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Economia internazionale

La bilancia dei pagamenti

I governi misurano il valore delle esportazioni e delle importazioni, così come il valore dei flussi internazionali di capitali finanziari che entrano ed escono dai loro paesi. L'ipotesi di assenza del tasso di cambio è possibile solo supponendo che due sistemi diversi facciano parte della stessa unione monetaria. Il deficit nel commercio, che si registra quando un paese importa di più di quanto esporta, può essere compensato da un afflusso netto di capitali esteri. Per poter garantire il pareggio anche in situazione di deficit, il resto del mondo finanzia lo stato che presenta un deficit attraverso il trasferimento di risorse.

Collegata a queste due misure è quella di saldo delle transazioni ufficiali, o bilancia dei pagamenti: il saldo dei fondi che le banche centrali utilizzano per effettuare i pagamenti internazionali ufficiali. Tutte e tre queste grandezze sono riportate nel sistema dei conti del reddito nazionale.

Y = C + I + G + (X - IM)

C + I + G = identifica la domanda interna, ma se si parla di economia aperta è necessario introdurre anche NX ossia (X - IM), esportazioni nette. Dietro ad IM esiste già un prezzo relativo.

Yd = Y - Tr rappresenta il reddito disponibile: il PIL prodotto lordo meno l'ammontare di tasse.

Sp = Y - T - Cr rappresenta il risparmio privato ed è misurato dalla differenza tra il reddito disponibile e il consumo. Sg = T - Gr rappresenta il risparmio pubblico, ossia la differenza tra le entrate T (tasse) e la spesa pubblica.

S = Sp + Sg = Y - T - C - (T - G) è l'ammontare del risparmio generato dal sistema economico aperto. S = (C + I + G + NX) - C - G = I + NX S - I = NX = X - IM La differenza tra risparmio e investimento risulta essere uguale alle esportazioni nette (o al saldo di bilancia commerciale), NX, pari alla differenza tra esportazioni, X, e importazioni, IM.

Il mercato delle valute

Un sistema economico in grado di generare un risparmio superiore al flusso di investimento è un sistema che produce più di quanto spenda. Di conseguenza è in grado di registrare un surplus nella propria bilancia commerciale: esporta più di quanto importi (risparmia più di quanto investe e produce più di quanto consuma al suo interno).

Lo stesso risultato può essere ottenuto analizzando la condizione di equilibrio sul mercato delle valute, che coincide con la definizione dell'equilibrio del saldo di bilancia dei pagamenti. È un mercato continuamente funzionante, 24 ore al giorno ed è estremamente globale. Ogni economia aperta per svolgere transazioni con il resto del mondo deve scambiare moneta nazionale con valuta estera.

La domanda di valuta estera trova ragione della domanda di importazione di beni e servizi prodotti all'estero, pari a IM, e nella domanda di attività finanziarie estere, AFE, alimentata da deflussi di capitale nazionale verso l'estero, DC. L'offerta di valuta estera trova ragione nella domanda di esportazioni di beni e servizi domestici venduti all'estero, pari a X, e nella domanda di passività finanziarie estere, PFE, alimentata da afflussi di capitale estero all'interno dell'economia domestica, pari ad AC (gli stranieri fanno affluire moneta all'interno del sistema italiano chiedendo valuta euro per acquistare beni o attività finanziarie denominati in euro).

L'equilibrio sul mercato delle valute verrà raggiunto quando la domanda di valuta estera - generata dalla domanda nazionale di beni, servizi e attività finanziarie estere - sarà uguale alla offerta di valuta estera - generata dalla domanda estera di beni, servizi e attività finanziarie domestiche - vale a dire quando: IM + DC = X + AC domanda è uguale all'offerta che è uguale a X - IM = DC - AC cioè NX = DNC dove DNC sono i deflussi netti di capitale.

L'equilibrio sul mercato delle valute è quindi definito dalla condizione di equilibrio tra esportazioni nette, NX e deflusso netto di capitali privati (dall'economia domestica verso quella estera) DNC. Il mercato delle valute si trova in condizione di equilibrio quando l'economia che gode di un surplus di bilancia commerciale, registra un deflusso netto di capitali privati di analoga dimensione. Per di più è immediato giungere alla condizione: S - I = NX = DNC Un sistema economico in grado di generare un risparmio superiore al flusso di investimento è un sistema in grado di sostenere un deflusso netto di capitali privati verso il resto del mondo. In tal caso infatti l'eccesso di risparmio rispetto all'investimento domestico viene utilizzato per finanziare (concedere prestiti a) soggetti residenti all'estero: un'operazione che richiede un deflusso di capitali. In modo speculare, un sistema economico in cui il risparmio fosse superiore al flusso di investimento deve ottenere un finanziamento dal resto del mondo, che viene attuato mediante un afflusso netto di capitali: DNC.

