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Economia politica

Oykos nomos: economia, la legge della casa. Economia è l'arte di regolare la gestione della famiglia. Concetto da interpretare in modo estensivo, a livello di società e di individui che interagiscono in una comunità, nazione, stato, mondo. Che tipo di arte regolativa è? Si occupa di descrivere i rapporti di produzione e di scambio, due funzioni vitali per la collettività, necessarie per soddisfare bisogni materiali e non. (beni per la sussistenza e servizi)

Questo oggetto non investe il come avviene la produzione e lo scambio (non spiega come funziona un macchinario, semmai lo considera all'interno della sua analisi). Né tantomeno si occupa di descriverne l’aspetto soggettivo, bensì di quello oggettivo. (cioè il funzionamento relazionale in senso oggettivo)

Oggettivo vs soggettivo

Soggettivamente posso essere bravo o meno in alcune cose, o mi può stare simpatico qualcuno, questo è oggetto di psicologia o filosofia, l’aspetto soggettivo è solo uno dei criteri presi dall’economia. Oggettivamente, se io sono datore e tu sei dipendente, il rapporto che intercorre non dipende dalla simpatia o da altro, è solo un rapporto di subordinazione a livello oggettivo. L’economia descrive i rapporti di scambio e produzione in senso oggettivo.

Soggettività e oggettività sono importanti anche in ambito prescrittivo, non solo descrittivo. Per descrivere un sistema economico devo conoscerne l’oggettività, non dipende dai singoli individui, ma non si può paragonare ad un evento fisico: è sempre un evento umano. In quanto umano è un evento strutturale, stratificato, composto da meccanismi che si ripetono che hanno bisogno di un’azione generalizzata, che ne modifichi le strutture.

Rapporti di produzione

  • Interni alle unità produttive: Le unità sono i soggetti economici, giuridici o fisici che producono, siano essi cooperative, imprese o lo stato. Esse al loro interno hanno una struttura, più o meno gerarchica o cooperativo/egualitaria. Se gerarchica, divisione profonda. Si parla della divisione dei rapporti di proprietà, chi possiede i mezzi di produzione e chi no, il datore di lavoro e i dipendenti, se il rapporto è gerarchico. All’opposto, quello egualitario, tipo la cooperativa, sono tutti proprietari anche se con mansioni diverse. (non c’è scambio)
  • Rapporti di produzione o scambio tra le unità produttive: O imprese che collaborano coordinate dallo stesso piano o imprese che competono, la cosiddetta concorrenza, rapporti cooperativi vs concorrenziali. Estremo dei rapporti cooperativi è l’economia pianificata, sistema economico formato da imprese che si basano su un fine comune. Estremo opposto sono i sistemi decentrati. (c’è scambio)

Sistema economico

È una formazione sociale di molteplici persone legate da determinati rapporti di produzione. Tali rapporti sono un concetto economico, il loro riflesso giuridico e politico sono i rapporti di potere e i rapporti di proprietà. (primo politico, secondo giuridico). Es. piccola comunità retta da capi che tendono a sottomettere membri più deboli, che potrebbero portare a rapporti di proprietà squilibrati, e di conseguenza a cattivi rapporti di produzione. (sono tutti collegati, non è detto: ad un’apparente uguaglianza giuridica ed economica, esiste però una soggezione psicologica che non fa sì che quella società venga vista in modo egualitario).

Sistemi economici storici

Nella storia dell’umanità si sono alternati più sistemi economici, sulla base dei vari rapporti di produzione. Per ogni combinazione tra rapporti di produzione e scambio abbiamo un diverso sistema economico, anche combinazioni non nette, non del tutto cooperative o egualitarie. Capitalismo è il nome che diamo al nostro sistema economico (anche “economia di mercato”). Due capisaldi: proprietà privata dei mezzi di produzione (cittadini possono possedere i mezzi di produzione, quindi si instaura una gerarchia tra chi possiede e chi non possiede), e presenza di rapporti di produzione tra le unità produttive di tipo competitivo.

Fino al basso Medioevo era dominante in Europa e nel mondo il sistema feudale, con le seguenti caratteristiche: rapporti dentro le unità gerarchico, tra le unità produttive praticamente assenti, se non minimi. (un’economia chiusa, autoconsumo, si produce per sopravvivere senza scambi) Se c’era un rapporto, era competitivo, ma molto meno organizzata (figure non legate al feudo, come i mercanti).

