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Economia politica

Oggi sussiste un problema di scarsità: poche risorse e pochi soggetti per soddisfare più bisogni. Bisogna quindi razionalizzare l’uso di queste risorse valutando diversi aspetti:

  • Una scelta preclude l’altra
  • Le risorse, essendo scarse, vanno impiegate al meglio
  • Lo spreco è un ulteriore costo da dover sopportare
  • Deve esserci un’equa distribuzione delle risorse
  • Le risorse vengono prodotte e impiegate per produrre ricchezza e ridistribuirla

Divisione dell'economia

L’economia si divide in due principali branche:

Microeconomia

Si occupa dello studio dei motivi che spingono i soggetti ad intervenire sul mercato (domandando e offrendo), più precisamente dei fatti economici che riguardano i singoli comportamenti:

  • Del consumatore che domanda beni per soddisfare bisogni e trarne utilità secondo una logica di interesse (la quantità richiesta è correlata all’utilità che arreca, valutandone qualità e prezzo)
  • Del produttore che razionalizza le proprie risorse in funzione della produzione, valutandone la convenienza in base al profitto che poi trarrà.

Macroeconomia

Essa è vista come l’insieme dei grandi aggregati di un sistema economico (per Keynes riconducibili alla sommatoria delle attività microeconomiche).

Macroeconomia = C + I + G + (E - M)

In cui:

  • C = sommatoria di tutti i consumi
  • I = sommatoria di tutti gli investimenti
  • G = sommatoria di tutte le spese del Governo (politica fiscale = spesa pubblica - prelievo fiscale)
  • E - M = sommatoria di tutte le importazioni ed esportazioni

Correnti di pensiero

Aristotele fa una prima distinzione tra attività crematistiche ed umane (con lui si ha il primo concetto di monopolio Talete di Mileto): la sua visione viene perseguita per tutto il Medioevo in cui Dio è posto al centro dell’Universo.

Con l’Umanesimo e il Rinascimento si ha un allontanamento da Dio: l’uomo allarga i suoi orizzonti. È questo il periodo delle grandi scoperte che portarono l’afflusso di grandi ricchezze: queste grosse quantità di materie prime portarono un forte afflusso di moneta disponibile favorendo l’impiego e quindi l’aumento di domanda e offerta con un’inevitabile crescita dei prezzi.

Con l’affermazione della centralità dell’uomo nella vita terrestre nasce la borghesia e la figura del commerciante. Con la riforma protestante l’uomo non ha più bisogno della chiesa per comunicare con Dio: nasce così la credenza che chi si impegna riceve qualcosa dall’alto. Comincia quindi la trasformazione delle piccole città in piccole monarchie in cui il re fa da garante della società e l’uomo è alla ricerca di autonomia.

Correnti di pensiero europee

Mercantilismo (Inghilterra, 1600 c.a. John Locke, Cromwell)

L’obbiettivo è volto alla valorizzazione degli Stati, considerati grandi e importanti in proporzione alla loro ricchezza, elemento fondamentale di crescita continua nel tempo. La ricchezza è individuata nella quantità di materie prime (oro, argento) disponibili nei tesori dello Stato: serve quindi operare per far crescere questa ricchezza. Questa è quindi la prima giustificazione dell’intervento statale nell’economia del Paese: la ricchezza non sta nella guerra ma nell’esportazione che diventa infatti strumento di afflusso di oro e ricchezza.

Fisiocrazia (Francia, 1750 c.a. Colbert, Cantillon, Quesnay)

L’obbiettivo è quello di individuare coloro che si ritengono i credenti delle leggi della natura. Si ha così la fine del trascendente e la nascita dell’operatività umana. Colbert fa una distinzione tra produzione e distribuzione del reddito che si configurano in due momenti diversi:

  • La produzione crea ricchezza e innesca un processo indotto sull’economia
  • La distribuzione si ha con l’intervento statale nella misura in cui vi è una produzione

I fisiocrati si occupano della parte produttiva riguardante l’agricoltura, in particolare dei rapporti di produzione della terra (non degli scambi). Per la produzione di beni si riscontrano due fattori: il lavoro e il capitale inteso come anticipazioni in funzione della futura crescita produttiva. Queste spese possono essere sostenute da:

