Economia politica 2
Testi di riferimento
Bradford DeLong, Macroeconomia, McGraw Hill, 2004
Capolupo et al. Eserciziario di macroeconomia, Esculapio, 2004
R. Capolupo - Economia 2 1 (2006-07)
Lezione 1
- I parte: Semplificazioni, definizioni e variabili chiave della macroeconomia
- II Parte: Uno sguardo alle principali economie mondiali
R. Capolupo - Economia 2 2 (2006-07)
Cosa studia la micro
La microeconomia studia come il sistema determina: (i) che cosa e quanto produrre; (ii) come produrre; (iii) per chi produrre. Il problema centrale è quello di rendere compatibili bisogni degli individui e scarsità delle risorse disponibili. Nelle economie di mercato, tale problema viene risolto attraverso processi di interazioni tra imprese (produzione, offerta), consumatori (consumo, domanda) e governo (regole); le risorse sono allocate sulla base del meccanismo dei prezzi.
R. Capolupo - Economia 2 3 (2006-07)
Cosa studia la macro?
La macroeconomia studia i problemi che riguardano il sistema economico nel suo complesso. Risponde a domande quali:
- Perché il reddito è più alto in alcuni paesi e più basso in altri?
- Perché i prezzi aumentano molto in alcuni periodi anziché in altri?
- Perché la produzione e l’occupazione si espandono in alcuni anni e si contraggono in altri?
R. Capolupo - Economia 2 4 (2006-07)
Si avvale di modelli
- Per studiare il comportamento degli agenti sul mercato ci avvaliamo di modelli economici
- Sono rappresentazioni stilizzate dell’economia e dei mercati
- Trascurano i dettagli
- Sono composti di grafici e equazioni
- Semplificano la realtà al fine di migliorare la nostra capacità di comprenderla
R. Capolupo - Economia 2 5 (2006-07)
Due tipi di variabili
- ENDOGENE: quelle che il modello vuole spiegare e determinare (nel mercato prezzi e quantità sono variabili endogene)
- ESOGENE: sono grandezze considerate date e costanti
- Nei modelli macro le variabili esogene sono rappresentate per esempio dalle politiche di governo, mentre variabili endogene sono il reddito, il tasso di interesse, i consumi etc..
R. Capolupo - Economia 2 6 (2006-07)
Le semplificazioni della macro
- Il livello di aggregazione è molto più spinto che in microeconomia
- Si utilizza il livello medio o indice dei prezzi che è una media di tutti i prezzi esistenti nei vari mercati
- Non si considerano le variazioni nei prezzi relativi (rapporto tra i prezzi dei beni)
- Non si considerano variazioni nella struttura (qualità) delle variabili ma solo variazioni quantitative delle stesse variabili nel tempo
R. Capolupo - Economia 2 7 (2006-07)
Le semplificazioni
La descrizione della macro è dunque una descrizione approssimata della realtà (studia la foresta ma non i singoli alberi che la compongono) che fornire indicazioni ai singoli agenti su come comportarsi su un singolo mercato mira a fornire indicazioni operative ai governi, alle istituzioni internazionali (es. Fondo Monetario Internazionale, FMI) e al settore privato (es. grandi imprese, banche). Dalla macro ci attendiamo indicazioni per analizzare e risolvere problemi di politica economica.
R. Capolupo - Economia 2 8 (2006-07)
Un esempio di temi di cui si occupa la macroeconomia
- Il flusso giornaliero di notizie economiche
- Le notizie economiche fluiscono verso di noi continuamente durante tutto il giorno
- Il volume totale di informazioni è così elevato che uno dei principali problemi della macroeconomia è quello di escogitare come elaborare tutte queste informazioni: come trovarvi un senso senza affogare nel sovraccarico di informazioni e senza perdere informazioni utili
R. Capolupo - Economia 2 10 (2006-07)
Linee evolutive del pensiero economico
Negli ultimi 200 anni vi sono state varie fasi di evoluzione del pensiero economico in risposta a:
- Sorgere di nuovi problemi cui fornire risposta
- Necessità di generalizzare/rendere più rigorosi principi già formulati
- Ricerca di fondamenti empiricamente più solidi
- Evoluzione dei sistemi economici
- Cambiamenti nell’ideologia del tempo
Si contano 4 fasi principali:
- Scuola classica (1750-1870; principali esponenti: Adam Smith, David Ricardo, Karl Marx, Robert Malthus, John Stuart Mill). Il fondamento della scuola classica è l’ideologia liberale. L’ottica è quella di ricercare le determinanti della crescita economica.
R. Capolupo - Economia 2 11 (2006-07)
Linee evolutive
Scuola neoclassica o marginalista (1870-90; principali esponenti: Karl Menger, Stanley Jevons, Irving Fisher, Alfred Marshall, Leon Walras, Vilfredo Pareto, Knut Wicksell). Resta come fondamento l’ideologia liberale e si assume che l’economia sia in equilibrio di pieno impiego. L’ottica si sposta sull’uso efficiente di risorse date, lasciando la crescita economica dipendere da fattori esterni (es. crescita popolazione, progresso tecnico).
Scuola keynesiana (1920-60; John M. Keynes e seguenti). Impostazione liberale ma si apre un ruolo cruciale per lo Stato. Si sostiene che, lasciata a se stessa, l’economia possa collocarsi in equilibri di sotto-impiego: politiche economiche interventiste possono riportare verso la piena occupazione. L’approccio è macro-economico (di sistema) e non più centrato sul comportamento individuale.
