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LA STABILIZZAZIONE ABORTITA (1976-1979)

La crisi valutaria esplosa all’inizio del 1976 segna il culmine della destabilizzazione dell’economia

italiana iniziata sul finire degli anni ’60. Per inquadrare meglio la crisi del 1976, occorre riprendere il filo

dal 1974. Difatti, tra la seconda metà del 1974 e la prima del 1975 si ha una recessione: la quantità di

prodotti oggetto di commercio mondiale si contrae dell’11%.

Emerge l’esigenza di una politica macroeconomica espansiva:

-vengono prese, a carico del bilancio pubblico, misure di rilancio delle esportazioni e degli investimenti,

si riducono i tassi di interesse a breve tempo;

-svalutazione tasso di cambio.

La crisi valutaria si sta rivelando una crisi di fiducia sul futuro dell’Economia Italiana. Le autorità

valutarie reagiscono introducendo un’imposta temporanea del 10% su tutti i pagamenti all’estero. La

Lira subisce una svalutazione del 15%. Alimentata dalla debolezza del cambio, che fa rincarare le

importazioni, l’inflazione al consumo si porta al 17%, quella all’ingrosso al 23%.

La produzione Industriale aumenta del 13%.

LO STATO NON INTERVIENE DOVE IL MERCATO FALLISCE, MA DIVENTA DIRIGISTA E DISTORSIVO

DELLA CONCORRENZA.

2.

Durante il 1976 si dà inizio a una nuova fase di restrizione della politica monetaria, in quanto il tasso

d’interesse ritorna (anche aumentato), e la politica presta maggiore attenzione al tasso di cambio.

A questo proposito, gli obiettivi da raggiungere sono essenzialmente 2:

1- Favorire la riduzione dell’inflazione, contendo il costo in lire delle importazioni (a questo fine,

servirebbe una rivalutazione della Lira rispetto al dollaro);

2- Non mortificare la competitività internazione dei nostri manufatti, sui mercati interni ed esterni (a

questo fine, servirebbe una svalutazione della Lira rispetto alla valuta comunitaria).

LA STABILIZZAZIONE DEL’ECONOMIA PUO’ DIRSI SOLO AVVIATA IN ALCUNI COMPARTI, LONTANA IN

MOLTI ALTRI.

Nel 1978, l’Italia aderisce al Sistema Monetaria Europeo (SME). Il Sistema viene dotato di meccanismi di

mutua assistenza: se una valuta (moneta) si deprezza oltre il 6%, il paese emittente deve poter

ottenere, dagli altri paesi del sistema, credito automatico, incondizionato e illimitato. L’adesione

italiana allo SME costituisce un vero mutamento di regime della politica economica.

Quest’adesione è intesa dalla classe politica (e in particolare dal presidente del Consiglio Andreotti)

come una mossa obbligata di politica estera. La Banca d’Italia è poco convinta sulla decisione di aderire

allo SME. Il problema più grande è il tasso d’inflazione. (Le autorità italiane si impegnano a difendere il

valore esterno della Lira).

Le politiche <<per l’industria>> negli anni ’60 sono state SELETTIVE (aiutare un settore piuttosto che un

altro) EROGATORIE (aiuti in forma di denaro contante) e DISCREZIONALI (decisioni discrezionali

dell’autorità politica-amministrativa). Nei paesi anglosassoni, le politiche industriali hanno avuto come

obiettivo: il miglioramento delle infrastrutture, l’avvalersi di sussidi automatici, e disciplinare la

concorrenza. Negli anni ’70, l’Italia si caratterizza per la mancanza di una legislazione antimonopolistica

e per l’elevata presenza di imprese pubbliche.

Alla fine del decennio ’70, i sussidi pubblici alle imprese ammontano in Italia al 3,4% del PIL (sono

superiori di un terzo rispetto a quelli concessi in Francia, Germania, Regno Unito). Metà di tale importo

è destinato al Mezzogiorno, per incentivare la produzione. Ma i risultati non sono quelli attesi.

