Perché si studia l’economia?
Metodo e oggetto dello studio, che comporta anche il riferimento alla storia,
perché soprattutto in discipline che non sono scientifiche, la storia è rilevante
per poter avanzare. Soprattutto nelle scienze umane e sociali.
L’economia è una scienza sociale, che nasce dalla costola della filosofia e del
diritto, quindi in quanto scienza sociale deve fare i conti con la sua storia. Poi a
lezione si insegna il main stream, cioè il filone principale di interpretazione,
anche quando non si è convinti che sia il migliore, perché è quello utilizzato per
fare politica economica internazionale, quello che viene chiamato Washington
consensus, dove viene stabilita la corrente economica sostenuta.
Bisogna studiare l’economia perché è una disciplina generale, di formazione
della cultura generale di qualsiasi cittadino.
Inoltre è utile studiare l’economia sul piano del semplice cittadino, proprio per la
capacità di interpretare le vicende economiche (crisi, fallimenti, trasparenza,
informazione), proprio per il fatto di vivere in un mondo in continuo
cambiamento, per sapere svolgere le funzioni di base del cittadino.
Il piano della documentazione statistica: saper leggere, informarsi, interpretare
una tabella o una figura è una capacità molto importante, e studiando economia
un po’ di strada in questa direzione si può fare. Questo significa non cadere preda
di tanti errori, compreso il più bieco populismo (frecciatina a Berlusconi? Chi
sa…).
27/2/2013
Storia del pensiero economico – cap 1
Ogni disciplina tende a evolvere sulla base di una spinta indogena e una
esogena .
Spinta indogena: interna alla teoria .
Spinta esogena: provocata dal confronto della teoria con la realtà
.
Sostanzialmente ogni disciplina ha due tipi di questioni che vengono ad
influenzarla, la prima è legata alla spiegazione della realtà.
Kaynes ha elaborato le sue teorie concentrandosi su un determinato numero di
fattori, soprattutto la critica viene posta alla banca centrale d’Inghilterra, che si
limitava ad offrire moneta per ridurre il tasso d’interesse, ma ci fu una trappola
della liquidità. Proprio per la tesaurizzazione della moneta, e quindi si ebbe una
crisi di liquidità.
La crisi attuale è molto diversa, cioè è grave se come quella si trasformerà da
recessione a depressione profonda, oltretutto siamo già al quinto anno, la
recessione non è così lunga, perché è partita nel 2011. La crisi parte con una
prima fase di carattere finanziario, poi nel 2009 si trasforma e diventa a
carattere occupazionale, e dal 2011 va a pervadere tutto l’organismo europeo.
Quello che caratterizza questa crisi è che il credito non è disponibile, il credit
crunch si tratta di una crisi di
. Non si tratta in realtà di una crisi di liquidi,
solvibilità, che condiziona enormemente la liquidità e il suo movimento
perché non c’è fiducia nell’erogazione .
In realtà sono stati fatti errori di valutazione, e la teoria che si ha attualmente
non è abbastanza sviluppata, anche se va conosciuta, perché bisogna cercare di
farla evolvere.
E questa è la spinta esogena.
L’altra questione che fa evolvere la teoria è la capacità di dare risposta a
problemi messi a fuoco dalla disciplina nella storia passata. Questa è la spinta
indogena, cioè spinge a ricercare nuove risposte a problemi antichi, affrontati da
teorie precedenti che sono sempre modificabili.
La crisi si porta dietro la problematica di uno sviluppo sostenibile e un’analisi
più attenta della disuguaglianza (tra paesi e tra generazioni), per esempio
l’accesso all’occupazione, alle informazioni, alla formazione, che avviene in un
quadro di disuguaglianza sociale.
La produzione è in un momento in cui conta meno della finanza, e attorno al
problema della produzione girano tante teorie riguardanti i motivi della crisi o le
possibili soluzioni.