L'economia pianificata

Un altro sistema che storicamente si è visto più volte, l’economia pianificata, ha due caratteristiche: rapporti di produzione non gerarchici e prevede la proprietà collettiva dei mezzi di produzione, e rapporti di tipo non competitivo, che rispondono ad una pianificazione.

Nella realtà è tutto più sfumato, non esiste il feudalesimo vero e proprio o il capitalismo vero e proprio. Divaricazione tra sistemi più o meno pianificati è sorta in un determinato momento, cioè quando è sorto il cosiddetto “sovrappiù”, fatto puramente tecnologico con implicazioni sociali, politiche e psicologiche. Se c’è solo beni per riprodursi è impossibile che ci sia disuguaglianza. (non si può sfruttare una persona se quella persona produce qualcosa di appena sufficiente alla sopravvivenza). (sovrappiù è quel qualcosa in più rispetto a ciò che si produce per sopravvivere).

Il sovrappiù

Fino alla rivoluzione agricola gli uomini hanno portato avanti una mera sopravvivenza, questo non implica armonia, ma non c’era disuguaglianza: ognuno aveva ciò che gli serviva. Se la comunità produce qualcosa in più, la domanda è chi se lo prende? Chi ha lavorato, il sacerdote che rappresenta la spiritualità, lo stato in quanto organo di centralità?

È la lotta per il sovrappiù l’origine delle potenziali disuguaglianze. (come se tra amici uno si appropria della cassa comune). Senza sovrappiù non avrebbe senso studiare economia a livello dell’oggettività dei rapporti di produzione.

Secondo alcune scuole di pensiero dell’800, per esempio quella di Marx, i rapporti di produzione avrebbero seguito una sorta di sviluppo lineare (pre-sovrappiù, per Marx “comunismo primitivo”, passando per le società diseguali in Europa e Asia attraverso meccanismi gerarchici, feudalesimo, capitalismo e da lì, secondo Marx, un sistema più giusto ed evoluto. Ci sono state economie pianificate anche dopo il sovrappiù, che dimostra che siamo capaci di andare oltre il determinismo storico. Sistema economico anche detto modo di produzione. (secondo Marx)

Problemi interpretativi

Iniziano qui problemi interpretativi: perché si formano sistemi egualitari o no? Scuola dell’800: storicizzare i modi di produzioni, basati su un carattere storico, variabili. La loro variabilità ci mette in guardia rispetto a chi ci dice che un determinato stato del mondo rappresenti la fine della storia (l’economia, come la storia, cambia e muta, anche secondo aspetti soggettivi, pur studiando a livello oggettivo).

Evoluzione storica della scienza sociale

Economia nasce come scienza nel senso moderno del termine dalla fine del 600, ‘700. Nasce la figura dell’economia, nel 700 con la scuola classica a maggior ragione. La riflessione su ciò che si è detto prima, però, è molto più antica, intesa come un fatto legato alla filosofia politica, una specie di branca.

Uno degli autori antichi che si occupò di economia fu Aristotele, che distingue la crematistica dall’economia. Economia gestione della casa, la crematistica è la scienza dell’arricchimento. (vista male, perché i greci cercavano la misura, ricchezza senza un fine). Denaro come corruzione, che distoglie dai problemi della comunità. A. approfondisce anche tra valore d’uso e di scambio di una merce, seppur in maniera rozza. Il primo è quanto un bene mi piace soggettivamente, il secondo si riferisce dai valori di un bene in termini di un altro (quanto sono disposto a pagare in cambio di un bene). Valore di scambio si basa su oggettività.

Dopo Aristotele, San Tommaso D’Aquino, il quale, all’interno della sua teologia e filosofia si occupa anche di economia, definendo una teoria della proprietà privata e una teoria del giusto prezzo e del giusto salario.

L’economia moderna nasce nel 600 con gli economi mercantilisti. Nel 500 Machiavelli fu il primo dopo il Medioevo che sostiene nella sua teoria che la politica deve essere scissa dall’etica, sono due aspetti della conoscenza umana da distinguere. Mercantilismo vs liberismo, sostenitori del protezionismo, proteggere le merci dallo straniero.

Dopo i mercantilisti arrivano i fisiocratici, Quesnay (?), che fonda questa scuola di pensiero (potere della natura). La ricchezza doveva essere spiegata tramite dinamiche naturali (es. fertilità della terra ecc), e sono i primi a sviluppare in maniera compiuta una teoria del valore.