  • Stato (anticipazioni sovrane)
  • Proprietari (anticipazioni fondiarie. Es: per rendere più fertili i terreni)
  • Imprenditori agricoli (investimenti primitivi pluriennali)

A monte di questi investimenti sono presenti tre diverse classi politiche:

  • Classe agricola (affittuari e imprenditori agricoli)
  • Proprietari (aristocrazia e clero)
  • Classe sterile (non appartenenti alle classi precedenti)

Quesnay è convinto che vada sostenuta la classe più produttiva (quella agricola) che consente di produrre qualcosa di nuovo ogni anno (le altre non producono nulla in più di quello che investono). Questa visione prevede l’esistenza di un circuito economico consistente in tre classi economiche aventi un reddito che investono in base ai propri interessi, costituendo così un mondo dinamico capace di arricchire la società.

Il pensiero di Adam Smith

Adam Smith (Scozia 1723-1790) fu professore universitario di economia morale a Edimburgo. Teorico dell’offerta, il suo pensiero nasce dalla visione di fisiocrati e mercantilisti. Egli analizza i comportamenti umani sotto due aspetti fondamentali:

  • Attività concreta (quotidianità)
  • Attività spirituale, formata dalla conoscenza delle idee e dalla morale, che permette di arrivare ad una serenità d’animo.

Il problema sta nel fatto che difficilmente l’uomo riesce a raggiungere la serenità in quanto è ostacolato dalle passioni. Mandeville pensa invece che la virtù sia dannosa e che i vizi stimolino il progresso, portando l’uomo all’egoismo in modo da spingerlo a fare di più e a produrre.

Smith assegna una grande importanza all’azione umana: secondo lui l’uomo cerca di fare di tutto per raggiungere il benessere individuale (come spiega ne “La ricchezza delle nazioni) che è il fine ultimo della Nazione, rappresentata dalla sommatoria degli stessi. Egli critica quindi la visione statica mercantilistica e quella fisiocratica considerandola ristretta nell’attribuire la capacità di reddito al solo mondo agricolo, spostando così l’attenzione sul mondo industriale.

Smith vede quindi l’egoismo non solo negativamente ma anche come molla che spinge gli individui a raggiungere il massimo: da ciò ne trae vantaggio anche la società, data dalla sommatoria delle singole condizioni individuali. La sua attenzione è volta a ciò che produce: in quanto teorico dell’offerta studia come sia possibile aumentare la ricchezza nazionale (quantità di beni prodotti in un anno).

Ne risulta che la ricchezza accresce con il lavoro che deve presentare la caratteristica della “divisione del lavoro”: ogni processo deve essere diviso in fasi da assegnarsi ognuna ad un diverso lavoratore. Ciò rende la lavorazione più efficiente e dinamica, permettendo così l’impiego della macchina. Per questo motivo è favorita la produzione manifatturiera. Il lavoro dell’uomo diventa così oggetto dell’economia, un fattore di produzione.

Ciò che spinge l’uomo a lavorare è proprio l’egoismo che lo porta appunto a fare di più per avere di più: per mantenere un certo tenore di vita l’individuo deve infatti offrire le sue prestazioni lavorative. L’egoismo potrebbe però portare ad un regime di anarchia. Quel che evita ciò è la presenza di una “mano invisibile”, il mercato, che concilia gli interessi individuali nella domanda e nell’offerta. A comporre l’equilibrio tra domanda e offerta è in definitiva il prezzo, l’indicatore finale che soddisfa entrambi i soggetti.

A Smith interessa vedere come si determina il prezzo naturale di un bene quindi quanto lavoro serve per produrlo. Secondo la sua teoria del costo del lavoro, infatti, l’impresa produce per vendere quindi richiedere lavoro offrendo la divisione dello stesso. Il costo che sostiene per la produzione è l’indicatore che usa poi per fissarne il prezzo: è il lavoro quindi a determinare il valore di scambio dei beni che rimane invariato in quanto indica una differenziazione oggettiva dei beni, a differenza del prezzo nominale di mercato, soggetto invece a valutazioni soggettive.

