fiducia ben presto in quelle economie come

dimostrano le variabili aggregate chiave che

abbiamo R.Capolupo- Economia 2 77

(2006-07)

Other emerging countries (Latin

America)

GDP growth Inflation rate Trade balance Foreign

$bn reserves $bn

Argentina +7.9 +10.4 +11.3 25.1

Brazil +1.2 +3.7 +46.3 68.8

Chile +4.5 +2.8 +20.0 17.6

Venezuela +9.2 +15.3 +37.2 27.6

Mexico +4.7 +4.1 -4.2 83.6

Peru +9.0 +2.0 +6.9 14.3

R.Capolupo- Economia 2 78

(2006-07)

commenti

• Tra i paesi Latino- Americani riscontriamo paesi

in profonda recessione durante il primo periodo

di questo secolo come l’ Argentina che tuttavia

è riuscita ad uscire dalla crisi molto presto e altri

paesi come Peru e Venezuela che esibiscono

tassi di crescita del PIL simili a quelli di China

and India.

• E’ altresì interessante notare il processo di

convergenza of Eastern and Central European

countries. Il maggiore problema per questi paesi

resta la disoccupazione e l’inflazione

R.Capolupo- Economia 2 79

(2006-07)


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AUTORE

luca d.

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
Docente: Non --
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Non --.

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