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COMMERCIO ESTERO E RENDIMENTI CRESCENTI DI SCALA!

In questo modello sposiamo l’idea secondo la quale il commercio estero può essere ricondotto all’esistenza di “vantaggi assoluti” quindi faremo riferimento

al livello assoluto del prezzo che regola le eventuali transazioni che si svolgono sul mercato internazionale. In altre parole se ci sono rendimenti crescenti di

scala è possibile che un paese dotato di un vantaggio assoluto sia nella condizione di scambiare con il resto del mondo in modo tale da avere dei

vantaggi. Questi modelli di commercio orizzontale descrivono l’attività di scambio internazionale tra paesi simili, ma che possono sfruttare molto bene queste

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economie di scala e quindi possono dar luogo ad un commercio intra-industriale che comporta dei benefici.!

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I rendimenti crescenti di scala possono essere dovuti a:!

• economie di scala esterne: i costi unitari di produzione diminuiscono al crescere della dimensione dell’attività produttiva svolta a livello di settore. Questa è la

configurazione che per tanti anni ha caratterizzato l’esistenza dei cosiddetti distretti industriali, localizzazioni produttive caratterizzate da una fortissima

concentrazione di attività svolta in un singolo settore. Ciò che davvero conta è la dimensione dell’attività produttiva svolta non tanto all’interno delle singole

imprese ma all’interno di ciascun distretto. Nonostante la possibilità di sfruttare queste economie di scale esterne, ciascuna impresa, essendo molto piccola,

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agisce in condizioni di perfetta concorrenza.!

• economie di scala interne: i costi unitari di produzione diminuiscono al crescere della dimensione dell’attività produttiva svolta a livello di impresa. Più

l’impresa è grande, più è in grado di sfruttare le conseguenze positive che derivano dall’esistenza di questi rendimenti crescenti di natura interna: in questo

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caso la dimensione produttiva dell’impresa non è più compatibile con l’ipotesi di perfetta concorrenza.!

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Economie di scala esterne !

Gran parte di queste economie di scala esterne sono “location-specific” cioè hanno una fortissima connotazione geografica, dipendono dalla possibilità che

imprese geograficamente concentrate che svolgono un’attività produttiva simile (o che insiste su una certa filiera produttiva) possano godere di effetti positivi

derivanti dalla loro stessa vicinanza. Tuttavia la forte concentrazione dell’attività produttiva può comportare anche effetti negativi riconducibili ad economie di

congestione (in caso di forte concentrazione dell’attività produttiva in assenza di un adeguato sviluppo delle infrastrutture), immobilità dei fattori di

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produzione (aumentano i costi da sostenere per attirare nuovi lavoratori da regioni distanti), aumento della rendita sulla terra.!

Normalmente l’attività produttiva svolta all’interno di questi distretti industriali è caratterizzata da maggiori livelli di efficienza rispetto ad analoghe imprese

collocate al di fuori di questi distretti: nel corso degli ultimi anni avete una fortissima concentrazione di attività produttiva che va ad insistere nei settori

dell’innovazione che sono settori tipicamente high-tech dove si utilizza manodopera molto qualificata. Questa concentrazione è legata in primo luogo alle

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esternalità dovute all’esistenza di mercati spessi, dette “thick market externalities” che sono provocate da questi processi:!

• accumulazione di capitale umano!

• esistenza di un mercato del lavoro specializzato !

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• esistenza di un mercato di fattori produttivi intermedi specializzati (fornitori specializzati)!

1. Servizi e attrezzature specializzate molto spesso sono al cuore di questa attività produttiva che insiste all’interno di una particolare industria e spesso

vengono forniti a condizione che questa industria sia geograficamente concentrata all’interno di una particolare regione. La concentrazione dell’attività

produttiva caratterizzata dalla produzione di attrezzature e servizi specializzati è il risultato di quelli che in letteratura vengono chiamati “backward

linkages” (o legami a monte) con cui intendiamo il fatto che la crescita di un’industria favorisce la crescita di altre industrie che ne forniscono input. Le

imprese che sono collocate nella Silicon Valley che producono microchip sono avvantaggiate dal fatto che vicino a loro ci sono altre imprese che producono i

macchinari che vengono utilizzati per arrivare alla produzione di questi microchip. L’altro legame viene definito in letteratura come “forward linkages” (o

legami a valle) con cui intendiamo il fatto che la crescita di un’industria favorisce la crescita di altre industrie che ne forniscono input. Se chi produce cotone è

vicino ai consumatori finali o a grandi reti di distribuzione commerciale, questo è un ulteriore legame che facilita la concentrazione dell’attività produttiva.

