Estratto del documento

Capitolo 1

La nascita del welfare

Welfare della comunità locale. La sua origine è lontana e risale ai primi anni della Repubblica Italiana: dopo la 2a guerra mondiale e dopo il referendum in cui gli italiani furono chiamati a scegliere tra monarchia e repubblica. Da allora, lentamente le Istituzioni si sono sempre più avvicinate al cittadino che parallelamente acquisiva una dimensione di "cittadinanza", alternativa a quella di "sudditanza", articolata attraverso:

  • La richiesta sempre maggiore di informazione nelle scelte politiche sia nazionali che locali
  • La partecipazione attiva e formalizzata alla gestione dei servizi
  • La compartecipazione alla soluzione dei propri bisogni
  • La maggiore territorializzazione degli interventi e dei servizi

Le tappe legislative

Passo decisivo avviene all'inizio degli anni '70 e le tappe fondamentali:

  • 1970 vengono istituite le Regioni a statuto ordinario
  • 1971 nascono le Comunità Montane
  • 1975 inizia il trasferimento alle Regioni delle competenze dei cosiddetti "enti inutili" con l'attribuzione alle Province ed ai Comuni delle funzioni amministrative di interesse esclusivamente locale
  • 1976 viene emanata la legge 8 aprile 1976 n. 278: "Norme sul decentramento e sulla partecipazione dei cittadini nella amministrazione del Comune"
  • 1977 viene approvato il DPR 24 luglio 1977, n. 616 "Attuazione della delega sull'ordinamento regionale e sull'organizzazione della Pubblica Amministrazione"
  • 1978 vedono la luce: la legge 13 maggio 1978 n. 180 "Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori" e la legge 23 dicembre 1978 n. 833 "Istituzione del servizio sanitario nazionale"

A ben guardare tutte leggi e decreti fondamentali, ricchi di disposizioni che hanno cambiato il profilo dello Stato e dalla Pubblica Amministrazione: vengono abolite le Mutue e fatte nascere, al loro posto, le USL (oggi ASL), vengono trasferite alle Regioni (e da esse alle Province e ai Comuni) le competenze in materia di assistenza scolastica e sociale, vengono chiusi i manicomi in quanto Istituzioni Totali, si superano le categorie, come luoghi dei bisogni e dell'intervento, a vantaggio di tutti i cittadini.

Gli anni '80 hanno visto un faticoso processo di collaborazione e sperimentazione del rapporto fra gli Enti Locali e la Società Civile, che nel frattempo si era strutturata e si manifestava già nella forma che oggi ha come Terzo Settore (cooperazione sociale, associazionismo, volontariato ecc.); il risultato è stato una seconda ondata legislativa.

Gli anni '90 infatti si sono caratterizzati con azioni legislative che hanno introdotto:

  • Profondi mutamenti negli assetti istituzionali creando nuove forme organizzative, nuovi strumenti e metodologie di intervento nel funzionamento di Regioni, Province, Comuni, Aziende Sanitarie Locali, Aziende Ospedaliere
  • Le prime regolamentazioni dei servizi e degli interventi sociali
  • Una più ampia definizione del ruolo del Terzo Settore

Sono sostanzialmente cambiati i rapporti tra stato, autonomie locali e cittadini. Le tappe fondamentali sono rappresentate:

  • Dalla legge 8 giugno 1990, n. 142 "Ordinamento delle autonomie locali" e dalla legge 7 agosto 1990, n. 241 "Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi"
  • Dal "pacchetto" di leggi "Bassanini": la legge 15 marzo 1997, n. 59 "Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della pubblica amministrazione e per la semplificazione amministrativa", la legge 15 maggio 1997, n. 127 "Misure urgenti per lo snellimento dell'attività amministrativa e dei procedimenti di decisione e di controllo" (che traduce i principi della legge 59/97 e li articola nel comparto regioni-enti locali), il D.Igs 31 marzo 1998, n.112 "Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n.59" (con il quale vengono trasferite le funzioni dallo stato alle regioni e agli enti locali)
  • Dalla riforma del Titolo V della Costituzione la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 "Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione"
  • Infine il nuovo millennio, a coronazione del trentennale processo descritto, vede la promulgazione della legge 8 novembre 2000 "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali," ed infine dalla Legge Costituzionale n 2 del 2001

