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Economia politica

Prof. S. Goglio

Università degli Studi di Trento (Facoltà di Giurisprudenza)

I Semestre 2016/2017

Che cos'è l'economia?

L'economia è una disciplina e non una scienza: ciò che le differenzia è che la scienza ha un metodo, composto da tre fasi: descrizione, ipotesi, dimostrazione; le verifiche empiriche devono essere verificate anche da altri soggetti. L'economia tende a mettere in forma matematica le ipotesi: se si rappresenta male un fenomeno in forma matematica, si corre il rischio di dedurre conclusioni errate, perché le ipotesi erano espresse in modo non corretto. Il metodo scientifico elaborato per le scienze sociali è molto complesso, e non può essere il medesimo di quello applicato alle scienze quali la matematica, la fisica, ecc.

Inoltre, vi è la variabile della storia: il primo "libro" di economia è stato scritto da Senofonte, con il suo testo "Economia", dove descriveva il funzionamento dell'impresa ad Atene; l'impresa ai tempi di Atene aveva una caratterizzazione, quella del Medioevo è radicalmente differente, quella odierna è nuovamente differente. Il concetto di impresa, quindi, cambia a seconda del periodo storico che si sta analizzando: per questo motivo, l'economia non può essere definita scienza.

L'economia è quindi una disciplina che studia come all'interno della società aziende, imprese, singoli, famiglie, compiono delle scelte; vuole quindi spiegare le scelte economiche; l'economia, sostanzialmente, ci obbliga a fare delle scelte, in quanto abbiamo determinati obiettivi. Il primo obiettivo è, ovviamente, la sopravvivenza fisica; questi obiettivi sono sostanzialmente dei beni e servizi che desideriamo: per produrre beni e servizi, c'è bisogno di risorse, che sono limitate e scarse.

  • Bene: prodotto fisico
  • Servizio: prodotto immateriale; al giorno d'oggi si usufruisce sempre più di servizi immateriali.

Per produrre beni e servizi sono necessarie le risorse, che sono scarse: da ciò si deduce che anche beni e servizi sono limitati; quindi si dovrà fare una scelta circa quali beni e servizi consumare; da questo punto di vista, la società è organizzata per produrre beni e servizi, e all'interno della società dobbiamo compiere delle scelte. Le imprese operano scelte, così come le autorità pubbliche.

Input e output: il concetto di scarsità

Input (risorse del processo produttivo) → Output (beni e servizi)

Il concetto di scarsità varia nel tempo e nello spazio: il petrolio oggi è scarso, ai tempi di Cicerone non lo era; la scarsità entra in rapporto con il prezzo, in quanto sono correlati in modo inversamente proporzionale. La scarsità inoltre va correlata ai bisogni: il petrolio che c'è nel mondo è molto, ma il bisogno che il mondo ne ha è altrettanto alto.

L'economia è quindi una teoria della scelta: è una disciplina che studia l'allocazione di risorse scarse nei possibili usi alternativi, in quanto si deve anche decidere quanto produrre di cosa; con allocazione si intende dove e come impiegare le risorse nei vari impieghi.

Efficacia ed efficienza

L'uso delle risorse deve essere efficace: efficacia è raggiungere il risultato, che deve essere efficiente; efficienza è raggiungere il massimo risultato con il minor costo; innanzitutto, efficacia è un termine assoluto, mentre efficienza è relativo.

Efficace → raggiunge il risultato – Efficiente → a parità di costo, mi dà un miglior risultato.

La scelta economica deve essere efficiente, tendendo all'ottimale; ciò che è ottimale oggi, più efficiente di tutti oggi, magari fra 5 anni non lo sarà più. L'economia quindi cerca il modo più efficiente in questo momento per produrre un bene / servizio. Non sempre le scelte più efficienti sono quelle più desiderabili: un miglior risultato si può ottenere con lo schiavismo, ma questo non è accettato, non risponde ai nostri valori e quindi non è desiderabile; le scelte vengono fatte in un sistema istituzionalmente denso: per un economista, le norme e le regole esprimono i valori. La scelta va quindi fatta all'interno di tutto ciò!

C'è un problema molto più complesso, in quanto la scelta va fatta all'interno di una società: scelta che deve essere efficiente, o meglio ottimale. L'economia tende di massimizzare, ossia arrivare al miglior risultato possibile.