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Questi legami a monte e a valle consentono ai fornitori specializzati di stare vicini.!

2. Concentrazione del mercato del lavoro una forte concentrazione dell’attività produttiva all’interno di una regione geograficamente circoscritta spesso

facilita l’incontro tra la domanda di lavoro qualificato e l’offerta di lavoro qualificato: in una condizione di questo tipo si riducono i rischi sia per i lavoratori che

per gli imprenditori di non veder soddisfatta la propria offerta o richiesta di lavoro. Stare vicini consente anche al lavoratore dotato di competenze molto

specialistiche di trovare lavoro nella stragrande maggioranza degli casi (normalmente tanto più siete specializzati, tanto più il rendimento di questa

specializzazione tende ad essere elevato, tanto più siete esposti a rischi). Quindi per competenze molto specializzate si hanno benefici dovuti all’esistenza di

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un mercato spesso.! →

3. Spill-over di conoscenze se stiamo vicini in termini di prossimità geografica per imprese che insistono sullo stesso tipo di attività produttiva, c’è una

circolazione di idee, uno scambio di conoscenze tacite, un ambiente diverso. La prossimità geografica consente alle imprese che stanno all’interno di quella

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particolare regione di ridurre i loro costi unitari di produzione.!

Questi fenomeni di concentrazione sono quindi riconducibili alla possibilità di sfruttare un mercato del lavoro spesso, di avere di fronte a sé dei fornitori

specializzati e anche alla possibilità che si venga a manifestare una sorta di effetto di esternalità legato alla diffusione della conoscenza (spill-over di

conoscenza). Tutto questo depone a favore dell’esistenza di una curva di offerta inclinata negativamente nello spazio prezzo/quantità, in altre parole al

crescere della dimensione dell’attività produttiva dell’industria o del distretto i costi medi di produzione diminuiscono e questo ci mette nella condizione di

capire che se ha luogo il commercio estero, evidentemente il mercato di riferimento cresce e sotto certe condizioni c’è la possibilità di far aumentare

ulteriormente la quantità prodotta e quindi di sfruttare ulteriormente questi rendimenti crescenti tramite un “processo di causa-azione cumulativa”. Questo

comporta il fatto che si vengano a manifestare delle conseguenze molto diverse rispetto a quelle che abbiamo visto in Heckscher-Ohlin piuttosto che nel

modello ricardiano, cioè anziché avere una convergenza verso un livello comune dei prezzi relativi, qui il prezzo che conta è il prezzo assoluto il quale

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potrebbe addirittura risultare inferiore in condizioni di commercio estero di quello prevalente in condizioni di autarchia.!

Un aspetto particolare dei rendimenti crescenti è rappresentato dai “rendimenti crescenti di natura dinamica”: quando facciamo riferimento a questo

termine ci riferiamo alla possibilità che i rendimenti crescenti siano legati non più alla dimensione istantanea dell’attività produttiva ma ciò che veramente

costituisce l’elemento fondamentale alla base di questo fenomeno è l’ammontare cumulato nel tempo di produzione Q = ∑ Q . In altre parole qui avete

CUM t=1, n t

la possibilità di cogliere al meglio la dimensione temporale del fenomeno dei rendimenti crescenti e cogliere quindi l’esistenza di processi di apprendimento. In

altre parole l’entità dei nostri coefficienti (che identificano i costi unitari di produzione) dipende dal valore della produzione cumulata: tanto maggiore è la

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produzione che noi siamo stati in grado di realizzare nel tempo, tanto maggiore è il grado di esperienza che siamo stati in grado di accumulare e tutto questo

si riflette in una riduzione dei costi unitari di produzione. Se ho incominciato a produrre un determinato bene all’interno di una certa area 20 anni or sono,

questo mi mette nella condizione di avere dei costi unitari di produzione che sono sostanzialmente inferiori rispetto a quelli che potrei avere se avessi iniziato

a produrre questo bene solo poco tempo fa, perché evidentemente ho accumulato una maggiore quantità di volumi prodotti e questo sta a significare che ho

accumulato una maggiore quantità di esperienza. L’apprendimento facendo, learning by doing è il modo sintetico per arrivare a definire un processo di questo

tipo. Tutto questo si sostanzia in “funzioni di apprendimento” (o curve di apprendimento) che altro non sono che le nostre funzioni di costo unitario di

produzione che sono ancora una volta influenzate dall’ammontare della dimensione produttiva. Quello che però qua conta non è la dimensione produttiva

istantanea ma la produzione cumulata nel tempo quindi entrano in gioco questi fenomeni di apprendimento che all’interno di alcune realtà sono

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straordinariamente importanti.!

