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Commercio e protezione commerciale

Perché i paesi commerciano tra di loro?

La partecipazione al commercio internazionale può portare un paese a modificare molto la sua struttura economica/produttiva. L’analisi del benessere: come si produce e come viene distribuito tra i gruppi sociali.

Benessere: quantità di beni e servizi che abbiamo a disposizione. Beni privati: definibili ed appropriabili. Bene pubblico. Indivisibile ed appropriabile, è un bene che appartiene ai cittadini. Viene consumato da una comunità di cittadini. Il benessere è misurabile usando le nostre funzioni di domanda e offerta.

Man mano che compro un bene, la sua utilità diminuisce. Es. se voglio comprare delle scarpe, più ne ho, meno sono disposto a pagare per averne ancora.

Utilità marginale: utilità totale che si raggiunge con l’ultimo bene acquisito.

Surplus del consumatore: è la differenza positiva fra il prezzo che un individuo è disposto a pagare per ricevere un determinato bene o servizio e il prezzo di mercato dello stesso bene. Il massimo che un consumatore è disposto a pagare viene detto "prezzo di riserva". Ad esempio: se un individuo è disposto a pagare 100 euro per un determinato bene, ma ottiene infine lo stesso bene a 70 euro, avrà un surplus (totalmente psicologico) di 30 euro. L’ultima unità che compro ha un prezzo esattamente uguale al prezzo che io pongo a quel bene. Le unità precedenti costano sempre uguale, ma il valore che loro attribuisco è maggiore.

OP1MD = costo totale ORMD = utilità totale. P1RM = rendita del consumatore. Foto 1 sul telefono.

La rendita del produttore

Curva di offerta: affinché aumenti la quantità deve aumentare il prezzo. All’aumento dei costi di produzione i prezzi salgono per compensare. Il produttore può produrre finché il prezzo copre i costi di produzione. Comportamento razionale del produttore: finché il prezzo è uguale al costo di produzione.

Giallo: ricavi totali. Zona rossa: costi di produzione Zona verde: rendita del produttore. Foto 2

La domanda è condizionata da molti fattori: reddito, gusti dei consumatori, disponibilità finanziarie dei consumatori. Le modificazione possono esser introdotte da strumenti di politica economica.

Elasticità: la domanda risponde ai prezzi, la quantità domandata è funzionale al prezzo di vendita del prodotto. Es. se si modifica il prezzo e la domanda aumenta molto di più di quanto aumenta il prezzo, la domanda è elastica. Es. se il prezzo si modifica e la quantità domandata non si modifica in maniera forte, la domanda è rigida (sono i prodotti la cui quantità domandata non è molto influenzata dalle variazioni di prezzo; es. benzina).

La quantità offerta dipende dal prezzo. Possono esserci costi legati alla vendita (=costi di transazione). Costo di dover adeguare la merce a delle regole: la maggioranza dei prodotti è soggetto a delle regole al fine di esser commerciabile nel mercato. Costi di transazioni: dipendono dal fatto che il prodotto deve essere adattato alle regole di ogni paese nel quale viene venduto.

Adam Smith e Ricardo

Adam Smith e Ricardo si occupano dei Paesi che hanno convenienza nello scambio. L’idea principale in quegli anni era di tipo mercantilistico: conviene esportare per arricchirsi e non importare nulla. L’idea era funzionale alla politica estera.

Smith asserisce che se ci sono due paesi in cui uno produce meglio un bene e l’altro paese ne produce meglio un altro è bene che questi due paesi si scambino i beni che sanno fare meglio. Ogni operatore economico ha la convenienza a specializzarsi nella produzione dei prodotti che sanno fare meglio ed importare gli altri beni. Ogni paese potrebbe produrre al suo interno ogni bene, tuttavia le risorse sono limitate, non si hanno a disposizione quantità infinite.

Ricardo asserisce che il commercio internazionale conviene anche se un paese riesce a produrre ogni merce. Infatti, ad esempio, uno è un bravo avvocato ma è anche abile a stirare le camicie (anche 5 x h, meglio delle stiratrici), a costui conviene stirarsi le camicie da solo o affidarle a terzi? Conviene affidarle a terzi, poiché può guadagnare di più a fare l’avvocato a parità di ore.

