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D ’

EFINIZIONI DELL ECONOMIA POLITICA

Argomento di studio della scienza economica è l’analisi del comportamento umano di fronte

al problema di soddisfare bisogni individuali, potenzialmente illimitati e sempre nuovi, con

risorse naturali limitate. L’economia è quindi lo studio del modo in cui si sceglie di utilizzare

risorse produttive scarse, suscettibili di impieghi alternativi, per produrre vari tipi di beni.

G LI STRUMENTI DI ANALISI

Diagrammi cartesiani

I diagrammi sono rappresentazioni schematiche delle relazioni intercorrenti fra due o più

insiemi di dati o di variabili. La loro potenza scaturisce dal fatto che permettono di riunire in

un piccolo spazio un grande numero di dati e di comprenderli facilmente.

Pendenza ed elasticità

La relazione quantitativa tra le due variabili rappresentata da una curva è data dalla sua

pendenza (o coefficiente angolare), la quale è, per definizione, il “sollevamento fratto il

percorso”, cioè le unità di incremento di y per ogni unità di incremento di x. La pendenza

indica come le due variabili sono legate: se è positiva, la relazione fra le due variabili è diretta

(o positiva o di concordanza), cioè esse sono o entrambe crescenti o entrambe decrescenti; se

è negativa, la relazione fra le due variabili è inversa (o negativa o di discordanza), cioè esse

sono o una crescente e l’altra decrescente o viceversa.

L’elasticità denota la sensibilità di una variabile alle variazioni di un’altra variabile. Per

esempio, l’elasticità di x rispetto ad y significa la variazione percentuale di x per ogni

variazione di y pari all’1%

Modelli economici

I modelli economici sono schemi formali usati per rappresentare le caratteristiche basilari di

un sistema complesso mediante un piccolo numero di relazioni essenziali. I modelli assumono

la forma di diagrammi, equazioni matematiche o programmi di elaboratore.

F

RONTIERA DELLE POSSIBILITÀ DI PRODUZIONE E SUE APPLICAZIONI

La frontiera delle possibilità di produzione è un diagramma che rappresenta l’insieme di beni

che possono essere prodotti da un sistema economico. Indica cioè in quale misura un bene

può venire trasformato nell’altro mediante il trasferimento di risorse dalla produzione del

primo a quella del secondo. In un caso semplice citato frequentemente la scelta è ridotta a due

beni, burro e cannoni. I punti all’esterno della frontiera delle possibilità di produzione sono

irraggiungibili. I punti all’esterno sarebbero inefficienti poiché le risorse non vengono

impiegate completamente, non vengono utilizzate correttamente, o vengono utilizzate

tecniche produttive superate.

DOMANDA ED OFFERTA

La domanda è la quantità di merce che i consumatori desiderano e sono effettivamente in

grado di acquistare ad un determinato prezzo e in una determinata unità di tempo. L’offerta è

la quantità di un bene o di un servizio che i produttori sono disposti a cedere ad un

determinato prezzo e in una determinata unità di tempo.

S POSTAMENTI DELLE CURVE E SPOSTAMENTI LUNGO LE CURVE

Un errore comune di chi si avvicina per la prima volta allo studio dell’economia, è quello di

confondere lo spostamento di una curva con lo spostamento lungo una curva. Ad esempio, lo

spostamento della curva di domanda verso destra denota un aumento della domanda; uno

spostamento verso destra lungo la curva di domanda denota invece un aumento della quantità

domandata. Riassumendo:

• aumento della domanda = spostamento dell’intera curva di domanda verso destra

• aumento della quantità domandata = spostamento verso destra lungo la curva di domanda.

A :

PPLICAZIONI GLI EFFETTI DELLA TASSAZIONE

L’introduzione di un’imposta sposterà l’equilibrio tra domanda ed offerta. Il fatto che siano i

compratori oppure i venditori a sostenere in definitiva l’onere dell’imposta dipenderà dalle

elasticità relative della domanda e dell’offerta. In generale, un’imposta si sposta in avanti

gravando sui consumatori se la domanda è anelastica rispetto all’offerta, mentre si sposta

all’indietro gravando sui produttori se l’offerta è relativamente più anelastica della domanda.

