Assimmetrie informative e teoria neoclassica
La teoria delle asimmetrie informative contrasta con la teoria neoclassica. Se sono presenti anche le banche, è il tasso naturale che regola gli investimenti: dato il tasso di interesse, verranno effettuati tutti gli investimenti con rendimento atteso maggiore o uguale al tasso stesso. Ad ogni tasso, c’è un finanziamento illimitato che serve per finanziare tutti gli investimenti. C’è anche una relazione monotona tra tasso e livello degli investimenti. Quindi, secondo la teoria neoclassica, le banche e gli altri intermediari facilitano l'incontro tra domanda e offerta, rimuovendo quelle imperfezioni (economie di scala, ostacoli alla diversificazione...) che possono introdurre granelli di sabbia nel funzionamento del mercato.
La presenza di banche e intermediazione tra il risparmio e gli investimenti non turba l'equilibrio che verrebbe raggiunto se non ci fosse. Da questa visione neoclassica deriva il teorema di Modigliani e Miller: dice che il valore di un'impresa non dipende dalla sua struttura finanziaria, cioè che è lo stesso se il suo finanziamento viene dall’interno oppure dal debito. I neoclassici affermano che l'intermediazione non turba l'equilibrio che verrebbe raggiunto dal mercato e quindi che ci sia tanto debito oppure no è lo stesso; questo ci dice che il valore di un'impresa non influisce sul costo della raccolta.
In questa visione, le banche non sono altro che cinghie di trasmissione della politica monetaria; non hanno alcuna personalità ma sono solo dei conduttori di impulsi che vengono dalla politica monetaria. Adesso possiamo ritornare un momento ai canali di trasmissione della politica monetaria.
Canali di politica monetaria
Il canale più noto è quello del tasso di interesse, che si accorda con la visione neoclassica e il teorema di Modigliani e Miller. Se diminuisce il tasso di interesse, aumentano investimenti e domanda e aumenta la domanda di credito. Se introduciamo informazione asimmetrica, il teorema di Modigliani e Miller crolla perché si influenzano i meccanismi di funzionamento del prestito. La perfetta sostituibilità tra finanziamento e debito non considera che se ti indebiti, non considera il rischio di insolvenza. Questo vale sia per le imprese che per le banche, specialmente per le grandi banche di oggi che raccolgono fondi non solo con depositi ma anche con il mercato.
Se introduco la possibilità che il debito non venga ripagato, si crea una differenza tra autofinanziamento e ricorso al debito. Perché ricorrendo al mercato per indebitarsi, devo pagare un rischio external finance premium, un premio che deve compensare la probabilità che il prestito non venga restituito. Questo risk premium diventa molto minore se a fronte dell’indebitamento si pongono delle garanzie o collaterali. Il valore di queste garanzie, che sono le attività in bilancio, dipende a sua volta dal tasso di interesse e dalla specifica situazione economica in cui ci troviamo (situazione macroeconomica). Il valore dei collaterali varia in base al tasso di interesse, che a sua volta cambia se siamo in good time o bad time.
Se introduco queste considerazioni, non ho più adeguamento passivo ma la variazione del tasso di interesse agisce direttamente sull’offerta di credito. È l’offerta di credito che guida la domanda di credito, invece che essere in un mondo dove se diminuisce il tasso di interesse, diminuisce la domanda di credito e quindi l’offerta. Si passa a un mondo dove il confronto avviene tra offerta e domanda di credito, che possono non eguagliarsi e quindi portare a razionamento del credito.
Effetti della variazione del tasso di interesse
L'effetto della variazione del tasso di interesse sulla domanda di credito avviene attraverso il balance sheet channel e il bank lending channel.
- Bank lending channel: Se il tasso si abbassa, si alza il valore delle banche e dei flussi, e quindi si riduce l'external finance premium. Le banche hanno un tasso per raccolta del capitale inferiore e quindi aumentano l’offerta di credito.
- Balance sheet channel: Se si riduce il tasso, allora le attività valgono di più, si riduce il risk premium e quindi aumenta l’offerta di credito e domanda di credito.
Le cose vanno in maniera diversa nei good times e bad times. Prima della crisi, le politiche sono state espansive e le cose andavano in questa maniera. I bad times sono quelli della crisi del debito sovrano in euro. Cosa succede? La politica monetaria di Draghi è stata molto espansiva, però alla riduzione dei tassi non è corrisposto un aumento netto del valore delle banche, poiché nel frattempo si era creato sentiment sul disfacimento dell’euro. Questo ha innalzato enormemente il rendimento chiesto dai titoli di stato periferici, il continuo rinvio di soluzioni definitive al caso greco e il riferimento della signora Merkel, che voleva punire paesi meno disciplinati, ha introdotto nei paesi periferici un enorme rischio di ridenominazione, che si riferisce alla scomparsa dell’euro, ad esempio con una rivalutazione con la lira che sarà enormemente svalutata rispetto al marco con cui verrebbe ridenominato quello tedesco. Questo spiega perché i tassi dei titoli italiani erano arrivati a 5,7% rispetto alla Germania.
Ogni banca detiene titoli del proprio stato e le banche italiane, che sono piene di titoli italiani, hanno visto una riduzione del valore dell’attivo e quindi il meccanismo ha funzionato in maniera perversa. È per questo che Draghi si è deciso a sventare l’ipotesi di una scomparsa dell’euro. Questo meccanismo non funziona neanche dalla parte delle imprese. Il fatto di “cullare” la scomparsa dell’euro da parte della Germania ha portato a una diminuzione del valore anche delle imprese. Riducendo il deficit di tutti i paesi, è sopraggiunta una recessione di tutta l’area euro e in una situazione di recessione nel 2013, l’Italia ha perso il 2,9% del PIL, che si sono aggiunti a quelli già persi con la crisi finanziaria del 7,9%. Pertanto, le imprese si trovano male e il valore delle imprese si riduce, nonostante ci sia una forte domanda di credito per riuscire a galleggiare.
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