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Economia dei mercati emergenti

Fatti stilizzati della crescita

La crescita è un processo costituito da:

  • Rincorse, sorpassi, cadute dovuti a processi di
  • Convergenza e divergenza che si manifestano con diversa intensità
  • Tra gli stati nazione (between countries)
  • All’interno di ciascun stato nazione (within country)

Con rilevanti conseguenze per la distribuzione del reddito:

  • Tra gli stati nazione (between countries)
  • All’interno di ciascun stato nazione (within country)

Esempio: Catching up: sorpasso degli USA con UK negli anni '20 e diventano il paese con il più alto PIL al mondo. Cadute: Argentina nei primi 20 anni del secolo scorso rientrava nelle 10 economie più ricche (capaci di produrre reddito), ma dalla fine della seconda guerra mondiale entra in crisi.

La crescita non va studiata solo tra i paesi, ma anche all’interno dei singoli paesi tra le regioni come la Cina è un caso in cui c’è differenza tra Cina rurale e Cina della costa. La crescita è un fenomeno recente (nel lunghissimo periodo).

Questo grafico dimostra come per 1500 anni, quasi, l’umanità è stata caratterizzata dall’assenza di crescita che inizia solo con il 19 secolo con la rivoluzione industriale. Da quel momento il PIL pro capite inizia ad impennarsi.

La crescita è eterogenea tra le aree

La distribuzione del reddito si muove in modo diverso tra i paesi e all’interno dei paesi, l’indice della disuguaglianza è quello di Gini che dimostra chi inizialmente è povero cresce di più nei periodi successivi della prima rilevazione, c’è un vantaggio nella ripartenza. Tanto più sono povero rispetto al paese di frontiera tanto più mi aspetto performance diverse nei periodi successivi.

La crescita non ha un chiaro legame con le condizioni iniziali. Il grafico mostra come non esista una chiara relazione tra: il livello iniziale di reddito pro capite (1960) e il tasso di crescita del reddito pro capite nel periodo successivo (1960-2000).

Alcuni paesi (Taiwan, Cina) esprimono correlazione negativa confermando l’ipotesi secondo cui i paesi inizialmente più poveri - indipendentemente dalle condizioni sulle fondamentali - crescono di più sfruttando i vantaggi dell’arretratezza (Grschenkron). Altri paesi (Burundi, Madagascar) invece mostrano l’assenza di tale correlazione. Benché inizialmente poveri, hanno registrato successivamente crescita nulla o negativa.

Il grafico mostra anche come la variabilità delle performance di crescita aumenti al crescere della distanza dalla frontiera tecnologica. A parità di condizione iniziale, la differenza/variabilità nella successiva performance di crescita è:

  • Relativamente contenuta quando inizialmente i paesi non sono troppo distanti dalla frontiera (Spagna vs Messico)
  • Decisamente elevata quando inizialmente i paesi sono molto distanti dalla frontiera (Tailandia vs Madagascar).

La variabilità tra le performance di crescita registrate nel tempo da paesi aventi simili condizioni iniziali in termini di reddito pro capite dipende dal fatto che l’intensità con cui viene colmato il divario (catching up) è funzione della capacità di assorbire idee e conoscenza dai paesi che occupano la posizione sulla frontiera tecnologica.

La convergenza verso la frontiera

La convergenza verso la frontiera è tutto fuorché un processo automatico. Si tratta infatti di un processo condizionato alla realizzazione di:

  • Specifiche politiche
  • Assetti istituzionali

che sono diverse da paese a paese. Le esperienze di successo in un paese/area non sono necessariamente esportabili in un altro paese/area.

La crescita ha un legame con le condizioni iniziali, solo se i paesi sono simili. Il grafico mostra come esista una chiara relazione inversa tra: il livello iniziale di reddito pro capite (1960) e il tasso di crescita del reddito pro capite nel periodo successivo (1960-2000), quando si considera un sottoinsieme di paesi costituito da economie strutturalmente simili (come i paesi OECD) per una serie di caratteristiche osservabili quali istituzioni, politiche, capitale umano, tasso di investimento.