E : M W

QUILIBRIO DI MERCATO METODO DI ARSHALL E DI ALRAS

L’equilibrio del prezzo di mercato si realizza a quel prezzo e a quella quantità in

corrispondenza dei quali le forze agenti nel mercato si bilanciano. In corrispondenza di tale

prezzo e di tale quantità, la quantità che gli acquirenti sono disposti ad acquistare è

esattamente uguale alla quantità che di venditori sono disposti a vendere: il prezzo o la

quantità non presentano alcuna tendenza a variare (salvo che qualcosa non sposti le curve di

domanda o d’offerta).

Marshall e Walras non sono gli inventori dell’equilibrio economico ma sono stati i primi a

dare a tale concetto una veste rigorosa. Vediamo quindi le differenze fra i due economisti.

Anzitutto mentre Walras concepiva un sistema di mercati interdipendenti tali che ogni

variazione di uno di esso si ripercuoteva necessariamente sugli altri, Marshall parte dal

presupposto che occorre adottare il principio del ceteris paribus (=a parità di tutte le altre

condizioni). Vi è anche una profonda differenza fra i due autori nel modo in cui trattano il

riequilibrio del mercato: Walras sosteneva che quantità domandate ed offerte dipendono dai

prezzi (metodo dei “prezzi gridati a caso”), mentre per Marshall sono i prezzi di domanda e di

offerta a dipendere dalle quantità del bene. Ma la differenza fra le due impostazioni non si

limita alla meccanica del processo di riequilibrio ma anche alla concezione stessa degli

operatori economici: in Walras sono dei “ricevitori di prezzi”, che si limitano ad adeguarsi

alle variazioni in un processo governato dal banditore; in Marshall vi è un raffronto fra le

aspettative degli operatori e l’andamento del mercato.

IL COMPORTAMENTO DEL CONSUMATORE

U

TILITÀ TOTALE E MARGINALE

Per utilità economica di un bene si intende l’attitudine reale o presunta a soddisfare un

bisogno. L’utilità totale, ovvero la soddisfazione totale derivante dal consumo di un certo

bene, aumenta all’aumentare del consumo ma con un tasso decrescente. Questo perché

l’utilità marginale – cioè l’utilità addizionale aggiunta da ciascuna ultima unità addizionale

del bene – sarà decrescente.

V

INCOLO DI BILANCIO

Nella ricerca della massima utilità, il consumatore non può prescindere dal vincolo di

bilancio. Questo è determinato dai prezzi dei vari beni, dal livello del suo reddito e in

particolare da quella parte di reddito che egli ha deciso di destinare al consumo. Graficamente

il vincolo di bilancio si rappresenta con una retta i cui punti indicano per quali quantità del

bene x (sull’asse delle ascisse) e del bene y (sull’asse delle ordinate) la spesa è uguale. In tal

modo, sovrapponendo tale grafico alla famiglia di curve di indifferenza (v. infra), il

consumatore sarà in grado di individuare la combinazione di beni ottimale da cui può trarre la

massima soddisfazione impiegando tutto il reddito che ha deciso di destinare al consumo.

Tale punto di equilibrio coincide con il punto di tangenza della retta del vincolo di bilancio

con una delle curve di indifferenza.

E

FFETTO DI REDDITO E DI SOSTITUZIONE

Una variazione del reddito del consumatore si rifletterà, naturalmente, sul suo comportamento

economico. Tralasciando in questa sede l’influenza delle variazioni di reddito sul rapporto

consumo – risparmio, vediamo cosa accade al “piano” del consumatore. Nel caso di un

aumento del reddito disponibile possono essenzialmente accadere due cose: a) il consumatore

aumenta la propria domanda; b) il consumatore sostituisce un certo bene con uno più costoso

che adesso può permettersi (es. caffè invece di tè). Analogamente, in caso di una riduzione del

reddito, il consumatore oltre a ridurre probabilmente la sua domanda, potrà indirizzare la

stessa su beni surrogati o comunque alternativi che possano garantirgli una soddisfazione

analoga ad un minor prezzo.