Sono invece le piccole e medie imprese del Centro-Nord-Est ad incentivare la produzione.

Sta per nascere dunque la Terza Italia.

4.

Nel biennio 1977-78, i governi di solidarietà nazionale promuovono una serie di iniziative legislative

volte ad incentivare la <<democratizzazione>> della società.

Le linee principali di intervento sono 4:

- Una di disegno istituzionale: comprendente l’estensione e il rafforzamento delle autonomie locali,

provvedimenti di sanatoria (a carico del BILANCIO PUBBLICO CENTRALE) degli squilibri finanziari;

- Una di autoregolamentazione dello Stato: “La Riforma del Bilancio Pubblico”

si tratta del primo, meritorio tentativo di introdurre elementi di controllabilità e di trasparenza nel

bilancio pubblico italiano: primo di una serie, lunga ed accidentata, di tentativi il cui sbocco finale è

ancor oggi lontano;

- Una di regolamentazione di un particolare mercato: la politica per la casa.

I risultati sono però FALLIMENTARI : la Legge Bucalossi sul regime dei suoli finisce con l’essere

giudicata incostituzionale 3 anni dopo l’approvazione; la Legge sull’equo canone finisce con il

distruggere il mercato legale degli affitti.

- Una che combina elementi di regolazione del mercato con misure di espansione della spesa

pubblica sociale: “La Riforma Sanitaria”.

La riforma sanitaria estende il beneficio dell’assistenza sanitaria pubblica a tutti i cittadini e a tutte

le patologie (schema <<universalistico>>) affidandone la gestione a organismi semiautonomi, le

Unità Sanitarie Locali (USL).

LA STABILIZZAZIONE INCOMPLETA (1980-1986)

La seconda crisi petrolifera (iniziata nel 1979 in connessione con lo scoppio della guerra Iran-Iraq) si

manifesta pienamente nel 1980. La concomitante rivalutazione del dollaro porta ad un aumento del

prezzo del petrolio in Lire a più del 230%. Si avvicendano 3 distinte fasi del ciclo economico interno ed

internazionale: 1- rallentamento della Produzione, fino alla stagnazione del 1982; 2- ripresa nel biennio

1983-84; 3-lenta crescita nel biennio 1985-1986.

Le politiche economiche diventano restrittive, la dinamica dei salari nominali è meno pronunciata.

In Italia la seconda crisi petrolifera giunge al culmine di una fase di impetuosa espansione produttiva,

che ne viene fermata, ma non tramutata in vera e propria recessione. Il PIL si alza del 2,7% nel 1986, e

nello stesso anno l’inflazione passa dal 19% al 4%.

Questi risultati compongono il quadro di una stabilizzazione dell’economia italiana che è tuttavia

parziale e non solidamente acquisita.

Nel 1980 (fino al 1992) viene creato il PENTAPARTITO, la

coalizione di 5 partiti che hanno condotto il governo italiano dal

1980 al 1991.

I partiti erano:

 LA DEMOCRAZIA CRISTIANA (DC);

 IL PARTITO SOCIALISTA ITALIANO (PSI);

 IL PARTITO SOCIALDEMOCRATICO ITALIANO (PSDI);

 IL PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO (PRI);

 IL PARTITO LIBERALE ITALIANO (PLI).

Dopo il 1980 muta il rapporto del sindacato con il governo e le imprese.

(<<Marcia dei Quarantamila>> una manifestazione apertamente ostile al sindacato a cui danno vita

quadri aziendali della Fiat e cittadini torinesi~1980).

Maturano i tempo di un primo esperimento di politica dei redditi: si innescano rincorse salari-salari

volte a contrastare l’appiattimento dei differenziali retributivi (la connessione tra retribuzioni presenti e

inflazione passata causa amplificazioni degli aumenti dei prezzi).

