ECONOMIA INTERNAZIONALE
Quando gli storici parlano di economica internazionale la collocano nella seconda metà dell’800 in
particolare a partire dal 1851 al 1914 anno dello scoppio della prima guerra mondiale che cambierà i
paradigmi (inizierà l’agonia dell’economia di mercato liberale che morirà nel 1914).
Che cosa è l’economia di mercato?
È la diffusione del modello di mercato liberale nell’Europa Continentale e in tutta la Gran Bretagna. Questo
sistema influenza e determina le relazioni internazionali TO SHAPE ed è una diffusione che avviene per
centri concentrici. Il modello dell’economia di mercato liberale inglese si diffonde:
• EUROPA NORDOCCIDENTALE E AMERICA DEL NORD: l’adozione dei processi
industriali fu comparativamente facile soltanto nei paesi che oltre ad un mercato potenziale sufficiente
avevano anche una dotazione di fattori e di capitale umano e soprattutto un sistema di valori simili a quelli
britannici. Questi paesi che per giunta erano i più vicini alla gran Bretagna tanto dal punto di vista geografico
che economico e culturale, formano il primo cerchio della diffusione della Rivoluzione Industriale. Si tratta
di paesi come: Belgio, Francia, Germani, Svizzera e Stati Uniti D’America.
• in modo molto irregolare il resto dell’Europa,
Copre dalla Scandinavia al
Mediterraneo, passando per la Russia; include anche il Giappone che sarà il paese di questo gruppo che
raggiungerà lo sviluppo industriale più rapidamente. Questi paesi consolidano la Prima Riv. Industriale nel
momento in cui quelli del primo cerchio cominciano la seconda rivoluzione tecnologica. Dopo si produce
una lenta diffusione dell’industrializzazione in Asia e in America Latina, senza però che il settore industriale
sia predominante in nessun paese di questa zona fino a date molto recenti.
In ognuno di questi cerchi, lo sviluppo fu molto disuguale
Questo modello modifica la disponibilità dei prodotti e dei fattori della produzione, con effetti profondi su
tutto il sistema economico → passaggio da una logica di sussistenza ad una di centralità assoluta del
Con l’economia
commercio (interno ed internazionale). internazionale
- l'interscambio cresce più rapidamente della produzione
- le relazioni commerciali si estendono a nuovi paesi e a nuovi prodotti.
- le migrazioni della forza lavoro e degli investimenti assumono dimensioni senza precedenti
Questo modello si sviluppa seguendo due percorsi
•FORTE ACCELLERAZIONE NELL’INTEGRAZIONE DEI MERCATI E DEI CAPITALI a tal punto che
molti economisti oggi ne parlano come prima globalizzazione.
•Per la prima volta l’integrazione dei mercati e del capitale richiede una scelta di politica commerciale. In
particolare richiede il modello del LIBEROSCAMBIO.
Estensione del capitalismo a livello mondiale. Se si sviluppa un mercato globale storicamente non si genera
quello che Smith ha sostenuto, ossia una convergenza del PIL tra le aree. In questo caso le aree sono tra loro
fortemente scollegate perché caratterizzate da forti disuguaglianze.
Emerge un'economia internazionale incentrata sull'Europa principalmente per 3 ragioni:
→ maggior valore aggiunto dei beni industriali rispetto a quelli del primario
→ liquidazione delle manifatture tradizionali (impossibilitate a competere con la produzione industriale)
→ crescente dipendenza del resto del mondo dai paesi industriali
Nel corso dell'800 il commercio internazionale pro capite è aumentato di circa 25 volte. Questa crescita è
conseguenza dello sviluppo tecnico ed economico (crescente specializzazione, aumento del potere
d'acquisto, miglioramento e riduzione prezzo dei trasporti), ma ne è anche uno dei motori (crescita del
commercio consente specializzazione, migliore allocazione delle risorse e diffusione della tecnologia).
Per tutto l'800 gran parte degli scambi riguarda paesi con una dotazione di risorse e costi dei fattori simili
(effetto della specializzazione e delle economie di scala).
Il commercio internazionale dal 1815 al 1913 subirà una
- Rapida crescita
→ in valore assoluto
→ pro capite
Il commercio cresce più della popolazione e della produzione.
Il commercio internazionale sarà caratterizzato da..
•I paesi avanzati e connessi all’industrializzazione richiederanno ai paesi in via di sviluppo:
→ materie prime e alimenti
→ necessità di mercati per i propri manufatti
→ cotone, carbone, macchinari, minerali
→ in seguito anche cereali, carne, zucchero, caffè, olio, fertilizzanti (guano), coloranti, gomma naturale
(caucciù)
La dipendenza produttiva dai paesi in via di sviluppo diventa una dipendenza dallo sviluppo.