La determinazione del tasso di cambio

Ovviamente nella determinazione della condizione di equilibrio della bilancia dei pagamenti e del mercato delle valute entrano in gioco oltre ai:

  • Flussi commerciali
  • Flussi di capitali finanziari
  • Transazioni ufficiali (flussi interazioni di capitali gestiti dal settore ufficiale), soprattutto in regime di cambio fisso.
  • Tassi di cambio

I tassi di cambio misurano in che rapporto la valuta domestica può essere scambiata con la valuta estera e questo influenza:

  • Il costo dei beni denominati in valuta estera (importazioni) sul mercato nazionale;
  • Il costo dei beni denominati in valuta nazionale (esportazioni) sui mercati esteri.

I fatti stilizzati dell'economia internazionale

  1. La tendenza verso la globalizzazione reale: la crescente interdipendenza commerciale c'è una crescente interdipendenza tra i paesi. In un mondo che cresce il PIL mondiale cresce sempre più, ma il rapporto NX cresce ancora di più. Il rapporto (X + IM) / PIL (grado di apertura commerciale) è fondamentale ed è il modo più facile ed immediato per calcolare la interdipendenza dei paesi (misura di X e IM relativi al PIL, molto più importante degli indicatori X e IM assoluti). Anche una economia relativamente chiusa, negli ultimi anni, ha iniziato a diventare sempre più interdipendente nei confronti del resto del mondo, un mondo sempre più interconnesso. Non è più un fenomeno legato a qualche paese, ma a tutto il mondo. Globalizzazione: tante economie sempre più interconnesse tra di loro, sia con riferimento ai beni e servizi, sia per le attività finanziarie. Generalmente esiste una correlazione inversa tra il grado di apertura commerciale e dimensione dell'economia, ossia le economie più piccole tendono ad essere relativamente molto aperte, questo per far fronte al soddisfacimento della domanda interna date le risorse limitate, un paese piccolo quindi è costretto ad importare e per ripagare l'import è costretto ad esportare. Gli USA potevano permettersi di essere isolati rispetto al resto del mondo, perché all'interno del suo territorio è in grado di reperire le risorse necessarie per soddisfare interamente o quasi la domanda interna. Non per altro l'UE ha come obiettivo quello di creare un crescente mercato unico europeo e per questo i paesi membri hanno scambi crescenti con altri paesi membri.
  2. Modello gravitazionale: altri fattori - oltre alla dimensione - sono importanti per il commercio internazionale:
    • La distanza tra mercati influenza i costi di trasporto e quindi il costo delle importazioni e esportazioni (la distanza può anche influenzare la capacità di instaurare contatti personali e le comunicazioni, che a loro volta influenzano il commercio).
    • Affinità culturale: se due paesi hanno legami culturali è probabile che abbiano anche forti legami economici.
    • Geografia: gli sbocchi al mare e l'assenza di barriere montuose rendono più facile i trasporti e dunque il commercio.
    • Multinazionali: le imprese localizzate in paesi diversi importano ed esportano molti beni tra le loro affiliate.
    • Confini: attraversare i confini amplia formalità burocratiche che richiedono tempo per essere espletate e comportano a volte costi monetari come le tariffe (questi costi espliciti e impliciti riducono i flussi commerciali; l'esistenza di un confine si associa a volte a differenze linguistiche tra i due paesi o all'utilizzo di valute diverse, che a loro volta possono ulteriormente ostacolare il commercio).
  3. Condizione di mercati globali: se due economie hanno mercati perfettamente integrati l'uno con altro e hanno stessa moneta, si ha perfetta globalizzazione se è vero che P = P* (dove P è il prezzo quotato sul mercato domestico e P* prezzo estero). Questa condizione evita l'attività di arbitraggio. Paesi sempre più globalizzati arriveranno prima o poi alla condizione di parità tra i prezzi, se così non fosse non si verificherebbero attività di arbitraggio e quindi si acquista nel paese in cui il bene costa meno e lo si rivende le paese dove il prezzo è più elevato.
  4. La struttura del commercio (struttura geografica e struttura merceologica)
  5. Confini ed accordi commerciali: le stime degli effetti della distanza ottenute con i modelli gravitazionali suggeriscono che un aumento dell'1% nella distanza tra paesi di associa ad una riduzione nel volume degli scambi compresa fra lo 0,7% e l'1%. Oltre alla distanza, i confini aumentano il tempo e i costi degli scambi. Gli accordi commerciali tra paesi hanno l'obiettivo di ridurre le formalità burocratiche e i dazi doganali e quindi di aumentare gli scambi. Il modello gravitazione è in grado di quantificare gli effetti degli accordi commerciali sugli scambi: un accordo commerciale aumenta significativamente i volumi di commercio fra i paesi membri, rispetto a quanto si prevederebbe dati i loro PIL e le distanze reciproche.
  6. Globalizzazione, passato e presente
  7. Variazioni della composizione dei flussi commerciali
  8. Offshoring e outsourcing: secondo le stime dei modelli gravitazionali, l'effetto negativo della distanza sugli scambi è significativo, ma si è ridotto nel tempo grazie alle moderne tecnologie di comunicazione e trasporto.