I nuovi assetti istituzionali

Gli elementi principali di innovazione possono essere così riassunti:

  • Con una dislocazione veramente spinta verso il territorio e attraverso il principio della sussidiarietà, di fatto, la responsabilità di governo si colloca nel punto più vicino ai cittadini
  • Creazione di sinergie attraverso il coinvolgimento dei cittadini, nella comprensione che non ci sono soluzioni senza il protagonismo dei diretti interessati
  • Si determina la centralità dei Comuni, ad essi competono funzioni proprie e non delegabili di programmazione, progettazione, gestione e valutazione del sistema dei servizi sociali territoriali
  • Nella Pubblica Amministrazione si determina la separazione tra responsabilità politica e responsabilità gestionale. Alla prima spetta il compito di garantire (nell’ambito di pertinenza del suo governo) i servizi necessari per la sua crescita e per il suo benessere, attraverso lo sviluppo di strategie coniugate all’individuazione di risorse dedicate. Alla responsabilità gestionale spetta, anche tramite soggetti gestori terzi, il compito di erogare prestazioni e servizi garantendone l’efficacia e l’efficienza
  • Lo Stato mantiene per sé soltanto alcune materie e alcuni livelli di programmazione che è necessario gestire in modo unitario a livello nazionale; alle Regioni viene riconosciuto un potere di autodeterminazione e ne vengono stabilite le materie di esclusiva competenza

Di fatto e di diritto, il sistema di welfare italiano è oggi articolato in tre settori:

  1. I servizi sanitari affidati alle regioni
  2. I servizi sociali, la cui responsabilità ricade sugli enti locali territoriali (in alcune regioni sono affidati alla gestione ASL ma il processo di ripresa della delega è in netta crescita)
  3. La previdenza, di competenza di Enti Nazionali

Dalla società fordista al post moderno

Tutto ciò è stato accompagnato da una trasformazione fondamentale nella concezione e nell’organizzazione del lavoro: il passaggio dalla "società industriale" (fordismo) ad una società "post industriale" (post fordista). Gli anni settanta hanno rappresentato la piena maturità del fordismo e al contempo ne hanno segnato il lento e progressivo declino. Nel fordismo esisteva un corpo sociale ben definito ed articolato dove tutti gli attori avevano chiaro quali fossero i confini, i diritti, i doveri, le opportunità e le ingiustizie. La Pubblica Amministrazione era un corpo burocratico autoreferenziale. Il paradigma fondamentale era la "macchina" rigida, programmata, immutabile, composta di "pezzi".

Oggi non siamo più in una società industriale ma finanziaria; l’emergere della centralità della finanza ha cambiato le regole del gioco. Le imprese sono ormai dentro un processo di frammentazione territoriale e di delocalizzazione della produzione dove le multinazionali determinano lo sviluppo economico a scapito di regole e senza che i governi nazionali abbiano possibilità di intervenire con efficacia; il lavoro è diventato estremamente flessibile. Mai come oggi la società è asservita all’interesse dell’economia. La Responsabilità Sociale dell’Impresa, la qualità e la soddisfazione del cliente rappresentano le nuove strategie di penetrazione nel mercato; l’immagine, la reputazione, il messaggio adattato a target anche minimi, in pratica il "prodotto immateriale", rappresentano l’attenzione maggiore delle aziende. Tutti gli oneri, in questo modo, ricadono sull’individuo, sulla famiglia e sulla società: l’insicurezza, la precarietà, l’assenza di igiene mentale, le crisi di identità. E questa dimensione limbica è strettamente collegata alla dimensione virtuale che, mentre non decolla in alcune aree come per esempio l’e-learning, pervade la sfera relazionale e personale.

E la cultura dell’organizzazione?