I problemi economici

I problemi economici possono essere problemi di massimo o di minimo, in base al contesto in cui si guardando, ossia del costo o della produzione.

Le norme costituiscono un sistema di incentivi e disincentivi: incentivo è ciò che mi spinge a fare qualcosa, disincentivo è ciò che mi spinge a non farlo; in base a ciò, il sistema economico andrà in una direzione piuttosto che nell'altro. Una norma deve quindi essere sia efficiente che efficace.

Le scelte fondamentali da fare in ambito economico sono in tema di produzione di beni e servizi (al giorno d'oggi c'è una grande immaterialità dei bisogni): quanto e cosa deve venire prodotto; inoltre, vanno fatte delle scelte su come i beni ed i servizi devono essere prodotti: per l'economista, il come produrre è una combinazione di fattori produttivi: capitale e lavoro. Si deve decidere quali tecniche usare, che si distinguono in base all'alta intensità del capitale o del lavoro: la scelta più efficiente è quella che costa meno; se il lavoro costa poco e le macchine costano molto, in questo contesto potrebbe essere più efficiente avere un'alta intensità di lavoro. A seconda dei periodi e dei sistemi economici, non è detto che la stessa soluzione sia quella più efficiente.

Un altro filone di scelte riguarda la specializzazione: il mercato non è altro che un mercato di scambio; lo scambio può essere libero, più o meno regolamentato, attraverso lo Stato o attraverso il mercato: anche qui, a livello politico, vanno fatte delle scelte: come vogliamo che vengano fatti gli scambi?

Il terzo filone di scelte riguarda i destinatari: qualcuno avrà di più rispetto a qualcun altro; la distribuzione della produzione non va a tutti in parti uguali. La scelta riguarda quindi distribuzione e redistribuzione: la scelta viene effettuata anche in base ai valori della società.

Chi prende le decisioni economiche?

Ultimo filone: chi prende le scelte economiche? Lo Stato, il cittadino, ecc.? Il processo decisionale avviene attraverso Parlamento, lobbies, ecc. Alcune scelte vengono fatte dagli individui, altre sono collettive.

L'economia è una teoria della scelta, e quindi una teoria del comportamento umano: esistono delle scelte individuali e scelte interattive; nel processo di scelta interattive, questa è influenzata dalle altre persone: effetto di trascinamento; la mia scelta dipende da cosa scelgono gli altri! Esistono poi delle scelte collettive, che riguardano tendenzialmente la macroeconomia.

La nostra teoria della scelta deve dirci come l'individuo sceglie; in secondo luogo, si dovrà vedere come le istituzioni influenzano la scelta. Infine, si dovrà verificare come sorgono delle organizzazioni per raggiungere degli obiettivi: non sempre il soggetto raggiunge da solo un obiettivo, spesso lo farà insieme ad altri soggetti. Con organizzazione si intende sia un'impresa che la famiglia, che è anche un'unità di produzione: famiglia, impresa e Stato sono quindi organizzazioni.

Esistono delle istituzioni, che sono le norme, non solo quelle codificate ma anche quelle acquisite e rispettate dalla collettività, e delle organizzazioni, che sorgono all'interno di un contesto istituzionale: sono incentivate a costituirsi in un modo rispetto che in un altro (se le istituzioni favoriscono la piccola impresa, vi saranno più piccole imprese che medie e grandi imprese).

Le istituzioni quindi influenzano le organizzazioni, e le organizzazioni tentano di modificare le istituzioni: quando si studia la scelta, quindi, si analizzerà anche quella delle organizzazioni; l'unità di consumo diventa quindi la famiglia, che prende delle decisioni come organizzazione.

Interazione economica

L'interazione economica ha due aspetti, che confliggono fra di loro: l'interazione è competitiva (le imprese competono), ed al tempo stesso competitiva (i lavoratori, all'interno di una organizzazione, cooperano); gli individui cooperano sia per produrre che per distribuire la produzione.

Un sistema economico è fatto da molti produttori che producono: se si somma tutto il valore della produzione, assommando solo il valore aggiunto, si arriverà al PIL (prodotto interno lordo); con valore aggiunto si intende quanto ogni singola azienda aggiunge al prodotto finito (sedia (vale 100) → chiodi (vale 10) → PIL è 100, non 110 perché in 100 sono già compresi i chiodi). PNL (prodotto nazionale lordo) riguarda le aziende nazionali, che lavorano sia nello Stato che fuori, mentre il PIL è quell'indice che riguarda la produzione interna, anche di aziende straniere con stabilimenti nello Stato in oggetto.

