2°SEMESTRE ECONOMIA INTERNAZIONALE 2019-2020
ECONOMIA INTERNAZIONALE
INTRODUZIONE (Lezione 1)
I fatti stilizzati dell’economia internazionale: ossia regolarità statistiche che si ripetono in
maniera decisamente interessante e rilevante.
− La tendenza verso la globalizzazione reale: la crescente interdipendenza commerciale.
− La struttura del commercio:
o Struttura geografica.
o Struttura merceologica.
− Confini ed accordi commerciali
− Variazioni della composizione dei flussi commerciali
− Offshoring e outsourcing
Crescente integrazione economica internazionale dei mercati
Il commercio internazionale degli Stati Uniti, in rapporto alla dimensione dell’economia
nazionale, è triplicato negli ultimi 40 anni. 1
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Anche gli Stati Uniti si sono progressivamente aperti agli scambi commerciali internazionali
registrando un tendenziale incremento del peso di import ed export sul Pil.
Rispetto agli Stati Uniti, gli altri paesi sono ancora più dipendenti dal commercio
internazionale. Generalmente esiste una correlazione inversa tra grado di apertura
dell’economia. Le economie più piccole tendono a
commerciale (Ex+Im/Y) e dimensione
essere relativamente molto aperte (un’economia piccola, proprio per la sua dimensione,
tende ad avere poche risorse al suo interno, tende a produrre un numero limitato di beni, e
quindi per soddisfare tutta una serie di consumi, che normalmente caratterizzano il
funzionamento di questo sistema economico, è destinata a commerciare molto con il resto
del mondo). In altre parole, queste economie sono sostanzialmente destinate ad esportare
molto per potersi permettere le importazioni necessarie per potere soddisfare i propri
requisiti di consumo.
Caso estremo: economie super-trader (Hong-Kong, Singapore, Lussemburgo) il cui grado
di apertura commerciale eccede 100% del Pil.
Al contrario le economie grandi tendono a essere relativamente economie chiuse perché
trovano al loro interno risorse e quantità di beni e servizi da loro prodotta in misura
abbastanza adeguata a soddisfare i propri fabbisogni di consumo senza necessariamente
ricorrere al commercio internazionale. Da qui questa relazione inversa tra grado di apertura
commerciale e dimensione dell’economia.
La tendenza riguarda tutti i paesi a prescindere dal loro grado di sviluppo; ci aspettiamo che
aperte dell’USA. La tendenza manifestata dagli anni ’60
UK e Germania siano più fino al
2010-2012 è un inequivocabile crescita di questo indicatore di integrazione commerciale,
segno evidente del fatto che il processo di globalizzazione ha sostanzialmente investito tutti
o quasi i paesi del mondo. 2
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1970 vs. 2010
Grado d’apertura: dell’Italia con i principali partner per export
Commercio estero
Questa tabella ci suggerisce che la distanza possa contare nello spiegare quelli che sono i
rapporti commerciali intrattenuti da un paese con il resto del mondo.
Commercio con la provincia del British Columbia in rapporto al PIL, 1996 3
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A parità di distanza (appartenenza alla stessa riga) le province canadesi scambiano molto
di più (in quota del loro PIL) con British Columbia (1^ colonna) rispetto a uno stato membro
degli USA (2^ colonna).
Nonostante la distanza sia la stessa, ci sono evidenti differenze in termini di relazioni
commerciali che ciascuna di queste province intrattiene con British Columbia.
Non solo conta la distanza per influenzare i flussi commerciali, ma contano ulteriori elementi
che possono influenzare a favore o a sfavore i rapporti commerciali; in questo caso
particolare l’elemento che fa la differenza è la presenza o meno di un confine nazionale. Il
confine da attraversare, con tutti i costi che ne conseguono (adempimenti burocratici), limita
le relazioni commerciali tra gli Stati americani e la British Columbia.
Cosa scambiano i paesi? Variazioni della composizione dei flussi commerciali
Quali prodotti scambiano oggi i paesi e in che modo l’attuale struttura dei flussi commerciali
differisce da quella prevalente in passato? [struttura merceologica dei flussi commerciali]
− Oggi, la maggior parte del volume degli scambi è rappresentata da beni manufatti, come
automobili, computer, abbigliamento e macchinari.
o I servizi come trasporto, assicurazioni, prestazioni legali e turismo contano per il
20% del volume degli scambi.
o I prodotti minerari (es. petrolio, carbone, rame) e i prodotti agricoli rappresentano
una frazione relativamente piccola degli scambi.
