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Gli indicatori dello sviluppo

Per descrivere lo sviluppo raggiunto da un paese in un determinato momento della sua storia si ricorre all’insieme degli indicatori di sviluppo che valutano se la crescita economica ha portato un effettivo miglioramento del tenore di vita della popolazione. Il primo indicatore è il reddito pro-capite: quest’indice misura la quantità di beni e servizi di cui in media ciascun individuo può disporre e permette di effettuare confronti nel tempo e nello spazio. Però non è da trascurare che l’aumento del reddito può causare cambiamenti in peggio della qualità della vita come l’aumento dell’inquinamento, criminalità o disuguaglianze.

Un altro indice molto utile è quello della vita media che non è altro che la riduzione del tasso di mortalità, il quale insieme all’allungamento della vita, indica il progresso sociale che ha accompagnato il successivo sviluppo economico. Importante è infine l’indice di sviluppo umano utilizzato dall’Onu che sintetizza tre variabili: speranza di vita alla nascita, alfabetizzazione, prodotto pro-capite.

Fisiocratici

I fisiocratici dividono il sistema economico in grandi settori e prestano particolare attenzione all’agricoltura che considerano l’unico settore in grado di creare un sovrappiù. Le altre attività lavorative come la manifattura erano considerate un settore sterile perché queste attività non facevano altro che trasformare un certo insieme di materie prime in prodotti lavorati: il valore dei prodotti lavorati risultava uguale al valore dei mezzi di produzione utilizzati quindi non si aveva un sovrappiù.

La divisione del sistema economico corrispondeva alla suddivisione della società in classi: la classe produttiva degli agricoltori, la classe sterile degli artigiani e la classe degli aristocratici alla quale andava il sovrappiù del settore agricolo. Mediante il tableau économique (serie di grafici che sintetizzano la struttura di un sistema economico=processo circolare) Quesnay descrive le relazioni che intercorrono tra i vari settori produttivi e il processo circolare che ne consegue.

La classe aristocratica ha 2 unità di denaro, la classe sterile 3 unità di manufatti, la classe produttiva 3 prodotti agricoli alimentari e 2 di materie prime. In questa situazione non è possibile iniziare un nuovo ciclo produttivo: si richiedono degli scambi tra i vari settori in quanto gli agricoltori hanno bisogno di manufatti come mezzo di sussistenza, di mezzi di produzione e di denaro con cui pagare le rendite dell’affitto della terra; i lavoratori hanno bisogno di prodotti alimentari per nutrirsi e di materie prime da lavorare; anche la classe aristocratica ha bisogno di prodotti alimentari e di manufatti. In un primo momento i nobili utilizzano il denaro per acquistare i manufatti dalla classe sterile e i prodotti alimentari dalla classe produttiva; subito dopo la classe sterile utilizza il denaro ricavato per acquistare i prodotti agricoli alimentari dalla classe produttiva; a sua volta la classe produttiva utilizza il denaro ricevuto dai nobili per acquistare i manufatti dalla classe sterile; quest’ultima utilizza il denaro ricevuto per acquistare dalla classe produttiva le materie prime. Tali scambi hanno posto il sistema economico in condizioni di iniziare un nuovo ciclo produttivo. Nello schema di Quesnay il sovrappiù ha origine in agricoltura.

La divisione del lavoro secondo Smith

Per Smith la divisione del lavoro è fondamentale per spiegare la ricchezza delle nazioni in quanto la produttività dei lavoratori è data dal grado di divisione del lavoro raggiunto nel sistema economico. A seguito della divisione del lavoro possiamo individuare tre punti vantaggiosi all’aumento della produzione: aumento della destrezza di ogni singolo operaio; risparmio del tempo che si perde a passare da un lavoro all’altro; introduzione di macchine che facilitano e abbreviano il lavoro.

