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Il processo attraverso cui il tasso di interesse diminuisce dovrebbe ormai essere familiare. Dopo che

la banca centrale ha aumentato l’offerta di moneta, al vecchio tasso di interesse R1 c’è un eccesso

di offerta reale moneta. Poiché gli agenti detengono più moneta di quanto desiderino, useranno la

liquidità in eccesso per acquistare attività fruttifere. I tassi si spingeranno quindi verso il basso

perché i possessori di moneta, insoddisfatti, competono tra loro per dare a prestito le scorte liquide

in eccesso. Utilizzando l’esempio opposto possiamo vedere come una riduzione dell’offerta di

moneta spinga il tasso di interesse al rialzo. Una contrazione di MS produce un eccesso di

domanda di moneta: gli agenti cercano di vendere attività fruttifere (cercano di prendere prestito)

ma, visto che non tutti vi riescono in presenza di un eccesso di domanda di moneta, il tasso di

interesse è spinto verso l’alto, fino a che ciascuno non è contento di possedere un minor ammontare

reale di moneta.

Concludiamo che un incremento dell’offerta di moneta riduce il tasso di interesse, mentre una

riduzione dell’offerta di moneta fa aumentare il tasso di interesse, dato il livello dei prezzi e del

reddito.

4.7 Produzione e tasso di interesse.

La figura 4.5 mostra l’effetto di un aumento del livello di produzione da Y1 a Y2, per una data

offerta di moneta e un dato livello dei prezzi. Come abbiamo visto in precedenza, un incremento

della produzione provoca uno spostamento verso destra dell’intera curva di domanda reale

aggregata di moneta, allontanando l’equilibrio dal punto 1. Inizialmente, al vecchio tasso di

interesse di equilibrio (R1), vi è un eccesso di domanda di moneta pari a Q2 – Q1. Poiché l’offerta è

data, il tasso di interesse è spinto al rialzo fino a che raggiunge il nuovo, maggiore livello di

equilibrio R2 (punto 2). Una riduzione della produzione ha effetti opposti, in quanto sposta la curva

di domanda verso sinistra, riducendo il tasso di interesse di equilibrio. Concludiamo che un

incremento della produzione reale aumenta il tasso di interesse, mentre una riduzione della

produzione reale riduce il tasso di interesse, dati il livello dei prezzi e l’offerta di moneta.

4.8 Offerta di moneta e tasso di cambio nel breve periodo.

Nel capitolo 3 abbiamo imparato a conoscere la condizione di parità dei tassi di interesse, che

spiega come i movimenti del tasso di interesse influenzino il tasso di cambio. Adesso che abbiamo

analizzato in che modo le variazioni dell’offerta di moneta di un paese influenzano il tasso di

interesse sulle attività non monetarie denominate nella stessa valuta, possiamo studiare come le

variazioni di carattere monetario modificano il tasso di cambio. Scopriremo che un incremento

dell’offerta di moneta di un paese fa deprezzare la sua valuta sul mercato dei cambi, mentre una

riduzione provoca un apprezzamento. In questo paragrafo continueremo a considerare il livello dei

prezzi e la produzione come dati, e per tale ragione definiremo l’analisi di breve periodo. L’analisi

di lungo periodo di un fenomeno economico deve ipotizzare un completo aggiustamento del livello

dei prezzi ed il pieno impiego dei fattori della produzione.

4.9 Il legame tra moneta, tasso di interesse e tasso di cambio.

Per analizzare la relazione tra moneta e tasso di cambio, può utilizzarsi la già utilizzata figura 4.6

combinando due grafici già utilizzati separatamente: il primo mostra l’equilibrio sul mercato dei

cambi e come esso si determini dati i tassi di interesse e le aspettative sui tassi di cambio futuri. Il

tasso di interesse in dollari R1$, che si determina sul mercato monetario, è rappresentato dalla curva

verticale. La curva è inclinata negativamente a causa dell’effetto di una variazione del tasso di

cambio corrente sulle aspettative di un futuro deprezzamento: in rafforzamento del dollaro oggi

(riduzione del Tdc) rispetto al suo dato livello futuro atteso rende i depositi in € più attraenti

spingendo gli agenti ad anticipare un più alto deprezzamento del dollaro in futuro.