Il reddito nazionale è speculare al PIL: il Pil guarda all'aspetto della produzione, comprendendo inoltre la produzione delle imprese statali; lo Stato tendenzialmente produce servizi: il prezzo che si paga allo Stato per i servizi non è un prezzo di mercato, ma politico. Spesso, inoltre, non si paga questo servizio: utilizzo delle strade statali, esercito che difende la nazione, ecc. Il PIL è un'approssimazione del prodotto, ed è estremamente variabile in base a moltissime situazioni (PIL finlandese e PIL greco).

Nel momento in cui a Tizio viene pagato il salario, Tizio contribuisce al reddito nazionale: il reddito nazionale sarebbe uguale al PIL qualora il sistema economico fosse chiuso; se Tizio lavora in America, contribuisce al PIL americano, ma nel momento in cui manda l'80% del suo salario in Italia, contribuisce ad innalzare il reddito nazionale italiano! PIL e prodotto nazionale sarebbero uguali solo se "non ci fosse l'America".

Imposte e tasse

Un'imposta è un prelievo fatto dallo Stato sugli scambi (IVA) e sul reddito (IRPEF); le tasse sono dei prezzi politici pagati allo Stato in cambio di un servizio (tasse universitarie): la tassa è una forma di prezzo, decisa da un'autorità e non dal mercato, e spesso non copre i costi.

Perché si coopera?:

  • Π = produttività
  • y = prodotti
  • N = lavoratori / produttori

Se N resta uguale, e y cresce, allora crescerà anche la produttività: questo perché si è deciso di cooperare; i costi di produzione incidono notevolmente su questo indice: se il prezzo in Italia e Germania è uguale, ma in Italia ci vogliono due ore per creare un bene ed in Germania un'ora, per avere la stessa produttività bisognerà dimezzare il costo del lavoro in Italia.

Y si può innalzare andando a cooperare: se N lavoratori producono interamente lo stesso bene, i prodotti e la produttività, di conseguenza, saranno inferiori rispetto a N lavoratori che producono, ognuno la sua parte di prodotto (Tizio produce automobile intera oppure Tizio produce parte di motore, Caio carrozzeria, Mevio assembla, ecc.): la cooperazione si basa sulla divisione del lavoro.

Regole di mercato e comportamento opportunistico

Per gestire il mercato, ci vogliono delle regole, poste dallo Stato, che devono essere efficienti: ogni anno viene emanata la legge finanziaria. Il comportamento opportunistico è fare un comportamento a scapito di altri: in un contesto molto semplice, fare il free rider non è molto semplice; più è complessa l'organizzazione, più difficile è valutare l'apporto che ogni produttore dà al sistema. Il free rider è colui che finge di contribuire, quando invece non lo fa: quando l'organizzazione si accorge dei free rider, si crea sfiducia. Il fatto di non far rispettare le norme è pesante: i free rider non pagano le imposte, ma perché io devo pagarle se il free rider non le paga? Si innesta la sfiducia. Ci vogliono quindi delle garanzie: esistono delle norme, e si sa che queste norme devono essere applicate; se lo Stato abdica a questo ruolo, si crea un clima di sfiducia e la cooperazione diventa più difficile. Lo Stato è necessario per creare lo stato di fiducia.

È necessario inoltre che le norme vengano rispettate: lo Stato, attraverso ordine pubblico e sistema giudiziario, controlla, ma questo è un sistema costoso; l'interiorizzazione dei valori da parte di ogni singolo individuo invece è un sistema vantaggioso e meno costoso di avere un apparato repressivo.

La costituzione economica

La costituzione economica è l'insieme delle norme che regolano il procedimento economico e devono creare fiducia: il pilastro centrale è il diritto di proprietà, su cui tutto il sistema economico è basato; diritto di proprietà è un concetto generico, in quanto dipende da come viene formulato. Il diritto civile ed il diritto ambientale fanno parte della costituzione economica: se l'inquinamento è permesso, vi è un'implicita connotazione del diritto di proprietà in quel sistema (l'atmosfera è implicitamente dell'industriale, o della collettività?); il diritto del lavoro ed il diritto pubblico dell'economia fanno inoltre parte della costituzione economica. Quando si disegnano leggi, bisogna saperle disegnare: per sapere disegnare una legge che regola un fenomeno sociale, bisogna necessariamente conoscere tale fenomeno sociale, così come sarà necessario conoscerlo per applicare la legge stessa.

