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Mezzogiorno e emigrazione

Politica di sviluppo:

Industrializzazione diffusa vs. emigrazione 

Concentrazione dello sforzo di industrializzazione nel nord bassa creazione di

occupazione ind. al sud emigrazione come valvola di sfogo sociale e politica

Modificazione destinazione: Europa, triangolo ind., ma anche migrazioni interne al

Sud 

1951-61: 2 milioni emigrano, 12% popolazione presente al Sud depauperamento

di risorse

Assorbimento di L nei servizi e nella AP (3.500.000 dipendenti pubblici)

Aumento dell’occupazione dipendente 1951-63 (Italia)

Costruzioni +84%

Commercio +100%

Ind manifatt. + 40%

Nuova politica industriale per il Mezzogiorno

-Accrescere l’efficienza del settore produttivo meridionale (minore creazione di

occupazione e valvola dell’emigrazione)

-legge 634 1957: aree e nuclei di sviluppo (non più dunque interventi dispersi sul

territorio) con agevolazioni più elevate rispetto al resto del Mezzogiorno

4 aree: Napoli-Caserta-Salerno; Bari-Taranto-Brindisi; Catania-Siracusa; Porto Torres

-Contributi a fondo perduto (fino al 20% degli I)

-Riserve a favore del sud: 40% degli I pubblici da effettuare al sud

AP: 30% degli acquisti al sud

PPSS: 60% dei nuovi impianti

-Istituzione del Comitato dei Ministri per il Mezzogiorno (fino al 1971)

predisporre il piano quinquennale degli interventi

fissare i criteri per gli incentivi

relazione annuale al parlamento

1858-63: prima ondata di insediamenti industriali (25% degli I industriali):

Italsider (Bagnoli e Taranto); Montedison (Br), Sincat (Siracusa), Anic (Gela)

Cap. 3 Lotte sindacali

Tre sottoperiodi:

1960-63: conflittualità operaia, P e BP

1964-69: ristagno degli investimenti e ristrutturazione in fabbrica

1969-73: autunno caldo e azione sindacale

Lo sfondo:

- Governi di centro sinistra (DC-PSI): 1963-73

-Dibattito su programmazione e riforme

-Azione sindacale: aumenti salariali e garanzie e tutele (1970: Statuto dei lavoratori)

-L’esaurimento del fenomeno migratorio verso l’estero

http://www.bancaditalia.it/statistiche/storiche;internal&action=_framecontent.action&

Target=_top La fine del boom 1959-63

Rapido aumento dell’occupazione industriale, concentrata nel nord

Rivendicazioni salariali e normative, aumento della conflittualità

Cgil abbandona il principio della contrattazione centralizzata

Intersind rompe il fronte accettando la contrattazione aziendale (1962), estesa poi a

tutta la confindustria. Si inverte nel 1963 il trend della quota dei W/Y (fig. 2 p.68): da

57% nel 1961 a 65% nel 1963.

↑ P ↑ I

Conseguenze: domanda  C

↑w ↑c AD

π

costi: w> riduzione margini di profitto

Ma cambi fissi e P internazionali stabili (cfr. tab.): limiti all’ ↑ P

Disavanzo BC La stretta del 1963

Fughe di capitale: paura delle sinistre?

-Nazionalizzazione energia elettrica e istituzione dell ‘ENEL;

-imposta cedolare: da secca ad acconto (esentati i non residenti: fughe di capitali

che rientravano con targa estera);

-istituz. della Commissione Naz. per la progammazione econ.,

-Riforma urbanistica (Sullo)

Disavanzo BP: (finanziato solo nel marzo 1964 con un prestito internazionale per

contrastare le aspettative di svalutazione)

Distruzione di BM attraverso il canale estero

(ripassare i canali di creazione e distruzione di moneta e il moltiplicatore monetario)