Non contano i vantaggi assoluti ma i vantaggi comparati. Si deve comparare il vantaggio a fare un determinato lavoro dal farne un altro. Si sta comparando se fare o non fare un determinato lavoro.

Costi-opportunità: trovare i costi per produrre una merce rispetto ad un'altra.

Vantaggio comparato: un paese potrà esportare prodotti che può produrre ad un costo inferiore (in termini degli altri beni che possono esser prodotti nel paese). Un paese importerà prodotti che potrebbe comunque produrre ma ad un costo maggiore. È la differente produttività del lavoro nella produzione delle due merci che conta. Es. se il lavoro è più produttivo nella produzione del grano che della stoffa, e vi è un altro paese con più convenienza nel produrre la stoffa, allora questi due paesi hanno una base comune per poter scambiare.

Le risorse non sono infinite inoltre si devono utilizzare bene. Un paese su cosa dovrebbe specializzarsi? Lo decide in ragione dei prezzi relativi.

Prezzi relativi: Nel rapporto di scambio tra due beni esprime la quantità di uno di essi necessaria per acquistare uno o più unità dell'altro bene. Il prezzo relativo è dunque uguale al rapporto tra i prezzi dei due beni. Serve una differenza nei prezzi relativi: se tutti e due avessero vantaggio nel produrre un bene, il discorso non varrebbe più.

Paesi che esportano solo petrolio, per esempio non commerciano tra loro poiché l’unico bene che producono è questo. Non c’è differenza di prezzi. Un paese industrializzato potrebbe avere vantaggio anche nella produzione agricola, tuttavia può preferire importare i beni primari. Un paese produce e scambia tenendo conto di questi vantaggi comparati.

Grafico "The Gains from Trade"

20/15 – 30/20 etc. sono le unità producibili dagli USA. 16/76 – 20/80 etc. sono le unità producibili dal resto del mondo. All’interno della fascia ci si può muovere liberamente ma non si massimizzerebbero le risorse. Il vantaggio del commercio internazionale mostra i prezzi. Se si trova un prezzo intermedio, gli USA potrebbero specializzarsi completamente nella produzione del grano avendone per sé e anche per esportarne ed importerà la stoffa. Un altro paese potrebbe produrre solo stoffa ed esportare quella, importando quindi il grano. I paesi devono tra loro il prezzo relativo tra i beni che genera la massima efficienza.

Nel mondo reale tuttavia non ci sono situazioni dove i costi di produzione siano costanti, il costo di produzione sono crescenti, non si possono rappresentare con una retta ma con delle curve. Maggiore è la produzione maggiori sono i costi.

Autosufficienza e politica commerciale

Domanda: avrebbe senso per un Paese perseguire una politica di autosufficienza, per esempio, per il cibo o per l’energia? Perché sì? Perché no? Ha senso in situazioni di forte instabilità internazionale, se non ci si può fidare delle importazioni. Essere autosufficienti non ha molto senso, significa negare il vantaggio della produzione differenziata.

Grafico "Labor Productivity and Average Wage in Manufacturing, 2006"

Un paese tende a specializzarsi nelle produzioni che usano in maniera consistente il fattore della produzione e comunque dove la produzione costa meno. Per la produzione di tabacco, il costo di 1h di lavoro è più basso del costo del lavoro di 1h per la produzione utensili. In questi termini un paese potrebbe esser condannato a specializzarsi su settori con salari più bassi ed altri paesi con salari più alti. Se il salario è basso perché la produttività oraria è bassa.

I paesi nei livelli alti, con salari alti ed alta produttività, probabilmente produrranno merci attraverso l’utilità di tecnologie avanzate. Serve aumentare la produttività cosicché gli stipendi aumentino di conseguenza. Es. nei Paesi del 3° mondo servono fare investimenti per far aumentare la produttività. Il commercio internazionale aiuta un Paese ad allocare le proprie risorse. Dipende dalla distribuzione delle risorse produttive. Le merci possono utilizzare lavoro e capitale in modo diverso. Un paese può decidere di specializzarsi usando intensivamente un fattore di produzione che è maggiormente disponibile. Un paese con molta terra è molto probabile che si specializzi nello sfruttamento di quella risorsa. È raro vedere un paese che produca solo una cosa.