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Nel punto di intersezione tra le due curve, i tassi di rendimento attesi sui depositi in dollari e in euro

sono uguali e quindi vale la condizione di parità dei tassi di interesse. E1 di $/€ è il Tdc di

equilibrio.

Il secondo grafico mostra come il tasso di interesse di equilibrio di un paese si determini sul proprio

mercato monetario ed è riportato nella parte inferiore della figura 4.6 (pag. 107). Per comodità

grafica la figura è ruotata di 90° in senso orario, cosicché il tasso di interesse in dollari adesso è

misurato sull’asse orizzontale, con origine nel punto 0; sull’asse verticale discendente è misurata,

con origine 0, l’offerta di moneta reale degli Stati Uniti. L’equilibrio nel mercato monetario è nel

punto R1$ e ciò induce gli agenti a richiedere saldi monetari reali in misura eguale all’offerta reale

di moneta degli Stati uniti, M$ us/ P us.

La figura 4.6 (pag. 107) enfatizza il legame tra il mercato monetario statunitense (in basso) e il

mercato dei cambi (in alto); il mercato monetario degli Stati Uniti determina il tasso di interesse in

dollari, che a sua volta influenza il tasso di cambio che mantiene la parità dei tassi di interesse.

La figura 4.7 (pag. 108) illustra questi legami. Le BC degli Usa e il SEBC determinano le offerte di

moneta statunitense ed europea, per la precisione dell’area ero. Dati i livelli di P e dei redditi

nazionali dei due paesi, l’equilibrio sui mercati monetari interni conduce a tassi di interesse sui $ e

sugli € pari a R$ e R€. Questi tassi si riflettono sul mercato dei cambi dove, date le aspettative sul

tasso di cambio $/€ futuro, il tasso di cambio corrente viene determinato dalla condizione di parità

dei tassi di interesse.

4.10 L’offerta di moneta USA e il tasso di cambio dollaro euro (E $/€).

Useremo il nostro modello, che illustra i legami tra i mercati delle attività per capire come varia il E

$/€ quando la Federal Reserve modifica l’offerta di moneta statunitense. Gli effetti di questa

manovra sono riportati nella figura 4.8 (pag. 109).

Poniamo il caso che la FR, temendo una rescissione, aumenta l’offerta di moneta da M1 a M2.

Quest’incremento scatena la seguente serie di eventi: 1. Al tasso di interesse iniziale R1$ vi è un

eccesso dell’offerta di moneta nel mercato monetario statunitense e dunque il tasso di interesse sul

dollaro diminuisce fino a R2$, dove il mercato monetario raggiunge il suo nuovo equilibrio (punto

2). 2. Dato il tasso di cambio iniziale E1 $/€ e il nuovo, più basso, tasso di interesse sul dollaro R2$,

il tasso di rendimento atteso sui depositi in € è maggiore di quello in $. I possessori dei depositi in $

cercano di venderli contro depositi in €, che sono momentaneamente più remunerativi. 3. Il “ si

depressa a E2 $/€, non appena i possessori di depositi in dollari cercano di scambiarli contro

depositi in €. Il mercato dei cambi è di nuovo in equilibrio nel punto 2, poiché il deprezzamento del

$ a E2 $/€ provoca una diminuzione delle aspettative sul futuro tasso di deprezzamento del dollaro a

E2 provoca una diminuzione delle aspettative sul futuro tasso di deprezzamento di tale valuta

sufficiente a controbilanciare la riduzione del tasso di interesse sul dollaro.

Concludiamo che un incremento dell’offerta di moneta di un paese provoca un deprezzamento

della sua valuta sul mercato dei cambi. Interpretando in senso opposto la figura 4.8 potete notare

invece che una riduzione dell’offerta di moneta di un paese fa apprezzare la sua valuta sul mercato

dei cambi.

4.11 Moneta, livello dei prezzi e tasso di cambio nel lungo periodo.

Per capire in che modo domanda e offerta di moneta influenzino il tasso di cambio, dobbiamo

esaminare il modo in cui i fattori monetari influenzano il livello dei prezzi di un paese nel lungo

periodo.

