Dispensa di
ECONOMIA MONETARIA
e dei MERCATI FINANZIARI
INDICE
1. La Teoria Neoclassica
2. Modifiche alla Teoria Neoclassica: Wicksell, Fisher e Friedman
3. La Teoria Keynesiana
4. Il modello IS-‐LM
5. Il modello AS-‐AD
6. La curva di Phillips e DSGE
7. L’Esistenza di una Banca Centrale
8. La Banca Centrale Europea e la Federal Reserve
9. La crisi finanziaria del 2007 – 2010
10. Gli Intermediari Finanziari e la Teoria dell’Intermediazione
11. Le asimmetrie informative sui mercati finanziari
12. Il razionamento del credito
A cura di Luigi Daniele
A.A. 2012-‐2013
1
INTRODUZIONE
Raramente nella teoria economica si passa attraverso rivoluzioni del sistema.
Il PROGRESSO si vede attraverso l’affinamento di teorie passate che non mutano molto nel
tempo.
Le domande nel corso dei secoli sono sempre state le stesse:
-‐ L’economia riesce a progredire in maniera stabile?
-‐ L’economia riesce a garantire la piena occupazione?
-‐ La moneta e la finanza contano per l’economia in questione?
-‐ L’economia ridistribuisce la ricchezza tra tutti?
Le domande sono sempre le stesse, per questo motivo si prosegue per affinamenti di teorie
già proposte in precedenza.
La teoria neoclassica
Il primo filone di pensiero ha portato tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900 allo sviluppo della
Teoria Neoclassica. Questa teoria ha finito per costituire la scuola dominante dagli anni ’60 ed
è ad essa che si sono ispirati i governi dei paesi occidentali nella gestione della loro politica
economica.
Questa impostazione molto semplice è alla base dei modelli utilizzati oggi. Partiamo, dunque,
da questa teoria per vederne poi i miglioramenti e le complicazioni.
La Teoria Neoclassica è una PROIEZIONE MACROECONOMICA dell’analisi del mercato (analisi
microeconomica).
à SI CONSIDERA
Un solo periodo, una sola giornata di mercato;
o Un mercato in concorrenza perfetta;
o Un mercato in cui lo scambio di beni e fattori produttivi avviene in condizioni di
o perfetta informazione;
Un mercato in cui la tecnologia di produzione è data; quindi non interessa come
o sono realizzati i prodotti;
I soggetti economici sono pienamente razionali, essi massimizzano sempre la
o loro funzione obiettivo (consumatore max UTILITÀ, produttore max
PROFITTO);
Un mercato in cui per il singolo operatore i prezzi sono dati, perché non è in
o grado di modificarli (totale assenza di potere d’acquisto)
I prezzi però cambiano continuamente
durante la giornata di mercato in base a come
si modificano la DOMANDA e l’OFFERTA.
Per studiare come la teoria neoclassica affronta il problema dell’occupazione conviene
concentrarsi innanzitutto sul mercato del lavoro.
2
IL MERCATO DEL LAVORO
Il lavoro è sul mercato considerato una merce, e come tutte le altre merci è scambiato sul
mercato ad un certo prezzo.
Sul mercato, dunque, saranno presenti una DOMANDA e un’OFFERTA di lavoro.
à L’OFFERTA di LAVORO può essere definita come la somma delle ore di lavoro offerte da
tutte le persone già occupate e di quelle offerte da quelle non occupate, ma che mettono in
atto comportamenti che mostrano la loro disponibilità a lavorare;
à LA DOMANDA di LAVORO può essere identificata dalle ore di lavoro che le imprese
vogliono effettivamente impiegare nella produzione di questo periodo, data una certa
dotazione di impianti e attrezzature produttive.
NB: la teoria neoclassica suppone che tutti i lavoratori siano simili tra loro e tutte le imprese
siano simili tra loro. Di conseguenza studia il comportamento di un singolo a titolo
rappresentativo.