L

E CURVE DI INDIFFERENZA

La curva di indifferenza costituisce il luogo geometrico delle varie possibili combinazioni di

due diversi beni che garantiscono al consumatore la medesima soddisfazione. Solitamente si

studia non una sola curva ma una famiglia di curve di indifferenza. Quelle più esterne

rappresentano le combinazioni via via di maggior soddisfazione. In tal modo, sovrapponendo

tale diagramma con la retta del vincolo di bilancio (v. supra) il consumatore sarà in grado di

individuare la combinazione di massima soddisfazione.

L

E DECISIONI INDIVIDUALI DI CONSUMO

Il consumatore, come abbiamo già avuto modo di osservare, non ha la possibilità di soddisfare

completamente ogni suo desiderio data la naturale limitatezza del suo reddito (pur grande che

sia): dovrà quindi comportarsi razionalmente cercando di ottimizzare il proprio “piano” di

spesa. A tal proposito abbiamo già visto come il vincolo di bilancio coordinatamente alle

curve di indifferenza possa indicare la migliore combinazione possibile fra due beni e come la

sostituzione di un bene analogo ma dal diverso rapporto prezzo/utilità concorra allo scopo.

B

ENI INFERIORI

I beni inferiori sono quei beni che possono surrogare altri beni di maggior pregio ma di prezzo

maggiore (come l’orzo rispetto al caffè). Naturalmente non si tratta di una classificazione

oggettiva (certe persone potrebbero preferire l’orzo al caffè a prescindere dal suo prezzo e

potendosi permettere l’uno e l’altro).

M

ETODI PER DERIVARE LA CURVA DI DOMANDA

La domanda di un bene, dal punto di vista dinamico, è funzione (cioè dipende) non soltanto

dal prezzo del bene stesso, ma anche di altri elementi quali: i prezzi di altri beni, il reddito del

consumatore, i gusti e le preferenze del consumatore.

L’ OFFERTA DI LAVORO E LA SCELTA FRA LAVORO E TEMPO LIBERO

L’offerta di lavoro ha quattro dimensioni: ammontare della popolazione, percentuale degli

individui con una occupazione retribuita, numero medio di ore lavorate, qualità dello sforzo

produttivo. All’aumentare dei salari, sull’offerta di lavoro si esercitano due effetti opposti:

l’effetto di sostituzione spinge ogni lavoratore a lavorare più a lungo grazie alla maggiore

retribuzione di ciascuna ora di lavoro; l’effetto reddito esercita un’influenza nel verso

opposto, in quanto salari più alti significano che ora i lavoratori possono permettersi più

tempo libero, insieme ad una maggiore quantità di merci. In corrispondenza di un certo salario

critico, la curva di offerta può piegarsi all’indietro. L’offerta di lavoro di persone eccezionali,

assai dotate, è perfettamente anelastica: le loro retribuzioni sono in gran parte “rendita

economica pura”.

LA TEORIA DELLA PRODUZIONE

R ,

ELAZIONI FRA IL PRODOTTO TOTALE MEDIO E MARGINALE

La funzione della produzione è la relazione tecnica tra la quantità massima di prodotto che si

può ottenere da ciascun insieme di fattori di produzione e l’insieme stesso. Essa è definita per

un dato stato delle conoscenze tecniche.

Il prodotto totale aumenta per gradini via via decrescenti. Il prodotto marginale di un fattore

di produzione è la quantità addizionale di prodotto che si ottiene impiegando una unità

addizionale di tale fattore, ferma restando la quantità impiegata di tutti gli altri fattori (ha

un’andatura decrescente).

