Economia
Internazionale
Prof. Isidoro Mazza
Dip. di Economia e Metodi Quantitativi
imazza@unict.it
ECONOMIA INTERNAZIONALE
Parte I - Teoria del commercio
internazionale
Introduzione
1. Gli scambi tra paesi differenti nella produttività del
2. lavoro: il modello classico ed i concetti di vantaggio
assoluto e vantaggio comparato
Gli scambi tra paesi differenti nella dotazione di
3. fattori: il modello neoclassico di Heckscher e Ohlin
Gli scambi tra paesi simili con mercati non
4. concorrenziali
Altri modelli di commercio internazionale
5. 26-28 febbraio 2008 2
1. INTRODUZIONE
L’economia internazionale esamina le interazioni
e le interdipendenze tra le economie nazionali.
Essa rappresenta da sempre uno dei temi
principali del pensiero economico. Il suo studio
contribuisce in maniera fondamentale alla
comprensione del sistema economico moderno.
Il progredire della globalizzazione dei mercati ha
attirato l’attenzione, non solo di studiosi, ma
anche della gente sui temi di economia
internazionale. 26-28 febbraio 2008 3
In questo corso ci concentreremo sui fenomeni
reali e non su quelli monetari.
Pertanto, studieremo principalmente i vantaggi
derivanti dal commercio internazionale, i suoi
effetti distributivi, le politiche commerciali, la
regolazione degli scambi internazionali, i flussi
internazionali di lavoro e di capitale.
La crescente integrazione dei mercati
rappresenta un’opportunità per accelerare la
stabilizzazione dell’economia mondiale, ma
comporta dei rischi come quelli legati alla
trasmissione delle crisi finanziarie.
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Nella seconda metà del XX secolo, il volume di
commercio internazionale è cresciuto
sensibilmente, mediamente più rapidamente
del prodotto mondiale. Nel periodo 1990-2000 il
volume del commercio (esportazioni +
importazioni) è cresciuto quasi al 7% annuo.
Dopo il rallentamento della crescita economica
e degli scambi mondiali, nel 2001, la crescita
della produzione è stata vigorosa per cinque
anni, passando dal 5,1% nel 2004, al 4,8% nel
2005, per arrivare al 5,3% nel 2006.
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Nel 2007, nonostante la crisi degli Stati Uniti
(legata al terremoto finanziario causato dal
mercato dei mutui ed alla esplosione della
bolla nel mercato immobiliare) e la debole
crescita delle economie avanzate, la
produzione mondiale è cresciuta al 5,2%.
Un ulteriore rallentamento è previsto per il
2008. Questo potrebbe essere piuttosto
contenuto, con una crescita del PIL mondiale
del 4,9%. 26-28 febbraio 2008 6
La scarsa crescita delle economie avanzate è stata
compensata dalla crescita elevata dei paesi in via di
sviluppo (PVS).
N.B.
– I PVS sono paesi con livelli relativamente bassi di
industrializzazione, reddito ed indice di sviluppo
Human Development Index (HDI)-
umano - basato su
scolarizzazione, qualità e aspettativa di vita, reddito.
– La World Bank (WB) adotta una classificazione secondo
il reddito ed i PVS rientrano tra quelli a basso reddito,
con Prodotto – o Reddito- Nazionale Lordo (PNL) non
superiore a 906$ pro capite) oppure con reddito medio-
basso (non superiore a 3595$ pro capite).
PNL: produzione ottenuta con fattori produttivi nazionali
ovunque essa sia realizzata;
PIL: produzione realizzata entro i confini nazionali
indipendentemente dalla provenienza dei fattori produttivi
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PIL 2006
Posizione Economia milioni di $ internazionali (cioè in termini di PPP)
1 Stati Uniti 13,201,819
2 Cina 10,048,026
3 India 4,247,361
4 Giappone 4,131,195
5 Germania 2,616,044
6 Regno Unito 2,111,581
7 Francia 2,039,171
8 Italia 1,795,437
9 Brasile 1,708,434
10 Federazione Russa 1,704,756
11 Spagna 1,243,440
12 Messico 1,201,838
13 Corea del Sud 1,152,356
14 Canada 1,140,445
15 Indonesia 921,241
16 Australia 728,340
17 Turchia 661,736
18 Argentina 617,910
19 Tailandia 603,937
20 Paesi Bassi 592,958
Fonte: World Bank (dati aggiornati al 09/2007)
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La crescita dei PVS potrà scongiurare la
recessione negli Stati Uniti ed in altre economie
ricche?
– Dipenderà da diversi fattori, quali: la crescita di
domanda interna negli Stati Uniti e in Europa
occidentale, la pressione inflazionistica che
potrebbe emergere nelle economie, in forte
crescita, la stabilità politica, le politiche monetarie
adottate...
Il volume di commercio internazionale, invece, è
cresciuto sostanzialmente più della produzione,
passando dal 7,8% del 2005 al 10,1% del 2006.
Nel 2007, il rallentamento è stato modesto con
una crescita comunque superiore al 9%.
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I progressi nei mezzi di comunicazione e la
riduzione dei costi di trasporto hanno favorito
l’integrazione dei mercati, anche se il commercio
mondiale è ancora ampiamente ostacolato da
politiche protezionistiche.
Il settore agricolo, per esempio, risulta
particolarmente protetto internazionalmente. Nei
paesi sviluppati esso spesso beneficia di un
massiccio sostegno pubblico, con sussidi alla
produzione ed all’esportazione: circa un terzo
delle entrate lorde delle imprese agricole nel
2003 risulta da trasferimenti legati alle politiche
agricole (dati OCSE) 26-28 febbraio 2008 12
Queste politiche, quando applicate dai paesi più
ricchi, danneggiano lo sviluppo dei paesi
poveri, poiché ostacolano le loro importazioni.
Inoltre, la diffusione di blocchi regionali, in
forma di aree di libero scambio o unioni
doganali, a volte favorisce la diffusione di
scambi commerciali meno efficienti.
L’ultimo processo di globalizzazione dei mercati,
avviatosi dagli anni 80, è stato caratterizzato da
mo
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