La storia dimostra come fattori politici, come le guerre commerciali o le fasi di liberalizzazione commerciale, possano influenzare la struttura degli scambi molto più delle innovazioni nei trasporti e nelle comunicazioni. Dal 1970, il commercio internazionale in percentuale al PIL è cresciuto a livelli senza precedenti, anche in conseguenza della progressiva liberalizzazione commerciale attuata mediante abbattimento di quote e tariffe.

Offshoring di servizi

Si parla di offshoring quando un'impresa trasferisce attività produttive all'estero.

  • Offshoring di servizi riguarda quei servizi che possono essere forniti elettronicamente a grande distanza con una riduzione minima o nulla della qualità.
  • Offshoring di beni riguarda la produzione di beni, componenti e semilavorati a grande distanza rispetto all'effettivo mercato di vendita. Quando l'outsourcing riguarda intere filiere produttive che vengono scomposte per stadi di produzione si parla di “global production networks”.

Produttività nel lavoro e vantaggi comparati: il modello ricardiano (due beni)

Le teorie sulle determinanti del commercio appartengono a due categorie:

  • Le differenze tra nazioni nelle dotazioni relative di lavoro, capitale fisico, risorse naturali e tecnologie creano vantaggi produttivi per i paesi, riconducili ai vantaggi comparati.
  • Le economie di scala (più grande è più efficiente) creano vantaggi produttivi per i paesi, riconducibili ai vantaggi assoluti.

La prima categoria di teorie spiega come le differenze fra paesi creino il commercio internazionale. Il concetto di base dell’analisi è quello di vantaggio comparato. Il modello ricardiano afferma che le differenze nella produttività relativa del lavoro tra paesi determinano differenze nella specializzazione produttiva, che conducono a guadagni dallo scambio. Le differenze nella produttività sono in genere dovute a differenze (non tanto in termini assoluti in quanto relativi) nelle tecnologie.

= paese straniero - resto del mondo *INT = grandezze riferite al mercato mondiale/internazionale.

Condizioni

  1. Assoluta immobilità dei fattori di produzione dei diversi paesi (ipotesi standard in tutti i modelli internazionali).
  2. Gli stessi fattori di produzione sono assolutamente mobili all'interno di uno stato nazione. Quindi si assume la totale immobilità a livello internazionale e al contempo la assoluta mobilità dei fattori produzione internamente.
  3. Normalmente, quando si considera l'esistenza di economia aperta, si assume assoluta mobilità dei beni. Non esistono frizioni, ostacoli o barriere di alcun tipo che possano limitare la mobilità dei beni (no costi di trasporto, non confini politici).
  4. Moneta comune (si prescinde quindi all'implicazione del tasso di cambio).
  5. Date le precedenti ipotesi emerge da subito la Legge del prezzo unico, permette di capire che se operiamo in un contesto di questo tipo, allora in tempi più o meno rapidi (a seconda del grado di efficienza), questa legge è rispettata: ossia lo stesso bene non può essere quotato a prezzi diversi in diversi mercati (altrimenti entrerebbero in gioco gli arbitraggisti).

