Economia politica: Microeconomia
Il consumatore e la domanda di mercato
La teoria del consumatore indica come quest'ultimo domanda i beni che desidera consumare per soddisfare la propria utilità. Serve a costruire la curva di domanda di mercato, ossia la somma delle tante relazioni individuali che confrontano la quantità del bene da acquistare e il prezzo corrispondente.
Adam Smith fa nascere l'economia come una scienza con la sua opera del 1776 "Ricchezza delle nazioni" e accenna alla teoria del consumo, affermando che i beni sono venduti e acquistati per due motivi: il valore d'uso (il bene è comprato per un'utilità) e il valore di scambio (il prezzo che si fissa sul mercato per acquistare quel bene). Quindi il consumatore ha una disponibilità a pagare. Tra gli economisti del secolo successivo spicca Bentham, secondo il quale il consumatore compra il bene per aumentare la propria soddisfazione e felicità.
Il problema è che si tratta di economia, non di filosofia, quindi la felicità deve essere misurata. Gli economisti della nuova scuola neoclassica si occuparono di misurare quantitativamente la felicità. I padri fondatori, quali Jevons, Menger e Walras, svilupparono la teoria del consumo basata sull'utilità, cioè si acquista un bene nella misura in cui dà una certa utilità e tentarono di misurarla in maniera cardinale, ma non ci riuscirono.
Una critica è venuta fuori da Pareto, economista italiano, allievo di Walras, che afferma l'impossibilità di una teoria dell'utilità cardinale. L'utilità è una grandezza ordinale, si deve fare ordine tra le proprie preferenze. Si fondò così la teoria delle preferenze del consumatore, senza il bisogno di una misurazione oggettiva dell'utilità. Si definì il comportamento del consumatore finalizzato alla scelta del paniere caratterizzato da un'utilità maggiore, senza interessarsi a quanto sia maggiore.
La teoria del consumatore è assiomatica, segue un modello logico deduttivo, partendo da una serie di assiomi e traendone in modo deduttivo tutte le teorie. L'assioma generale è che il consumatore è un agente economico che vuole perseguire un obiettivo con mezzi scarsi, cioè vuole massimizzare la sua utilità, limitata però da un reddito scarso. Ne derivano tre assiomi concreti: il consumatore deve essere un agente economico perfettamente razionale, cioè deve sapere scegliere l'alternativa ottimale, che gli dia la massima utilità possibile, in base alle proprie preferenze; deve avere una perfetta informazione, requisito necessario affinché ci sia il primo, in quanto deve disporre di tutte le informazioni rilevanti per poter prendere una decisione razionale; deve essere isolato, ossia basarsi solo sulle proprie preferenze, senza farsi influenzare dagli altri.
L'economista Simon ha scagliato contro una critica, affermando che vi sono dei costi di ricerca nel fare una scelta economica e il consumatore si ferma quando raggiunge l'ottimo soddisfacente. Internet, da un lato, ha abbattuto i costi di ricerca delle informazioni necessarie per la scelta razionale; dall'altro ha generato un danno con riguardo al terzo requisito, poiché rende l'agente economico meno isolato e più condizionabile.
Teoria delle preferenze e vincolo di bilancio
Si distinguono variabili esogene (determinate al di fuori del modello economico, come il reddito) e variabili endogene (generate all'interno del modello economico, come prezzo e quantità, riportate nel grafico, rispettivamente, sull'asse delle ordinate e sull'asse delle ascisse). Supponendo che il consumatore debba scegliere tra due beni: bene 1 e bene 2 che sono disponibili in quantità non negative, oggetto di transazioni di mercato e infinitamente divisibili. Il consumatore considera l'acquisto di un paniere composto da una certa quantità dei due beni che sia quello che preferisce e che costi esattamente R (il reddito a disposizione).
Ad esempio, il consumatore è uno studente universitario, i cui beni sono una camera più ampia e le serate con gli amici, con un limite di 500 euro mensili: maggiore sarà il budget per le serate, minore sarà lo spazio della camera. Il vincolo di bilancio è l'insieme delle scelte possibili per il nostro consumatore, ossia l'insieme dei panieri possibili economicamente. R: p1*q1 + p2*q2. L'equazione del vincolo di bilancio dipende dal prezzo del bene 1, dal prezzo del bene 2 e dal reddito. Se il consumatore acquista solo il bene 1: Q1 max : R/p1 e q2: 0; mentre se acquista solo il bene 2: Q2: R/p2 e q1: 0. Il rapporto tra i prezzi dei beni è negativo. Q1: R/p1 – q2/p2.