Sintesi neoclassica-keynesiana (anni 1950-60). Sviluppi contemporanei (1970-; sia in micro che in macroeconomia).
R. Capolupo - Economia 2 12 (2006-07)
Sviluppi recenti
Scuola monetarista (Milton Friedman)
- Scuola macroeconomica neoclassica o delle aspettative razionali
- Nuova macroeconomia keynesiana
Mentre tutte le 3 scuole indicate si interessano in particolare delle teorie di breve periodo e della stabilizzazione del reddito durante il ciclo, si è verificato negli ultimi due decenni maggiore attenzione ai temi macroeconomici di lungo periodo: uno spostamento a partire dal 1986 verso i temi della crescita e dello sviluppo: Nuova teoria della crescita endogena.
R. Capolupo - Economia 2 13 (2006-07)
In sintesi
La descrizione della macro è dunque una descrizione approssimata della realtà (studia la foresta ma non i singoli alberi che la compongono) che fornire indicazioni ai singoli agenti su come comportarsi su un singolo mercato mira a fornire indicazioni operative ai governi, alle istituzioni internazionali (es. Fondo Monetario Internazionale, FMI) e al settore privato (es. grandi imprese, banche). Dalla macro ci attendiamo indicazioni per analizzare e risolvere problemi di politica economica.
R. Capolupo - Economia 2 14 (2006-07)
Cosa impareremo in questo primo capitolo?
- Passeremo in rassegna le 6 variabili chiave che descrivono l’andamento dell’economia
- Daremo uno sguardo alla situazione attuale nelle seguenti economie:
- USA
- Europa
- Giappone
- Economie emergenti
R. Capolupo - Economia 2 15 (2006-07)
Preliminari: Le 6 variabili chiave
Per comprendere la recente dinamica dell’attività economica occorre considerare l’andamento delle 6 variabili chiave che riassumono lo stato del sistema. Esse sono:
- PIL
- Tasso di disoccupazione
- Tasso di inflazione
- Tasso di interesse
- Livello del mercato azionario
- Tasso di cambio
R. Capolupo - Economia 2 16 (2006-07)
Il PIL
- Il prodotto interno lordo (PIL) è una misura del reddito e della spesa in una economia
- È dato dal valore di mercato di tutti i beni e servizi finali prodotti in un paese in un determinato periodo di tempo.
- L’uguaglianza tra reddito e spesa è stato illustrato con lo schema del flusso circolare del reddito
R. Capolupo - Economia 2 17 (2006-07)
PIL dell’Italia (pro-capite reale)
R. Capolupo - Economia 2 18 (2006-07)
Caratteristiche del PIL
- Include beni e servizi prodotti nel periodo corrente ed esclude transazioni di beni prodotti nel passato
- Misura il valore della produzione entro i confini geografici del paese. Più precisamente include:
- Il valore dei beni prodotti da lavoratori e imprese straniere che operano nel territorio nazionale
- Esclude il valore della produzione di lavoratori e imprese italiane che svolgono la loro attività all’estero
R. Capolupo - Economia 2 19 (2006-07)
PNL
- Il prodotto nazionale lordo (PNL) è il valore finale di tutti i beni e servizi prodotti in un determinato periodo di tempo (anno o trimestre) da connazionali (lavoratori o imprese) indipendentemente dal luogo in cui sono prodotti
- NB: (i) esclusi i non nazionali all’interno; (ii) inclusi i connazionali all’estero.
R. Capolupo - Economia 2 20 (2006-07)
Altre misure di reddito
- Prodotto nazionale netto (PNN)
- Reddito personale
- Reddito personale disponibile
Il PNN è il reddito dei residenti di una nazione dopo aver sottratto il deprezzamento del capitale (PNL - ammortamento). Il reddito personale è il reddito che le famiglie e le società di persona percepiscono. Il reddito personale disponibile è dato dal reddito personale meno le imposte.
R. Capolupo - Economia 2 21 (2006-07)
PIL nominale e reale
- PIL Nominale: è il valore della produzione di beni e servizi a prezzi correnti
- PIL Reale: è il valore della produzione di beni e servizi a prezzi costanti
- Deflatore del PIL: serve a trasformare il PIL nominale in PIL reale
R. Capolupo - Economia 2 22 (2006-07)
Il pil reale per lavoratore
- È il più usato indice sintetico del comportamento del sistema economico ed è dato dal rapporto tra pil reale e numero degli occupati
- Rappresenta il valore a prezzi costanti della produzione di beni e servizi finali
- Pur essendo un indice imperfetto perché non dice nulla sulla distribuzione del reddito è il miglior indice che conosciamo per misurare il benessere materiale dei componenti di una nazione
- Comprende: beni di consumo, beni di investimento, acquisti pubblici
- Attualmente (2004) negli USA il reddito reale per lavoratore è pari a 67800$ e in Italia (2004) è pari a 52000. Rispettivamente i redditi procapite sono: 36000 vs 23000. L’Italia ha un reddito procapite che è il 65% di quello USA (processo di convergenza)
R. Capolupo - Economia 2 23 (2006-07)
Deflatore del PIL
- Il deflatore del PIL è calcolato come:
- Il PIL nominale si converte in PIL reale utilizzando seguente:
R. Capolupo - Economia 2 24 (2006-07)
Tasso di disoccupazione
Il tasso di disoccupazione viene rilevato dagli istituti di statistica dei vari paesi attraverso un rilevamento casuale tra le famiglie su base trimestrale. Sono considerati disoccupati gli individui che hanno cercato attivamente un lavoro negli ultimi 3 mesi (1 mese negli USA).
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