..e sarà caratterizzato anche da
• L'incremento del commercio è dovuto soprattutto alle economie più avanzate
→ apporto dei mezzi di trasporto e dell'organizzazione commerciale e finanziaria
→ sistemi economici orientati al mercato (produzione per la vendita)
→ tendenza alla specializzazione produttiva e alla divisione internazionale del lavoro.
Questo processo genera il predominio europeo, infatti la maggior parte del commercio è intraeuropeo.
→ a metà '800 l'Europa ha il 25% della popolazione mondiale, ma genera il 70% del commercio. La Gran
Bretagna da sola, con il 2% della popolazione copre il 20% del commercio mondiale. Per questo gli storici
parlano di un primato inglese che durerà sino ai primi del ‘900.
→ effetti a cascata anche fuori dall'Europa (forte domanda, ma anche investimenti di capitali e movimenti
→ progressiva dipendenza degli altri paesi dalla domanda europea (a
migratori) fine '800 oltre il 60% del
commercio dell'America Latina avviene con l'Europa, per Asia e Africa le percentuali sono ancora più alte)
- Crescente divario fra aree che offrono prodotti primari e aree che offrono prodotti industriali (divisione
Infatti i Paesi dell’Europa Continentale costruiscono aree di controllo
internazionale del lavoro più netta).
sulle aree interessate che forniscono appunto la materia prima. Nasce una competizione fra gli stati e vi è una
perdita di importanza del vecchio potere coloniale (Portogallo e Spagna) sostituito da quello Inglese e
Francese, paesi che avendo scoperto le potenzialità e le risorse dell’africa se la spartiscono (Partecipa a
questa spartizione anche la Germania). L
→ la necessità di risorse per accedere ai beni industriali spinge le economie arretrate a concentrarsi sui beni
in cui hanno dei vantaggi comparati
• Questo può essere un fattore di crescita (intensificazione della capacità produttiva)
•Ma può anche portare ad un impoverimento causato (i mercati si integrano ma non i sistemi produttivi se si
crea una dipendenza a livello delle esportazioni
→ dalla concentrazione su beni a scarso valore aggiunto
→ dalla comparsa di (prodotti) concorrenti o calo della domanda dovuto a nuove tecnologie
→ dalla riduzione o crollo dei prezzi (e dei vantaggi comparati) dovuti a maggiore produzione ed
esportazione.
TEORIA DELLO SVILUPPO
Durante il periodo 1815-1913 non ci sono stati ostacoli di rilievo alle possibilità di investimento di capitali e
all’estero.
persone Prima di questa fase gli investimenti di capitali all'estero avevano un volume ridotto (in
genere titoli di debito pubblico o impieghi nelle colonie). Nel corso dell'800 essi crescono fortemente.
Tra i fattori che favoriscono la crescita degli investimenti all'estero:
L’ACCUMULAZIONE DEL RISPARMIO (ricchezza prodotta dall'industrializzazione) →
- porta
all’ingrandimento dei profitti → reinvestiti nelle aziende o collocati sui mercati finanziari ovvero sui mercati
specializzati (investimenti all’estero, nei paesi in via di sviluppo) →
azionari genera grandi profitti
- SVILUPPO ISTITUZIONI E MERCATI FINANZIARI SPECIALIZZATI.
- DOMANDA DI CAPITALI
→ costruzione di linee ferroviarie (grande sviluppo in tutto il mondo soprattutto a livello europeo→ MANIA
FERROVIARIA: tutti compravano le azioni delle imprese ferroviarie)
→ compagnie minerarie (ricerca di rendimenti, ma anche esigenza di accesso alle materie prime)
→ servizi pubblici (porti, canali, reti di fognature, acqua, gas o elettricità, tramvie)
→creazione →
di imprese private nei paesi coloniali in particolare SIDERURGICHE E CHIMICHE
realizzavano una parte della produzione per le industrie europee (risparmi su trasporti e manodopera o
esigenza di evitare dazi sui prodotti). Poi il semilavorato arrivava alle grandi industrie delle metropoli.
→ imprese private (piantagioni) → produzioni non realizzabili in Europa
Nel corso del periodo si stima siano stati investiti all'estero circa 9,55 miliardi di sterline
•in parte derivano dagli utili realizzati all'estero, quindi la fuoriuscita di capitali dall'Europa (e dagli Stati
Uniti) in realtà è inferiore inoltre il flusso non è uniforme, cresce rapidamente negli anni e negli anni varia
Se l’Europa Continentale investiva in un paese in via di
anche il contributo dei singoli paesi e le destinazioni.
sviluppo la suddivisone dei profitti era diseguale.