Convergenza condizionata e assoluta

Convergenza condizionata (Conditional convergence):

  • Il reddito pro capite di un paese è destinato a convergere verso un valore di lungo periodo che dipende dalle caratteristiche strutturali di quello stesso paese.
  • È possibile che vi siano differenze strutturali tra i paesi (ad esempio l’assetto istituzionale) per cui diversi paesi possono convergere verso diversi steady states. In tal caso, i paesi più poveri non necessariamente sono destinati a crescere di più dei paesi inizialmente più ricchi.
  • I paesi strutturalmente simili (ex OECD) sono destinati a convergere verso uno steady state comune, dando luogo a ciò che è definito “convergence club”.

Convergenza assoluta (Unconditional convergence):

  • Indipendentemente dalle caratteristiche strutturali, il reddito pro capite dei paesi più poveri è destinato a crescere a un tasso maggiore di quello sperimentato dai paesi inizialmente più ricchi.

Il ruolo dello stato e la crescita

La crescita non ha un chiaro legame con l’intervento dello stato. Non esiste una chiara correlazione tra:

  • Intervento dello stato nei sistemi economici
  • Performance di crescita

Il grafico mostra come gli emergenti asiatici che sono tra i paesi con le migliori performance di crescita siano caratterizzati da indicatori di libertà economica non particolarmente elevati. La crescita di molti emergenti asiatici è infatti il risultato di un mix di:

  • Investimenti pubblici
  • Credito sussidiato
  • Valute sottovalutate

Economie emergenti

Il termine "economie emergenti" è stato coniato nel 1981 da un signor olandese, Antoine van Agtmael (International Finance Corporation), per individuare paesi a forte crescita che potevano attirare l’attenzione degli operatori dei principali mercati finanziari. In realtà, il mondo era già stato caratterizzato da economie emergenti, per esempio gli USA sono stati economia emergente cioè caratterizzata da forte crescita con notevole instabilità.

Si viene così rapidamente a creare una nuova asset class. Nel 1988, Morgan Stanley elabora il primo MSCI Emerging Markets Index, la cui composizione verrà rivista più volte nel corso degli anni successivi. Morgan Stanley elabora un indice relativo alle piazze azionarie delle economie emergenti, quindi la rivoluzione terminologica ha ricadute operative anche dal punto di vista della creazione di strumenti finanziari. Le economie emergenti sono costituite da paesi la cui composizione non rimane costante nel tempo.

Tratti distintivi di un'economia emergente

Affinché un’economia possa essere considerata emergente, deve soddisfare alcuni requisiti:

  • Un’economia che ci aspettiamo che cresca. Un mercato nazionale che è in una fase iniziale di sviluppo economico e dovrebbe crescere rapidamente.
  • Un’economia emergente prima o poi va incontro a un processo di liberalizzazione che non vuol dire che diventa liberamente competitiva senza impedimenti, ma si iniziano a rimuovere dei vincoli e può essere sia interna che verso il resto del mondo. Paesi meno sviluppati che potrebbero sperimentare una rapida crescita economica e un processo di liberalizzazione delle restrizioni governative sul libero commercio.
  • Economia non mature soprattutto rispetto le piazze finanziarie. Mercati finanziari nei paesi in via di sviluppo; questi mercati sono immaturi rispetto a quelli dei maggiori centri finanziari del mondo, ma stanno diventando sempre più sofisticati e integrati nei mercati internazionali; forniscono rendimenti potenzialmente elevati ma intensamente volatili.
  • Rischio economico e politico; sono economie di sistemi politici ed economici instabili (colpi di stato oppure espropriazione degli asset di investitori esteri o corruzione). Per gli investitori occidentali, i mercati emergenti attraggono perché il potenziale per una rapida crescita economica nei paesi dei mercati emergenti è migliore rispetto ai mercati maturi. Hanno una crescita straordinaria potenziale, ma che comporta anche significativi rischi – rivolte politiche, corruzione e crollo della valuta, per citarne solo alcuni - poiché sono soggetti ad alti e bassi inaspettati in politica, lavoro d’industria, valuta, azioni e obbligazioni.

Attualmente consta di 26 paesi quali: Arabia Saudita, Argentina, Brasile, Cile, Cina, Colombia, Corea, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Filippine, Grecia, India, Indonesia, Malaysia, Messico, Pakistan, Perù, Polonia, Qatar, Repubblica Ceca, Russia, Sud Africa, Taiwan, Tailandia, Turchia, Ungheria.