Se il mercato è libero, se lo Stato o altri soggetti non intervengono e i consumatori sono razionali quindi sanno cosa vogliono e vi è una perfetta consapevolezza e informazione, allora questo mercato porterà ad un prezzo di equilibrio secondo cui la quantità di beni offerti sarà uguale alla quantità di beni richiesti.

La domanda

La quantità di beni richiesti dipende da:

  • Prezzo di quel bene o servizio Pa
  • Prezzo di altri beni o servizi Pb-z
  • Reddito del consumatore R
  • Gusto e preferenza del consumatore G

La relazione tra domanda e prezzo del bene richiesto ha un andamento Pa decrescente che è conseguenza di due effetti:

  • Effetto reddito Un prezzo alto fa ridurre il reddito e quindi la capacità di acquisto per altri beni
  • Effetto sostituzione Se il prezzo di un bene è alto si cercherà di sostituirlo con altri aventi la stessa utilità.

Va tenuto conto poi che se il reddito aumenta la curva si sposta verso destra e viceversa. Mettendola in relazione con gli altri fattori che ne condizionano la quantità avremo:

  • Q D = f (P beni succedanei)
  • D = f (P beni complementari)
  • D = F (Reddito del consumatore)

L’offerta

L’impresa è spinta a produrre di più dal voler accrescere il più possibile i suoi ricavi. Essendo questi ultimi dati dal prodotto tra prezzo e quantità, al diminuire di prezzi diminuirà anche la produzione e quindi l’offerta, e viceversa, la relazione prezzo-offerta è quindi una relazione positiva il cui andamento è crescente.

L’elasticità

L’elasticità è la sensibilità della domanda o dell’offerta alla variazione del prezzo, espressa in termini percentuali. La relazione prezzo-quantità ha un’elasticità diversa a seconda del tipo di domanda e offerta, e i punti della curva presentano elasticità diversa tra loro. Esistono comune tre tipi di elasticità diverse:

  • Domanda/Offerta: Elastica ΔQ > 1%
  • Elasticità unitaria ΔQ = 1%
  • Rigida o anelastica ΔQ < 1%

Il mercato dei beni

Esso è espressione di una domanda e di un’offerta. Il punto H esprime un determinato livello di prezzo tale per cui la quantità di beni offerta è uguale a quella domandata. Quando il prezzo non è quello di equilibrio vi è una disuguaglianza tra domanda e offerta: è il mercato dunque la mano invisibile che riporta il tutto ad una condizione di equilibrio automatico. È la flessibilità dei prezzi a permettere agli stessi di salire e scendere per adeguarsi alle esigenze di mercato. L’equilibrio si ha dunque quando domanda e offerta si equivalgono.

Il mercato del lavoro

C’è chi è disposto a offrire le proprie prestazioni lavorative e chi a domandarle: la variabile che porta ad una situazione di equilibrio è il salario reale, ovvero la capacità di acquisto dei beni (Wreale = Wnominale/prezzi). È la flessibilità dei salari a far sì che il mercato del lavoro arrivi ad una situazione di equilibrio in cui domanda e offerta si equivalgono. Inoltre, secondo il pensiero smithiano, il punto H determina oltre che il punto di equilibrio di mercato, anche il punto di piena occupazione.

Il mercato del denaro

In questo caso la variabile che porta automaticamente il sistema in una condizione di equilibrio è il tasso d’interesse. Il punto H rappresenta quindi una condizione ottimale che tutti cercano di mantenere. Secondo il pensiero classico la moneta gioca un ruolo secondario come sola intermediaria dello scambio e determinante del livello assoluto dei prezzi di mercato.

Essa presenterebbe:

  • Dicotomia rispetto al mondo produttivo in quanto vi è separazione tra il mondo monetario e quello reale.
  • Neutralità in quanto non è in grado di influenzare il tasso d’interesse (variabile reale che riesce a ricomporre l’equilibrio del mercato monetario): non ha quindi incidenza sulla produzione e non è capace di modificare i processi produttivi.

L’aumento di moneta può infatti far crescere i prezzi assoluti ma mantiene invariato l’iniziale rapporto di scambio.

