Economia monetaria
Il monopolio di emissione della moneta
Primo argomento - AT2 e Goodhart
Economia dello scambio ed economia monetaria
PIL: valore di mercato di tutti i beni e servizi finali prodotti in un certo periodo di tempo, a prezzi correnti significa che il PIL è misurato con i prezzi di quello stesso periodo per cui è calcolato, questo è il PIL nominale. Non è un buon indicatore di volume reale di beni e servizi prodotti e consumati nel periodo perché risente sia delle variazioni di volume sia della variazione dei prezzi. Per questo motivo si fa sempre riferimento al PIL a prezzi costanti (PIL reale), cioè dopo aver fatto già riferimento alle variazioni di prezzi e volumi. Una volta scorporato l’effetto prezzi, la variazione del PIL in un certo periodo riflette esclusivamente il valore del volume dei beni e servizi (fa capire se si produce di più o di meno), è comunque una stima, accurata, ma pur sempre una stima.
Stock di moneta M1: l’aggregato monetario M1 è quello più ristretto tra i tre aggregati monetari, misura il valore dei depositi bancari (nella forma di conto corrente di famiglie e imprese, il più liquido) e moneta liquida (contante in circolazione). È maggiormente correlata al valore nominale del PIL. Indica la decisione di chi effettivamente possiede moneta, in quale forma detenerla.
Stock di moneta M3: l’aggregato monetario M3 è quello più ampio e comprende, per esempio, le obbligazioni emesse dalle banche, anche quelle con scadenza a 2 anni. È normale che la curva di M3 sia più alta di quella di M1. Quando il grafico di M3 sale, significa che viene creata moneta e l’aumento proviene sostanzialmente dalle banche tramite credito, quindi M3 è sostanzialmente una misura di espansione del credito bancario (non esclusivamente però).
Sono tre i tassi ufficiali che la BCE annuncia ad ogni politica monetaria, normalmente le modifiche coinvolgono tutti e tre i tassi (i grafici di questi tre sono delle serie a gradini perché sono tassi decisi e stabiliti, quindi le variazioni sono nette, non graduali). Una quarta serie è data dal tasso interbancario, cioè il tasso di mercato negoziato dalle parti, (non è un tasso deciso dalla BCE, ma è un tasso di mercato) quindi il suo grafico non è a gradini, ma più volatile. Inoltre, questo non è proprio libero, ma si muove all’interno di due margini, uno minimo e uno massimo, dei tre tassi decisi dalla BCE. Attualmente, se guardiamo l’ultimo periodo, notiamo che i tassi sono addirittura negativi, siamo ai minimi storici.
Spesso le banche centrali hanno obiettivi più macroeconomici, ma nel caso della BCE ce n’è uno a cui viene data priorità assoluta, ossia la stabilità dei prezzi (determinato nell’appendice al Trattato di Maastricht). Questo obiettivo nella primissima dizione venne interpretato come mantenimento dell’indice di inflazione tra lo 0 e il 2%, successivamente e recentemente la dizione è stata modificata indicando “sotto ma vicino al 2%”.
Una condizione di deflazione è più costosa e rischiosa per l’economia rispetto a una situazione di inflazione ed è per questa ragione che si tiene un obiettivo di inflazione sopra lo zero e non inferiore allo zero (deflazione).
Uno dei fattori che ha particolare influenza in Europa come nel resto del mondo è il prezzo dell’energia, in particolare il prezzo del petrolio. C’è di fatto una certa correlazione tra il prezzo del petrolio e il tasso di inflazione, il picco del tasso di inflazione del 2007 - 2008 è stato dovuto a un aumento del prezzo del petrolio di quello stesso anno. Però, successivamente alla crisi del 2009, la correlazione tra i due è risultata minore, il prezzo del petrolio era a livelli alti rispetto agli ultimi vent’anni, mentre il tasso di inflazione è rimasto relativamente basso.
- Tasso reale: è una costruzione, quando si prende il tasso nominale e vi si sottrae il tasso di inflazione atteso.
- Tasso nominale: semplicemente tassi, come tassi di mercato, così come si osservano nell’economia.
Un’altra variabile macroeconomica che è molto reale è la forza lavoro, quindi il capitale umano. La disoccupazione ha subito un calo continuo dal 1999 fino al periodo pre-crisi, poi altri due cali particolarmente significativi nel 2008 e nel 2011.