L’oggetto e il metodo dell’economia politica
L’oggetto cambia a seconda della scuola di pensiero, ma tutte si sintetizzano in
due principali definizioni di economia politica:
La prima definizione viene data all’inizio del 1900, quando la scuola neoclassica
o marginalista a cui è legata molta della teoria microeconomica attuale si era già
formata, e risale a Lord Robins:
1) L’economia politica è la scienza che studia l’allocazione efficiente di
risorse scarse tra fini alternativi.
Scienza perché c’è grande considerazione del proprio livello di scientificità,
paragonandosi ai fisici, teoria economica molto quantificata, cioè che usa molto
la matematica e le scienze quantitative per costruire i modelli, base della teoria
economica stessa.
Le parole chiave sono allocazione efficiente, scarsità delle risorse, fini alternativi.
Allocazione è lo studio della distribuzione delle risorse, ma è importante
l’efficienza, termine che si usa a diversi livelli, prima efficienza tecnica e poi
L’efficienza
efficienza economica. consiste nella valutazione del binomio fra
risultati e mezzi usati. Meno risorse sono impiegate, più è alta l’efficienza.
Efficienza ed efficacia spesso entrano in conflitto.
In questa prima definizione si parla di allocazione efficiente di risorse scarse,
per essere rilevanti dal punto di vista economico le risorse devono
quindi
essere scarse, limitate , perché altrimenti non avrebbe alcun senso trattarle
economicamente.
Il bene di cui trattano gli economisti è di scarsità assoluta, anche se ci sono altri
economisti che sostengono che sia scarsità relativa e che evolva nel tempo.
La scarsità assoluta è il punto di riferimento della teoria neoclassica. Il tempo
disponibile è una risorsa scarsa.
Le destinazioni alternative , i fini alternativi: ogni risorsa quando viene utilizzata
comporta un costo-‐opportunità.
Il costo-‐opportunità, anzitutto va pensato come se si parlasse di una risorsa che
va sottratta ad altri utilizzi, per esempio il tempo.
Il costo-‐opportunità è il costo generato dalla rinuncia all’alternativa più
vantaggiosa
.
Fini alternativi significa proprio questo, c’è sempre un’alternativa, ed è
importante stimarne il costo.
C’è un trade off tra la scelta di dedicare tempo ad una cosa piuttosto che un’altra.
Trade off e costo-‐opportunità sono strettamente legati.
Il punto di arrivo di questo studio è l’equilibrio del mercato, del singolo
consumatore o della singola impresa, tra costi e benefici che derivano dalle
diverse alternative. C’è sempre un’analisi dei costi che comporta ciascuna
alternativa e dei benefici, e l’allocazione efficiente è quella che consente di
ottenere per dati costi i massimi benefici, o per dati benefici i minimi costi
.
Ricardo, che fa parte della scuola dei classici dell’economia inglese, anzitutto da
una definizione di economia politica agganciata però ad un’idea di un qualcosa
che interagisca molto con i problemi sociali. Ricardo aveva un’idea di
organizzazione della società in classi (capitalisti, lavoratori, redditieri-‐
proprietari terrieri), e su questa base sviluppa la sua teoria di funzionamento
dell’economia. La sua definizione è:
2) L’economia politica è la disciplina che studia la distribuzione del
reddito fra le classi sociali e la crescita economica.
Quest’idea è molto diversa, incentrata sui risultati della crescita e di come questi
si distribuiscano fra le classi sociali.
Queste due definizioni alternative lo rimangono tutt’ora, perché non si può dire
che una delle due sia sorpassata, perché entrambe pongono problemi rilevanti
per aspetti diversi del funzionamento dell’economia.
Le scuole di economia
L’economia politica si può dire che nasca con Smith, attorno alla metà del 1600, e
nasce con la scuola mercantilista, questa scuola si è sviluppata in Europa con
Colbert, e queste scuole si cimentano col problema del valore economico, cos’è il
valore economico e dove si forma.
I Mercantilisti
I mercantilisti hanno un’idea che la ricchezza risieda nei metalli preziosi
acquisibili con guerre di conquista, coloniali. Quindi ritengono che l’intervento
dello Stato sia molto &nbs
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