Il nuovo ruolo delle economie emergenti

Esistono diversi criteri per costruire le classificazioni fatte di economie emergenti piuttosto che avanzate. Le diverse organizzazioni internazionali seguono diverse metodologie. Noi faremo quella proposta da FMI che ripartisce il mondo in economie avanzate, economie emergenti e Paesi in via di sviluppo. Questi tre gruppi di paesi sono individuati attraverso tre categorie:

  • Reddito pro-capite: Viene considerato come valore medio di una serie storica fatta di almeno 5 anni e questo trova valore nel fatto che calcolando la media pro-capite su 5 anni si evita di andare incontro al rischio di catturare un anno particolarmente buono o viceversa molto cattivo a seguito della volatilità. Il reddito pro-capite che costituisce la soglia al di sotto della quale un'economia è emergente è attorno ai 12.500 dollari pro-capite.
  • Grado di diversificazione dell’export: Indicatore importante perché ci sono molti paesi che superano abbondantemente la soglia 12.500 al di sopra della quale i paesi sono avanzati, ma questi paesi (per lo più collocati nel Golfo Persico) il cui reddito pro-capite è alto ma dipende quasi unicamente dalla produzione di pochissimi beni, per lo più petrolio, quindi per evitare di considerare avanzato un paese che non lo è, si introduce anche questo criterio. Tanto maggiore è il grado di diversificazione dell’export, tanto più il sistema tende ad essere ben sviluppato e avanzato. Le economie avanzate sono caratterizzate da diversificazione e tanto meno la performance dipende da uno o più settori.
  • Grado di integrazione finanziaria: Attiene al grado di interdipendenza della singola economia con il resto del mondo, soprattutto per quanto riguarda i movimenti di capitale. Tanto maggiore integrazione finanziaria tanto più quell'economia sarà o avanzata o emergente, un’economia poco integrata con il resto del mondo rischia di crescere poco ed essere un paese in via di sviluppo.

Si ricorda che il fatto di essere un'economia emergente non significa che tutte siano simili. Per avere qualche riferimento e informazioni riguardanti le economie emergenti, è utile partire da questo grafico in cui si ha: il peso vantato/raggiunto dall’economia emergente rispetto a quelle più avanzate (G7) valutate in termini di PIL, indicatore di PIL relativo.

In altre parole, viene ricostruita una serie che va dal 1980 e finisce nel 2020 che ricostruisce quanto pesa il PIL delle economie emergenti rispetto al PIL prodotto dai 7 Paesi più industrializzati al mondo. Nel 1980 si ha un indicatore pari al 40% cioè l’insieme delle principali economie emergenti producevano un PIL meno della metà di quello prodotto dal G7, ad oggi vale tanto quanto quello delle economie avanzate, quindi in 40 anni circa il contributo di queste economie per la formazione del PIL è aumentato moltissimo.

Grazie a un forte processo di crescita che ha portato questi Paesi a produrre sempre di più, non solo hanno il PIL in assoluto sempre maggiore, ma anche relativo alle 7 economie più sviluppate. Non sono più economie piccole che pesano poco, queste economie sono cresciute anche grazie a un tasso di crescita che è sempre risultato superiore a quello delle economie avanzate. Il grafico si ferma al 2010 ma ancora oggi è valido.

Con la linea azzurra viene riportato il tasso di crescita reale del PIL nelle economie avanzate e quella verde, invece, riporta il tasso di crescita reale nelle economie emergenti, le linee tratteggiate descrivono quella che è la media mondiale e quindi il tasso medio di crescita nel decennio. Si può notare come la verde sta sopra alla blu, significa che negli ultimi 50 anni le emergenti hanno sistematicamente realizzato una crescita superiore a quella del mondo avanzato.

Grado di integrazione

La crescita non è stata lineare ma caratterizzata da una certa volatilità, c’è un ciclo della crescita anche con momenti di crescita negativa, per esempio l’esito negativo che si manifesta nel 1973 il primo shock petrolifero e nel 2007 con la crisi finanziaria dove il mondo intero rallenta fortemente, ma il rallentamento è particolarmente rilevante nel mondo avanzato, che soffre più di quello emergente.