Nel 1983, viene siglato un PROTOCOLLO D’INTESA che dovrebbe regolare i vari contratti di categoria

che sono ancora da rinnovare. (Le imprese si impegnano a garantire l’invarianza del salario reale e

ridurre l’orario di lavoro; aumentare gli assegni familiari; migliorare l’assistenza sanitaria).

Un’altra “bozza” d’intesa viene presentata nel Gennaio 1984 dal nuovo governo Craxi, che prevedeva

tra l’altro una maggior attenzione agli Scatti di Scala Mobile (adeguamenti retributivi al costo della vita),

coerente con un tasso programmato di inflazione del 10%. Questa proposta trovò il disaccordo dei

sindacati, perciò il governo incorpora la proposta in un decreto-legge. Dopo un Iter parlamentare,

questo è convertito in legge nel giugno del 1984. Questo esperimento di politica dei redditi chiude nel

segno del conflitto politico, della divisione all’interno del movimento sindacale, della confusione dei ruoli

e degli obiettivi.

Durante la prima metà degli anni ’80 lo squilibrio di fondo della finanza pubblica italiana si aggrava

notevolmente. Lo rivela il DEBITO PUBBLICO, che aumenta dal 60% all’85% del PIL. Ciò si deve ai forti

disavanzi totali e primari, alla crescita dei tassi di interesse e riduzione dell’inflazione, tasse basse.

Nella prima metà degli anni ’80 accadono avvenimenti che imprimono una svolta al rapporto fra

politica monetaria e fabbisogni finanziari pubblici.

1981- La Banca d’Italia abbandona la pratica di porsi come acquirente residuale dei BOT rimasti

invenduti alle aste del Tesoro (cosiddetto <<divorzio>> fra Banca d’Italia e Tesoro).

1982- il modo di operare della Politica Monetaria cambia, passando a metodi di controllo indiretto,

basati su interventi <<di mercato aperto>>, cioè su operazioni di compravendita di titoli a breve

termine sul mercato monetario.

L’effetto più vistoso del divorzio Banca d’Italia – Tesoro , è il brusco innalzarsi dei tassi d’interesse reali.

Si hanno maggiori pressioni sui governi per:

1- Controllo della spesa pubblica e dei prezzi;

2- Pareggio di Bilancio;

3- Contrattazione collettiva per frenare la dinamica dei redditi.

Questo sarebbe stato il periodo migliore per stabilizzare le finanze italiane, dopo le eccessive spese del

decennio precedente. La quasi scomparsa dei conflitti sociali e la ripresa economica, creavano le condizioni

migliori per agire. La Banca d’Italia, da quando opera in maniera autonoma, comincia a spiegare alla politica

che non si interviene al più presto, si rischia il fallimento. La politica, per ragioni di consenso, e per la

degenerazione del rapporto tra Stato ed Economia, che esploderà qualche anno dopo con Tangentopoli,

risulta incapace di intervenire per risanare le finanze, come avvenuto negli altri paesi, aumentando le tasse

e riformando il sistema pensionistico.

UNA CORSA CONTRO IL TEMPO (1987-1992)

Quadro politico ed economico in Italia negli anni 1987-1992

- Instabilità Politica - PENTAPARTITO

- Fine delle Ideologie - Crollo del muro di Berlino

- Crescita della criminalità organizzata - l’assistenzialismo

-Fase di espansione dell’economia

- Aumento redditi - Moneta Forte

- Crescita Importazioni - Cresce il debito pubblico

Questa era la fase in cui l’economia italiana era nelle condizioni migliori per risanare le finanze.

In Italia, dal 1971, nel bilancio pubblico le spese correnti superano le entrate. Quindi il risparmio pubblico è

negativo. Questo vuol dire, che il settore pubblico italiano prende a prestito il risparmio altrui NON SOLO

per finanziare interamente i propri investimenti, ma anche per finanziare i suoi consumi. Così facendo, esso

distrugge il risparmio preso a prestito.