La retta di bilancio è compresa tra due estremi, è inclinata negativamente e crea tre parti nel grafico: in basso alla retta vi sono i panieri possibili senza esaurire il reddito; in alto alla linea i panieri impossibili economicamente; esattamente lungo la linea i panieri possibili esaurendo il reddito. Vi sono tre tipi di panieri possibili lungo la retta: nell'estremo basso a sinistra quelli con una maggior quantità di b1 e minore di b2; nell'estremo alto a destra i panieri con maggior quantità di b2 e minore di b1; al centro le ipotesi intermedie. Se il reddito varia, si verifica uno spostamento del vincolo di bilancio: verso destra se aumenta, verso sinistra se diminuisce.
Un altro elemento del vincolo di bilancio è l'inclinazione che esprime il prezzo relativo del bene 1 in termini del bene 2 (-p1/p2) e varia al variare di uno dei due prezzi. Se varia solo il prezzo del bene 1, sull'asse delle ordinate non cambia nulla, mentre sull'asse delle ascisse sì: se p1 diminuisce, il valore dell'intercetta aumenta (si sposta verso destra) e la pendenza diminuisce; se p1 aumenta, il valore dell'intercetta diminuisce (va verso l'origine degli assi) e la pendenza aumenta. Se variano entrambi i prezzi e anche il reddito, ma in proporzione (ad esempio p1 e p2 raddoppiano, R raddoppia), non vi sono spostamenti.
Il vincolo di bilancio è uguale per tutti, mentre le preferenze sono soggettive e economicamente si esprimono, dati due panieri A e B: A>B (A ha una maggiore utilità di B), B>A (B ha una maggiore utilità di A), A=B (hanno la stessa utilità). Per essere economico, un sistema di preferenze deve essere razionale e soddisfare quattro requisiti: COMPLETEZZA (presi due panieri qualsiasi, il consumatore deve confrontarli e capire qual è il più utile), TRANSITIVITÀ (se A>B e B>C, chiaramente A>C), NON SAZIETÀ (dati due panieri con la stessa quantità di b1, ma A ha una maggiore quantità di b2, il consumatore preferirà A), CONVESSITÀ (dati due panieri tra loro indifferenti, il consumatore preferirà C che è una combinazione bilanciata del 2 e gli fornisce maggior utilità, ma C sarà maggiore di A e di B, se e solo se A e B sono tra loro indifferenti).
La curva d'indifferenza è l'insieme di tutti i panieri che forniscono al consumatore il medesimo grado di utilità; in caso di spostamenti lungo la curva, l'utilità non cambia. Si possono costruire infinite curve d'indifferenza, creando la cosiddetta mappa delle curve d'indifferenza che rappresenta le preferenze del consumatore. Le curve più distanti dall'origine degli assi hanno i panieri preferiti rispetto alle curve più vicine. Queste curve sono inclinate negative, convesse e non si possono intersecare.
Per individuare il punto di ottimo, cioè che dia il massimo benessere, bisogna unire graficamente il vincolo di bilancio e la curva d'indifferenza. Quando quest'ultima è tangente al vincolo di bilancio si trova il punto ottimale. A parità di prezzi, un aumento del reddito determina uno spostamento parallelo verso destra del vincolo di bilancio e cambia così anche il punto di ottimo. Unendo tutti i punti di ottimo si crea la "curva reddito-consumo" o "sentiero di espansione del reddito". All'aumentare del reddito, il bene normale aumenta, mentre il bene inferiore diminuisce.
Curva di domanda e surplus del consumatore
La somma orizzontale delle curve di domanda individuali crea la curva di domanda del mercato, ma si pone un prezzo di riserva, al di sopra del quale il consumatore non domanda più niente. Il surplus del consumatore è il vantaggio economico che egli ne trae partecipando al mercato e domandando un determinato servizio, quindi ciò che lo motiva ad entrare nel mercato. Più tecnicamente, il surplus è pari alla differenza tra la disponibilità del consumatore a pagare e quanto paga effettivamente. Se la disponibilità a pagare è superiore al prezzo effettivo, il consumatore ha un beneficio pari a questa differenza. Se tale convenienza economica non c'è, il consumatore non entra nel mercato. Graficamente, il surplus totale del consumatore corrisponde all'area compresa tra curva di domanda e prezzo di equilibrio.