G LI ISOQUANTI DELLA PRODUZIONE E GLI ISOCOSTI

L’isoquanto, o curva di eguale prodotto, è il luogo geometrico di tutte le combinazioni

tecnicamente possibili dalle quali si può ricavare la stessa quantità di prodotto. Potremmo

anche chiamarlo curva di indifferenza della produzione per analogia con la curva di

indifferenza del consumatore. L’isocosto è il luogo geometrico delle varie combinazioni

acquistabili di due fattori produttivi dati i prezzi di questi ultimi e una certa somma di denaro

da impiegare per l’acquisto degli stessi.

Mentre la curva dell’isoquanto fa conoscere preventivamente all’imprenditore le

combinazioni possibili fra due fattori produttivi, ritenendo costante la quantità di prodotto

finale che si vuole ottenere, l’isocosto gli fa conoscere preventivamente le diverse

combinazioni acquistabili di due fattori produttivi.

Il punto di tangenza tra la curva dell’isoquanto e la retta dell’isocosto determina la

combinazione dei fattori produttivi di equilibrio (ottima combinazione dei fattori produttivi),

ovvero le quantità dei due fattori necessarie per ottenere, data una certa somma a

disposizione, la massima quantità possibile di prodotto.

I COSTI DI IMPRESA

I costi d’impresa sono tutte quelle spese che deve sostenere un’impresa per ottenere una certa

quantità di prodotto finale.

C , ,

OSTI FISSI VARIABILI TOTALI E UNITARI

I costi d’impresa si dividono in costi fissi e costi variabili. I costi fissi sono quei costi che

l’impresa deve sostenere a prescindere dalla quantità di prodotto che riuscirà a realizzare in

quanto riguardano le spese fisse per mantenere in piedi l’impianto produttivo: ad esempio

l’affitto dei locali, il salario degli amministratori ecc. I costi variabili al contrario dipendono

direttamente dalla quantità di prodotto che l’impresa vuole realizzare: le spese ad esempio per

le materie prime e per i salari dei lavoratori.

Il costo totale (CT) è dato dalla somma dei costi fissi (CF) e dei costi variabili (CV). Il costo

unitario medio (CU) è dato dal rapporto fra il costo totale e il numero di unità prodotte

(CU=CT/q).

I

L COSTO MARGINALE

Il costo marginale è il costo di ogni unità di prodotto ottenuta in più (cioè addizionale),

mediante l’applicazione di ulteriori dosi di fattori produttivi ad un impianto lasciato

immutato: è il rapporto fra l’incremento di spesa ed il numero di unità di prodotto ottenuto in

più, grazie all’incremento di spesa.

L’ ’

EQUILIBRIO DELL IMPRESA NEL BREVE E LUNGO PERIODO

Un’impresa perfettamente concorrenziale è, per definizione, un’impresa in grado di vendere

tutto ciò che vuole al prezzo di mercato. Per massimizzare il proprio profitto, essa si muoverà

lungo la propria curva di domanda (orizzontale) finché non raggiunge la propria curva

crescente del costo marginale (cioè l’imprenditore spingerà la produzione fino al punto in cui

il costo dell’ultima unità prodotta (costo unitario marginale) uguaglia il prezzo di mercato). In

corrispondenza di questo punto di intersezione, CM=P, l’impresa massimizza il proprio

profitto (o minimizza le proprie perdite di breve periodo). La curva di offerta dell’industria si

ricava sommando orizzontalmente le curve del costo marginale di tutte le imprese che

costituiscono l’industria. Nel determinare il punto di chiusura di breve periodo di un’impresa

si deve tenere conto dei costi variabili. Al di sotto di un certo prezzo critico P, l’impresa non

riuscirà neppure a coprire con i propri ricavi il costo variabile che potrebbe risparmiare

completamente se chiudesse; quindi, piuttosto che incorrere in una perdita maggiore di quella

rappresentata dal suo costo fisso, l’impresa chiuderà e non produrrà alcunché quando il prezzo

scende al disotto del prezzo di chiusura.