Economia monetaria: come materia di studio
Branca dell’economia che studia la teoria della moneta e della politica monetaria ed è parte integrante della macroeconomia. Si afferma nella seconda metà del ‘900 con la crescente consapevolezza che i processi delle unità economiche sono fortemente influenzati dalla dimensione monetaria e finanziaria (consistenze e flussi monetari).
- Parlando di valori nominali e reali, la consapevolezza che sia fondamentale distinguere tra i due tipi di valori, nasce da Adam Smith. Egli spiega la differenza tra il valore nominale o monetario di un bene, che è il suo prezzo in termini unitari o anche lo stock di ricchezza di una unità economica, e il valore reale, ciò che secondo Smith è la vera ricchezza delle nazioni. L’idea principale è che la ricchezza delle nazioni non è la moneta o l’oro che hanno a disposizione, ma invece la vera capacità di produrre beni e servizi finali trasformando costi reali (il lavoro necessario per produrli) in benefici reali (il vantaggio acquisito da chi ottiene il prodotto) e quindi per l’utilità e la convenienza delle persone che ci abitano. Fornisce un fondamento a quello che è il metodo neoclassico sviluppatosi a fine ‘800 e che sta all’origine della moderna microeconomia. Smith trasmette questo concetto di distinzione tra capacità di produrre di un Paese e la moneta, che è una sorta di strumento che serve per far girare i beni prodotti (“ruota dell’economia”, la moneta fa girare l’economia ma non è ricchezza stessa).
- Successivamente si sviluppa il metodo neoclassico dell’analisi reale. I valori nominali vengono sostituiti dai valori reali, ciò si ottiene misurando ciascun valore nominale in rapporto ad un altro valore nominale di riferimento. Prezzo relativo: rapporto tra valore nominale di due beni (non è influenzato dal livello dei prezzi, può cambiare con il tempo, ma per fattori diversi dal prezzo). Valore deflazionato: rapporto tra un valore nominale e un indice complessivo dei prezzi. Il metodo neoclassico consente perciò di studiare la relazione tra risorse disponibili e utilità del prodotto finale, e spiega l’equilibrio economico generale che ottimizza l’uso delle risorse disponibili.
Nella teoria reale dell’equilibrio economico generale la moneta è un mezzo di pagamento la cui utilità marginale è nulla - la soluzione del modello non è influenzata dall’uso della moneta - la moneta è inessenziale. Si ipotizza che i meccanismi di fondo di un’economia monetaria possano essere ben compresi da un modello reale (senza moneta). Anche il modello economico più avanzato non assegna alcun ruolo alla moneta che sia credibile (Hahn 1973). Tuttavia, vi sono dei limiti al metodo neoclassico nell’economia monetaria, tale metodo esagera escludendo del tutto la moneta dal modello economico.
- Valori nominali e valori reali: eredità di J. M. Keynes, aggiunge una considerazione importante a ciò che aveva detto Smith, le decisioni delle unità economiche sono fortemente influenzate dalle aspettative di rendimenti unitari, poiché in un’economia monetaria gli obblighi di regolamento contrattuale sono denominati in unità monetarie, le scelte reali rispondono ad aspettative di rendimenti monetari. Poiché produttori e consumatori sanno di dover prendere decisioni in condizioni di incertezza, la moneta e le altre attività finanziarie (diritti a ottenere moneta in una data successiva) offrono un veicolo per conservare e trasferire nel futuro il mezzo di regolamento dei pagamenti. I valori nominali sono quindi importanti, ma rappresentano anche il nostro modo per trasferire valore nel futuro (possiamo trasferire nel futuro solo valore nominale, non valore reale, sperando che con quello venga conservato anche il suo potere d’acquisto).
Economia monetaria: come oggetto di studio
Una particolare forma di organizzazione sociale in cui la produzione e la distribuzione di beni e servizi sono governate da liberi rapporti contrattuali tra acquirente e venditore (economia di mercato) il cui pagamento è regolato nella forma di un corrispettivo monetario, ovvero un oggetto che circola come mezzo di pagamento nel trasferimento contrattuale di beni e servizi di valore.