In questo altro grafico, facendo riferimento esclusivamente al mondo emergente, l’andamento del grado di apertura reale, linea blu, e il grado di apertura finanziaria, linea verde. Questo viene valutato dal 1990 in avanti e si ha la chiara indicazione di come su entrambi i fronti le economie emergenti si siano caratterizzate per una crescente apertura. In altre parole, quando si fa riferimento al grado di apertura reale ci riferiamo soprattutto sul peso di export e import sul PIL, qui si vede che il peso cresce senza dubbio e al grado di apertura finanziaria sono due gli indicatori che possono essere generati ossia o il peso dello stock di attività e passività verso l’estero oppure il peso delle entrate e delle uscite di capitale in termine di flussi, qualsiasi sia l’indicatore che si utilizza, il trend è comunque crescente.

Le scale sono diverse: quella di destra riporta un grado di apertura finanziaria e quella di sinistra un grado di apertura reale, in ogni caso c’è la tendenza verso una maggiore apertura e questo sostanzialmente è il frutto del fatto che gli emergenti dai primi anni '90 erano una parte molto attiva nella liberalizzazione finanziaria e commerciale che si manifesta in quegli anni. Si è accresciuta la qualità e la quantità dell’interscambio, si sono abbattute le residue barriere che ostacolavano la libera circolazione di merci, servizi e intermediazioni finanziarie.

Il Washington Consensus si identifica come un manifesto liberista, un insieme di riforme sponsorizzate dalle istituzioni che hanno sede a Washington che hanno sostenuto con forza la liberalizzazione, non solo commerciale, ma soprattutto finanziaria che avrebbe dovuto accompagnare lo sviluppo dei paesi emergenti. Quello sopra è il suo risultato.

Guardando altri grafici, senza entrare nei particolari, si nota sempre una maggiore crescita, e per quanto riguarda la valutazione per i movimenti di capitale, sono importanti gli investimenti diretti esteri ossia investimenti diversi da quelli di portafoglio che sono più a lungo termine e sono operazioni svolte dalle multinazionali che tendono a veicolare non solo risorse finanziarie, ma anche capacità tecnologica e gli emergenti negli ultimi anni sono al centro di questa situazione.

Per tanto tempo hanno attirato risorse/investimenti esteri, ma abbiamo visto negli ultimi anche la nascita di imprese multinazionali all’interno degli stessi paesi emergenti che hanno iniziato a loro volta ad investire all’estero. Uno dei colossi della telefonia è Samsung (Coreana), ma non è l’unico caso di multinazionale che ha sede in un'economia emergente, Lenovo (Cinese) che fa personal computer.

BRIC, BRICS, BRIICS, NEXT-11, CIVETS

Esistono delle sigle per indicare l’insieme di alcuni paesi emergenti con simili caratteristiche. BRIC = Brasile, Russia, India e Cina. Sono 4 economie emergenti che più di altre andavano studiate e tenute sotto controllo. Esiste un paper (Building Better Global Economic Brics) famoso per chi si occupa di economie emergenti, far vedere che il mondo si costruiva in mattoni (bricks).

Queste economie emergenti non hanno sempre performato così come si prospettava o sperava. Il Brasile ha registrato buoni tassi di crescita, ma da qualche anno a questa parte ha incontrato non poche difficoltà. La Cina ha ottenuto ottimi risultati fino alla crisi del 2008 e poi ha rallentato un poco. A prescindere da ogni dettaglio, questi 4 paesi sono molto diversi tra loro, nonostante accomunati dall’acronimo, per esempio per quanto riguarda le dotazioni naturali il Brasile è molto ricco, la Russia è ancora più ricca del Brasile, l’India qualcosa e la Cina molto povera.

Anche la dinamica demografica spiega la crescita in termini pro capite perché una crescita demografica di popolazione giovane concorre alla crescita del PIL pro capite. Per esempio, la Russia è in calo demografico da diverso tempo, la Cina sta entrando nel calo demografico, ma questo è frutto di una politica introdotta per frenare una dinamica demografica che secondo i pianificatori di allora avrebbe portato conseguenze negative, India e Brasile hanno demografia positiva.

Queste economie sono diverse guardando differenti indicatori, noi ne guarderemo solo alcuni. Ad esempio, la tabella 1.5 riepiloga gli ultimi anni quella che è la struttura produttiva di queste economie a cui è stato aggiunto un 5° paese e sono diventati BRICS, inserendo il Sud Africa. È importante la struttura della produzione e ogni numero rappresenta il peso percentuale che i 3 grandi settori hanno all’interno delle varie economie. Ci sono alcune economie che hanno ancora oggi un’agricoltura pesante come l’India dove...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nicoletta0597 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di economia dei mercati emergenti e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Lossani Marco Angelo.
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