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Dumping

Conseguenze sugli scambi internazionali di un mercato non concorrenziale

Che conseguenze può avere sugli scambi internazionali l’esistenza di un mercato non concorrenziale? In concorrenza imperfetta, le imprese possono ritrovarsi con una curva di domanda inclinata negativamente, nel mercato nazionale. In questo caso, le imprese possono operare una discriminazione del prezzo, non solo nazionale, ma anche internazionale, vendendo i propri prodotti all’estero a un prezzo inferiore a quello applicato nel mercato nazionale (dumping).

Due condizioni necessarie per il dumping:

  • Il mercato nazionale deve essere imperfettamente concorrenziale.
  • Il mercato nazionale deve essere separato da quello di esportazione: i residenti nazionali non devono essere in grado di acquistare all’estero i prodotti nazionali senza alcuna difficoltà.

Per massimizzare i profitti, l’impresa eguaglierà il costo marginale al ricavo marginale in ogni mercato. Il ricavo marginale ottenuto dalle vendite estere è uguale al prezzo di vendita sul mercato estero (costante).

Scenario di mercato

Supponiamo che vi sia solo un’impresa nazionale e ne indichiamo con i pedici ed le variabili del mercato nazionale e di quello estero, rispettivamente. La curva CM indica il costo marginale di produzione complessiva.

P Profitto aggiuntivo da esportazione P CM D = RMe n Q Q Q Qn1 n0 T

Si può ritenere improbabile che l’impresa agisca sul prezzo di vendita nel mercato internazionale, a causa della maggiore concorrenza di altre imprese straniere. In questo caso, si può immaginare che la curva di domanda nel mercato internazionale sia orizzontale. Se non c’è commercio, l’impresa produrrà una Qn0 che venderà al prezzo Pn0. Se l’impresa esporta, per un prezzo mondiale PTe, la quantità Q permette di eguagliare costo e ricavo marginali in ogni mercato.

Ipotizzando che le esportazioni non possano rientrare nel mercato nazionale, l’impresa non sarà disposta a vendere nel mercato nazionale quantità di prodotto a un prezzo inferiore a Pn1 e destinerà una produzione pari a Qn1 per il mercato interno (eguagliando ricavi marginali e costi marginali aumentati del costo opportunità legato al ricavo unitario estero Pe) vendendola al prezzo Pn1. La quantità Qn1 - Qn0 sarà esportata al prezzo PTe, inferiore a Pn1 (dumping sulle esportazioni).

Il dumping rappresenta, quindi, una strategia di massimizzazione del profitto attraverso una discriminazione di prezzo legata alla diversa elasticità delle curve di domanda.

Commenti

Nonostante la discriminazione del prezzo sembri perfettamente legittima, il dumping è spesso visto come una forma di concorrenza sleale negli scambi internazionali. Le imprese che ritengono di essere state danneggiate possono appellarsi presso il proprio governo affinché intervenga presso l’Organizzazione Mondiale per il Commercio (World Trade Organization, WTO) per sostenere l’approvazione di misure antidumping (come i dazi che correggano la riduzione di prezzo).

Forse, la ragione può essere che la discriminazione dei prezzi è realizzabile quando l’impresa esportatrice gode di una situazione vicina al monopolio nel mercato interno, nel qual caso i profitti lì acquisiti possono essere utilizzati come sussidio alle esportazioni. Altre volte vi è il sospetto che le imprese esportatrici ricevano un sostegno dai propri governi; pertanto, il dumping rappresenterebbe un indizio di una politica commerciale protezionistica.

Recentemente si è osservato un incremento notevole delle iniziative anti-dumping presso la WTO. Addirittura, iniziative antidumping sono attivate anche quando le imprese esportatrici applicano, nel paese dove esportano, un prezzo superiore (anche sensibilmente superiore) a quello applicato nel proprio paese (vedi Blonigen – Prusa, 2001). Anche Stiglitz ammette che spesso le protezioni antidumping hanno poco a che vedere con il benessere nazionale: esse sono solo strumenti protezionistici.

Si nota inoltre che i nuovi utilizzatori delle misure antidumping, che hanno spesso subito azioni antidumping, sono rapidamente diventati frequenti iniziatori di queste azioni. A questo proposito Prusa e Skeath (2001) parlano di antidumping strategico.

Regolamentazione

La regolamentazione WTO relativa alle attività anti-dumping è piuttosto complessa. L’articolo 6 del GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) del 1994 permette agli Stati partecipanti al WTO di prendere provvedimenti contro il dumping, definito come il commercio di un prodotto in un paese straniero ad un prezzo inferiore al valore normale, al fine di riportare il prezzo dei prodotti importati vicino a tale valore normale. Le contromisure permesse, come i dazi sulle importazioni, costituiscono un’eccezione, in quanto in contrasto con la regolamentazione WTO che esclude l’utilizzo di politiche protezionistiche discriminanti verso i partner commerciali.

L’accordo sulla implementazione dell’art.6 (Anti-Dumping Agreement - ADA) regolamenta le attività di investigazione, determinazione e applicazione di imposte anti-dumping. I membri del WTO possono prendere provvedimenti anti-dumping, se è verificato che il dumping esiste e se questo causa un danno materiale all’industria nazionale che produce quel prodotto.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Mazza Isidoro.
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