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Economia internazionale - World Trade Organization Appunti scolastici Premium

Appunti di Economia internazionale sulla World Trade Organization, in cui vengono analizzati i seguenti argomenti: la struttura giuridica unificata della World Trade Organization, i principi su cui si fonda: il commercio non discriminatorio, la reciprocità, la trasparenza, le clausole di sicurezza.

Esame di Economia internazionale docente Prof. I. Mazza

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ESTRATTO DOCUMENTO

1. INTRODUZIONE

Il fine ultimo dello sviluppo economico è migliorare le

condizioni di vita in maniera sostanziale.

La crescita economica si può ritenere una condizione

necessaria ma non sufficiente per il raggiungimento di

questo obiettivo.

Abbiamo visto come vi sia una certa evidenza empirica

di una tra integrazione dei mercati e

correlazione

crescita economica. 1-3 aprile 2008 24

Tuttavia, la crescita economica non sempre si

accompagna ad una più equa distribuzione

delle ricchezze ed alla riduzione della povertà.

La crescita economica sembra avere maggiore

effetto sulla riduzione della povertà quando la

distribuzione del reddito di partenza è

maggiormente egalitaria.

1-3 aprile 2008 25

2. Il Doha Round

2.1. Introduzione

Nel 2001, il nono negoziato è stato avviato a Doha, dopo

il fallimento dell’incontro di Seattle nel 1999. Le

negoziazioni avrebbero dovuto concludersi nel dicembre

2005, con la conferenza di Hong Kong. Le negoziazioni,

tuttavia procedono con difficoltà.

Il Doha Round fa esplicito riferimento a bisogni ed

interessi dei paesi in via di sviluppo e, soprattutto, di

quelli meno sviluppati (Doha Development Agenda):

l’obiettivo di integrazione commerciale internazionale è

collegato a quello di sviluppo economico e riduzione della

1-3 aprile 2008 26

povertà.

Il negoziato ha incontrato il momento di maggiore

difficoltà alla conferenza di Cancún del settembre 2003,

dove si è arenato in relazione alle misure da prendere nel

settore agricolo. Le accuse principali mosse dai Pvs ai

paesi ricchi riguardano la concessione di notevoli sussidi

ai loro produttori e la presenza di dazi spesso molto più

elevati di quelli presenti nell’industria manifatturiera.

Il fronte dello scontento dei Pvs è soprattutto

rappresentato dal gruppo dei paesi del G-24,

comprendente quasi tutta l’America Latina, parte

dell’America Centrale e dei Caraibi, dell’Asia Orientale e

dell’Africa. 1-3 aprile 2008 27

1-3 aprile 2008 28

Il livello delle barriere protezionistiche incontrato

dalle esportazioni dei Pvs verso i paesi ricchi è

sensibilmente più alto nel settore agricolo che in

quello manifatturiero ed è più elevato del livello

incontrato dalle stesse esportazioni verso i Pvs

(Dati IMF-WB). 1-3 aprile 2008 29

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Gli Stati Uniti hanno proposto una riduzione dei

loro sussidi del 60% qualora l’UE riduca i propri

del 80% (considerando dei sussidi stimati pari a 19

mld.$ per gli USA e 75 mld. $ per l’UE).

Recentemente gli Stati Uniti e EU stanno

trattando per una riduzione dei sussidi USA nel

settore agricolo a 17 mld. $ in cambio di una

riduzione media del 50% dei dazi UE, nel settore.

Alcuni Pvs, come il Brasile accusano i paesi ricchi

di voler ridurre (di poco) i loro aiuti all’agricoltura,

proponendo però sostanziali tagli ai tetti tariffari

applicati dai Pvs nel settore industriale.

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Il raggiungimento di un accordo è ostacolato,

secondo alcuni, dal particolare sistema decisionale

della OMC.

L’inadeguatezza delle proposte fatte dall’UE può

essere dovuta alla complessità del processo

decisionale interno ed ai limiti dei poteri concessi al

negoziatore europeo. 1-3 aprile 2008 34

2.2. La liberalizzazione degli scambi

internazionali

I settori più protetti risultano essere quelli

dell’abbigliamento e dell’agricoltura.

Abbigliamento

Il settore (tessile e confezioni) dei paesi sviluppati è

stato protetto dalle importazioni dei paesi in via di

sviluppo avvantaggiati dalla disponibilità di lavoro a

basso costo. 1-3 aprile 2008 35

L’accordo sul tessile ed abbigliamento (agreement on textiles

del 1995 ha previsto l’eliminazione, in 10

and clothing)

anni, delle quote di esportazioni regolate dall’Accordo

Multifibre.

La riduzione delle barriere è stata concentrata

soprattutto nell’ultimo periodo. Infatti, prima del 1°

gennaio 2005, solo il 51% del volume degli scambi totali

era stato liberalizzato.

Purtroppo, il mancato adeguamento delle produzioni

nazionali dei paesi importatori ha favorito la

reintroduzione di barriere protezionistiche.