Gli anni ’80 sarebbero stati quelli migliori per risanare le finanze pubbliche, perché:

1- l’economia è in fase di espansione; 2- crolla il prezzo del petrolio; 3- sono deboli le tensioni sociali.

Negli anni esaminati (1987-1992) si indeboliscono le tendenze al risparmio delle famiglie, probabilmente a

causa della pseudo-abbondanza di provvidenza pubbliche (pensioni e sanità). Quelle medesime

provvidenze che continuano ad esser finanziate dall’operatore pubblico prendendo a prestito risparmio.

Quando i cittadini italiani non offrono più credito, questo viene chiesto ai risparmiatori esteri.

Con il risultato di un aumento del debito verso l’esterno.

In questi anni, il debito accumulato dalla pubblica amministrazione italiana nei confronti di ogni altro

soggetto italiano o estero, aumenta di oltre 20 punti percentuali di PIL. (DEBITO O DEFICIT PUBBLICO)

Il debito netto accumulato dall’Italia nei confronti di creditori esteri, sale di 10 punti di PIL. (DEBITO O

DEFICIT COMMERCIALE). Questa situazione è nota come DEBITI GEMELLI.

LE CAUSE DI TALI DEBITI SONO: una moneta troppo forte e tassi di interesse troppo elevati.

Entrambi, sono usati contro l’Inflazione, ancora in Italia.

Come si spiega questa resistenza all’Inflazione?

Tre sono i campi da indagare: la politica monetaria, la dinamica salariale, il funzionamento dei mercati.

Il costo del lavoro imprime una spinta considerevole alla dinamica dei prezzi interni. Nell’Industria

l’aumento medio del salario è dell’8%. Si comincia a percepire una mancanza di <<cultura del mercato>>

cioè l’idea che l’intervento dello Stato nell’attività economica oltre ad essere eccessivo per estensione e

profondità , è sbagliato nelle forme e negli obiettivi: c’è dove non deve esserci e latita dove sarebbe

doveroso. Privilegia la funzione di gestore a quella di regolatore.

[Il terzo paragrafo è da saltare]

Nel sistema finanziario italiano degli anni ’80 permangono tratti arcaici: chiusura agli scambi internazionali,

povertà dei servizi offerti, poca concorrenza fra banche.

In pochi anni viene messo in atto un disegno di politica economica che ambisce a trasformare l’assetto

della finanza in Italia. La Borsa azionaria è il luogo dove si incontrano quei soggetti che abbiano risparmio

da investire (risparmio privato) e le imprese che vogliono ingrandirsi. In Italia, entrambi i soggetti diffidano

dalla Borsa. I Risparmiatori diffidano del rischio d’impresa, e si cautelano con la forma del prestito e la

garanzia di un intermediario (deposito bancario) o dello Stato (titolo pubblico, BOT).

Gli Imprenditori evitano di quotarsi in una borsa che non li protegge da rischi come:

-perdita del controllo delle loro imprese;

- esser controllati (aprire i libri contabili a occhi indiscreti, in primis a quelli del Fisco).

Preferiscono avere a che fare con un intermediario bancario, che lo finanzi senza pretendere di inserirsi

nella gestione o esser tentato di ambire alla proprietà.

La borsa italiana resta così un luogo poco frequentato, rassomigliante più a una sala giochi che al tempio

del capitalismo.

La Banca d’Italia in quegli anni (1987-1992) inizia una serie di innovazioni per modernizzare il sistema

finanziario: istituisce la CONSOB, l’organo di controllo sulle funzionalità del mercato; si liberalizzano le

decisioni di apertura e chiusura di sportelli bancari (in questo modo, il grado di concorrenza effettivamente

si innalza, e sollecita le banche più inefficienti a riorganizzarsi e a ridurre i costi, soprattutto quelli del

lavoro, che è del tutto fuori linea rispetto al resto d’Europa).