•Circa il 43% degli investimenti esteri del periodo sono riconducibili alla Gran Bretagna (4,107 miliardi),
circa il 22% alla Francia
→ fino al 1870 sono gli unici esportatori di capitali
Dopo il 1870 a Gran Bretagna e Francia si affiancano Germania e Stati Uniti.
•Oltre la metà degli investimenti (51%) sono diretti in Europa e Nord America
e Oceania → in queste aree hanno un ruolo centrale le
Seguono, a distanza, America del Sud, Asia, Africa
colonie britanniche
La destinazione e la tipologia degli investimenti varia molto nel corso degli anni
GLI STORICI HANNO DIVISO IL FLUSSO DI INVESTIMENTI
ALL’ESTERO IN 3 FASI:
→
1830-1850 ASSOLUTO PREDOMINIO BRITANNICO.
Investimenti
nelle reti ferroviarie dei “primi imitatori” (Francia, Belgio, Stati Uniti)
-
- nelle imprese minerarie e nel debito pubblico dell'America del Sud
→
1850-1870 PREDOMINIO BRITANNICO
-ma con un orientamento diverso poiché investono sulla colonia americana e la periferia
dell’Europa (Spagna, Ungheria, Russia)
Comparsa degli investimenti francesi. Investimenti
- ferrovie della periferia europea (Spagna, Italia, Austria-Ungheria, Russia)
- debito pubblico (Spagna, Russia, Impero turco, Egitto)
•Gran
→
1870 in poi Bretagna e Francia realizzano investimenti simili al periodo precedente. Entrambi
tentano di sviluppo un controllo politico su quello cinese ma la penetrazione nell’impero Cinese sarà un
fallimento. Infatti era una struttura ben solidificata che resta fuori dal commercio.
•La Germania investe nella periferia europea (Europa orientale, Balcani, Italia), nell'America del Sud e nelle
proprie colonie. Emerge la borsa di FRANCOFORTE
•Gli USA inizialmente investono soprattutto in Canada e nell'America Centrale. A fine '800 si indirizzano
anche verso America del Sud, Sudafrica ed Europa e inizieranno una colonizzazione del GIAPPONE per
arrivare poi a un commercio con la Cina.
LE CONSEGUENZE DEGLI INVESTIMENTI ESTERI
- Per i paesi esportatori sono molto differenziate
→ grandi affari e grandi fallimenti
→ mancato servizio del proprio debito da parte di alcuni paesi
→ dibattito sulla maggiore utilità sociale di investimenti interni piuttosto che esteri
l’investimento avrebbe dovuto aiutare la modernizzazione dei vari paesi in vi di
- Per i paesi destinatari
sviluppo ma non tutti conseguirono gli stessi risultati:
→ aiuto alla crescita e fattore di modernizzazione → reti ferroviarie, sfruttamento di
per alcuni fu un
miniere, nascita di imprese industriali, accesso all'interno dei territori
→ possibili effetti negativi → sfruttamento
per altri ebbe risorse esauribili, depauperamento terre
(monocolture di piantagione) in cambio di pochi posti di lavoro e di scarse entrate per lo Stato (imposte,
diritti di esportazione)
→ per la maggior parte molto negative nel caso di emissione di debito pubblico (differenza tra le entrate e le
uscite di uno stato, ovvero lo stato chiede ad un investitore una somma in cambio della restituzione della
somma più una percentuale di interesse. L’investitore dunque acquista le cosiddette OBBLIGAZIONI O
–promesse →SPREAD)
TITOLI DI STATO di pagamento differite- per investimenti poco redditizi (molte
linee ferroviarie, spese militari o di ostentazione)
•diventano un peso per il paese
• necessità di ripagare il debito aumentando il carico impositivo
• problemi di bilancio → impossibilità di effettuare investimenti pubblici necessari
• in Tunisia ed Egitto l'eccessivo peso del debito estero e la difficoltà di ripagarlo portano alla perdita
dell'indipendenza (L'Egitto, pur appartenendo formalmente all'Impero ottomano, dal 1882 è sotto il controllo
inglese a causa dell'impossibilità di ripagare i debiti contratti per la costruzione del canale di Suez)
L’INTEGRAZIONE DEI MERCATI DIVENTA INTEGRAZIONE DEI SISTEMI PRODUTTIVI SE C’ è
UN TRASFERIMENTO DI TECNOLOGIE. DELL’ECONOMIA
1.2 L’EVOLUZIONE
INTERNAZIONALE
Le relazioni commerciali sperimentano una forte crescita nel corso del XIX secolo ma con ritmi molto
diseguali.
- Il commercio favorisce tutti coloro che vi prendono parte (ma la crescita non è simmetrica, e alcuni ne sono
beneficiati in misura maggiore)
→ i ritmi de