1-3 aprile 2008 36

Agricoltura

L’Uruguay round prevedeva una riduzione media dei

dazi sulle importazioni di prodotti agricoli del 36%

entro il 2000, per i paesi sviluppati, e del 24% entro il

2004 per i Pvs.

Inoltre le restrizioni non tariffarie dovevano essere

sostituite da misure tariffarie.

D’altra parte sono state introdotte speciali clausole

di salvaguardia per prodotti ritenuti ‘sensibili’ alle

variazioni mondiali dei prezzi.

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I sussidi alla produzione, diretti ad influenzare la

quantità di produzione ed il commercio mondiale,

sono stato regolamentati e limitati, ammettendo, per

esempio, quelli a favore della ricerca, del controllo

delle malattie e della sicurezza del cibo.

Tuttavia, come abbiamo viste nelle economie più

sviluppate, esistono ancora dei finanziamenti

pubblici a favore dei produttori agricoli che

incentivano considerevolmente la produzione e

deprimono il prezzo mondiale dei prodotti.

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Abbiamo già visto come la produzione di zucchero sia

protetta e sussidiata nelle economie avanzate. Questa

produzione è così fortemente sussidiata nella UE da

rendere l’Unione il secondo esportatore mondiale di

zucchero, nonostante il costo unitario di produzione sia

sei volte maggiore di quello in Brasile.

Questi sussidi danneggiano paesi più poveri

potenzialmente esportatori nella UE, come il Brasile, la

Tailandia, il Mozambico, il Malawi.

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Altri esempi eclatanti di sostegno pubblico sono

presenti nelle produzioni di cotone, di riso e prodotti

caseari.

La produzione di negli Stati Uniti è stata

cotone

sussidiata per circa 3,7 mld. di dollari nel 2003 (pari a

quasi ¼ del totale degli aiuti ufficiali nazionali ai paesi

poveri), producendo una riduzione stimata del prezzo

mondiale del cotone del 10-20%, a scapito dei paesi

poveri dell’Africa e dell’Asia.

Nella sola Africa occidentale, dove il raccolto di cotone

garantisce appena la sopravvivenza di molti piccoli

agricoltori, le perdite annuali sono stimate intorno a

250 milioni $ all’anno. 1-3 aprile 2008 40

La conferenza ministeriale di Hong

Kong ha ottenuto l’accordo per

l’eliminazione di tutti i sussidi

all’esportazione di cotone dopo il 2006 e

libero accesso alle importazioni nei paesi

ricchi e riduzione dei sussidi alla

conclusione del Doha Round.

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La produzione di negli Stati Uniti, UE e Giappone

riso

ha ricevuto un sostegno pubblico complessivo pari a 16

miliardi $ nel 2002.

Gli Stati Uniti sono i terzi esportatori mondiali di riso,

nonostante coltivarlo costi più del doppio che in altri

paesi grandi esportatori come la Tailandia ed il Vietnam.

Le esportazioni sono cresciute di circa il 60% negli ultimi

venti anni, grazie ai sussidi (questi hanno finanziato il

72% del costo di produzione nel 2003; dati Oxfam).

Il sostegno giapponese alla produzione nazionale di riso,

pari a 7 volte il valore della produzione ai prezzi

mondiali, ha parimenti ridotto le potenzialità di

esportazioni di India e dei paesi indocinesi.

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La produzione nella UE beneficia di massicci

casearia

sussidi all’esportazione (circa 1,7 mld. $ l’anno – dati

Oxfam) che, nel 2002, ammontavano al 60% del prezzo

mondiale, per il latte in polvere, e superavano il 130% nel

caso del burro.

Questi sussidi danneggiano le esportazioni di Pvs, come

l’India, la cui produzione casearia ha pure beneficiato di

sostegni da parte della FAO ed altri organismi

internazionali per un totale di circa 2,2 miliardi $ negli

ultimi trenta anni, o perfino la produzione nazionale,

come nel caso della Giamaica, dove l’offerta nazionale è

stata progressivamente sostituita dalle importazioni

esterne. 1-3 aprile 2008 44

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Liberalizzazione asimmetrica degli scambi?

Nonostante sia diffusa tra gli economisti l’opinione che la

liberalizzazione degli scambi favorisca tutti i paesi, vi sono delle

preoccupazioni riguardo alle conseguenze che questa potrebbe

avere per i Pvs e, soprattutto, per i paesi più poveri.

Stiglitz evidenzia alcuni pericoli che potrebbero derivare dalla

liberalizzazione degli scambi, per i paesi più poveri:

– La specializzazione secondo il vantaggio comparato porterebbe alla

distruzione di posti di lavoro che potrebbero non essere più ricreabili nei

settori con alta produttività relativa a causa della mancanza di adeguate

risorse di capitale e di conoscenze.

– Inoltre, nel medio-breve periodo, i lavoratori disoccupati non godono

generalmente di sistemi di assistenza sociale.

– I Pvs che hanno maggiormente beneficiato della integrazione commerciali

si sono avvicinati gradualmente alla liberalizzazione.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Mazza Isidoro.

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