In questo contesto potrebbe entrare in gioco il “ruolo del protezionismo”. Una politica commerciale protezionistica, proteggendo il mercato interno dalla

concorrenza proveniente dal resto del mondo, fa in modo che questa industria nascente possa svilupparsi fino a raggiungere una dimensione tale da

consentire a quest’industria nascente di sopravvivere alla concorrenza che viene portata avanti da chi è su quel mercato già da diverso tempo. Quindi la

protezione può essere fondamentale non solo per sviluppare le cosiddette industrie nascenti ma anche per creare le condizioni perché poi questa industria

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possa addirittura arrivare ad esportare, possa addirittura competere con i rivali stranieri che sono presenti all’interno di quel mercato già da tempo.!

La storia dei rendimenti di scala esterni ci mette nella condizione di capire come eventualmente ci possa essere commercio estero senza sfruttare differenze

nella tecnologia o nella dotazione fattoriale, senza sfruttare gli eventuali vantaggi comparati ma sfruttando dei vantaggi assoluti che derivano da queste

economie di scala di natura esterna (statiche o dinamiche). L’importante è intendersi sul fatto che qui la dimensione che davvero conta è la dimensione

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dell’industria (e non della singola impresa) o eventualmente del distretto.!

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Economie di scala interne !

D’ora in avanti assumiamo la possibilità che le imprese non agiscano più in mercati perfettamente concorrenziali per il semplice motivo che queste imprese

hanno una dimensione particolarmente rilevante. Quando parliamo di economie di scala interne ci riferiamo alla possibilità che i costi unitari di produzione

diminuiscano al crescere della dimensione dell’attività svolta dalla singola impresa. Se la dimensione dell’impresa diventa così cruciale, evidentemente non

possiamo più parlare di mercati perfettamente concorrenziali, assumeremo invece che i mercati siano di “concorrenza monopolistica” e andremo a

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studiare un fenomeno riconducibile a questa relazione: !

! →

C = F + cQ AC = F/Q + c!

Dati dei costi di produzione C in parte riconducibili ai costi variabili cQ e in parte riconducibili ai costi fissi di produzione F, i costi medi AC sono calcolati come

la somma tra costo marginale c e costi fissi/quantità prodotta F/Q: al crescere della dimensione dell’attività produttiva Q, i costi fissi incidono sempre meno sui

costi medi di produzione perché F/Q tende a ridursi. Per Q che tende ad ∞ i costi fissi tendono a non aver più alcuna incidenza sui costi medi. Ognuna delle

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imprese all’interno di questo mercato in concorrenza monopolistica è caratterizzata da:!

• possibilità di entrata e uscita libera (free entry and free exit)!

• possibilità di differenziare il proprio prodotto (rispetto a quello realizzato dai propri concorrenti: come se all’interno dell’industria automobilistica ci fossero n

diverse imprese che producono n diversi marchi, ognuna delle imprese è proprietaria di un singolo marchio)!

• assume come esogenamente dati i prezzi che vengono fissati dai rivali!

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• nel lungo periodo realizza extraprofitti nulli!

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Q = S[1/n - b(P - P*)] funzione di domanda!

Q = quantità prodotta e venduta da parte della singola impresa!

S = dimensione del mercato/settore!

n = numerosità delle imprese (e dei brand, delle varietà) che agiscono all’interno di questo settore!

P = prezzo praticato dall’impresa che stiamo considerando !

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P* = prezzo praticato dai concorrenti !

A partire da queste ipotesi di lavoro possiamo stabilire che ogni impresa che agisce all’interno di questo settore di concorrenza monopolistica tende a vendere

una quantità maggiore del proprio bene differenziato quanto più elevata è la domanda totale a livello di mercato S e quanto maggiore è il prezzo praticato dai

concorrenti P*. All’interno di questo mercato di concorrenza monopolistica questa forma funzionale ci consente anche di affermare che ciascuna impresa

venderà di meno della propria produzione quanto maggiore è il numero n delle imprese che agiscono all’interno di questo mercato e quanto maggiore è il

prezzo che viene praticato da questa stessa impresa P. Se notate questa forma funzionale soddisfa appieno i risultati commentati in precedenza: se S↑→Q↑,

se P*↑→Q↑, se n↑→Q↓. Questa prima relazione cattura il legame esistente tra vendita realizzata dalla singola impresa e alcune grandezze che

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caratterizzano il funzionamento di questo mercato in concorrenza monopolistica.!