Elasticità della domanda
L'elasticità della domanda è il rapporto tra variazione percentuale della quantità domandata e la variazione percentuale del prezzo. La domanda è anelastica o rigida quando alla variazione percentuale del prezzo vi è una variazione percentuale della domanda meno che proporzionale, quindi il suo valore è minore di uno; la domanda è elastica quando alla variazione percentuale del prezzo vi è una variazione percentuale della quantità domandata più che proporzionale, quindi il suo valore è maggiore di uno. Se l'elasticità rispetto al prezzo della domanda è uno, vuol dire che le variazioni del prezzo si traducono in variazioni esattamente proporzionali della quantità domandata. Ci sono due casi estremi: domanda perfettamente anelastica, quando al variare del prezzo, la quantità non varia, resta sempre la stessa e la curva di domanda è una retta verticale, parallela all'asse delle ordinate; domanda infinitamente elastica, quando al variare del prezzo, vi è una variazione infinitamente grande della quantità domandata e la curva è una retta orizzontale, parallela all'asse delle ascisse.
L'elasticità si distingue dalla pendenza della curva di domanda, in quanto la prima misura variazioni percentuali, mentre la seconda misura variazioni assolute. Si distingue l'elasticità di breve periodo e di lungo periodo, in base ai tipi di beni. In caso di beni durevoli, cioè che soddisfano il bisogno economico per molti periodi, quindi all'aumentare del prezzo, diminuisce la quantità domandata, ad esempio i consumatori rimandano il nuovo acquisto al LP, finché il bene non diviene inservibile e dovrà essere rimpiazzato, anche a prezzi superiori; la curva di domanda di LP, in tal caso, è meno elastica di quella di BP. Nel caso di beni non durevoli, cioè soddisfano il bisogno economico in un unico periodo, l'elasticità di LP è superiore a quella di BP, in quanto nel LP l'individuo può modificare i suoi comportamenti, ad esempio aumenta la benzina, acquista un'auto a gas.
I beni di Giffen sono un'eccezione al principio "maggiore è il prezzo, minore è la quantità domandata"; si tratta di una particolare categoria di beni, scoperta nel XIX secolo, di così scarsa qualità che all'aumento del prezzo, aumenta la quantità domandata, poiché riguarda gente talmente povera che preferisce così, piuttosto che acquistare altri beni.
Vi sono altri due tipi di elasticità: l'elasticità della domanda rispetto al reddito, cioè al variare percentuale del reddito, varia la quantità domandata; l'elasticità incrociata, cioè il consumo del bene 1 varia al variare del prezzo del bene 2. Quest'ultima può avere valori positivi o negativi. Positivi quando tra i due beni vi è un rapporto di sostituibilità, cioè soddisfanno alternativamente il medesimo interesse economico, quindi all'aumentare del prezzo del bene 1, aumenta la quantità del bene 2. Negativi quando tra i due beni vi è un rapporto di complementarietà, ossia servono insieme per soddisfare il bisogno economico. Se l'elasticità è pari a 0, vuol dire che non vi è una relazione economica tra i due beni, né di sostituibilità, né di complementarietà.
Utilità marginale e saggio marginale di sostituzione
L'utilità marginale è l'incremento di utilità che si ottiene quando si consuma un'unità in più del bene, l'ultima, quella marginale, considerata comunque positiva. L'utilità dei due beni deve essere perfettamente controbilanciata, dunque se la quantità del bene 1 aumenta, la quantità del bene 2 deve diminuire, affinché il consumatore mantenga costante il suo livello di utilità.
Il saggio marginale di sostituzione (SMS) indica qual è la riduzione del bene 2 che compensa perfettamente il consumo del bene 1 e non è costante lungo la curva d'indifferenza, ma decresce man mano che ci si sposta lungo la curva dall'alto a sinistra al basso a destra. Quando l'utilità marginale del bene 1 è superiore a quella del bene 2, se si riduce di poco il consumo del bene 1, si deve aumentare di molto il consumo del bene 2.