Produzione e mercato

Si produce finché i costi marginali sono inferiori ai ricavi marginali tenendo conto del mercato totale. Gli altri produttori possono offrire nuovi modelli di prodotti rubando quote di mercato. L’azienda che si vede rubate le quote di mercato può decidere di accettare di sopravvivere (avere pochi utili o andare leggermente in perdita) per un certo periodo pensando di potersi riprendere quote di mercato con l’immissione nel mercato di nuovi beni. In altre parole “tornare a fare profitti”.

L’impresa ricomincia a fare profitti quando il modello che produce riesce ad essere richiesto, ad esempio, dal commercio internazionale. Essere proiettati sul mercato internazionale:

  • Conoscere il mercato.
  • Incontrare i gusti dei clienti (saperli anticipare).

La domanda aumenta e diventa più elastica, poiché col tempo vi è sempre più concorrenza. Non si possono aumentare tanto i prezzi altrimenti i clienti comprano i beni degli altri produttori. Quando vi è una forte concorrenza bisogna stare molto attenti a quanto si propone sul mercato. Le imprese che sopravvivono più facilmente sono quelle di medie dimensioni poiché possono cambiare la destinazione dei prodotti più velocemente. Le grandi imprese hanno una minore capacità di cambiamento.

Economie di scala esterne: tipiche delle imprese che operano in un territorio molto specializzato in determinati tipi di produzione. Curva di costi medi di settore, curve di domanda e offerta di singole imprese. Nel breve periodo la quantità domandata ed offerta si vendono ad un prezzo più alto di quello che si avrà sfruttando le economie esterne. Quando inizia ad esserci un aumento della domanda da parte di soggetti stranieri, il prezzo scende lungo la linea dei costi medi. Sviluppo sostenibile: dove la produzione si fa senza distruggere le risorse. Rendendo più facile il riciclo delle risorse utilizzate.

Ha senso difendere delle imprese che non attuano uno sviluppo sostenibile? Talvolta sì, talvolta no.

Capitolo VIII: Analisi di una tariffa

Protezionismo

Tipologie

  • Tariffe: attraverso i dazi, tariffe doganali che si applicano alle importazioni (non si applicano a tutti i beni ma solo a quelli importati).
  • Barriere.

Tariffe

  • Specifiche: una quantità di denaro da pagare per una specifica unità importata.
  • Variabili (ad valorem): si paga una percentuale sul valore di mercato stimato.
  • Compound tariff: combinazione tra le due precedenti.

Strumenti per mantenere i prezzi elevati: mantenere alte le tasse sulle importazioni. Tuttavia, gli operatori stranieri possono abbassare il prezzo del prodotto cosicché il prezzo finale possa restare concorrenziale. Quest’ultimo scherzo lo si combatte con le tariffe variabili. Aumentare il prezzo di un prodotto diminuisce il benessere. Possono esserci solamente pochi casi in cui un paese può guadagnare in termini di benessere con la modifica del prezzo: se si pongono delle tariffe su dei prodotti che vogliamo importare (poiché non li produciamo) si “obbligano” i produttori a tenere bassi i prezzi; es. per prodotti come il caffè, il the, il cacao. L’unica alternativa sarebbe abbassare il prezzo, è possibile solo se il fornitore è debole es. i brasiliani non possono bersi tutto il caffè che producono.

Politica commerciale europea: la decisione di imporre una tariffa ottimale a livello europeo. Si potrebbe usare lo strumento della dimensione economica europea per giocare sui prezzi, es. obbligando degli altri paesi ad avere prezzi più corretti minacciandoli di imporre dei prezzi, es. alle imprese che volevano fare dumping (azienda monopolista sul mercato nazionale, vende i prodotti sul mercato internazionale ad un prezzo più basso di quello nazionale). La pratica delle minacce è tanto efficace quanto è grande il Paese. Quando un paese impone una tariffa doganale? La tariffa doganale aumenta il prezzo, l’aumento di quest’ultimo permette ai produttori nazionali di vendere ad un prezzo più alto e fa rimanere invariato il guadagno dei produttori stranieri. Con l’aumento del prezzo diminuisce la domanda ergo le importazioni quindi si riducono. I produttori interni con le tasse sull’importazione vedono aumentato il loro surplus (aumento di benessere).