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Equilibrio nella condizione di autarchia!

Come sempre andremo a derivare prima l’equilibrio che si riferisce alla condizione di autarchia e poi andremo a studiare come cambia questo equilibrio

quando apriremo il sistema economico alle relazioni commerciali con l’estero. Qui assumeremo che le imprese siano simmetriche, cioè tutte abbiano la

stessa funzione di costo C = F + cQ e la stessa funzione di domanda Q = S[1/n - b(P - P*)]. In equilibrio tutte le imprese sotto questa ipotesi di perfetta

simmetria avranno lo stesso prezzo P = P* P - P* = 0 quindi la quota di mercato detenuta da ciascuna impresa (per ciascuna varietà) sarà Q = S/n. Se in

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equilibrio ciascuna impresa detiene la stessa quota di mercato pari a S/n, potete sostituire questo risultato all’interno della funzione di costo quindi C = F + c

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S/n oppure ragionando in termini di costi medi e dividendo il tutto per Q avremo AC = F/Q + c, AC = F/(S/n) + c, AC = (Fn)/S + c.!

! · →

C = F + c S/n AC = (Fn)/S + c!

Graficamente abbiamo una curva CC: AC = (Fn)/S + c inclinata positivamente, la pendenza = F/s, l’intersezione con l’asse delle ordinate = c. Al crescere di n,

i costi unitari AC tendono ad aumentare: tanto maggiore è il numero delle imprese che agiscono in questo mercato, tanto minore sarà la quota di mercato

detenuta da ciascuna impresa e di conseguenza tanto minore sarà la possibilità di ridurre l’incidenza dei costi fissi di produzione sui costi variabili. Al crescere

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di S, i costi unitari AC diminuiscono perché a parità di numero di imprese esistenti, se la dimensione del mercato dovesse crescere, ho la possibilità di

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spalmare su un maggior volume di produzione l’incidenza dei costi fissi di produzione.!

Per l’altra relazione, partendo dalla funzione di domanda Q = S[1/n - b(P - P*)] la esplicitiamo in termini compatti come Q = A - BP dove A = (S/n) + SbP* e B =

Sb. Quindi sarebbe Q = S/n + SbP* - SbP = S [1/n - bP + bP*] = S [1/n - b(P - P*)]. Scriviamo poi la funzione di domanda inversa esplicitando tutto rispetto a P

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= (A/B) - (1/B)Q. Da qui riuscite a scrivere la funzione di ricavo totale moltiplicando il prezzo per le quantità: TR = PQ = (A/B)Q - (1/B)Q . Infine a partire

dalla funzione di ricavo totale il ricavo marginale lo andate a calcolare come derivata prima dei ricavi totali rispetto alla quantità: MR = ∂TR/∂Q = (A/B) - 2(1/

→ → →

B)Q passaggi slides MR = P - (Q/Sb). La condizione di equilibrio si ha quando MC = MR (costi marginali = ricavi marginali): MC = c, MR = P - (Q/Sb)

→ → → →

P - (Q/Sb) = c P = Q/Sb + c assumendo che tutte le imprese pratichino lo stesso prezzo P = P* abbiamo Q = S/n P = (S/n)/Sb + c curva PP: P = 1/

(nb) + c inclinata negativamente che lega i prezzi alle varietà. Emerge una relazione inversa tra prezzo e numero di imprese, maggiore è il numero delle

imprese e minore è il prezzo praticato. Man mano che il numero di imprese cresce, avete maggiore concorrenza all’interno di questo contesto di concorrenza

monopolistica e il mark-up dato dalla differenza tra prezzo praticato e costo marginale tende a diminuire: mark-up = P - c = 1/nb al crescere di n il mark-up

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si riduce a causa della maggior concorrenza per il maggior numero di imprese.!

Queste due relazioni CC e PP ci fanno vedere quali siano le relazioni tra numero delle imprese e costi unitari di produzione e numero delle imprese e prezzi,

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher silvia_slaviero di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Lossani Marco Angelo.
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