Le organizzazioni, come l’uomo, sono nel tempo e nello spazio e quindi sono relative, si trasformano, cambiano centralità, mutano riferimenti, forme e strumenti. Oggi, per esempio, il cosiddetto "mercato" è caratterizzato da un attivismo frenetico e un'ostinata ricerca del risultato e dell’eccellenza, è accompagnato da impulsi di aggressività e sopraffazione quale modalità di governo della produzione e di lotta alla concorrenza. Al contempo però, si sta affermando sempre più l’idea della responsabilità sociale dell’impresa e del suo valore aggiunto per la comunità, accompagnata all’attenzione crescente sia per le persone (non più definite in termini di risorse: le risorse umane, appunto) sia per le modalità di lavoro che puntano sui team, sulle sinergie e sulla creatività collettiva. Non a caso, il paradigma "macchina" è stato sostituito dai paradigmi "organismo", "rete", "cervello".

Il mondo dei servizi cambia i suoi paradigmi

Anche nel mondo del sociale e del welfare state troviamo processi di cambiamento importanti rispetto al modo di concepire il servizio sociale, la comunità territoriale, la persona in difficoltà. Nei servizi si cerca di combinare efficienza, libertà, solidarietà e orientamento al cittadino (cliente finale). Non è più da intendersi il servizio come "prodotto". Entra in gioco la logica del "processo" in quanto il servizio viene inteso come interazione, come modalità di connessione che implica soggetti e rapporti sociali: abitare, stare bene, lavorare, muoversi, studiare e quindi si vengono ad allargare le possibilità e le capacità di scelta, i possibili campi di azione. Il sistema dei servizi sociali, proprio in quanto è sociale esso stesso, produce socialità, genera e rigenera legami, comunicazione, linguaggi, nuovi significati esistenziali, interazioni, scambi. Produce societing ossia fidelizzazione sociale, appartenenza alla comunità: crea cittadinanza per tutti.

Welfare -> fine di promuovere le risorse della comunità

Prende spazio un sistema di governance ovverosia un sistema allargato di governo dove convivono e si integrano la promozione e la regolazione ad opera delle istituzioni con tavoli di concertazione e coprogettazione misti pubblico-privato-privato sociale-volontariato. Di fatto in questi anni è venuto a disegnarsi un Welfare plurale con poteri e responsabilità condivisi e distribuiti tra più attori. Si sta sempre più determinando il superamento di una logica di intervento reattivo (che vede servizi individuali forniti quando la situazione è già fortemente compromessa, il bisogno è ampiamente manifestato, le risorse ambientali di aiuto sono ormai assenti o inadeguate e la spinta all’auto-aiuto è esaurita) per far posto alla logica dell’intervento proattivo. Si passa così da una client-centered practice ad una community-centered practice: l’intervento non è più rivolto alla specifica persona ma alla comunità locale; è un approccio, quello proattivo, centrato sull’ambiente di vita dove un intervento non è stato necessariamente sollecitato e che giunge prima che la situazione sia completamente deteriorata si allarga la nozione di utente/cliente alla rete ed alla comunità che si trasforma in stakeholder (portatore di interesse).

È ormai da ritenersi culturalmente e legislativamente superata la fase dei finanziamenti a pioggia e poco mirati; si è aperta una nuova stagione di partnership fondata su precisi criteri di aggiudicazione dei finanziamenti mediante nuovi e moderni dispositivi di affidamento e su una programmazione territoriale che tenga conto della centralità del benessere della comunità.

Nuovi principi per un nuovo sistema

Questo nuovo sistema di welfare che si sta delineando (se pur con lentezza e con qualche contraddizione) si fonda su alcuni principi:

  • La Sussidiarietà è un concetto che riguarda ormai tutti i sistemi organizzativi, semplici o complessi (famiglia, impresa, comunità, società in generale). Il termine, che deriva dal latino "subsidium", ossia supporto delle truppe di riserva a quelle in prima linea, è volto all’acquisizione dell’empowerment di comunità, inteso come processo di valorizzazione e potenziamento delle capacità ed abilità dei soggetti che ne fanno parte. Secondo il principio di sussidiarietà:
    • Il potere deve essere attribuito ai livelli dell’organizzazione il più bassi possibile ed di minori dimensioni
    • I gradi più elevati e di maggiori dimensioni non devono invadere il potere decisionale che attiene a quelli più bassi e di minori dimensioni
    • Livelli superiori o di maggiore dimensione non devono limitare il pieno manifestarsi della capacità tanto dei singoli quanto delle comunità (autonomia di organizzazione, di gestione e di governo)
    • Ad ogni livello e dimensione della società va rafforzata la capacità di autogoverno del cittadino e della sua comunità di riferimento, riconoscendo loro il diritto di organizzarsi e gestire direttamente funzioni di carattere pubblico
  • La sussidiarietà può essere orizzontale o verticale. La prima si fonda sul presupposto della necessità di coordinamento tra Stato, mercato e organizzazioni senza finalità di lucro, in relazione alle rispettive capacità e competenze. In altri termini, prevede l’attivazione di un meccanismo di delega rivolto a soggetti della società civile, giuridicamente riconosciuti, affinché si occupino della gestione di servizi di pubblico interesse. Nella seconda, la sussidiarietà verticale, il processo di delega avviene dall’alto verso il basso, ossia riconosce compiti, funzioni e capacità decisionale al livello istituzionale più basso o più vicino ai cittadini.
    • In sintesi la sussidiarietà:
      • Sul piano istituzionale consiste nel collocare le decisioni al livello più decentrato possibile ossia l’ente locale territoriale
      • Sul piano sociale, consiste nel riconoscere quali attori: i cittadini, le famiglie e tutti quei soggetti che operano nel territorio per finalità socialmente e collettivamente utili, con un ruolo integrativo e non di supplenza delle istituzioni pubbliche
  • In questo orizzonte viene ridisegnato il rapporto tra Pubblico e Terzo Settore in termini di coprogettazione e covalutazione degli interventi sociali ossia nella direzione di una responsabilità congiunta.
  • La Governance è il processo con il quale vengono collettivamente risolti i problemi rispondendo ai bisogni di una comunità sociale. Si ha una buona governance quando nella comunità sociale le azioni del Governo Istituzionale si integrano con quelle dei cittadini e le sostengono. La governance si attua mediante processi di democrazia attiva, fondati su percorsi di negoziazione, che catalizzano e facilitano un processo continuo di empowerment. La governance si basa sull’integrazione e sulla convergenza di differenti ruoli e poteri: quello di indirizzo programmatico, di gestione amministrativa, di fornitura di servizi, che sviluppano la capacità di creare visioni condivise sulle prospettive di sviluppo e sulla gestione proattiva dei cambiamenti.
  • L’empowerment indica la capacità dei soggetti di valorizzare le proprie abilità, di individuare risorse aggiuntive in se stessi, nel proprio gruppo o ambiente sociale, di auto-organizzarsi; quattro aree di analisi:
    • Politica, le cui argomentazioni sull’empowerment sono cresciute in parallelo alle spinte del movimento dei diritti civili e delle minoranze
    • Psicologia di comunità, ben rappresentata dalle ricerche di Zimmermann, che definisce il concetto di empowerment come l’evoluzione del passaggio, per un individuo, dalla condizione di "learned helplessness" a quella di "learned hopefulness", acquisita mediante la partecipazione attiva all’interno della comunità in cui è inserito
    • Medica e psicoterapeutica, metodologia di lavoro volta a limitare la dipendenza del paziente dalla figura del medico, attraverso l’appropriazione da parte del primo della capacità di "self-efficacy", ossia mediante l’apprendimento della fiducia nelle proprie capacità
    • Organizzativa e manageriale, promozione dell’autostima, in grado di apportare una sana e produttiva vitalità all'interno dei meccanismi organizzativi. Acquisizione di potere a vantaggio del singolo membro, senza, tuttavia, che ne venga operata una sottrazione a danno di un altro individuo
  • In sintesi l’empowerment può essere inteso come il processo che accresce la possibilità dei singoli e dei gruppi di controllare attivamente la propria vita. Empowerment è democrazia in quanto consente ai cittadini di definire liberamente ogni dimensione della vita comune, l’organizzazione del governo, della proprietà, del lavoro e delle relazioni interpersonali, ecc. Empowerment è un processo che integra azioni dall’alto verso il basso e viceversa

Capitolo 2

La legge 328/2000 ed il Piano Sociale Nazionale

A quanto detto fino ad ora occorr...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher teto84 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle Organizzazioni Non Profit e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Veronesi Clio.
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