La Banca d’Italia agisce nel suo ruolo di <<Organo di vigilanza Bancaria>>, cioè di autorità responsabile

(come dirà la nuova legge bancaria del 1993) che le banche siano gestite in modo “sano e prudente” e che il

sistema nel suo complesso sia “stabile, efficiente e competitivo”.

Negli anni ’80 dunque, i protagonisti della gestione economica italiana sono la borghesia industriale ed i

professionisti, ma anche il cittadino comune partecipa attivamente al processo economico del periodo,

ignorando di vivere al di sopra delle sue possibilità.

LA CRISI (1992-1995)

Il 2 Febbraio 1992 il presidente della Repubblica firma il decreto di scioglimento anticipato del Parlamento.

Il 7 Febbraio il presidente del Consiglio Andreotti firma a Maastricht il trattato di unione europea.

Il 17 Febbraio il sostituto procuratore di Milano Di Pietro firma il provvedimento di carcerazione preventiva

a carico di un esponente politico locale, Mario Chiesa, che da inizio a “Mani Pulite”.

Queste 3 firme sanciscono simbolicamente il declino della Prima Repubblica.

TANGENTOPOLI L’indagine nota con l’arresto di Mario Chiesa, designata dai media Mani Pulite, fece

emergere una sconvolgente diffusione della corruzione, della concussione e del finanziamento illecito ai

ministri, deputati, senatori, imprenditori, perfino ex presidenti del Consiglio. Le inchieste, condotte

inizialmente da un pool della Procura della Repubblica di Milano e allargate poi a tutto il territorio

nazionale, diedero vita ad una grande indignazione dell’opinione pubblica e di fatto rivoluzionarono la

scena politica. I partiti storici come la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista Italiano, il PSDI, il PLI, il PRI

sparirono o furono fortemente ridimensionati, tanto da far parlare di un passaggio ad una SECONDA

REPUBBLICA.

INIZIA PER LA POLITICA ECONOMICA, IN QUESTO PRINCIPIO DELL’ANNO 1992, UN CONTO ALLA

ROVESCIA, CHE SI CONCLUDERA’ NEL SETTEMBRE CON UNA COCENTE SCONFITTA.

APRILE 1992: Si tengono elezioni politiche generali:

- perdono tutti i poteri storici; - crescono Lega e Rete; - Non governabilità.

MAGGIO 1992: la Banca d’Italia esce allo scoperto manifestando il massimo allarme: l’economia italiana è a

rischio. L’intento della Banca è mostrare, all’opinione pubblica, alla classe politica e al governo che verrà ,

che la correzione di rotta nella politica economica SI PUO’ FARE sia preservando il vincolo di cambio sia

evitando drammatiche ripercussioni recessive. Difatti lo scenario internazionale appare in ripresa, e i tassi

d’interesse sono in diminuzione. E’ necessario proseguire nella politica dei redditi contro l’inflazione e

tagliare le spese (maggior moderazione va imposta alle retribuzioni dei dipendenti pubblici).

Il 23 Maggio ci fu la STRAGE DI CAPACI dove persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca

Morvillo, e tre agenti di scorta.

LUGLIO 1992: dopo la strage di Capaci viene eletto Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.

Il 19 Luglio ci fu la STRAGE DI VIA D’AMELIO dove persero la vita Paolo Borsellino e 5 agenti della sua scorta.

Si forma il Governo Amato:

- Riforma della contrattazione;

-Manovra finanziaria da 93 mila miliardi di lire;

-Prelievo forzoso del 6x1000 dai conti correnti bancari;

-Aumento tasse dell’1,8%

-Riduzione spesa 1,4%

CRISI FINANZIARIA SVENTATA IN EXTREMIS GRAZIE ALLA MOBILITAZIONE DI TUTTI GLI STRUMENTI E

RISORSE DELLA BANCA CENTRALE.

SETTEMBRE 1992: La Lira esce dallo SME.


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Droman

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione: editoria e giornalismo
SSD:
Docente: David Piero
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Droman di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof David Piero.

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