Nel lungo periodo la libera entrata di potenziali imprese concorrenti elimina, attraverso la

concorrenza, qualunque eccesso di profitto ottenuto dalle imprese esistenti in questa industria.

Così, esattamente come la libera uscita significa che il prezzo non può scendere al disotto del

punto di chiusura, la libera entrata significa che il prezzo non può persistere al disopra di quel

punto nell’equilibrio di lungo periodo. Quando un’industria è in grado di espandersi

riproducendosi senza fare salire i prezzi di alcun fattore peculiare per l’industria stessa o usato

da essa in percentuali particolarmente grandi, la risultante curva di offerta di lungo periodo

sarà orizzontale. Con maggiore probabilità, qualsiasi industria, tranne le più piccole, userà

generalmente alcuni fattori produttivi in quantità tanto grandi quanto basta per far salire

leggermente i propri prezzi. Di conseguenza, la curva di offerta di lungo periodo di

un’industria concorrenziale sarà inclinata verso l’alto, almeno lievemente.

LA CONCORRENZA PERFETTA E LE FORME DI

MERCATO IMPERFETTO

La maggior parte delle situazioni di mercato nel mondo reale può essere collocata su una linea

congiungente i casi limite della concorrenza perfetta e del monopolio completo. La

concorrenza imperfetta implica un certo controllo da parte di ciascuna impresa sul proprio

prezzo, in virtù del fatto che non esiste un numero molto grande di rivali che vendano un

prodotto assolutamente identico.

Le tendenze verso costi decrescenti hanno un effetto distruttivo sulla concorrenza perfetta,

perché allora una o alcune società si sbarazzeranno dei numerosi venditori necessari per il

modello concorrenziale. Quando le dimensioni efficienti minime degli impianti sono grandi

rispetto al mercato nazionale o regionale, allora le condizioni dei costi spingono le strutture di

mercato verso la concorrenza imperfetta.

Oltre che l’impedimento dei costi decrescenti, esistono anche barriere alla concorrenza sotto

forma di restrizioni legali (quali i brevetti e la regolamentazione pubblica) e di

differenziazione naturale o artificiale dei prodotti.

I

L MONOPOLIO

Si dice monopolio quel mercato in cui tutta l’offerta di un dato bene o servizio è concentrata

nelle mani di una sola impresa, mentre la domanda è frazionata fra numerosi compratori

L’ OLIGOPOLIO

Nel mercato oligopolistico la produzione di una merce è concentrata in un limitato numero di

grandi imprese. La domanda invece è frazionata fra numerosi compratori (es. industria

petrolifera). Per altre imprese non è agevole introdursi in un settore di produzione

oligopolistica, poiché spesso sono richiesti ingenti mezzi finanziari ed esperienza tecnica,

quando comunque le imprese già operanti sul mercato non hanno adottato un regime di

coalizione.

Quando gli oligopolisti sono in grado di colludere completamente, o quando essi tengono

conto dell’interdipendenza, il prezzo e la quantità possono essere vicini a quelli di un singolo

monopolista.

L A CONCORRENZA MONOPOLISTICA

La concorrenza monopolistica è una forma di mercato simile alla concorrenza perfetta, in

quanto la domanda di un bene o di un servizio è frazionata fra molti consumatori e l’offerta è

effettuata da numerose imprese, che però producono merci non omogenee. Ciascuna impresa

produce infatti beni che sono differenti. Tali differenziazioni possono riguardare le

caratteristiche fisiche dei prodotti, la loro confezione, le condizioni di vendita ecc.

L’ IMPRESA DOMINANTE

In molte industrie c’è un’impresa dominante, circondata da numerose imprese rivali più

piccole. Nei mercati in cui l’impresa più grande controlla il 60-80% del mercato, essa dispone

di numerose strategie possibili. La più probabile è semplicemente quella di cedere una parte

del mercato alla frangia concorrenziale e poi comportarsi come un monopolio per il 60-80%

del mercato che l’impresa in questione controlla. Tale mercato prende il nome di oligopolio

con impresa dominante.

