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2.8. Dumping

Che conseguenze può avere sugli scambi internazionali

l’esistenza di un mercato non concorrenziale?

In concorrenza imperfetta, le imprese possono

ritrovare con una curva di domanda inclinata

negativamente, nel mercato nazionale.

In questo caso le imprese possono operare una

discriminazione del prezzo, non solo nazionale, ma anche

internazionale vendendo i propri prodotti all’estero ad

un prezzo inferiore a quello applicato nel mercato

nazionale (dumping). 18-19 marzo 2008 1

Due condizioni necessarie per il dumping:

 – il mercato nazionale deve essere imperfettamente

concorrenziale;

– il mercato nazionale deve essere separato da quello di

esportazione: i residenti nazionali non devono essere in grado

di acquistare all’estero i prodotti nazionali senza alcuna

difficoltà.

Per massimizzare i profitti, l’impresa eguaglierà il costo

 in ogni mercato.

marginale al ricavo marginale Il ricavo

marginale ottenuto dalle vendite estere è uguale al

prezzo di vendita sul mercato estero (costante).

18-19 marzo 2008 2

Supponiamo che vi sia solo un’impresa nazionale e

n e

indichiamo con i pedici ed le variabili del mercato

nazionale e di quello estero, rispettivamente. La curva CM

indica il costo marginale di produzione complessiva.

P P Profitto aggiunt. da espor.

1

n

P CM

0

n

P D =RM

e e e

D n

RM n

Q Q Q Q

n1 n0 T

18-19 marzo 2008 3

Si può ritenere improbabile che l’impresa agisca sul

prezzo di vendita nel mercato internazionale, a

causa della maggiore concorrenza di altre imprese

straniere. In questo caso, si può immaginare che la

curva di domanda nel mercato internazionale sia

orizzontale.

Se non c’è commercio, l’impresa produrrà una Q n0

che venderà al prezzo P . Se l’impresa esporta, per

n0

un prezzo mondiale P , la quantità Q permette di

e T

eguagliare costo e ricavo marginali in ogni mercato.

18-19 marzo 2008 4

Ipotizzando che le esportazioni non possano rientrare nel

mercato nazionale, l’impresa non sarà disposta a vendere

nel mercato nazionale quantità di prodotto ad un prezzo

inferiore a P e destinerà una produzione pari a Q per il

n1

e

mercato interno (eguagliando ricavi marginali e costi

marginali aumentati del costo opportunità legato al ricavo

unitario estero P ) vendendola che al prezzo P .

n1

e

La quantità Q -Q , sarà esportata al prezzo P , inferiore a

n1

T e

P (dumping sulle esportazioni).

n1

Il dumping rappresenta, quindi, una strategia di

massimizzazione del profitto attraverso una

discriminazione di prezzo legata alla diversa elasticità delle

curve di domanda. 18-19 marzo 2008 5

Commenti

Nonostante la discriminazione del prezzo sembri

 perfettamente legittima, il dumping è spesso visto

come una forma di concorrenza sleale negli scambi

internazionali.

Le imprese che ritengono di essere state

 danneggiate possono appellarsi presso il proprio

governo affinché intervenga presso l’Organizzazione

Trade Organization,

Mondiale per il Commercio (World

WTO) per sostenere l’approvazione di misure

antidumping (come i dazi che correggano la riduzione

di prezzo). 18-19 marzo 2008 6

Forse, la ragione può essere che la

 discriminazione dei prezzi è realizzabile quando

l’impresa esportatrice gode di una situazione vicina al

monopolio nel mercato interno, nel qual caso i profitti

lì acquisiti possono essere utilizzati come sussidio alle

esportazioni.

Altre volte vi è il sospetto che le imprese esportatrici

 ricevano un sostegno dai propri governi; pertanto, il

dumping rappresenterebbe un indizio di una politica

commerciale protezionistica

18-19 marzo 2008 7

Recentemente si è osservato un incremento notevole

 delle iniziative anti-dumping presso la WTO.

18-19 marzo 2008 8

18-19 marzo 2008 9

Addirittura iniziative antidumping sono attivate anche

 quando le imprese esportatrici applicano, nel paese

dove esportano un prezzo superiore (anche

sensibilmente superiore) a quello applicato nel proprio

paese (vedi Blonigen – Prusa, 2001). Anche Stiglitz

ammette che spesso le protezioni antidumping hanno

poco a che vedere con il benessere nazionale: esse

sono solo strumenti protezionistici.

Si nota inoltre che i nuovi utilizzatori delle misure

 antidumping, che hanno spesso subito azioni

antidumping, sono rapidamente diventati frequenti

iniziatori di queste azioni. A questo proposito Prusa e

Skeath (2001) parlano di antidumping strategico.

18-19 marzo 2008 10

Regolamentazione

La regolamentazione WTO relativa alle attività anti-dumping è piuttosto

 complessa.

L ’articolo 6 del GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) del

 1994 permette agli Stati partecipanti al WTO di prendere provvedimenti

contro il dumping, definito come il commercio di un prodotto in un paese

valore normale,

straniero ad un prezzo inferiore al al fine di riportare il

prezzo dei prodotti importati vicino a tale valore normale.