Intuitivamente possiamo supporre che il prezzo delle ore di lavoro sia IL SALARIO.
Il salario è la remunerazione delle ore di lavoro, ma quando si parla di salario bisogna
precisare se si parla di salario monetario o di salario reale.
SALARIO MONETARIO = W è la somma di denaro corrisposta come salario
à
! (!"#"$%& !"#$%&'(")
SALARIO REALE = è la quantità di beni acquistabile
à
! (!"#$!!"#$%$&'!$ !"# !"#$$%) con una somma pari al salario
monetario corrispondente.
Per i neoclassici è evidente che la variabile che caratterizza la DOMANDA e l’OFFERTA di
lavoro è il SALARIO REALE. Infatti essendo i soggetti razionali da un lato i consumatori
cercheranno di massimizzare la loro utilità guardando alla quantità di beni acquistabili con il
loro salario, dall’altra i produttori massimizzando il loro profitto saranno preoccupati di
monitorare il rapporto tra i salari monetari che devono pagare e il livello generale dei prezzi a
cui potranno vendere le merci.
Esisteranno allora due funzioni continue che associano ad ogni valore del salario reale uno e
un solo valore di domanda di lavoro e di offerta di lavoro. Proviamo a capirne l’andamento.
3
LA DOMANDA DI LAVORO
La funzione di produzione dei produttori è Y = Y (N, K) con N che indica il lavoro e K che
indica il capitale.
Tenendo fisso il capitale perché siamo in un unico periodo, la funzione di produzione è solo
funzione del livello di ore di lavoro che i produttori intendo impiegare per la produzione,
quindi Y = Y (N).
La funzione di produzione è CRESCENTE con produttività marginale DECRESCENTE.
Y
= < 0
!
à
< 0 ()
N
Un produttore cerca di max il proprio PROFITTO, in concorrenza perfetta la condizione
di max PROFITTO è:
RICAVI MARGINALI = COSTI MARGINALI
à RICAVI MARGINALI sono dati da = produttività marginale * livello prezzi =
!
à COSTI MARGINALI sono dati da = salario che pago per produrre = W (monetario)
la condizione di max PROFITTO mi porta ad avere = da cui ricavo che
!
!
= = ( )
! !
Dunque la max del PROFITTO è data se la produttività marginale del lavoro è pari al
salario reale; di conseguenza gli imprenditori richiederanno lavoro, assumeranno
fintanto che non si verifichi questa condizione. Poiché la produttività marginale del
lavoro è decrescente, l’andamento della curva di domanda di lavoro sarà decrescente
in funzione del salario reale.
w
NB: la relazione inversa tra N e w
D
è valida anche nel breve periodo e
la curva di domanda è
rappresentata dalla produttività
marginale del lavoro.
!
4
L’OFFERTA DI LAVORO
Un lavoratore vuole max UTILITÀ. La funzione di utilità è definita dal livello del reddito e dal
livello di tempo libero a disposizione di un individuo.
Cercherà quindi, in termini di offerta di lavoro di bilanciare le ore lavorative con le ore di
tempo libero.
Offrire poco lavoro e avere molto tempo libero fornisce una bassa utilità.
Il lavoratore sarà quindi disposto a rinunciare a qualche ora di tempo libero per un compenso
limitato. Maggiore è il tempo libero concesso, maggiore sarà il compenso richiesto poiché
dovrà compensare tramite il reddito alla perdita di utilità data dal minor tempo libero.
La funzione dell’offerta di lavoro è dunque una funzione crescente.
w
NB: la posizione della curva sul piano dipende N
S
dalla preferenza che ha il lavoratore tra lavoro e
tempo libero. In particolare sarà più spostata
verso destra quanto più è maggiore la preferenza
per il lavoro.
L’EQUILIBRIO SUL MERCATO DEL LAVORO
Secondo i neoclassici il mercato del lavoro è
w in equilibrio quando le decisioni di lavoratori &n
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