La composizione settoriale del commercio mondiale, 2010
In passato, una grande quota del volume degli scambi era rappresentata da prodotti agricoli
e minerari.
• Nel 1910, il Regno Unito importava prevalentemente prodotti agricoli e minerari, sebbene
i prodotti manufatti rappresentassero la maggior quota del volume delle sue esportazioni
• Nel 1910, gli Stati Uniti importavano ed esportavano prevalentemente prodotti agricoli e
minerari
• Nel 2002, i beni manufatti rappresentavano la quota maggiore del volume delle
importazioni e delle esportazioni di entrambi i paesi. 4
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Cambiamenti nella composizione delle esportazioni dei paesi in via di sviluppo
Offshoring di Servizi
Si parla di offshoring quando un’impresa trasferisce attività produttive all’estero.
o Offshoring di servizi riguarda quei servizi che possono essere forniti elettronicamente
a grande distanza con una riduzione minima o nulla della qualità.
i call centers nei quali l’impiegato che risponde alla richiesta di
o Per esempio,
informazioni può essere a 5000 km di distanza.
o Offshoring di beni riguarda la produzione di beni, componenti e semilavorati a grande
distanza rispetto all’effettivo mercato di vendita. Quando l’outsourcing riguarda intere
filiere produttive che vengono scomposte per stadi di produzione si parla di GLOBAL
PRODUCTION NETWORKS.
o Per esempio, la catena di produzione di I-Pad.
La rete di produzione globale di I-Pad 5
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Questo IPad è frutto di una attività produttiva che è geograficamente dispersa su ampia
scala ed insiste su una filiera economicamente integrata che dà luogo a questi processi che
chiamiamo GLOBAL PRODUCTION NETWORKS.
Questa slide ci fa vedere come la crescente disintegrazione dei processi produttivi abbia
luogo contemporaneamente una crescente integrazione dei flussi commerciali
internazionali. In altre parole, per poter far sì che abbia luogo la produzione del bene finale,
l’IPad, dobbiamo continuamente scambiare beni produttivi intermedi che provengono da
località produttive molto spesso distanti tra loro, generando commercio internazionale.
Questa slide ci fa capire perché negli ultimi mesi il mondo è andato in contro a crescente
difficoltà di natura produttiva: la diffusione del Coronavirus ha fatto si che si bloccasse
l’attività produttiva all’interno di particolari regioni del mondo come la Cina che sono state
negli ultimi anni le indiscusse protagoniste di questo processo caratterizzato dalla
costituzione di global value chain.
Se ci troviamo all’interno di una filiera produttiva che è geograficamente dispersa su scala
è sufficiente che si interrompa l’attività produttiva all’interno di uno dei centri
globale,
maggiormente coinvolti nella produzione dei beni intermedi che vengano utilizzati per la
realizzazione del prodotto finale perché il prodotto finale non possa essere completato.
Se vogliamo replicare su più ampia scala il ragionamento appena proposto si capisce
perché l’iniziale concentrazione del Coronavirus in Cina e la sua successiva diffusione su
dell’attività produttiva,
scala internazionale abbia e stia ancora oggi minando lo svolgimento
l’alimentazione
con pesanti ripercussioni per quanto riguarda non solo di flussi di commercio
ma anche la produzione di Pil all’interno di
estero, molti paesi.
Flussi di capitale
Linea rossa continua = andamento in termini di Pil registrato dagli afflussi di capitali da e
verso le economie avanzate.
Linea verde continua = andamento registrato dai deflussi. 6
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Attività e Passività Finanziarie estere
Crescita continua degli stock di attività e passività finanziarie verso l’estero che i diversi
sistemi economici tendono ad accumulare.
Linea rossa = riferimento a PIL economia avanzate
Linea blu = riferimento al mondo emergente
Tendenza verso la crescita, di più per le economie avanzate perché risultano + coinvolte.
Flussi di capitale verso Economie Emergenti
Grafico rappresenta l’andamento degli afflussi netti di capitali (sia in miliardi di dollari che in
quota di PIL). [CFG = crisi finanziaria globale]
Il mondo è diventato più “piccolo” o “ più piatto ”?