Ci sono tre casi strani in cui la curva non è convessa: beni perfettamente complementari, cioè acquisiti in proporzioni fisse e si ha un beneficio solo se consumati insieme; beni perfettamente sostituiti tra di loro e il consumatore è interessato solo al numero totale dei beni, vi è una curva lineare e SMS costante; curve d'indifferenza di "MALI", ciò che il consumatore non vuole e che consuma solo se compensato da una quantità crescente del bene normale, la curva è inclinata positivamente.
Usando SMS si definisce il punto di ottimo del consumatore che corrisponde a una situazione in cui c'è uguaglianza tra SMS e il rapporto dei prezzi dei beni, quindi il vincolo di bilancio è tangente alla curva, non vi è eterogeneità e non si possono fare più scambi economicamente convenienti, raggiungendo così una situazione di equilibrio stabile. Si ha l'ottimo del consumatore quando le variabili esogene non si modificano (R, p1, p2). Per disegnare un vincolo di bilancio ci si basa su tre relazioni: R/p1, R/p2, p1/p2.
Effetto prezzo sul consumatore
L'effetto prezzo sul consumatore è scomposto in due effetti: effetto sostituzione ed effetto reddito. Il primo si ha quando, relativamente al rapporto p1/p2, diminuendo il prezzo del bene 1, aumenta la quantità dello stesso che diviene più conveniente e sostituisce il bene 2 divenuto più caro. Relativamente al rapporto R/p1 si ha l'effetto reddito, in quanto permette di acquistare tutti i panieri che prima della riduzione di p1 erano irraggiungibili economicamente (< p1, > R, > potere di acquisto del consumatore).
Si sono sviluppate due teorie alternative: la scomposizione di Slutsky e la scomposizione di Hicks. L'idea di Slutsky è permettere al consumatore di acquistare comunque il paniere iniziale; lo spostamento da A a B determina l'effetto sostituzione, abbassando il vincolo finché non è parallelo con quello finale e giunge il punto di ottimo iniziale, creando un vincolo fittizio, sul quale il consumatore non andrà e preferirà C; lo spostamento da B a C determina l'effetto reddito, negativo nel caso dei beni inferiori, perché si riduce il consumo del bene, quindi l'effetto sostituzione prevale sull'effetto reddito, mentre nei beni di Giffen lo rinforza.
L'idea di Hicks è di mantenere inalterato il livello di utilità iniziale; partendo da un vincolo di bilancio, si scorre lungo la curva finché il vincolo tangente non è parallelo a quello finale. Nel caso di beni normali l'effetto reddito rinforza l'effetto sostituzione ed è positivo, quindi l'effetto prezzo totale è data dalla somma dei due effetti. Nel caso di beni inferiori l'effetto reddito attenua la sostituzione ed è negativo, quindi l'effetto prezzo è dato dall'effetto sostituzione cui è sottratto l'effetto reddito.
Impresa e teoria della produzione
La teoria della produzione si distingue dalla teoria del consumatore: in primo luogo cambia l'agente economico che non è più il consumatore, ma l'impresa; in secondo luogo cambia l'obiettivo, il quale non è più massimizzare l'utilità, ma il profitto, quindi avere dei ricavi superiore ai costi ed è una grandezza cardinale (terza differenza).
Vi sono tre assiomi fondamentali: l'impresa è l'agente economico il cui obiettivo è il profitto e cui fanno capo tutte le attività dell'impresa stessa, quando l'impresa è di grandi dimensioni è più problematico stabilire chi è l'agente economico che massimizza il profitto, poiché spesso questo compito è attribuito dai proprietari ai manager; l'impresa deve essere perfettamente razionale, ossia cercare di ridurne i costi, a parità di reddito oppure data una serie di dotazioni, usarle in maniera più efficiente, cioè seguire i clienti con minor quantità di fattori possibili, con maggior costi possibili; nel caso della produzione, il ragionamento non è solo economico, ma anche tecnico, ossia è una relazione tecnica tra una serie di input (i fattori della produzione, ciò che entra) e l'output (prodotto finale da produrre, ciò che esce).
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