Modalità di trasferimento di valore diverse da quelle dell’economia monetaria comprendono:
- Cessioni volontarie con reciprocità informale (di intesa, non necessariamente con valori economici) o baratto contestuale non contrattuale (è più una rarità che una norma);
- Cessioni ottenute sulla base di una posizione gerarchica;
- Cessioni contrattuali con un corrispettivo reale.
Caratteristiche dell’economia monetaria:
- Favorisce un elevato grado di specializzazione produttiva: entità private producono per vendere e consumano il prodotto altrui.
- Si fonda su una doppia infrastruttura governata dall’entità pubblica:
- Il diritto dei contratti: fornisce il quadro giuridico istituzionale che regola e rende esecutivi gli obblighi assunti;
- Il sistema dei pagamenti: fornisce un sistema di regolamento monetario che assicura affidabilità, sicurezza, bassa onerosità.
La moneta merce e la moneta espressione dello stato
La moneta nazionale è espressione dello stato. Vi sono due differenti paradigmi che spiegano la natura della moneta e il ruolo dello stato in un’economia monetaria:
- Metallismo - la moneta è un mezzo che consente un uso più efficiente delle risorse riducendo i costi del baratto, lo stato si appropria di una funzione che ha origine nell’attività privata dello scambio.
- Cartalismo - la moneta è un mezzo che consente allo stato di acquisire risorse reali dal settore privato, lo stato è il logico e storico depositario della sovranità monetaria.
Paradigma metallista: dal baratto alla moneta merce
Nasce in maniera spontanea la moneta, dalle forze di mercato, ma per iniziativa dei privati che trovano più conveniente scambiare con costi molto minori della moneta, rispetto ai costi del baratto. Il problema del passaggio dal baratto alla moneta viene spiegato come una minimizzazione dei costi di transazione.
Il costo reale del baratto diretto (quello in cui ciascuno offre la merce che ha in cambio della merce che desidera e deve cercare la controparte adeguata) è il numero atteso di incontri per soddisfare la doppia coincidenza dei bisogni: 1/(Pi·Pj) dove Pj è la probabilità di trovare chi desidera ciò che ho e Pi è la probabilità di trovare chi ha ciò che voglio, per questo è doppia coincidenza dei bisogni.
Per ridurre il costo del baratto diretto, si introduce il baratto indiretto, ovvero scambiando un prodotto per un altro che il soggetto non desidera ottenere ma che potrà essere a sua volta scambiato col prodotto desiderato: 1/(Pi·Pk) + 1/(Pk·Pj) la situazione qui è combinata, non è più faticoso, purché il numero di incontri complessivo sia inferiore a quelli che si fanno nel baratto diretto.
L’economia di baratto diretto si evolve in un sistema in cui una delle merci diventi intermediario nello scambio, o moneta merce, quella che meglio si presta a conservare il proprio valore reale tra uno scambio e l’altro: 1/(Pi·Pm) + 1/(Pm·Pj) < 1/(Pi·Pj). Le caratteristiche desiderabili della moneta merce sono fungibilità (indistinguibilità, un lingotto d’oro non è diverso da un altro del suo stesso genere), divisibilità, indeteriorabilità, facilità di trasporto e di custodia, che hanno trovato espressione nell’uso dell’oro (e delle banconote convertibili in oro).
Gli storici comunque non hanno trovato nessuna evidenza nella storia dell’uomo di questo sviluppo. In un certo senso, nel mercato dei cambi, c’è stata una sorta di tendenza di questo tipo (se uno vuole cambiare moneta da quella giamaicana a quella congolese, è molto più facile prima cambiarla in dollari, come il baratto indiretto, perché è difficile trovare qualcuno che pratica quel primario baratto diretto). In tutto questo sopra descritto lo stato non c’entra nulla, tranne nel momento in cui decide di appropriarsi di questa funzione che è di iniziativa privata e secondo i metallisti l’intervento statale svilisce il contenuto della moneta.
La moneta-merce è la soluzione di mercato al problema della minimizzazione dei costi di transazione. La coniazione consente di ridurre ulteriormente i costi di identificazione, ma lo stato che si assume questa funzione è indotto a svilirne il contenuto di valore intrinseco.
Il passaggio alla ‘moneta fiat’ (non convertibile in oro) è utile in quanto consente di risparmiare risorse reali per la circolazione monetaria ed evitare variazioni erratiche della massa monetaria adattandola alle necessità del commercio, ma assegna allo stato il potere incondizionato di produrre moneta, causa di inflazione.