L’equilibrio di lungo periodo è la posizione che l’economia raggiungerebbe se non si verificassero

shock durante il processo di aggiustamento verso il pieno impiego. Potete pensare a questo

equilibrio come quello che viene mantenuto una volta che tutti i salari e i prezzi hanno avuto il

tempo sufficiente per raggiungere i rispettivi livelli di equilibrio o, in alternativa, a quello che si

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raggiungerebbe se i prezzi fossero perfettamente flessibili e si aggiustassero immediatamente per

preservare la piena occupazione.

4.12 Moneta e livello dei prezzi.

Rimuoviamo la nostra ipotesi di “breve periodo” e consideriamo intervalli di tempo durante i quali

anche P, Y, e R, possono muoversi. La condizione di equilibrio può essere quindi espressa come:

P = Ms / L (R, Y)

che mostra come il livello dei prezzi dipenda dal tasso di interesse, dalla produzione reale e

dall’offerta di moneta interna. Il livello dei prezzi di lungo periodo è il valore di P che soddisfa la

condizione 4.5) quando il tasso di interesse e la produzione sono al loro livello di lungo periodo,

cioè al livello compatibile con il pieno impiego.

Una delle più importante conseguenze dell’equazione sopra indicata riguarda la relazione tra il

livello dei prezzi di un paese e la sua offerta di moneta, Ms: a parità di altre condizioni, un

aumento dell’offerta di moneta di un paese produce un incremento proporzionale del suo livello dei

prezzi. Se, per esempio, l’offerta di moneta raddoppiasse (passando al livello 2Ms) ma la

produzione e il tasso di interesse non variassero, anche il livello dei prezzi dovrebbe raddoppiare

fino a 2P per mantenere l’equilibrio sul mercato monetario.

4.13 Gli effetti di lungo periodo delle variazioni dell’offerta di moneta.

Per sviluppare una teoria efficace in tal senso, dobbiamo determinare gli effetti di lungo periodo

dell’offerta di moneta su tasso di interesse e produzione. Ciò è più facile di quanto si possa pensare.

Dimostreremo infatti che variazioni dell’offerta non hanno effetti di lungo periodo sul tasso di

interesse o sul reddito reale.

Il modo migliore di determinare gli effetti di lungo periodo dell’offerta di moneta sul tasso di

interesse e sulla produzione è pensare innanzitutto in termini di riforma monetaria, in cui il governo

di un paese semplicemente ridefinisce l’unità monetaria nazionale. Per esempio, il 1° gennaio 2005

il governo turco emise una nuova “lira” pari a un milione di vecchie lire turche. La ridefinizione

dell’unità monetaria non ebbe però alcun effetto su produzione reale, tassi di interesse e prezzi

relativi dei beni: tutto ciò che accade fu solo una variazione di tutti i valori misurati in lire. Un

incremento della Ms di un paese ha lo stesso effetto sul lungo periodo. Questo perché la produzione

reale non dipende dall’offerta di moneta: se tutti i prezzi raddoppiassero permanentemente, non

risarebbe ragione perché gli agenti che prima volevano scambiare 1 $ oggi per 1.10 $ tra un anno

non vogliano adesso scambiare due dollari oggi per 2.20 $ tra un anno: pertanto, il tasso di interesse

rimane il 10% annuo.

Studiando gli effetti di un aumento dell’offerta di moneta nel lungo periodo, quindi, siamo

giustificati nel concludere che R e Y non variano se si trovano inizialmente al loro livello di pieno

impiego. Quindi, sulla base dell’equazione di cui sopra possiamo concludere che un incremento

permanente dell’offerta di moneta provoca un incremento proporzionale del livello dei prezzi di

lungo periodo. Più precisamente, se l’economia si trova inizialmente in una situazione di pieno

impiego, un aumento permanente dell’offerta di moneta sarà seguito da un aumento proporzionale

del livello dei prezzi.

4.14 L’evidenza empirica sulla relazione tra l’offerta di moneta e il livello dei prezzi.

Guardando ai dati reali su moneta e prezzi non dobbiamo aspettarci di trovare un’esatta relazione di

proporzionalità in archi temporali lunghi, perché produzione tasso di interesse e domanda reale

aggregata di moneta possono variare per ragioni che non hanno nulla a che fare con l’offerta di

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moneta. Per esempio, la produzione varia per effetto dell’accumulazione di capitale e del progresso

tecnico, come per esempio l’utilizzo di computer più potenti; il comportamento della domanda di

moneta può modificarsi in base a cambiamenti demografici e a innovazioni finanziarie come la

moneta elettronica.