I NFORMAZIONE E STRATEGIE

La politica anti-trust è la principale forma di intervento pubblico volta a limitare i possibili

abusi delle grandi imprese. In via generale essa agisce in due modi: proibendo condotte

anticoncorrenziali (come i cartelli per manipolare i prezzi e ripartire i mercati, la

discriminazione dei prezzi, i vincoli vessatori), e limitando le strutture monopolistiche di

mercato

C

ENNI ALLA TEORIA DEI GIOCHI

La teoria dei giochi, sviluppata dal matematico John von Neumann, rappresenta il

comportamento economico di due imprese in competizione. Secondo tale teoria, le due

imprese raggiungono una soluzione concorrenziale stabile solo in corrispondenza

dell’equilibrio di Nash (a meno che queste non colludano). Un equilibrio di Nash ha la

caratteristica che, data la strategia di un’impresa, l’altra impresa non può far meglio e

viceversa. L’EQUILIBRIO CONCORRENZIALE

L’ OTTIMO PARETIANO

Si ha ottimo paretiano (detto anche efficienza allocativa) quando non è possibile alcuna

riorganizzazione della produzione che migliori le condizioni di tutti. In tale situazione,

l’utilità di una persona può essere aumentata soltanto da una diminuzione dell’utilità di

qualcun altro (oppure, detto molto più semplicemente, nessuna persona può migliorare la

propria condizione senza che qualcun altro peggiori la sua).

I ’

FALLIMENTI DEL MERCATO E L INTERVENTO PUBBLICO

Il ruolo economico del settore pubblico è cresciuto enormemente. Nella nostra società un

numero sempre maggiore di attività viene compiuto sotto la regolamentazione e il controllo

diretto delle autorità.

Un moderno Stato del benessere svolge essenzialmente quattro funzioni economiche:

1. stabilisce il contesto economico (leggi, regole del gioco economico);

2. stabilisce la politica di stabilizzazione macroeconomica per smussare le oscillazioni

della disoccupazione e contenere l’inflazione;

3. assegna risorse di beni collettivi mediante l’imposizione fiscale, la spesa e la

regolamentazione quando i fallimenti del mercato diventano importanti;

4. ridistribuisce le risorse mediante i trasferimenti del sistema di protezione sociale.

Mentre la teoria normativa dello Stato riguarda il “come” lo Stato “dovrebbe” agire, la teoria

delle scelte pubbliche analizza il modo in cui lo Stato effettivamente si comporta. Uno

strumento essenziale di questa analisi è la frontiera delle possibilità di utilità, la quale

rappresenta la relazione inversa tra i livelli di utilità o di reddito reale che possono essere

raggiunti da differenti persone o gruppi. La teoria normativa dello Stato suggerisce che la

frontiera della possibilità di utilità della società viene espansa dalla possibilità dell’azione

collettiva.

Le scelte pubbliche implicano l’aggregazione delle preferenze individuali in una scelta

collettiva. Ma poiché è impossibile raggiungere l’unanimità, tali scelte vengono fatte con la

regola della maggioranza. Esiste però la possibilità che tale sistema non funzioni come nel

caso della “cattura” di un’assemblea legislativa da parte di una minoranza o un gruppo di

pressione ben finanziato.

Un importante esempio di fallimento del mercato che può richiedere azioni collettive è quello

degli effetti esterni. Essi insorgono quando i costi o i benefici di un’attività traboccano

riversandosi su altre persone, senza che queste vengano pagate (o paghino) per i costi o i

benefici traboccati. Si pensi ad esempio a mercati con esternalità quali l’inquinamento: lo

Stato può ad esempio intervenire per correggere tali inefficienze con standard di emissione di

inquinanti o imposte sulle emissioni.

E

QUITÀ ED EFFICIENZA

Un tempo gli economisti credevano che la disuguaglianza fosse una costante universale, non

modificabile dalla politica pubblica. Tale concezione è stata smentita dal fatto che l’entità

della disuguaglianza è diminuita notevolmente negli ultimi decenni.