Caduta degli investimenti (iniziata già prima della stretta?), della produzione ind. e

dell’occupazione 1964-69

Razionalizzazione del processo produttivo: aumento della produttività, riduzione

dell’occupazione, ristagno degli investimenti

Spiegazioni dell’aumento della produttività: espulsione di lavoratori marginali

chiusura di imprese marginali

Ristrutturazione finanziaria

Autunno caldo: 1969 salari, ritmi e riforme

Risultati: abolizione delle gabbie salariali (minimi contrattuali); 150 ore

(formazione); tutele procedurali (Statuto dei Lavoratori); aumenti salariali

Risposta dell’industria: ristrutturazione dell’apparato produttivo

-Industria pesante: sussidi pubblici; dislocazione al sud

implicazioni: alto K/Y; scarsa crescita dell’occupazione al sud

-grande impresa a elevata intensità di lavoro: decentramento produttivo (e

riforme)

Conseguenze: aumento delle piccole imprese, efficienza?

LETTURE 1: F. Vianello, I meccanismi di recupero del profitto:

l’esperienza italiana 1963-73

π

P, W, π

G = P – w/ G= profitto lordo per unità di prodotto

Π

Esempio: P = 10; W=40; = 5 Π

in termini fisici: W/P = 4 profitto= –W/P = 1

Π

in termini monetari: P = (1+g)W/ P = (1+0,25)40/5

G’ = G – k/x profitto netto unitario ↑

Due possibilità per aumentare G’: aumentare G o x

Come aumentare G

1. ↑ P: presenta problemi di competitività in cambi fissi

↑ disoccupaz. ↓ŵ

2. Deflazione: ↑ π

3. Ristrutturazione: due modi: riorganizzazione interna a parità di I;

decentramento produttivo

(segue) 1963: caduta degli I e ristrutturazione

Tab. 1: mostra l’andamento delle seguenti variabili nel periodo 1961-73:

1961-63: ↑ w; ↑ P; vincolo estero ↓ I; ↑ U; ↓ ŵ

stretta creditizia

Dunque deflazione: ↑ disoccupaz. ↓ŵ

 

ŵ

U G π

Produttività e Investimenti: aumento e caduta di I

ristrutturazione e riorganizzazione: lavoratori e imprese “marginali”

razionalizzazione e organizzazione del lavoro: intensificazione del lavoro

 

π

U G

Ragioni della caduta degli I: due spiegazioni

- stretta creditizia

- redistribuzione del reddito: (↓ Profitti/Y), saggio del profitto e disincentivo a

investire; qual è il “saggio minimo di profitto”? (teorie alternative della

distribuzione: produttività marginale vs. rapporti di forza)

Vianello (segue): anni 1970

Indipendenza della conflittualità dal ciclo: segmentazione e rigidità (Spaventa, De

Cecco). Relazione non meccanica fra U (e occupazione) e w.

1970-73: ↑ w; ↑ P non più vincolati dal cambio fisso

Fine del sistema di cambi fissi aggiustabili stabilito a Bretton Woods

1971: fine della convertibilità del $

1973: fluttuazione (cioè svalutazione) della lira

↑ P e svalutazione : w reale e scala mobile

Decentramento produttivo: ↓ forza contrattuale; ↓ w medio (a parità di π) grazie allo

spostamento dell’occupazione dalla grande alla piccola impresa (con w minori);

↑ flessibilità di risposta al ciclo: la grande impresa può tagliare le commesse alle

imprese sub-fornitrici, anziché ridurre l’occupazione.

Modigliani e La Malfa, Moneta e Credito 1966

Stretta creditizia: fine estate 1963-primavera 1964: dati trimestrali

-Crollo della liquidità primaria (base monetaria)

-Caduta della liquidità totale

-Aumento rapporto impieghi/depositi e v (velocità di circolazione della moneta)

-Riduzione del rapporto liquidità bancaria/depositi (cioè il moltiplicatore monetario

opera al massimo)

-Aumento dei tassi di interesse sui titoli (non dei tassi sul credito, regolati

dall’accordo interbancario)

Razionamento del credito

Influenza della politica monetaria sul reddito reale “quanto meno in senso

restrittivo”


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Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia Italiana ed Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Simonazzi Annamaria.

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