Le contromisure permesse, come i dazi sulle importazioni, costituiscono

 un’eccezione, in quanto in contrasto con la regolamentazione WTO che

esclude l’utilizzo politiche protezionistiche discriminanti verso i partner

commerciali.

L’accordo sulla implementazione dell’art.6 (Anti-Dumping Agreement -

 ADA) regolamenta le attività di investigazione, determinazione e

applicazione di imposte anti-dumping.

I membri del WTO possono prendere provvedimenti anti-dumping, se è

 verificato che il dumping esiste e se questo causa un danno materiale

all’industria nazionale che produce quel prodotto nel paese importatore.

18-19 marzo 2008 11

La Commissione del WTO dirige gli incontri sull’ADA.

 Le dispute legali tra i paesi sono risolte dal ‘Dispute Settlement Body’ del

 WTO. Tuttavia, la WTO non può intraprendere direttamente misure

contro le imprese esportatrici. Quindi, l’ADA riguarda le azioni che i

governi possono intraprendere contro il dumping.

Il valore normale è generalmente il prezzo del prodotto, nel corso

 esportatore.

normale del commercio, quando è consumato nel paese

Se il bene non è venduto in quel paese, o il volume di vendita è troppo

 ridotto per essere significativo, l’ADA stabilisce metodi alternativi (come

il prezzo di esportazione verso un paese terzo, oppure un valore

‘costruito’ tenendo conto dei costi di produzione, vendita etc.).

L’ADA ritiene che prezzi di vendita nel paese esportatore al di sotto del

 costo medio di produzione non debbano considerarsi normali nel

commercio, quando almeno il 20% delle vendite è fatto sottocosto.

Tuttavia, all’industria esportatrice si da la possibilità di recuperare la

differenza tra prezzo e costo entro un ragionevole intervallo di tempo.

18-19 marzo 2008 12

prezzo

Oltre al valore normale, l’ADA prevede anche il riferimento al

 di esportazione, cioè il prezzo al quale il produttore straniero vende ad

un importatore nel paese di importazione.

Quindi, l’ADA prescrive che sia fatto un confronto, specificamente

 regolato, tra valore normale e prezzo di esportazione.

Le indagini anti-dumping sono sospese se risulta che il margine di

 dumping è basso (meno del 2% del prezzo di esportazione), o se il

volume di importazione è marginale (meno del 3% delle importazioni

totali). 18-19 marzo 2008 13

3. ANALISI DELLE SCELTE DI

POLITICA COMMERCIALE

3.1. Introduzione

La teoria del commercio internazionale dimostra come

 vi siano generalmente dei benefici netti per i paesi che si

aprono al libero scambio.

– Stime della World Bank indicano che una liberalizzazione completa

del commercio internazionale causerebbe un beneficio complessivo

di 1500 mld. $ per i PVS e di 1300 mld. $ per i paesi industrializzati,

aiutando 300 milioni di persone a superare la soglia di povertà

estrema.

– Altre stime riportano un beneficio pari a più di ½ punto perc. di

PIL per Stati Uniti, UE e Giappone e 1,4% di PIL per I PVS.

18-19 marzo 2008 14

Nonostante vi sia stata una progressiva riduzione

delle barriere protezionistiche (i dazi medi imposti dai

paesi industrializzati sono passati dal 9,8% nel 1980 al

5,5% nel 2004, mentre nei PVS si è passati dal 27,6%

nel 1980 all’ 11,8% nel 2004).

Tuttavia, il mondo è ancora lontano da una completa

integrazione dei mercati. Nella tabella che segue sono

indicati livelli medi di dazi nel periodo 1998-2004.

18-19 marzo 2008 15

18-19 marzo 2008 16

Se consideriamo il dazio ad valorem equivalente

 uniforme che permette di mantenere le importazioni

ai livelli attualmente osservati, possiamo costruire

Trade Restrectiveness Index

l’Overall (OTRI).

Questo è particolarmente elevato nel settore agricolo

dove, tra i pvs, spiccano l’India ed il Brasile con OTRI

pari a 0,65 e 0,38 rispettivamente. Valori simili a quelli

del Brasile sono registrati dalla UE e dal Giappone, tra

le economie avanzate.

Proviamo, quindi, ad esaminare quali possono essere

 le giustificazioni per adottare politiche commerciali

protezioniste. 18-19 marzo 2008 17

3.2. Stabilizzazione dell’economia

Crescita di produzione ed occupazione

Si ritiene che una riduzione delle importazioni possa

essere rimpiazzata dalla produzione nazionale. In questo

modo, i dazi potrebbero favorire la ripresa dell’economia

in crisi.

Commenti

– La sostituzione non sarà equivalente: il consumo si riduce perché P.

temporaneamente

– Anche se il dazio potrebbe favorire la ripresa,

tuttavia i dazi risultano ‘difficili’ da rimuovere.

– Una barriera alle importazioni di un paese potrebbe scatenare una

my neighbor policy).

ritorsione da parte del paese esportatore (beggar

18-19 marzo 2008 18


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AUTORE

flaviael

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+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Economia internazionale sul dumping, in cui gli argomenti trattati sono i seguenti: la discriminazione del prezzo da parte delle imprese, le due condizioni necessarie per il dumping: il mercato nazionale deve essere imperfettamente concorrenziale, il mercato nazionale deve essere separato da quello di esportazione; la regolamentazione WTO.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Mazza Isidoro.

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