− l’effetto negativo della distanza sugli scambi
Secondo le stime dei modelli gravitazionali,
è significativo, ma si è ridotto nel tempo, grazie alle moderne tecnologie di
comunicazione e trasporto.
− Tecnologie che hanno aumentato i flussi commerciali:
o Ruote, vele, rotaie, motori a scoppio, automobili, aeroplani (hanno ridotto i COSTI
→
DI TRASPORTO) [container costi estremamente contenuti]
o Telegrafi, telefoni, computer, fax, internet, fibra ottica, GPS satellitari etc. (hanno
ridotto i COSTI DI COMUNICAZIONE) 7
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La storia dimostra come fattori politici, come le guerre commerciali o le fasi di
liberalizzazione commerciale, possano influenzare il livello e la struttura degli scambi molto
più delle innovazioni nei trasporti e nelle comunicazioni.
− Il commercio internazionale è cresciuto rapidamente fra il 1870 e il 1913.
o Ha subito un brusco rallentamento nei decenni successivi a causa delle due
guerre mondiali della Grande Depressione.
o Ha iniziato a riprendersi intorno al 1945 ma non è tornato ai livelli precedenti la
Prima Guerra Mondiale fino al 1970.
− Dal 1970, il commercio internazionale in percentuale al PIL è cresciuto a livelli senza
precedenti, anche in conseguenza della progressiva LIBERALIZZAZIONE
COMMERCIALE attuata mediante abbattimento di quote e tariffe.
Lezione 2
Produttività nel lavoro e vantaggi comparati: il modello ricardiano (PARTE A)
Le teorie sulle determinanti del commercio appartengono a due categorie:
− Le differenze tra nazioni nelle dotazioni relative di lavoro, capitale fisico, risorse
naturali e tecnologie creano vantaggi produttivi per i paesi, riconducibili ai
VANTAGGI COMPARATI.
− Le economie di scala (“più grande è più efficiente”) creano vantaggi produttivi per i
paesi, riconducibili ai VANTAGGI ASSOLUTI.
La prima categoria di teorie spiega come le differenze fra paesi creino il commercio
internazionale. Il concetto di base dell’analisi è quello di vantaggio comparato.
Il modello ricardiano afferma che le differenze nella produttività relativa del lavoro tra paesi
determinano differenze nella specializzazione produttiva, che conducono a guadagni dallo
scambio. Le differenze nella produttività sono in genere dovute a differenze (non tanto in
termini assoluti quanto relativi) nelle tecnologie.
Le teorie più semplici sulle determinanti del commercio assumono:
✓ Assoluta Immobilità dei fattori di produzione tra i paesi/nazioni.
all’interno
✓ Piena Mobilità dei fattori di produzione tra i settori dei paesi/nazioni.
dovuta all’assenza di barriere/ostacoli
✓ Assoluta Mobilità dei beni tra i paesi/nazioni
alla libera circolazione dei beni: esiste libero scambio.
✓ Moneta comune
✓ Legge del prezzo unico. Ipotesi precedente garantisce che i prezzi assoluti oppure
i prezzi relativi convergano su di un unico livello SUI MERCATI INTERNAZIONALI,
altrimenti si aprirebbero possibilità di arbitraggio:
e l’* sta per paese straniero. Ps/Pc = prezzo relativo.
Dove S sta per stoffa, C sta per cibo,
D’ora in avanti indicheremo con
Apice con l’asterisco le grandezze che si riferiscono alla economia straniera (o resto
▪ del mondo, RoW)
▪ Pedice INT le grandezze che si riferiscono al mercato mondiale/internazionale. In
particolare, siamo interessati a determinare i prezzi che si stabiliscono sui mercati
internazionali. 8
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Inoltre, seguiremo una logica semplice ma efficace. Studieremo in sequenza:
− le caratteristiche del modello in autarchia
− le caratteristiche del modello in economia aperta
Modello ricardiano ad un fattore
Ipotesi:
Il lavoro è l’unica risorsa necessaria alla produzione;
1. (unico fattore produttivo)
2. La produttività del lavoro differisce tra paesi, in genere a causa di differenze nelle
tecnologie, ma è costante nel tempo nello stesso paese;
L’offerta di
3. lavoro in ciascun paese è costante. Il lavoro è perfettamente mobile tra i
settori all’interno di un paese (immobile tra i paesi);
4. Il mercato del lavoro è perfettamente concorrenziale; ai lavoratori viene pagato un
salario “concorrenziale”, funzione della loro produttività e del prezzo del bene che
essi producono.