I consumatori prima consumavano una quantità di 300 (vd grafico) ovvero FCE. Ora con le tasse, il surplus è FHG, hanno perso l’area HCEG. Il benessere complessivo del Paese diminuisce. L’area “a” va allo stato, l’area “c” va ai consumatori (queste prime due sono benessere redistribuito); invece le aree “b” e “d” (=surplus dei consumatori) sono perdite nette. L’area “b” è quanto costa di più produrre una risorsa che importarla. Altre soluzioni alternative alle tariffe doganali sono gli sgravi alla produzione. Altro esempio: i consumatori potrebbero subire una tassa pari all’area di “a”, tali risorse poi potrebbero esser redistribuite. La politica commerciale in questo caso non è quella ottimale poiché produce delle perdite.

Perché si pongono le tariffe doganali? È un modo per far incassare allo stato dei soldi. Se un paese non ha altre alternative per incassare soldi, è costretto a metterle sulle importazioni. Oppure, il governo ha delle preferenze nel preferire la produzione e non il consumo.

Protezionismo e tariffe doganali

L’uso delle tariffe doganali è comodo dal punto di vista politico: colpiscono gli interessi dei consumatori che sono troppo disorganizzati per reagire.

Curva di domanda d’importazioni: Il punto più alto equivale al punto di equilibrio interno. Un paese diventa importatore quando la produzione interna è insufficiente. Questo poiché il prezzo internazionale è più basso di quello interno. Viceversa, quando il prezzo sul mercato internazionale si rivela superiore a quello nazionale, non conviene importare.

Tassa sulle esportazioni

Si possono utilizzare se magari il prodotto non è consumato nel paese, se il bene prodotto è destinato solo all’esportazione (es. i paesi che producono the e caffè).

Esempio: Argentina: hanno una forte propensione nella produzione di soia. Questa viene comprata principalmente dai Cinesi. L’Argentina principalmente produceva carne avendo molti territori che ora sono stati riconvertiti per la soia. Quest’ultima sta comportando dei problemi poiché i cittadini dovrebbero pagare di più la carne (vista la riduzione dei pascoli); allora il governo ha tassato le esportazioni di soia.

Export Tax, Small Country

Il prezzo rilevante diventa P0 – T poiché i cittadini pagano il prodotto senza la tassa per le esportazioni. I produttori con la tassa vedono ridursi la quantità di merci domandata. Nel grafico il surplus del produttore si riduce dell’area compresa in “g,” “h,” “k,” “n.” Le aree “j” e “n” sono perdite nette.

Se vi sono dei grandi paesi importatori questi possono avere dei vantaggi se vi è una condizione di monopsonio (=grande potere d’acquisto del consumatore, es. i grossi centri commerciali). Il potere di monopsonio può indurre un paese a modificare il prezzo di un bene.

A large Country Imposes a Small Tariff

Si importa la stessa quantità a prezzo più basso (la differenza di prezzo è quella che si paga in tasse). Il Paese esportatore ne ha una perdita (di benessere) a favore di un aumento nel Paese importatore. Il potere di mercato si può utilizzare per obbligare un paese ad alzare il prezzo di vendita di un paese. Se noi riteniamo che un paese ci venda un prodotto ad un prezzo molto basso e questo crea disagio ai nostri produttori, si è autorizzati ad imporre dei dazi compensativi. Quest’ultimi si possono mettere se i paesi sono grandi, se il Paese è piccolino non fa paura nelle minacce.

La tariffa nazionale ottimale si calcola considerando la curva di offerta degli altri paesi e quella della domanda nazionale. L’area “f” è una perdita pagata dal paese produttore (perdita netta), assieme all’area “e” (che tuttavia è una perdita che va al paese che ha imposto la tassa). Finché l’area di “e” è superiore a quella di “b+d” conviene mantenere in essere l’importazione.

Capitolo IX: barriere non tariffarie

Tutte le barriere hanno lo stesso scopo: aiutare i produttori interni, danneggiare i consumatori interni, danneggiare il resto del mondo (che esporta i beni).

Le principali barriere tariffarie

  • Quote o contingentamenti sulle importazioni: es. l’UE stabiliva una quota massima di automobili importabili.
  • Restrizioni volontarie alle esportazioni: il Paese magari lo fa per ottenere vantaggi di altro tipo, magari per avere maggiore considerazione da parte del Paese esportatore.
  • Tariffa e quota: si permette di entrare con tariffe basse o nulle fino ad una determinata quantità, oltre a quella si mette una tariffa.
  • Appalti pubblici: le regole
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

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