Ciononostante, dobbiamo aspettarci che i dati mostrino una forte e chiara relazione positiva tra

offerta di moneta e livello dei prezzi. Se così non fosse, l’utilità della teoria della domanda di

moneta che abbiamo sviluppato sarebbe messa seriamente in discussione. Le ampie oscillazioni dei

tassi di inflazione in America Latina in anni recenti fanno della regione un caso di studio ideale per

analizzare la relazione fra offerta di moneta e livello dei prezzi. In Sud America, l’inflazione è stata

alta e molto variabile per più di un decennio finché, verso la metà degli anni novanta, gli sforzi di

riforma macroeconomica hanno iniziato a far diminuire il tasso di inflazione.

Sulla base della nostra teoria, ci aspetteremo che simili oscillazioni dei tassi di inflazione si siano

verificate in concomitanza di forti oscillazioni nei tassi di crescita dell’offerta di moneta. Questa

intuizione è confermata dalla figura 4.10 (pag. 116).

4.15 Moneta e tassi di cambio nel lungo periodo.

Il prezzo in moneta interna della valuta estera è uno dei molti prezzi che cresce, nel lungo periodo, a

seguito di un aumento permanente dell’offerta di moneta: a parità di altre condizioni, nel lungo

periodo un incremento permanente dell’offerta di moneta di un paese provoca un deprezzamento

proporzionale della sua moneta rispetto alle valute estere. Analogamente, una diminuzione

permanente dell’offerta di moneta di un paese provoca un apprezzamento proporzionale di tale

moneta rispetto alle valute estere nel lungo periodo.

4.16 Inflazione dinamica del tasso di cambio.

Un’economia sperimenta una situazione di inflazione quando il suo livello dei prezzi cresce e una

situazione di deflazione quando il livello dei prezzi diminuisce. La nostra analisi dell’inflazione ci

fornirà una comprensione più profonda di come il tasso di cambio si aggiusti a fronte degli shock

monetari dell’economia.

4.17 Rigidità dei prezzi nel breve periodo e flessibilità dei prezzi nel lungo periodo.

La nostra analisi degli effetti di breve periodo delle variazioni monetarie assumeva che il livello dei

prezzi di un paese, a differenza del suo tasso di cambio, non si aggiustasse immediatamente.

Quest’assunzione non è completamente corretta, poiché molti beni, come i prodotti agricoli, sono

scambiati in mercati in cui i prezzi variano notevolmente ogni giorno a seconda delle variazioni di

domanda e offerta. Tuttavia, molti prezzi nel sistema economico sono definiti attraverso contratti a

lungo termine e non possono essere immediatamente cambiati in risposta a cambiamenti dell’offerta

di moneta. I più importanti prezzi di questo tipo sono i salari dei lavoratori. Poiché il prezzo del

prodotto dipende in modo determinante dai costi di produzione, l’andamento complessivo del

livello dei prezzi è influenzato dalla parziale rigidità dei salari. Alla luce di questa e di altre

evidenze empiriche, continueremo a considerare il livello dei prezzi come dato nel breve periodo e

non influenzato in modo significativo da modificazioni di carattere monetario.

Anche se i prezzi dimostrano rigidità di breve periodo in molti paesi, una variazione dell’offerta di

moneta crea pressioni sulla domanda e sui costi che portano a futuri incrementi nel livello dei

prezzi. Queste pressioni provengono da tre fonti principali:

1) Eccesso di domanda di beni e lavoro. Un incremento dell’offerta di moneta produce un effetto

espansionistico sull’economia, aumentando la domanda totale di beni e servizi. Per soddisfare

questa domanda, i produttori di beni e servizi devono utilizzare lavoro straordinario e assumere

nuovi lavoratori. Sebbene nel breve periodo i salari siano dati, la domanda addizionale di lavoro

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Sara F

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Economia InternazionaleMoneta. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: 4 Moneta, tassi di interesse e tassi di cambio, La definizione di moneta: le sue funzioni. L’offerta di moneta. La domanda individuale di moneta. Rendimento atteso, rischio e liquidità. ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia Internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Paternò Riccardo.

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