Occorre comunque osservare che la ridistribuzione ha i suoi costi: ridurre la disuguaglianza ha

inevitabili ripercussioni sull’ammontare della produzione nazionale.

Fra i principali programmi per alleviare la povertà possiamo ricordare i pagamenti

assistenziali, i buoni-viveri e l’assistenza sanitaria. Nel complesso, questi programmi vengono

criticati in quanto impongono alti tassi di riduzione dei sussidi alle famiglie a basso reddito,

quando queste cominciano a percepire salari o altre forme di reddito. Per ottenere un

programma più efficiente ed equo, gli economisti hanno proposto una imposta negativa sul

reddito che fornisca un sussidio di base, e poi tassi una modesta frazione di qualsiasi

guadagno. Gli esperimenti indicano che tale piano determinerebbe una piccola riduzione dello

sforzo lavorativo da parte delle famiglie povere.

DALLA MICROECONOMIA ALLA

MACROECONOMIA

D

OMANDA E OFFERTA AGGREGATE

I principali strumenti analitici per comprendere come funziona la macroeconomia sono

l’offerta aggregata (OA) e la domanda aggregata (DA). La domanda aggregata è determinata

dalla spesa totale che, in un sistema economico, viene compiuta dalle famiglie, imprese e

settore pubblico e rappresenta la produzione reale totale che viene acquistata in

corrispondenza di ogni livello dei prezzi. L’offerta aggregata descrive quanto PNL reale viene

prodotto dalle imprese dati i prezzi, i costi e le condizioni di mercato.

Le curve OA e DA hanno gli stessi andamenti delle familiari curve di offerta e di domanda

della microeconomia benché le ragioni che determinano le pendenze siano nel primo caso

diverse. La curva di domanda aggregata è inclinata verso il basso in parte perché i

consumatori riescono ad ampliare ulteriormente il loro reddito e la loro ricchezza ad un più

basso livello dei prezzi. Similmente, la curva OA è inclinata verso l’alto nel breve periodo

poiché le imprese sono soggette ad alcuni costi fissi (come quelli dei contratti salariali) e

quindi, in tale circostanza, produrranno più beni e al tempo stesso alzeranno alquanto i prezzi

al crescere della domanda: esse possono ottenere un più alto profitto a più alti prezzi dei beni

e perciò sono disposte a produrre di più.

A

PPLICAZIONI ED ESEMPLIFICAZIONI

Grazie agli strumenti dell’offerta aggregata e della domanda aggregata possiamo comprendere

alcuni dei più importanti eventi della storia recente (v. pag. 91 man.).

Guerra del Vietnam. Nel 1964, il sistema era vicino al suo prodotto potenziale. In

conseguenza della riduzione delle imposte e del boom durante la guerra del Vietnam, la curva

subì uno spostamento verso nord-est così come il punto di equilibrio. La produzione salì

molto al disopra di quella potenziale e il livello dei prezzi aumentò rapidamente (perciò la

produzione crebbe e i prezzi salirono).

Stagflazione da shock da offerta. Il rapido aumento dei costi del petrolio, delle materie

prime e del lavoro ebbe l’effetto di aumentare i costi delle imprese e ciò condusse alla

stagflazione, cioè al ristagno combinato con l’inflazione. Per effetto dell’aumento dei costi, la

curva OA subì uno spostamento verso nord-ovest così come il punto di equilibrio. La

produzione diminuì mentre i prezzi aumentarono.

PRINCIPI DI CONTABILITÀ DEL REDDITO

NAZIONALE

Il prodotto nazionale lordo (PNL) è, per definizione, il flusso monetario di produzione totale

di un paese: la somma del consumo, degli investimenti (interni ed esteri) e della spesa

pubblica per beni e servizi. PNL=C+I+G.