Poi arrivano i classici, il cui nome deriva dagli economisti successivi. I classici sono egemoni a partire dalla pubblicazione di "Wealth of Nations" di Adam Smith (1776). (piena rivoluzione industriale, Smith è scozzese e vede davanti a sé vari cambiamenti e li descrive in questa opera, che sancisce la nascita del capitalismo). Dopo Smith, Icardo, dopo ancora Marx con "Il Capitale" negli anni 60 dell’800.

Smith è un fanatico del capitalismo, Marx era un pessimista del capitalismo, precursore di sistemi più egualitari rispetto al capitalismo, Icardo era meno attento alle questioni filosofiche di fondo, pur essendo più vicino al capitalismo. Tutti fanno parte dell’economia classica, pur con diversi esiti prescrittivi. (descrizione e prescrizione non sempre coincidono).

Teoria del valore e della crescita

Due grandi campi economici che trattavano anche i classici, pur prediligendo la teoria del valore. Marx è l’ultimo appartenente alla teoria classica, chi viene dopo è considerato neoclassico, in quanto ritengono di essere miglioratori della teoria classica. Prime opere economisti neoclassici più o meno 1885, diventa la scuola dominante rispetto alla scuola classica. Senza saperlo, invece che continuare i classici, stavano cercando di demolire la loro teoria, soprattutto per quanto riguarda la teoria del valore. Per la teoria della crescita, i neoclassici sono più vicini alla tradizione, anche perché la trascurano molto, quasi la ignorano.

La scuola neoclassica è tuttora dominante per quanto riguarda la teoria del valore (o “teoria marginalista”). Per quanto riguarda la teoria della crescita è importante citare nel 1936 Keynes (?') introduce una vera e propria rivoluzione teorica, che sconvolga la teoria della crescita neoclassica e classica.

K. da una parte accetta la teoria del valore neoclassica, ma dall’altra rifiuta la loro teoria della crescita, quindi si contrappone al pensiero economico dei 140 anni precedenti. Da allora, non ci sono state grandi rivoluzioni teoriche, ma il dibattito si è arricchito di continui spunti che più o meno hanno ricalcato quello tra classici e neoclassici.

Economia politica

Perché politica? Distinta da economia aziendale. È quella parte dell’economia vera e propria, si occupa dei rapporti economici della società a tutti i suoi livelli. Ne esiste un aspetto descrittivo e uno normativo, da qui deriva la differenza tra economia politica e politica economica. (stessa disciplina, ma la prima è la scienza descrittiva, che risponde alla domanda “come funziona un sistema economico?”, la seconda è una scienza normativa, che si chiede “come potrebbe funzionare un sistema economico?”) (politica economica subordinata all’economia politica, ispirata alla filosofia politica, senza queste due la poli eco non c’è). In genere è la scienza che analizza l’intervento pubblico.

Micro e macroeconomia

Distinzione tra micro e macroeconomia. Micro parte da un metodo che si basa sull’osservazione del singolo individuo, e da lì astrae considerazioni generali. Con Keynes nasce la macro, cioè quella branca il cui metodo è quello della fotografia aerea (no capire problemi macro se non facessimo una foto dall’alto, indipendentemente dalle singole individualità, capire il sistema economico già come insieme, non riducibile a uno, 2 o più individui).

Nel concreto, problemi microeconomici sono le domande più primitive che qualunque filosofo si è posto, tipo “perché ci sono ricchi e poveri?”, “perché una merce vale X o Y?”. La risposta a queste due domande configurano una teoria del valore e della distribuzione.

Macroeconomia si occupa di problemi quali la crescita, l’accumulazione, l’occupazione, inflazione la deflazione ecc, quindi di descrivere in che modo e se si fa pieno o non pieno utilizzo delle risorse che si hanno, perché e come, se un’economia cresce o no. (se c’è disoccupazione, se il PIL cresce ecc). Problemi non comprensibili dal punto di vista dell’individuo. A volte ci sono problematiche che possono essere intese sia come micro che come macro (es. la crescita in sé e per sé, lo sviluppo economico).

Linguaggio dell'economia

I concetti (prodotto, reddito, ricchezza e valore aggiunto) Il reddito è un flusso di risorse ed è l’insieme delle risorse correnti che un individuo riceve sotto forma di nuove entrate. La ricchezza invece è uno stock (grandezza, massa di cose stabile non fluida) accumulato nei redditi pregressi a cui si aggiungono i patrimoni, i titoli di stato, ecc.