La visione metallista del ruolo dello stato: (Klein e Hayek) privati che competono sulla qualità della moneta (free banking) offrirebbero un mezzo di pagamento più stabile della moneta di stato in regime di monopolio. I limiti del free banking: i privati hanno un orizzonte temporale breve; il monitoraggio da parte degli utilizzatori di moneta delle banche è altamente costoso; manca un mezzo di regolamento terzo tra le banche.
Friedman: la coniazione in regime monopolistico è giustificata dal fatto che se la moneta fiat (non garantita da un bene reale) fosse emessa da privati in concorrenza, il suo valore scenderebbe al costo marginale di produzione, cioè a zero. La coniazione di stato riduce i costi di identificazione, consente di risparmiare risorse reali per la circolazione monetaria, evita variazioni erratiche della massa monetaria adattandola alle necessità del commercio, ma assegna allo stato il potere incondizionato di produrre moneta, causa di inflazione.
Paradigma cartalista: dallo stato alla moneta
La moneta si afferma storicamente come espressione di un potere sovrano. L’uso della moneta precede e favorisce lo sviluppo e la diffusione dell’economia di mercato. Lo stato ha un ruolo centrale nell’evoluzione dell’economia monetaria in quanto fornisce legge, ordine, e quindi il quadro normativo istituzionale fondante necessita di risorse reali che paga con ciò che lo stato stesso dichiara essere strumento di regolamento degli obblighi dei cittadini nei confronti dello stato e a cui viene attribuito “corso legale”.
Goodhart
Punti di forza del cartalismo:
- Il paradigma cartalista è sostenuto dall’evidenza storica - ad esempio, la monetizzazione di economie prevalentemente rurali è avvenuto attraverso l’obbligo del pagamento delle tasse in denaro;
- Gode di una maggiore capacità previsiva ed interpretativa:
- La quasi perfetta coincidenza storica tra stati sovrani e moneta;
- La correlazione tra monete forti e poteri sovrani forti;
- I casi di ritorno al baratto quando viene a mancare la circolazione di una sufficiente quantità di moneta di stato.
- Riconosce il ruolo centrale della moneta nel sistema di tassazione e nella monetizzazione di economie rurali;
- Spiega la moneta non garantita da valore intrinseco in quanto garantita dal potere dello stato di imporre le tasse.
Limiti del metallismo
- Sottovaluta le difficoltà informative nell’accertare la qualità della merce moneta (costi di identificazione);
- Trascura il fatto che la coniazione di stato è una regolarità storica e non accidentale;
- Non spiega in maniera soddisfacente il passaggio della moneta merce alla moneta senza valore intrinseco;
- Non spiega la coincidenza (con poche e comprensibili eccezioni) tra stati sovrani e moneta.
Moneta e teoria dello spazio monetario
Metallismo: l’ambito territoriale ottimale di una moneta dipende dal rapporto tra benefici (minori costi di transazione) e costi (di aggiustamento, imperfezione dei mercati). Da un punto di vista di efficienza economica, non vi è necessità che i confini politici coincidano con quelli monetari (teoria dell’area valutaria ottimale).
Cartalismo: la coincidenza tra nazioni e spazio monetario costituisce una robusta regolarità storica (con poche eccezioni, molte delle quali riguardano piccoli stati). L’affermazione internazionale delle monete emesse da nazioni politicamente, militarmente e culturalmente forti sostiene la tesi cartalista.
Moneta e stato in Europa
Nel paradigma metallista, l’euro è una moneta di elevata qualità. Il divorzio tra moneta e stato impedisce a questo di svilirne il valore, producendo un esito simile a quello del modello della concorrenza tra monete private o a quello della moneta aurea.
Nel paradigma cartalista, l’euro è un progetto incompleto. La moneta comune “senza stato” (a cui non corrisponde una responsabilità fiscale comune) contraddice l’essenza ultima della moneta come oggetto sociale e politico. Se l’interpretazione metallista non è fondata, allora la separazione tra processo di creazione della moneta (BCE) e sovranità politica e fiscale (stati membri) è un’incognita per la stabilità dell’euro.
Lo stato giuridico dell’euro: la natura politica della moneta è incontestabile.
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