I :

L FLUSSO CIRCOLARE DEL REDDITO IL METODO DEI PRODOTTI FINALI E IL METODO DEI

COSTI

In virtù del modo in cui si definisce il profitto come residuo, si può fare corrispondere la

misura del PNL come flusso di costi o come flusso di prodotti.

Il metodo del flusso di costi usa le remunerazioni dei fattori, calcolando accuratamente i

valori aggiunti per eliminare il doppio computo dei prodotti intermedi. E, dopo aver sommato

(al lordo delle imposte) tutti i salari, gli interessi, le rendite, gli ammortamenti e i profitti,

aggiunge a questo totale il costo di tutte le imposte indirette. Il metodo del flusso di prodotti

considera il flusso monetario totale annuo delle spese per beni finali. Le due misure devono

essere sempre identiche.

IL SISTEMA KEYNESIANO

L

A FUNZIONE AGGREGATA DEL CONSUMO E DEL RISPARMIO

Il reddito è un’importante determinante del consumo e del risparmio. La funzione del

consumo pone in relazione il consumo totale con il reddito totale. Poiché ogni lira di reddito

viene risparmiata o consumata, la funzione del risparmio è l’immagine speculare della

funzione di consumo. Sommando tra loro le funzioni del consumo individuali, si ottiene la

funzione del consumo nazionale, la quale, nella sua forma più semplice, esprime le spese in

consumi totali in funzione del reddito disponibile. Anche altre variabili influenzano il

consumo: la ricchezza e le aspettative riguardo al reddito futuro hanno mostrato una chiara

influenza sulle modalità di consumo.

L

E DETERMINANTI DEGLI INVESTIMENTI

La principale motivazione che sta alla base dell’investimento è ricavare un profitto netto, cioè

investire dove i ricavi aspettati, presenti e futuri, sono maggiori dei costi aspettati, presenti e

futuri. Le principali forze economiche che determinano gli investimenti sono perciò i ricavi

prodotti dagli investimenti stessi (influenzati principalmente dallo stato del ciclo economico),

il costo degli investimenti (determinato dai tassi di interesse e dalla politica fiscale), e lo stato

delle aspettative riguardo al futuro. Poiché le determinanti degli investimenti dipendono da

eventi futuri altamente imprevedibili, gli investimenti sono la più volatile componente della

spesa aggregata.

I

L MOLTIPLICATORE E LE SUE APPLICAZIONI

Nel modello keynesiano del moltiplicatore, un aumento degli investimenti privati determinerà

un’espansione della produzione e dell’occupazione, mentre una diminuzione degli

investimenti ne determinerà la contrazione. Questa semplice analisi keynesiana della

determinazione della produzione mostra che un aumento degli investimenti farà aumentare il

PNL di una quantità amplificata o moltiplicata, cioè di una quantità maggiore di se stessa: la

spesa per investimenti è una spesa di grande potenza. Questo effetto amplificato degli

investimenti sulla produzione viene detto moltiplicatore. Lo stesso termine viene usato per

indicare il coefficiente numerico che indica l’entità dell’aumento della produzione

determinato da ogni aumento unitario degli investimenti. In altre parole il moltiplicatore è il

numero per cui si deve moltiplicare la variazione degli investimenti per determinare la

risultante della produzione totale.

I IS-LM

L MODELLO

L’analisi IS-LM rappresenta l’equilibrio tra investimenti e risparmio mediante la curva IS e

l’equilibrio del mercato monetario mediante la curva LM.

La curva IS rappresenta le combinazioni di tassi di interesse e PNL reale in corrispondenza

delle quali il risparmio programmato è uguale agli investimenti programmati. La curva LM

rappresenta le combinazioni in corrispondenza delle quali la domanda e l’offerta di moneta

sono uguali. Il punto in cui sia i beni sia i mercati monetari sono in equilibrio è l’intersezione

tra la curva IS e la curva LM. Perciò nel punto di intersezione la domanda e l’offerta di


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AUTORE

Moses

PUBBLICATO

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
Docente: Non --
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Non --.

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