La costituzione economica è modificabile nel tempo: modificandosi le condizioni economiche, deve modificarsi anche la regolamentazione (automobili degli anni '30 con limiti a 40 km/h → automobili odierne non possono avere limiti così bassi, perché le condizioni sono variate): si parla quindi di innovazioni strutturali, che devono trovare delle condizioni migliori rispetto al momento in cui vengono poste. All'interno dei valori si possono trovare delle soluzioni più innovative.

Diritti di proprietà mal definiti possono condurre a comportamenti economici mal definiti: quando si introduce una regolamentazione ambientale, si sta introducendo una normazione del diritto di proprietà (prima il fiume poteva essere inquinato, quindi prevalevano i benefici del singolo, successivamente il fiume non può essere inquinato e prevalgono i benefici della collettività).

Regolamentazione della vita economica

È necessario regolamentare la vita economica? Esistono dei principi fondamentali dell'economica?

Il mercato

La caratteristica di fondo del mercato è che le decisioni prese sono autonome; esiste poi lo Stato che prende delle decisioni collettive: se Tizio non paga le tasse, ci sarà l'intervento dell'AdE. I maggiori Paesi industriali sono delle economie miste: lo Stato anche in un Paese liberista ha molto peso, dove con peso si intende la regolamentazione. La crisi del 2008 è stata creata da un eccesso di deregolamentazione, quindi non sempre la deregolamentazione ha effetti positivi.

Il sistema dei prezzi svolge un ruolo fondamentale, in quanto definisce il modo in cui vanno allocate le risorse, beni e servizi; in un sistema di mercato, l'allocazione dei beni la decide il sistema dei prezzi; esistono altre modalità, quali il razionamento: se il razionamento è molto spinto, però si rischia di favorire la nascita di mercato nero e contrabbando. La coda è un altro modo per allocare i beni: se tutti hanno denaro e le risorse sono poche, il razionamento avviene attraverso le code. Se un'impresa produce beni che nessuno vuole, i prezzi calano: se il prezzo di un bene scende, significa che la domanda è bassa. Nel sistema socialista, non solo i prezzi erano determinati centralmente, ma anche la quantità e la qualità dei beni. In un'economia di mercato, i prezzi diventano il principale canale di trasmissione delle informazioni.

I prezzi ci indicano quali beni produrre, ossia la valutazione sociale della scarsità: indicano, cioè, che in quella società il bene è scarso o alto; i prezzi, inoltre, indicano in che direzione va la produzione in base ai prezzi dei fattori di produzione.

I mercati sono n + 2: n sono i mercati dei prodotti (beni e servizi) e 2 sono il lavoro ed i capitali finanziari; l'insieme delle transizioni forma lo scambio. Né il lavoro né i capitali finanziari sono prodotti! Sul mercato dei prodotti finanziari si scambia del credito, il prezzo del mercato del lavoro è il salario.

Su n, produttori e consumatori si incontrano (in realtà si incontrano anche produttori e lavoratori); sul mercato del lavoro si incontrano imprese e produttori; sul mercato dei prodotti finanziari si incontrano risparmiatori e finanziatori.

I mercati sorgono in un determinato momento storico ed evolvono storicamente: nella maggior parte delle città italiane nel Medioevo, i prezzi non erano liberi di fluttuare ma erano decisi dal Comune; le corporazioni avevano interesse di avere prezzi competitivi di produzione rispetto a quelli dei produttori delle Fiandre. Possiamo dire quindi che non vi erano dei prezzi, ma delle tariffe, in quanto non si trattava di un libero mercato.

Lo scambio è inserito in un contesto istituzionalmente denso: sul mercato ci si comporta in un determinato modo; è errato dire che il mercato si può autodeterminare totalmente.

I modelli economici

Un modello economico è un'ipotesi esplicativa: i modelli sono rappresentazioni semplificate di un dato fenomeno, e possono essere espressi in tre modi diversi:

  • A parole
  • Geometricamente
  • Matematicamente

[A parole]: il mercato è complesso...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Interdonato.Marco di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Goglio Silvio.
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