Le correnti post-Smithiane

Dal pensiero di Smith nascono due diverse correnti di pensiero:

  • Scuola inglese (Ricardo, Malthus) Accetta la sua teoria quindi segue la sua linea di pensiero con particolari connotazioni
  • Scuola francese (Walras, Pareto, Jevons) Modifica alcuni suoi punti di riferimento passando a considerare la domanda: secondo loro vanno presi in considerazione gli interessi dei soggetti che domandano per trarne utilità.

Il pensiero neoclassico

Secondo il pensiero neoclassico i prezzi non vanno visti in funzione della produzione ma della domanda di beni: i consumatori sono infatti disposti a pagare un prezzo perché i beni richiesti gli danno una certa utilità. Il prezzo secondo loro è dunque legato all’utilità che il bene arreca a chi lo richiede. I neoclassici sono quindi interessati al prezzo di mercato da relazionarsi all’utilità che il bene conferisce.

Microeconomia

La microeconomia studia il comportamento di due diversi soggetti.

Il consumatore - La domanda

La domanda è condizionata da due vincoli:

  • Il reddito disponibile
  • Il prezzo dei beni

Avendo una quantità di reddito disponibile limitata, il consumatore è condizionato dal vincolo di bilancio. Egli può poi far variare la sua domanda potendo scegliere fra i vari beni (saggio di sostituzione), tenendo sempre conto però del rapporto con cui si scambiano quindi dei loro prezzi relativi. Il consumo è quindi condizionato dal vincolo di bilancio, indicatore delle possibili scelte dei consumatori.

Per sapere quali scambi essi vogliano effettivamente effettuare, bisogna introdurre le preferenze dei soggetti che hanno due caratteristiche essenziali:

  • Razionalità: il presupposto del pensiero neoclassico è infatti che gli individui siano soggetti razionali che sanno cosa vogliono
  • Quantità maggiore: il presupposto è infatti che i consumatori ritengano che l’avere più beni sia sempre meglio che averne meno.

Per individuare il punto di massima utilità bisogna introdurre la “decisione al margine”, quella decisione che si prende in considerazione passando da una quantità di beni ad una quantità aggiuntiva. Si distingue quindi:

  • Utilità marginale: utilità di una dose aggiuntiva
  • Utilità totale: utilità delle diverse disponibilità di un bene

Associando utilità e prezzo si parla di utilità marginale ponderata UMP e quindi l’equilibrio del consumatore, la massima convenienza, si ha quando l’utilità marginale ponderata UMP è uguale per tutti i beni.

Saggio marginale di trasformazione

I prezzi danno la possibilità di acquistare i beni secondo una certa quota. A determinare questa variazione sono quindi i prezzi e in particolare la possibilità di scegliere una soluzione piuttosto che un’altra.

Saggio Marginale di Trasformazione (SMT) = tiene conto del rapporto tra i prezzi

Saggio marginale di sostituzione

Il secondo aspetto importante del pensiero neoclassico sono le preferenze, quindi l’utilità che un bene arreca, un dato prettamente soggettivo. Pareto (1840-1920) introdusse la curva di indifferenza: per superare il limite dell’analisi utilitaristica, il consumatore, avendo a disposizione combinazione diverse di beni, è in grado di dire se preferisce o gli è indifferente l’una o l’altra soluzione. Tutti i punti della curva esprimono quindi diverse possibilità di consumo riguardo le quali il consumatore è indifferente in quanto gli recano tutte la stessa utilità (sono tutte ugualmente desiderabili). La curva ha andamento decrescente.

Essa ha delle caratteristiche sostanziali:

  • Non potrebbe essere parallela in quanto verrebbe meno il principio secondo cui i consumatori preferiscono sempre avere di più (se così fosse sarebbe indifferente l’avere più o meno bene B).
  • Non potrebbe avere un andamento positivo perché vorrebbe dire che sarebbero indifferenti dosi maggiori rispetto a dosi minori.
  • Non potrebbero incrociarsi più curve di indifferenza in quanto il punto di intersezione C darebbe la stessa utilità dei punti A e B in che non è possibile in quanto essi si trovano ad altezze diverse.
  • Presenta una certa convessità verso l’origine.

La curva non può avere quindi che un andamento decrescente. Questa relazione definisce infatti la legge di sostituzione secondo cui al diminuire di una quantità di bene A, aumenta la quantità dell’altro bene.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuliabertaiola di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia Politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Pederzoli Vittorio.
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