La sommatoria di tutti i redditi percepiti dai residenti di una nazione si chiama reddito nazionale. Per ogni reddito percepito da un individuo si ha alla base un processo produttivo. (prodotto e reddito sono quantitativamente identici, due facce della stessa medaglia). Prodotto è l’insieme della produzione di beni e servizi fatte in un determinato lasso di tempo. Noi riceviamo l’equivalente del bene che abbiamo prodotto.

Severo che il prodotto si calcola come insieme dei valori finali una volta scorporato il prodotto dei valori intermedi allora possiamo dire che questa sottrazione tra valore dei prodotti finali e valore dei prodotti intermedi ci dà il valore di ciò che è stato aggiunto di anno in anno in un sistema produttivo. Il valore aggiunto è “l’in più” rispetto a ciò che già c’era o rispetto a qualcosa di completamente nuovo. (Quanto prodotto in più si è andato a creare?) Tutto ciò che si è prodotto se vale 100 deve generare redditi pari a 100.

Es. 10 lavoratori le producono e le vendono, altri 10 producono soltanto computer e li vendono. 8se li vendono a vicenda. Quando il singolo produttore di automobili che lavora per sé, se l’automobile vale 1000 e la vende a 1000 guadagna 1000, il reddito sarà pari a 1000. Valore aggiunto è un altro modo di indicare il prodotto in più. Siccome prodotto e reddito sono la stessa cosa, se produco 1000, distribuisco 1000. (due momenti della stessa quantità)

PIL e PNL

PIL, prodotto interno lordo. Interno perché il prodotto che si realizza nel territorio del paese a cui si riferisce, indipendentemente da chi lo produce (anche se è una multinazionale, basta che abbia una filiale in Italia, o immigrato che non è residente ma sta lavorando in Italia). Lordo perché è al lordo della tassazione, senza sottrazioni da parte dello stato.

PNL, prodotto nazionale lordo. Include tutte le produzioni realizzate da residenti in Italia, in qualsiasi territorio. (se lavoro in Germania ma sono residente in Italia, aumenta il PNL italiano e il PIL tedesco).

PIL – imposte indirette = reddito lordo. Se togliamo anche le imposte dirette otteniamo il reddito netto o disponibile, cioè le risorse che rimangono concretamente alle famiglie. (Rimane il fatto che le imposte sono flussi di denaro che vanno a finire nelle casse dello Stato) Rimane vero che la sommatoria di tutti i redditi deve essere uguale al PIL (è come se le imposte costituissero il reddito dello Stato). Contabilmente, il prodotto iniziale è uguale ai redditi distribuiti, comprese le tasse.

Fattori della produzione e diverse tipologie di reddito

Un fattore della produzione è ogni fattore o risorsa che contribuisce al processo produttivo. In un’economia ne troviamo diversi a seconda della funzione che svolgono. Nel capitalismo, fondamentalmente sono due:

  • Lavoro (quantità fisica o mentale di lavoro profusa dai soggetti e ha come risultato di qualcosa che esisteva già in qualcos’altro) (fattore produttivo da cui tutto ha origine)
  • Capitale (insieme di beni strumentali, strumenti fisici, diversi da quelli finali, utilizzati dal lavoro per trasformare qualcosa in qualcos’altro) (prodotto dal lavoro)

Origine quindi sono il lavoro e gli elementi naturali. Potremmo dire che più che parlare di terra in sé potremmo considerare, distinta dal capitale, tutti i beni patrimoniali, che durano tantissimo nel tempo, presenti in natura in quanto tali, e molto difficili da riprodurre (certa scarsità strutturale) (terra, acque, giacimenti minerari, immobili, perché non posso costruire case all’infinito) La distinzione base rimane comunque quella tra capitale e lavoro.

Lavoro viene remunerato da un salario. Capitale riceve un profitto. Il bene patrimoniale riceve la rendita (una sfumatura del profitto). Abbiamo quindi 3 categorie di redditi. Per semplicità, si può parlare anche solo di salario e profitto. Distinzione tra profitto e interesse, che si usa come quel particolare reddito che remunera un prestito. (ti presto 100 euro, me ne dai 100 più l’1%)

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ely96thebest di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Dorato Lorenzo.
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