5. Vengono prodotti e consumati sono due beni: stoffa (S) e cibo (C), usando una
tecnologia rendimenti costanti di scala (se raddoppiano la quantità di lavoro per la
produzione di stoffa, la quantità prodotta raddoppia); I beni vengono scambiati su
mercati i concorrenziali.
6. Le relazioni che sussistono tra i due mercati (stoffa e cibo) sono considerate
all’interno di un’analisi di equilibrio economico generale.
Variabili fondamentali:
− ‘L’ indica il numero totale di ore lavorate offerte nel paese H (il numero è costante)
L + L = L (condizione di piena occupazione)
c s
− Q indica quanti metri di stoffa vengono prodotti nel paese H
s
− Q indica quanti chili di cibo vengono prodotti nel paese H
c
a coefficiente tecnico. Indica il lavoro impiegato per unità di prodotto, vale a dire il
Li
numero (costante) di ore di lavoro necessarie a produrre una unità del bene i-esimo.
▪ a è il lavoro impiegato per unità di prodotto nella produzione di stoffa in H. Per
Ls
esempio, se a = 2, ci vogliono 2 ore di lavoro per produrre un metro di stoffa:
Ls
∕
=
▪ a è il lavoro impiegato per unità di prodotto nella produzione del cibo in H. Per
Lc
esempio, se a = 1, ci vuole 1 ora di lavoro per produrre un chilogrammo di cibo:
Lc
∕
=
indica la produttività o il prodotto ottenuto per unità lavoro, vale a dire il numero
(costante) di quantità del bene i-esimo ottenuto usando una unità di lavoro.
−
è la produttività del lavoro nella produzione di stoffa in H. Per esempio, se =
1/2, con 1 ora di lavoro si produce mezzo metro di stoffa:
∕
= .
−
è la produttività del lavoro nella produzione di cibo in H. Per esempio, se =
1, con 1 ora di lavoro si produce un kg di cibo:
∕
=
9
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Evidentemente un numero elevato di ore di lavoro per unità prodotto, , comporta una
bassa produttività del lavoro, (e viceversa). Infatti, vale la relazione:
In sintesi:
Possibilità produttive: produttive (FPP) di un’economia mostra il massimo ammontare
La frontiera delle possibilità
di beni e servizi che possono essere prodotti con un ammontare fisso di risorse.
Se Q rappresenta la quantità di cibo prodotta e Q rappresenta la quantità di stoffa prodotta,
c s
possibilità produttive dell’economia ha equazione :
la frontiera delle
La quantità massima di stoffa prodotta è:
La quantità massima di cibo prodotto è: 10
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Per esempio, ipotizziamo che
− l’offerta di lavoro nel paese H sia di 1000 ore;
− per produrre 1 mt. di stoffa siano necessarie 2 ore di lavoro: a =2
LS
− per produrre 1 Kg. di cibo sia necessaria 1 ora di lavoro: a =1
Lc
→ La Frontiera delle Possibilità Produttive
≤ L diventa
a Q + a Q
Ls s Lc c
≤ 1,000
Q + 2Q
c s
La produzione massima di stoffa è di 500 metri;
La produzione massima di cibo è di 1000 kg.
• Il costo opportunità del cibo è rappresentato dalla quantità (=metri) di stoffa
che si rinuncia a produrre per ottenere un kg in più di cibo: a /a .
Lc Ls
• Il costo opportunità del cibo in termini della stoffa è costante perché il numero di
ore/lavoro è costante per entrambi i beni;
• Il costo opportunità del cibo corrisponde al valore assoluto della pendenza della
frontiera delle possibilità produttive.
Perché il valore assoluto della pendenza della FPP esprime il costo opportunità del
cibo, rappresentato dai mt. di stoffa che si rinuncia a produrre per ottenere un kg in
più di cibo: a /a ?
Lc Ls
Il seguente ragionamento può aiutare: Produrre un Kg di cibo richiede a =1 ore di lavoro.
Lc
Ogni ora utilizzata nella produzione di cibo avrebbe potuto essere usata per produrre un
ammontare di stoffa, pari a: 1 ora/(a ore/metri di stoffa) = (1/a ) metri di stoffa
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