Inoltre la divisione del lavoro dipende dall’ampiezza dei mercati di sbocco che a sua volta dipende dal reddito dei consumatori (Y/N), dalle politiche liberiste (che tendono ad eliminare gli ostacoli al libero commercio e a favorire l’allargamento dei mercati che a sua volta favorisce la crescita della divisione del lavoro) e dal miglioramento nei trasporti e nelle comunicazioni.

Teoria ricardiana della rendita

La teoria della rendita di Ricardo utilizza come punto di partenza la diversa fertilità delle terre. In una situazione iniziale in cui la domanda di grano è bassa vengono utilizzate solo le terre più fertili (terre A) e teoricamente anche se le terre sono dei proprietari terrieri non c’è alcun motivo di pagare una rendita. Se però la domanda di grano aumenta e i campi più fertili non bastano si utilizzeranno anche le terre meno fertili (terre B).

Quindi si crea una differenza tra i produttori di terra A e di terra B perché visto che il prezzo sul mercato è unico il produttore di terra A avrà un extra-profitto. Il produttore di terra B pagherà una rendita al proprietario terriero per la terra A e per via della concorrenza questa rendita arriverà ad essere tutto l’extra-profitto. Stesso procedimento avverrà se si dovranno coltivare anche le terre C.

Dunque la teoria della rendita dice che per ciascun appezzamento di terra la rendita è pari alla differenza nel costo di produzione rispetto alla meno fertile tra le terre in coltivazione. Il prezzo del grano deve essere tale da permettere di recuperare i costi sulla meno fertile tra le terre in coltivazione, quella per l’uso della quale non è necessario pagare una rendita. Per determinare il prezzo del grano si considera la tecnica di produzione utilizzata sulla terra meno fertile: la terra marginale, per la quale la rendita è nulla.

Lavoro comandato e lavoro contenuto

Nella ricchezza delle nazioni ci sono due teorie sul prezzo che hanno una posizione centrale. La prima è il lavoro comandato: cioè misurare il numero di ore di lavoro necessarie a guadagnare un salario corrispondente al prezzo della merce (esempio: salario=10€ l’ora, motocicletta=3000€: valore della motocicletta è 300 ore di lavoro).

La seconda teoria è il lavoro contenuto in ciascuna merce cioè il numero di ore di lavoro (sia diretto che indiretto) necessarie a produrre una merce (esempio: se per produrre una motocicletta sono necessarie 200 ore di lavoro queste verranno in parte da lavoro diretto, quello compiuto dagli operai che producono il bene, in parte da lavoro indiretto, quello compiuto dagli operai che producono i mezzi di produzione utilizzati).

Il lavoro comandato non è una spiegazione del valore di scambio (un diamante vale più di un libro d’acqua perché costa di più; si parla di valore d’uso se ci si riferisce a quanto un bene è necessario alla nostra sopravvivenza) ma solo un modo di misurare tale valore e secondo Ricardo il valore di scambio è dato dalla quantità di lavoro direttamente e indirettamente necessaria per produrre la merce stessa.

Prezzo di mercato e prezzo naturale nell’economia politica classica

Smith affronta l’analisi del valore di scambio ponendo la distinzione tra prezzo di mercato e prezzo naturale. Il prezzo di mercato è quello che possiamo osservare nell’atto dello scambio concreto che di volta in volta ha luogo sul mercato e questi prezzi possono variare notevolmente in base al tempo o al territorio. Il prezzo naturale invece è il prezzo teorico che esprime il risultato della concorrenza tra produttori e consumatori.

Spesso questi due prezzi possono risultare molto diversi e a causa di una serie di circostanze accidentali che modificano in modo imprevisto l’offerta e la domanda del bene. Il prezzo di mercato sale al di sopra del prezzo naturale se si verifica un calo imprevisto dell’offerta o un aumento imprevisto della domanda, nei casi contrari il prezzo di mercato diventa inferiore al prezzo naturale, quindi il prezzo di mercato può oscillare attorno al prezzo naturale ma rimane comunque il punto di riferimento per il comportamento degli operatori di mercato.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fralex91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Naldi Nerio.
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