(Ps) = (Ps)* = (Ps)int (Ps/Pc) = (Ps/Pc)* = (Ps/Pc)int dove: s = stoffa c = cibo Ps/Pc = prezzo relativo int = prezzo sul mercato internazionale

Modello ricardiano ad un solo fattore di produzione

Condizioni

  1. Il lavoro è l'unica risorsa necessaria alla produzione;
  2. La produttività del lavoro differisce tra paesi, in genere a causa di differenze nelle tecnologie, ma è costante nel tempo nello stesso paese;
  3. L'offerta di lavoro in ciascun paese è costante. Il lavoro è perfettamente mobile tra i settori all'interno di un paese (immobile tra i paesi), anche la quantità assoluta di lavoratori è costante nel tempo;
  4. Il mercato del lavoro è perfettamente concorrenziale; ai lavoratori viene pagato un salario “concorrenziale”, funzione della loro produttività e del prezzo del bene che essi producono.
  5. Vengono prodotti e consumati solo due beni: S e C, usando una tecnologia e rendimenti di scala costanti; i beni sono scambiati su mercati concorrenziali;
  6. Le relazioni che sussistono tra i due mercati sono considerate all'interno di una analisi di equilibrio economico generale.

Sono condizioni chiaramente semplificatrici. Quella descritta è una economia di puro lavoro, questo fattore è utilizzato per produrre due beni diversi: la stoffa (s) e il cibo (c); per produrre stoffa e cibo abbiamo bisogno di tecnologia ed essa ci dirà di quante unità abbiamo bisogno per produrre stoffa e cibo; questi due beni vengono scambiati su mercati concorrenziali, e la tecnologia usata per produrli ha rendimenti di scala costanti (significa assumere che la dimensione del mercato sostanzialmente non conta, sia che produco 10 metri di stoffa o 100km di stoffa, non varia il prezzo di vendita).

Poiché la produttività del lavoro è costante, possiamo definire il lavoro impiegata per unità di lavoro come un numero costante di lavoro necessarie a produrre una unità di bene (coefficiente tecnico):

  • A(LS) è il lavoro impiegato per unità di prodotto nella produzione di stoffa in H. Per esempio se a(LS) = 2, ci vogliono 2 ore di lavoro per produrre un metro di stoffa in H: a(LS) = Ls / Qs
  • A(LC) è il lavoro impiegata per una unità di prodotto nella produzione del cibo in H. Per esempio, se a(LC) = 1, ci vuole 1 ore di lavoro per produrre un chilogrammo di cibo in H: a(LC) = Lc / Qc.

Un numero elevato di ore di lavoro per unità prodotta significa bassa produttività del lavoro: a(LS) = 1/A(LS); a(LC) = 1/A(LC) Tanto più alto a (minuscolo), tanto più bassa sarà la produttività (A) perché ho bisogno di più ore per produrre una unità. A e a sono uno il reciproco dell'altro. L indica il numero totale di ore lavorate nel paese H (il numero è costante); Q è la quantità finale prodotta nel paese H (home).

  • Qs indica quanti metri di stoffa vengono prodotti nel paese H: Qs = (1/aLS)*Ls = A*L
  • Qc indica quanti chili di cibo vengono prodotti nel paese H: Qc = (1/aLC)*Lc = A*L

Possibilità produttive

La frontiera delle possibilità produttive (FPP) di un’economia mostra il massimo ammontare di beni e servizi che possono essere prodotti con un ammontare fisso di risorse.

Se Qc rappresenta la quantità di cibo prodotta e Qs rappresenta la quantità di stoffa prodotta, la frontiera delle possibilità produttive dell’economia ha equazione:

a Q + a Q = L Lc c Ls s dove a(LC) sono le ore di lavoro per unità di cibo; Qc è il numero di unità di cibo; a(LS) sono le ore di lavoro per unità di stoffa; Qs è il numero di unità di stoffa; L è l’ammontare di ore di lavoro (o lavoratori) disponibili.

La quantità massima di stoffa prodotta è: Qs = L/a(LS) quando Qc = 0 La quantità massima di cibo prodotto è: Qc = L/a(LC) quando Qs = 0

Esempio

  • Offerta di lavoro in H = 1.000 ore
  • Per produrre 1 mt di stoffa sono necessarie 2 ore di lavoro
  • Per produrre 1 kg di cibo è necessaria 1 ora di lavoro

La frontiera delle possibilità produttive diventa: Qc + 2Qs ≤ 1.000 La produzione massima di stoffa è 500mt La produzione massima prod

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LucreziaFranzoni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Lossani Marco Angelo.
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